mercoledì , 22 novembre 2017
Ultime novità
Home >> Educazione >> Addestramento >> Educazione: “Seduto!”

Segui "Ti presento il cane"

Non vuoi perderti nemmeno un articolo di "Ti presento il cane" ? Allora utilizza uno nei nostri servizi di notifica!
  • Notifica via Facebook
  • Newsletter
  • Notifica via email
Il nuovo sistema di notifica. Cliccando sul pulsante potrai autorizzare l'applicazione e riceverai le notifiche di nuovi articoli direttamente su Facebook!


Educazione: “Seduto!”

Qual è il comando più elementare per il cane? Sicuramente il “seduto”.
Questo esercizio, facilissimo per il conduttore esperto, talora causa qualche problema al neofita, specie se si accinge ad insegnarlo ad un cane adulto e dominante (con i cuccioli non esiste praticamente mai alcun problema).

Come si può insegnare il “seduto”?

Con il cucciolo, che si siede spontaneamente 102.000 volte al giorno circa, il metodo più tranquillo ed efficace è semplicemente quello di dirgli “seduto” ogni volta che lo sta già facendo da solo, premiandolo subito  dopo.
Dopo pochissimi giorni il cucciolo abbinerà la posizione al comando e i giochi saranno fatti in automatico.
Con un cane adulto il discorso è un po’ diverso e questo metodo “automatico” è meno praticabile, anche  perché lui si siede molto meno del cucciolo (l’adulto, quando è stanco, si mette a terra. E se non è stanco sta in piedi, gironzola, fa cose).

Il metodo più usato (e decisamente MENO efficace) è quello di dire “seduto” al cane e di piazzargli una mano sul sedere, spingendo verso il basso.
Ovviamente il cane, che non sa ancora cosa vogliamo da lui, risponde con una reazione uguale e contraria, cioè spinge verso l’alto. Questo meccanismo è stato ben definito da William Campbell nel primo libro scritto al mondo sulla psicologia canina, intorno agli anni ’70: lui lo definiva “metodo dello spingi e tira”.
In realtà questo è un ottimo sistema per far pensare al cane, fin dalla prima lezione, che l’addestramento sia una gran rottura di scatole in cui si viene forzati a fare cose che non si vogliono fare.
I nuovi guru dell’addestramento sostengono che quello dello “spingi e tira” sia il “metodo tradizionale” della “vecchia scuola” tedesca: il che non è assolutamente vero.
Il metodo “tradizionale” corretto consiste nel fermarsi durante una condotta al guinzaglio (che il cane deve già conoscere almeno a grandi linee) e nel dare l’ordine “seduto” tenendo il guinzaglio corto, in modo che il cane non possa abbassare la testa (il che NON significa “impiccarlo”, ma solo “tenere la testa nella posizione in cui già si trova”). Contemporaneamente si deve appoggiare (SENZA assolutamente premere) una mano sul posteriore del cane: questo non serve a “spingere giù”, ma ad  impedirgli di arretrare con il treno posteriore.
Se il cane incontra ostacoli all’ abbassare la testa e all’arretrare, gli resta solo una cosa da fare: sedersi. Scelta che verrà premiata con grande entusiasmo dal conduttore, con carezze sulla gola ed eventuale bocconcino.
Dunque: il metodo tradizionale (se vogliamo chiamarlo così) consiste nel “far scegliere” al cane di sedersi.
Il metodo di “spingere giù il posteriore” non è tradizionale, è sbagliato: e se è vero che molti neofiti interpretano così il suggerimento dell’istruttore di “mettere una mano sul sedere del cane”, è anche vero che gli si deve immediatamente spiegare la differenza tra “posare una mano” e “spingere giù”.
Altrimenti significa che non si sa insegnare un tubo (non ai cani, ma agli umani, che sono i nostri “veri” allievi).

In alternativa c’è il metodo gentile, ovvero quello di richiamare l’attenzione del cane  sulla parte alta del conduttore con uno stimolo interessantissimo (gioco, bocconcino ecc.), che  non lo induca ad arretrare ma ad avvicinarsi. Il principio è lo stesso: per guardare in alto senza arretrare, il cane è “fisicamente” costretto a sedersi. Anche in questo caso, appena il cane si siede viene premiato (o “clickato” per chi usa il clicker training e poi premiato).

Cosa cambia?
In realtà, non molto dal punto di vista del risultato che, se si agisce correttamente, è praticamente immediato con entrambi i metodi.
Con il secondo, però, non si tocca assolutamente il cane e non si assume mai una posizione troppo dominante, perché non c’è bisogno di chinarsi verso di lui.
E’ meglio o peggio?
Come sempre, dipende dal cane.
Se è sereno, equilibrato ed ha già un buon rapporto con il suo umano, si può assolutamente scegliere il metodo che si preferisce: non c’è differenza.
Se il cane è un adulto adottato, che potrebbe avere alle spalle una storia di maltrattamento, sicuramente meglio il secondo metodo, perché il primo potrebbe dare origine a uno stress  (cosa vuole costui? Perché “incombe” su di me? Avrà mica cattive intenzioni?”) o ad un conflitto (“Come si permette costui di dominarmi dalla sua posizione?”).
Se il cane è destinato allo sport cinofilo, con il secondo metodo c’è il rischio che impari a sedersi ogni volta che vede lo stimolo, senza attendere il comando, cosa che potrebbe causare qualche piccolo intoppo (a questo si  può ovviare variando gli stimoli e usandoli per il più breve tempo possibile).
Se il cane non lo conosciamo abbastanza bene (caso dell’adulto adottato) e se vogliamo capire se accetta serenamente la nostra dominanza oppure no, il primo metodo può fungere da efficace test: se vediamo che gli dà fastidio la mano sulla groppa, o il nostro abbassarsi verso di lui, significa che dobbiamo rivedere qualcosa nel nostro rapporto (ed è meglio scoprirlo prima possibile, perché è inutile proseguire in qualsiasi addestramento se il rapporto non è quello giusto).
E così via.

ALTRE CONSIDERAZIONI

Il seduto si può insegnare di fronte o di lato.
Se il cane ha un buon rapporto fisico con il conduttore si metterà vicinissimo a lui (con il muso che tocca letteralmente il corpo del conduttore) nella posizione “al fronte”, mentre si appoggerà quasi letteralmente alle sue gambe nel seduto “al piede”, ossia di fianco.
I problemi arrivano quando il cane tende a restare a mezzo metro dal conduttore nel seduto al fronte: lo stesso cane, quasi immancabilmente, siederà “storto” quando gli si chiederà la posizione al piede.
Personalmente insegno sempre il “seduto” in condotta, quindi la posizione in cui il cane apprende il significato dell’ordine è quella laterale.
Questa scelta è motivata dal fatto che io utilizzo il metodo tradizionale e quindi “incombo” fisicamente sul cane: per farlo sedere al fronte, ovviamente, dovrei incombere in modo esagerato, cosa che può “schiacciare” un cane particolarmente sottomesso e mettere sulla difensiva un cane particolarmente dominante.
Con il metodo gentile è invece più naturale partire dalla posizione “al fronte”, perché è quella in cui si riesce ad ottenere meglio lo sbilanciamento all’indietro mostrando lo stimolo alto sopra la testa.
Con il metodo tradizionale, per insegnare al cane a sedere ben parallelo alle gambe, basta mettere la mano sul lato esterno della groppa, in modo da poter correggere eventuali deviazioni: ma prima bisogna fare qualche considerazione.
Il cane che siede “di sghembo”, allontanando la groppa dalle nostre gambe, può avere due motivazioni diverse: o non si fida troppo di noi, e quindi sposta la groppa perché teme di ricevere colpi (lo fanno spesso i cani che da cuccioli sono stati puniti “a pacche sul sedere”), oppure sposta la groppa perché vuole tenere la testa vicino a noi, il che è segno di fiducia e di interesse.
Non occorre essere grandi esperti in psicologia canina per capire quale delle due motivazioni spinge il nostro cane a sedere storto: basta guardarlo in faccia.
Il cane fiducioso avrà orecchie alte, sguardo fisso su di noi, occhi brillanti e luccicanti di interesse.
Il cane che non si fida avrà orecchie basse e sguardo sfuggente.
Uno dei trucchi per migliorare la posizione (visto che dopo due o tre lezioni il cane avrà capito il significato dell’ordine, e noi non dovremo più usare la mano) è quello di premiare il cane con una carezza sulla groppa quando si siede.
Capendo che quando obbedisce viene accarezzato (e non punito, come forse temeva) proprio lì, lui cercherà di metterci la groppa “a portata di mano”.
Qualche soggetto, però, darà segni di fastidio quando viene toccato sul dorso, perché, come abbiamo visto prima,  nel  linguaggio canino questo è un segno di dominanza.
Se vediamo che al nostro tocco il cane sposta la groppa, lasciamo perdere l’addestramento per qualche giorno e badiamo prima a risistemare il nostro rapporto: non si può addestrare un cane che non accetta la dominanza del padrone.

Se state frequentando una scuola, forse il vostro l’istruttore cercherà di convincervi a “dominare il cane sul campo”, imponendo la vostra personalità fin dall’inizio.
Non sono affatto d’accordo.
Il campo, per il cane, deve rappresentare un momento di gioia assoluta, perché solo così si appassionerà al lavoro: quindi è molto meglio reimpostare il rapporto a casa, con i soliti piccoli accorgimenti (gestione degli spazi e delle risorse) che convincono il cane – in modo naturale e assolutamente non coercitivo – di essere di fronte a una figura dominante.
Se il cane entra in conflitto, a casa è molto più facile risolvere i problemi gerarchici: infatti quello è il territorio “del capo” a due zampe, che c’era prima di lui. Il campo, al contrario non è  il territorio del capo, né quello del branco: tanto meno alle prime lezioni.
E’ un territorio neutrom nel quale il cane sarà assai meno disposto ad accettare di perdere posizioni gerarchiche.
Infine: costringerlo (anche con maniere più gentili del mondo) ad accettare la subordinazione gerarchica, cosa che al cane non fa MAI molto piacere, significa fargli vedere il campo come un ambiente in cui “succedono cose sgradevoli”:  il che, come abbiamo detto, è esattamente il contrario di ciò che vogliamo.

Quindi: se il cane reagisce con interesse e curiosità alle prime “imposizioni” (e il “seduto” di solito è la prima in assoluto) tutto va bene e si può continuare.
Se invece il cane reagisce in modo conflittuale, PRIMA va risolto il conflitto e POI si parla di addestramento.

Non importa che il “seduto” sia un esercizio che riescono ad insegnare anche i bambini di sei anni: importa – e non mi stancherò mai di ripeterlo, il rapporto cane-padrone.
Se non è ancora perfetto bisogna sistemarlo, punto e basta.
Ed è meglio cominciare a sistemarlo a casa propria.
Ricordate che non c’è bisogno di stare un mese lontano dal campo: lo spostamento della figura dominante dal cane al padrone-conduttore, tenendo un comportamento corretto, si ottiene in tre-quattro giorni.
Se stiamo parlando di un cucciolo, poi, ne bastano due.
Identificare fin dall’inizio la posizione gerarchica in cui si trova (o crede, o “spera” di trovarsi) il cane ci aiuta a partire col piede giusto, evitandoci molti dei possibili conflitti che arriveranno sicuramente col proseguo delle lezioni.
Un risultato simile si può ottenere anche “evitando”  qualsiasi confronto gerarchico (come accade col metodo gentile): ma  il cane è un animale sociale, e quindi nasce gerarchico.  Lo scopo di un buon padrone dev’essere quello di saper essere un eccellente “capobranco” (fermo, coerente ma anche dolce e paziente), ma non è quello di non far mai pensare al cane di venire dominato…semplicemente perché i rapporti gerarchici, in natura, stanno alla base di qualsiasi branco (di lupi o di cani).
Quindi, per me, i metodi non impostati sulla dominanza del conduttore sono metodi poco naturali: esattamente come sono innaturali (oltre che poco etici) i metodi impostati sulla violenza del conduttore sul cane.
Un valido capobranco non è mai violento o coercitivo: ma “dominante” sì!

Potrebbe interessarti anche...



Aggiungi ai tuoi preferiti

Vuoi aggiungere questo articolo ai tuoi preferiti?

Per poter utilizzare questa funzione devi essere registrato e aver eseguito il login


Libri consigliati (da Amazon.it)



Commenti all'articolo




Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




×

Notifiche via Facebook

Ricevi una notifica direttamente su Facebook quando viene inserito un nuovo articolo: potrai rimanere costantemente aggiornato sui nostri contenuti direttamente dal social network!

Authorize

Condividi con un amico