di LAURA BIAGIOTTI – Ma sì, che sarà mai.
A sedici anni sono sopravvissuta all’eliminazione dalla finalissima di “Miss Gelateria sul Lungomare”, nulla può più traumatizzarmi.
E poi siamo onesti. Non sarò una top model, ma li hai visti gli altri concorrenti? L’unica donna più magra di me non sorride mai.
Gli uomini indossano completi da recuperatori di crediti o tremende camicie hawaaiane. Se trovo un paio di orecchini più belli dei loro (e non è facile!) posso competere tranquillamente.
E poi non sono io che devo sfilare, è il cane.
Vabè, ma lei è già splendida.
E poi in expo c’è già stata e sa come ci si comporta, lei.
Sono io quella che rischia di fare una figuraccia, o peggio ancora di rovinarle il risultato con un errore banale (nota: ricordarsi che andiamo alla mostra canina e non ai giardinetti, quindi non posso per nessun motivo insultare il primo giudice che osa dimostrarsi meno che entusiasta della mia piccina).
Specie perché il cane non è mio.
Quindi la responsabilità è doppia: c’è da difendere la carriera della creatura ma anche l’investimento del di lei umano che ha pagato l’iscrizione. Paranoia totale.

Comunque.
Dobbiamo entrare e metterci in fila con gli altri cagnolini in ordine di numero d’iscrizione.
Questo è facile.
A quel punto, se la fortuna ci assiste, non saremo le prime della fila e potremo fare esattamente quello che fa la persona davanti a noi (sperando che non sia anche la sua prima volta!).
Dopodiché saremo sole davanti al giudice e vogliamo sperare che o lui, o il commissario di ring, ci dica cosa si aspetta che facciamo.
Rimane l’unica, vera questione insondabile: la classifica finale, quella che non mi è mai riuscito di capire in tante expo visitate da spettatrice.
A volte il giudice stringe la mano a quelli che se ne devono andare, a volte stringe la mano al vincitore. E io già so che reagirò nel modo sbagliato, qualunque sia il nostro piazzamento.
Vorrà dire che aspetteremo che ci restituiscano i libretti per essere certi del risultato finale. O chiederemo a qualcuno degli astanti. In fondo tutti quelli che oggi sembrano così esperti un giorno hanno avuto la loro prima expo.
Sì…di solito a sette anni e dopo aver frequentato un corso di formazione.
Oddio, mi sento male.

E poi… cosa mi metto???
Qui varia da razza a razza.
Se portassi levrieri dovrei vestirmi come Barbie Caccia Alla Volpe. Coi cani da caccia va molto il velluto a coste con il foulard di seta stile nobile di campagna.
Per i barboni si estraggono gli ori di famiglia, per i rottweiler si va vestiti da barb.. ops, volevo dire in tuta, possibilmente sponsorizzata da un club cinofilo dall’aria decisamente non per signorine.
Per i cagnolini piccoli la scelta, escludendo ovviamente la giacca scura che fa tanto handler prezzolato, è tra casaccone fiorato stile tovaglia da tè coi pasticcini e il cagnetto in braccio, e “la giacca chiara”: quella che non è abbastanza elegante per essere da cerimonia né abbastanza formale per andare alle riunioni né abbastanza sportiva per metterla nel tempo libero, eppure ogni donna ne possiede almeno tre (e finché non è andata ad una mostra canina non sapeva cosa farsene).
Infatti opto per la giacca chiara, nello specifico quella gialla.
Fa tanto junior handler, mi sento nella parte.
No, non abbastanza nella parte per aggiungere anche la camicia inamidata e il cravattino. Solo i bambini sanno sfilare senza imbarazzo con indosso una cravatta per bambini.
OK, ok, la pianto.
Infilo un sottogiacca qualunque e sono pronta per partire.

L’EQUIPAGGIAMENTO

Abbiamo libretto delle vaccinazioni, libretto delle qualifiche, spazzola, pettine, sedia pieghevole e cane.
Non abbiamo un tavolino da tolettatura, ed è un grave errore strategico: anche se il cagnolino si lascia pettinare stando tranquillo in braccio, il tavolino ci garantirebbe un maggior spazio vitale, ci permetterebbe di appoggiare le nostre cose sopra e di nasconderci le borse sotto.
Ma queste sono tattiche da handler esperti: per essere la mia prima volta mi sento già molto furba per essermi procurata una seggiolina.
Abbiamo clamorosamente dimenticato di infilare in borsa una bottiglia d’acqua e qualche genere di conforto. Cose che per un cagnolino si trovano molto facilmente in mostra, ma all’umana costeranno una difficilissima scelta tra lunga fila, folla e salasso economico o astinenza e riflessione sull’opportunità di una miglior pianificazione delle partenze pro-expo.
E soprattutto, abbiamo dimenticato la spilla da balia con cui appuntare il numeretto identificativo.
Inutile dire che per l’occasione l’organizzazione dell’expo non ha messo nella busta nemmeno uno straccio d’elastico.
In compenso, lo sponsor ha fornito degli enormi numeri rosa shocking a forma di zampina. Una delizia, specie per chi come me si vede costretto ad appenderselo al collier stile medaglietta d’identificazione.
Ma va tutto bene, perché nel frattempo siamo arrivate e ci siamo anche sistemate a bordo ring.

Abbiamo parcheggiato la nostra seggiolina, abbiamo preso visione dell’elenco delle nostre concorrenti nel catalogo che ci è stato fornito all’ingresso (e visto che non riusciamo a distinguerle nell’ammasso di cagnolini bianchi e ricciolini che ci circonda abbiamo deciso che non ci preoccupano nemmeno un po’) e soprattutto… abbiamo guardato l’elenco delle razze!
Siamo in fondo alla lista: prima di noi ci sono una cinquantina di cani. Una signora dall’aria molto esperta viene a salutare i nostri vicini di seggiola, guarda l’elenco e stima che non saranno sul ring prima delle 13. Con i loro volpini, che sono tre o quattro razze prima di noi.
Allora ce ne andiamo a fare un giro.

COSA NON FARE ASPETTANDO IL GIUDIZIO

Non è per niente opportuno andare a spasso per una expo con un cane al guinzaglio. I veri cani da expo degli handler seri sono nel kennel o sul tavolo da tolettatura.
Ad andare in giro col cane al guinzaglio si fa la figura del visitatore che ha imboscato il cane di casa. Ma siccome i visitatori arrivano di pomeriggio, istantaneamente si viene identificati per quello che si è: espositori della prima volta, che portano il cane di casa illudendosi che possa battere quelli degli allevatori professionisti, ben più esperti ed anche, perché negarlo, ben più immanicati.
Il tutto senza calcolare l’altro enorme rischio di girare per un’expo con un cane piccino: la folla.
A lasciare che la piccola cammini con le sue zampine si può star certi che finirà sotto i piedi di qualche umano o peggio sotto le bave di qualche grosso cane. Ma andando in giro col cane bianco e ricciolino in braccio, a parte una certa aria da signora snob non esattamente in linea col resto del mio look… mi si ammoscia il cane!
Allora torniamo alla base e facciamo la seconda cosa più rischiosa che si possa fare aspettando il giudizio: due chiacchiere con i nostri concorrenti.
Che sono, ne siamo certi, persone simpatiche e razionali, che condividono il nostro amore per i cani in generale e per questa razza nello specifico.
Sei giorni e mezzo su sette.
Durante la mezza giornata della mostra canina però trattano solo due argomenti.
Uno, criticare la concorrenza a tutti livelli (hanno dei brutti cani, li tengono male, li allevano non si sa come e soprattutto corrompono i giudici).
Due, criticare il giudice (un corrotto che non conosce per niente quella razza o, in alternativa, l’ha sempre allevata non si sa come, si veda per dettagli la parentesi sugli allevatori).

Io a criticare sarei bravissima, ma purtroppo non sono abbastanza informata. E se sento un’altra parola sulla stronzaggine di questo specifico giudice impacchetto sedia e cagnolino e me ne vado altrove a passare la mattinata. E comunque, con un cane solo, non sono una concorrente abbastanza significativa perché queste persone facciano lo sforzo di carpirmi qualche informazione su cui spettegolare alla prossima expo che mi vedrà assente.
Per farla corta: non mi si sta filando nessuno!
Al che mi metto a fare quello che fanno tutti prima delle expo: pettino la cagnolina. Che tra il rumore e la folla inizia ad essere stanca pure lei e mi crolla addormentata sulle ginocchia al terzo colpo di spazzola. Beata lei.

IL MOMENTO DEL GIUDIZIO!

Tanto per cominciare non siamo le prime della fila ed è già qualcosa.
Decido di giocare a carte scoperte e confesso alla signora davanti a me che è la mia prima volta e che sono seriamente intenzionata a copiare ogni suo movimento. La signora si intenerisce e prova a rassicurarmi.
Poi si accorge che per la cagnolina non è la prima volta e anzi che si tratta del cane che l’ha mandata a casa all’ultima expo, e si pente.
Mi vendico e non le dico che tanto non c’era riuscita, a tranquillizzarmi.
Finalmente entriamo, ci mettiamo in fila indiana ed iniziamo a camminare in tondo.

Ad un certo punto, rispondendo a non so quale comando lanciato da chi, il primo della fila si ferma e miracolosamente noi, invece di tamponarci, ci fermiamo tutti quanti a una distanza più o meno regolare l’uno dall’altro. Qualcuno si china a sollevare la coda del cane, qualcun altro solleva il cane medesimo che preferirebbe stare sdraiato.
Noi invece ce ne stiamo su belle dritte da sole, cane e soprattutto umana che deve spiare quello che fanno quelli davanti.
Ah ok, sollevano il cane, lo mettono sul tavolino e fanno quello che gli dice il giudice. Facile.
Infatti quando tocca a me sollevo benissimo la cagnolina e l’appoggio elegantissimamente sul tavolo. E il giudice mi chiede di mostrargli i denti.
Forse se io facessi GRRRR lui riderebbe e passerebbe alla domanda successiva…dato che improvvisamente mi ricordo che mi sono dimenticata che ho qualche difficoltà a scoprire i denti del cane.
Non che non se lo faccia fare, per carità, è buona. Ma non le piace, e resiste per pochissimi secondi. E io fino all’ultimo mi ero illusa che il giudice avrebbe fatto da solo o si sarebbe dimenticato o si sarebbe accontentato di un’occhiatina rapidissima.
Invece vuole proprio vedere i denti.
Anche quelli davanti.
Anche quelli di fianco dall’altra parte.
Ancora una volta, che non ha visto bene.
Per favore, vorrei vederli tutti e quarantadue singolarmente, di fronte e di profilo. Se solo potesse ordinerebbe una lastra panoramica.
E così io vado in panico e la cagnolina si innervosisce.
Il che non ci impedisce di svolgere correttamente il resto dell’esercizio, che consiste in una camminata avanti e indietro e poi in tondo fino a raggiungere la fine della fila.
Dove ci disponiamo sorridenti ad aspettare che gli altri cagnolini finiscano di mostrare i denti al giudice (non senza sperare che qualcuno decida di mostrarglieli in azione).
E poi ci fanno camminare ancora.
In fondo è facile.
Sto quasi per acquisire un po’ di fiducia in me stessa, quand’ecco il giudice mi fa un cenno. Solo a me.
Me lo sento, adesso vorrà stringermi la mano e io non capirò se ho il cane più bello del gruppo o quello con i denti così brutti da non permettergli nemmeno di camminare coi cani della sua razza.
Invece mi sta solo chiedendo di passare avanti di un posto.
L’ultima volta che mi hanno cambiato il posto in fila facevo le elementari e mi hanno messa in fondo perché ero molto alta.
Ora però non ho tempo di controllare se ho dei giganti dietro, perché si stanno iniziando (aiuto!) a stringere le mani.
Denti a parte, il giudice non ha aperto bocca e non ho la più pallida idea se gli siamo piaciute o ci ha detestate.
Comunque, stringe la mano ai primi tre della fila e a tutti noi altri fa un cenno che si potrebbe interpretare come “fine della corsa, si prega di scendere” e forse anche come “il resto della classifica è esattamente identico al posto che occupate in fila”.
Se così fosse, noi saremmo arrivate quarte e non quinte, come il destino aveva prestabilito.
Per ora mi vengono in mente soltanto le cose orribili che ho sentito dire di quest’uomo prima della gara, specie da quella signora che dichiarava che non avrebbe mai più portato i suoi cani in mostra se ci fosse stato di nuovo lui a giudicare.
Stranamente prima non mi aveva fatto nessuna impressione, ma ora che l’ho visto guardare la mia cagnolina (e soprattutto i suoi dentini) senza dire assolutamente niente, tremo al pensiero che il giudizio possa essere una lunga lista d’insulti impronunciabili al cane e alla sua sedicente handler.
Per fortuna siamo tra le ultimissime razze e bisogna aspettare davvero poco per riavere il libretto.
Siamo effettivamente arrivate quarte.
Quanto al foglietto, non è nulla di sconvolgente. Dice che il cane è tipico (si grazie, lo sapevamo), che ha i denti corretti (lo sospettavamo fortemente ma ora direi che ci siamo tolti ogni dubbio!), e che avrebbe bisogno di maggior training per il ring.
Ovvero che l’umana ha bisogno di maggior training per il ring.
E qui mi arrabbio.
Non solo perché magari, che ne sai, se l’avesse portata il suo umano si sarebbe classificata meglio; ma soprattutto perché quest’antipaticissimmo giudice avrebbe anche potuto spendere dieci secondi per dirmi dove stavo sbagliando e come andavano fatte le cose in realtà.
Specie considerando che il training per il ring l’ENCI lo offre solo ai bambini… e se mi metto a farne uno, ora che impara a camminare e finisce il corso, la cagnolina passa l’età in cui ha senso concludere il campionato.