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“Accoppiamoli” tutti – parte seconda: l’avvocato del diavolo

Buonasera, sono l’avvocato del diavolo.
Io conosco un sacco di storie di privati accoppiatori…ma non tutti sono “cuggini”.
Alcuni lo sono e sono consapevoli di esserlo…ma sono altrettanto consapevoli che tanti allevatori sono più “cuggini” di loro.
E sono consapevoli che comprando un cane tramite i canali tradizionali rischiano di ritrovarsi un soggetto della stessa qualità di quella prodotta da loro (se non peggiore), pagandolo dieci volte di più.
Tra i privati accoppiatori che ho conosciuto ci sono molti cacciatori.
Ne ho conosciuti diversi che hanno preferito tenersi un cucciolo della propria femmina (con difetti evidenti, spesso riconosciuti dagli stessi proprietari) piuttosto che prendere un cucciolo da un allevatore: alcuni per spendere meno, ma altri perché sono rimasti fregati.
Testimonianza: “Prima di questo qua avevo preso un cucciolo da un allevatore che ha dei cani belli e fa anche esposizioni.
L’ho pagato un milione e quando è diventato grande era più o meno allo stesso livello di quello che mi ha dato il mio amico per duecentomila lire”.
Un altro mi ha raccontato di aver preso un bidone con un cane che non era bravo e poi l’ha “dovuto” cambiare e se avesse badato meno alle solite storie che ti raccontano gli allevatori (linea di sangue qui e là, sangue tedesco e sangue svedese) e avesse fatto un accoppiamento col cane dell’amico vicino di casa, provatamente bravo, il risultato sarebbe stato migliore.
Molti poi ricercano lo “stile” del proprio cane nei figli…ed effettivamente ci sono degli atteggiamenti “familiari” che si tramandano.
Senza entrare nel paradosso degli accoppiamenti di meticci, o degli incroci assurdi, ci sono molti aspetti che fanno propendere per l’ accoppiamento “fatto in casa”.
L’aspetto economico è solo uno di questi, forse il più incisivo: ma il fatto è che abbiamo un sistema che penalizza notevolmente chi fa le cose per bene.
Per concludere un campionato è necessario spendere un sacco di soldi di iscrizioni, viaggi in expo molto lontane, toelettatore, cosmetici, a volte handler: tant’è che persino gli allevatori portano avanti un numero limitatissimo di cani.
Quasi tutte le femmine accoppiate dai “cuggini”, se fossero in mano ad allevatori, verrebbero accoppiate comunque.
A volte (anche sfruttando il lavoro fatto da altri precedentemente, sia chiaro) dall’accoppiamento del “cuggino” col cane del vicino escono cani che non sono poi così diversi da quelli prodotti dall’allevatore.
E soprattutto non lo sono agli occhi del cittadino normale.
Il Pongo e la Peggy dei “cuggini” fanno cuccioli che agli occhi di tutti sono comunque dei dalmati, anche se in expo (forse) direbbero che sono brutti.
E la storia delle malattie? Che mi dite di tutti i meticci che ci sono in giro e che arrivano a 16-17 anni?
Gli yorkshire di 8 chili, i cocker di 45 cm, i pastori tedeschi a pelo lungo, i setter simil-breton… ognuno di noi ha per vicino di casa almeno uno di questi cani che molto spesso sono sanissimi, malgrado la selezione inesistente.
Altro punto a favore è che i cuccioli nati in casa e seguiti come unica cucciolata maturano un carattere meraviglioso e dal punto di vista psichico sono molto meglio di quelli nati negli allevamenti.
Negli ambienti in cui si fa lavoro questa cosa è risaputa.
In ogni caso c’è il vantaggio di seguire il cucciolo dal momento in cui nasce e farlo crescere come si desidera.
Il cane sarà sempre nel suo ambiente, non c’è stress da ambientamento, il rischio di paure è minore, non c’è cambio di alimentazione.

Un’altra categoria di “accoppiatori privati” è il mondo degli agilitisti.
Gli agilitisti spesso accoppiano badando soprattutto all’attitudine sportiva dei cani, senza pensare alla morfologia.
Nel campo in cui vado io c’è un ragazzo che fa anche bellezza, e ha fatto dei cuccioli eccezionali sotto tutti gli aspetti: e questo è il massimo.
Ma ci sono molti che fanno accoppiare anche cani che morfologicamente sono…insomma.
Però vanno forte, e a noi importa soprattutto il carattere.
Meglio il cane nato nella stessa città, che andiamo a prendere dal vicino e con cui giochiamo quando è ancora con la mamma, piuttosto che quello che andiamo a prendere a 500 km, non vediamo mai, ci dobbiamo fidare dell’allevatore e paghiamo il quadruplo.
Per questo i figli degli accoppiamenti privati vanno a ruba: soprattutto nelle piccole taglie, in particolar modo tra i “barboncini”, dove se ne vedono proprio di tutti i colori.
L’importante è che abbiano un pedigree, per poterli iscrivere regolarmente.
Della morfologia se ne fregano tutti.

Chi cerca un cane non va quasi mai dall’allevatore: la prima cosa che fa è chiedere se c’è qualcuno che ha dei cani di razza …”ma mica da spendere un’esagerazione”.
Si cerca “un cane con un buon carattere da tirare su”.
A volte addirittura si spammano i “cugginari”… cioè quelli che sono una via di mezzo tra cuggini e cagnari e fanno i “barboncini”, i pinscher o i chihuahua tutti uguali, cambia solo il nome sul pedigree.
Per i “large” invece adesso si possono trovare i labrador, prodotti in scala industriale.
I figli di Scottex e Luna, di solito, morfologicamente, non sono un gran che: ma sono pur sempre labrador e hanno il pedigree.
Tutti cani che spesso e volentieri hanno solo una morfologia non proprio in tipo…ma in realtà non hanno tutti quei problemi di salute che profetizzano gli allevatori “seri”.
Questo contribuisce a far sì che la figura dell’allevatore venga percepita sempre più come quella dell’imbroglione, che avrebbe voluto far spendere il quadruplo per un cane uguale.
Ha vinto le mostre?
Ma a me non interessano le mostre!
Questo è quanto.

Ovviamente mi rendo conto che le categorie descritte si distaccano un poco dalla figura del “cuggino” che vuole il figlio del proprio cane per altri motivi o che vuole far vedere ai bambini il miracolo della natura.
Però è sempre materiale su cui riflettere.
Non vorrei che sembrasse che approvo tutti i comportamenti sopra citati: non li approvo, però li capisco.
Perché capisco la situazione.
Il vero problema secondo me è che l’attuale sistema penalizza chi vuole lavorare bene, che è costretto a vedere i cuccioli a prezzi molto alti soprattutto per spese burocratiche che non sempre hanno a che vedere con la qualità e con la salute dei cuccioli messi al mondo.
L’altro problema è che anche nel mondo degli allevatori ufficiali ci sono troppi “cuggini”: molte persone si riempiono la bocca di paroloni…selezione, prove, esami, certificati. Ma in realtà tutto quello che fanno è pagare radiografie e toelettatori e presentare i cani che hanno, finché non capita di avere il risultato.
E quando è ora di accoppiare si affidano un po’ a quello che gli passa per la testa, perché le competenze di genetica a volte non sono molto oltre al livello degli accoppiatori “cuggini”.
Molti, se non altro, fanno diverse prove: quindi, se un riproduttore ha dato buoni risultati, se ne accorgono. Ma è tutto qui.
E così…ogni volta che una persona paga un cane come cane da expo e se lo ritrova adulto praticamente uguale a quello che gli avrebbe dato il vicino di casa per poche lire; ogni volta che uno spende fior di quattrini per avere riproduttori lastrati, monitorati e controllati e poi si ritrova ugualmente il cane con problemi di salute, mentre lo yorkie comprato al mercato campa diciott’anni senza mai vedere il veterinario ….alla fine l’opinione pubblica si sposta a favore dei cuggini.
E di chi è la colpa?
Il cane sulla destra è stato venduto come…Maltese.
In parte il fatto che sembri più grosso del boxer è un’illusione ottica dovuta alla posizione: ma il cane è almeno quattro volte più grosso di quanto dovrebbe secondo il suo Standard…senza contare che a un Maltese somiglia ben poco anche in senso generale.
Anche se fosse sano e di buon carattere, si può davvero pagare un cane come questo come se fosse di razza pura, senza sentirsi truffati?


Risponde Valeria Rossi:

Caro Avvocato,
lei in parte ha ragione: ce l’ha sicuramente quando parla di allevatori che hanno ben poca competenza in più rispetto ai privati che accoppiano Fufi e Bubi.
Noi però continuiamo a ripetere da secoli che questi non sono i “veri” allevatori, così come non sono “veri” allevatori quelli che producono quantità anziché qualità; non sono “veri” allevatori quelli che allevano per soldi e non per passione…e potremmo andare avanti fino a domani mattina.
Forse, domani mattina, i “veri” allevatori rimasti in campo si conterebbero sulle dita di una mano.
Resta comunque il fatto che esistono.
Sono pochi, sono bestie rare, sono difficili da identificare, ma ci sono: e se si va da loro a comprare il cane, la differenza tra questi cuccioli e il cane del vicino salterà agli occhi anche del più neofita tra i neofiti.
Il (solito) problema è quello dell’identificazione: perché sappiamo tutti com’è che l’ENCI “qualifica” gli allevatori, ovvero con quali criteri attribuisce un affisso.
Basta intestarsi due cagne, fare due cucciolate… e soprattutto pagare.
QUESTO è ciò che conta!
Che poi il neo-allevatore non distingua un gene da un carciofo…questo all’ENCI non interessa affatto.
Su questo punto abbiamo già polemizzato in passato e non smetteremo mai di battere (a quando un ESAME per gli aspiranti allevatori?), quindi non intendo riaprire qui un discorso troppo complesso per esaurirlo in poche righe.
Vorrei invece contestarle alcuni altri punti del suo discorso:

1) “A me non interessano le mostre, e questo è quanto”.
Per me questo…non è “quanto” per niente! Anzi è solo il segno più evidente della scarsa cultura cinofila che aleggia nel nostro Paese.
Non si possono ignorare le mostre (o almeno i risultati ottenuti in mostra dai genitori del cane che ci interessa) se si vuole un cane di razza pura: perché il cane di razza pura deve essere sano, di buon carattere e TIPICO.
Se non è tipico, e cioé se non risponde ai dettami dello Standard della sua razza, può avere tutti i pedigree che vuole, ma non sarà un cane di razza pura.
Sarà, come lei stesso ha detto, un “barboncino” generico, ma non un barbone. Sarà un simil-pastore tedesco o un quasi-labrador.
Se fosse un cane di razza PURA, sarebbe anche tipico: non esistono vie di mezzo.
Un cane tipico può anche essere brutto, sia chiaro: ma nel suo Standard ci deve rientrare, altrimenti non appartiene più a quella razza.
Ora, qual’è l’unico mezzo per definire la tipicità di un cane?
Non è certo il pedigree, che garantisce la tipicità dei genitori, ma NON del cane in oggetto: e non è così scontato che da cani tipici nascano sempre e solo cani tipici.
Quello della selezione è un campo difficile ed effimero: anche cani più “riconoscibili”, come il Dalmata, perderebbero rapidamente il tipo se gli accoppiamenti non fossero severamente controllati.
Se così fosse stato, la selezione non avrebbe mai avuto alcun senso: basterebbe accoppiare due bei cani la prima volta, e poi via tranquilli!
Invece no: la selezione va tenuta sotto stretto CONTROLLO, altrimenti ci scappa di mano.
Dovrebbe essere ormai noto a tutti che anche i cani iperselezionati, se lasciati liberi di accoppiarsi a casaccio, perdono tipicità già alla prima generazione, e nel giro di due-tre generazioni tendono a tornare tutti al “cane medio”, ovvero al bastardino di media taglia.
Non è il pedigree a garantire la purezza di una razza, ma la selezione eseguita attraverso gli accoppiamenti più oculati e attraverso il continuo controllo della tipicità.
Questo controllo è quello che si esegue in esposizione.
Che ci piaccia o meno.
Le mostre canine saranno “mafiose” (spesso lo sono), saranno vendute (spesso lo sono), saranno troppo costose e sempre meno attendibili…tutto questo è verissimo: però restano anche l’unico posto in cui si può controllare la tipicità di un cane.
Sono l’unico mezzo per avere a disposizione un esperto che ti dice “sì, ci siamo, questo è un bel dalmata” (o yorkshire, o pastore del Caucaso).
Oppure “no, non ci siamo, questo cane non è tipico”.
Poi magari non vinci, magari litighi per la coppa, magari ti incavoli come una iena perché ti hanno messo davanti quel ciofecone che però ha l’handler giusto che ieri sera è andato a cena con quell’infame di un giudice…ma questi sono solo gli effetti collaterali di una medicina “buona”, l’unica che può tenere in buona salute le razze.
E sa che le dico?
Che di porcherie in expo ne ho viste tante, ma proprio tante…però non ho mai visto nessun giudice dire a un cane che era in Standard quando non lo era.
Dire “non mi interessano le mostre”, quindi, equivale a dire “non mi interessa avere un cane di razza pura”.
Più che lecito, per carità: personalmente sono tutt’altro che razzista e adoro i bastardini, tanto che ne ho uno in casa. Però l’ho preso al canile, non l’ho pagato come se fosse un cane di razza.
Questa è la differenza numero uno, ma NON è la cosa più importante.
La cosa davvero importante, come sa chiunque abbia un MINIMO di cultura cinofila (ovvero quattro gatti)…è che non esiste la selezione “familiare” o “caratteriale” che lei tanto caldeggia.
Non si può selezionare SOLO il carattere, SOLO la salute o SOLO la bellezza: altrimenti le razze se ne vanno a quel paese.
La vera difficoltà dell’allevamento (sempre quello serio) sta proprio nel fatto che non basta schioccare le dita per avere cani completi, e cioè belli-bravi-sani: ma questi sono gli unici cani che hanno “un senso” cinofilo!
Allevare cani bellissimi ma displasici è un peccato mortale, esattamente come allevare cani “che vanno forte” e morfologicamente fanno pena.
Questa scelta è un insulto per la razza – qualsiasi essa sia – perché è una scelta che ignora la base stessa della cinofilia: i cani non sono costruiti a blocchi.
Il cane, come l’uomo, segue leggi genetiche che ancora ci sfuggono per il novanta per cento…ma di cui abbiamo capito almeno una cosa: i caratteri sono tutti collegati tra loro.
Se oggi alleviamo ciofeche brave a caccia, domani o dopodomani al massimo avremo ciofeche che non cacciano neanche più…perché a forza di ignorare la morfologia potremmo ritrovarci, per esempio, cani con cattive angolazioni (e quindi incapaci di correre a lungo), o col pelo troppo lungo che si impiglia nei rovi e blocca l’azione…o troppo corto, che rende il cane incapace di reggere i rigori invernali.
La bellezza, in cinofilia, è sempre e solo funzionale; perfino la toelettatura del barbone, apparentemente leziosa, ha le sue origini nei tempi in cui il barbone era un cane da riporto in acqua, e veniva tosato per poter compiere nel modo migliore il proprio lavoro.

Guarda caso, in cinofilia la bellezza è intesa sempre e solo in modo FUNZIONALE: non si cerca l’estetica, si cerca la costruzione più adatta al tipo di lavoro che il cane deve svolgere.
E allora come possiamo ignorarla?
Se ignoriamo morfologia e costruzione, nel giro di due o tre generazioni avremo cani costruiti in modo da NON poter più svolgere il loro lavoro (visto che il modo giusto è quello prescritto dallo Standard).
Le sembra davvero una scelta molto furba?
Certo, in prima generazione è facile ottenere “figli d’arte” che vanno come fulmini in agility, cacciano ai massimi livelli o fanno risultatoni in obedience. Ma poi che succede?
Bastano un paio di generazioni per perdere tutto: tant’è vero che chi alleva cani esclusivamente “da lavoro”, in qualsiasi campo, deve andare ad attingere spesso alle linee di bellezza…altrimenti si mangia capra e cavoli.
La cinofilia sta viaggiando TUTTA sui binari sbagliati, perché ogni razza che si divide in due (bellezza di qua e lavoro di là) non ha più di dieci anni di vita.
E’ storicamente dimostrato.
L’unica alternativa è creare razze “ex novo”, come è già avvenuto per il pastore tedesco (quelli da lavoro ormai somigliano a un pastore tedesco quanto un setter), per il siberian husky (i cani da slitta non hanno neanche la vaga parvenza di husky, tant’è vero che si chiamano “alaskani”, “alaskan husky” e così via…almeno questi hanno avuto il buon gusto di cambiare nome) e per diverse altre razze che se già non sono arrivate a spaccarsi ci arriveranno presto.
La cosa vale anche al contrario, ovviamente: i setter che si vedono oggi in expo…vorremo mica chiamarli setter, vero?
Se provano a entrare in un terreno cespuglioso non ne escono mai più!
Purtroppo – e ribadisco, PURTROPPO! – questi cani vincono anche le mostre: è una cosa che dovrebbe far rivoltare lo stomaco anche al più accanito espositore del mondo.
No, NON SI PUO’ (e non si deve) spaccare in due una razza.
Ne’ per cercare l’eccessiva bellezza, né per cercare l’eccessivo carattere.
Queste sono tutte scuse che denotano una cultura cinofila prossima allo zero assoluto: ma se i professionisti dell’agility, dell’utilità o della bellezza hanno almeno un motivo valido per farlo (i soldi)…il privato rischia tutto per niente.
Scelta folle e autolesionista se mai ce n’è stata una.

2) E la storia delle malattie? Che mi dite di tutti i meticci che ci sono in giro e che arrivano a 16-17 anni?

Le dico che è vero, esistono: così come è vero che spesso si compra un cane in allevamento e questo risulta ugualmente displasico.
Ma anche questo fa parte dei rischi che si corrono cercando di ottenere un cane “completo”: bisogna avere la pazienza di seguire strade lunghe e difficili, e ogni tanto si incontra anche un ostacolo.
Sarebbe facilissimo eliminare la displasia da qualsiasi razza, lo sa? Basterebbe usare solo ed esclusivamente riproduttori “00”, come la farina.
Tempo tre-quattro generazioni al massimo, la displasia non ci sarebbe più: solo che rischierebbe di non esserci più neanche la razza.
I metodi di selezione troppo drastici non consentono un miglioramento progressivo e costante: possono azzerare un problema in breve tempo, solo per crearne altri 123 (pensi un po’ a come andrebbe a finire una qualsiasi razza in cui si facesse, per esempio, “pulizia etnica” di tutti i cani displasici…e poi si scoprisse che le linee di sangue superstiti sono tutte portatrici di atrofia della retina!).
La selezione non può funzionare così: si lavora lentamente, cercando di tirar fuori sempre il meglio. E spesso si sbaglia.
Ma c’è comunque differenza tra una selezione “lenta” e nessuna selezione: perché io le contesto vivacissimamente tutti questi figli di “Scottex e Luna” esenti da displasia.
Io non sento praticamente ALTRO che privati disperati perché hanno comprato il cane in negozio, o dal “cuggino” di turno, e il cane si ritrova due anche da buttar via e due gomiti da piangere.
Ma dove li vede, lei, tutti  ‘sti cani non selezionati e così sani?
E anche ammesso che qualcuno ci sia…se sono sani è pura fortuna. E personalmente preferisco avere un certa percentuale di rischio dopo un accurato lavoro di selezione, piuttosto che chiudere gli occhi e sperare nella botta di c…
Non so lei.
Concludo, quindi, dicendole che è vero: chi cerca un cane non va dall’allevatore, ma cerca “un cucciolo di razza, ma da non spendere un’esagerazione”.
E FA MALISSIMO!
E’ come andare da un concessionario e chiedere “una macchina che cammini, ma che costi poco”.
Sicuramente gliela daranno, e sicuramente il cliente uscirà dalla concessionaria con la macchina in moto: ma bisogna vedere per quanto continuerà a camminare.

3) I cuccioli nati in casa e seguiti come unica cucciolata maturano un carattere meraviglioso e dal punto di vista psichico sono molto meglio di quelli nati negli allevamenti.

Certo…se nel frattempo non sono stati letteralmente mangiati dai vermi, perché magari nessuno aveva spiegato al “cuggino” che i cuccioli vanno sverminati.
O se non sono morti di freddo perché al “cuggino” avevano detto che i pastori tedeschi possono vivere benissimo fuori, e allora ha lasciato che la sua cagna partorisse in garage a venti sotto zero…e così via.
Ma se vuole ho anche il caso opposto…una cucciolata di bulldog il cui “cuggino allevatore” sapeva che dovevano stare al caldo, e allora gli ha comprato lo “scaldacuccia”, l’ha messo al massimo…e i cuccioli sono morti per disidratazione.
Non so lei, avvocato, ma io di questi casi ne sento in continuazione.
E come i “cuggini” sono impreparati dal punto di vista sanitario e della pura e semplice “gestione” di una cucciolata, non vedo perché non debbano essere altrettanto incapaci di tirar su cuccioli psicologicamente sani.
Certo, li socializzeranno molto (spesso senza sapere cosa stanno facendo): ma questo è tutto.
Ho visto anche centinaia di “imprinting” sbagliati (solo su uomini o solo su donne, per esempio) che hanno creato cani con seri problemi di carattere.
Tutto questo in un allevamento serio non succede, perché l’allevatore sa quello che sta facendo, quando va fatto e come va fatto.
Se poi continuiamo a parlare di cagnari, o di allevatori commerciali che se ne infischiano dello sviluppi psichico dei cuccioli…allora le dò ragione. Ma non inviterò mai nessuno ad acquistare cuccioli da questa gente.
Gli allevatori seri sono un’altra cosa!