Il cane è il compagno dell’uomo ormai da migliaia di anni. Attraverso lo studio dei fossili si è sempre pensato che questo legame risalisse a 10 -15.000 anni fa, ma dalle moderne analisi del DNA mitocondriale è risultato addirittura di 50.000 anni!
Cane e uomo, quindi, si sono evoluti insieme, influenzandosi in modo reciproco: questa “coevoluzione” è ancora in atto.
E’ importante capire, infatti, che sia la specie umana che quella canina si sono plasmate l’una con l’altra.
Per noi, che spesso siamo una specie egocentrica (basti pensate allo scalpore che creò la scoperta che il nostro mondo non era il centro dell’universo!), è difficile comprendere questo aspetto: ci verrebbe più naturale pensare che siamo stati noi ad influire sullo sviluppo della specie canina, che siamo solo noi ad avere agito e che solo il cane ne ha subito conseguenze.
Ma non è così: quando due specie vivono per così tanti anni insieme ed il rapporto è intenso e reciproco, è ovvio che questo abbia conseguenze su entrambe.
Facciamo un esempio: i cani, integrandosi nei villaggi umani, assumevano funzioni come la ricerca, la caccia e l’allerta, i loro sensi sviluppatissimi poterono compensare i nostri, che diventavano sempre meno acuti, e così l’uomo ha potuto dedicarsi ad altre attività e sviluppare capacità differenti: come possiamo quindi negare che il nostro stesso sviluppo non sia anche dovuto all’addomesticamento del cane?

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MA QUESTA LUNGA STORIA COME E PERCHÉ EBBE INIZIO?
Tutto cominciò un giorno lontano, quando alcuni lupi si avvicinarono all’uomo per cercare del cibo.
Sia il lupo che l’uomo potevano trarre vantaggi da questa unione: il lupo riceveva cibo, cure e riparo, l’uomo protezione, aiuto nella caccia e compagnia.
Di tutti i lupi, però, solo alcuni erano adatti per restare con gli uomini: quelli più docili, con la minor tendenza alla fuga e, certamente, solo quelli più addomesticabili.
Gli altri non poterono rimanere: l’uomo allontanava quelli che, crescendo, diventavano aggressivi, quelli che scappavano, che non potevano essere utili al villaggio. Iniziò così una prima selezione basata sul carattere.
Inoltre, tutti sappiamo, i cuccioli ispirano un grande affetto. Fu così che i lupi con un aspetto più infantile erano maggiormente accuditi e desiderati.
A questo punto entrano in gioco due aspetti: la NEOTENIA e la PEDOMORFOSI.
La “neotenìa” è la persistenza di caratteri giovanili nell’animale adulto, mentre la “pedomorfosi” è il mantenimento di caratteristiche infantili in esemplari sessualmente maturi dovuto all’arresto della crescita e dello sviluppo ad uno stadio giovanile.
E’ proprio quest’ultimo aspetto che ha permesso la nascita dei primi esemplari di cane: possiamo infatti dire che il cane è la cristallizzazione in un determinato stadio della crescita del lupo.
In pratica è un blocco della crescita del lupo nel momento di passaggio dallo stadio giovanile a quello adulto.
Poiché questo momento è variabile ed instabile (i geni giovanili si sono espressi, quelli adulti iniziano ad esprimersi), si ha una grande destabilizzazione e mutazioni discontinue: esemplari molto diversi tra loro.
Quindi, oltre alla selezione per il carattere, l’uomo fece una selezione sull’aspetto esteriore.
Questa selezione è stata poi così estrema che oggi vediamo cani diversissimi tra loro per carattere e per morfologia, basti pensare che le razze vanno da 1 kg a 100 kg di peso!

PRIME RAZZE
Tutta la selezione parte dal comportamento predatorio del lupo e del cane, che ha una sequenza specifica:
cerca – scova – insegue – cattura – uccide
Partendo da questo istinto naturale possiamo avere due grandi gruppi: le razze non specializzate e le razze specializzate, che andremo ora a esporre.

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RAZZE NON SPECIALIZZATE
In questo gruppo si possono includere quelle razze in cui il comportamento naturale ed istintivo è, di per sé, utile all’uomo.

1. Segugi
Questi esemplari (ad esempio il bassotto) hanno un istinto naturale alla caccia e il loro comportamento predatorio è rimasto completo: cerca – scova – insegue – cattura – uccide.
All’interno di questo gruppo, una razza può essere più adatta di un’altra a seconda del terreno, della preda e del cacciatore.
Imparano dagli altri cani quali animali cacciare e quali no e da qualche forma di addestramento (vengono fatte delle piste usando la pelle dell’animale da cacciare).
Questi animali lavorano in MUTA, in gruppo: non sono particolarmente gerarchici ed agonistici tra loro. Vivono bene, quindi, in casa con altri cani.
I giochi che stimolano la predazione sono generalmente amati da questi esemplari: oggetti che “squittiscono”, palline, ecc. Ma allo stesso tempo bisogna porre attenzione perché potrebbero inseguire anche animali, biciclette, persone che corrono, percependoli come prede in movimento da inseguire ed uccidere.

2. Levrieri primitivi
Derivano direttamente dal primo gruppo (segugi), ma si sono sviluppati in aree geografiche più deserte e rocciose, dove gli spazi aperti sono molti. Questo ambiente rende più importante la capacità visiva di quella olfattiva.
Anche i levrieri primitivi vivono in MUTA: anche se non sono gerarchici, rimangono competitivi.
I giochi che stimolano la predazione sono generalmente amati da questi esemplari. Ma allo stesso tempo, come detto prima, bisogna porre attenzione perché potrebbero inseguire anche animali, biciclette, persone che corrono, percependoli come prede in movimento da inseguire ed uccidere.

3. Guardiani degli armenti
Sono i classici cani da pastore, tipo il Maremmano.
Questi cani crescono e vivono sempre nel gregge, in cui vengono inseriti fin da cuccioli, al massimo a 4-5 settimane di vita. Non vengono mai stimolati ad avere rapporti con l’uomo, con cui non creano alcun legame. Questo fa sì che ci sia un imprinting formativo: le pecore sono il gruppo sociale.
Questi cani non disturbano le pecore, non le mordono. Rimangono all’interno del gregge ed hanno funzione di allerta: decidono se una persona o un animale che si avvicina sia pericoloso e si mostrano minacciosi verso i nemici. Hanno quindi grande capacità decisionale.
Poiché i pastori facevano la transumananza, spostandosi da un luogo all’altro, i geni di queste razze si diffusero moltissimo in varie parti del mondo.
I guardiani degli armenti sono forti, calmi e resistenti, ma non sono inclini all’obbedienza, anche per la loro capacità decisionale.
I cuccioli di queste razze non hanno schemi predatori e questo deve essere tenuto in considerazione quando si vuole giocare con loro: non ameranno, ad esempio, il riporto.
In definitiva: non sono adatti a vivere in casa.
Purtroppo molti Maremmani si trovano in canile, come mi ha confermato la responsabile del canile municipale di Milano, e questo perché molto spesso, prima di prendere un cane, non si porta sufficiente attenzione nella scelta della razza più adatta.
Un Maremmano può soffrire molto a vivere in casa senza svolgere alcun lavoro, sviluppando, come ovvia conseguenza, diversi problemi comportamentali.

RAZZE SPECIALIZZATE
Questi cani sono stati selezionati affinché il loro comportamento fosse adatto a diverse funzioni. Le specifiche abilità derivano da alcuni aspetti del comportamento predatorio che viene però modellato. Ad esempio, nei Terrier la sequenza è completa, fino all’uccisione della preda, ma nei cani da punta, come i Pointer o i Setter, la sequenza è stata alterata: interrompono l’inseguimento quando vedono la preda, cosa che in natura impedirebbe la loro sopravvivenza.

1. Pastori conduttori del bestiame.
Questi cani, come il Border Collie, sono diversi dai protettori del bestiame che abbiamo visto prima (i Maremmani, per intenderci) perché devono spostare il bestiame e tenerlo nel luogo adatto.
Lo fanno disturbandoli grazie alla loro capacità comunicativa: usano gli occhi, la voce e la bocca contro le pecore.
Lo sguardo permette di avere il controllo sulle pecore perché richiama quello del predatore, immobilizzando le pecore, la voce e la bocca (pizzicando le pecore) servono per incutere timore al gregge in modo da dirigerlo o mantenerlo in un luogo.
La sequenza che devono eseguire è la seguente: orientamento – punta/occhio – agguato – inseguimento – “Terra!”. Il comando “Terra!” viene dato dal pastore.
Anche se il comportamento predatorio è innato e comincia già a 10 settimane di vita, il cane deve essere guidato, deve imparare dall’uomo ed obbedirgli.
Questo rende i conduttori del bestiame cani obbedienti, abbastanza decisionali, e gerarchici.
Come tutti i cani da lavoro deve essere stimolato e fatto lavorare molto, onde prevenire problemi comportamentali: il comportamento predatorio è necessario e se non può essere esibito si avranno problemi più o meno evidenti.

2. Cani da punta o Bracchi
Questi cani (Pointer, Bracco italiano, Setter, ecc) devono bloccarsi e puntare la preda in attesa del cacciatore. La sequenza predatoria è quindi stata modificata in modo da estinguere le fasi agguato – inseguimento e il morso diviene riporto. La razza è quindi predisposta geneticamente a puntare: non è un comportamento che posso imporre in un cane non predisposto
Proprio per questa esasperazione del comportamento di punta si possono vedere cani di queste razze che mostrano stereotipie come osservare per ore un albero e le foglie che cadono.

3. Cani da fucile
Anche in questo caso la selezione è genetica: non possiamo insegnare al cane a puntare, è la razze che è portata a farlo. Vi è poi una selezione sul comportamento fin da piccolo.
Non vivono in muta, possono quindi essere competitivi con altri cane, ma sono obbedienti.

4. Retriever o Cani da riporto
Il cane attende l’abbattimento della preda, quindi la insegue e la riporta.
Sono cani molto obbedienti, che amano il “Cerca!” ed il riporto. Alcuni di loro vengono utilizzati anche per altri scopi, come nella pet therapy o l’utilizzo in acqua, ed oggi spesso sono presi come cani da compagnia.
Possono però essere ossessivi, ad esempio, continuando a richiedere di giocare con una pallina.
Anche se possono essere ottimi esemplari da compagnia, non possiamo sottovalutare il fatto che siano animali da lavoro e che, quindi, se non possono fare attività fisica, potrebbero sviluppare problemi come la distruttività , l’ansia o altri comportamenti sostitutivi.
Molti Retriever amano l’acqua: è una buona idea portarli in laghi, fiumi o piscine a fare allenamento per esaurire le loro energie fisiche e mentali.

5. Cani da slitta
Sono molto specializzati per questa funzione, sia dal punto di vista comportamentale che fisico. Infatti devono correre, trainare e resistere alle intemperie.
Il temperamento è buono, sono predisposti alla socialità: correre è un’attività sociale in cui sono appagati e contenti.
I cani formano un gruppo in cui il driver è l’allenatore.
Non sono competitivi, non lottano tra loro quando lavorano, però, fuori dal contesto del lavoro si dimostrano estremamente competitivi.
Hanno un forte istinto per la caccia, che durante l’attività non viene messa in atto altrimenti potrebbero perdere la traiettoria esatta.
Ma normalmente sono accaniti cacciatori e predatori.
Sono cani difficili, indipendenti, non per tutti, e che devono essere trattati con attenzione per soddisfare le loro esigenze fisiche e psicologiche.

CONCLUDENDO
Abbiamo parlato delle origini del cane moderno.
Col tempo il numero di razze è cresciuto, alcune si sono perse, ma molte altre stanno nascendo.
Ogni cane di ogni razza ha delle caratteristiche e delle necessità specifiche: dobbiamo conoscerle e rispettarle. E’ importante, quando si decide di prendere un cane con sé, riflettere su questi aspetti, ma raramente questo accade.
E’ indispensabile conoscere e studiare le razze per decidere, a seconda delle proprie esigenze, quale cane è più adatto a noi, ma soprattutto per rispettare le sue necessità, per fornire al cane la possibilità di sfogare i propri istinti naturali in modo adatto. Se queste cose vengono sottovalutate, le conseguenze possono andare da un pessimo rapporto tra cane e proprietario, a problemi nella gestione, ma anche allo sviluppo di problemi comportamentali seri.
E’ nostro dovere diventare maggiormente attenti e responsabili.

BIBLIOGRAFIA
Questo articolo è stato tratto da una conferenza della dott.ssa Gallicchio e dal libro da lei scritto “Lupi travestiti”.

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6 Commenti

    • tutto ok,ma il vero capostipite delle razze canine non è il lupo,bensì l’hirish wolffhound, cane di imponente mole ,e sicuramente derivato in genealogia diretta dal Terrier

  1. Ciò che conta in una razza canina è il carattere, che è preposto alla funzione e non ad una edonistica (per il proprietario) bellezza.
    Intendo dire: il cane da guardia deve saper fare la guardia, quello da caccia deve saper cacciare ecc. ecc.
    Purtroppo la più parte dei cani attuali sono solo dei “simpatici esseri scodinzolanti”, tra l’altro con salute cagionevole, nonostante i mangimi vitaminizzati e le frequenti visite al veterinario.
    Consiglio un libro: ” A cosa serve il cane? ” di John Homans.
    Valeria Rossi, probabilmente non sarà in accordo con me…ma questo è il mio credo, dopo la frequentazione dell’ambiente cinofilo dagli anni sessanta, soprattutto in Germania…CHE E’ UN ALTRO PIANETA!!!
    Saluti a tutti.

    Corrado/Venezia

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