Ci sono numerosissime tecniche per insegnare il riporto: qui vi indicherò quelle che ritengo più adatte al neofita. Parliamo di “fondamentali”, ovvero dell’atto che consiste nel recuperare un oggetto lanciato e nel riportarlo al conduttore.
In ogni disciplina ci sono poi modalità diverse, riportelli diversi, esercizi diversi da compiere: ma alla base di tutto c’è sempre l’atto di andare a prendere un oggetto, portarlo indietro e cederlo al conduttore, ed è solo di questo che ci occuperemo in questo articolo.

Ricordiamo innanzitutto che il riporto è un esercizio che contrasta con l’indole del cane: infatti lui, una volta catturata una “preda” (è questo che il riportello simbolizza ai suoi occhi), tenderebbe a portarsela via e a mangiarsela in disparte, senza nessuno che lo disturbi.
Anche quando la “preda” non è commestibile, come nel caso di un riportello o di una pallina, l’istinto lo porterebbe ad “imboscarsi” e comunque a rosicchiarsela un po’ per conto suo.
Riportare l’oggetto al conduttore è, per il cane, qualcosa che ha poco senso: quindi dobbiamo renderci conto che stiamo chiedendo al nostro amico uno sforzo importante.
Per questo io consiglio di aspettare che si sia già instaurato un bel rapporto, profondo e completo, tra il cane i suoi umani: il che significa attendere almeno i 5-6 mesi di vita, se stiamo parlando di un cucciolo. Se invece abbiamo a che fare con un cane adulto…dipende! Possono volerci poche settimane o diversi mesi: starà alla nostra sensibilità capire qual è il momento giusto per poter chiedere al cane di fare qualcosa che istintivamente non farebbe mai, ma che accetta di fare perché ci ama e si fida di noi.

In generale, il riporto è molto più facile con i cani che amano giocare: quindi, se siete proprietari di un cucciolo, vi invito innanzitutto ad insegnargli a giocare con gli oggetti. Non dovremo, però,  utilizzare il comando “porta”, che va abbinato a un esercizio di “lavoro” e non deve essere considerato un “gioco” vero e proprio.
So che non è facile, per chi non è ancora pratico di addestramento, distinguere bene le due cose.
Ma come? Diciamo sempre che il cane deve giocare e divertirsi sul lavoro…e poi parliamo di “dividere nettamente lavoro e gioco”? Che senso ha?
Ha senso: e per chiarirlo uso me stessa come esempio.
Io, per lavoro, scrivo usando un computer: il mio lavoro mi piace, mi diverte, per me è quasi come un gioco (vabbe’, tranne quando litigo con i termini di consegna…). Però, quando lavoro, sono concentrata su quello che faccio; mi distraggo meno possibile; a volte stacco anche il telefono.
Con lo stesso computer, la sera, a volte chatto, altre volte partecipo a newsgroup o forum: si tratta sempre di scrivere e di divertirsi…ma non è proprio la stessa cosa.
Se chattando mi accorgo che c’è qualcosa di interessante in TV, mollo il PC e la guardo. Se suona il telefono, rispondo e magari chiacchiero per mezz’ora. Se mio figlio viene a rompere le scatole perché non trova le chiavi mollo tutto e lo aiuto a cercarle: quando lavoro, invece, gli ringhio.
Come vedete, “divertirsi” e “giocare” non sono propriamente sinonimi al cento per cento: né per noi, né per il cane.
Il cane, quando lavora, deve divertirsi (e giocare a lavoro finito): ma nel gioco “libero” può permettersi libertà e scelte individuali che sul lavoro non possiamo concedergli.
E siccome lui è un cane, e non una persona (quindi non conosce i termini di “lavoro” e di “gioco”), spetta a noi fargli capire la differenza.
Premesso questo, vediamo come funziona il

RIPORTO PER CANI CHE AMANO GIOCARE CON GLI OGGETTI

Il cane deve già saper eseguire i seguenti esercizi: sedutoresta.
Portiamo con noi in campo due riportelli (iniziare SEMPRE con i più leggeri e più facilmente abboccabili: questo vale per qualsiasi tipo di ripotello, dai “dummy” per retrievers ai riportelli di legno o di metallo per i cani da UD, obedience ecc.).
Togliamo il guinzaglio al cane e facciamolo sedere: a questo punto lanciamo il riportello a pochi passi da noi, dando l’ordine “resta” e tenendolo per il collare.
Il cane va tenuto anche se esegue un “resta” impeccabile, perché sentirsi trattenuto aumenta il suo desiderio di partire in avanti (il che è esattamente quello che vogliamo che faccia tra poco).
Attendiamo un paio di secondi e diciamo allegramente “PORTA!”, liberando contemporanemente il collare.
Un cane abituato a giocare si lancerà quasi sicuramente verso il riportello (se non altro per curiosità).

A questo punto abbiamo diverse possibilità:
a) il cane prende il riportello in bocca e torna verso di noi.
Inginocchiamoci a terra e ringraziamo il ciel…no, volevo dire: indietreggiamo di qualche passetto (in retromarcia, guardando il cane), molto rapidamente, facendo già grandi complimenti al cane con la voce e con la mimica corporea.
b) il cane prende il riportello in bocca, ci giocherella un po’ e lo lascia cadere.
Non preoccupiamoci: questa, purtroppo, è la risposta più classica!
In questo caso noi tireremo fuori il secondo riportello e lo lanceremo: appena il cane parte per inseguirlo, raccoglieremo il primo riportello.
Continueremo così finché il cane non verrà verso di noi tenendo il riportello in bocca;
c) il cane annusa il riportello, ma non lo prende in bocca.
In questo caso si possono utilizzare i seguenti trucchetti preliminari:
1) appoggiarsi il riportello al petto, in modo che il cane debba metterci le zampe addosso (cosa che gli piace sempre molto) per afferrarlo;
2) “spalmare” sul riportello qualcosa di buono (carne, fegato bollito o altro che piaccia particolarmente al cane);
3) giocare NOI col riportello, come se la cosa ci divertisse moltissimo. Un cane che ha un buon rapporto con noi verrà sicuramente a vedere cosa stiamo combinando e sarà molto interessato all’oggetto misterioso. Se lo coinvolgiamo nel gioco, prima o poi lo prenderà in bocca…e a quel punto lo copriremo di lodi e lo premieremo;
4) far rotolare il riportello a terra, senza quasi considerare il cane, poco prima dell’ora dei pasti; se il cane si interessa e prende in bocca l’oggetto, anche solo per un breve istante, dargli immediatamente la ciotola (con questo sistema ho fatto riappassionare al riporto un cane che aveva perso ogni interesse per questo esercizio a causa di un addestramento troppo coercitivo).
Solo quando il cane abrà cominciato a prendere in bocca l’oggetto potremo ritentare con i lanci.

Quando il cane arriva presso di noi possiamo avere di nuovo due diverse possibilità:

a) non molla il riportello (tipico dei cani possessivi): in questo caso gli daremo l’ordine “seduto!” e cominceremo a carezzarlo dietro le orecchie con una mano, tenendogli l’altra sotto il mento. Prima o poi si stuferà sicuramente e mollerà l’oggetto: a quel punto premieremo con grande enfasi.
b) sputa subito il riportello: in questo caso lanceremo il secondo, fino ad ottenere che il cane si avvicini a noi col riportello in bocca.
Quando il cane apre la bocca, proprio nel PRECISO istante in cui la apre, diamogli l’ordine “lascia!”.
Pian piano (mai avere fretta!) il cane lo assocerà al gesto di aprire la bocca e consegnarci quello che stava tenendo tra i denti.
Non cerchiamo MAI di prendere il riportello con la forza: un cane di scarso temperamento si sentirebbe sopraffatto e perderebbe interesse per l’esercizio, mentre un cane più forte entrerebbe in conflitto con noi e diventerebbe possessivo nei confronti dell’oggetto.

Una volta che il cane ha imparato il meccanismo sarà abbastanza agevole ottenere che il cane attenda l’ordine per partire, raccolga l’oggetto, torni a sedere di fronte a noi con il riportello in bocca e lo lasci al nostro ordine.

RIPORTO PER CANI CHE NON GIOCANO

Qui bisogna dividere in due categorie: cani con forte istinto predatorio, e cani con scarso istinto predatorio.
Per i cani con predatorio ben sviluppato si può seguire il programma appena visto per i cani che giocano, avendo però l’accortezza di far compiere al riportello il maggior numero possibile di movimenti.
Quindi, invece di lanciarlo in alto, per le prime volte conviene farlo rotolare: addirittura lo si può legare a una corda, e con essa farlo muovere avanti e indietro dopo che è caduto sul terreno.

Con i cani che non giocano e non hanno un buon predatorio è invece possibile usare due metodi:
A – per le prime lezioni, sostituire il riportello con un pezzo di carne…senza pretendere, ovviamente, che il cane la riporti e la lasci!
L’importante è che vada a prenderla all’ordine “PORTA!”.
In seguito si userà un riportello su cui sarà stata sfregata della carne: con questo si potranno dare tutti gli ordini, finché il cane non avrà capito l’esercizio. Alla fine si userà un riportello normale.
Se si segue questo metodo, il premio finale per l’esercizio dovrà essere comunque un pezzo di carne.

B – questo metodo “meccanico” funziona sempre (purché lo si usi con accortezza), ma è decisamente antipatico proprio perché il cane, alle prime lezioni,  non si diverte ma si scoccia. Per questo lo consiglio solo in casi “disperati”.
Le fasi sono le seguenti:

1) prendere il riportello e infilarlo dolcemente in bocca al cane, aprendogli la bocca con pollice e indice infilati subito dietro ai canini.
ATTENZIONE! Se in questa fase si procurasse dolore o anche solo fastidio al cane, ci saremmo giocati il riporto. La delicatezza è essenziale;
2) dare l’ordine “PORTA!” e tenere chiusa la bocca del cane con le mani per un secondo o due;
3) dare l’ordine “lascia!” e liberare la bocca del cane, che “sputerà” subito fuori il riportello.

A questo punto il difficile sarà ottenere che il cane tenga in bocca l’oggetto da solo: lodi e premi sono il metodo migliore per arrivare al risultato desiderato. Bisogna esagerare moltissimo le manifestazioni di soddisfazione, perché questo metodo è leggermente coercitivo e quindi bisogna “bilanciare” con tante coccole.
Quando il cane ha capito che “porta!” significa “tieni in bocca l’oggetto”, cominceremo a fare qualche passo col cane al piede, che porta l’oggetto fino all’ordine “lascia!” (subito dopo, gioco e premi vari).
Quando il cane avrà preso confidenza con il riportello, e comincerà ad abbinarlo a cose gradevoli, potremo cominciare a lanciarlo.

NOTA: alcuni addestratori (ormai più pochissimi, grazie al cielo) utilizzano ancora il cosidetto “riporto forzato”, ovvero un metodo che consiste nel far aprire la bocca al cane facendogli provare dolore – con collari a punte e anche collari elettrici) e infilandogli in bocca il riportello quando lui fa CAIN.
Inutile dire che questo metodo barbaro non va neppure preso in considerazione.
Vorrei però specificare che questo NON è il metodo “utilizzato in UD”, come qualcuno vorrebbe far credere agli ingenui neofiti, volendoli convincere che tutti gli addestratori di UD siano macellai.
Questa è una balla clamorosa.
Il 90% degli addestratori di UD utilizza i metodi che ho indicato sopra (specie quello dei due riportelli, che è il più comune  in tutte le discipline): che poi esista anche un 10% di campi gestiti da macellai è un dato di fatto…ma i macellai esistono anche in agility e in tutti gli altri sport. Basta starne alla larga e non confondere gli “addestratori carogne” con le discipline che praticano.

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6 Commenti

  1. ciao,non so se è più o meno dell’argomento ma vorrei qualche info.la mia bimba morfea ha tra qualche giorno 5 mesi,ha imparato il “lascia” però a delle condizioni,cioè,se siamo al guinzaglio o lei è molto vicino a me e prende in bocca qualcosa che quasi sempre per lei è molto buono le do il “lascia” e lei lascia…ma se lei è libera e trova qualcosa che sa che non deve prendere scappa e non c’è verso di farla venire neanche con un altro gioco come devo fare?
    e a volte lei è libera che gioca magari si allontana troppo io la chiamo lei non viene cosa faccio…aiutatemi perche voglio creare con lei un rapporto di molta fiducia…è con me da un mese oggi..l’ho presa in canile..grazie valentina

  2. ciao, sto provando in questi giorni a insegnare con due palline il riporto al bullo (miscuglio di tipo bull adottato già adulto) ma ho parecchie difficoltà (il mio cane è un pastore tedesco nato imparato, per cui quando l’ho insegnato a lui non ho avuto nessun problema): tendenzialmente il bullo prende quella che gli lancio e scappa a rosicchiarla, se gliene lancio un’altra sputa immediatamente quella che ha in bocca sul posto e viene da me, ma non c’è modo di farmi riportare la prima, la sputa dove si trova appena vede la seconda e io posso andare a prenderla e ripetere l’operazione all’infinito, ma non mi riporta mai indietro quella che ha in bocca! adesso non scappa più con la prima pallina in bocca: quando ce l’ha si dirige immediatamente verso di me, ma a metà strada, anche se tengo l’altra nascosta, sputa la prima. ho provato ad andare a riprenderla io un po’ di volte per continuare a giocare, ma mi sembra di essere arrivata a un punto morto, non so come cambiare le cose perché lui mi riporti effettivamente la prima palla. se tengo nascosta la seconda senza lanciarla allora dopo un po’ torna da quella che aveva sputato a metà strada, la prende e se la porta via.

  3. Salve, grazie per i begli articoli e ben scritti.

    Io ho un problema fastidioso, ma solo da qualche tempo, con la mia bastardina al momento di un anno e due mesi. Le tiro la palla o quel che sia, lei la rincorre e la prende e poi si mette a distruggerla laboriosamente, senza sognarsi di riportarla.

    Il problema non è questo, non m’importa che me la riporti: il problema è che, in possesso della pallina o di un altro oggetto, non si lascia più avvicinare da me (è di norma socievole e affettuosa), non risponde al richiamo (di norma, non sempre, lo fa, magari richiamandola alcune volte), non risponde neanche agli allettamenti dei biscotti o di altro cibo. Il problema è che è già capitato che non sia riuscito a ripenderla e quindi a tornare a casa anche per un’ora, un’ora e mezza, situazione che – sono un ansioso – confesso mi ha gettato nell’angoscia e nellos sconforto.

    Quindi il mio problema non è il riporto: è convincere il cane a venire, o almeno a non sfuggirmi, quando abbia qualcosa in bocca. Secondo lei come dovrei procedere?

    La ringrazio in anticipo,

    Nicola

  4. Il riporto forzato non é un metodo basato sul dolore; l’infilare il riportello in bocca ( o la selvaggina nel caso dell’addestramento del cane da caccia ) é la base del riporto forzato ed è una tecnica che descrivete anche voi in questo articolo. Il riporto forzato è cosî chiamato perchê si va contro alla volontá del cane, non perchè si usano metodi crudeli anzi, il premio dopo l’esecuzione dell’esercizio è fondamentale in questo tipo di approccio

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.