lunedì , 28 luglio 2014
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Aggressività tra cani

Più del novanta per cento delle lotte tra animali che a noi accade di osservare si svolgono tra animali della stessa specie, e per la maggior parte tra maschi (Timbergen, 1971).
Come in molte altre specie, infatti, la competizione tra i maschi per le femmine, il cibo e il territorio scatenano spesso conflitti che possono anche portare all’aggressione dell’avversario.
Gli animali però hanno sviluppato spesso delle forme di comunicazione che permettono di evitare attacchi e lotte inutili e pericolose per l’individuo stesso.
La selezione, infatti, non favorisce i maschi più valenti nel combattimento, ma quelli che più efficacemente si battono per il controllo di una situazione determinante ai fini della riproduzione.
Il maschio che ha più successo non è il rissoso ad oltranza, ma quello in cui l’inclinazione alla lotta e alla fuga si equilibrano.
Non il comportamento aggressivo quindi, ma un equilibrato sistema aggressione-fuga provvede a quella distribuzione territoriale che impedisce dannose interferenze (Timbergen, 1971).
I cani, animali sociali gerarchici, possiedono forme di comunicazione atte a dimostrare la sottomissione o la dominanza nei confronti dei conspecifici: attraverso la loro postura essi comunicano la loro posizione sociale.
Due cani che si incontrano prima si annusano e si studiano: il dominante mostrerà la coda dritta, orecchie in avanti, il corpo rigido, lo sguardo fisso verso gli occhi dell’avversario ed eventualmente i canini in mostra e i peli della schiena ritti, ma se l’altro cane assumerà un atteggiamento sottomesso, cioè coda tra le gambe, orecchie all’indietro, sguardo rivolto altrove o addirittura si butterà a terra mostrando il ventre e la gola, allora, normalmente, non verrà attaccato poiché la postura designa da sola la gerarchia tra i due.
A volte però i cani attaccano un loro simile e questo può essere relativamente normale oppure può essere un comportamento anomalo dovuto ad una scorretta socializzazione, a paura, a precedenti esperienze negative o altre cause che verranno in seguito analizzate.

AGGRESSIVITÀ DA DOMINANZA
diretta verso altri cani ed in particolare tra cani che vivono nella stessa casa.
L’aggressività da dominanza diretta verso altri cani può manifestarsi in entrambi i sessi, ma la più comune è quella di un maschio verso un altro maschio, classificata come “aggressività intrasessuale” (O’Farrel, 1992).
L’aggressività gerarchica è frequente tra cani che vivono nella stessa casa. Può capitare, infatti, che uno dei due, generalmente il cane più giovane, una volta raggiunta la maturità sociale (10-24 mesi), voglia arrivare a prendere la posizione più elevata, cioè dominare l’altro cane.
L’aggressività tra cani della stessa casa può essere anche causata da una non chiara gerarchia.
In questo caso si ha una certa ambiguità, i cani non riescono a stabilire la gerarchie e continuano a lottare per determinarla.
La causa principale è spesso l’intervento del proprietario, che non favorisce, come invece dovrebbe fare, l’individuo più dominante, peggiorando ulteriormente la situazione.

Come riconoscerla
Questi tipi di aggressività si riconoscono per la postura adottata dall’animale che vuole essere il dominante: coda alta, orecchie dritte, pelo rizzato, corpo rigido, canini ed incisivi in mostra, sguardo fisso negli occhi dell’avversario.
Inoltre il cane dominante tenta di posizionare il muso o le zampe sulla schiena dell’altro, cercando talvolta di montare il cane che vuole sottomettere.
I boxer in esposizione vengono presentati l’uno di fronte all’altro: l’aggressività da dominanza, stimolata dal fatto che gli “avversari” si trovano al guinzaglio, fa assumere loro una posizione fiera che permette agli handler di esibirli alla massima espressione di potenza espressiva…senza rischiare ovviamente nulla, visto che i “contendenti”, a causa del guinzaglio, non possono passare alle vie di fatto.
Ci sono poi atteggiamenti più sottili.
Ad esempio, il cane dominante si interpone sul percorso dell’altro, cercando di impedirgli il passaggio.
Soprattutto se uno dei due cani che vivono insieme ha raggiunto la maturità sociale ed i proprietari tentano di trattare ugualmente i due individui, la diagnosi diviene più chiara. Un’altra situazione che deve indurre a considerare questa diagnosi è quella in cui uno dei due cani che vivono insieme, dopo essere stato per qualche giorno fuori casa, rientra e si scatena l’attacco: i cani devono ristabilire le reciproche posizioni gerarchiche.

Cause possibili
Sono stati evidenziati i seguenti fattori causali:
1. Fattori sessuali: l’aggressività intrasessuale è più frequente nei cani maschi interi (Borchelt, 1983; Line e Voith, 1985; O’Farrell, 1992).
2. Fattori genetici: gli esemplari di alcune razze hanno la tendenza ad essere più dominanti rispetto ai soggetti appartenenti ad altre razze (Fatjò y Manteca, 1999; Guy et al.,2001).
3. Problemi di socializzazione: i cani, nel cosiddetto periodo critico, apprendono a riconoscere i loro cospecifici e a comunicare nel modo corretto con essi. Se questo non avviene, il cane può non interagire in modo adeguato con gli altri cani ed essere aggressivo in situazioni che normalmente non lo richiederebbero.
4. Allontanamento di uno dei due cani che vivono insieme: vedi sopra.
5. Scorretto comportamento dei proprietari di cani che vivono insieme: essi non favoriscono il dominante (vedi sotto, nella terapia) (O’Farrell, 1992, Overall, 2001).

Terapia comportamentale
Lo scopo della terapia comportamentale per i cani con aggressività da dominanza verso soggetti estranei è quello di diminuire il più possibile l’aggressività del paziente e questo può essere raggiunto attraverso il condizionamento operante.
Imprescindibile per questo trattamento è che il cane obbedisca ai comandi che il padrone gli impartisce.
In questo modo il proprietario potrà controllare il suo cane evitando incidenti pericolosi e allo stesso tempo rinforzare la sua dominanza sull’animale.
Spesso infatti i soggetti con problemi di aggressività da dominanza verso altri cani sono animali che mostrano aggressività da dominanza anche verso le persone del suo nucleo famigliare. In questo caso, i due tipi di aggressività dovranno essere entrambi trattati e, possibilmente, in modo contemporaneo.
Una volta che il cane sarà assolutamente ubbidiente al padrone, si potrà passare alla terapia vera e propria.
La tecnica del contro-condizionamento consiste nel premiare il cane ogni volta che si mostra non aggressivo di fronte ad altri cani.
In questo modo il soggetto collegherà il suo atteggiamento calmo alla presenza di un conspecifico al premio, ossia ad un’esperienza gratificante ed apprenderà a reagire con questo comportamento piuttosto che con l’aggressività.
Molto utile risulta la desensibilizzazione sistematica: lo stimolo, in questo caso la presenza di altri cani, viene presentato secondo un gradiente di intensità crescente.
Per i cani che vivono nella stessa casa è indispensabile non trattare allo stesso modo i due cani.
Per evitare conflitti è allora necessario che i proprietari diano priorità al cane dominante o a quello che probabilmente lo diventerà: il più giovane ed il più forte.
Per priorità si intende: dare il cibo, le carezze, le uscite e tutte le risorse prima al dominante e, solo in seguito, al sottomesso (rimandiamo all’articolo del mese di marzo per ulteriori chiarimenti).

AGGRESSIVITÀ PROTETTIVA, TERRITORIALE E POSSESSIVA-COMPETITIVA

L’aggressività territoriale ha per scopo la difesa dello spazio che il cane percepisce come suo, sia esso la casa in cui vive o il parco in cui esce. Il cane ringhia, abbaia o aggredisce chi tenta di invadere questo territorio.
Femmina in atteggiamento difensivo nei confronti dei cuccioli: se un altro cane si avvicinasse potrebbe scatenare un’aggressività di tipo protettivo da parte della cagna. L’aggressività protettiva ha invece lo scopo di difendere il proprietario. Questa si può manifestare per strada, quando un’altra persona od un cane gli si avvicina, ma anche in casa per proteggere il soggetto prediletto dagli altri membri della famiglia (O’Farrell, 1992).
L’aggressività territoriale è generalmente associata a quella da dominanza e da irritazione, realizzando così una “ triade aggressiva” (Pageat, 1999).
L’aggressività possessiva-competitiva si manifesta, appunto, per la competizione su una particolare risorsa.
I cani litigano esclusivamente per il cibo, per un osso o per una determinata aerea di riposo.
In questa categoria possiamo far rientrare anche l’aggressività materna: la femmina che ha partorito o che soffre di gravidanza isterica difende i propri cuccioli o gli oggetti che crede lo siano.
Generalmente il problema svanisce dopo lo svezzamento, magari qualche tempo più tardi.

Come riconoscerla
Nell’aggressività territoriale le sequenze sono abbastanza tipiche. Il difensore va incontro all’intruso abbaiando e ringhiando, poi si arresta a qualche metro di distanza e lo fissa. Se l’avversario accetta il confronto, il difensore gratta il suolo con i quattro arti e urina ripetutamente sollevando un arto posteriore. Quando questa fase di intimidazione non è sufficiente, si ha l’attacco dell’intruso (Pageat, 1999).
L’aggressività protettiva si riconosce proprio perché il cane è aggressivo solo se è vicino al proprietario, altrimenti si comporta normalmente.
Quella possessiva e competitiva si scatena solo ed esclusivamente per determinati oggetti o persone su cui competere.

Cause possibili
1. Apprendimento: generalmente questo è un fattore determinate. I proprietari, nella speranza di avere un cane che faccia la guardia, possono aver rinforzato i comportamenti aggressivi, magari verso alcuni intrusi. Ma un cane può avere difficoltà poi a distinguere verso chi essere aggressivo e chi non esserlo: come può sapere che il ladro è da aggredire, ma il vicino non lo è?! Per questo. L’addestramento deve sempre essere effettuato da professionisti del settore.
2. Fattori sessuali: è stato dimostrato che gli androgeni, assieme al progesterone, hanno un ruolo in queste risposte comportamentali. I maschi tendono a difendere maggiormente il territorio, anche se non è da escludere che una femmina possa comportarsi esattamente allo stesso modo (Pageat, 1999).
3. Fattori genetici: i cani da guardia potrebbero essere più predisposti ad esprimere un comportamento territoriale e protettivo eccessivo (Overall, 2001)
4. Problemi di socializzazione

Terapia comportamentale
Anche in questo caso è imprescindibile che il cane obbedisca ai comandi che il padrone gli impartisce. In questo modo il proprietario potrà controllare il suo cane evitando incidenti pericolosi.
Si potrà passare poi, come descritto per l’aggressività da dominanza, alla desensibilizzazione ed al contro-condizionamento. La punizione, soprattutto quella remota, se correttamente applicata, può risultare utile.

AGGRESSIVITÀ DA PAURA
I cani, di entrambi i sessi, possono essere aggressivi anche per paura. Generalmente non distinguono tra maschi e femmine e l’aggressione non è preceduta da alcun preliminare sociale (avvicinarsi, annusarsi, ecc.).
Alcuni mostrano questo comportamento solo ed esclusivamente nei confronti di determinate razze specifiche, probabilmente perché sono stati vittima di un cane di razza simile.

Come riconoscerla
Il cane è aggressivo verso entrambi i sessi o una razza particolare. In alcuni casi è facilmente riconoscibile dalla postura sottomessa (vedi articolo di febbraio): in questo caso il cane cerca la fuga, ma se l’avversario si avvicina, per difendersi, attaccano.

Cause possibili
Esperienze precedenti negative: alcuni cani morsicati da altri conspecifici mostrano in seguito aggressività, a volte solo verso determinate razze.
Problemi di socializzazione: soprattutto i cani cui non è stata data la possibilità di incontrare altri cani nel periodo della socializzazione (vedi articolo di febbraio) possono in seguito diventare aggressivi per paura.
Fattori genetici: è stato dimostrato che la paura è un fattore ereditabile.
In parte questo è anche dovuto ad un apprendimento del cucciolo: la madre, essendo paurosa dei cani, può aver insegnato questo atteggiamento anche ai suoi piccoli.

AGGRESSIVITÀ PREDATORIA
L’aggressività predatoria può essere diretta verso qualsiasi cosa o animale, compresi l’uomo e gli altri cani, soprattutto se questi sono di taglia piccola.
E’ tipico di quest’aggressività che essa si manifesti contro soggetti in movimento.
Spesso però l’animale abbandona il suo scopo prima di averlo raggiunto, esso insegue la preda per un tragitto ma se n’allontana ancora prima d’averla attaccata: probabilmente lo stimolo non era abbastanza forte da stimolare il cane a mettere in atto tutta la sequenza predatoria.
Relativamente spesso, però, il soggetto si limita a fermarsi ad una certa distanza e ad abbaiare contro la preda senza avvicinarsi ulteriormente. Questo accade probabilmente perché, da una distanza più ravvicinata, ci sono certi aspetti della preda che inibiscono l’attacco: la forma anatomica o la pericolosità dell’avversario. L’abbaiare è un’attività di sostituzione prodotta dal conflitto (O’Farrell, 1992).
Il gioco tra questi due bull terrier mima la predazione: uno dei due viene raggiunto e “aggredito” dall’altro

Come riconoscerla
L’attacco è generalmente preceduto dall’individuazione di una vittima in movimento.
Per le prede di piccola taglia la sequenza è considerevolmente costante da un cane all’altro: salta a piedi uniti, coda posta verticalmente, orecchie dritte, pelo della regione dorso-lombare eretto e si lascia cadere con i due arti anteriori sulla preda.
Il salto è ripetuto più volte, apparentemente fino a quando la preda viene immobilizzata. Essa viene poi afferrata con le mascelle e scossa vigorosamente (Pageat, 1999).

Cause possibili
1. Fattori genetici: alcune razze, come quelle da caccia, sembrano più predisposte a presentare questo tipo di problema (O’Farrell, 1992)
2. Parametri fisiologici: in tutti i casi, la predazione viene scatenata dalla stimolazione dell’ipotalamo laterale. Sembra che questa stimolazione sia però facilitata dalla fame, dal momento che esistono connessioni tra il centro della sazietà e le regioni ipotalamiche qui implicate (Pageat, 1999).
3. Addestramento alla caccia (Pageat, 1999).
4. Imitazione dei conspecifici (Pageat, 1999).
5. Scorretta socializzaione: il cane non riconosce i piccoli cani come cospecifici.

Trattamento comportamentale
Si possono combinare diversi trattamenti (O’Farrell, 1992).
Prima di tutto bisogna aumentare la dominanza ed il controllo del padrone sul cane. Il proprietario deve soprattutto essere in grado richiamare a sé il suo cane, ma questo comando deve essere eseguito in modo tempestivo: prima che il cane veda la preda o nel momento stesso in cui l’ha individuata, altrimenti il soggetto sarà troppo eccitato perché obbedisca.
Anche la desensibilizzazione è utile: lo scopo del trattamento è quello di insegnare al cane a stare calmo di fronte allo stimolo scatenante (vedi sopra).
Questa è una situazione in cui la punizione può essere un metodo efficace per eliminare il comportamento, specialmente in cani con una personalità stabile. Importante è che la punizione sopraggiunga in uno dei seguenti momenti: primo quando il cane avvista la preda e secondo quando si sta avvicinando ad essa. L’animale dovrà allora essere distratto con uno stimolo avversativo, come un rumore violento, e subito dopo verrà presentato al cane uno stimolo alternativo, ad esempio una pallina.
Questo tipo di aggressività è difficile da curare perché (O’Farrell, 1992):
- Coinvolge spesso vittime, quali animali o bambini piccoli, il cui comportamento è difficilmente alterabile.
- E’ un comportamento innato che non necessita di un rinforzo: i cani inseguono uccellini o gatti anche se non sono mai riusciti a catturarne uno.
- Gli effetti possono essere così disastrosi che il trattamento fallisce se il comportamento si ripresenta ancora in altre situazioni.

ALTRO
Vi sono altri tipi di aggressività, anche se meno frequenti.
In alcuni casi, soprattutto se il cane sembra irritato o se l’aggressività appare improvvisamente, bisognerà indagare che non vi siano malattie organiche o problemi fisici nel cane.
E’ in ogni caso sempre necessario rivolgersi ad uno specialista il prima possibile.


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