di VALERIA ROSSI – Non esistono “razze pericolose”.
E’ un dato di fatto. Basti pensare che le razze canine non sono più frutto di incroci casuali, ma della selezione umana, e risulterà evidente che nessun uomo sarebbe (o sarebbe stato) tanto stupido da selezionare un’intera “razza” pronta a fargli del male. L’uomo evita, oppure caccia gli animali realmente aggressivi verso la sua specie: non ci sono tigri da salotto né grizzly da difesa.
L’uomo, invece, vive con il cane perché lo considera un amico, un compagno di lavoro, un membro della sua società.
Anche amici e compagni di lavoro umani, però, non sono sempre tutti dolci e gentili: capita che si litighi, capita che ci si prenda a pugni, capita – assai più spesso di quanto dovrebbe – che un uomo ne uccida un altro.
Questo significa forse che l’uomo è una “razza pericolosa” e che va eliminata?
Qualcuno, forse, risponderà di sì: ma io preferisco pensare che l’homo sapiens sapiens non sia  particolarmente pericoloso (anche se lo è sicuramente più del canis lupus familiaris). Esistono solo, per una serie di motivi assai complessi, “individui” pericolosi.
La cosa vale per chi ha due zampe come per chi ne ha quattro.
Resta il fatto, comunque, che in alcuni casi – rarissimi – un cane possa attaccare un uomo, con conseguenze talora molto gravi: e questi casi finiscono regolarmente sui giornali con titoloni ad effetto, alimentando preoccupazioni e in qualche caso fobie.
Dopo aver rimarcato che la norma NON finisce mai sui giornali e che non fa alcuno scalpore (quindi va da sé che le aggressioni canine sono qualcosa di assolutamente FUORI dalla norma), ammettiamo comunque che qualcuno abbia il diritto di pensare: okay, la stragrande maggioranza dei cani è dolce e buona…ma se quello “cattivo”  lo becco proprio io, che faccio?
Questo articolo vuole dare alcuni consigli utili nella malaugurata ipotesi che ci si trovi in una situazione simile: ma bisogna anche fare due importanti premesse.

A – i casi di aggressione canina non sono solo rarissimi: sono anche imputabili, nel novantanove per cento dei casi, ad errori umani.
Il cane che “impazzisce improvvisamente” è uno stereotipo giornalistico senza riscontri reali: nella quasi totalità dei casi il cane morsicatore sapeva benissimo quello che faceva, e ha attaccato per motivi perfettamente logici (almeno dal suo punto di vista).
B – “errore umano” non significa sempre “errore voluto”:  di sicuro la delinquenza (che tra l’altro è alla base almeno del 50% degli episodi più gravi di morsicature) non è prevenibile né programmabile… e purtroppo non c’è alcun comportamento “giusto” da tenere nei confronti di un cane che obbedisce a un ordine.
Invece sono evitabili gli errori umani derivanti da semplice ignoranza: sia quella della persona minacciata dal cane, che reagisce in modo sbagliato e finisce per farsi mordere, sia quella dei padroni di cani incapaci di allevare ed educare i loro amici in modo corretto.

AGGRESSIVITA’ DIFENSIVA E/O AUTODIFENSIVA
Una causa abbastanza frequente di morsicature, solitamente non gravi, è il fatto che il cane si sia sentito minacciato, o abbia pensato erroneamente che la minaccia venisse rivolta al suo padrone (se invece aveva ragione di pensarlo… tenetevi il morso e imparate la lezione).
PREVENZIONE DA PARTE DEL PADRONE DEL CANE:
Socializzare moltissimo il cucciolo, portarlo a conoscere il mondo, permettergli di capire la differenza tra un atteggiamento minaccioso e uno amichevole.
I cani che mordono per reazione difensiva spesso sono vissuti in ambienti privi di stimoli, non hanno “mai visto niente” e non hanno avuto modo di formarsi opinioni precise sui diversi comportamenti umani.
COMPORTAMENTO DA TENERE PER EVITARE L’AGGRESSIONE
Mai costringere un cane sconosciuto in un angolo: magari la nostra intenzione è solo quella di accarezzarlo, ma lui non può saperlo.
Mai agitare improvvisamente oggetti (ombrelli, scope, bastoni) davanti al cane.
Mai arrivare alle spalle dell’amico che tiene il cane al guinzaglio e dargli una pacca sulle spalle, o abbracciarlo all’improvviso.
CHE FARE IN CASO DI ATTACCO PER REAZIONE DIFENSIVA
Eliminare immediatamente lo stimolo che ha causato la reazione difensiva.
Se abbiamo messo le mani addosso al cane o al padrone, toglierle rapidamente, ma senza fare gesti troppo bruschi. Non urlare mai, né reagire attaccando il cane.
Arretrare lentamente di un passo o due, senza fissare il cane negli occhi (per lui è un gesto di sfida) ma guardando ostentatamente altrove.
Se abbiamo in mano oggetti che hanno spaventato il cane, poggiarli lentamente a terra e allontanarsi da essi, sempre con gesti calmi e pacati.

AGGRESSIVITA’ PREDATORIA
Il cane è un predatore: quindi il suo istinto naturale lo porta ad inseguire tutto ciò che gli richiama alla mente il comportamento di una preda.
Che fa l’animale cacciato da un branco di lupi? Scappa…spesso emettendo anche suoni stridenti di paura.
L’immagine di un “qualcosa che scappa strillando” fa sempre scattare nel cane l’impulso predatorio: ma un cane equilibrato, ben socializzato e ben educato saprà controllarlo. Se il cane non risponde a questi requisiti, potrebbe scapparci una morsicatura.

PREVENZIONE DA PARTE DEL PADRONE DEL CANE
Socializzare il cucciolo. Portarlo fin dalla più tenera età in luoghi in cui si trovino bambini, gatti e altri animali. Fargli vedere motorini, biciclette, automobili, scoraggiando sul nascere ogni tentativo di inseguimento.
Non permettere che nel cane si accumulino stress e frustrazioni da noia e inattività: il cane è un cacciatore e il suo istinto preme affinché l’esigenza di “inseguire e catturare” venga soddisfatta. La soluzione è quella di farlo “giocare” alla caccia con palline, salsicciotti, stracci (ma senza esagerare per non causare una vera “fissazione” sui giochi predatori).
Insegnare al cane (fin al cucciolo) che stringere forte con i denti qualsiasi parte di un essere umano è assolutamente “tabù”… e soprattutto far capire al cane che quando stringe ci fa male.
Infatti lui non lo sa, perché ha sempre giocato con mamma e fratellini dotati di pelle molto più robusta della nostra!
Un sistema valido è quello di profferire un deciso AHI! (o meglio ancora, CAIN!, imitando il verso di dolore canino) quando lui gioca e stringe troppo. Se il cane non desiste dal gioco, smettere immediatamente e lasciarlo solo per qualche minuto, poi riprovare.
Non è corretto impedire completamente al cane di interagire con noi attraverso la bocca: per lui è un importante mezzo di comunicazione, e specie per alcune razze (da riporto, da difesa ecc.) non sarebbe produttivo “bloccare” completamente questo mezzo. E’ molto più utile che il cane impari a dosare la forza del morso, arrivando a comprendere quando l’intensità della stretta diventa dolorosa per l’uomo.
Il cane, se vuole, può trasportare un uovo in bocca senza incrinarlo. E’ compito di ogni padrone inserire l'”educazione al morso” tra gli esercizi di vita comune.

COMPORTAMENTO DA TENERE PER EVITARE L’AGGRESSIONE
Semplicissimo: non scappare mai davanti a un cane!
Purtroppo è più facile a dirsi che a farsi, per chi ha il terrore dei cani: ma il fatto è che non c’è alcun motivo valido per aver paura dei cani come “specie”, né come razza X o Y.
Il novantanove virgola nove per cento dei cani è assolutamente pacifico ed amichevole, a qualsiasi razza appartenga: per questo motivo il vero e proprio cinofobo (e cioè colui che non riesce a trattenere il panico non appena vede un cane) dovrebbe considerarsi affetto da una vera e propria patologia, e curarla con l’aiuto di uno specialista così come curerebbe qualsiasi altro disturbo psichico.

IMPORTANTISSIMO
qualsiasi sia il nostro atteggiamento nei confronti dei cani, cerchiamo di non creare mai bambini cinofobi. Essi, infatti, sono vere e proprie “vittime designate” dell’eventuale cane che dovesse aggredire per predazione.
Attenzione, inoltre, a distinguere l’aggressività vera dall’inseguimento ludico.
Infatti il bambino piccolo che scappa via strillando in preda al panico è un prototipo perfetto di “preda”, agli occhi del cane: e moltissimi soggetti avranno una gran voglia di inseguirlo. Nove volte su dieci, però, il cane vuole solo giocare (specie se è un cucciolone): ma proprio quando è giovane e inesperto può succedere che tenti di afferrare la “preda” con i denti quando la raggiunge… un po’ come fa il bambino che raggiunge l’amichetto giocando a rincorrersi, e lo afferra per un braccio.
Tra due bambini, però, ci sono altri presupposti: innanzitutto sanno entrambi che si tratta di un gioco…e poi i bambini sono dotati di mani con cui acchiapparsi.
Il cane, ricordiamolo, ha solo la bocca.
Quindi può succedere che afferri il bambino per gioco (se potesse parlare forse direbbe “ti ho preso! Ora tocca a te stare sotto”) e quasi sempre con delicatezza: ma se il bambino si spaventa e cerca di sottrarre con forza il braccio o la gamba, ovviamente innescherà una reazione uguale e contraria nel cane, che cercherà di trattenerlo…e stringerà di più.
Il risultato, in questi casi, può essere una ferita, anche se il cane non aveva alcuna intenzione di fare del male al bambino!
Un altro caso in cui il gioco può trasformarsi in dramma è quello in cui l’inseguito (adulto o bambino) reagisca esso stesso aggressivamente vedendosi raggiunto e quindi colpisca il cane, innescando a sua volta una reazione difensiva.

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO PER PREDAZIONE
Fermarsi immediatamente (anche se siamo in moto o in bicicletta).
Assumere un atteggiamento tranquillo e sicuro di sé, ma non di sfida (non guardare il cane negli occhi).
Parlare al cane in tono pacato, rinforzando così l’idea che non siamo “prede” ma esseri umani.
Se possibile, distogliere la sua attenzione dalla nostra persona lanciandogli un oggetto (pezzo di legno, pietra) da rincorrere. Come reazione sostitutiva, probabilmente, lui sfogherà sull’oggetto il residuo impulso predatorio e l’eventuale stress accumulato.
Allontanarsi a passo lento e sicuro senza più guardare il cane: se siamo in moto o in bicicletta, portarli a mano per qualche passo.
Se non abbiamo oggetti a portata di mano può essere utile stendere un braccio come se volessimo indicare al cane una direzione lontana, e restare fermi così per qualche secondo prima di riabbassare lentamente il braccio e di allontanarsi.
Tutto questo vale ovviamente solo per chi ha il pieno controllo delle proprie reazioni emotive: il cinofobo difficilmente riesce a mantenersi calmo, ma peggiora la situazione urlando, sbracciandosi e quindi rinforzando nel cane la convinzione di aver catturato realmente una preda. Per questo insisto sulla necessità di curare la cinofobia e soprattutto di non instaurarla mai nei bambini.

AGGRESSIVITA’ TERRITORIALE
Il cane è un animale territoriale: per lui è fondamentale difendere il proprio territorio da chiunque, perché in natura gli estranei al suo branco possono essere solo predatori o competitori alimentari e/o sessuali. Su questo impulso, che fa parte del corredo genetico del cane, si basa il concetto stesso di “cane da guardia”.

PREVENZIONE DA PARTE DEL PADRONE
Non si può parlare di vera e proprio “prevenzione” dell’aggressività territoriale, perché sarebbe un controsenso: il cane da guardia è nato proprio per difendere le proprietà del padrone!
Si può impedire, però, che il cane “esageri”, difendendo per esempio territori che non gli appartengono (anche se lui crede di sì): un esempio classico è il tratto di strada antistante la casa, con cani che abbaiano furiosi al transito di chicchessia su un marciapiedi pubblico.
In alcuni casi i cani considerano “loro proprietà” anche i giardinetti in cui vengono portati ogni giorno a correre e giocare: anche questo, ovviamente, non è corretto.
La prevenzione di questi comportamenti esagerati può risparmiare problemi anche legali, visto che il cane da guardia non è autorizzato dalla legge a mordere (anzi, a volte ci sono stati problemi anche quando ha effettivamente morso un ladro).
In che cosa consiste la prevenzione?
Ricordando che ad allargare troppo il territorio sono quasi esclusivamente i maschi, la risposta è molto semplice: bisogna impedire al cane di marcare con l’urina i territori che in realtà non gli competono.

COMPORTAMENTO DA TENERE PER EVITARE L’AGGRESSIONE
Mai entrare da soli in una casa (o in un giardino) in cui vive un cane.
Lui non può sapere che siete amici del padrone, ma non è neanche sufficiente che siate amici “suoi”, ovvero che lo conosciate bene e da diverso tempo.
Un vero cane da guardia, in assenza dei proprietari, impedirà l’accesso a chiunque non faccia parte della sua famiglia. Quindi lo stesso cane che il giorno prima avete coccolato e con cui avete giocato (a padrone presente) il giorno dopo potrebbe mostrarvi i denti, o peggio, se il padrone non c’è. E avrebbe ragione lui, perché sta facendo il suo lavoro!

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO PER TERRITORIALITA’
Semplicemente andarsene (senza correre, e con atteggiamento pacato e sicuro): il cane non ci inseguirà fuori dal suo territorio.
Se questo accade è quasi sempre perché l’intruso si è messo a correre e/o a urlare, stimolando così l’impulso predatorio.
Se il cane ci avesse già morso, o comunque ci avesse precluso ogni possibile via di fuga, restiamo immobili (può essere utile stendersi a terra), e se non abbiamo altra scelta restiamo così fino all’arrivo del padrone.

AGGRESSIVITA’ DA POSSESSIVITA’
E’ la causa di alcuni episodi di mordacità verso bambini e talora anche adulti.
Il cane mostrerà quasi sempre una forte possessività verso il cibo, in molti casi verso i “suoi” oggetti (giocattoli, ciotole, automobile del padrone…) e in casi tutt’altro che rari anche verso le “sue” persone.

PREVENZIONE DA PARTE DEL PADRONE
Impedire, con una corretta educazione, che il cucciolo sviluppi iperpossessività nei confronti di cose e persone.

COMPORTAMENTO DA TENERE PER EVITARE L’AGGRESSIONE
Dar retta al vecchio, buon proverbio: non toccare il can che mangia. E neppure il cane (estraneo, ovviamente) che rosicchia l’osso, che gioca con la sua pallina o che è sdraiato sulla sua brandina.
IMPORTANTE: insegniamo sempre ai bambini a rispettare le proprietà del cane, e soprattutto il suo cibo.

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO PER POSSESSIVITA’
Allontanarsi subito dall’oggetto (o dalla persona) che ha causato la reazione.

AGGRESSIONI DA PARTE DI CANI LIBERI E/O RANDAGI
In linea di massima anche il cane libero, il cui padrone non è presente o non esiste proprio, attacca per gli stessi motivi visti sopra: paura (autodifesa), predatorietà, territorialità o possessività (verso un oggetto, ma più frequentemente verso il cibo). Le femmine potrebbero attaccare per difendere la propria cucciolata che noi magari non vediamo, ma che potrebbe trovarsi nei dintorni.
Di diverso c’è il fatto che a volte questi cani non hanno mai avuto la possibilità di essere socializzati a dovere e che non hanno ricevuto alcuna educazione: ma questa non sempre è un’aggravante, anzi può essere un fattore positivo (solo dal punto di vista delle aggressioni, ovviamente!) perché il cane non socializzato di solito teme l’uomo, quindi cerca di evitare il contatto con lui.
Recenti fatti di cronaca fanno pensare il contrario, ma io nutro sempre seri dubbi su come siano andate le cose quando non c’è nessuno a vedere.
Alcune aggressioni apparentemente immotivate, ricordiamolo, nascondevano una faida umana, e dietro ai cani “liberi” c’era un padrone che li ha aizzati contro la vittima. In altri casi la “vittima” è stata morsa dopo aver dato un calcio al cane, o averlo minacciato con un bastone.

COMPORTAMENTO DA TENERE PER EVITARE L’AGGRESSIONE NEI NOSTRI CONFRONTI
Evitare tutti gli errori esaminati sopra. Se si viene avvicinati da uno o più cani randagi, non cercare mai di scacciarli, ma allontanarsi con passo calmo e deciso (il cane riconosce l’insicurezza) e andare subito a telefonare ai vigili urbani o all’ENPA locale segnalando la presenza degli animali.

CHE FARE IN CASO DI ATTACCO
Se ci rendiamo conto che la causa dell’attacco è uno dei comportamenti errati visti sopra, per prima cosa dovremo eliminare la causa.
Subito dopo bisognerà far capire al/ai cane/i che NON si è in competizione con loro, NON si intende invadere il loro territorio, NON si ha intenzione di rubare loro il cibo.
Poiché il cane comprende perfettamente i segnali del corpo e la mimica facciale, lanciamo tutti i “segnali di calma” e pacificazione possibili: non guardiamo il cane (o i cani) negli occhi, ma distogliamo lo sguardo; non assumiamo atteggiamenti dominanti ma camminiamo un po’ piegati sulle ginocchia e con le spalle un po’ curve; sbadigliamo vistosamente; strizziamo ripetutamente gli occhi; non facciamo gesti con le mani.
Non andiamo dritti verso alcun cane, ma allontaniamoci lentamente dalla zona che il/i cane/i potrebbero considerare come loro territorio, compiendo un’ampia curva.
Attenzione agli incontri con eventuali coppie o piccoli branchi di cani, perché i soggetti si danno sicurezza l’un l’altro e sono solitamente uniti da forti legami di solidarietà: quindi un eventuale calcio o bastonata ad uno di loro potrebbe scatenare l’aggressività dell’intero gruppo. E il fatto che gli esseri umani spesso non siano altrettanto uniti e solidali non significa che il torto stia dalla parte dei cani.

AGGRESSIVITA’ INDOTTA DALL’UOMO
Questo argomento, purtroppo, non offre molti spazi a suggerimenti e consigli: infatti il cane che attacca spinto dal padrone non ce l’ha con la sua vittima. Lui la considera un “oggetto”, e non un soggetto con cui interagire.
Se il padrone gli ha dato l’ordine di mordere, il cane eseguirà solo per compiacerlo, perché lui è la persona che ama di più al mondo.
Il cane non ha un senso morale e non può sapere quello che sta facendo: si fida ciecamente del suo “capobranco”, e mordere voi o un sacco di patate per lui è la stessa identica cosa.
Per questo non ci sono consigli utili, e l’unica speranza è quella di non trovarsi mai in una situazione simile…se non armati di pistola: che però andrebbe rivolta contro il vero colpevole, e non contro chi sta cercando semplicemente di ottenere una carezza di approvazione eseguendo a puntino gli ordini ricevuti.
L’aggressività indotta dall’uomo NON VA assolutamente confusa con l’addestramento sportivo all’attacco, che si effettua attraverso il gioco e viene indirizzato alla MANICA indossata dal figurante, e non certo a una persona.
Nessun condutture sportivo è mai stato la causa di un attacco reale a una persona.
I conduttori che fanno sport cinofilo non vanno assolutamente confusi con i “truzzi” e i membri di bande di quartiere che utilizzano i loro cani come armi!

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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