Sembrava che fosse stato compiuto un passo importante verso la soluzione di un problema ormai trentennale: l’importazione di cuccioli dai canifici dell’Est.
L’anno scorso, infatti (legge 201 del 6 novembre 2010) sono stati introdotti nel nostro codice penale i reati di “traffico illecito di animali da compagnia” e di “introduzione, trasporto e cessione illecita di animali da compagnia”, che prevede pene discretamente severe (reclusione da tre mesi a un anno, multa da 3.000 a 15.000 euro) per chi “introduce nel territorio nazionale cani o gatti privi di sistemi di identificazione individuale – microchip o tatuaggio – e delle necessarie certificazioni sanitarie e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale (art. 4 comma 1).
– trasporti, ceda o riceva cani o gatti privi di sistemi di identificazione individuale e delle necessarie certificazioni sanitarie e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale. (art. 4 comma 2).
Aggravante: la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 3.000 a 15.000 euro è aumentata se cani o gatti introdotti illecitamente sono cuccioli di età accertata inferiore alle 12 settimane o provengono da zone – Paesi dell’Est – sottoposte a misure restrittive di polizia veterinaria adottate dalle competenti autorità dei Paesi di provenienza per evitare la diffusione delle malattie proprie della specie come ad esempio la rabbia (art. 4 comma 3)”.
Bene: cos’è cambiato, rispetto a prima?
Praticamente nulla.
I cagnari dell’Est continuano a produrre cuccioli allo stesso ritmo, mentre gli importatori – in gran parte, neanche tutti – si limitano ad appiccicare ai cani un passaporto quasi sempre regolare (non sempre) e un libretto di vaccinazione: ma per compilare un libretto di vaccinazione fasullo basta un veterinario compiacente.
In questo modo i trafficanti oggi sono perfettamente in regola: ma trafficanti restano.
Quanto ai cuccioli, sono esattamente quelli di prima, perché ovviamente la legge italiana non può interferire sul modo in cui i cani vengono allevati in Ungheria o in Romania: quindi cani male allevati, non selezionati, male alimentati, nati da fattrici sfruttate fino all’inverosimile.
Certo, non devono avere meno di 12 settimane: ma CHI può dire quanti giorni ha esattamente un cucciolo? I primi denti da latte cadono a tre mesi e mezzo: prima di allora è impossibile per chiunque – esclusi forse gli allevatori della stessa razza, che ovviamente hanno l'”occhio” giusto per le dimensioni dei cuccioli, stabilire se un cane ha 35, 40 o 50 giorni.

Queste sono le condizioni in cui vengono allevati nei “canifici”

E allora?
Allora, in pratica, siamo al punto di partenza. Qualche trafficante particolarmente imbecille riesce a farsi  fermare e a farsi sequestrare i cuccioli, come è accaduto pochi giorni fa a Milano e un paio di settimane fa a Bologna e ad Arezzo: ma ormai si tratta di casi rari, perché non ci vuole quasi niente ad appiccicare un paio di documenti ai cani e a mettersi in regola con una legge fin troppo facile da “accontentare”.
L’unico, vero modo per fermare il traffico di cuccioli dall’Est (e non solo) sarebbe stato un limite di età più severo:   cinque mesi sarebbe stato ragionevole, visto che a quell’età è possibile stabilire dai denti, con buona approssimazione, una data di nascita.
Inoltre un cane di cinque mesi non è più appetibile per il cliente medio di negozi e fiere del cucciolo: la gente vuole il cucciolo più piccolo possibile. Importare cuccioloni non garantirebbe il lucro che invece si assicurano coloro che trafficano in cani di pochi settimane.
E’ evidente, quindi, che il traffico non si è mai voluto veramente fermare: la nuova legge garantisce un minimo di attenzioni in più, questo sì, ma le importazioni continuano e – ripetiamo – nessuno ha il potere di controllare come vengano allevati i cuccioli nel loro Paese d’origine.

RICORDIAMO, DUNQUE, CHE I CUCCIOLI DELL’EST:

– Sono cani prodotti come oggetti;
– Le cagne vengono fatte partorire ad ogni calore e vengono tenute in gabbie per tutta la vita (a volte sollevate da terra in modo che le deiezioni escano: a volte neanche quello);
– I controlli sanitari non esistono, come non esistono le vaccinazioni. Tantomeno esistono i controlli morfologici o gli esami per le malattie genetiche; i pedigree, quando esistono, sono immancabilmente falsi; dopo l’entrata in vigore della nuova legge, i passaporti e i libretti sanitari, invece, sono quasi sempre veri… ma non danno alcuna garanzia, perché basta un veterinario compiacente per appicciare bollini e firmare libretti senza che il cucciolo abbia mai ricevuto alcuna vaccinazione  (ricordiamo, tra l’altro, che una vaccinazione eseguita prima dei 50 giorni è praticamente inutile);
– I cuccioli vengono tolti alla madre appena svezzati e caricati su furgoni o camion (ultimamente anche in macchina, perché i controlli sono meno frequenti), a centinaia, dentro gabbie per polli o conigli oppure, come nelle foto, stivati sotto i sedili;
– Arrivati in Italia, quelli sopravvissuti (anche meno della metà) finiscono nei negozi, negli allevamenti multirazza (da 10 razze a 100) o nelle fiere del cucciolo
– Dai negozianti vengono comprati a 50/150 euro l’uno  (a seconda della razza)…e rivenduti a prezzi che possono variare dai 4-500 ai 2-3000 euro per le razze più “pregiate”.
– In negozio i cuccioli vengono venduti quasi sempre con garanzia di 24-48 ore o di una settimana…quando le malattie infettive hanno un’incubazione di almeno 10 giorni
– I cuccioli invenduti, se crescono troppo e non sono più appetibili per il cliente,  vengono fatti  misteriosamente “sparire”
– I contratti di acquisto comprendono clausole assurde: per esempio,   non  puoi andare da un veterinario prima di 3 giorni o DEVI rivolgerti al loro veterinario di fiducia
– Se un cucciolo allevato e importato in queste condizioni sopravvive, nelle migliori delle ipotesi avrà questi problemi:
1.    Non sembrerà per nulla un cane della sua razza
2.    Presenterà malattie genetiche
3.    Presenterà problemi comportamentali come mordacità, iperattività, timidezza, fobie, ecc…
4.   Avrà un sistema immunitario debole e quindi sarà facile preda di tutte le malattie che possano vernivi in mente.
5.
Potrebbe portare in Italia germi, batteri e virus tipici della sua zona di nascita, contro i quali i cani “nostrani” non hanno difesa. Qualche anno fa, dall’Ungheria, arrivò un tipo di parvovirosi contro cui le vaccinazioni erano inutili, perché apparteneva ad un ceppo sconosciuto. Prima ancora era arrivato un ceppo letale di cimurro.

COME TUTELARSI

C’è un solo modo per fermare una volta per tutte il traffico di cuccioli: NON COMPRARLI.
Se finisse la richiesta, finirebbe anche l’offerta.
Il difficile, però, è diventato identificare questi cuccioli: perché a forza di parlarne e riparlarne (mai in modo sufficiente…ma qualcosa è stato fatto: servizi sui giornali, un servizio discreto delle Iene ecc. ecc.), la gente ha cominciato ad intuire la verità…e subito i canivendoli si sono fatti furbi. Ora fanno i salti mortali per non far capire la reale provenienza dei cani che vendono.
Vediamo, dunque, di redigere un piccolo vademecum anti-fregatura:

Un esempio delle condizioni in cui vengono trasportati: questi erano sotto il sedile di una macchina

1 – NON COMPRARE  cuccioli in negozio: purtroppo i negozi di animali sono ancora la più grande fonte di smercio di cuccioli dell’Est. Se il vostro negoziante di fiducia, che magari è anche un amico, vi ha raccontato che i cuccioli che vende lui sono allevati dalla sua stessa famiglia, o sono cuccioli di clienti fidatissimi, allevati e tenuti benissimo, fatevi rilasciare una dichiarazione scritta che contenga tutte queste affermazioni, sottoscritte e firmate dal negoziante. Fatevi anche rilasciare una garanzia (sempre scritta e firmata) di almeno quindici giorni, che vi tuteli in caso il cucciolo dovesse manifestare sintomi di una delle principali malattie infettive (cimurro, epatite, leptospirosi, parvovirosi). Se il negoziante vi dice che sono cuccioli nati in allevamento, esigete di sapere nome, cognome e indirizzo dell’allevatore: NON C’E’ MOTIVO AL MONDO per cui non debbano dirvelo.  Non esiste alcun “diritto alla privacy” per questi casi. Se il negoziante si arrampica sugli specchi, significa che la provenienza NON è quella che vi raccontato.

2 – NON COMPRARE MAI cuccioli alle “fiere del cucciolo”, “cucciolandie” e affini. Sono sempre, tutti, nessuno escluso, cani dell’Est.
Se volete fare il bene dei cani, non andate neppure a visitare le fiere del cucciolo.
NOTA: le fiere non sono autorizzate alla vendita. In teoria dovrebbero essere semplicemente “esposizioni” di  graziosi cuccioli da mostrare ai bambini. In realtà tutti gli espositori vendono i cani sottobanco, solitamente dando appuntamento ai clienti in vie traverse, caselli autostradali eccetera, con la scusa che “stanno facendogli un grandissimo favore e rischiano anche una multa, ma visto che il cliente ci tiene così tanto ad avere il cucciolo, fanno uno strappo alle regole”.
In realtà lo fanno in continuazione: più cuccioli si levano di torno e meglio è, perché i cuccioli crescono e alla fiera successiva ne servono altri più piccoli. Inoltre questi cuccioli sono già stati sottoposti a stress eccessivi (dal viaggio alla manipolazione degli stessi bambini inconsapevoli di stressare i cani…e di potergli anche trasmettere una compilation di malattie) e quindi molti di essi sono destinati ad ammalarsi e morire nel giro di pochi giorni. Molto meglio che succeda a casa vostra, anziché sui loro camion: gli risparmiate la seccatura di liberarsi dei corpi.

3 – FARE MOLTISSIMA ATTENZIONE agli annunci di “privati” su Internet o sui giornali.
Alcuni, ovviamente, sono veri annunci di veri privati che hanno fatto la loro cucciolata in casa… ma moltissimi, ormai, sono annunci di gentaglia che importa pochi cuccioli alla volta e li smercia, appunto, privatamente, guadagnando qualche bel soldino a spese di cani e di ignari clienti.
Per capire se stiamo cadendo in una di queste trappole possiamo fare tesoro dell’esperienza di Marco (il nome è di fantasia), che ci ha scritto raccontando la storia della piccola Birba.
La situazione è – purtroppo – classica: una coppia decide di prendere un cane, guarda su Internet (mezzo che ormai utilizziamo quasi tutti per acquisti di qualsiasi genere),  finisce su un sito di annunci che propone cucciolate sia da allevamenti che da privati.
Con un ragionamento comune – ahimé  – a molte persone, Marco esamina soprattutto gli annunci dei privati.
Perché?
Non solo perché spera di risparmiare, ritenendo che gli allevatori siano troppo cari, ma perché ha, dell’allevamento, la visione distorta che spesso ne danno le stesse associazioni animaliste (che così si danno la zappa sui piedi, gettando il pubblico in pasto ai malintenzionati): ovvero quello di cani allevati “in batteria”,  poco amati, considerati “oggetti da vendere”.
Al contrario, il privato richiama l’idea della tenera famigliola che ha deciso di far avere i piccoli all’adorata cagnetta di casa: piccoli che saranno accuditi, curati come bambini, che cresceranno tra amore e coccole.

ERRORE NUMERO UNO. Mai sentirsi troppo sicuri che il cucciolo allevato “in famiglia” sia anche allevato bene.
E’ vero che le famiglie “normali”, quelle “vere”, che non si prestano a fare smercio di vite per conto dei cagnari italiani e stranieri, tirano su le cucciolate con infinito amore: ma anche, molto spesso, con infinita ignoranza.
Ho visto cuccioli rischiare la vita perché  la loro tenerissima e innamoratissima famiglia non aveva la minima idea del fatto che andassero sverminati. E ne ho visti altri manifestare precocemente problemi di carattere, scoprendo poi che fin dai primi giorni di vita era stato permesso ai bambini di casa di giocarci come se fossero peluches.
Insomma, l’acquisto da un privato comporta qualche rischio anche quando non ci sono loschi affari sotto. E’ vero che un cucciolo in allevamento può costare un po’ di più, ma c’è un motivo molto semplice: la qualità si paga. Vi rimando a questo articolo per capire come e perché.
Certo, se non te ne preoccupi, poi puoi “scontare” il cucciolo di qualche centinaio di euro. Ma sulla pelle sua.
E’  anche vero che esistono allevatori che in realtà sono veri e propri “cagnari con beneplacito dell’ENCI”: ma basta dare un’occhiata in giro per rendersene conto.
Cani “stivati” in gabbia, troppe razze diverse, cuccioli tenuti nello sporco e così via sono chiari sintomi che è meglio andarsene di corsa (per saperne di più su come identificare un buon allevatore, potete leggere questo articolo).
Col privato non è possibile alcun controllo di tipo “ambientale”, perché i cani sono tenuti in casa… ma attenzione: uno dei sistemi quasi sicuri per riconoscere la truffa sta nel fatto che i rivenditori di cani dell’Est, a casa loro, non vi faranno mai andare.
E infatti Marco racconta: “Il cucciolo ce l’hanno portato nel parcheggio di un centro commerciale. In realtà avevamo preso appuntamento per andarli a vedere a casa loro, ma poi ci hanno telefonato dicendoci che venivano in zona, e che avrebbero potuto portarci la cucciola lì…”

ERRORE NUMERO DUE. Mai, mai e poi MAI accettare una consegna “per strada”.
Anzi, questo è praticamente il “bollino blu” del cagnaro.
Il cliente ha tutto il diritto di vedere non solo il cucciolo (o i cuccioli), ma anche la mamma: lo stato di salute e di forma della madre, infatti, può dare indicazioni preziose su quello dei figli.
Ovviamente, quando parliamo di traffico dall’Est, parliamo di cuccioli che non hanno alcuna mamma presente: la mamma è rimasta in Ungheria o in Romania, pronta per la prossima “sfornata” di piccoli che avverrà puntualmente al prossimo calore (le fattrici, infatti, non vengono mai fatte riposare tra una cucciolata e l’altra,come avviene normalmente in allevamento: sono considerate “macchine da riproduzione”, da sfruttare a più non posso finché, sfinite, non ci lasciano la pelle. E a quel punto, avanti la prossima!).
Per questo i trafficanti non permettono praticamente mai ai clienti di andare a casa loro: sarebbe un po’ difficile giustificare l’assenza di una cagna adulta quando vi hanno raccontato, come nel caso di Marco, che “la cucciola era l’unica figlia della loro cagnetta di casa”.
Un altro motivo per non farvi andare a casa loro è il fatto che questi signori usano quasi sempre nomi fittizi, per non  potere essere rintracciati in caso di problemi: siccome un numero davvero impressionante di cuccioli dell’Est si ammala e muore a pochi giorni dall’acquisto, per evitare grane preferiscono defilarsi. Quindi: solo telefoni cellulari, nomi falsi, nessun indirizzo. E il cliente resta scornato e infelice.

Birba arriva nella sua nuova casa, i suoi nuovi amici umani sono felici: con la sua piccola ma importante presenza, ci dice ancora Marco, “un piccolo raggio di sole ha illuminato le nostre vite”. Purtroppo, nel giro di una settimana, quel raggio di sole si spegne.
La cagnolina comincia a star male, viene portata di corsa dal veterinario, la diagnosi è terribile: parvovirosi, una delle malattie infettive più letali nei cuccioli, contro la quale esiste la vaccinazione… peccato che lucrare su queste piccole vite innocenti significhi risparmiare veramente su TUTTO. Quindi i cuccioli dell’Est non vengono quasi mai sverminati né vaccinati, anche se… “ci hanno consegnato il libretto di vaccinazione!”, si stupisce Marco.
Purtroppo noi non ci stupiamo altrettanto (vedi sopra: basta un veterinario compiacente per compilare centinaia di libretti falsi).

Birba muore dopo terribili sofferenze, seguendo la sorte di altre migliaia di cuccioli dell’Est: e solo a questo punto Marco scopre che, in rete, erano presenti decine di annunci che facevano riferimento allo stesso numero di cellulare e allo stesso nome (falso), che proponevano cuccioli di diverse razze.

ERRORE NUMERO TRE: mai acquistare cuccioli da sedicenti “privati” che in realtà vendono cuccioli di diverse razze.
Se questo controllo l’avesse fatto prima, se non altro Marco avrebbe subodorato qualcosa: difficile raccontare la storia della “cucciolina figlia della cagnetta di casa”, se poi si vendono chihuahua, boxer, maremmani, bulldog e terranova dallo stesso sito.
Se pensate di rispondere ad un annuncio, quindi, controllate subito (magari mettendo il numero di telefono in un motore di ricerca, perché i cagnari più astuti si servono di siti diversi, proprio per evitare questo controllo).
Dopo pochi giorni molti annunci scompariranno: infatti, al primo cliente che chiama per dire che il cucciolo si è ammalato (o che è morto) i truffatori cambiano nome e numero di cellulare: continuano così la loro bieca attività in santa pace, senza poter essere rintracciati da coloro che hanno già truffato.

Un sequestro da parte della polizia

 

MORALE DELLA (TRISTE) FAVOLA: rispondere ad annunci su Internet (ma anche sui giornali cartacei) è  diventato ad altissimo rischio, da quando i trafficanti hanno scoperto questo comodo mezzo per abbindolare la gente: ma siccome NON sono tutti truffatori né trafficanti, non possiamo neanche suggerirvi di evitarli a priori… altrimenti i “veri” privati che hanno fatto la loro cucciolata con tanto amore non saprebbero più a che santo votarsi.

Una cosa è certa: se volete un cane di razza pura , dovreste sempre e solo rivolgervi a un buon allevamento italiano, specializzato nella razza, iscritto all’ENCI e anche alla società specializzata (ce n’è una per ogni razza).
In alternativa, scartati assolutamente negozi, fiere del cucciolo e allevamenti che vendono decine di razze (ribadiamo: NON sono allevatori ma “cagnari” nostrani o, peggio, importatori),  che sono tutti rivenditori ” tipici” di cani dell’Est,  il privato può essere una scelta accettabile, ma  solo se vi consente di andare a casa sua a vedere i cuccioli.
A questo punto: a) avrete un indirizzo reale a cui fare riferimento; b) potrete vedere la madre dei cuccioli ed accertarvi che davvero ci sia una sola cucciolata in quella casa (se la madre non c’è, non accettate nessuna scusa al mondo e filate via a gambe levate); c) basteranno poche domande per capire se i cuccioli sono stati sverminati, vaccinati, come sono stati tenuti, cos’hanno mangiato e così via.
Non cadete MAI nella trappola del “vi veniamo incontro”, “passiamo da lì”, “per vostra comodità veniamo noi da voi” eccetera eccetera: sono tutti specchietti per le allodole.
Non cadeteci, se non volete finire come Marco (e come migliaia di altre vittime ingenue), che adesso  spera di riuscire ad iniziare un’azione legale, e scrive: “più i giorni passano e più il dolore si trasforma in rabbia nel sapere che personaggi come quelli con cui noi purtoppo abbiamo avuto a che fare sono liberi di fare quello che vogliono con degli esserini innocenti… Il problema non sono i soldi, queste persone DEVONO FINIRLA, punto e basta! Ormai il dolore per la nostra cagnolina noi ce lo porteremo dentro e riavere i nostri soldi di certo non ci farà stare meglio, ma forse sapere di avere impedito a queste persone di giocare con i sentimenti di altre persone (mi immagino come ci può stare un bambino…) un minimo di sollievo può portarcelo”.
Purtroppo non sarà facile trovare questo sollievo, visto che a quel cellulare non risponde più nessuno e che il nome fornito dai venditori è risultato falso, cosa che aggiunge rabbia e frustrazione perché, “dopo”, tutti – ma proprio TUTTI – si meravigliano di essere stati così ingenui: “Ci hanno detto che il giorno successivo avrebbero avuto degli impegni – racconta ancora Marco – e che  la cagnolina era già impegnata, però loro avrebbero preferito cederla a noi… insomma ci siamo fatti abbindolare…”

Ma non bisogna autoflagellarsi: è l’”effetto cucciolo” che porta a questi risultati. Per chi ama gli animali, trovarsi tra le braccia un esserino tenero e indifeso che chiede solo il nostro affetto ha un effetto letteralmente ipnotico: tutto il resto del mondo scompare, le parole si ascoltano distrattamente, tutta la nostra attenzione è accentrata sul cucciolo.
Marco si spiega che “ci hanno dato innumerevoli rassicurazioni riguardo al fatto  che il cane fosse vaccinato e sverminato…“, ma la verità è che anche se il venditore, in quel momento, recitasse “la vispa Teresa avea tra l’ erbetta”, cambierebbe ben poco. Siamo caduti preda di un colpo di fulmine, dobbiamo avere assolutamente quel cane, non possiamo vivere un altro secondo senza di lui.
I trafficanti lo sanno benissimo, e ci marciano.  Per questo è tanto importante pensarci PRIMA, quando non abbiamo ancora batuffoli pelosi  tra le braccia a farci perdere la testa.
Pensiamoci, ragioniamoci, non lasciamoci truffare: e ricordiamo che se il pubblico medio smettesse di essere tanto ingenuo, il traffico dell’Est (contro il quale le nostri leggi, colpevolmente, fanno ben poco) si esaurirebbe da solo.
E si risparmierebbero non solo tante truffe, ma  anche tante piccole vite innocenti.

Concludo con un’osservazione collaterale: da  ex allevatrice non posso certo sostenere che è una brutta cosa volere un cane di razza pura. Dico, però, che è una scelta che deve avere basi fondate: per esempio “voglio allevare”, “voglio fare esposizioni”, “voglio fare prove di lavoro riservate ai cani con pedigree”.
Se non avete una di queste esigenze, ricordate che  i canili sono ZEPPI di cani che attendono una famiglia  e che possono darvi le stesse identiche gioie di un soggetto “titolato”.
Se volete il cane di razza perché vi è piaciuta la sua foto sulla rivista, siete sulla strada sbagliata: un cane è un amico, non un quadro o un soprammobile che si compra per la sua estetica.
Proprio in chiusura,  ultimissimo consiglio: qualora vogliate intraprendere l’altra strada sbagliata del “voler spendere meno possibile”, cercate almeno di non dover investire  in spese veterinarie quello che avete risparmiato all’acquisto.
Quindi non limitatevi a fare tutto il possibile per stare alla larga dai truffatori, perché se non siete esperti – e se quelli sono particolarmente astuti – non è escluso che ci caschiate anche se vi credevate smaliziatissimi: fatevi anche firmare, SEMPRE E COMUNQUE (anche in allevamento!) un contratto di acquisto in cui vengano riportati chiaramente tutti i dati del cane, l’età esatta, la data di vendita,  le vaccinazioni eseguite, il nome del veterinario e i dati anagrafici dei venditori.
E pagate sempre e solo con assegni bancari o bonifici: mai in contanti.
A volte bastano piccoli, banali accorgimenti per tutelarsi ed evitare di finire in lacrime, con una bella sommetta in meno e, tra le braccia, un povero cucciolo senza vita.

Le foto dei trasporti abusivi sono state scattate dalla Polstrada di Arezzo

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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