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Cuccioli dell’Est: con la nuova legge è cambiato poco. Consigli antitruffa.

| 10 maggio 2011 | 26 Commenti | Stampa articolo Stampa articolo

Sembrava che fosse stato compiuto un passo importante verso la soluzione di un problema ormai trentennale: l’importazione di cuccioli dai canifici dell’Est.
L’anno scorso, infatti (legge 201 del 6 novembre 2010) sono stati introdotti nel nostro codice penale i reati di “traffico illecito di animali da compagnia” e di “introduzione, trasporto e cessione illecita di animali da compagnia”, che prevede pene discretamente severe (reclusione da tre mesi a un anno, multa da 3.000 a 15.000 euro) per chi “introduce nel territorio nazionale cani o gatti privi di sistemi di identificazione individuale – microchip o tatuaggio – e delle necessarie certificazioni sanitarie e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale (art. 4 comma 1).
- trasporti, ceda o riceva cani o gatti privi di sistemi di identificazione individuale e delle necessarie certificazioni sanitarie e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale. (art. 4 comma 2).
Aggravante: la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 3.000 a 15.000 euro è aumentata se cani o gatti introdotti illecitamente sono cuccioli di età accertata inferiore alle 12 settimane o provengono da zone – Paesi dell’Est – sottoposte a misure restrittive di polizia veterinaria adottate dalle competenti autorità dei Paesi di provenienza per evitare la diffusione delle malattie proprie della specie come ad esempio la rabbia (art. 4 comma 3)”.
Bene: cos’è cambiato, rispetto a prima?
Praticamente nulla.
I cagnari dell’Est continuano a produrre cuccioli allo stesso ritmo, mentre gli importatori – in gran parte, neanche tutti – si limitano ad appiccicare ai cani un passaporto quasi sempre regolare (non sempre) e un libretto di vaccinazione: ma per compilare un libretto di vaccinazione fasullo basta un veterinario compiacente.
In questo modo i trafficanti oggi sono perfettamente in regola: ma trafficanti restano.
Quanto ai cuccioli, sono esattamente quelli di prima, perché ovviamente la legge italiana non può interferire sul modo in cui i cani vengono allevati in Ungheria o in Romania: quindi cani male allevati, non selezionati, male alimentati, nati da fattrici sfruttate fino all’inverosimile.
Certo, non devono avere meno di 12 settimane: ma CHI può dire quanti giorni ha esattamente un cucciolo? I primi denti da latte cadono a tre mesi e mezzo: prima di allora è impossibile per chiunque – esclusi forse gli allevatori della stessa razza, che ovviamente hanno l’”occhio” giusto per le dimensioni dei cuccioli, stabilire se un cane ha 35, 40 o 50 giorni.

Queste sono le condizioni in cui vengono allevati nei “canifici”

E allora?
Allora, in pratica, siamo al punto di partenza. Qualche trafficante particolarmente imbecille riesce a farsi  fermare e a farsi sequestrare i cuccioli, come è accaduto pochi giorni fa a Milano e un paio di settimane fa a Bologna e ad Arezzo: ma ormai si tratta di casi rari, perché non ci vuole quasi niente ad appiccicare un paio di documenti ai cani e a mettersi in regola con una legge fin troppo facile da “accontentare”.
L’unico, vero modo per fermare il traffico di cuccioli dall’Est (e non solo) sarebbe stato un limite di età più severo:   cinque mesi sarebbe stato ragionevole, visto che a quell’età è possibile stabilire dai denti, con buona approssimazione, una data di nascita.
Inoltre un cane di cinque mesi non è più appetibile per il cliente medio di negozi e fiere del cucciolo: la gente vuole il cucciolo più piccolo possibile. Importare cuccioloni non garantirebbe il lucro che invece si assicurano coloro che trafficano in cani di pochi settimane.
E’ evidente, quindi, che il traffico non si è mai voluto veramente fermare: la nuova legge garantisce un minimo di attenzioni in più, questo sì, ma le importazioni continuano e – ripetiamo – nessuno ha il potere di controllare come vengano allevati i cuccioli nel loro Paese d’origine.

RICORDIAMO, DUNQUE, CHE I CUCCIOLI DELL’EST:

- Sono cani prodotti come oggetti;
- Le cagne vengono fatte partorire ad ogni calore e vengono tenute in gabbie per tutta la vita (a volte sollevate da terra in modo che le deiezioni escano: a volte neanche quello);
- I controlli sanitari non esistono, come non esistono le vaccinazioni. Tantomeno esistono i controlli morfologici o gli esami per le malattie genetiche; i pedigree, quando esistono, sono immancabilmente falsi; dopo l’entrata in vigore della nuova legge, i passaporti e i libretti sanitari, invece, sono quasi sempre veri… ma non danno alcuna garanzia, perché basta un veterinario compiacente per appicciare bollini e firmare libretti senza che il cucciolo abbia mai ricevuto alcuna vaccinazione  (ricordiamo, tra l’altro, che una vaccinazione eseguita prima dei 50 giorni è praticamente inutile);
- I cuccioli vengono tolti alla madre appena svezzati e caricati su furgoni o camion (ultimamente anche in macchina, perché i controlli sono meno frequenti), a centinaia, dentro gabbie per polli o conigli oppure, come nelle foto, stivati sotto i sedili;
- Arrivati in Italia, quelli sopravvissuti (anche meno della metà) finiscono nei negozi, negli allevamenti multirazza (da 10 razze a 100) o nelle fiere del cucciolo
- Dai negozianti vengono comprati a 50/150 euro l’uno  (a seconda della razza)…e rivenduti a prezzi che possono variare dai 4-500 ai 2-3000 euro per le razze più “pregiate”.
- In negozio i cuccioli vengono venduti quasi sempre con garanzia di 24-48 ore o di una settimana…quando le malattie infettive hanno un’incubazione di almeno 10 giorni
- I cuccioli invenduti, se crescono troppo e non sono più appetibili per il cliente,  vengono fatti  misteriosamente “sparire”
- I contratti di acquisto comprendono clausole assurde: per esempio,   non  puoi andare da un veterinario prima di 3 giorni o DEVI rivolgerti al loro veterinario di fiducia
- Se un cucciolo allevato e importato in queste condizioni sopravvive, nelle migliori delle ipotesi avrà questi problemi:
1.    Non sembrerà per nulla un cane della sua razza
2.    Presenterà malattie genetiche
3.    Presenterà problemi comportamentali come mordacità, iperattività, timidezza, fobie, ecc…
4.   Avrà un sistema immunitario debole e quindi sarà facile preda di tutte le malattie che possano vernivi in mente.
5.
Potrebbe portare in Italia germi, batteri e virus tipici della sua zona di nascita, contro i quali i cani “nostrani” non hanno difesa. Qualche anno fa, dall’Ungheria, arrivò un tipo di parvovirosi contro cui le vaccinazioni erano inutili, perché apparteneva ad un ceppo sconosciuto. Prima ancora era arrivato un ceppo letale di cimurro.

COME TUTELARSI

C’è un solo modo per fermare una volta per tutte il traffico di cuccioli: NON COMPRARLI.
Se finisse la richiesta, finirebbe anche l’offerta.
Il difficile, però, è diventato identificare questi cuccioli: perché a forza di parlarne e riparlarne (mai in modo sufficiente…ma qualcosa è stato fatto: servizi sui giornali, un servizio discreto delle Iene ecc. ecc.), la gente ha cominciato ad intuire la verità…e subito i canivendoli si sono fatti furbi. Ora fanno i salti mortali per non far capire la reale provenienza dei cani che vendono.
Vediamo, dunque, di redigere un piccolo vademecum anti-fregatura:

 

Un esempio delle condizioni in cui vengono trasportati: questi erano sotto il sedile di una macchina

1 – NON COMPRARE  cuccioli in negozio: purtroppo i negozi di animali sono ancora la più grande fonte di smercio di cuccioli dell’Est. Se il vostro negoziante di fiducia, che magari è anche un amico, vi ha raccontato che i cuccioli che vende lui sono allevati dalla sua stessa famiglia, o sono cuccioli di clienti fidatissimi, allevati e tenuti benissimo, fatevi rilasciare una dichiarazione scritta che contenga tutte queste affermazioni, sottoscritte e firmate dal negoziante. Fatevi anche rilasciare una garanzia (sempre scritta e firmata) di almeno quindici giorni, che vi tuteli in caso il cucciolo dovesse manifestare sintomi di una delle principali malattie infettive (cimurro, epatite, leptospirosi, parvovirosi). Se il negoziante vi dice che sono cuccioli nati in allevamento, esigete di sapere nome, cognome e indirizzo dell’allevatore: NON C’E’ MOTIVO AL MONDO per cui non debbano dirvelo.  Non esiste alcun “diritto alla privacy” per questi casi. Se il negoziante si arrampica sugli specchi, significa che la provenienza NON è quella che vi raccontato.

2 – NON COMPRARE MAI cuccioli alle “fiere del cucciolo”, “cucciolandie” e affini. Sono sempre, tutti, nessuno escluso, cani dell’Est.
Se volete fare il bene dei cani, non andate neppure a visitare le fiere del cucciolo.
NOTA: le fiere non sono autorizzate alla vendita. In teoria dovrebbero essere semplicemente “esposizioni” di  graziosi cuccioli da mostrare ai bambini. In realtà tutti gli espositori vendono i cani sottobanco, solitamente dando appuntamento ai clienti in vie traverse, caselli autostradali eccetera, con la scusa che “stanno facendogli un grandissimo favore e rischiano anche una multa, ma visto che il cliente ci tiene così tanto ad avere il cucciolo, fanno uno strappo alle regole”.
In realtà lo fanno in continuazione: più cuccioli si levano di torno e meglio è, perché i cuccioli crescono e alla fiera successiva ne servono altri più piccoli. Inoltre questi cuccioli sono già stati sottoposti a stress eccessivi (dal viaggio alla manipolazione degli stessi bambini inconsapevoli di stressare i cani…e di potergli anche trasmettere una compilation di malattie) e quindi molti di essi sono destinati ad ammalarsi e morire nel giro di pochi giorni. Molto meglio che succeda a casa vostra, anziché sui loro camion: gli risparmiate la seccatura di liberarsi dei corpi.

3 – FARE MOLTISSIMA ATTENZIONE agli annunci di “privati” su Internet o sui giornali.
Alcuni, ovviamente, sono veri annunci di veri privati che hanno fatto la loro cucciolata in casa… ma moltissimi, ormai, sono annunci di gentaglia che importa pochi cuccioli alla volta e li smercia, appunto, privatamente, guadagnando qualche bel soldino a spese di cani e di ignari clienti.
Per capire se stiamo cadendo in una di queste trappole possiamo fare tesoro dell’esperienza di Marco (il nome è di fantasia), che ci ha scritto raccontando la storia della piccola Birba.
La situazione è – purtroppo – classica: una coppia decide di prendere un cane, guarda su Internet (mezzo che ormai utilizziamo quasi tutti per acquisti di qualsiasi genere),  finisce su un sito di annunci che propone cucciolate sia da allevamenti che da privati.
Con un ragionamento comune – ahimé  – a molte persone, Marco esamina soprattutto gli annunci dei privati.
Perché?
Non solo perché spera di risparmiare, ritenendo che gli allevatori siano troppo cari, ma perché ha, dell’allevamento, la visione distorta che spesso ne danno le stesse associazioni animaliste (che così si danno la zappa sui piedi, gettando il pubblico in pasto ai malintenzionati): ovvero quello di cani allevati “in batteria”,  poco amati, considerati “oggetti da vendere”.
Al contrario, il privato richiama l’idea della tenera famigliola che ha deciso di far avere i piccoli all’adorata cagnetta di casa: piccoli che saranno accuditi, curati come bambini, che cresceranno tra amore e coccole.

ERRORE NUMERO UNO. Mai sentirsi troppo sicuri che il cucciolo allevato “in famiglia” sia anche allevato bene.
E’ vero che le famiglie “normali”, quelle “vere”, che non si prestano a fare smercio di vite per conto dei cagnari italiani e stranieri, tirano su le cucciolate con infinito amore: ma anche, molto spesso, con infinita ignoranza.
Ho visto cuccioli rischiare la vita perché  la loro tenerissima e innamoratissima famiglia non aveva la minima idea del fatto che andassero sverminati. E ne ho visti altri manifestare precocemente problemi di carattere, scoprendo poi che fin dai primi giorni di vita era stato permesso ai bambini di casa di giocarci come se fossero peluches.
Insomma, l’acquisto da un privato comporta qualche rischio anche quando non ci sono loschi affari sotto. E’ vero che un cucciolo in allevamento può costare un po’ di più, ma c’è un motivo molto semplice: la qualità si paga. Vi rimando a questo articolo per capire come e perché.
Certo, se non te ne preoccupi, poi puoi “scontare” il cucciolo di qualche centinaio di euro. Ma sulla pelle sua.
E’  anche vero che esistono allevatori che in realtà sono veri e propri “cagnari con beneplacito dell’ENCI”: ma basta dare un’occhiata in giro per rendersene conto.
Cani “stivati” in gabbia, troppe razze diverse, cuccioli tenuti nello sporco e così via sono chiari sintomi che è meglio andarsene di corsa (per saperne di più su come identificare un buon allevatore, potete leggere questo articolo).
Col privato non è possibile alcun controllo di tipo “ambientale”, perché i cani sono tenuti in casa… ma attenzione: uno dei sistemi quasi sicuri per riconoscere la truffa sta nel fatto che i rivenditori di cani dell’Est, a casa loro, non vi faranno mai andare.
E infatti Marco racconta: “Il cucciolo ce l’hanno portato nel parcheggio di un centro commerciale. In realtà avevamo preso appuntamento per andarli a vedere a casa loro, ma poi ci hanno telefonato dicendoci che venivano in zona, e che avrebbero potuto portarci la cucciola lì…”

ERRORE NUMERO DUE. Mai, mai e poi MAI accettare una consegna “per strada”.
Anzi, questo è praticamente il “bollino blu” del cagnaro.
Il cliente ha tutto il diritto di vedere non solo il cucciolo (o i cuccioli), ma anche la mamma: lo stato di salute e di forma della madre, infatti, può dare indicazioni preziose su quello dei figli.
Ovviamente, quando parliamo di traffico dall’Est, parliamo di cuccioli che non hanno alcuna mamma presente: la mamma è rimasta in Ungheria o in Romania, pronta per la prossima “sfornata” di piccoli che avverrà puntualmente al prossimo calore (le fattrici, infatti, non vengono mai fatte riposare tra una cucciolata e l’altra,come avviene normalmente in allevamento: sono considerate “macchine da riproduzione”, da sfruttare a più non posso finché, sfinite, non ci lasciano la pelle. E a quel punto, avanti la prossima!).
Per questo i trafficanti non permettono praticamente mai ai clienti di andare a casa loro: sarebbe un po’ difficile giustificare l’assenza di una cagna adulta quando vi hanno raccontato, come nel caso di Marco, che “la cucciola era l’unica figlia della loro cagnetta di casa”.
Un altro motivo per non farvi andare a casa loro è il fatto che questi signori usano quasi sempre nomi fittizi, per non  potere essere rintracciati in caso di problemi: siccome un numero davvero impressionante di cuccioli dell’Est si ammala e muore a pochi giorni dall’acquisto, per evitare grane preferiscono defilarsi. Quindi: solo telefoni cellulari, nomi falsi, nessun indirizzo. E il cliente resta scornato e infelice.

Birba arriva nella sua nuova casa, i suoi nuovi amici umani sono felici: con la sua piccola ma importante presenza, ci dice ancora Marco, “un piccolo raggio di sole ha illuminato le nostre vite”. Purtroppo, nel giro di una settimana, quel raggio di sole si spegne.
La cagnolina comincia a star male, viene portata di corsa dal veterinario, la diagnosi è terribile: parvovirosi, una delle malattie infettive più letali nei cuccioli, contro la quale esiste la vaccinazione… peccato che lucrare su queste piccole vite innocenti significhi risparmiare veramente su TUTTO. Quindi i cuccioli dell’Est non vengono quasi mai sverminati né vaccinati, anche se… “ci hanno consegnato il libretto di vaccinazione!”, si stupisce Marco.
Purtroppo noi non ci stupiamo altrettanto (vedi sopra: basta un veterinario compiacente per compilare centinaia di libretti falsi).

Birba muore dopo terribili sofferenze, seguendo la sorte di altre migliaia di cuccioli dell’Est: e solo a questo punto Marco scopre che, in rete, erano presenti decine di annunci che facevano riferimento allo stesso numero di cellulare e allo stesso nome (falso), che proponevano cuccioli di diverse razze.

ERRORE NUMERO TRE: mai acquistare cuccioli da sedicenti “privati” che in realtà vendono cuccioli di diverse razze.
Se questo controllo l’avesse fatto prima, se non altro Marco avrebbe subodorato qualcosa: difficile raccontare la storia della “cucciolina figlia della cagnetta di casa”, se poi si vendono chihuahua, boxer, maremmani, bulldog e terranova dallo stesso sito.
Se pensate di rispondere ad un annuncio, quindi, controllate subito (magari mettendo il numero di telefono in un motore di ricerca, perché i cagnari più astuti si servono di siti diversi, proprio per evitare questo controllo).
Dopo pochi giorni molti annunci scompariranno: infatti, al primo cliente che chiama per dire che il cucciolo si è ammalato (o che è morto) i truffatori cambiano nome e numero di cellulare: continuano così la loro bieca attività in santa pace, senza poter essere rintracciati da coloro che hanno già truffato.

Un sequestro da parte della polizia

MORALE DELLA (TRISTE) FAVOLA: rispondere ad annunci su Internet (ma anche sui giornali cartacei) è  diventato ad altissimo rischio, da quando i trafficanti hanno scoperto questo comodo mezzo per abbindolare la gente: ma siccome NON sono tutti truffatori né trafficanti, non possiamo neanche suggerirvi di evitarli a priori… altrimenti i “veri” privati che hanno fatto la loro cucciolata con tanto amore non saprebbero più a che santo votarsi.

Una cosa è certa: se volete un cane di razza pura , dovreste sempre e solo rivolgervi a un buon allevamento italiano, specializzato nella razza, iscritto all’ENCI e anche alla società specializzata (ce n’è una per ogni razza).
In alternativa, scartati assolutamente negozi, fiere del cucciolo e allevamenti che vendono decine di razze (ribadiamo: NON sono allevatori ma “cagnari” nostrani o, peggio, importatori),  che sono tutti rivenditori ” tipici” di cani dell’Est,  il privato può essere una scelta accettabile, ma  solo se vi consente di andare a casa sua a vedere i cuccioli.
A questo punto: a) avrete un indirizzo reale a cui fare riferimento; b) potrete vedere la madre dei cuccioli ed accertarvi che davvero ci sia una sola cucciolata in quella casa (se la madre non c’è, non accettate nessuna scusa al mondo e filate via a gambe levate); c) basteranno poche domande per capire se i cuccioli sono stati sverminati, vaccinati, come sono stati tenuti, cos’hanno mangiato e così via.
Non cadete MAI nella trappola del “vi veniamo incontro”, “passiamo da lì”, “per vostra comodità veniamo noi da voi” eccetera eccetera: sono tutti specchietti per le allodole.
Non cadeteci, se non volete finire come Marco (e come migliaia di altre vittime ingenue), che adesso  spera di riuscire ad iniziare un’azione legale, e scrive: “più i giorni passano e più il dolore si trasforma in rabbia nel sapere che personaggi come quelli con cui noi purtoppo abbiamo avuto a che fare sono liberi di fare quello che vogliono con degli esserini innocenti… Il problema non sono i soldi, queste persone DEVONO FINIRLA, punto e basta! Ormai il dolore per la nostra cagnolina noi ce lo porteremo dentro e riavere i nostri soldi di certo non ci farà stare meglio, ma forse sapere di avere impedito a queste persone di giocare con i sentimenti di altre persone (mi immagino come ci può stare un bambino…) un minimo di sollievo può portarcelo”.
Purtroppo non sarà facile trovare questo sollievo, visto che a quel cellulare non risponde più nessuno e che il nome fornito dai venditori è risultato falso, cosa che aggiunge rabbia e frustrazione perché, “dopo”, tutti – ma proprio TUTTI – si meravigliano di essere stati così ingenui: “Ci hanno detto che il giorno successivo avrebbero avuto degli impegni – racconta ancora Marco – e che  la cagnolina era già impegnata, però loro avrebbero preferito cederla a noi… insomma ci siamo fatti abbindolare…”

Ma non bisogna autoflagellarsi: è l’”effetto cucciolo” che porta a questi risultati. Per chi ama gli animali, trovarsi tra le braccia un esserino tenero e indifeso che chiede solo il nostro affetto ha un effetto letteralmente ipnotico: tutto il resto del mondo scompare, le parole si ascoltano distrattamente, tutta la nostra attenzione è accentrata sul cucciolo.
Marco si spiega che “ci hanno dato innumerevoli rassicurazioni riguardo al fatto  che il cane fosse vaccinato e sverminato…“, ma la verità è che anche se il venditore, in quel momento, recitasse “la vispa Teresa avea tra l’ erbetta”, cambierebbe ben poco. Siamo caduti preda di un colpo di fulmine, dobbiamo avere assolutamente quel cane, non possiamo vivere un altro secondo senza di lui.
I trafficanti lo sanno benissimo, e ci marciano.  Per questo è tanto importante pensarci PRIMA, quando non abbiamo ancora batuffoli pelosi  tra le braccia a farci perdere la testa.
Pensiamoci, ragioniamoci, non lasciamoci truffare: e ricordiamo che se il pubblico medio smettesse di essere tanto ingenuo, il traffico dell’Est (contro il quale le nostri leggi, colpevolmente, fanno ben poco) si esaurirebbe da solo.
E si risparmierebbero non solo tante truffe, ma  anche tante piccole vite innocenti.

Concludo con un’osservazione collaterale: da  ex allevatrice non posso certo sostenere che è una brutta cosa volere un cane di razza pura. Dico, però, che è una scelta che deve avere basi fondate: per esempio “voglio allevare”, “voglio fare esposizioni”, “voglio fare prove di lavoro riservate ai cani con pedigree”.
Se non avete una di queste esigenze, ricordate che  i canili sono ZEPPI di cani che attendono una famiglia  e che possono darvi le stesse identiche gioie di un soggetto “titolato”.
Se volete il cane di razza perché vi è piaciuta la sua foto sulla rivista, siete sulla strada sbagliata: un cane è un amico, non un quadro o un soprammobile che si compra per la sua estetica.
Proprio in chiusura,  ultimissimo consiglio: qualora vogliate intraprendere l’altra strada sbagliata del “voler spendere meno possibile”, cercate almeno di non dover investire  in spese veterinarie quello che avete risparmiato all’acquisto.
Quindi non limitatevi a fare tutto il possibile per stare alla larga dai truffatori, perché se non siete esperti – e se quelli sono particolarmente astuti – non è escluso che ci caschiate anche se vi credevate smaliziatissimi: fatevi anche firmare, SEMPRE E COMUNQUE (anche in allevamento!) un contratto di acquisto in cui vengano riportati chiaramente tutti i dati del cane, l’età esatta, la data di vendita,  le vaccinazioni eseguite, il nome del veterinario e i dati anagrafici dei venditori.
E pagate sempre e solo con assegni bancari o bonifici: mai in contanti.
A volte bastano piccoli, banali accorgimenti per tutelarsi ed evitare di finire in lacrime, con una bella sommetta in meno e, tra le braccia, un povero cucciolo senza vita.

 

Le foto dei trasporti abusivi sono state scattate dalla Polstrada di Arezzo



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Categoria: Il cane e la legge, Vita col cane

Informazioni sull'autore ()

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni e addestrato cani da utilità per 16. E' autrice di oltre 60 libri cinofili.

Commenti (26)

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  1. Sylvie Di Cola scrive:

    Valeria…12 settimane sono 84 giorni…Per il resto d’accordo come sempre


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  2. Martina scrive:

    Ciao, sono capitata per caso nel tuo sito e quando ho letto questo post non ho potuto fare a meno di pensare al mio Bacco,un husky di un anno.Io e il mio ragazzo volevamo un boxer e così cercando su internet abbiamo visto l’annuncio di questo negozio a Corsico.Dopo esserci messi d’accordo con il negoziante via telefono,arrivati lì i cuccioli di boxer erano stati casualmente venduti un quarto d’ora prima…Così abbiamo dato un occhiata in giro e abbiamo visto questo piccolo batuffolo di peli con due occhioni,uno azzuro e l’altro metà azzurro e metà marrone e due giganti orecchie a punta. Non potevo lasciarlo lì soprattutto dopo che mi si è appoggiato sul petto quasi per pregarmi di non lasciarlo lì.Così dopo averci garantito che il cane aveva 4 mesi,era sverminato e vaccinato,ci ha dato il passaporto e il libretto del cane, che noi da bravi stupidi non abbiamo controllato.Ci ha rilasciato un foglio nel quale si diceva che il giorno prima il veterinario l’aveva visitato e stava bene e ce ne siamo andati(dopo avergli lasciato 600 euro e aver firmato un foglio nel quale si diceva che il negoziante in caso di malore del cane dopo una settimana in sostanza se ne lavava le mani).Solo dopo averlo portato a casa ci siamo resi conto che non stava proprio bene.Per essere un cucciolo era troppo statico diciamo.Stava tutto il giorno sdraiato,non mangiava e non giocava.Appena si alzava dopo due passi si accasciava.Portato dal veterinaio(lo stesso cretino,permettimelo,che aveva detto che stava bene,questo si è reso conto che le vaccinazioni non erano vere e che bisognava rifarle.Rifatte le vaccinazioni non fidandomi di questo,ripeto,cretino,l’ho portato da un altro(da cui vado tutt’oggi e che è bravissimo)che subito si è accorto che il cane aveva si e no 40 giorni e mi ha fatto fare gli esami delle feci,dalle quali è poi risultato avere ben tre tipi di vermi diversi nello stomaco.Al di là di tutte le cure che ha dovuto fare per questi vermi, cioè tre tipi diversi di pastiglie,una per ogni tipo,appena guarito dai vermi gli è venuta la rogna sulla zampina.Dopo poco tempo gli è diventata rosa.Altre cure.Insomma come dici tu tutto quello che non ho speso nel comprarlo l’ho speso nel curarlo.Oggi Bacco però è cresciuto,sta benissimo ed è il cane più giocherellone e mattacchione che abbia mai conosciuto.In effetti gli è rimasto qualcosa di questa sua esperienza,ovvero ha avuto lo stomaco rovinato per un sacco di tempo anche dopo le cure e quindi ha potuto mangiare solo un tipo di pappa apposta e inoltre è rimasto un nanetto. :) Sembra in tutto per tutto un husky,però comunque non ha l’altezza della razza.
    Nonostante ciò io comunque oggi rifarei tutto questo per il semplice fatto che so di averlo salvato da una fine certa.Perchè se nessuno l’avesse preso Bacco oggi magari non ci sarebbe,o perchè soppresso o perchè morto a causa delle malattie.Io amo il mio cane e ogni volta che ripenso a tutto quello che gli hanno fatto e che ha potuto passare piango.Ma oggi so che è un cane contento perchè ha trovato qualcuno che lo ama e gli ha permesso di vivere una vita sicuramente migliore di quella che si prospettava davanti.


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    • Redazione scrive:

      @Martina: non sai quanto ti capisco. Anch’io, quando vedo cuccioli nei negozi o alle fiere del cucciolo eccetera, me li porterei via tutti perché so che sono destinati a una brutta fine se qualcuno non li compra. Così facendo, però, si alimenta questo vergognoso traffico…e ognuno di noi al massimo potrà portarsi a casa UN cucciolo o due…mentre tutti gli altri (migliaia, decine di migliaia all’anno) continueranno a soffrire e a morire. C’è un solo modo per far finire la tratta di cuccioli: non comprarli. MAI, neppure quando ci commuovono. La cosa corretta da fare è denunciare SUBITO se abbiamo il sentore che i cuccioli in vendita provengano da loschi traffichi, non stiano bene, abbiano qualche problema. Sono le Forze dell’Ordine che devono intervenire, sequestrare i cuccioli quando è il caso, affidarli a strutture che possano occuparsene e poi, semmai, darli in adozione. Ma pagare per salvare una vita, no: non si può, neppure se il cuore ci spingesse a farlo… perché i trafficanti marciano ANCHE su questo.
      Quindi: denunciare “prima”, se qualcosa non ci suona giusta, e denunciare “dopo”, se abbiamo preso un cucciolo problematico. Mai lasciarla passare liscia a questi delinquenti, o questa storia non avrà mai fine..e soprattutto MAI PAGARE.
      Se smettiamo di comprare cani in negozio (o da altre fonti che attingono al traffico dall’Est), finita la domanda finirà anche l’offerta. E i cagnari smetteranno di produrre cuccioli.
      Una coccola da parte mia al tuo mini-husky :-)


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  3. Martina scrive:

    Volevo denunciarli, sia lui che il veterinario che ha fatto finta di niente.Ma mi sono lasciata convincere dal mio ragazzo che sarebbe stao un casino perchè saremmo finiti con avvocati e mica avvocati…E quindi ho lasciato perdere.Ma ancora mi dà fastidio perchè devi essere un persona senza cuore e scrupoli per permettere che questo accada.Se solo me lo trovassi davanti non so quante gliene direi.


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    • Redazione scrive:

      @Martina: spero che tu non ne abbia MAI PIU’ bisogno… ma in questi casi (te lo dico in caso avessi qualche conoscente a cui capita un caso simile) ci si può rivolgere alle associazioni animaliste-protezionistiche ecc., che quasi sempre hanno un legale che può darti almeno un consiglio iniziale gratuito. Se poi decidi di intentare una causa, logicamente, dall’avvocato ci devi andare e qualche spesa c’è: però, se il cagnaro perde la causa, ti deve risarcire di tutto. E se un commerciante traffica in cani dell’est e vende cuccioli malati, la causa la PERDE! Però bisogna fargliela :-)


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  4. Conte scrive:

    Habito in italia vicino la confine di menton come avevo perso un cucciolo de shitzu a 11 mesi dopo tanti cure(cane nati in campagnia di cuneo)dopo qualche meseuna amica mi dice che nel studio della sua veteneria sono delle foto di cuccioli di bassoti in vendita(il studio e in francia vicino a menton).vado chiedere la veterinario mi dice che deve telefonare a suo colleghe qui ha un studio vicino a asti.la telefonata fatta rimane una feminuce 6 mesi in salute ok.mi chiamera quando suo collegue arrivera in francia.mi chiama un sabato sera per dirmi di venire la dominica mattino.vado lei non che solo lui che mia madre come me vedo la cagnette e bellissima chiede il passaporto e mi dice domani gli da tutto poi pago 3ooe.la cagnette aveva un puo paura ho pensato e normale dopo tutti questi cambiamenti.lunedi mattina prendo il passeport e fatto da lui al momento.lascio stare e me ne vada.dopo qualche giorni sua paura peggiore.per essere breve non camminava in strada fuori,aveva problemi intestino etc.dopo 2 anni di therapie con un bravo educator comportamentiste mia bassotta camina in montagne e sulla spiage.non ho voluto prendere un avocato.sono stato vedere di persona vicino a asti l allevatore che l aveva datta al veterinario(chi lui era la vittima!.) .l ellavator chi ha un negozio per cane in piu a asti mi ha detto che veneva di ungria ma non poteva avere cuccioli.(tutto questo doppo tanti discussione


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  5. Alice scrive:

    Valeria bell’articolo! Però praticamente uno cosa può fare pèer contrastare il fenomeno? Perchè nella mia città c’è un negozio che regolarmente tiene, e ovviamente vende, cuccioli in vetrina; temo che quasi sicuramente siano cuccioli dell’Est o di quelli che tu(posso darti del tu vero?) chiami “cagnari”, anche perchè hanno comportamenti strani: alcuni sono del tutto apatici, diversi invece sono troppo aggressivi: una persona che conosco tempo fa ha preso lì un cucciolo di beagle ma ha dovuto portarlo indietro perchè morsicava tutti, si attaccava a mani, piedi, braccia e non mollava più. Mi piacerebbe fare qualcosa perchè non si trovino più cuccioli(e a volte anche gattini) in quel negozio, però non avendone comprati ovviamente non posso fare causa per truffa! Quindi cosa dovrei fare? grazie anticipatamente


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    • Redazione scrive:

      Alice, una cosa da fare, tanto per cominciare, è trovare persone (come il proprietario del beagle) che siano disposte a dichiarare di aver acquistato cani problematici: di solito è molto semplice, perché i cani dell’Est lo sono TUTTI (o hanno problemi di salute, o di carattere, o entrambi). Ma i cuccioli li tiene proprio in vetrina-vetrina? Perché è dal 2010 che questo è proprio vietato: quindi puoi mandargli i vigili, o la guardia di Finanza, per contestargli un reato (meglio la finanza, che magari, già che c’è, dà anche una controllatina generale al tutto)…


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      • Alice scrive:

        Il problema è che il proprietario del beagle è l’unica persona che conosca che abbia comprato un cane lì e inoltre poi l’aveva riporatato indietro. So che i cuccioli hanno questi comportamenti strani solo perchè li vedo quando vado in quel negozio a comprare il cibo per i miei cani; vorrei non fare acquisti in negozi dove si vendono cuccioli ma dovrei andare ad almeno 30 km da casa mia. I cuccioli comunque sono dentro delle gabbiette(i più piccoli) o dei recintini per cuccioli(i più grossi) messi all’ interno del neozio, quindi non proprio in vetrina, se intendi: “piazzati dietro a un vetro”


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        • Redazione scrive:

          Sì, intendevo proprio “in vetrina dietro a un vetro”, perché quello è vietato per legge. Tenerli dentro il negozio, purtroppo, non lo è…così come non è vietato importarli (a meno che non li prenda da importatori illegali, ma è ben difficile scoprirlo). Purtroppo la legge NON ci aiuta affatto a combattere questo fenomeno… quindi temo che una persona “esterna”, che non ha acquistato cuccioli lì, non possa fare nulla, se non un sacrosanto passaparola sui rischi che si corrono ad acquistare i cani in negozio.


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  6. Alice scrive:

    W la legge…no comment… cmq grazie mille lo stesso.


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  7. Francesca scrive:

    Ciao a tutti! Purtroppo sono testimone di un’ altra brutta fine.. il cucciolo era un dogue de bordeaux di un’amica.. è il secondo che muore.. posso chiedervi di che negozio parlate? così ho la certezza che sia quello! bisogna fare qualcosa!


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    • Redazione scrive:

      Francesca, di “che” negozio?!? Il 90% dei negozi italiani che vendono cuccioli si rifornisce dagli importatori dell’Est!


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  8. Francesca scrive:

    si, mi riferivo al negozio di corsico del post di Martina. ho visto anche il servizio delle iene del 2008 e sembra proprio in quella zona. Aveva chiuso tempo fa per dei controlli sui cuccioli, ma ovviamente ha riaperto senza problemi poco dopo


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    • Redazione scrive:

      Sì, ancora una volta la legge italiana è – per usare un eufemismo – molto lacunosa: fanno irruzioni, sequestrano cuccioli, fanno chiudere i negozi…e dopo un annetto li rivedi lì tranquilli come pasque, non soltanto a proseguire le loro attività. ma a continuare imperterriti a smerciare gli STESSI cuccioli! Se non riaprono col loro nome, riaprono con quello della moglie, o del prestanome di turno: c’è un importatore che ha già cambiato almeno dieci volte nome e titolarità della sua attività, ma è lì da SEMPRE e continua ad esserci.
      L’unica vera difesa che abbiamo è il passaparola: bisogna spiegare, far capire a tutti che non si comprano cuccioli in negozio! Quando la gente comincerà a capirlo, i traffici di cuccioli spariranno. Però ci vorrebbe tanta collaborazione da parte di tutti: e invece se ne parla poco e male (lo stesso servizio delle Iene era abbastanza fuorviante e pieno di lacune).


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  9. Francesca scrive:

    Purtroppo non ci resta che spargere la voce! Che tristezza!


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  10. nicola scrive:

    solo un appunto…è un pò troppo semplicistico affermare che cane proveniente dall’est europa = truffa e sfruttamento; posso testimoniare che, in particolare in Ungheria, ci sono molti serissimi allevamenti. Non generalizzare ma vigilare e combattere gli sfruttamenti di animali, da qualunque parte vengano!!!


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  11. Francesca scrive:

    Hai ragione Nicola, in un servizio delle Iene infatti inizialmente non si spiegava perchè i cani provenienti dall’Ungheria(in particolare) in Italia poi stessero male e morissero dopo pochi giorni, gli allevamenti erano puliti e i cani seguiti. é anche vero però che se è noto che i cani dell’Est, se vogliamo la maggior parte, si ammalano un motivo c’è!


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  12. Giampi scrive:

    ma non manca un ordine di allevatori italiano che si autoregolamenti e che proponga ai politici le giuste cose da fare?
    Na roba allla quale tutti i bravi allevatori aderiscano e diventi in fretta il punto di riferimento, tipo se l’allevatore appartiene a quell’ordine è ok altrimenti diffidare?


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    • Redazione scrive:

      Ci sono già alcune associazioni di allevatori: che siano però un vero punto di riferimento è tutto da stabili’…
      Il fatto è che tutti se la prendono tanto con l’ENCI perché qui, perché là, perché la mafia, perché gli interessi, perché gli inciuci… dopodiché si fanno l’associazione alternativa (o collaterale) e all’inizio sembra tutto perfetto: ma dagli 4-5 anni ed ecco la mafia, gli interessi, gli inciuci…
      Forse il problema è che non bisognerebbe avere associazioni di allevatori, ma di cani. Gli allevatori sono umani, e come tali sono proprio portati a fare porcate. Ce l’hanno nel DNA.


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  13. Giampi scrive:

    :-)


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  14. Silvia scrive:

    A me è capitata una cosa oltremodo strana: cercando un cucciolo di bovaro del Bernese, sono capitata sul sito di un “allevamento” che si vanta di allevare la bellezza di 23 razze – che però diventano 39 in un’altra lista, sempre sullo stesso sito. Oltre al numero impressionante di razze in catalogo, puzzano di uova marce particolari quali il fatto che i 3/4 sono “sempre disponibili” e solo pochi “su prenotazione”, tantissimi li vendono piccolissimi”, e tutti sono “spedibili a domicilio con posta aerea”.
    L’unica cosa che lo differenzia dei cagnari descritti da Valeria, è che questi danno nome e indirizzo del loro allevamento (che è anche pensione per cani e campo di addestramento) e del negozio da cui vendono solitamente (una sorta di fiera del cucciolo permanente). Ma la cosa che mi ha sorpreso di più – e che sembra avere meno senso – è il fatto che danno la garanzia per un anno sul cucciolo. C’è qualcosa che non quadra… o.O


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    • Redazione scrive:

      Ormai è abbastanza frequente trovare cagnari che danno presunte garanzie di un anno (che peraltro, non dimentichiamolo, è la garanzia stabilita DALLA LEGGE ITALIANA!): di solito sono, appunto, sistemi per aggirare la legge stessa. Fino a qualche tempo fa il metodo standard del cagnaro era quello di far firmare contratti capestro con garanzie di 15 giorni (a volte di una settimana, o addirittura di 24 ore! Ho visto anche quelle…): a forza di gridare ai quattro venti che questi contratti non avevano alcun valore legale (io ero tra quelli che gridavano), proprio perché la legge prevede comunque un anno, molti commercianti si sono fatti furbi e ti danno la garanzia di un anno (cioè l’unica legale in Italia) come se fosse una megaconcessione, infilandoci però di nuovo le clausole-capestro che gli fanno sperare di aggirarla: ovvero, per esempio, “l’unico certificato medico valido è quello del nostro veterinario di fiducia” (che è immancabilmente un complice, o meglio un loro stipendiato, che ovviamente non accerterà MAI una malattia riconducibile all’allevatore, ma sempre e solo al proprietario).
      Attenzione, perché i cagnari smaliziati sono ancor più difficili da prendere in castagna, visto che firmando uno di questi contratti – che in pratica sollevano eccezioni alla legge vigente, che però in linea di massima appare rispettata – si rischia che il contratto venga considerato legale del giudice dell’eventuale causa, a meno che non si abbia la fortuna di trovarne uno cinofilo e al corrente di tutto quello che si nasconde dietro alle importazioni di cani. Ovviamente la possibilità di trovare un giudice così è di una su mille…


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