“Sono andato finalmente a ritirare il mio cucciolo…ma durante il viaggio di ritorno ha vomitato in macchina. Questo significa che soffre l’auto e che non potrò mai portarlo in viaggio con me?”
Ho sentito questa domanda, in diverse sfumature più o meno preoccupate, un numero infinito di volte.
Quando allevavo (specialmente quando allevavo pastori tedeschi, perché i siberian huskies a cui sono passata in seguito hanno…lo stomaco decisamente più robusto), avendo l’abitudine di farmi telefonare non appena i cuccioli raggiungevano la loro nuova casa per sapere se il viaggio era andato bene, potevo contare su un buon settanta di cento di telefonate che esordivano con: “Sì, sta bene…ma ha vomitato in macchina!”
Non c’è nulla di strano: quasi tutti i cuccioli lo fanno. Ma quasi tutti i cani adulti, con eccezioni davvero rare, adorano viaggiare in auto e si precipitano a saltarci su non appena si apre una portiera o un portellone.
Questo significa che il mal d’auto è un problema passeggero: ma non passa da solo, purtroppo. Al cucciolo bisogna “insegnare” a viaggiare senza problemi.
Vediamo come.

STRESS E PREOCCUPAZIONE
Sono i motivi principali che portano i cuccioli a patire la macchina. Quasi tutti i cuccioli incontrano per la prima volta questo mezzo meccanico quando lasciano l’allevamento per essere portati nella loro nuova famiglia, il che significa che sono già impauriti, perplessi, diffidenti.
Se potessimo leggere nel pensiero del cucciolo, probabilmente vedremmo qualcosa di questo genere: “Chi sono queste persone che mi portano via dalla mia tana? Dove mi porteranno? E ora che fanno? Mi mettono in questo strano ambiente chiuso, da cui non posso scappare…che si mette a fare un rumore strano…e che si muove?!? AIUTO!”
Se allo stress uniamo il disturbo del normale senso dell’equilibrio (a carico dell’orecchio interno) innescato dall’esposizione a movimenti ripetuti, che il cucciolo non ha mai dovuto subire prima…ecco che scattano la nausea e il vomito.
L’alterazione del labirinto interessa in modo identico cane e uomo: ma a questa il cane si abitua molto più facilmente, perché il suo sistema nervoso è molto più adattabile del nostro.
In teoria dovrebbero bastare tre-quattro viaggi perché la vera e propria patologia da movimento non si verifichi più: purtroppo lo stesso non si può dire per la situazione di stress.
Se questa permane, il sistema nervoso del cane collega automaticamente “macchina” a “sensazione di disagio”…e reagisce chiedendo allo stomaco di svuotarsi sui tappetini (quando siamo fortunati!) o sui sedili.

COSA NON FARE
Se lo stress è la causa principale del mal d’auto, è evidente che il modo migliore per abituare il cane alla macchina è eliminare lo stress.
Purtroppo, nella maggior parte dei casi, il cucciolo subisce due successive esperienze negative legate all’automobile: il primo viaggio, come abbiamo visto, lo porta via dalla sua famiglia e dal mondo che conosceva e in cui si sentiva sicuro. Il secondo, spesso e volentieri…lo porta dal veterinario!
Inutile dire che il cucciolo (che è tutt’altro che scemo) farà l’immediato collegamento: auto=esperienza sgradevole.
La cosa può diventare decisamente drammatica se il proprietario, trovandosi per due o tre volte di fila alle prese con stracci e rotoli di scottex, comincia ad inveire e imprecare.
Noi lo capiamo benissimo, per carità…ma il cucciolo (che è sempre tutt’altro che scemo) non può comprendere il motivo di questa improvvisa irritazione.
Anche se non viene direttamente sgridato o picchiato (cosa al limite dell’assurdo, visto che non lo fa certamente apposta a sentirsi male…ma purtroppo abbiamo sentito anche questa), il cucciolo pensa che l’umano ce l’abbia con lui: e questo non contribuisce certamente ad aumentare la sua simpatia per l’auto.
Le cose da non fare MAI, quindi, sono:
a) usare l’auto solo per viaggi con destinazione sgradita (veterinario);
b) dare in escandescenze se il cucciolo vomita.

COSA FARE
Il modo giusto per abituare il cucciolo ai viaggi è invece il seguente:
a) iniziare fin dal primo giorno a farlo salire in macchina, ma SENZA accendere il motore. Si passeranno invece alcuni minuti con lui, giocandoci, dandogli qualcosa di buono da mangiare e così via.
b) dopo due-tre giorni di sedute educative a motore spento (di cinque minuti l’una), accendere il motore e ripetere quanto visto al punto a).
c) a questo punto si potrà partire…ma solo per percorrere due-tre chilometri. Tornare indietro prima che il cucciolo dia il minimo segno di disagio, lodarlo e premiarlo come se avesse compiuto una grande impresa e poi scendere dalla macchina. Continuando così, e allungando molto progressivamente le distanze, il cane comincerà a pensare che l’auto sia una parte molto gradevole della vita quotidiana. Abbiate ancora l’accortezza di tenere sempre il cane a digiuno per questi primi spostamenti… e ben presto i giochi saranno fatti.

LA LEGGE
Oltre ad abituare il nostro amico a viaggiare serenamente in auto, bisogna anche mettersi in regola con le leggi vigenti. A queste abbiamo dedicato un intero articolo, a cui vi rimando.
Però non è tutto semplice come potrebbe apparire a prima vista.
Qualche anno fa Valerio Staffelli, in una trasmissione radiofonica, aveva affrontato l’argomento “cani in auto” chiamando tre diverse caserme e chiedendo spiegazioni sulle regole da seguire.
Bene…ha ottenuto tre risposte diverse!
In realtà la legge non sembrerebbe molto complessa; essa specifica che si può portare un singolo cane in auto senza particolari accorgimenti  “purché non arrechi disturbo al guidatore”, mentre se i cani sono due o più è obbligatorio il divisorio (rete, griglia) oppure la gabbia o kennel.
Ma l’asino casca proprio sul concetto di “disturbo”.
Il comandante intervistato ha detto infatti che un cane di taglia medio-grande, da alcuni agenti, può essere considerato in automatico un “disturbo” (non si capisce bene perché: forse disturba la visuale?).
E siccome:
a) la legge non parla di taglia del cane;
b) la valutazione di “disturbo” è lasciata all’interpretazione personale dell’agente (il che può anche tradursi nel fatto che se hai una faccia che gli sta antipatica il tuo cane disturba anche se è un chihuahua, mentre se gli piaci vai via liscio anche con il sanbernardo…

…ecco che il guidatore cinofilo, in pratica, non può MAI sentirsi del tutto tranquillo se il cane è libero nell’abitacolo.
Perché, in pratica, a seconda di come gira al vigile può essere considerato perfettamente in regola oppure no.

LE SANZIONI
Il trasporto di cani in auto è regolato dall’169, commi 6 e 10, Cds. In caso di infrazione è prevista la sanzione pecuniaria di Euro 68,25, mentre l’art.126-bis Cds prevede la decurtazione di punti 1 dalla patente.

LA SICUREZZA DEL CANE
Alla legge non importa assolutamente nulla della sicurezza del cane: ma a noi sì!
Quindi diciamo subito che un cane libero in macchina, davanti o dietro che stia, è ad alto rischio di traumi in caso di incidente (ma anche solo di frenata brusca).
Il cane non ha le mani per tenersi e per proteggersi, quindi dovremmo essere noi a tutelarlo: e possiamo fare in diversi modi.
Un buon metodo è la cintura di sicurezza per cani, che si assicura a una pettorina (MAI al collare!): se piazzata sul sedile posteriore dà un buon  margine di sicurezza.
L’altra alternativa “sicura” è una gabbia (o kennel) costruita in materiale sufficientemente robusto e piazzata ancora una volta sul sedile posteriore, o nel bagagliaio se il cane è di taglia troppo grande. La collocazione nel bagagliaio rende ovviamente più rischioso il tamponamento…ma d’altronde bisogna anche ricordare che la sicurezza assoluta in macchina non esiste per nessuno, né cani, né umani.
Quindi, alla fine della storia…una guida responsabile (e la speranza che anche gli altri guidino come persone civili) resta sempre l’antidoto numero uno contro gli incidenti.
L’importante, però, è mettere il cane in condizione di non subire traumi anche per una semplice frenata o per una curva brusca.

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7 Commenti

  1. aggiungo nota personale: primi viaggi brevi, a digiuno e in braccio al passeggero o tra i suoi piedi. ovvero sul sedile davanti. essendo una che soffre spaventosamente di cinetosi (mi è capitato a volte Mentre! guidavo) so quanto il sedile posteriore (o peggio, il bagagliaio) siano deleteri ..

  2. I miei Husky amano la macchina perché quando ci salgono vuol dire che andiamo a passeggio in un posto nuovo. Fosse per loro entrerebbero da una portiera e uscirebbero nell’altra nel posto giusto (manco fosse un teletrasporto).

  3. Solo ora capisco la fortuna di avere un cane fatalista (come in “Chi sono queste persone che mi portano via dalla mia tana? Dove mi porteranno? E ora che fanno? Mi mettono in questo strano ambiente chiuso, da cui non posso scappare…che si mette a fare un rumore strano…e che si muove?!? Oh beh, RONF!!!!”)

  4. Mentre la grande… RONF!, la piccola soffre la macchina in modo allucinante. Escludo del tutto lo stress per due motivi: 1) in macchina si va solo al parco o in vacanza; 2) una volta presa l’autostrada, e quindi ad andatura sostenuta ma costante, Emma pian piano si mette giù e si addormenta. Il problema è soprattutto in città: prima-seconda, prima-seconda, curve, stop-and-go= litri e litri di bava, copiosi vomiti, lei puntata sulle zampe con l’occhio da pazza. Se la tieni in braccio va un po’ meglio, ma se sono da sola la vedo un tantino difficile. A macchina ferma, zero problemi; anche nel camper, dove mangia e dorme tranquillamente, ma appena ti muovi per uscire dal campeggio… Ho provato con goccine omeopatiche, nada. E sono riottosa nel darle altra robaccia, ogni giorno, solo per andare al parco. La domanda è: provo il kennel? Potrebbe aiutare? (Emma non è cucciola e ha 2 anni)

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.