giovedì 24 Settembre 2020

Obedience: la condotta

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Obedience: le posizioni in piedi, seduto e terra

Come in tutte le discipline in cui si trovano esercizi di obbedienza, nell'obedience si richiede spesso che il cane assuma le posizioni in piedi,...

Obedience: la condotta

Nata in Gran Bretagna verso gli anni ’60, l’Obedience nasceva davvero come semplice “obbedienza” (secondo la traduzione del termine anglosassone), basata su pochi basilari...

Nata in Gran Bretagna verso gli anni ’60, l’Obedience nasceva davvero come semplice “obbedienza” (secondo la traduzione del termine anglosassone), basata su pochi basilari esercizi.
Oggi l’Obedience è diventata una disciplina molto tecnica in cui non solo è richiesta grande precisione, ma anche la massima intesa tra cane e padrone e molta positività nell’esecuzione da parte del nostro collega quadrupede.
Dall’introduzione in Italia, avvenuta nel 1997 da parte degli svedesi, la disciplina ha avuto una buona diffusione portando all’elaborazione di un regolamento nazionale, che dovrebbe entrare in vigore entro breve, articolato in 4 classi : Debuttanti, Classe 1 e 2, Classe Elite (o Internazionale perché basata sul regolamento FCI ).
Nel salire da una classe all’altra si incontrano due difficoltà: gli esercizi vanno via via facendosi più difficili e viene richiesta una migliore esecuzione.
L’obedience è quindi divenuta , dai suoi inizi ludici, una competizione a tutti gli effetti, con gare che si giocano sul filo del mezzo punto: ma non ha perso la sua iniziale prerogativa, quella di creare un più stretto e profondo rapporto tra uomo e cane attraverso il gioco e la collaborazione.
Per questo conserva ancora un lato amatoriale che mira puramente a conseguire un maggior controllo sul cane e a realizzare la possibilità di divertirsi col proprio quattrozampe senza dover essere coinvolti nell’aspetto agonistico.
Ed ora prenderemo in considerazione ogni singolo esercizio in tutti i suoi aspetti tecnici.

LA CONDOTTA

Seguendo il regolamento delle prove, si nota come in ogni classe il primo esercizio sia sempre la condotta.
La ragione di questa scelta sta nel fatto che la prima cosa (e la più importante) che si vuole verificare è la concentrazione e l’attenzione dal cane verso il conduttore, che sarà poi il filo conduttore di tutti gli esercizi.
Prima di vedere la progressione e le tecniche della condotta, facciamo una piccola introduzione su questo esercizio che è la base dell’obedience.
La condotta, al guinzaglio o senza guinzaglio, si esegue con il cane alla sinistra del conduttore (a meno che problemi fisici del conduttore non rendano necessario che il cane lavori a destra, nel qual caso sarà ammesso questo cambiamento).
La condotta dell’obedience deve essere gioiosa ma molto precisa, molto più che nelle prove di utilità, sia da parte del cane che del conduttore.
Il cane dovrà tenere la testa o la spalla all’altezza del ginocchio del conduttore, e si richiede che mantenga una posizione il più possibile dritta, senza mai intralciare.
Non deve stare troppo lontano dalla gamba ma nemmeno troppo a contatto, questo perché si deve pensare alla condotta come ad un esercizio molto naturale che possa venir utile nella vita di tutti i giorni, anche andando a spasso con il proprio quattrozampe senza alcuna velleità agonistica.
E’ quindi una diretta conseguenza che anche il conduttore debba tenere un atteggiamento il più possibile rilassato, bilanciando le braccia con naturalezza e non in modo militaresco.

Nella valutazione della condotta influisce molto l’atteggiamento del cane durante l’esecuzione: esso dovrà dimostrare il piacere che il cane ricava dal lavoro che sta svolgendo.
Sarà quindi da preferire un cane che, pur con lievi imprecisioni, sia brioso nel lavoro, ad uno estremamente preciso ma spento o svogliato.

Ed ora passiamo alla pratica: nella classe debuttanti e nella classe 1, in Italia, c’è la condotta sia al guinzaglio che senza guinzaglio, basate sullo stesso schema che prevede due svolte a destra, due a sinistra, due dietrofront e una fermata, il tutto solo a passo normale.
L’esecuzione è semplice ma, a mio giudizio, il fatto che si debba eseguire due volte la condotta rende decisamente più faticosa la prova, soprattutto in relazione alla classe 2, dove c’è solo la condotta senza guinzaglio.
Questa segue, per il passo normale, lo stesso schema della classe 1: ma aggiunge il passo di corsa, con una svolta a destra e una a sinistra, più un dietrofront.
Questa condotta risulta, nel totale, più breve della somma delle due che si hanno nelle classi precedenti.
In Svizzera già dalla classe debuttanti è stata abolita la condotta al guinzaglio, che risulta inutile perché non rispecchia in toto lo spirito dell’obedience… e che spesso viene eseguita da uno stesso binomio peggio che quella senza guinzaglio, proprio perché in obedience l’uso del guinzaglio è contradditorio già nell’impostazione!
Ancora diverso in Norvegia dove già in classe 1 (non è prevista la debuttanti) si esegue condotta alle tre velocità, ma per distanze più brevi e con meno svolte.
Massima attenzione prima di partire per la condotta

Rimane da vedere la condotta della classe 3, basata sul Regolamento Internazionale FCI, in cui si devono eseguire 2 svolte a destra, 2 a sinistra e 2 dietrofront in tutte e tre le velocità (si aggiunge quindi il passo lento), più 2 fermate a passo normale e 1 a passo lento.
Inoltre ad una fermata del passo normale cane e conduttore devono eseguire 2-3 passi nelle quattro direzioni, avanti, indietro, destra e sinistra, ogni volta intervallati con una fermata, e un angolo a destra e uno a sinistra sul posto.
La condotta della classe 3 arriva a durare anche 3 minuti abbondanti e risulta quindi molto faticosa per il cane.

Per far fronte a questo, la preparazione dovrà essere impostata fin dall’inizio sul gioco, ma per poter ottenere la massima precisione e allegria in contemporanea bisognerà sempre spezzare molto le sequenze, premiando spesso il cane.

Bisogna lavorare molto sull’attenzione del cane verso il padrone, non tanto perché sia penalizzato un cane che non ci guarda negli occhi, ma piuttosto perché questo ci aiuterà nell’ottenere una maggiore pulizia di esecuzione.
Un cane distratto, infatti, non si accorgerà sempre al volo dei cambi di direzione, e quindi si troverà a volte a staccarsi troppo dalla posizione corretta oppure a intralciare la camminata del conduttore.
E’ inoltre fondamentale pensare alla condotta non come ad un unico esercizio, ma come una catena di singole parti che in gara dovranno essere collegate e armonizzate le une con le altre.
Il cane deve infatti saper camminare in linea retta alle tre velocità, fare le svolte a destra e a sinistra, i dietrofront a destra e a sinistra, le fermate e i passi laterali.
Ognuno di questi particolari va visto come un esercizio a sè stante, che va quindi preparato singolarmente: solo in gara, e quasi mai in allenamento, collegheremo tutto questo per formare la sequenza finale.

Questo modo di vedere e impostare la preparazione vale per tutti gli esercizi in obedience e ci è stato insegnato dai nordici, maestri assoluti della disciplina.
Proprio loro ci hanno mostrato come sia possibile ottenere i migliori risultati senza meccanizzare gli esercizi e le sequenze con il semplice condizionamento, ma come anzi questo porterebbe un peggioramento graduale della prestazione, perché il cane si aspetterebbe già tutto ciò che avviene e inizierebbe ad anticipare, eseguendo prima di ricevere il comando, oppure perderebbe interesse in alcune parte di certi esercizi: non per disobbedienza o svogliatezza, ma perché non gli è stato dato valido motivo di fare diversamente e non lo si è motivato correttamente su ogni singolo spezzone!

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