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Quando il buonismo non è bontà (e la pet therapy non è più per therapy)

Posted By Valeria Rossi On 30 maggio 2011 @ 15:24 In News,Vita col cane | 13 Comments

In questi giorni, su Facebook, ho visto circolare più volte un video (che è in realtà la promozione di un libro): protagonista un cane anziano, paralizzato, che dopo aver fatto per tutta la vita il cane da pet therapy continua il suo “lavoro”, portato a braccia dalla sua conduttrice e piazzato nel letto di anziane pazienti immobilizzate a letto.
Il libro si chiama “Moment with Baxter”, mentre il titolo del video è “La felicità è la medicina migliore”.
Numerosissimi i commenti entusiastici: “Ah, i cani, che esseri meravigliosi!”… “Mi son venute le lacrime agli occhi”… “Un video commovente come pochi”… e così via.
Commovente, certo, lo è.
E le lacrime agli occhi sono venute anche a me. Dal nervoso, però.
Perché questa NON è pet therapy, perché il cane (un cane diciannovenne e paralizzato) viene sbalottato da un letto all’altro, da un malato all’altro, in un ambiente con odori-suoni-rumori che non conosce e che potrebbero infastidirlo, tra persone che non conosce e che sicuramente non ama.
La sua conduttrice continua a sbatacchiarlo da un letto all’altro, spiegandoci quanta felicità Baxter porti alle persone anziane e malate che va a visitare: ma della felicità SUA, nessuno si preoccupa?
Non potendosi sottrarre in alcun modo a questa routine, Baxter per un po’ sopporta pazientemente e poi comincia a lanciare segnali di pacificazione (sbadiglia, si lecca le labbra) che in questo caso sono anche chiari indici di stress che nessuno sembra minimamente rilevare.
Ho trovato questo video veramente inguardabile e l’unica consolazione mi è venuta dall’aver scoperto, indagando un po’ in rete, che il povero Baxter ormai è morto da due anni.
Da fautrice accanita quale io sono dell’attività assistita con gli animali, posso solo tirare un sospiro di sollievo: perché la pet therapy NON E’ QUESTO.
La pet therapy è interazione volontaria, allegra e serena tra un animale sano, che porta amore e felicità perché gli fa piacere farlo e che, quando si stufa, può dire “per oggi basta, grazie”, e un paziente che da quell’amore dato spontaneamente trae consolazione e conforto.
Utilizzare un cane anziano e malato è una cosa al limite del maltrattamento: è costringere quel povero animale a sentire continuamente odori di medicinali, di malattia e di morte, e magari – chissà – a pensare in continuazione  “tra poco toccherà a me”.
Di questa strumentalizzazione non c’era alcun bisogno: gli stessi pazienti potevano essere visitati da un cane sano, traendone lo stesso identico giovamento. E la conduttrice di Baxter avrebbe potuto (anzi, a mio avviso aveva proprio il dovere di) stare accanto al suo cane nei suoi ultimi momenti di vita permettendogli di viverli in pace, serenamente, in un ambiente e con persone conosciute ed amate.
Non comprerò il libro “Momenti con Baxter”. E spero di non vedere altri video come questo.
La pet therapy è una cosa seria e va fatta con il massimo rispetto per i cani: un rispetto che qui, a mio avviso, è completamente mancato.
E Melissa Joseph, anche se non gliene potrà sicuramente fregar di meno,  non ha la mia stima: per quanti libri e per quanti pupazzetti di Baxter possa vendere.
L’amore dei cani (e l’amore PER i cani) non si deve strumentalizzare.

Il video:


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