giovedì , 30 ottobre 2014
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Chi ha paura del boxer bianco?

Boxer bianco, chi era costui?
Una “vergogna” per gli allevatori, un cane malato, una disgrazia per la razza?
Ma proprio no. Niente di tutto questo!
Queste sono “cugginate” di prima categoria, e la cosa più seccante è che ci sia anche qualche allevatore a prenderle per buone.

Blanka v.Argentor

Cominciamo col dire che il boxer NASCE bianco.
Flocki, primo boxer iscritto al Libro di allevamento tedesco, era tigrato con grandi macchie bianche: ma sua sorella Blanka v.Argentor, che può essere considerata la vera capostipite della razza, era completamente bianca. Sua figlia, Meta v.d. Passage, altra grandissima riproduttrice (fino a pochi anni fa appariva praticamente in tutti i pedigree dei boxer mondiali!), era quasi interamente bianca.
Il boxer, dunque, nasce bianco: e non poteva essere altrimenti, vista la linea materna che portò alla nascita di Flocki e Blanka.
Mentre il padre della cucciolata era infatti un bulldog di nome Tom, di cui non si conoscono le origini, la madre era Alt’s Scheckin, una bierhunde quasi completamente bianca a sua volta figlia di un bullenbeisser, Lechner Box, tutto bianco ad eccezione di una macchia su parte della testa.
Il bianco non solo non veniva considerato un difetto…ma a quanto pare piaceva molto: e continuò ad essere apprezzato fino al 1925, quando improvvisamente non fu più ammesso dallo Standard.

Meta v.d. Passage

Il motivo dell’esclusione fu la convinzione (errata) che i boxer bianchi fossero albini e come tali portatori di tutta la serie di tare genetiche che purtroppo caratterizza l’albinismo.
In seguito si capì che il boxer bianco NON era affatto albino, ma si continuò a pensare che il mantello bianco fosse un segno di depigmentazione patologica: credenza avvalorata dalla scoperta del legame tra il gene sw , responsabile del colore bianco, e il problema della sordità congenita (più
precisamente, della “sordità neurosensoriale connatale ereditaria”).
Indubbiamente questo legame esiste: ma interessa tutti i cani portatori di questo gene (tra cui, per esempio, dalmata e bull terrier) senza che nessuno si sia mai sognato di creare dalmata neri a pois rosa, né di escludere il bianco dallo standard del bull terrier (anzi, questo resta di gran lunga il colore più ricercato).
Un altro piccolo problema è la maggiore sensibilità della cute al calore, e quindi la possibilità di eritemi in caso di lunghe esposizioni al sole: ma anche questo è un problema comune a tutti i cani bianchi a pelo raso. Per di più, nel boxer, la cosa è ancor più insignificante, perché un cane con la canna nasale corta non deve essere COMUNQUE esposto lungamente al sole. Se vogliamo…un cane da spiaggia, certamente non sceglieremo un boxer!

A sinistra, Alt’s Scheckin. A destra, al centro: Lechner Box

 

Soprattutto per via della sordità, che potrebbe aumentare in modo considerevole se i boxer bianchi venissero ammessi alla riproduzione, ritengo giustissimo che questo cane resti fuori Standard: non mi va giù, invece, la diretta conseguenza che si verifica in molti allevamenti, e cioé la soppressione dei cuccioli bianchi alla nascita.
Questo, a mio avviso, è eticamente condannabile, perché si tratta di cuccioli SANI (è vero che qualcuno di essi potrebbe manifestare sordità: ma a parte il fatto che l’incidenza è solo del 12%, l’udito non è certo il senso principale del cane, e un cane sordo può condurre una vita quasi completamente normale).
Perché, dunque, si continua a considerare “corretta” la soppressione di cuccioli che potrebbero fare felice una famiglia – visto che sono boxer a tutti gli effetti – e che comunque non possono causare alcun danno alla razza, visto che non hanno pedigree e quindi sono esclusi dalla riproduzione?
La causa, ahimé, più diffusa…è l’ignoranza.
Infatti si “seppelliscono” (e purtroppo non solo in senso metaforico) le ipotetiche prove di un inesistente problema legato a questo o quel riproduttore.
Si teme che il famoso stallone Pinco de’ Pallis, qualora avesse ufficialmente un certo numero di figli bianchi, sarebbe meno richiesto di quanto non lo sia “presentando in società” solo figli fulvi o tigrati.
Ma il fatto è che chiunque mastichi anche solo un pochino di genetica dovrebbe sapere che lo stallone Pinco de’ Pallis, se presenta le macchie bianche tanto gradite ad allevatori e giudici, non può matematicamente evitare di produrre figli bianchi qualora venga accoppiato con una fattrice anch’essa portatrice di bianco.
Non è un suo “difetto”, non è uno scheletro nell’armadio da tenere ben nascosto: è pura e semplice genetica!
NON ESISTE un solo stallone (né una sola fattrice) con estese macchie bianche che non dia un 25% di figli bianchi se viene accoppiato con un partner a sua volta “macchiato” di bianco.
Vediamone rapidamente il motivo, addentrandoci un po’ (ma non troppo, non preoccupatevi) nei complicati meandri della genetica.

PRINCIPI BASE

I geni sono gli elementi che determinano ogni singola caratteristica di un individuo, dal colore degli occhi alla forma delle orecchie alla lunghezza del naso.
A noi interessano, in questo caso, i geni responsabili del colore del mantello.
I geni si localizzano a coppie (un gene ereditato dal padre e uno dalla madre) su un tratto di DNA che viene definito “locus”.
Ogni locus è responsabile di una singola caratteristica: quando parliamo di boxer bianchi a noi interessa il locus responsabile della presenza di bianco, che si chiama locus “S”.
Nel locus “S” di ogni boxer ci sono dunque due geni “deputati” alla presenza di bianco più o meno esteso: uno che arriva dalla mamma e uno che arriva dal papà.
Questi due geni, che stanno nello stesso locus e sono responsabili dello stesso carattere, si chiamano “alleli”.
Il gene della mamma e quello del papà possono essere uguali o diversi: se i due alleli sono uguali il nostro cane si dirà omozigote per quel carattere. Se sono diversi si dirà che è eterozigote.

Ghost, boxer bianco vissuto quasi 12 anni: sempre sanissimo, giocherellone, equilibratissimo, ha partecipato anche a qualche gara di agility non ufficiale. Ha fatto conoscere la razza alla sua proprietaria, poi diventata allevatrice (all.to "Del fantasma del lago", che ha preso il nome proprio da Ghost)

GENI DOMINANTI, RECESSIVI E CODOMINANTI

Gli alleli di una stessa serie possono dar luogo a tre casi diversi:
1) basta la presenza di un solo gene nella coppia perché la caratteristica legata a quel gene si manifesti in modo visibile, ovvero nel cosiddetto fenotipo. In questo caso il gene si dice “dominante” e viene indicato con una lettera maiuscola;
2) la caratteristica, per apparire visivamente, deve essere portata da entrambi i geni della coppia, che si diranno geni “recessivi” e verranno indicati con la lettera minuscola;
3) compaiono visivamente, ma in modo incompleto, entrambe le caratteristiche portate dai due alleli: si parla allora di “codominanza” o “dominanza incompleta”.

Esempio pratico, altrimenti non si capisce un tubo: il locus “B”, nel cane, è quello che determina il colore marrone.
Esso presenta solo due alleli:
a) il gene B, dominante, che permette l’espressione del colore nero;
b) il gene b, recessivo, che impedisce, o meglio limita, l’espressione del colore nero.

Allora, quali combinazioni possiamo trovare, ricordando che i due geni della coppia arrivano uno dal padre e uno dalla madre?
Abbiamo tre possibilità:
BB (il padre e la madre hanno passato entrambi al figlio un gene B): il cane sarà ovviamente nero.
Bb (uno dei due genitori ha passato un gene B e l’altro un gene b): il cane sarà nero, perché il gene B è dominante e quindi “annulla” l’effetto del gene b, recessivo.
bb (entrambi i genitori hanno passato un gene b, recessivo): il cane sarà marrone.

Tutto chiaro, fin qui?
Bene: ora che abbiamo visto come funziona l’espressione del colore nero, scopriremo che la trasmissione del bianco è MOLTO più complicata, perché in questo caso non solo abbiamo più alleli all’interno del locus, ma incontriamo anche la codominanza, che abbiamo citato ma non ancora esaminato.
Non ci resta quindi che entrare nel locus “S”, responsabile appunto del bianco.

IL LOCUS “S”

In questo locus abbiamo quattro alleli (in realtà è probabile che siano di più, ma ci limiteremo a quelli che conosciamo meglio):

1) il gene responsabile del colore uniforme, ovvero della completa colorazione del mantello, si chiama S.
2) l’allele si ha l’effetto di creare piccole macchie bianche localizzate sempre negli stessi posti: muso, collo, petto, ventre, piedi ed estremità della coda;
3) l’allele sp ha un effetto simile a quello di si , ma le macchie risultano più estese e hanno disposizione apparentemente casuale;
4) l’allele sw …guardatelo bene, ‘sto carognone, perché è il responsabile della nascita dei boxer bianchi!
In realtà la sua azione è analoga a quella degli alleli si ed sp: crea macchie bianche. Solo che il suo effetto è ancora più “estensivo”. Le macchie hanno la stessa disposizione già vista per il gene si.

E ora viene il bello, perché (come avremmo già dovuto capire, visto che è l’unico scritto maiuscolo) l’unico gene dominante in questo locus è il gene S…che però è completamente dominante solo nei confronti del gene si .
E’ invece codominante sia nei confronti di sp che nei confronti di sw , il che significa che possiamo avere le seguenti combinazioni:

S + S —————-> il cane è unicolore, senza macchie bianche, perché si manifesta solo S (per forza, non c’è altro);
S + si —————-> il cane è unicolore, senza macchie bianche, perché si manifesta visivamente solo S in quanto dominante nei confronti di si;
S + sp —————-> il cane presenta un fondo uniforme con macchie bianche a disposizione irregolare, perché entrambi gli alleli, codominanti, si manifestano visivamente;
S + sw —————-> il cane presenta un fondo uniforme con macchie bianche su muso, collo, petto, ventre, piedi ed estremità della coda. Anche in questo caso entrambi gli alleli, codominanti, si manifestano visivamente.

Se ora andassimo ad osservare tutte le interazioni tra gli alleli si, sp ed sw…ci complicheremmo immensamente la vita: quindi lasciamo da parte per un attimo si ed sp, e occupiamoci solo del “famigerato” sw.
E’ proprio a questo gene che sono dovute le macchie bianche tanto amate e ricercate nel boxer: la sua codominanza con S ci permette infatti di avere cani fulvi o tigrati con gradevoli macchie nei posti “canonici” (muso, collo, petto ecc.)
Ma che succede quando un sw , invece di incontrarsi con un S, si accoppia con un secondo sw?
Che succede, insomma, se papà e mammà (che per essere unicolori con macchie bianche DEVONO per forza avere un corredo genetico S+ sw) passano entrambi il gene sw al figlio?
Rullo di tamburi…nasce un boxer interamente bianco!
Quindi, OGNI SANTISSIMA VOLTA che si accoppiano due boxer con macchie bianche (ovvero S+ sw) succede che:

il 25% dei figli è di colore uniforme senza macchie bianche (S da mamma + S da papà)
il 50% dei figli è di colore uniforme con macchie bianche (S da mamma + sw da papà , oppure sw da mamma + S da papà)
il 25% dei figli è bianco (sw da mamma + sw da papà)…e non possiamo farci assolutamente NULLA!

L’unico modo per non avere cuccioli bianchi è accoppiare cani senza alcuna traccia di bianco…oppure cani in cui il bianco NON sia dovuto al gene sw ma al gene si.
Il problema è che, come abbiamo visto, si è recessivo rispetto a S: quindi il bianco rischia di non apparire affatto, a meno che non sia omozigote (ovvero, che si abbinino due si).
Il gene sw, codominante, è invece assai più semplice da gestire, perché si manifesta anche in presenza del gene S…dando luogo al mantello uniforme, ma con eleganti macchie bianche localizzate in posti ben precisi, che oggi si può vedere nella stragrande maggioranza dei boxer.

Concludendo:

1- accoppiando due cani senza bianco si avranno sempre cani unicolori…a meno che non intervenga il gene si, che può darci macchie bianche nei punti giusti e che NON ci darà cani interamente bianchi, ma che essendo recessivo si manifesta solo in forma omozigote.
I cani citati da alcuni allevatori – con bianco in zone particolari, o senza bianco in zone particolari – che darebbero la quasi certezza di non riprodurre cuccioli interamente bianchi, probabilmente sono omozigoti per il gene si e non presentano l’allele sw.
E’ molto difficile stabilirlo, perché gli alleli si ed sw si differenziano soprattutto per l’estensione delle macchie…che a sua volta, però, può essere influenzata da altri geni modificatori di cui, al momento, si sa poco o nulla;
2 – accoppiando un cane senza bianco e uno con estese macchie bianche si avranno cuccioli in parte unicolori e in parte con macchie bianche;
3 – accoppiando due cani con estese macchie bianche si avrà SEMPRE un 25% di bianchi.
Sempre e comunque!
E non è certo “colpa” dei riproduttori.

Ultimissima considerazione genetica (e poi parliamo d’altro, perché se mi avete seguito fin qui meritate già una medaglia al valore): tutto ciò che abbiamo detto finora a proposito del bianco non ha assolutamente NULLA a che vedere con l’albinismo: neanche con l’”albinismo parziale” di cui talora si sente parlare.
Infatti i geni responsabili dell’albinismo, parziale o totale, si trovano da tutt’altra parte, e precisamente sul locus “C”.
L’albinismo completo (rarissimo nei cani, di qualsiasi razza) è portato dalla combinazione di alleli c+c , mentre altri geni possono influenzare determinate caratteristiche.
Per esempio il gene cb è responsabile degli occhi azzurri con pupilla rossa: il soggetto in cui questo gene si manifesta avrà anche il mantello bianco…ma questo non c’entra nulla con la trasmissione di pezzatura bianca che avviene nel locus “S”!
Athos, cucciolo bianco dal musotto irresistibile

Insomma, il boxer bianco NON E’ ALBINO: né poco, né tanto.
E’ solo un cane con una pezzatura bianca talmente vasta da coprire tutto il corpo (o quasi, perché molto spesso restano piccole porzioni colorate, specie sulla testa).
Certamente, se nascesse un boxer albino, sarebbe bianco: ma avrebbe anche gli occhi azzurri, la pupilla rossa e così via.
In realtà i maggiori esperti di boxer di tutti i tempi sono concordi nell’affermare che non hanno mai visto un boxer totalmente albino:
purtroppo non tutti si rendono conto di non aver mai visto neppure boxer “parzialmente” albini, perché i bianchi nati dalla combinazione sw + sw non possono essere definiti tali.

PERCHE’ SOPPRIMERE?

Assodato che avere figli bianchi non è una colpa, né un demerito, né un “difetto”, ma solo la conseguenza di una legge genetica…che dire degli allevatori che sopprimono questi cuccioli?
A mio avviso possiamo solo dire che commettono una grave ingiustizia.
Lo ripeto: con questo non voglio sicuramente suggerire l’utilizzo in riproduzione dei boxer bianchi, che purtroppo farebbe aumentare vistosamente il fenomeno della sordità congenita. Lasciamoli pure fuori Standard, mi sta benissimo: ma non ammazziamoli!

Perché non possono fare alcun male alla razza (non si riproducono); non possono “sputtanare” nessun riproduttore (se non agli occhi di chi non capisce un tubo di genetica: ma vorrei proprio capire perché una persona che non capisce un tubo di genetica dovrebbe mettersi in testa di allevare!)…e in compenso possono fare felici molte famiglie che amano il boxer, ma che non cercano il cane in Standard perché vogliono semplicemente un buon “cane di casa”.
E qui vale la pena di ricordare che queste famiglie difficilmente spenderanno migliaia di euro per un cucciolo: chi non ha mire espositive, chi vuole solo un amico da coccolare o da affiancare ai propri bambini…del soggetto superselezionato non sa proprio che farsene.
E’ sbagliato, e io sono la prima a continuare a predicare che il soggetto superselezionato è l’UNICO cane che si dovrebbe desiderare: ma è un dato di fatto che questo discorso viene recepito forse dall’un per cento degli aspiranti proprietari di cuccioli.
Quindi, se qualcuno avesse pensato “sopprimendo i bianchi vendo più cuccioli in standard”, secondo me avrebbe sbagliato alla grande: perché gli ipotetici acquirenti di bianchi, se non ne trovano uno a pochi euro, non si comprano quasi mai il supercucciolo figlio di supercani.
Salutano gentilmente, se ne vanno…e si infilano nel primo negozio disponibile; oppure rispondono al primo annuncio che leggono sul giornale.

QUELLI CHE LI VENDONO COME “RARI E PREGIATI”

Se da un lato abbiamo allevatori che ritengono i cuccioli bianchi una “vergogna” , dall’altro esistono le clamorose facce toste che li vendono a carissimo prezzo, spacciandoli per cani “rari” e pregiatissimi, che quindi vanno pagati più del normale.
Ovviamente si tratta di una vera e propria truffa basata sulla scarsa conoscenza cinofila dei clienti.
NON CASCATECI!
Il boxer bianco è un cane fuori Standard che può anche avere qualche piccolo problema: per questo motivo è giusto che venga ceduto in cambio di un semplice rimborso spese, come in effetti avviene nei migliori allevamenti.

Nove volte su dieci questi sono clienti PERSI, punto e stop: persone che magari si porteranno a casa un cane dell’Est, spenderanno in veterinario tutto ciò che hanno risparmiato sull’acquisto del cucciolo…ma non si renderanno quasi mai conto di aver comprato il cane nel posto sbagliato! Si convinceranno invece che il boxer è un cane delicato, che ne ha sempre una, che ti fa fare una via d’inferno.
E la prossima volta…per carità, tutt’altra razza! No mi si parli mai più di boxer!
Così il cliente è doppiamente perso: per l’allevatore e per la razza.
Se invece si fosse portato a casa un “bianchetto” sano, vispo, simpatico, ben allevato e ben curato…con ogni probabilità il cane successivo l’avrebbe preso nuovamente in quell’allevamento che l’ha trattato così bene e l’ha reso tanto felice dandogli un cucciolo meraviglioso.
E chissà: nel frattempo potrebbe essergli venuta voglia di fare qualche esposizione. O di avere una cucciolata. E allora il suo secondo boxer sarebbe stato fulvo, o tigrato…e magari figlio di supercampioni.

PERCHE’ NON DARE LORO UNA CHANCE IN PIU’?

Una volta assodato che il boxer bianco:
a) non è un “disonore” per l’allevamento;
b) non ci fa perdere clienti…

…anche l’ENCI, seguendo l’esempio della Germania che lo faceva già da molti anni, ha consesso il pedigree ai boxer bianchi, con il timbro “escluso dalla riproduzione”.
Questo significa che non possono danneggiare in alcun modo la selezione, ma che possono invece partecipare a prove di lavoro, gare di agility e tutte le altre attività riservate ai cani muniti di documenti ufficiali.
E’ vero che lo sport cinofilo dovrebbe essere inteso come “selezione” del carattere, quindi in vista della riproduzione…ma non c’è solo quello: c’è anche il divertimento, c’è il rapporto col cane.
Ed è vero che si può lavorare con il cane anche senza fare gare: ma è assolutamente umano che dopo tanta fatica si desideri anche vedere la coppetta…o almeno provarci.
Con tutti i sacrifici che comporta lo sport cinofilo, non mi sento proprio di accusare di cinismo o di scarso amore per il cane chi, scoprendo che non potrà gareggiare, rinuncia in partenza e non comincia neanche a lavorare.
Gli scopi di un allevatore dovrebbero essere due: il primo, indubbiamente, è lavorare per il miglioramento costante della razza: ma il secondo, e non dovremmo MAI dimenticarlo, è promuovere la razza e far innamorare del boxer il maggior numero possibile di persone.
Certamente, con un boxer bianco, non si centrerà il primo obiettivo: ma il secondo sì.
Perché  creare molti felici possessori di boxer bianchi può significare:
a) più persone che si appassionano al boxer in quanto tale (anche quelle che oggi non avrebbero la possibilità di acquistare un cucciolo “giusto”…ma che magari ce l’avranno domani. E se in questo momento, non potendosi permettere un cane in standard, hanno avuto comunque la possibilità di portarsi a casa un “vero” boxer…indovinate che cane compreranno la prossima volta?);
b) meno persone che si rivolgono al mercato dei “canifici” o a quello dell’improvvisazione (privati senza alcuna capacità ed esperienza), quindi meno persone che si ritrovano alla prese con cani problematici e che alla fine pensano “ma chi me l’ha fatto fare di prendere un boxer”?
c) più persone che si appassionano al lavoro, perché con il boxer bianco non possono andare in esposizione: quindi, se vogliono “vivere” il loro cane in modo sportivo, devono forzatamente avvicinarsi proprio alla branca della cinofilia che al momento è meno seguita e che ha TANTO bisogno di nuove forze in campo;
d) in generale un’immagine più popolare della razza, e quindi una maggiore richiesta di boxer, non certo e non solo di boxer bianchi…il che, se vogliamo, significa anche maggiori chance per gli allevatori.
Infatti, se ci chiedono più cani, potremo allevare più cuccioli e questo ci consentirà di selezionare meglio: è un dato innegabile.
E stando così le cose…vuoi vedere che il boxer bianco, alla fin fine, ci darà una mano anche come selezionatori?

 


About Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani da utilità per 16. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di 85 libri cinofili e della serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" , nonché conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).

6 commenti

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  1. Valeria, ti ringrazio per questo articolo così ben documentato e accurato…spero possano essere in molti a leggerlo e spero soprattutto che contribuisca a superare certi pregiudizi ancor oggi così diffusi spesso basati sulla disinformazione.


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  2. lei è..semplicemente splendida. grazie di esistere .


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  3. Valeria: La leggo sempre con più interesse. Lei è bravissima! Grazie per avermi trasmesso un’altra perla di cultura cinofila.


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  4. Articolo molto interessante.
    Peccato che qui intorno (Parma) abbia sentito di allevamenti che vendono il bianco per almeno 700 euro, e addirittura su un forum dedicato alla razza abbia letto che qualcuno lo vorrebbe vendere a prezzo maggiorato perchè far fare l’esame per l’udito al cucciolo neonato è un costo aggiuntivo.
    Mai sentito di allevamenti “seri” – come li definisce giustamente Valeria – che vendono il “bianchetto” a prezzo di rimborso spese … peccato davvero, però!


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  5. Vorrei condividere con voi tutti una poesia che ho scritto alla morte del mio amatissimo cane: una femmina di nome Sheela, boxer bianco, amore a prima vista (aveva tre mesi) mi è morta quattro mesi or sono ed ancora non me ne convinco. Il titolo che gli ho dato è: Addio Sheela
    Sola nei tuoi silenzi pieni di lamenti, t’è rimasta la compagnia dei tuoi dolori,
    vorresti, ma non puoi evitare ciò che mai hai conosciuto, la mancanza d’onori;
    ciò che ti resta di tutto ciò che possedevi in potenza e dignità,
    or più non hai, e non comprendi il perché te lo han tolto e mai più a te tornerà.
    Come mi sento inutile, impotente, non riuscire a lenire le tue sofferenze,
    tu che m’hai sempre donato, ora vuoi farmi dono delle tue perenni assenze;
    è finito il tempo di carezze e coccole, il correre dietro ai gatti e al vento,
    tu soffri e non sai quanto soffro, sono realtà non volute in questo momento.
    Tutto di me dice che non devi andar via, resta ti prego se pur tempo è limitato,
    pronto ancor non sono a gestir il compito che il tuo problema m’ha recato;
    parmi ascoltar li tuoi pensieri, che in voce supplichevole dicon struggenti parole,
    “non farmi soffrir più, lasciami andar nel mio viaggio, anche se cuor non vuole”.
    “Tu sei quello a cui il mio affetto ho donato, altro non avevo o mio padrone amato,
    allor ti prego, aiutami a non soffrire più, sento che il mio tempo è terminato;
    ora deve iniziar quello d’andare a trovar le mie sorelle,
    le sto chiamando, ma non rispondono, vorrei proprio narrar loro le mie novelle”.
    “Sorelle, compagne di giochi, lasciate che m’unisca a voi, così smetterò di soffrire,
    non riesco più ad alzarmi, devo stare ferma ma io non riesco a poltrire;
    il mio padrone non vuol che vada, ancor non s’è convinto che devo andare,
    tutto quello ch’avevo da donargli l’ho fatto, ora è con voi che devo tornare”.
    “Sorella, nulla possiamo col mondo degli umani, siamo nel sonno della morte,
    qui tra noi nulla è come prima, ciò ch’era realtà, ora son cose distorte;
    è un ultimo dono al tuo padrone, mescolar le tue con le sue sofferenze,
    forse gli umani capir potranno, d’amar quando c’è vita, e senza differenze.
    garziaedoardo@gmail.com


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