venerdì , 30 gennaio 2015

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Cuccioli e pipì

Cuccioli e pipì

A giudicare da quanta ne fa, il nostro cucciolo è sicuramente “pulito dentro e bello fuori”: e di questo siamo molto felici.
Ma, porcaccia la miseria…deve proprio farla sempre e solo IN CASA?

La tragedia-pipì (e allegati) rappresenta sicuramente il primo banco di prova per il neo-padrone.
Infatti tutti sanno teoricamente che il cucciolo non sa ancora sporcare fuori casa e che bisognerà educarlo…ma quasi nessun neofita ha la misura esatta del problema in termini di quantità e soprattutto di “numero di volte”.
E’ per questo che alcuni neopadroni vanno in crisi da pipì e cominciano a pensare seriamente di riportare indietro il cucciolo.
Non sono molti a farlo davvero: ma nei primi mesi di convivenza questo problema può creare una seria frattura nel rapporto cane/padrone.
Quando il cucciolo passa dal ruolo di “tenero peluche da coccole” alla definizione di “dannato annaffiatoio”, è evidente che un’incrinatura c’è.
Se poi la storia si protrae nel tempo (specie se i cuccioli coetanei appartenenti ad amici e parenti hanno imparato l’educazione casalinga in tre giorni, e il nostro a sei mesi ci “battezza” ancora i tappeti persiani)…ecco che si può arrivare a un vero e proprio conflitto del tipo “ti voglio tanto bene ma non ti reggo più”.
E c’è poco da scherzare, perché alcuni di questi conflitti si traducono in un abbandono: MOLTO PIU’ SPESSO di quanto accada in occasione delle famigerate ferie estive.
Vediamo dunque di esaminare il problema più a fondo possibile, step by step.

PREMESSA FONDAMENTALE:

Molti neo-padroni (specie se sono al primo cane) credono che il cucciolo impari spontaneamente, magari nel giro di due o tre giorni, a raspare la porta o ad abbaiare per chiedere di uscire.
ILLUSI!!!
Non funziona affatto così.
Il cucciolo NON SA che non deve sporcare in casa, e se non glielo farete capire chiaramente continuerà imperterrito a mollarvi qualsiasi cosa su pavimenti, tappeti e affini fino all’età adulta.
“Ma come? – obietterà qualcuno a questo punto – Ho letto sul libro X…o sulla rivista Y….che il cucciolo è naturalmente pulito, e che tende a non sporcare nel luogo in cui mangia e dorme!
Questo è parzialmente vero. Ma:
a) non illudetevi che il cucciolo identifichi “il luogo in cui mangia e dorme” con l’intero appartamento. Lui (solo se non rientra nella casistica di cui al punto b) tenderà a non sporcare nel paio di metri quadrati che circondano la sua zona-pappa e la sua zona-letto.
Il resto della casa, per lui, è tutto usabile come gabinetto.
b) il cucciolo che davvero non sporca il luogo in cui dorme è il cucciolo che ha alternative valide fin dai primi giorni di vita, e cioè dal momento in cui la mamma smette di provvedere alla pulizia personale dei figli e i figli cominciano a uscire dalla “tana” (sala parto, nel nostro caso).
La cosa vale per i lupi e per tutti i canidi selvatici, ma vale anche per i cuccioli di campagna che nascono nel fienile o nella stalla, ma a 30-35 giorni sono già liberi di esplorare tutto il mondo circostante.
Questi cuccioli si sceglieranno un gabinetto personale e se non potranno raggiungerlo (perché li abbiamo portati in casa e c’è una porta ad impedirgli di uscire) molto facilmente daranno segni di nervosismo come raspare o abbaiare per segnalare la loro urgenza di uscire.

Se però NON avete un cucciolo nato in campagna, ma un cucciolo nato in un appartamento cittadino o in un allevamento…be’, ricordate che all’età canonica questi cani non avranno avuto alcuna possibilità di allontanarsi dalla “tana” per sporcare.
Sono vissuti in un ambiente chiuso e controllato (box, recinto o stanza riservata) da cui non potevano uscire se non interveniva l’uomo a tirarli fuori. Quindi si sono abituati a sporcare sui giornali, sui trucioli o sui cartoni di cui era tappezzato il loro spazio vitale.
Vivevano lì, mangiavano lì, dormivano lì e sporcano lì perché non hanno mai avuto libertà di scelta.
Quindi troveranno del tutto naturale continuare con questa abitudine (indotta dall’uomo).

c) per ovviare a questo problema (quando sanno che esiste), ma ancor più spesso per evitare semplicemente di avere cuccioli costantemente impiastrati e tutt’altro che profumati, alcuni allevatori portano fuori i cuccioli a cadenze regolari, specie nella bella stagione, adibendo a gabinetto uno spazio esterno. Io sono stata un’allevatrice di questo tipo, che ogni due ore circa portava i cani nel recinto-pipì ufficiale e li rimetteva nella nursery solo dopo che si erano liberati tutti.
La nursery, però, era tappezzata di giornali, perché se c’è una cosa al mondo su cui NON puoi contare sono le cadenze-pipì dei cuccioli: è tutt’altro che insolito che un cucciolo abbia ammollato fuori quelli che sembravano venti litri, e appena rientrato nel recinto in casa decida che “ce n’era ancora un po'”.
Quindi i giornali sono praticamente un classico.

COME SI INSEGNA AL CUCCIOLO A NON SPORCARE IN CASA

Siccome intendo contestare un po’ gli insegnamenti “classici” di libri e riviste, ma non voglio neppure offendere nessuno, vi riporto qui quello che ho scritto io stessa su diversi libri. Così, almeno, me la prendo solo…con me:

La pulizia casalinga

Il cucciolo imparerà molto in fretta la pulizia casalinga, se noi sapremo indirizzarlo nel modo giusto.
L’educazione alla pulizia si svolgerà in modo diverso a seconda del luogo in cui abitiamo, quindi divideremo questo capitolo in due parti, una riservata ai cani che vivono in appartamento e una per chi possiede una casa con giardino.
Anche i cani che vivono in casa, teoricamente, potrebbero essere abituati fin dal primo giorno a sporcare fuori: ma se il cucciolo  non ha ancora completato il ciclo di vaccinazioni sarebbe meglio non portarlo troppo fuori, specie in città dove il rischio di contrarre malattie da cani sconosciuto sarebbe piuttosto alto..

PER CANI CHE VIVONO IN CASA
Appena arrivato in casa o subito dopo aver bevuto, sicuramente il cucciolo sporcherà.
Proviamo a metterlo su alcuni fogli di giornale che avremo preparato precedentemente, sperando che si liberi lì.
Se sporca nel posto giusto, complimentiamoci vivamente con il cucciolo. Se sporca altrove, almeno per il primo, fingiamo di ignorare completamente la cosa: puliamo quando il cucciolo non ci vede e passiamo subito dopo un neutralizzatore di odori (si acquistano nei migliori pet-shop).
Dopo il primo giorno, quando ormai ha superato lo stress dell’impatto con un nuovo ambiente, il cucciolo dovrà essere educato alla pulizia. Quindi, se sporca nel posto sbagliato, sgridiamolo con un severo “no!”: ma attenzione, potremo sgridarlo solo se lo cogliamo sul fatto. Un minuto di ritardo è già troppo: il cane non è in grado di collegare una punizione a un misfatto compiuto in precedenza, quindi non capirebbe il motivo della nostra ira.
Se arriviamo quando ormai il danno è fatto, ancora una volta puliamo senza farci vedere e passiamo il neutralizzatore di odori.
Appena completate le vaccinazioni, il cucciolo potrà uscire.
Portiamolo fuori dopo mangiato e ad ogni risveglio, sempre nello stesso posto (scegliendo un luogo non frequentato da altri cani, perché l’odore degli adulti potrebbe intimorire il cucciolo impedendogli di sporcare).
Appena il cucciolo avrà sporcato, lodiamolo moltissimo e giochiamo con lui: più soddisfazione gli diamo, più in fretta capirà. Per sveltire l’insegnamento, le prime volte, potremo portare con noi un foglio di giornale inumidito con la sua pipì, e disporlo all’esterno.

PER CANI CHE DISPONGONO DI UN GIARDINO
Dopo ogni pasto e dopo i sonnellini, prendiamo in braccio il cucciolo e portiamolo in giardino. Attendiamo che il cucciolo faccia i suoi bisogni, tenendolo costantemente d’occhio.
Poiché si trova in un ambiente noto e non è costretto ad indossare collare e guinzaglio, in giardino il cucciolo sporcherà quasi immediatamente.
Appena si sarà liberato, copriamolo di lodi e di coccole. Se dovesse sporcare in casa, comportiamoci come spiegato nel capitolo relativo ai cani che vivono in casa.

Facilissimo, no?
Con questo sistema sembra quasi garantito un risultato rapido e duraturo.
Purtroppo NON E’ SEMPRE COSI’!

Non voglio autoaccusarmi di aver scritto cavolate, sia chiaro: il metodo che ho appena descritto è corretto e un buon settanta per cento di cuccioli, con questo sistema, impara la pulizia casalinga in un arco di tempo che va dai quattro ai dieci giorni.
Ma c’è un altro trenta per cento che non impara affatto: e sui libri, o nei brevissimi spazi che vengono dedicati al problema-pipì sulla riviste cartacee, questo trenta per cento viene solitamente ignorato per un motivo molto semplice… non è possibile dilungarsi troppo solo su questo argomento.
D’altro canto non si può neanche scrivere un libro SOLO su pipì e popò: probabilmente andrebbe a ruba, ma sarebbe anche un po’ limitato!
Noi abbiamo la fortuna di essere online e di non avere limiti di spazio: oltre al “formato articolo” e al “formato libro”, possiamo sfruttare tutte le lunghezze possibili…quindi approfittiamone per vedere i motivi che possono creare questo benedetto trenta per cento di incalliti piscioni casalinghi.

LE POSSIBILI CAUSE DI FALLIMENTO

1 – USARE COME GABINETTO LO STESSO TIPO DI “FONDO” CHE IL CANE HA IMPARATO A RISPETTARE
Ecco che torniamo sul famoso tema “giornali” di cui abbiamo parlato nella premessa. Se il cucciolo è stato portato fuori a sporcare e poi messo sui giornali a dormire, la sua innata pulizia (che esiste, quando l’uomo non la rovina) lo spingerà a considerare i giornali come “letto”. Quindi insegnargli che quello è il gabinetto diventerà molto complicato.
Se si nota che il cucciolo EVITA i giornali e va a farla in qualsiasi altro posto, bisogna cambiare rotta e usare (per esempio) un pannolone per neonati allargato. Oppure dei giornali, sì, ma ricoperti di trucioli.

2 – PRETENDERE TEMPI DI ATTESA TROPPO LUNGHI
Un cucciolo di due mesi, se vuole, può “chiudere a chiave” la vescica anche per sei-sette ore.
Però, se non ha “chiuso a chiave” e gli arriva lo stimolo, da quel momento ha meno di un minuto di autonomia. Non è fisiologicamente in grado di tenerla oltre.
Bisogna assolutamente fare in modo che il gabinetto (dentro o fuori casa) sia raggiungibile in quell’arco di tempo OGNI VOLTA che gli scappa…oppure indurre il cucciolo a “chiudere a chiave”, cosa che si può ottenere con l’uso oculato del vari kennel.
In uno spazio ristretto il cucciolo farà sempre il possibile e l’impossibile per non farsela letteralmente addosso: questo ci permette di passare notti relativamente tranquille, perché – salvo problemi particolari – il cucciolo di notte NON sporcherà nel suo trasportino, sapendo che non potrebbe evitare di sdraiarsi sopra alle proprie deiezioni.
Di giorno invece dovrà essere portato fuori a intervalli di due ore, e non oltre.
Se si dedicano due giorni filati all’insegnamento della pulizia casalinga, spiegando bene al cucciolo cosa deve fare e non permettendogli di sbagliare, di solito il problema è bell’e risolto: per questo motivo converrebbe portare sempre a casa il cucciolo in un week end e dedicare questi due giorni a un insegnamento costante, chiaro e coerente dell’educazione alla pulizia.
Se il cucciolo viene portato fuori un po’ sì e un po’ no, se una volta viene sgridato e l’altra no, se una volta viene premiato quando la fa nel posto giusto e l’altra no…come fa a capire cosa vogliamo esattamente da lui?

3 – FAR NASCERE NEL CUCCIOLO L’ASSOCIAZIONE DI IDEE “PIPI FATTA=FINE DIVERTIMENTO”
Altro errore comunissimo: si porta il cane a far pipì, e appena l’ha fatta lo si riporta a casa. Questo per il cucciolo è un segnale molto chiaro: appena la mollo finisce la passeggiata.
E allora, per prolungare il divertimento…me la tengo!
Ovviamente, siccome può tenersela per un tempo limitato, quando rientrerà in casa penserà che non ci sia più motivo di trattenersi (tanto ormai la passeggiata è comunque finita)…e si libererà, con grande gioia del padrone, sul tappeto persiano.

4 – PRETENDERE CHE IL CUCCIOLO SPORCHI IN LUOGHI MARCATI DA ADULTI SCONOSCIUTI
Per il cane orinare non significa solo svuotare la vescica, ma anche “marcare il territorio”, e quindi inviare chiari segnali “sociali”.
L’odore dell’orina lasciata da un cane adulto (soprattutto maschio) significa “questa è casa mia, guai a chi osa entrare senza permesso”.
In città, purtroppo, la stragrande maggioranza degli angoli, dei marciapiedi, delle aiuolette ecc. è letteralmente permeata di segnali come questo.
E il cucciolo, che li legge col naso, pensa “questa zona non è di mia proprietà, quindi non posso orinare qui sopra perché incorrerei nell’ira funesta del proprietario di questo territorio”.
Un altro timore (atavico) del cucciolo è quello di lasciare il proprio odore laddove possano passare pericolosi predatori.
Ergo, non la fa.
E non vede l’ora di tornare a casa per liberarsi in un posto in cui non infrangerà alcun tabù sociale, né correrà il rischio di essere individuato  dai predatori.

5 – NON RIUSCIRE A SPIEGARE AL CUCCIOLO COSA VOGLIAMO
Il cucciolo non capisce l’italiano. Ma non capisce neanche gesti e punizioni che per lui non hanno alcun senso: tra questi gesti del tutto insulsi e inutili c’è il celeberrimo “naso nella pipì”, rimedio sovrano delle nonne che non ha ALCUNA logica per il cucciolo. Al massimo lui penserà che vogliamo fargli mangiare quello che ha appena eliminato: e infatti (quando non si tratta di pipì ma di cacca) il gesto di sfregare il muso nelle deiezioni ha creato più di un cane coprofago.

RIASSUMENDO:
Per insegnare al cucciolo a sporcare fuori bisogna individuare un luogo esterno in cui NON vadano a sporcare altri cani, e NON bisogna ricondurre subito a casa il cucciolo dopo che ha sporcato.
Se il cucciolo sporca abitualmente su giornali, pannoloni o altro, si può portare all’esterno (e collocare nel luogo prescelto) un po’ di questi materiali con l’odore della pipì del cucciolo, perché lui torna volentieri a sporcare dove l’ha già fatto in precedenza.
Se il cucciolo sbaglia, va bene un deciso NO! se lo si coglie sul fatto (più tardi il cucciolo non capirebbe), mentre non servono a nulla punizioni “classiche”, ma del tutto inutili, come quella di sfregare il muso nello sporco.

Mano mano che il cane cresce e acquista sicurezza sarà probabilmente lui a marcare tutti i luoghi in cui passa, il che può equivalere a una semplice presa di coscienza delle proprie possibilità…oppure, se si tratta di un soggetto molto dominante, a una sfida verso il resto del mondo canino.
Questo secondo punto è ad alto rischio e ci porta, già che siamo in tema, a trattare anche questo argomento.

IL CANE CHE “MARCA TUTTO”
I maschi particolarmente rissosi, quelli per intenderci che cominciano a dare di matto se vedono un cane a centinaia di metri di distanza, quasi immancabilmente sono anche “marcatori coatti”: ovvero alzano la zampa ogni due metri e marcano, oltre al loro territorio, anche…il resto del mondo, che poi finiscono per considerare di loro proprietà (quello nella foto è un esempio estremo, ma non  così raro come si potrebbe pensare).
Questo è un comportamento che va tenuto sotto controllo.
Se il “marcatore folle” mostra aggressività verso i suoi conspecifici bisogna impedirgli di continuare ad alzare zampe contro qualsiasi centimetro quadrato di pianeta terra, sgridandolo e tirandolo via.
In moltissimi casi l’aggressività tra maschi è stata corretta con questo semplicissimo espediente.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani da utilità per 16. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di 85 libri cinofili e della serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" , nonché conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).