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Al guinzaglio: condotta o passeggiata?

La condotta al guinzaglio è il primo esercizio che si insegna su qualsiasi campo di addestramento…e questo potrebbe far pensare che sia anche  il più semplice.
Non è così!
In realtà è uno dei più difficili, tant’è vero che spesso è proprio in condotta che anche i migliori conduttori perdono punticini preziosi in gara.
Si comincia da questo esercizio non perché sia facile, ma perché è propedeutico a tutti gli altri.
Chiariamo ora un punto fondamentale: la “condotta al guinzaglio” è un esercizio, un lavoro. La “passeggiata” al guinzaglio è tutta un’altra cosa.
Se si vuole un cane che non tiri quando lo portiamo a spasso non dobbiamo insegnargli una condotta sportiva: dobbiamo insegnargli a non tirare.
Le differenze sono molto forti, perché in condotta il cane è sotto pressione psicologica (sta a noi far sì che questa pressione sia gioiosa e positiva, ma sempre pressione è!): durante la passeggiata, invece, il cane deve rilassarsi e divertirsi… possibilmente senza trainarci in giro per la città come curiosi sciatori nautici che hanno dimenticato gli sci a casa.

Come si fa ad ottenere buoni risultati in entrambi i campi?
I possibili metodi sono due: il più diffuso è quello di insegnare la “condotta da passeggiata” al cucciolo e la “condotta da gara” al cane già grandicello, facendogli che capire che lo stesso ordine ha due significati diversi a seconda delle situazioni.
In alternativa si può partire con lo stesso cane (cucciolo o adulto che sia, ma meglio cucciolo) e iniziare contemporaneamente le lezioni di “passeggiata” per strada (con un ordine) e quelle di “condotta” al campo (con un altro ordine).
Alcuni addestratori sono contrari a questo sistema perché sostengono che ingeneri confusione nel cane, e non lo adottano perché lui impiega più tempo ad afferrare il concetto (specie se è cucciolo).
E’ vero.
Ma il fatto che ci voglia più tempo non significa che il tipo di insegnamento sia sbagliato: questa è una conclusione dettata solo da tempi cinofili in cui si rincorre il risultato veloce ad ogni costo.
In realtà, trattandosi di un cucciolo, abbiamo tutto il tempo che vogliamo: non siamo costretti a raggiungere livelli agonistici in quindici giorni perché c’è il brevetto in agguato.
Siccome un cucciolo di due mesi è in grado di imparare a distinguere perfettamente una cinquantina di ordini diversi, non stiamo chiedendogli l’impossibile.
Lui farà un po’ come i figli di genitori di nazionalità diverse, che imparano sempre a parlare più tardi degli altri…ma alla fine parlano alla perfezione due lingue.
Vediamo quindi entrambi i metodi, facendo però precedere il tutto dal metodo per abituare il cucciolo al guinzaglio, ovvero dal “giorno zero”.

ABITUDINE DEL CUCCIOLO AL GUINZAGLIO
Facciamo indossare al cucciolo un collarino di cuoio (NO ai collari a strangolo, semistrangolo e affini su un cane che abbia meno di sei mesi: mai in assoluto per i cani di piccola taglia) e attacchiamoci  il guinzaglio da addestramento, che NON è il guinzaglione “doppio” e pieno di borchie e moschettoni che tenteranno di rifilarvi in quasi tutti i pet shop, ma un guinzaglio di cuoio morbido, semplicissimo, lungo da un metro a un metro e venti.
Prima di mettere il guinzaglio dovremo dare tempo al cucciolo di abituarsi al collare: ma basta disinteressarsi completamente delle sue eventuali reazioni (grattatine, qualche sgroppata e qualche “numero” per i primi cinque minuti) e mettere il guinzaglio solo dopo un paio di giorni.
Niente di trascendentale.
MOLTO più trascendentale potrebbe essere la reazione al guinzaglio: nessun cucciolo accetta con troppo entusiasmo questo strano “coso” che gli impedisce di andare dove gli pare.
A seconda della razza e del temperamento potremo avere cani che si “piantano” (la resistenza passiva è tipica dei molossoidi), che sgroppano (tipico dei cani da pastore), che saltano per aria tentando di liberarsi o che mordono il guinzaglio tentando di eliminare l’intoppo (tipicissimo dei terrier). Poi ci sono cuccioli che fanno tutte e tre le cose insieme: o che passano dall’una all’altra.
Quelli che tentano di mordere il guinzaglio sono cuccioli che mostrano di saper “ragionare sul problema” e di cercare la soluzione giusta (strappo ‘sto coso e me ne vado dove mi pare).
A volte sono davvero indisponenti, ma ricordate che hanno già dato una bella dimostrazione di intelligenza: da questi cani mi aspetto sempre ottimi risultati. Da quelli che seguono passivamente fin dal primo approccio col guinzaglio…un po’ meno: perché possono essere cani molto docili o molto legati al loro umano (ottimo!), ma anche troppo sottomessi (sgradito).

Qualsiasi cosa faccia il cucciolo nei primi minuti, lasciatela fare senza intervenire.
Ditegli “NO” (ordine che deve già conoscere) se tenta di “uccidere” il guinzaglio: ma per il resto non fate nulla. Se fa qualche passo, seguitelo: lasciar “guidare lui” per i primi minuti significa risparmiarsi una lunga serie di salti, sgroppate e impuntature, specie con i cani di maggior carattere.
Appena  il cucciolo si sarà dato una calmata, mostriamogli qualcosa di invitante (pallina, salsicciotto, bocconcino) all’altezza del suo naso, e diamogli l’ordine “PIEDE”, o “AL PIEDE!” o “FUSS” (in tedesco, se preferiamo questa lingua).
Se cerca di prenderlo facciamo qualche passo, sempre tenendogli l’oggetto davanti stile “carota legata al bastone”.
Se il cucciolo cammina, complimentiamoci con lui e diamogli il premio. Fine della prima lezione.
Sganciamolo e lasciamolo libero.
Dopo qualche ora si può tenere la seconda lezione (identica alla prima, ma un filino più lunga: parliamo di 3-4-5 minuti, non oltre).
Prima di sera, con 3-4 lezioni, il cucciolo dovrebbe aver capito che venire legato al guinzaglio è preludio di qualcosa di piacevole.
E il primo passo è fatto.

LA POSIZIONE DI PARTENZA ( o “posizione di base”)
Una volta che il cucciolo si è abituato all’idea di “indossare” collare e guinzaglio, per proseguire nell’insegnamento dovremo insegnargli a mettersi seduto al nostro fianco: questa, infatti è la posizione di base per iniziare qualsiasi lavoro.
L’insegnamento è facile e divertente perché il cane, quando viene chiamato da noi, tende già da solo a girarci intorno: con opportuni movimenti della mano, che potrà reggere il solito bocconcino o giochino, noi potremo facilmente invogliarlo a mettersi vicino alla nostra gamba sinistra, con la spalla all’altezza della gamba stessa. Basta premiarlo nel momento in cui ci si trova spontaneamente, dando  nello stesso tempo l’ordine:  “PIEDE”.
Quando il cucciolo avrà abbinato l’ordine alla posizione, sarà sufficiente sollevare un po’ più in alto il premio: per seguirne il movimento lui alzerà la testa e di conseguenza si siederà.
Attenzione, questo NON è l’esercizio del “seduto” e non va dato l’ordine “seduto”: il comando è sempre e solo “PIEDE”.
Quando il cucciolo ha cominciato a capire il significato dell’ordine, potremo perfezionare e velocizzare l’esecuzione con l’uso del guinzaglio

METODO NUMERO UNO: STESSO ORDINE, SITUAZIONI DIVERSE

Passeggiata e condotta si differenziano soprattutto in un punto: in condotta il cane dovrà tenere costantemente la sua attenzione su di noi. In passeggiata dovrà essere libero di distrarsi, di annusare, di guardarsi intorno (altrimenti che passeggiata è? Diventerebbe lavoro!) e l’unica cosa che vogliamo è che il guinzaglio non vada mai in tensione, ovvero che il cane non tiri.

Quindi, per la passeggiata
:
Iniziando con il cane in posizione di base, diamo l’ordine “PIEDE” (o altro corrispondente) e iniziamo a camminare normalmente per strada, con le tasche ben fornite di bocconcini – se il cucciolo è goloso – o di pallina o salsicciotto, se il cucciolo ama più il gioco del cibo.
Possiamo lavorare subito in città.
Personalmente sono contraria ad andare troppo per gradi nell’inserimento degli stimoli distraenti, perché questo induce un doppio lavoro: prima insegnare la condotta e poi…ricominciare praticamente tutto daccapo, portando il cane in mezzo agli stimoli.
Io preferisco cominciare direttamente in mezzo ad automobili, altri cani, persone eccetera.
Anche in questo caso potrà volerci un pochino di più, ma i risultati a mio avviso sono superiori. E soprattutto, il lavoro si fa una volta sola!
L’ambiente ideale è una piazza, in cui ci si possa muovere agevolmente in qualsiasi direzione senza essere limitati da muri, marciapiedi o simili.
Camminiamo dunque col cane al guinzaglio: non dovremo aspettare molto prima che il cane inizi a tirare: ATTENZIONE, perché tre secondi dopo (ci potete regolare l’orologio e pure il cronometro!) il cucciolo butterà il naso a terra.
Noi dovremo intervenire esattamente in quei tre secondi, tra la tensione del guinzaglio e l’abbassamento della testa del cucciolo, dando l’ordine “PIEDE!” e facendo qualcosa che sconcerti il cucciolo.
Può essere  un angolo retto o un brusco dietro front: va bene praticamente tutto ciò che induce il cucciolo a pensare “ma che fa, questo?” e a guardarci in faccia per capire che intenzioni abbiamo.
Appena ci guarda, ricambiamo il suo sguardo (è importante) e premiamolo immediatamente.
Questo è un metodo “passivo” per ottenere un tipo di attenzione che io chiamo “di secondo grado”: ovvero, non pretendo che il cane mi tenga gli occhi puntati in faccia (come sarà invece per la condotta), ma abituo il cucciolo a pensare “spontaneamente” che se mi tiene d’occhio sarà premiato.
Questo lo indurrà a non tenere l’attenzione fissa su di me, godendosi quindi la sua passeggiata…ma a non andarsene neanche troppo per gli affari suoi, perché se il cucciolo si allontana in avanti non ha modo di tenere d’occhio il conduttore…e quindi non arriva mai alcun bocconcino!
Con l’abbinata “dietro-front-+attenzione di secondo grado” si insegna a camminare decentemente al guinzaglio a qualsiasi cane di qualsiasi età.
Qualcuno a questo punto penserà: ma quante complicazioni! Il cucciolo non può mica fare più forza di me: quindi non è sufficiente tirare dalla parte opposta alla sua, per insegnargli a stare al passo?
Assolutamente NO!
Il cucciolo (ma anche l’adulto) non è in grado di capire che tirando sul guinzaglio vogliamo indurlo a rallentare: crede invece che lo stiamo invitando a trainarci, e si impegna tanto che a volte finisce per “strozzarsi” letteralmente, fino al punto di mettersi a tossire.
Quindi è assolutamente VIETATO mettersi a fare gare di forza…perché in questo modo si insegna al cane a tirare più forte che può.

Per la condotta:
Aspettiamo che il cane abbia almeno 8-9 mesi e poi cominciamo a cercare da lui un’attenzione “di primo grado”, ovvero un’attenzione “costante” sul conduttore.
Come ho già detto, questo lavoro si può impostare anche prima della condotta, facendo in modo che il cane (da fermo, e libero dal guinzaglio) ci guardi, e rinforzando (ovvero premiando) sempre e comunque l’incrocio del suo sguardo col nostro.
In seguito si dovrà ottenere che il cane ci guardi per tempi sempre più lunghi.
A cane fermo possiamo attirare la sua attenzione con un gesto della mano, con una parola o con altri mezzi: l’importante è che il cane venga rinforzato IMMEDIATAMENTE appena ci guarda in faccia.
Ottenuta l’associazione di idee “sguardo verso il conduttore=premio” si allungheranno gradualmente i tempi rinforzando il cane quando ci guarda per dieci, poi venti, poi quaranta secondi e così via.
E’ fondamentale, in questo periodo, non spegnere mai l’appetenza del cane, ovvero il desiderio di ottenere il premio: questa è la parte più difficile, in cui spetta a noi variare il tipo di premio, non dilungarci troppo e capire quali sono i tempi giusti per quel singolo cane.
Quando siamo arrivati a un buon grado di attenzione potremo partire in condotta: c’è chi inizia addirittura senza guinzaglio (io, per esempio) e mette il guinzaglio solo in un secondo tempo.
L’importante, infatti, è che il cane impari a mantenere l’attenzione sul conduttore anche quando questi è in movimento.
Ci si arriva sempre per gradi, partendo da un unico passo (un passo in attenzione-premio), e passando poi a premiare dopo due, cinque, dieci passi.

Si può anche cercare l’attenzione direttamente in condotta: e la si ottiene molto rapidamente con i famosi “strappetti” sul collare, che risultano molto più efficaci se eseguiti con il collare a strangolo.
Questo per un motivo molto semplice: ci vuole metà della forza!
I sostenitori più “estremisti” del metodo gentile condannano questo strumento (spesso solo perché non lo conoscono) abbinandolo al concetto di “strangolare”, appunto, il cane: ma questa è una cosa che fanno solo gli addestratori “macellai”!
L’uso corretto prevede che il collare, scorrendo, “tocchi” il cane sul collo, un po’ come noi toccheremmo un amico su una spalla per dirgli “ehi, ti devo parlare”.
Partiamo dunque a passo ritmato (ma non marziale, per l’amor del cielo! Certi “passi dell’oca” sono soltanto ridicoli e non hanno alcuna utilità pratica) e cerchiamo l’attenzione del cane con questi colpetti ritmici “di richiamo”.
Se il cane ci guarda, rinforziamo immediatamente (il tipo di rinforzo varierà da cane a cane: per quello più goloso vanno bene i bocconcini, per quello che ama il gioco la pallina, e così via).

Ovviamente le cose non filano sempre così lisce, e il cane in realtà può comportarsi in quattro modi diversi:

a) restare all’altezza della nostra gamba e guardare verso di noi (risposta corretta);
b) cercare di sopravanzarci
c) restare indietro
d) tagliarci la strada e/o saltarci addosso.

Se otteniamo la risposta a), tutto va bene. Per le prime lezioni premieremo immediatamente, e in quelle successive allungheremo gradualmente i tempi fino ad ottenere un’attenzione costante a qualsiasi andatura e per periodi di tempo sempre più lunghi.
Se la reazione è la b), possiamo usare il famoso (famigerato per i “gentilisti”) “strappo correttivo”, che NON consiste nell’impiccagione sul campo del cane, ma in un colpo appena più deciso dei colpetti ritmati di prima.
Sempre facendo esempi umani, mettiamo di aver picchiettato sulla spalla dell’amico per dirgli “ehi, guardami!”. Se lui non ci presta attenzione, gli daremo un colpetto più forte o gli stringeremo gentilmente la spalla: non è che gliela dobbiamo staccare.
Non si deve neanche far stringere il collare intorno al collo del cane: quella che lui deve sentire è una leggera pressione.
Lo “strappo correttivo”, dunque, deve significare “EHI! Dove vai? Guarda me!”: cosa che quasi sempre induce il cane, appunto, a guardarci…e a far scattare immediatamente il rinforzo.
In alternativa si possono usare tutti i metodi visti con il cucciolo: il dietro front, la svolta brusca e così via. Va bene anche immobilizzarsi.
L’importante è che il premio arrivi nel preciso momento in cui il cane ci guarda in faccia.

Se il cane si fa tirare, si ferma o si siede, c’è qualcosa che non funziona.
O non sta bene (e allora è meglio sospendere subito la lezione), o è un cane di scarso carattere o eccessivamente sottomesso.
In questo caso anche piccolissimi strappi sul guinzaglio potrebbero rappresentare un problema, perché un cane di scarso carattere quasi sempre è carente anche nella tempra, e cioè la capacità di sopportare stimoli negativi.
La valutazione della tempra è fondamentale per l’addestramento, perché ciò che rappresenta uno stimolo gioioso per un cane può diventare una sofferenza per un altro.
Facciamo ancora una volta un esempio umano (anche se l’antropomorfismo è la cosa peggiore che si può fare in cinofilia, per fare esempi a volte è l’unico mezzo comprensibile): ci sono ragazzini di dodici-tredici anni che adorano giocare a rugby. Prendere e dare spintoni, accalcarsi in “mucchi selvaggi” e così via per loro rappresenta il massimo del divertimento.
Se in quella stessa squadra infilassimo un ragazzino esile, timidino, che ama leggere e giocare a scacchi e che detesta ogni tipo di attività fisica…al primo spintone, probabilmente, si metterebbe a piangere e odierebbe quello sport per il resto della sua vita.
Tornando ai cani, quello di tempra molto forte può trovare eccitante e stimolante perfino l’azione del collare a punte (strumento che deve essere usato e-sclu-si-va-men-te da professionisti di altissimo livello, quindi voi scordatevi pure che esista), mentre quello di tempra molle potrebbe andare in sottomissione e fare addirittura “cain” per uno strattone un po’ più secco sul collare di cuoio.
Quindi, non è tanto lo strumento né l’azione in se stessa che conta…ma il CANE, a cui dovremo sempre adeguare il tipo di insegnamento.
Al cane che si ferma, si siede, si fa tirare eccetera non bisogna MAI mettersi a parlare (anche se viene terribilmente spontaneo dire cose come “Be’? che c’è? Che ti prende?” eccetera) : questo per lui significa “ricevere attenzioni”…e potrebbe prenderci gusto.
Se ogni volta che resta indietro o si siede gli facciamo un lungo discorso, lui ripeterà apposta l’errore per invogliarci a parlare con lui.
Non siamo noi a dover dare attenzione al cane, ma è il cane che deve dare attenzione a noi. Ricordiamolo sempre, o faticheremo il doppio per raggiungere un risultato.
Un buon sistema per far rialzare ( o far muovere più rapidamente) un cane che fa “resistenza passiva” è quello di lanciare in avanti, a qualche centimetro dal suo muso, un bocconcino o una pallina.

Se il cane ci taglia la strada, possiamo andargli letteralmente addosso. L’inevitabile colpo o pestata di zampa (che non dovremo dargli apposta, ma che può succedere) gli faranno capire che quella di tagliare la strada non è stata un’idea molto brillante.
Non “scusiamoci” mai col cane, neppure se gli abbiamo fatto male: è stato lui a sbagliare. Continuiamo la condotta come se niente fosse.
Un cane di tempra molto dura potrebbe infischiarsene se gli finiamo addosso, o trovarlo un gioco molto divertente: in questo caso cambiamo metodo, perché finiremmo nei guai! Usiamo nuovamente il boccone o il gioco per rimetterlo “in carreggiata”.
Con i cani di tempra media o molle, il metodo funziona quasi immancabilmente: e solitamente, subito dopo l’impatto,  loro ci guardano anche con aria colpevole. Quindi noi, zacchete, premiamo.
I cani di tempra molle imparano la condotta molto più facilmente degli altri: peccato che i lati positivi finiscano qui, perché solitamente sono inadatti a qualsiasi lavoro sportivo.

Quando il cane ha capito che tenere l’attenzione su di noi è fonte di gratificazioni, e sbagliare è fonte di guai, metà del lavoro è fatto.
Ora si tratterà semplicemente di calibrare bene i rinforzi, ottenendo alla fine che il cane resti fissato su di noi per tutta la durata dell’esercizio.

ATTENZIONE: lo sforzo di concentrazione che chiediamo al cane in questo esercizio è notevole. Quindi dev’essere sempre calibrato sull’individuo, sulle sue doti caratteriali e soprattutto sulla sua età.
Due minuti di condotta per un cucciolone sono un tempo lunghissimo: per un adulto (oltre i due anni) dieci minuti sono un tempo quasi limite. Non possiamo pretendere di avere un robot programmabile: ricordiamo che abbiamo a che fare con un essere vivente.

METODO NUMERO DUE: ORDINI DIVERSI PER SITUAZIONI DIVERSE

Dovremo portare il cucciolo in ambienti diversi (uno quello cittadino, con stimoli; l’altro il campo, senza particolari stimoli) e iniziare contemporaneamente i due insegnamenti, quello per la passeggiata e quello per la condotta, dividendo i due ordini.
Si può dare il PIEDE in città e il FUSS in campo, o viceversa…o scegliere altre parole di nostro gradimento.
L’importante, in questo caso, è che il cane abbini una parola all’attenzione di primo grado, e l’altra all’attenzione di secondo grado.
Le tecniche per la passeggiata sono le stesse viste sopra.
Per l’attenzione di primo grado, trattandosi di un cucciolo, non potremo usare il collare a strangolo né gli strappetti, ma cercare di attirare l’attenzione in modo gestuale, con l’aiuto dei premi.
Ovviamente i tempi dovranno essere limitatissimi: un minuto di condotta in attenzione costante, per il cucciolo, è già un tempo limite.
In effetti, con questo sistema, l’insegnamento richiede tempi più lunghi: ma i fattori positivi sono due.
Uno è che il cane, a otto-nove mesi, sa già eseguire una buona condotta sportiva, e ci è arrivato per gradi godendosi gratificazioni più che subendo coercizioni.
L’altro è che questo sistema, a mio avviso, è l’ideale per il privato che ancora NON SA se gli va davvero di fare sport cinofilo a livello agonistico, o se preferisce accontentarsi di un cane “educato”.

Moltissima gente (il novanta per cento di quella che arriva per la prima volta su un campo di addestramento) non sa bene cosa vuol fare del suo cane: il suo scopo primario è quello di aver un cane “civile” (che prima di tutto non tiri al guinzaglio!), ma non esclude di poter fare anche qualche gara.
Così comincia l’addestramento senza sapere bene dove finirà.
Naturalmente nove persone su dieci mollano ogni velleità sportiva quando scoprono di cosa si tratta in realtà.
Perché un conto era il corsettino di obbedienza al sabato mattina…ma ben altro paio di maniche è alzarsi alle cinque del mattino e scarpinare per chilometri in cerca del terreno giusto per la pista…o cenare alle undici di sera perché è estate e gli attacchi si possono iniziare solo alle nove, che prima i cani si spiaccicano dal caldo.
Non c’è niente di male nel fatto che pochi siano disposti ad accettare questi sacrifici (perché QUALSIASI sport è sacrificio): si può amare e rispettare il proprio cane senza necessariamente farne un atleta a livello internazionale.
Però il cane deve essere sotto controllo e perfettamente gestibile in ogni situazione: altrimenti non è più un amico prezioso, ma una seccatura infinita.
Il problema è che, dopo il primo corso di obbedienza “propedeutico all’agonismo”, chi decide di non andare avanti spesso si ritrova con un cane che non è né carne pesce.
Non è un cane “addestrato”, perché si sono fermati a metà strada: ma non è neppure un cane educato a livello cittadino, perché ha sempre lavorato in campo, senza distrazioni e in condizioni del tutto diverse da quelle che trova in città.
Questo fa ritenere a moltissime persone di aver buttato via i loro soldi.
Ecco perché ritengo molto utile abbinare i primi esercizi “sportivi” alla loro versione semplicemente “pratica”.
Perché, in questo modo, il signor Rossi che decide di non andare in agonismo avrà ugualmente un cane capace di sedersi, di camminare al guinzaglio in modo decente, di aspettarlo fuori da un negozio e di fare tutte quelle piccole cose che rendono il cane un piacere, e non una seccatura.
Se invece decide di andare in agonismo non avrà compromesso la preparazione sportiva del cane, anzi l’avrà “portata avanti” e ora potrà dedicare più tempo al perfezionamento degli esercizi.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).