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Amstaff e Pit bull: uguali o diversi?

di VALERIA ROSSI – Che differenza c’è tra american staffordshire terrier (per gli amici amstaff) e american pit bull terrier (per gli amici pit bull, per i nemici pizzbull, pittbulle, kanekiller ecc. ecc. ) ?
La diatriba, una decina di anni fa, infiammò i lettori delle riviste cinofile grazie a (o meglio, per colpa di) una serie di articoli firmati da un giornalista (casualmente proprietario di un amstaff!) che per promuovere l’american staffordshire continuava a sbandierare come massimo pregio di questa razza…una negazione. Ovvero, secondo lui l’amstaff era un cane buono e caro perché NON era un pit bull.
A parte le duemila inesattezze che ancora oggi vengono  ripetute e straripetute a proposito del pit bull (non è una vera razza, non è affidabile, è ancora allevato prevalentemente per i combattimenti… roba da denuncia, se mai una razza canina avesse il potere di querelare chi ne sparla: ma non può, ed è per questo che si continua a sparlarne tranquillamente), questa polemica infinita ebbe, se non altro,  il potere di risvegliare anche l’interesse di chi non aveva mai sentito parlare di  “terrier di tipo bull”.
Oggi, più o meno, si sa che esiste questa categoria di cani: ma capita ugualmente di sentirsi chiedere:  “Che differenza c’è, in realtà, tra queste due razze?”
Vediamo di rispondere con un minimo di chiarezza alle domande più frequenti su questo (e solo su questo) argomento, senza fare alcuna disquisizione sul carattere, l’aggressività o altro.

1) E’ una razza sola o sono due?
La risposta più corretta dovrebbe essere questa: sono tre!
E cioè: american staffordshire terrier, american pit bull terrier di tipo UKC e american pit bull terrier di tipo ADBA.
Infatti il pit bull, negli Stati Uniti, non viene riconosciuto dall’AKC (il maggiore tra i vari enti cinofili americani), mentre viene riconosciuto da altri due enti, appunto UKC e ADBA. Ognuno dei due Club ha un proprio standard e un proprio indirizzo di allevamento.

Da sinistra a destra: pit bull ADBA, pitbull UKC e amstaff


2) “American pit bull terrier” e “pit bull” sono o non sono sinonimi?

Attualmente, sì (“pit bull” è solo l’abbreviazione, come “amstaff” per l’american staffordhire) : storicamente, no.
“Pit bull”, in origine, era chiamato qualsiasi cane usato nei combattimenti (meticci compresi), mentre l’”american pit bull terrier” è sempre stata una razza pura.

Amstaff da coccole…

 

3) Perché l’AKC (e di conseguenza FCI ed ENCI) non riconoscono il pit bull?
Per una ragione che non ha nulla a che vedere con la razza e le sue caratteristiche: e cioè perché l’AKC non voleva che si chiamasse “pit”!
Agli inizi del Novecento, quando in America vennero proibiti i combattimenti tra cani, l’AKC (che a quei tempi riconosceva l’american pit bull terrier, come dimostrano i documenti dell’epoca) chiese agli allevatori di togliere dal nome della razza il termine “pit”, che in inglese identifica l’arena in cui si fanno combattere i cani.
Alcuni allevatori, pur di restare nell’AKC che era un Club in grande espansione, accettarono questo compromesso politico e iscrissero i loro pit bull col nuovo nome di “staffordshire terrier” (solo dopo il riconoscimento di un’altra razza dal nome troppo simile, e cioé lo staffordshire bull terrier, l’AKC decise di cambiare nuovamente il nome, che divenne “american staffordshire terrier”).
Altri allevatori rifiutarono di rinnegare l’origine e la storia della loro razza e quindi rifiutarono di accedere all’AKC, confluendo in altre associazioni.

4) I primi american staffordshire, dunque, erano in realtà dei pit bull?
Assolutamente SI. Non erano “figli di pit bull”, non erano “pit bull più buoni” e certamente non erano pit bull “moralmente amstaff”, esilarante interpretazione che si è letta su una rivista specializzata qualche anno fa. Erano american pit bull terrier a tutti gli effetti.

…e “ferocissimi” pit bull da pet therapy

5) E’ vero che solo i cani che non combattevano da almeno dieci generazioni poterono essere iscritti all’AKC?
Assolutamente NO. Sia i cani Corvino che i cani Doyle (entrambe famosissime linee di cani da combattimento) furono iscritti all’AKC come american staffordshire nel 1936, anno ufficiale di nascita della “nuova” razza.
Tacoma All-A-Blaze, notissimo combattente definito “molto aggressivo”, fu uno dei primi campioni di bellezza AKC.

6) Perché ci sono tanti tipi diversi di pit bull?
Non ce ne sono “tanti” tipi diversi: ce ne sono due, UKC e ADBA.
Le due associazioni hanno standard diversi tra loro, perché hanno intenti diversi.
L’ADBA continua ad allevare “potenziali” cani da combattimento, e cioè cani dalle doti morfo-caratteriali adeguate alla loro storia.
L’UKC, pur mantenendo alta l’attenzione per le doti caratteriali, è interessata anche alla ricerca di una bellezza “estetica”: un po’ la stessa strada percorsa dagli allevatori di amstaff.

8 ) Questo significa che l’ADBA è ancora favorevole ai combattimenti?
Certamente no!
La politica dell’ADBA è quella di allevare “superdog”: ma se prima si voleva il supercane da combattimento, oggi si ricerca il supercane sportivo, capace di eccellere in diverse discipline (lo dimostra un pit bull ADBA che ha ottenuto 18 diversi brevetti di lavoro, caso unico al mondo).
Secondo l’ADBA questa selezione deve continuare ad essere svolta esattamente “come se” si allevassero ancora cani da combattimento, e cioè privilegiando coraggio, tempra e “gameness” (termine quasi intraducibile, che più o meno significa “massima determinazione nel raggiungere un risultato”) dal punto di vista caratteriale, e doti atletiche dal punto di vista morfologico.
Non c’è alcun interesse per l’estetica, a cui invece concede un occhio di riguardo l’UKC.

Pit bull ADBA

 

9) In giro non si vedono due soli tipi di pit bull, ma molti di più: alti, bassi, larghi, stretti, pesanti, leggeri e così via. Sono dunque fondate le accuse di disomogeneità nella razza?
In giro si vedono anche duemila tipi diversi di golden retriever, pastori tedeschi o yorkshire terrier.
Come in ogni razza del mondo esistono soggetti in tipo, che rispecchiano perfettamente lo Standard, soggetti…“borderline”, ai limiti del tipo, e soggetti che con la razza non hanno proprio nulla da spartire, anche se magari hanno un regolarissimo pedigree (è il caso dei famigerati cani dell’Est).
Questo non significa che pastore tedesco o golden retriever siano razze “poco fissate” o “disomogenee”: significa solo che c’è chi alleva con serietà, esperienza e capacità…e chi alleva alla spera-in-Dio.
Poi ci sono anche quelli che allevano (o comprano e rivendono) con il preciso scopo di truffare la gente: fenomeno che interessa pit bull, amstaff, pastori tedeschi, golden…e qualsiasi altra razza che sia già molto diffusa o che abbia la sventura di diventare di moda.
Concludendo: i pit bull in standard UKC sono molto omogenei morfologicamente.
I pit bull in standard ADBA lo sono leggermente meno, perché lo standard è più elastico sotto il profilo morfologico: ma per un occhio appena appena esperto è assolutamente impossibile confonderli con cani di altre razze.

Amstaff

 

10) Se pit e amstaff, in origine, erano un’unica razza, oggi si può ancora dire la stessa cosa?
Sicuramente NO per quanto riguarda i pit bull ADBA, che hanno seguito una selezione completamente diversa.
Quando l’amstaff ha imboccato la strada del cane “prevalentemente da compagnia e da show”, gli allevatori hanno cercato di ottenere cani sempre più accattivanti dal punto di vista estetico, badando nello stesso tempo a mantenere nel cane (non a “creare”, attenzione, ma a “mantenere”!) un equilibrio caratteriale che era già ai massimi livelli nel predecessore pit bull.
Non sono stati fatti, però, particolari sforzi per selezionare le doti caratteriali intese in senso sportivo, perché l’AKC non ha mai spinto particolarmente l’amstaff come cane da lavoro.
Anzi, una buona fetta di allevatori, che ci teneva soprattutto a staccare nettamente la propria immagine da quella dei combattimenti, per lunghi anni ha addirittura evitato di far comparire i cani nelle prove di utilità.
Perché?
Semplice: perché si temeva che l’immagine di un amstaff attaccato alla manica del figurante richiamasse immagini di “violenza” che potevano essere collegate a quelle dei combattimenti!
Questo a mio avviso è stato un meccanismo penalizzante, perché gli attacchi che fanno parte delle prove di utilità sono semplicemente una pratica sportiva, a cui il cane viene allenato attraverso il gioco.
Sarebbe stato molto più utile e informativo spiegarlo al pubblico, anziché farsi prendere dalla pruderie dell’”immagine” positiva a tutti i costi: anche perché una razza che non lavora non può essere testata caratterialmente, e quindi non si fa alcuna selezione in questo senso.
Per fortuna un’altra branca di allevatori americani cominciò fin dall’inizio a “interpretare” l’amstaff come cane da utilità, rendendosi conto che un terrier di tipo bull non avrebbe potuto avere poi tutto ‘sto successo come cane solo da compagnia e da show.

Foto storica di una bimba in posa con il suo pit bull

Come cane da grembo, diciamolo, gli manca proprio “le fisique du rol” (anche se ci prova!).
Scherzi a parte, è storicamente dimostrato che chi vuole un cane “da coccole” tende a rivolgersi verso taglie più ridotte, e in generale cerca razze dall’aspetto più “peluchone” (non per niente quasi tutti i cani da compagnia propriamente detti sono a pelo lungo).
L’ amstaff selezionato solo per la bellezza avrebbe avuto il suo target elitario tra gli estimatori dello show: ma anche se in USA essi sono assai più numerosi che in Italia, anche là rappresentano una minoranza.
Ecco perché molti allevatori, in cerca di un target più ampio possibile (come tutti gli allevatori del mondo), utilizzarono i loro cani anche per lo sport, pur mantenendo l’attenzione principalmente sulla morfologia e selezionando cani esteticamente gradevoli.
Un percorso simile a quest’ultimo venne seguito in USA dagli allevatori di pit bull UKC, che in parte (minima) selezionarono pit bull esclusivamente da esposizione, e in parte pit bull da “bellezza E lavoro”.
Tutto questo, in USA, ha ovviamente più senso che in Italia: infatti qui i pit bull UKC, non essendo riconosciuti dall’ENCI, non hanno accesso alle esposizioni.
In America, al contrario, le expo UKC raccolgono un altissimo numero di cani, appena inferiore a quello delle expo AKC: quindi è possibilissimo, per un pit bull, seguire una carriera espositiva di tutto rispetto.
Gli italiani devono accontentarsi dei raduni organizzati da Club di razza privati.

11) Si potrebbe dire, allora, che in Italia un pit bull UKC equivale a un amstaff senza pedigree?
Potere si può… se si vuole essere sbranati: ma non dai cani, bensì dagli allevatori!
Infatti questa definizione non piace a nessuno.
Chi alleva amstaff, con poche eccezioni, prende le distanze dal pit bull per lo stesso, antico motivo che causò le divisioni iniziali: temono che la loro immagine venga abbinata in qualche modo alla pratica dei combattimenti.
Poiché, purtroppo, questa indegna pratica continua tuttora nella clandestinità delinquenziale, è tutto sommato comprensibile che qualcuno tema ancora il “danno di immagine” legato alla parola “pit”.
Però sarebbe molto più corretto chiarire al pubblico un concetto assai più importante: e cioè che un conto è la cinofilia, e un altro la delinquenza!
Neanche gli allevatori di pit bull UKC, in linea di massima, sono troppo contenti di essere considerati allevatori di …quasi-amstaff: soprattutto a causa delle persone che hanno allevato (e ancora allevano, in parte) cani “esclusivamente” da bellezza, tralasciando la selezione caratteriale.
Questi cani infatti vengono accusati (e non del tutto a torto) di aver perso per strada molte delle doti caratteriali che appartenevano originariamente al pit bull.
Naturalmente la realtà sta nel mezzo, perché (come in tutte le razze del mondo) l’abilità selettiva non si può certo legare a un’intera razza né ad un Club: l’abilità è del singolo allevatore!
Oggi esistono, è vero, amstaff e pit bull “rincretiniti”: ma ci sono anche amstaff e pit bull dalle grandissime doti caratteriali.
Dipende da come si alleva, e poi (ovviamente) da come si educa e da come si addestra il cane.
La cosa che mi lascia più perplessa, in Italia, è che talora si sentano fare discorsi sugli amstaff “rincretiniti” da allevatori UKC che a loro volta selezionano cani “da bellezza”.
Perché, se è vero che alle spalle dei pit bull esiste un’eccellente selezione caratteriale, non ci si può certo aspettare che questa continui in eterno…senza la collaborazione degli allevatori!

12) Il famosissimo “Pete the Pup”, l’interprete di “Simpatiche canaglie”, era un pit bull o un American staffordshire?
Non poteva che essere un pit bull, perché la serie fu ideata nel 1922 e l’amstaff come razza nacque solo nel 1936.

13) Che significa “doppia registrazione”?
Questa domanda, se si volesse dare una risposta davvero esauriente, richiederebbe un intero libro, e non solo un articolo!
Infatti sono state diverse le prese di posizione “pro”e “contro” , le aperture e le chiusure, gli interventi di Club diversi: non mi vergogno di confessare che, senza i testi storici davanti, non ricordo neppure io tutta la pantomima burocratica che ha visto protagonisti questi cani nell’ultimo secolo.
Mi limito perciò a dire come stanno le cose oggi: “doppia registrazione” significa che l’UKC accetta la registrazione degli american staffordshire come pit bull. Quindi esistono cani (sempre e solo UKC) che sono contemporaneamente pit bull per gli Stati Uniti, e amstaff per l’Europa.

La Multi Ch Cloverhill’s Dances with Fire, detta Chelsea (prop. Limited edition kennel) : un Amstaff per l’Europa, un Pit bull per l’UKC

14) Come è possibile, per un privato che voglia informarsi seriamente, orientarsi in mezzo a tutta questa confusione?
Occorre informarsi, studiare, ma soprattutto liberarsi da tutte le scorie della disinformazione.
E qui, purtroppo, i media non sono certo d’aiuto: sia perché non fanno praticamente MAI informazione corretta, sia perché contribuiscono pesantemente ad alimentare pregiudizi e dicerie che fanno il male di tutte e due le razze.
Quotidiani, riviste generiche e TV si buttano a pesce sul sensazionalismo, gridano “al pit bull” (spesso senza neanche sapere com’è FATTO un pit bull) ogni volta che si nominano i combattimenti; fanno confusione tra lotte tra cani e aggressività verso l’uomo; alimentano leggende metropolitane che, come è noto, viaggiano a velocità supersonica ingigantendosi ad ogni passaggio…e dulcis in fundo, attirano verso il pit bull l’interesse di quel sottobosco umano che va cercando nel cane la realizzazione che non è mai riuscita a trovare sul piano personale.
A tutto questo, purtroppo, si aggiungono anche gli interessi privati di alcune persone che, allevando una razza, non trovano di meglio che “promuoverla” parlando male dell’altra…e se questo gioco perverso viene appoggiato anche dall’editoria specializzata, il danno è doppio.

15) In conclusione: che differenza c’è tra pit bull ADBA, pit bull UKC e american staffordshire?
Mentre il pit bull ADBA è indiscutibilmente diverso anche dal punto di vista morfologico, l’UKC e l’amstaff a volte sono quasi indistinguibili anche per un occhio esperto. La vera differenza potrebbe (e forse “dovrebbe”) stare nelle attitudini.

Pit bull impegnato in agility

Dato per scontato che questi cani, se ben allevati, sono TUTTI equilibrati e assai dotati caratterialmente; e dato per scontato che TUTTI questi cani sono eccellenti compagni di vita per qualsiasi proprietario a sua volta equilibrato, preparato e bene informato…oggi abbiamo in pratica tre cani ben distinti:
a) quello “solo funzionale”, il cui standard non tiene alcun conto della bellezza “cosmetica”, ma la cui selezione mira ad ottenere il massimo nel campo del lavoro e dello sport (il pit bull ADBA);
b) quello “prevalentemente bello”, creato e selezionato soprattutto per il ring, a cui si chiede di essere equilibrato e ben dotato caratterialmente, ma non di avere doti sportive “esagerate” (l’american staffordshire);
c) la “via di mezzo” in cui si bada sia al carattere (inteso sempre in senso sportivo) che alla morfologia (il pit bull UKC).
Purtroppo è storicamente provato – basta guardare le altre razze – che è impossibile raggiungere il “top” in entrambi i campi: ma è anche vero che moltissime persone non vanno alla ricerca di alcun “top” agonistico, ma sono ben felici di avere un cane semplicemente “bello e bravo”, senza troppi eccessi. Quindi c’è posto per tutti, e ognuna di queste razze può essere felicemente abbinata alla sua famiglia ideale. L’importante è che si continui ad allevare con serietà e ad offrire, di tutti questi cani, un’immagine corretta e non distorta da disinformazione, pregiudizi e, a volte, anche da stupide guerriglie fratricide.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).