Si discute ancora (e forse si discuterà ancora a lungo, perché ogni tanto nuovi studi scientifici rivoluzionano ciò che si credeva assodato fino a poco prima) sul quando, come e dove iniziò la domesticazione del cane.
Soprattutto sul “quando”.
Si pensava a 12.000, poi a 14.000 anni fa… finché l’analisi del DNA mitocondriale non ha stabilito, con quella che dovrebbe essere una buona approssimazione, che il binomio cane-uomo potrebbe essersi formato ben 100.000 anni fa.
E’ quasi certo, comunque,  che le due specie che cominciarono ad interagire strettamente, iniziando così   il vero e proprio processo di domesticazione (ovvero: passaggio di una specie dallo stato selvatico, e come tale sottoposta a selezione naturale, pressione ambientale e così via,  a quello regolamentato dall’uomo) non furono propriamente l’uomo e il lupo, ma l’uomo ed una specie che già si stava trasformando in qualcosa di diverso dal lupo.
In un mio libro l’ho chiamata, per praticità, “lupcane”: nome per nulla scientifico, ma atto a far capire che tra “lupo vero e proprio” e “cane” come lo conosciamo oggi  ci fu un passaggio intermedio, una specie di “anello di congiunzione”  meno diffidente del lupo e più disponibile ad avvicinare specie diverse.
Il processo di domesticazione del “lupcane” fu molto rapido, a quanto ci dicono i reperti storici: e  in realtà i presupposti per  una collaborazione c’erano  tutti, trattandosi di due specie ugualmente sociali e gerarchiche.

Concluso il processo di domesticazione possiamo sicuramente smettere di parlare di “lupcani” e cominciare a parlare di “cani” veri e propri; cani che, però, non erano tutti uguali.
In diverse parti del mondo, la selezione naturale aveva già lavorato e ottenuto risultati diversi: se è vero – come pare che sia – che il processo di domesticazione dei lupcani avvenne quasi contemporaneamente in ogni zona abitata dall’uomo, è anche vero che i lupcani, prima di diventare domestici, avevano dovuto adattarsi a condizioni ambientali differenti e quindi avevano assunto caratteristiche differenti.
I lupcani del deserto avevano ovviamente pelo corto, scarso o nullo sottopelo, canna nasale lunga (per raffreddare adeguatamente l’aria respirata), grandi padiglioni auricolari (per disperdere il calore) eccetera; i lupcani di montagna avevano pelo lungo e folto sottopelo, canna nasale più corta, orecchie più piccole.
Dove le risorse erano limitate, i lupcani potevano essere solo di taglia medio-piccola; dove c’era da mangiare per tutti sopravvivevano e prosperavano anche i “lupcagnoni”.
E così via.
Certamente l’uomo, immediatamente dopo aver domesticato il cane, cominciò anche a fare selezione, ovvero ad accoppiare i soggetti che riteneva più idonei ai propri interessi; ma dobbiamo tener presente che non si partì da un solo generico lupcagnotto, ma da tipologie già differenziate anche in modo sensibile.
E’ vero, insomma, che è stato l’uomo a creare il chihuahua da una parte e l’alano dall’altra; ma li ha creati partendo da un cane che era già molto piccolo per conto suo e da un altro che era già molto grande (il tutto, ovviamente, grazie alla grandissima varietà e plasmabilità genetica che il cane possiede per natura).
Lo stesso vale un po’ per tutte le attuali razze mignon, giganti, a pelo raso o a pelo lunghissimo,  alte, basse, lunghe, corte, larghe e strette…ma questo, ormai, è abbastanza risaputo.
Si parla e si sa meno, invece, del fatto che oltre alle differenze morfologiche la natura avesse già “predisposto” rilevanti differenze caratteriali: c’è anche un’interessante teoria secondo cui le une condizionassero, fin dall’inizio, le altre (teorie simili esistono anche per quanto riguarda l’uomo, basti pensare a Lombroso: però, nell’uomo, si sono rivelate grandissime bufale. Nel cane è ancora tutto da stabilire).
A proposito del legame tra aspetto fisico e psiche, una teoria particolarmente interessante è quella della “neotenia”, ovvero (nell’accezione etologica) il mantenimento in età adulta di alcune caratteristiche infantili.
Tanto per cominciare, è assodato che la domesticazione del cane comportò una sorta di “regressione” delle caratteristiche morfologiche dell’adulto verso l’aspetto infantile: orecchie pendenti, occhi grandi e tondeggianti, musi schiacciati e perfino la pezzatura del mantello sono tutti caratteri che non esistono nel cane selvatico.
E’ curioso, però, scoprire che queste caratteristiche non vennero scelte dall’uomo (che a quei tempi non si preoccupava certamente dell’estetica canina), ma che arrivarono – si presume inaspettatamente – come conseguenza di una selezione che invece era mirata soltanto alla funzione.
L’uomo si rese conto molto presto che le caratteristiche psicofisiche dei cani passavano dai genitori ai figli: quindi cominciò ad accoppiare tra loro i soggetti più promettenti dal punto di vista utilitaristico.
Accoppiò, insomma,  quelli più docili, più socievoli e più disponibili a lasciarsi guidare da lui: scelta che però “si portò dietro” le mutazioni fisiche elencate sopra.
All’inizio degli anni ’80 venne effettuato un esperimento sulle volpi, basato sugli stessi criteri (Belyaev, 1981): vennero scelti ed accoppiati tra loro solo soggetti particolarmente docili, mansueti ed amichevoli nei confronti dell’uomo.
Il risultato fu sorprendente, perché le generazioni successive non erano soltanto “domestiche” dal punto di vista caratteriale…ma presentavano anche orecchie pendenti,  mantelli più chiari (talvolta pezzati) e code arricciate.
Inoltre le femmine cominciarono ad andare in calore due volte all’anno, mentre in natura sia cagne che femmine di volpe hanno un solo estro all’anno
Questo suggerì a diversi Autori (cito fra tutti Coppinger e Schneider, 1995) che la manipolazione della morfologia potesse influenzare carattere e temperamento (e conseguentemente funzione), e viceversa.

A questo punto si può presumere che selezione umana, selezione naturale ed “effetti collaterali” della selezione umana – imprevisti, dato che gli uomini primitivi non dovevano avere ‘ste grandi cognizioni di genetica… – si siano in qualche modo intrecciati e reciprocamente influenzati, con i risultati che possiamo vedere ancora oggi: tipologie morfologiche diverse risultavano adatte a funzioni diverse.
Per esempio, il lavoro del cane da pastore (che ha orecchie erette, muso appuntito e in generale aspetto più “lupino”) utilizza pari pari la strategia di caccia del carnivoro, con l’unica differenza che il modello predatorio si ferma prima dell’uccisione della preda; il lavoro del cane da guardia, invece, è basato sulla territorialità e risulta più efficace nei cani dall’aspetto più neotenico, ovvero più “cucciolesco” (orecchie pendenti, muso corto, occhi e “faccia” rotonde). L’esempio tipico è rappresentato dai molossoidi, che sono i cani più legati in assoluto alla casa e alla famiglia.
Riassumendo: domesticazione prima e selezione poi hanno influenzato fortemente l’evoluzione del cane e soprattutto la differenziazione del vero e proprio “cane” dal lupcane, che a sua volta già era sensibilmente diverso dal lupo. Ma non solo. Ci sono stati fin dall’inizio, e a maggior ragione ci sono oggi, diversi cani e non un “cane” generico.
E non basta ancora: se cani di razza diversa hanno caratteristiche psicofisiche di base diverse, poi si devono aggiungere le differenze individuali. Perché si tratta di esseri senzienti, capaci di pensiero e di ragionamento, non di “cani Lego” che si montano e smontano a nostro piacimento.
Ogni cane è la somma della storia della sua specie, di quella della sua razza e della propria storia individuale (nella quale interviene – e pesantemente – anche l’influsso degli umani con cui ha avuto a che fare, in primo luogo l’allevatore e il proprietario).
Quindi ogni cane è un mondo diverso, a cui bisogna accostarsi innanzitutto con umiltà, senza la presunzione di sapere tutto “sui cani”, perché sarebbe come dire che sappiamo tutto “sull’uomo”.

Ma a questo punto, vi chiederete…ha ancora senso parlare di etologia, di comunicazione, di “metodi” di educazione, addestramento, terapia comportamentale e così via validi per tutti i cani del mondo?
La mia risposta è un chiaro, nitido, forte… “ni”!

La “i”, ovvero il lato positivo della risposta, è suggerita dal fatto che tutti i cani del mondo hanno la stessa fisiologia; hanno tutti un cervello identico, che funziona nello stesso modo, che ha le stesse reazioni chimiche e così via.
Inoltre il “modello di partenza” (ovvero il buon, vecchio nonno lupo) è lo stesso per tutti,  e in tutti ha lasciato gli stessi retaggi genetici; per questo ogni cane del mondo, in alcune occasioni della sua vita (per esempio l’accoppiamento o la caccia) seguirà gli stessi schemi comportamentali, o schemi molto simili tra loro.
In altre occasioni, però (per esempio l’incontro tra due soggetti sconosciuti), potrebbero vedersi comportamenti estremamente diversi l’uno dall’altro: se due lupi, incontrandosi, seguono sempre e solo lo stesso rituale, due cani possono offrirci una vera e propria “compilation” di modelli di comportamento tutti diversi.
Potremo andare dalla totale indifferenza all’eccessiva esuberanza, dall’immediato invito al gioco alla rissa apparentemente immotivata, dall’aggressività alla timidezza. E a questo punto potremmo scoraggiarci e pensare che la “n”, ovvero la risposta negativa alla nostra domanda, sia quella più veritiera.
Invece la verità, come spesso accade, sta nel mezzo.
La verità è che…NO, non esiste alcun metodo che ci consenta di capire al volo qualsiasi cane, di rapportarsi con lui senza sbagliare mai nulla  e risolvendo con un colpo di bacchetta magica tutti i suoi (e i nostri) problemi.
Chi pensa di avere in mano questa bacchetta non è un esperto di cani, non è il “guru” della situazione: è solo un emerito presuntuoso che potrà anche incamerare alcuni successi, ma prima o poi (e presumibilmente più prima che poi) si scontrerà con un clamoroso fallimento.
A quel punto, quasi sicuramente, darà la colpa al cane…ma noi sappiamo che le cose non stanno proprio così.
D’altro canto…SI’, si può “parlare” col cane. Con qualsiasi cane.
Se è vero che ancora indubbiamente lontani dalla totale comprensione della sua psiche (d’altronde non sappiamo granché neppure di quella umana!), se è ancor più vero che ogni soggetto ha la sua personalità, i suoi retaggi, i suoi “pregi e i suoi difetti”, se vogliamo dirla in modo un po’ semplicistico…è anche vero che il primo passo verso la comprensione è un linguaggio comune.
Con un giapponese, se sappiamo il giapponese, potremo anche litigare furiosamente; potremo trovarci antipatici, avere scontri culturali, metterci pure le mani addosso. Ma almeno sapremo il perché.
Se invece il giapponese non lo sappiamo, abbiamo solo due scelte: o non tentare neppure di comunicare, oppure andare per tentativi utilizzando gesti, smorfie, disegnini…e rischiando di dare capocciate nel muro per la frustrazione, oppure di incorrere in fraintendimenti che possono andare dal comico al tragico.
Per questo il primo obiettivo di ogni vero cinofilo dovrebbe essere quello di impare il “canese”: imparare a capirlo e soprattutto a parlarlo…perché se voi capiste benissimo il signore giapponese di cui sopra, ma poi gli rispondeste in italiano, non avreste fatto molti passi avanti nella conversazione!

NEOTENIA: qualche approfondimento

Premessa importante: lo stesso Coppinger, redattore della “scala neotenica” che troverete qui sotto, dopo qualche anno ha deciso che non gli piaceva più: questo perché aveva basato tutta la sua teoria della neotenia e del pedomorfismo (ovvero “morfologia di tipo infantile”) sul rapporto tra la lunghezza del palato e quella del cranio.
Poi, nel 1986, Robert Wayne dimostrò in una pubblicazione che tutte le razze canine hanno lo stesso rapporto tra lunghezza del palato e lunghezza totale del cranio: questo fece pensare a Coppinger di aver preso un abbaglio e quindi lui ripudiò la sua stessa tesi.
In realtà, però, non esiste solo il rapporto palato-cranio, nell’aspetto di un cane.
E una cosa è certa: anche se forse è eccessivo pensare di dividere le tipologie in  rigorose “tabelle” e di applicare etichette troppo precise solo in base alle caratteristiche pedoformiche… chiunque abbia avuto a che fare con molti cani, di razza diversa e dal carattere molto diverso, si renderà conto che qualcosa di buono, nell’idea della neotenia, sicuramente c’era.
E siccome – per i motivi visti sopra – a noi non piace “etichettare”, mentre ci piace tener presente tutto lo scibile cinofilo possibile (possibilmente usandolo cum grano salis…), la tabellina degli stadi neotenici  la riportiamo qui sotto: invitandovi a NON prenderla per oro colato ma a tenerla presente, perché può sempre fornire qualche spunto di riflessione.

Gli stadi neotenici:

PRIMO STADIO, o stadio del neonato
I cani al primo stadio neotenico hanno caratteristiche fisiche prepotentemente infantili, tipiche dei cuccioli di lupo nel primo e secondo mese di vita. Il muso è corto, le orecchie piccole e pendenti, il cranio tondeggiante, il corpo tozzo e l’andatura goffa. Psicologicamente il cucciolo è legato esclusivamente alla madre e ai fratelli, e allontanarsi da loro gli provoca paura e stress. Il mondo esterno gli interessa pochissimo, e ha paura di tutto ciò che non conosce: quindi tende a reagire aggressivamente a qualsiasi stimolo estraneo.
Razze-esempio: tutti i molossoidi, ma anche diverse razze da compagnia.
Questi cani sono lottatori senza inibizioni rituali (che compaiono infatti solo nel lupo adulto), ottimi guardiani perché estremamente territoriali (in loro “tana” e “territorio” sono addirittura sinonimi), non molto adatti alle attività che richiedano un alto temperamento (ovvero velocità di reazione agli stimoli) e spirito di iniziativa.
Non sono gerarchici, perché l’ordinamento gerarchico inizia solo a tre mesi: per loro il concetto di “padrone-capobranco” non esiste. Esiste invece il concetto di “padrone-mamma”, perché é questa che amano e rispettano e a cui, quindi, obbediscono.

SECONDO  STADIO, o stadio del gioco
I cani al secondo stadio neotenico si avvicinano al cucciolo di lupo dal terzo al quarto mese di vita. Manifestano curiosità e vivacità verso gli stimoli esterni, giocano spontaneamente con i fratelli e con i genitori, cominciano ad uscire dalla tana e a interagire (sempre in modo ludico) con altri membri del branco, ma diffidano ancora di ciò che conoscono. Provano grande piacere nel prendere tutto in bocca.
L’aspetto fisico presenta: orecchie più lunghe, ma in posizione ancora pendente o semieretta, muso allungato e corpo più agile e proporzionato. Razze-esempio: la maggior parte dei braccoidi e soprattutto i retrievers.
Sono poco adatti a compiti di guardia e difesa, perché  ancora carenti dal punto di vista del coraggio: inoltre hanno ormai abbandonato il legame con la tana, ma non hanno ancora sviluppato una sufficiente territorialità di tipo alimentare/sessuale (tipica dell’adulto). Di indole giocosa e affettuosissima, hanno una vera “passionaccia” per il riporto. Cominciano ad intuire il concetto di gerarchia, ma sono ancora legati anche alla madre: il padrone ideale è  quello che sa tenere un comportamento intermedio tra “mamma” e capobranco.

TERZO STADIO, o stadio del paratore
Corrisponde al lupacchiotto di 4-6 mesi.
Le orecchie sono ormai erette o quasi erette, il muso si è ulteriormente allungato, l’andatura è agile e sciolta. In questo stadio il cane non è più in “fase orale” e quindi è meno appassionato al riporto: manifesta invece la tendenza a sorpassare qualsiasi oggetto (o animale) in movimento, “intercettandolo” e tagliandogli la strada. Questo comportamento viene detto appunto “parata” e rappresenta una sorta di preparazione al comportamento predatorio, che si manifesterà poco tempo dopo e che si tradurrà nell’inseguimento della preda e nel tentativo di afferrarla ai talloni. In natura, dai 3 ai 6 mesi, avvengono le fase di ordinamento gerarchico e di ordinamento del branco: quindi questi cani sono già molto gerarchici e collaborativi. Razze-esempio: la maggior parte dei lupoidi, specialmente quelli da pastore.
Questi cani sono adatti a compiti di guardia, perché già territoriali; di difesa, perché sono pronti a tutto per il padrone-capobranco; di pista, perché conoscono già le tecniche di caccia che li spingono a usare l’olfatto; di conduzione del gregge, perché tendono a “raggruppare” gli animali che vengono loro affidati. Le razze che appartengono al terzo stadio sono quelle più duttili ed eclettiche, perché  mostrano una maturità psichica “quasi” adulta ma restano assai dipendenti dai superiori gerarchici.

QUARTO STADIO, o stadio del tallonatore
La prima teoria neotenica si fermava a questo stadio, raggruppando tutto il periodo che va dall’adolescenza all’età adulta: oggi si tende ad aggiungere un quinto stadio per rappresentare il cane completamente adulto.
Nello stadio del tallonatore il cane presenta un fisico simile a quello del lupo adulto: orecchie dritte, muso lungo, muscolatura ben sviluppata, corpo agile. I tallonatori sono indipendenti, capaci di prendere iniziative in proprio e fortemente predatori (sono già nello stadio in cui devono collaborare con gli adulti nella caccia). Tendono a inseguire la preda e di bloccarla addentandola nei quarti posteriori. Sono fortemente gerarchici ma rispettano solo il capobranco, mentre non sanno più farsene di una “mamma”. Con loro è più efficace una dominanza “seriosa” di una sdolcinata e ricca di coccole. Razze-esempio: appartengono a questo stadio alcuni levrieri, tutti i cani nordici da caccia e due da slitta, il Samoiedo e l’Alaskan Malamute. Alcuni Autori inseriscono il SH in questa fascia.

QUINTO STADIO, o stadio dell’adulto.
Il cane somiglia fisicamente e caratterialmente a un lupo adulto. Non abbaia quasi più (come abbiamo già detto, l’abbaio è  una manifestazione infantile), ma può  ululare per motivi sociali. Molto indipendente e predatore, può avere un legame molto forte solo con i membri di rango superiore che sappiano conquistarsi la sua stima (è anche prodigo di affetto, ma questo non basta per farsi obbedire).
Razze-esempio: i levrieri più primitivi (per es. l’azawakh) e le rimanenti due razze nordiche da slitta, siberian husky e groenlandese. Tra i due, il groenlandese è ancora più “adulto” dell’husky e la sua “gestione” è riservata a veri conoscitori della psiche canina.

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35 Commenti

  1. Scusate ma non manca lo stadio dell’adolescente indicato da Coppinger in questo articolo? Corrispondente alle razze da pastore dei paesi dell’est europa e asia (pastore del caucaso,dell’asia centrale,della ciarplina ecc..)

    • Lo stadio dell’adolescente è quello del tallonatore, corrispondente al lupo di 6-8 mesi. La descrizione che ne diede Coppinger in origine è quella riportata (il quinto stadio è stato aggiunto da altri Autori): può darsi che ne esistano interpretazioni (o traduzioni) diverse, ma l’adolescente quello è 🙂

  2. Grazie per avermi risposto, sono molto confusa a riguardo…mi sa tanto che mi hanno informato male…mi hanno spiegato: primo stadio molossi 20-25 gg, secondo stadio adolescenti 25-50gg, terzo stadio giocatori 50-70gg, quarto stadio paratori 70-120gg, quinto stadio tallonatori 120-150gg mentre lo stadio dell’adulto non veniva riconosciuto al cane, ma solamente al lupo.
    Riflettendoci un attimo è ovvio che il periodo adolescenziale sia dopo quello del gioco, ma se è cosi’ non capisco dove vengono collocati i pastori dei balcani, dell’asia ecc.. sono pur sempre molossi ma a pelo lungo, adibiti alla custodia del gregge e molto indipendenti dall’uomo.
    Mentre i tallonatori sono sempre molto indipendenti dall’uomo e non molto “facili” da gestire, ma il loro aspetto fisico è molto piu’ vicino al lupo adulto e non assomigliano per niente all’aspetto fisico dei pastori menzionati prima.
    Scusa se insisto…ma questo argomento mi interessa molto…aiuto!!!
    C’è qualche libro che mi consiglieresti sull’argomento?
    Grazie mille per la tua disponibilita’!!!!!

    • Mah, io li metterei con i molossi. Ho un mastino transmontano (simile al rafeiro do alentejo e ai pastori dell’asia centrale) e mi sembra decisamente corrispondente a questo stadio. Indipendente dall’uomo poi non direi, il mio almeno è un cane-colla, specialmente con me. 🙂

  3. I terrier di tipo bull dove sii collocherebbero? a naso credo fra il primo e il secondo stadio, ma a dire il vero non essendo riportate nell’articolo faccio fatica anche a collocare i terrier che forse a naso metterei fra il terzo e il quarto stadio.

    i terrier di tipo bull non so dove inquadrarli visto che sono un mix di molossoide e terrier sia come aspetto che come carattere: hanno indole giocosa e sono predisposti a volere un “capo-mamma”, spesso sono assai socievoli con gli umani estranei e non difendono nemmeno la tana da essi, ma sono solitamente assai poco socievoli con gli altri cani estranei in particolare del medesimo sesso, non sono in media molto adatti alla guardia ecc ma hanno un forte istinto predatorio con una sequenza di caccia completa ma con le fasi inerenti al fiutare e seguire la pista non molto sviluppate (anche se essendo animali versatili e desiderosi di compiacere il proprietario ci sono pitbull addestrati come cani da ricerca oltre che x molte altre discipline molto variegate visto che chi ama la razza non può farle fare ciò x cui è stata creata ovvero prendersi a botte con altri cani, qui mi riferisco in particolare ai pitbull e in generale i terrier di tipo bull dovrebbero condividerne in buona parte le attitudini almeno mentali e in parte le doti fisiche)..oppure le fasi sviluppate della sequenza predatoria non c’entrano una cippa con il discorso neotenia?

  4. Una caratteristica genetica spessissimo associata con la domesticazione è il mantello pezzato (e forse con la selezione alla docilità se guardiamo gli esperimenti di domesticazione delle volpi e il fatto che lì tale carattere sia comparso così rapidamente in completa assenza di selezione estetica; poi la “selezione alla docilità” è la prima selezione inconscia che gli umani hanno effettuato su qualsiasi animale addomesticato visto che un cane indociole è poco apprezzato come lo sono un cavallo o una mucca indocile), mantello tendenzialmente poco adatto alla sopravvivenza (anche perchè + il pezzato vira verso il bianco e ancor peggio verso la depigmentazione + si possono avere problemi di salute anche non subito individuabili come la sordità nei cani bianchi o con elevata % di bianco, ma che in % determinano una minor sopravvivenza in natura di tali soggetti).

    Però fra le razze domesticate il pezzato è comparso in animali molto distanti filogeneticamente fra di loro (e io fra i pezzati in questo discorso ci metto anche, con un asterisco, gli animali con macchie bianche su muso torace e balzane visto che geneticamente non hanno un “mantello solido” e quindi differiscono dai veri pezzati x quantità + che x “tipologia di mantello”) fra cui i cani, gatti, i cavalli (dove in europa si è cercato x millenni di arginarlo accoppiando solo soggetti con piccole balzane e stelle ma appena questi cavalli furono portati in USA dove la selezione estetica argina-pezzato non c’era sono ricomparsi i pezzati in pochi decenni) le mucche ecc…
    E mucche e cavalli hanno una neotenia assai meno forte di quella canina (nonostante una mucca da carne assomiglia + a un vitello che ad un bovuno selvatico e un cavallo da corsa somigli + ad un puledrino che ai cavalli ancestrali simili a zebre tinta unita e anche il puledro di zebra somiglia molto + ad un cavallo rispetto alla zebra adulta), ma presentano comunque una buona diffusione dei mantelli pezzati.
    Nei gatti poi a parte alcune razze + “pregiate” e particolari (con aspetto + neotenico quali muso piatto e testa tonda e pelo soffice simile a quello dei micini), i caratteri di domesticazione si vedono soprattutto nelle modifiche di colorazione del mantello fra cui la comparsa del pezzato è la + evidente (gli altri colori sono solo forme melaniche di gatti tigrati in cui il melanismo copre le tigrature, e tale forma vi è pure nel selvatico (vedi leopardi melanici ovvero pantere) o in una “scoloritura” del gatto tigrato con scomparsa della Eumelanina (gatto tigrato rosso), mentre animali bianchi o pezzati differiscono molto + come mantello dal gatto selvatico e degli altri felini.

    quindi che il pezzato non sia un carattere fenotipico ix qualche motivo legato alla maggior docilità degli animali domestici? (non sto dicendo che gli animali pezzati siano + docili dei loro cospecifici con mantello solido o aventi solo qualche piccola balzana, ma che la comparsa del mantello pezzato in animali dopo la domesticazione avvenga rapidamente x via della selezione degli animali + docili e che quindi ci possa essere un qualche legame da indagare fra le 2 cose).

  5. valeria secondo te perchè lourence e coppinger si ricredettero sulla teoria neotenica da loro stessi fatta? solo per il fatto del cranio in rapporto al muso? o per altri motivi ad esempio commerciali? puoi spiegarmi più dettagliatamente? grazie

    • Solo per i rapporti craniali. Perché per gli accademici una teoria può essere considerata valida solo se dimostrabile scientificamente: e la dimostrazione scientifica che avevano trovato era fasulla, quindi non hanno potuto convalidare la teoria.
      Però Coppinger ha detto chiaro e tondo: “non significa che non sia valida: significa solo che non sono in grado di dimostrarla”.

  6. Ho due cani meticci femmina (madre e figlia). La madre deriva da mamma boxer tigrato e padre segugio portoghese, la figlia dall’accoppiamento della madre con un meticcio husky+pitbull. I cani mi sono arrivati così, non sono io responsabile degli accoppiamenti. La madre corrisponde caratterialmente al quarto tipo da lei indicato, la figlia sta al terzo. Sono entrambe socievoli e non aggressive. Due settimane fa, portandole a spasso in montagna, abbiamo incontrato un Akita americano maschio adulto(con padrone): per un’ora si sono tormentati, dopodichè le restanti tre ore di passeggiata le hanno impiegate a rincorrersi tra la neve, pacificamente. La scorsa settimana, portandole sulla spiaggia, abbiamo incontrato un Amstaff femmina adulta(con padrone): sulle prime i cani si sono rincorsi (per la verità era l’Amstaff ad essere interessato alle mie), poi il terrier ha cominciato ad essere più aggressivo, in particolare verso la figlia. La rincorreva battendo i denti ma, quando la mia cucciolona si è resa conto delle intenzioni non pacifiche dell’altra, le si è rivoltata contro ed ha morso l’Amstaff due volte, sottomettendolo. Dove ho sbagliato?

    • Sbagliato? Non credo che tu abbia sbagliato niente: l’ AMstaff ha inseguito la cucciolona, probabilmente per istinto predatorio, oppure territoriale o di rivalità gerarchica e sessuale, essendo entrambe femmine. Se la tua cucciolona è stata in grado di reagire significa che al suo stadio neotenico esistono le gerarchie, e ha voluto mettere in chiaro con la conspecifica di essere il soggetto dominante, seppure fosse più giovane (ovviamente mi sto basando su quanto hai scritto tu) E se l’ Amstaff non ha subito FERITE EFFETTIVE, ma solo un morso ritualizzato, allora posso dire che non hai sbagliato proprio per niente, e che hai tirato su un animale educato al galateo canino, che conosce la dinamica e il concetto (istintivi) di branco e in grado di intrattenere rapporti sociali tra conspecifici canini. (Se l’ Amstaff si è buttata pancia all’ aria e subito la tua cucciolona ha fermato l’ ”attacco”, allora è la prova. Se però l’ Amstaff ha riportato ferite, seppure non gravi, vuol dire che la cucciolona non sa controllare la propria forza, o che ha un’ indole in realtà più aggressiva, o comunque temeraria, il che può essere positivo. Se il cane è solo ricco di tempra, si intende ^^) NON SONO ESPERTA, e sono una cinofila solo amatoriale, che cerca di imparare il più possibile ^-^ GRANDE VALERIA

  7. Possiedo un rottweiler indipendente , con FORTE ISTINTO PREDATORIO , capacissimo di prendere iniziative in via del tutto autonoma non abbaia quasi mai (spesso invece di ringhiare “ruggisce” )molto territoriale e DOMINATE ma comunque amante osessionato del gioco al riporto della palla ed affini …… ed un dobermann che a differenza è un grande ABBAIONE , coccoloso , morbosamente legato a me (mi seguirebbe anche alla toilette )totalmente disinteressato a qualsiasi forma di gioco ludico eccellente guardiano/difensore ………eppure a livello cranico va oltre la morfologia del pastore tedesco (giusto un esempio) per la vicinanza al lupo o stadio di cane ADULTO comunemente definito dolicomorfo è tutto tranne che autonomo insomma per dare il massimo necessita della mia presenza (senza nessuna forma di addestramento NON ACCETTA CIBO DA NESSUNO TRANNE CHE DAL SOTTOSCRITTO ) ………..RINGRAZIO anticipatamente …….. i miei PIU’ cordiali saluti 😉

    • Non capisco cosa intendi dicendo che il dobermann va oltre la morfologia del pastore tedesco. Comunque la teoria neotenica è appunto una teoria una traccia generica da seguire non la legge assoluta. È ovvio che il cane si modifica anche con l’esperienza e l’apprendimento

  8. intendo dire che per la conformazione del cranio , il muso allungato , lo stop pressochè inesistente il dobermann è morfologicamente piu’ affine al levriero che è il dolicomorfo per eccellenza mentre il pastore tedesco o l’husky (spesso chiamati cani lupo ) sono inequivocabilmante mesomorfi ………insomma il dobermann dovrebbe essere ancor piu’ lontano ( piu’degli stessi lupoidi) dalla scala neotenica rispetto a gli eternamente cccioli brachimorfi (mastini, molossoidi, ecc.) …….chiedo perchè mi piacerebbe capire , apprendere , conoscere e perfezionare quella che per me è una passione sin da bambino .
    Ancora GRAZIE .

  9. Quindi il mastino tibetano rientra nel primo gradino della scala neotenica? Indipendentemente dal fatto che sia poco manipolato e che abbia ancora caratteristiche fortemente lupesche?

    • Non direi che il mastino tibetano ha caratteristiche lupesche, anzi! La sua morfologia è più simile al cucciolo del lupo che all’adulto, e anche il suo comportamento, come quello di tutti i cani custodi: non cercano di evitare lo scontro o di ritualizzare, in caso di pericolo partono all’attacco e tendono all’eliminazione del pericolo stesso, senza valutare i rischi per sè, il che è tipico dei cani classificati nei primi gradini della scala neotenica.

      • Vero, ma il fatto che tenda a gerarchizzare molto e il fattore fisico del singolo estro annuale mi avevano fatto supporre che la faccenda non fosse così semplice..d’altronde caratteristiche come la spiccata territorialità sono tipicamente associate al primo grado, mentre la figura di capobranco è più ritualizzata, proprio come negli ultimi. Mi piacerebbe proprio saperne di più. 🙂

        • Certo, chiaramente il discorso degli stadi neotenici è abbastanza complesso e non può essere esaurito in un post: sarebbe davvero interessante poterlo approfondire, magari proprio con il canone presente. Il mio cao de gado transmontano (affine caratterialmente e morfologicamente ai pastori/mastini asiatici) è stato usato come perfetto esempio di razza appartenente ai primi stadi durante una lezione dei cinofili della polizia, in quell’occasione ho davvero imparato a conoscere meglio il mio “cucciolone”. 🙂

          • Accipicchia! Una razza molto interessante! Mi ero interessato molto ai pastori asiatici ma per vari fattori ho infine optato per il Mastino Tibetano.. Solo che prima di iniziare questa bellissima avventura voglio sapere tutto e proprio tutto sulla razza (come dovrebbe essere per ogni cane), ma ci sono ancora molti aspetti che mi sono sconosciuti, per questo in queste vacanze andrò in un allevamento della razza molto quotato e spero mi chiariscano le idee anche sotto l’aspetto neotenico. 🙂

  10. Alessandro, hai fatto un’ottima scelta, a mio parere il mastino tibetano è un cane meraviglioso: avrai grandi soddisfazioni! ^_^ L’allevamento è per caso quello in provincia di Savona?

    • Yes! Precisamente ad Altare, conosci? L’affisso è quello del Dharmapuri. Grazie, sei una delle poche persone che non ne parlano in modo cugginesco, d’altronde non è sito da cuggini questo. 😉

      • Ahahaha, verissimo! 😉
        L’allevamento è proprio quello, ti daranno ottime dritte. Buon proseguimento e un bacio sul tartufo al tuo mastinone. 🙂

    • il jack russel essendo un terrier quindi un cane da caccia è collocabile in un terzo stadio neotenico ma essendo un cane di piccola taglia direi un inizio terzo stadio

  11. io ho uno Shi Tzu, di ormai 11 anni, che adora la gente, ogni amico nuovo che viene in casa é accolto come se fosse un conoscente di lunga data. Lui peró ha una gerarchia ben precisa delle persone che rispetta in casa e a cui dà ascolto. É un giocherellone. adora rincorrere la sua pallina (che non riporta quasi mai) peró, per esempio, detesta essere preso in braccio…..´in che stadio neotenico potrei classificarlo? 🙂

  12. Valeria vorrei porre una domanda a te o a chi sappia rispondermi: i beagle e i bassotti tedeschi a che livello neotenico appartengono secondo te/voi?

  13. C’è un controsenso se secondo la teoria neotenica solo i cani più vicini ai lupi possono completare la caccia mangiando la preda , perché i miei corsi che sono molossi quindi al primo gradino della scala non fanno che uccidere cinghialetti dei quali trovo brandelli di resti ovunque povere anime?

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.