Il “Nintendogs”, giochino giapponese con cani virtuali protagonisti, ha venduto uno sproposito di pezzi (leggo sul Corriere: 10 milioni in Europa e 30 milioni nel mondo). Ora, però, stava invecchiando e quindi andava “upgradato” in qualche modo: ed ecco arrivare “Nitendogs and cats”, presentato, sempre sul Corriere online (cliccare qui per leggere l’articolo) come un giochino che dovrebbe prevenire non solo l’abbandono, ma anche la “restituzione” di cani adottati al canile.
Infatti bambini e ragazzini, attraverso il gioco, dovrebbero capire quanto sia impegnativa l’adozione di un pet (cane o gatto che sia) e venire maggiormente responsabilizzati.
L’idea geniale è quella di piazzare le console direttamente all’interno di canili e rifugi, cosicché il ragazzino si faccia un’idea di quello che lo aspetta nella realtà.
La prima domanda che sorge spontanea è: “Ma allora i volontari che ci stanno a fare? Non è meglio che siano loro a spiegare per filo e per segno tutto ciò che comporta l’entrata in famiglia di un animale, magari valutando anche gli aspiranti “adottanti” e cercando di capire – cosa che una console certamente non può fare – se sono arrivati lì spinti da un impulso momentaneo o dopo una scelta ponderata e ragionata?”
Andrea Persegati pensa che il videogioco sia meglio: “E’ un po’ come avviene con i simulatori di volo o di guida – dice – Gli aspiranti padroni possono «giocare» per un po’ con il cucciolo iniziando ad entrare nell’ottica di idee di un impegno che sarà emotivamente ricco, ma tutt’altro che agevole. Avere un cucciolo vuol dire divertirsi, ma anche essere disposti ad impegnarsi. Con la console si realizza una sorta di adozione preventiva”.
Però Andrea Persegati è il direttore generale di Nintendo Italia e quindi il suo giudizio è un filino di parte.
Tra le persone intervistate dal Corriere, però, c’è anche Roberto Marchesini, il noto zooantropologo, che dichiara: “Spesso i bambini si approcciano agli animali attraverso altri giocattoli, come ad esempio i peluches. Questo però rischia di essere controproducente: un cane o un gatto non possono essere trattati come dei giochi. Con la giusta consapevolezza, invece, l’interazione tra un bambino e un animale può solo essere positiva e aiuta a crescere perché i quattrozampe di casa, i cani in particolare, sviluppano il senso di empatia, il rapporto con gli altri, il significato dell’amore incondizionato”.
Ma che differenza c’è tra un peluche e un videogioco?
A mio avviso il peluche è quasi meglio: ci si affeziona, lo si coccola, trasmette calore. Mio figlio, a sette-otto anni, essendo timidissimo, a scuola era un miniteppista che si menava con tutti i compagni per far vedere quant’era “duro”: poi però dormiva abbracciato ai suoi peluches (credo che l’ultimo sia defunto per consunzione quando il figlio aveva una dozzina di anni e mirava già alle ragazzine: ma i peluche dal letto non mi smuovevano).
Il videogame è una cosa comunque fredda, distaccata: sì, puoi interagirci, puoi occuparti del cucciolo  (perché poi “cucciolo”? Di cuccioli, nei canili, ce ne  sono ben pochi: far adottare cani virtuali adulti sarebbe stato più educativo), devi dargli da mangiare e portarlo fuori. Però, se non hai voglia di giocare, non accendi la console e ciao.
Se fuori piove non sei costretto a portar fuori il Nintendo; né il Nintendo si sognerà mai di pisciarti nelle scarpe o di rosicchiarti il quaderno con i tuoi appunti più preziosi.
Sono “queste” le cose che spesso fanno pensare ai proprietari di cani “non l’avessi mai fatto!”.
Che è poi la stessa cosa che pensano, a volte, i genitori: ma la nostra cultura – esclusi casi fortunatamente rari – ci ha condizionato da sempre all’idea che i figli siano “pezzi ‘è core”, che non si possano smollare in autostrada né portare al bambinile sperando che se li prenda qualcun altro.
Secoli, millenni di cultura fanno sì che continuiamo ad amare anche i figli che sono “veri” teppisti, o veri e propri criminali.
Non credo che avrebbe lo stesso effetto un videogioco nel quale, se il figlio ti ha rotto le palle, puoi lasciarlo spento per una settimana.
Concludendo: non ho niente contro il Nintendog and cats, sia chiaro. I videogames mi piacciono (tanto che ci gioco anch’io, bacucca come sono) e quelli con gli animali protagonisti mi piacciono ancor più della media.
Però, così come non ho mai pensato che chi giocava ad Armageddon poi sarebbe uscito di casa e si sarebbe messo a stirare le vecchiette per strada, così non sono affatto convinta che chi gioca a Nintendogs abbia maggiori possibilità di diventare un proprietario responsabile.
Credo, invece, che il lancio nei rifugi e canili, l’utilizzo di Edoardo Stoppa come testimonial e via dicendo siano, né più né meno, un intelligente lancio pubblicitario.
Dargli un taglio diverso e una valenza diversa mi sembra decisamente azzardato.
Pensare che un videogame possa sostituire la cultura del ripetto per gli animali mi sembra addirittura pericoloso: perché si tende, ancora una volta, a delegare a uno schermo quello che  dovrebbe essere insegnato prima di tutto in famiglia, poi nelle scuole, e infine “rifinito”  – nel nostro caso – dalle informazioni che si dovrebbero ricevere sia in allevamento che al rifugio.
L’educazione e la cultura si costruiscono “dal vivo”, non virtualmente: perché cani e gatti, proprio come i figli, non sono fatti di pixel ma di carne, ossa e soprattutto sentimenti. Che forse si potranno anche simulare, ma che non saranno mai uguali a quelli veri: altrimenti il mio figlio di cui sopra, che quando gioca a “Colin McRae” massacra tutti gli avversari, sarebbe campione del mondo di rally.
E invece non ha nemmeno la patente.

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17 Commenti

  1. articolo molto bello, complimenti Valeria.. anni fà c’era il TAMAGOTCHI, un giochino virtuale che i genitori erano ben contenti di acquistare per i loro bimbi.. così la smettevano di rompere con la solita frase :- MI PRENDI UN CUCCIOLO?? – a mio modesto avviso estremamente diseducativi, una volta che non si nutriva o puliva il pet usciva la scritta GAME OVER.. e si ricominciava la partita.. peccato che nella vita reale un animale non puoi ne resettarlo e nemmeno farlo resuscitare.. grazie Valeria!

    • @Sara: il tamagochi, se non altro, non sembrava neanche un animale. Era un robo indefinito (e particolarmente brutto, pure).
      Questi cuccioli Nintendo, almeno da quel che ho visto negli screeshot perché il Nintendo nun ce l’ho, sono estremamente graziosi e pure veritieri dal punto di vista grafico…il che temo sia un’aggravante, perché più realtà e finzione si somigliano, più diventa probabile che il bambino confonda l’una con l’altra.
      Detto questo, se avessi una console Nintendo correrei a comprarmi il giochino… però io ho 58 anni e magari un po’ di capacità di discernere ce l’ho. Per i bambini..mah: a me sembra che sia più dis-educativo che educativo tentare di insegnargli il rispetto attraverso qualcosa che si resetta (non so se anche questi resuscitino: spero di no, sarebbe una gran brutta cosa)

  2. Valeria Rossi concordo pienamente con quanto da te scritto e ancora una volta hai centrato in pieno il cuore del problema “la cultura del rispetto per gli animali” e questo non può essere delegato ad un cane virtuale, ma come bene hai detto tu dovrebbe essere insegnata in primis ai figli dai genitori ma soprattutto deve essere la scuola a trasmettere ai ragazzi questo messaggio, per questo è importante che quanto prima nelle scuole, a partire dalle elementari venga insegnato quindi come materia ufficiale ai ragazzi il rispetto per gli animali e tutto quello che comporta, soltanto in questo modo riusciremo ad avere degli adulti maggiomente responsabili e sensibili verso gli ANIMALI…

    • @Aliuscia: io direi il contrario, però…”soprattutto” la famiglia, e poi la scuola. Però forse hai ragione a mettere la scuola come priorità, proprio perché in molte famiglie l’amore per gli animali viene già insegnato, mentre le scuole (quasi tutte, e con rare eccezioni) sono vergognosamente indietro.

      • Valeria, se ti sente la mia metà ti uccide: per sua esperienza (come insegnante) vale esattamente il contrario!
        Io mi ricordo che anni fa (troppi oramai) al campo facevano lezione alle scolaresche ed in città quest’anno hanno delle attività con l’unità cinofila della polizia locale

        • @McZook: Mac, sarà che le mie più recenti esperienze sono state una disillusione: c’è un’insegnante di Albenga, con la quale ho collaborato un po’, che si sta dannando per fare entrare un po’ di cinofilia (e non solo: lei cercherebbe di portare un discorso generale di conoscenza/amore per tutti gli animali) nella sua scuola, e viene boicottata in ogni modo possibile da dirigenti e colleghi 🙁

          • Ah, che il sistema sia inerziale faccia resistenza ai cambiamenti ci sta: ad ogni modo sono convinto che un progetto ben strutturato (visto come conoscenza = sicurezza) e documentato trovi spazio … magari non ovunque.

            Prenditi un appunto, ne parliamo all’inizio del prossimo anno scolastico se ti interessa la cosa

          • Dimenticavo: le gita in fattoria didattica è un classico per le primarie (uscendo un attimo dal topic)

  3. Mia moglie voleva regalarmelo per un nonsopiu’ quale compleanno-natale-befana-festadelpapà-conigliopasquale-onomastico-anniversario-festa della luce del calendrio baha… (quando c’è da comprare, per lei ogni scusa è buona).
    Io non l’ho mai voluto perché già sto trascurando troppo i cani che ho e mi sentirei tremendamente in colpa di non trovare il tempo per insegnare un riporto o un abbaio a comando a un cane vero per poi mettermi a giocare col cane virtuale.
    Da ragazzino, indubbiamente mi sarebbe piaciuto, ma in quel caso l’avrei presa come “visto che io se potessi prenderei sei cani e devo lottare con i miei genitori per avere il secondo… almeno “faccio finta”. L’amore per i cani c’era già…. imho non può essere il gioco che ti fa scattare la passione o comprendere la responsabilità di avere un cane, ma piuttosto è il contrario. Hai già la passione e non potendo permetterti il cane (perché non ci stati con i tempi, hai vicini rompiballe, la nonna allergica, l’appartamento piccolo, la strada assassina, lo stipendio da fame) allora ti consoli col cane virtuale che è tanto piu’ bello quanto piu’ aderente alla realtà. Anzi magari con qualche vantaggio in piu’ tipo poterlo spegnere quando piove o quando hai altro da fare.
    Per quanto riguarda l’applicazione sul canile… ammè me pare na….
    Cioè… con tutto il lavoro che c’è da fare al canile, i recinti da lavare, le ciotole che si accumulano nei lavandini, l’erba lunga, i cani coi ciuffi di pelo che si infeltriscono ecc. ecc. che ci sia gente che va li’ e si metta a giocare al videogiochi… sembra un po’ una presa in giro. Al limite potrebbero metterla in termini diversi… tipo che a quei ragazzi che nel weekend vanno a fare qualche ora di lavoro “vero”, poi viene prestato il nintendog per giocarci a casa e la settimana dopo lo riporti per permettere il gioco a qualche altro volontario.
    Questo sarebbe particolarmente indicato per situazioni in cui un’adozione vera e propria risulta impossibile per problemi organizzativi dei genitori… ma i ragazzini potrebbero comunque avere l’opportunità di fare i cinofili part time: durante la settimana col cane virtuale, nel weekend col cane vero.

  4. A me i videogames non fanno sangue, però mi rendo conto che sono una parte del mondo in cui viviamo e credo che sia corretto che ce ne siano anche di ‘cinofili’. In fondo tutto quello che può educare al rispetto degli animali mi sembra utile. Però secondo me l’attrazione per i cani non è qualcosa che si insegna, è qualcosa di innato, che c’è oppure non c’è. Il rispetto si insegna, l’amore no. Un po’ di tempo fa ho trovato su FB un testo anonimo in spagnolo, dal titolo “Essere Allevatore”… mi è piaciuto tanto che l’ho tradotto tutto e l’ho inserito nelle mie Note (il profilo è quello del mio allevamento, Ludi Mundi Kennel). Riporto l’incipit per dare l’idea del testo: “chi è allevatore nasce allevatore; si tratta di un raro gene recessivo, misterioso, che compare repentinamente in un bambino all’interno di una famiglia dove spesso nessuno lo possiede.
    Le prime avvisaglie arrivano presto, il giorno in cui il bambino interrompe un allegro pranzo familiare con l’insolita richiesta: VOGLIO UN CUCCIOLO.
    È così che comincia il calvario dei genitori del protoallevatore.
    Il prima possibile i genitori lo portano in uno splendido negozio di giocattoli dove lo invitano a scegliere cosa vuole: una bicicletta, una play station, una macchinina radiocomandata piena di lucette e beep beep.
    VOGLIO UN CUCCIOLO.
    Il bambino si accaparra la macchinina e molti altri doni, i genitori sperano che ad un certo punto si dimentichi del cucciolo… Macchè, continua: VOGLIO UN CUCCIOLO”. Il testo va avanti sullo stesso stile illustrando tutte le fasi della vita di un allevatore. Mi ci sono ritrovata tantissimo. Certo, il mio enorme amore per gli animali non mi ha impedito, quando avevo tre anni, di mettere il gattino nella vaschetta del water perché giocavo a nasconderlo… però come dicevo prima… il rispetto si insegna, l’amore no!!!!

  5. io ho avuto il nintendogs in regalo da un amico assieme alla consolle, non sono piu’ una adolescente ahime’, ma posso dire con assoluta certezza che mi avrebbe rotto le scatole in breve tempo (il giochino!) anche 20 anni fa! tanto per cominciare, io non amo vestire i cani da pagliacci, quindi figuriamoci dovergli mettere cappelli occhiali e cretinate cosi’ che gioia potesse darmi, io mi limito ad un collare / guinzaglio belli che mi valorizzino il cane, un cappotto bello se necessario e morta la, tutine e minchiatine mi stuccano abbastanza. Toccare un cane per coccolarlo, per me va fatto con le mani e va sentita la vita che scorre in quell’atto, farlo con penna o simulatore non ha senso! anche tirare su la cacca deve avere tutto il suo .. odore. E’ un giochino e come tale va preso, va spiegato che non e’ nemmeno lontanamente simile alla realta’. Bisognrebbe smettere di delegare ad un monitor ed un supporto grafico cio’ che solo il confronto diretto puo’ darci, cio’ che solo un operatore di un rifugio o un professionista cinofilo possa trasmetterci, va fatto un passo indietro, dobbiamo tornare alla valorizzazione umana e della terra su cui viviamo. basta delegare..

  6. Io nintendogs l’ho comprato quando avevo 12-13 anni ma non sono mai riuscita a vederlo come qualcosa che potesse in qualche modo sostituire il cane. Semplicemente perchè non lo è; può essere divertente come videogioco, ci può passare qualche oretta rilassandoti ma … stop. Chiunque si sentirebbe frustrato ad avere nintendogs piuttosto che un cane vero. L’idea di utilizzarlo in rifugi e canili mi sembra una grandissima cavolata. Non solo un videogioco del genere non ti fa capire quanto possa essere faticoso avere un cane, ma elimina anche e soprattuto le soddisfazioni che ne derivano.
    Un conto è fare agility virtuale, un altro è quella vera, solo per fare un esempio.

  7. Giocato tantissimo a nintendogs quando ancora ero piccina (parlo di quattro, cinque anni fa) ma a mio avviso MOLTO diseducativo.
    Primo, del cane te ne occupavi quando volevi tu e come volevi tu, li vestivi con cappellini, vestitini e robe varie.
    Nessun danno in casa, neanche mai una pisciata e potevi tenere al massimo sette cani, ma solo tre in casa per cui gli altri li lasciavi all’albergo per cani per un tempo indefinito e poi lo tornavi a riprendere. Se poi in caso ti stufavi di un cucciolo o volevi un altro cane da accudire bastava “donare” il cane al suddetto albergo e non ci pensavi più.
    Da piccola ci giocavo spesso, ma non mi ha certo insegnato nulla su come accudire il cane e su tutte le responsabilità che porta anche perchè potevi benissimo spegnere il giochino e tornare dopo mesi che i cani erano ancora lì, sempre cuccioli e sempre pronti a giocare, batava un po di pappa, un po da bere e una lavata che erano come nuovi.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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