lunedì 20 Settembre 2021

Adozioni al canile: c’è da fidarsi?

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Quando si desidera un cane e non si hanno esigenze particolari che vadano al di là della compagnia o di una semplice attitudine alla guardia, il pensiero corre subito ai cani abbandonati nei canili, soprattutto se non si è disposti a spendere molto denaro per l’acquisto di un cucciolo di razza.
Spesso, però, il pensiero immediatamente successivo porta con sé preoccupanti interrogativi.

Si abituerà alla nuova condizione?
Riuscirò a gestirlo?
E’ vero che la maggior parte dei cani presenti nei canili sono quelli rifiutati perché problematici ?
E’ vero che dovrò sempre tenerlo al guinzaglio altrimenti scapperà?
E’ vero che i cani si affezionano a un solo padrone, e quindi lui continuerà a rimpiangerlo?

L’intento di quest’articolo è di fare un po’ di chiarezza e di rispondere a queste domande con la giusta obiettività.
Si sfateranno le convinzioni più diffuse che frequentemente scoraggiano l’adozione di un cane adulto abbandonato, pur senza negare le difficoltà cui si può andare incontro.
Cercherò, insomma, di mettere in evidenza tutti gli aspetti, positivi e negativi, che caratterizzano questa scelta.
Al rifugio troveremo il cane che fa per noi?
Tutti i randagi meriterebbero una sistemazione in una famiglia che li ama: ciò non significa che tutte le famiglie cinofile possano essere in grado di gestire o trovare soddisfazione con qualsiasi cane, a meno che il nostro unico obiettivo non sia quello di salvare un animale abbandonato, adattandoci al suo carattere e alle sue esigenze fisiche e caratteriali.
Ma le adozioni di cani abbandonati non sono riservate agli appassionati animalisti che rinunciano a tutto per adeguarsi al cane.
In altre parole, non è vero che non si possa cercare in un canile un cane che sia conforme alle “nostre” esigenze, che si adatti a determinati compiti e che risponda a un certo tipo d’educazione nello stesso identico modo degli esemplari di razza, acquistati da cuccioli.
Si tratta solamente di scegliere il cane giusto. E considerata la vasta scelta che offrono i canili in Italia, sempre più sovraffollati, non è un’impresa così ardua.
Il cane del canile non è necessariamente un cane problematico, adatto solo a poche persone con forte spirito di sacrificio. Molti cani sono in grado di diventare dei perfetti cani di casa, educati, obbedienti e civilizzati: e giungere a questo risultato non richiede certo più tempo di quello necessario a educare un cucciolo acquistato tramite i canali tradizionali.

UNA SCELTA CONSAPEVOLE
Il primo passo per evitare problemi è quello di una scelta corretta, che dovrebbe essere fatta utilizzando gli stessi criteri con cui si sceglie un cane di razza.
Non ci si può affidare al solo criterio estetico senza considerare i lati pratici e caratteriali.
Non è nemmeno prudente scegliere il cane perché ci s’innamora della sua espressione triste o perché ci sembra quello più bisognoso.
Sarebbe auspicabile mettere un po’ d’ordine alle proprie idee già in partenza ed entrare in canile avendo ben chiare quali debbono essere le caratteristiche ideali del nostro cane, con particolare riferimento al sesso, alla taglia e al tipo di mantello.
Anche il carattere dei cani nei rifugi varia molto da soggetto a soggetto. Alcuni tratti caratteriali sono genetici e determinati dalla razza o, nei meticci, dal rimescolamento dei geni.
L’equilibrio psichico e la socializzazione sono invece correlati alle esperienze vissute.
Le prime settimane di vita sono spesso determinanti: un cane che ha vissuto un’infanzia normale, ed è cresciuto in famiglia, avrà un carattere equilibrato e potrà essere recuperato anche dalle più tristi esperienze. Un cane poco socializzato, o traumatizzato in tenera età, potrà mantenere paure o difficoltà d’inserimento nel branco umano in modo indelebile o difficilmente correggibile, se non con un lunghissimo piano rieducativo messo in opera da persone molto esperte del comportamento canino.
Scegliere un cucciolo o un adulto non è quindi di fondamentale importanza, ai fini di un suo inserimento nella nuova famiglia, dal momento che i traumi che lasciano il segno sono proprio quelli subiti nella fase della socializzazione e nel distacco dalla madre: sono già presenti anche in un cucciolo di soli tre mesi, se questo non è allevato correttamente.
Contrariamente alle credenze più diffuse, nel caso di animali abbandonati, sono i cuccioli ad essere maggiormente soggetti a problemi caratteriali rispetto agli adulti. Quasi tutti gli adulti presenti nei rifugi, infatti, sono nati in famiglia e hanno avuto un’infanzia del tutto normale (i problemi che sfociano nell’abbandono si verificano solitamente in un secondo momento).
Altrettanto non si può dire dei cuccioli, dal momento che si trovano già a quell’età ad aver cambiato più proprietari o ad affrontare in un angusto canile, anziché in una calorosa famiglia, un evento traumatico quale il distacco dalla madre.
L’ideale per ogni cane sarebbe un passaggio diretto dalla famiglia dell’allevatore a quella del futuro proprietario, senza troppi passaggi intermedi, in un periodo così delicato.

COME VALUTARE IL CARATTERE DEL CANE

Alla luce delle constatazioni di cui sopra bisogna ammettere che non tutti i cani hanno la stessa capacità di inserirsi senza problemi in una nuova famiglia.
Questo non dovrebbe comunque spaventare più di tanto, perché l’equilibrio psichico del cane è comunque verificabile ancor prima di portarselo a casa, attraverso alcune semplici valutazioni e piccoli test che ora elencherò.
Un aiuto non indifferente può venir dato dagli stessi volontari o responsabili del canile, ovviamente se si tratta di persone oneste e competenti.
Se si hanno esigenze specifiche o dubbi per quanto riguarda l’adattamento a particolari condizioni di vita, è bene chiedere loro di consigliarci il cane più adatto.
Molti di loro potrebbero, per esempio, conoscere le reazioni del cane allorquando lo si spazzola o quando lo si porta a guinzaglio o quando, infine, viene visitato dal veterinario.
I volontari “doc” non hanno nessun interesse ad affidare un cane problematico, che non si adatterà alla nuova famiglia, col rischio di vederselo portare indietro.
Diverso è il caso di privati che hanno meticci da collocare; questi potrebbero nascondere potenziali problemi, confidando nel fatto che una volta portato il cane a casa, non avrete più il cuore di liberarvi di lui.
Un altro scoglio può essere rappresentato dalla scarsa competenza dei volontari o dalla mancata effettiva possibilità di testare certi lati caratteriali, per mancanza di tempo o di mezzi.
Molti operatori del canile hanno un gran cuore, ma non hanno molte nozioni di etologia. Non tutti hanno la competenza per valutare il temperamento o la dominanza di un cane, non tutti hanno il tempo o l’accortezza di fare indagini sulla frequenza dell’abbaio o sulla tendenza a fare buche; infine, ci sono situazioni che al canile non sono testabili: nessuno potrà dirvi se il cane si agita o sta male in macchina, né tanto meno se ha istinto predatorio e potrà costituire un pericolo per il vostro pollaio.
Informazioni preziose possono invece venire dalla storia precedente del cane, che non è sempre del tutto ignota.
Ci sono padroni che si stancano del cane e lo portano al canile. In altri casi il padrone è defunto e gli eredi non si fanno carico del cane. Ci sono cani sequestrati per maltrattamenti. Altri non possono essere più tenuti per veri o presunti motivi di spazio, di salute o per trasformazioni della composizione del nucleo famigliare, come nascita di bambini, divorzi, fidanzate cinofobe, nuore allergiche e chi più ne ha più ne metta.
Se il cane non proviene dall’abbandono, ma è stato portato direttamente, è possibile conoscere dettagli importanti.
Si può sapere se il cane era abituato all’appartamento o se viveva in campagna, se giocava coi bambini, se c’erano gatti.
In alcuni casi è addirittura possibile parlare direttamente col precedente proprietario.
Attenzione perché, anche in questo caso, le informazioni possono essere falsate (in meglio o in peggio, a seconda della convenienza).
Ci sono alcuni proprietari che esagerano i difetti del proprio cane per poter meglio giustificare la loro presunta impossibilità a tenerlo: per esempio, portano cani normalissimi definendoli mordaci e aggressivi. (“mi capisce, vero? con il bambino non ci fidiamo molto”).
Altri, invece, tacciono particolari che potrebbero compromettere l’immediata accettazione del cane da parte del rifugio, che potrebbe non essere attrezzato per la sua accoglienza.
Così si definiscono socievoli e buonissimi cani che rivelano turbe caratteriali o si nasconde l’esistenza di problemi di salute, come l’epilessia, o l’incontinenza.
Ci sono comunque molti fattori che possono essere valutati direttamente dal futuro acquirente in modo inequivocabile.
Propongo qui di seguito quattro test caratteriali.
Si cerchi però di capire che il personale presente è sempre troppo poco e i gentilissimi volontari non possono perdere un’intera giornata per permettervi di testare TUTTI i cani del canile, soprattutto se arrivate all’improvviso e pretendete di scegliere subito.
Fatevi un giro panoramico e prendete un appuntamento per un giorno di maggiore disponibilità, preferibilmente un sabato o una domenica.
A quel punto chiederete di valutare quei cani che rispondono alle caratteristiche morfologiche che avrete definito in partenza, e il loro numero sarà ragionevolmente ristretto: fatevi guidare buon senso.

TEST DI VALUTAZIONE DEL CARATTERE

PRIMO TEST
Chiedete al responsabile del canile di liberare il cane in un ampio spiazzo recintato e osservatene il comportamento.
Alcuni cani sono naturalmente attratti dalle persone, accorrono al richiamo, saltano addosso, cercano il contatto fisico.Altri sono più titubanti, non si avvicinano, ma dimostrano chiaramente un interesse agli esseri umani.
Altri ancora, invece, sono più indipendenti e non sembrano essere interessati alle persone, ma si fanno prendere da stimoli diversi.
Li vedremo annusare il territorio, esplorare ogni angolo, correre o precipitarsi verso la rete oltre la quale ci sono altri cani.
In questo caso, l’interesse per l’uomo è scarso e sarà molto più difficile (ma non impossibile) abituarli alla nuova vita.
I cani che marcano continuamente e ossessivamente il territorio ed esibiscono comportamenti ostentatamente dominanti, come grattare il terreno con le zampe posteriori, possono dare problemi di convivenza con gli atri cani, ma questo non significa che siano dominanti nei confronti dell’uomo.

SECONDO TEST
Provate a chiamare il cane chinandovi verso di lui, portandovi le mani alle ginocchia e sorridendo.
E’ l’imitazione umana del loro invito al gioco (inchino sulle zampe anteriori tenendo il posteriore sollevato). Tutti i cani sanno dare la giusta interpretazione a questo nostro gesto e molti accorrono felici.
Se il cane è titubante, accucciatevi, portando il viso alla sua altezza.
Può avvicinarsi in cerca di coccole o solo per annusare. Se il cane non si mostra interessato nemmeno a questo, potrete provare a richiamare la sua attenzione col cibo.
Valuterete così quanto sia interessato ai tre principali tipi di stimolo/ricompensa: gioco, coccole, cibo.
Conoscere questa propensione sarà fondamentale nella sua rieducazione alla vita domestica, ma non traete conclusioni affrettate circa la sua mancanza di socializzazione, soprattutto se, in qualche modo, tradisce il suo desiderio di avvicinarsi. Molti cani hanno solo bisogno di tempo.
La vera mancanza di socializzazione è inequivocabile. Il cane non si limita ad essere titubante o schivo, ma letteralmente rifugge l’uomo.

TERZO TEST
Tentate di mettergli il guinzaglio.
Se il cane ha già avuto esperienze positive in tal senso, se lo lascerà mettere senza esitare. Tuttalpiù potrete accorgervi già da subito che tira come un dannato. Non è una cosa grave, si rieduca con un addestramento normalissimo.
La seconda ipotesi è che il cane non sia abituato al guinzaglio. Tirerà a destra e a manca, rimarrà indietro, si mostrerà spaesato e dimostrerà chiaramente la sua poca familiarità con questo strumento.
La sua condotta sarà tuttavia meno problematica di quella di un cucciolo. Anche in questo caso s’insegna con molta facilità, soprattutto nel periodo immediatamente seguente l’adozione, quando i cani sono disposti a qualsiasi cosa pur di sentirsi accettati.
Il caso più problematico è quello in cui il cane sia stato traumatizzato dal guinzaglio e dimostri d’essere molto spaventato.
Si dimena, non accetta il guinzaglio e può arrivare a mostrare un comportamento aggressivo o a urinare per sottomissione (rivelando un altro inconveniente). In quest’ipotesi siamo di fronte a un possibile problema. Dovrete valutare la vostra disponibilità ad accettarlo o la vostra capacità e volontà di risolverlo da soli o con l’aiuto di un professionista.

QUARTO TEST
Manipolate il cane, accarezzatelo, provate a sollevarlo, toccategli le zampe, la coda, il garrese.
E’ importante vedere la sua reazione. Può mostrare di gradire. Può mostrare di gradire un po’ troppo e quindi mordere per gioco o saltare addosso in modo un po’ strampalato. Oppure può mostrarsi infastidito o impaurito.
A parte gli atteggiamenti estremi, che sono sinonimo di carattere poco equilibrato, tra queste diverse espressioni, non si può dire che esista un comportamento ideale. Dovrete valutare voi, in base alle vostre esigenze, se è preferibile un cane estroverso o riservato.
E’ logico che un cane molto sensibile, che non gradisce il contatto fisico, non sia adatto ai bambini.
Viceversa, uno troppo esuberante e che sta sempre addosso non sarà molto apprezzato dalle persone molto anziane instabili sugli arti o dalle impeccabili signore coi vestiti sempre in ordine e le calze che si smagliano.

Altri elementi di valutazione
E’ altresì utile monitorare il comportamento del cane per valutarne la tendenza all’abbaio, la vivacità e l’aggressività verso i conspecifici.
Anche quei pochi minuti durante i quali possiamo fermarci di fronte a un recinto sono sufficienti a valutare un’eccessiva tendenza all’abbaio.
Alcuni cani abbaiano incessantemente ad ogni stimolo, rumori, presenze umane, altri cani ecc. Altri se ne stanno tranquilli o al massimo uggiolano attraverso la rete per sollecitare l’apertura del cancello.
Solitamente questi ultimi sono anche abbastanza tranquilli e si muovono poco all’interno del recinto.
Altri invece sono a dir poco scalmanati. Saltano, corrono, si tuffano contro la rete rimbalzando da una parete all’altra.
Anche in questo caso, questi comportamenti ci rivelano solamente le naturali tendenze del cane allo stato brado.
Sia chiaro che nessuno di questi comportamenti è definitivo e che tutti i cani necessitano di una rieducazione per poter vivere al meglio al nostro fianco, rispettando le nostre regole. E’ saggio però cercare un cane d’indole adatta allo stile di vita che vogliamo offrirgli.
Se vogliamo che il cane ci segua nel jogging, non scegliamo quello coccolone che se ne sta sempre fermo vicino alla rete aspettando carezze.
E’ decisamente meglio quello che sembra troppo agitato, che con un minimo d’educazione s’indirizzerà la sua energia verso comportamenti graditi.
Se vogliamo il cane da guardia, non scegliamo quello che non abbaia mai, ma piuttosto quello che sembra abbaiare a sproposito. Ci preoccuperemo in seguito di indirizzare la sua reattività verso gli stimoli appropriati.
Se invece non ci fidiamo troppo delle nostre capacità educative, scegliamo i cani più tranquilli e andiamo sul sicuro.

Anche l’aggressività verso gli altri cani può essere testata in canile.
La prassi di fare uscire i cani a turno nella stessa area, che marcano abitualmente approfittando dell’assenza dei rivali, contribuisce ad aumentare l’aggressività intraspecifica.
I cani dei canili, specialmente quelli che vi hanno trascorso un discreto periodo di tempo, sono spesso aggressivi verso gli altri cani e necessitano di essere rieducati. Ma se il cane ha una bassa aggressività intraspecifica di base, il compito sarà molto facile.
I cani più difficili sono quelli che si ringhiano minacciosamente attraverso la rete, mostrano una fortissima tendenza a marcare il territorio e, anche quando sono fuori dal recinto, il loro principale interesse è quello di misurarsi con gli altri cani.
I cani più mansueti si limitano a questo comportamento quando sono nel recinto, se si liberano altri cani. Fuori, invece, ignorano ogni minaccia, essendo maggiormente interessati al contatto con le persone o all’esplorazione del territorio.

Saremo riconosciuti come nuovi padroni?
Una volta individuato il soggetto con le caratteristiche ideali, e stabilito che si tratta di un cane “perfettamente normale” e adattabile, per molti rimangono comunque alcuni interrogativi: come comportarsi per fare in modo che il cane capisca chi è il suo nuovo padrone?
Quanto tempo impiegherà ad affezionarsi?
Questi dubbi non affiorano mai di fronte a un cucciolo insicuro che ci segue subito e ci è sempre tra i piedi. Ma col cane adulto, subentra spesso il timore che il cane possa andarsene per i fatti propri e non impari mai ad obbedire, limitandosi ad accettare cibo e mantenendo vivo il ricordo del padrone precedente. Vediamo di risolvere anche questi dubbi.
La possibilità che, adottando un cane adulto, si formi il giusto legame affettivo è determinata da diversi fattori.
Come già detto, il cane deve aver trascorso la prima infanzia a stretto contatto con l’uomo in modo da avere un doppio imprinting su uomo e su cane.
Se il cane è sufficientemente socializzato, il legame affettivo con l’uomo diventa una necessità primaria, più importante del bere e del mangiare.
Tant’è che l’abbandono è il più grave maltrattamento che si possa infliggere a un cane domestico.
Il cane che ha perso ogni riferimento umano è un cane distrutto.
Molti si sentono insicuri, hanno paura di tutto e di tutti. Entrano in uno stato d’abbattimento indescrivibile e non di rado sembrano lasciarsi morire di fame.
Difficilmente però si arriva a questo estremo: superato il trauma iniziale, la maggior parte dei cani prende coscienza della propria mancanza di riferimenti umani ed inizia una disperata ricerca d’inserimento in una nuova famiglia.
I più prendono ad avvicinarsi agli insediamenti umani e a seguire gli uomini esibendo in un comportamento estremamente sottomesso: lo stesso esibito dai lupi rimasti “orfani” quando tentano di farsi accettare in un nuovo branco, ancorché come ultimi della scala gerarchica.
Quindi, l’attaccamento a un solo padrone è un dato reale e indiscutibile, ma viene meno quando il padrone non si fa più vivo.
Dopo un certo periodo di triste solitudine, prevale il bisogno di socialità.
La necessità della presenza umana diviene talmente impellente che i cani sono disposti ad accettare qualsiasi persona si presti a interpretare un ruolo di guida.
L’atteggiamento del cane abbandonato si discosta nettamente da quello del cane con padrone che va in giro per i fatti suoi: tuttavia non è sempre inequivocabilmente catalogabile, perché a volte ci si trova di fronte a comportamenti diversi.
La durata del periodo trascorso al di fuori del branco umano è determinante: alcuni possono essere ancora nella fase della depressione in cui rifuggono ogni contatto, altri sono già in quella della ricerca morbosa di una nuova guida e ci guardano con occhi imploranti che esprimono chiaramente il loro desiderio di essere scelti.

NOTA IMPORTANTE:
Tutti i cani ritratti nelle foto (compresi quelli di razza pura) sono “veri” cani in cerca di famiglia: purtroppo non sono “attori”, ma sono tutti attualmente ospiti in canili e rifugi. Se qualcuno di questi musetti (o… musoni) vi avesse conquistato e voleste saperne di più, magari pensando anche ad un’adozione, potrete trovare la scheda informativa di ognuno di essi sul sito del canile di Finale ligure, che mantiene una rete di contatti per le adozioni in tutta Italia.

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8 Commenti

  1. Ciao,
    vi pongo la mia questione nella speranza che possiate darmi un consiglio. Ho adottato Boh circa 2 mesi fa, lui è un meticcio incrocio maremmano – border collie (un po’ come quello bianco e nero nella foto dell’articolo). Prima di prenderlo in canile, ho fatto un percorso con un educatore di circa 2 mesi perchè non usciva dalla gabbia da 2 anni e aveva paura di tutto. DOve l’ho preso, dicevano che era dentro da 8 anni, ma il cane dimostra 5-6 anni di vita. Si rintanava nella cuccia e ogni tanto faceva vedere i denti agli educatori, che spaventati non lo facevano uscire dalla gabbia. Con molto amore, mio e del mio compagno, lo abbiamo tirato fuori, lui ha cominciato pian piano ad assaporare il gusto della vita, dei colori, dei profumi. Poi finalmente è arrivato il giorno in cui lo abbiamo portato a casa, lui felice è venuto con noi e dopo i primi giorni un po’ burrascosi in cui non sapeva dove stare e in alcuni casi ringhiava se entravamo in balcone (lui pensava fosse il suo territorio) abbiamo continuato a fare lezione al campo, recuperando un po’ di fiducia da parte sua in passeggiata. Per qualche settimana ha cominciato a comportarsi come un cucciolo, odorava tutto, rubava i calzini, giocava mordicchiando, poi ha smesso.
    Quello che ci preoccupa è il fatto che lui sia molto sulle sue, si accuccia, prevalentemente dorme, se lo chiami non viene, si alza per mangiare e per uscire (le uniche 2 cose che gli piace fare) ma non gioca quasi mai e non vuole coccole. Come mai questo comportamento e soprattutto questo cambiamento ?
    Abbiamo paura di sbagliare qualcosa….
    Gli educatori dicono che non ci imponiamo abbastanza, come se non dimostrassimo abbastanza di essere i suoi genitori e leader allo stesso tempo e per questo lui non ci vede come capi e non si affida a noi.
    Vorrei sapere se è una questione di tempo o se resterà così…
    se avete qualche consiglio da darci o qualche esperto da contattare fateci sapere

    grazie mille dell’ascolto

    Laura e Rudy

    • L’incrocio maremmano-border spero sia stato solo “presunto”, perché se lo fosse davvero sarebbe una gran brutta gatta da pelare…
      Se c’è dentro del maremmano, “imporsi” è la cosa peggiore che si possa fare: questi cani non accettano assolutamente di obbedire “perché sì”, ma hanno bisogno di essere convinti di quello che fanno. Se c’è pure dentro del border collie, all’indipendenza e alla grande dignità tipiche del maremmano si aggiungerebbe l’ipersensibilità…quindi non solo il cane va convinto ad aver fiducia in voi, ma va convinto senza impermalosirlo-offenderlo…e ci vuole veramente poco: a volte basta prendere in giro il cane in modo amichevole per rovinare il rapporto.
      Ovviamente, senza conoscere il cane, non posso dirvi molto di più: in linea generale posso suggerirti di leggere i “Dieci comandamenti del rapporto” (parte prima e parte seconda)… che di sicuro male non fanno, anche se non posso dirvi se saranno sufficienti. Io penso di no, visto il caso piuttosto particolare: quindi vi suggerisco di continuare ad affidarvi a qualcuno brevo, ma di cercare soprattutto qualcuno che abbia sufficiente dimestichezza con queste razze e in particolare col maremmano-abruzzese, che è un cane moooolto “speciale” sotto molto punti di vista.

  2. Ormai mi sto divorando tutti gli articoli di questo sito, perché lo trovo interessanti, diretti e mai referenziali!!!! Ormai sto dicendo la mia dappertutto.. Scusate l invasione!!

  3. Forse l’articolo più utile di questo sito(ben fatto).
    Proporrei alla redazione di riproporlo costantemente in modo che FINISCA SOTTO GLI OCCHI dei visitatori.

  4. Sono le domande che più o meno mi sono posto in questo periodo, nel quale mi sto “affacciando” a questo mondo per me ancora nuovo. Ho intenzione di prendere un cane in canile. Ho un’amica che fa la volontaria x associazioni, mi tiene costantemente aggiornato sui cani in cerca di casa. Quello che mi lascia più perplesso, è il modus operandi di determinate associazioni. Capisco che il metodo di “fare rete” attraverso il web , diffondendo foto e testi sia ormai il più utilizzato. Ma mi vengono proposti in adozione cani visti in fotografia, di cui il volontario non sa praticamente nulla, che arriverebbero “tramite staffetta, principalmente da sud. Esponendo le mie perplessità relativamente a questo modo di “scegliere” mi è stato fatto notare che ormai gli affidi si chiudono in buona parte tramite scelta da fotografia, successiva visita al canile(non sempre però: se il cane è a Roma e tu sei a Milano te lo portano i volontari con la staffetta) e se va bene due informazioni marginali. Con queste premesse sono “andato in sbattimento”, non so se sia io in grado di scegliere un compagno x la vita in questo modo. Risultato, mi piace molto un cane che sta in canile a roma, e dopo il contato con la volontaria che gestisce l’affido cercherò di avere il massimo di informazioni relativamente a salute e carattere, sperando che rispondano al vero. Se rietrerà nel “tipo” andrò a vederlo di persona, anche a costo di fare 500 km. E proverò a mettere in pratiac i “test attitudinali” che hai scritto molto saggiamente qui sopra. Complmenti, sei una fonte preziosa, continua così.
    Simone

  5. Noi siamo un allevamento ma spesso abbiamo qualche cane in stallo per l’adozione. Devo dire che questo ci permette di conoscere il cane e di provare correggere alcuni atteggiamenti recuperabili. Quando viene qualcuno per vederli siamo così in grado di fornire un quadro abbastanza preciso del soggetto in modo che ci sia la totale consapevolezza. In questo modo non ci sono “ritorni”. E’ importante quindi che i volontari nei canili acquisiscano più informazioni possibili sui cani adottati. Una mia amica ha avuto il volpino sbranato al parco da un incrocio Amstaff preso il giorno prima da una ragazza in canile. Le hanno affidato il cane senza valutare la pericolosità di quel particolare soggetto e senza valutare le capacità gestionali del nuovo padrone

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