Si avvicina l’estate, il sole tramonta più tardi e le temperature si alzano… quale miglior momento per iniziare a proteggere il nostro amico a quattro zampe dai parassiti?
In realtà quando si pensa al connubio cane-parassita, i primi indiziati sono zecche, pulci e pidocchi.
Esiste però un nematode, ossia un vero e proprio verme, che non è,  come i sopra elencati, un ectoparassita che vive sulla superficie cutanea.
Esso infatti è l’agente eziologico di una malattia chiamata comunemente Filariosi (e più correttamente Dirofilariosi).
Questa patologia assai grave spesso è sottovalutata o addirittura ci si dimentica della sua esistenza, evitando quindi di trattare i cani che vivono in alcune regioni d’Italia, perchè “tanto non è presente il parassita”. Al giorno d’oggi, però, il nostro amico a quattro zampe è un vero e proprio compagno di vita, che ci accompagna nelle nostre avventure e nei nostri viaggi.
Solitamente dal momento in cui portiamo alla prima visita il nostro cane, il veterinario ci spiega tutte le patologie e le profilassi per le parassitosi che dovremmo effettuare, tra cui la Filariosi: avvisiamolo sempre sui prossimi spostamenti che faremo con il nostro cane, non solo all’estero per il passaporto canino, ma anche in Italia.

Ma perchè proprio quando iniziano i primi caldi deve suonare il campanello d’allarme sulla Filaria?
Questo parassita ha un vettore, la zanzara, ed è attraverso la sua puntura che viene trasmesso al cane. Non è poi da sottovalutare l’elevata diffusione della zanzara tigre, in grado di vivere nelle zone urbane e con abitudini sia notturne che diurne, la quale giustificherebbe l’aumento dei casi di Filariosi.
Basta perciò che questo insetto punga un cane malato ed in seguito uno sano, perchè avvenga la trasmissione della malattia.
La zanzara copre un ruolo di ospite intermedio e all’interno di essa il parassita, in forma larvale, compie due mute, a livello dell’apparato buccale.
Nel momento in cui l’insetto compie sul cane il suo “pasto di sangue” la larva di Filaria entra nel suo apparato circolatorio.


All’interno dei vasi sanguigni, attraverso mute successive, la larva diventa parassita adulto: quest’ultimo libererà direttamente in circolo le cosiddette microfilarie (forme larvali), le quali saranno poi ingerite da un’altra zanzara nel momento in cui punge il cane infestato. Così il ciclo è concluso e riprende dal principio, con la zanzara infetta pronta a compiere un altro pasto di sangue.
Ma cosa può provocare un semplice vermetto al nostro amico a quattro zampe?
Beh, questo “semplice vermetto” intanto è in grado di raggiungere i 30 cm di lunghezza e provate ad immaginare quando l’infestazione è numerosa…
Per parlare dei danni che può provocare la Filariosi, bisogna iniziare a distinguere le due specie di parassiti presenti in Italia: la Dirofilaria immitis e la Dirofilaria repens.
Per quanto riguarda quest’ultima, la sua localizzazione e a livello sottocutaneo (Filariosi Cutanea) ed è scarsamente patogena e poco preoccupante.
La Dirofilaria immitis, invece, è pericolosa: i parassiti adulti, di notevoli dimensioni, sono in grado di provocare ostruzione dei vasi a livello di arteria polmonare, atrio e ventricolo destri e vena cava caudale, provocando la cosiddetta Filariosi cardiopolmonare; da non dimenticare l’azione tossica che esercitano sul fegato.
Con queste localizzazioni è facile immaginare la sintomatologia e le conseguenze a cui può andare incontro un cane infestato dalla Dirofilaria immitis: dimagramento, stanchezza, tosse e, nei casi più gravi, insufficienza polmonare ed edema polmonare.
Si evince che la Filariosi, se non trattata, ha esito fatale.
Perciò importantissima sarà la profilassi, contro il parassita e contro il suo vettore.
Ad oggi non esiste un vaccino per la Filaria, per cui l’unico mezzo che abbiamo per salvaguardare il  cane è proprio la prevenzione.
L’iter ideale da compiere è perciò il seguente: portare il nostro amico a quattrozampe dal veterinario per effettuare un controllo sierologico ELISA (ossia immunologico) per diagnosticare efficacemente la presenza o assenza di parassiti adulti.
Esiste anche la possibilità di un esame a fresco su sangue per l’individuazione delle microfilarie, ma il test sierologico è più diagnostico.
Quindi da qui si dipanano due strade: se il test risulta essere negativo (assenza di Dirofilarie), si può effettuare la profilassi che verrà esposta successivamente.
Se malauguratamente il test fosse positivo (presenza di Dirofilarie), bisogna procedere con la terapia.
Quest’ultima, da compiere il prima possibile, si basa sul trattamento del paziente infestato con un farmaco a base di melarsomina, in grado di uccidere il parassita; il rischio da non sottovalutare è che i parassiti morti e liberi nel sistema circolatorio, possano causare embolia polmonare.
L’alternativa è ricorrere ad un delicato intervento chirurgico, con lo scopo di rimuovere fisicamente i nematodi presenti nelle camere cardiache del soggetto malato.

Con la speranza che il test sierologico del nostro cane sia risultato negativo, possiamo invece procedere con la profilassi.
Esistono due metodiche di prevenzioni che si possono scegliere e che comporta poi un diverso trattamento.
La via sicuramente più semplice consiste in un’iniezione di un farmaco parassiticida, da effettuarsi direttamente dal proprio veterinario e da compiere una sola volta all’anno.
La seconda metodica consiste in un trattamento che può compiere il proprietario stesso all’interno delle proprie mura domestiche: essa richiede della somministrazione ogni 30 giorni di una compressa, in grado di inibire lo sviluppo delle forme larvali di Dirofilaria.
Le compresse devono essere somministrate a partire da mese di comparsa delle prime zanzare (aprile – maggio) fino al mese successivo la loro scomparsa (ottobre – novembre). E’ sottinteso che quest’ultimo tipo di trattamento deve essere effettuato con costanza e puntualità, per non incorrere nel rischio di infestazione da parte dei parassiti.

Per ciò che concerne infine la diffusione e distribuzione del parassita sul territorio Italiano, ci sono differenze da regione a regione, da zona a zona. Proprio per questo, come era stato scritto in precedenza, è fondamentale avvisare il veterinario sui propri spostamenti con il nostro cane.
E’ facile dedurre come la Pianura Padana, regno e “fucina” di zanzare, sia una delle zone d’Italia dove la Dirofilaria immitis è largamente diffusa e dove fu scoperta la prima volta nel 1626.
In generale tutto il nord Italia ed in particolare Piemonte, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna, sono considerate aree endemiche di Filariosi.
In generale sono comunque maggiormente a rischio tutte le regioni che si affacciano sulla Pianura Padana, come la Toscana, ma si sono verificati alcuni casi anche in Liguria, Umbria, Marche e Sardegna.
Completamente esente da Dirofilaria immitis risulta essere il sud Italia.
E’ importante perciò evidenziare ancora una volta che non solo sono a rischio infezione i cani che vivono nelle suddette zone endemiche, ma anche i soggetti che transitano in esse.
Concludendo, quindi, non preoccupiamoci sempre e soltanto della zecca o della pulce che  può essere sul nostro amico a quattro zampe, ma ricordiamoci che esiste anche un parassita molto più subdolo: la Dirofilaria!

 

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