Dopo la pubblicazione dell’articolo (scherzoso) “Quelli che…fanno UD”, ho letto un commento su FB che mi ha rattristato un po’. Diceva così: “spero che i centri cinofili aprano le loro menti e smettano di continuare a presentare corsi di utilità e difesa, il mondo dei cani è fatto di ben altro“.
Be’…che sia fatto ANCHE di altro, per carità,  è poco ma sicuro: ma perché non può essere fatto “anche” da una disciplina che rappresenta una delle più antiche e naturali applicazioni delle doti canine?
Sicuramente, su questo atteggiamento mentale (molto diffuso), hanno influito pesantemente i politici e di conseguenza  i media, dalla famigerata ordinanza Sirchia in poi.
Sono stati loro i primi a criminalizzare l’addestramento alla difesa, paragonandolo  – di fatto, se non nelle intenzioni – a quello dei cani di combattimento e utilizzando frasi sibilline e di difficile interpretazione (oltre che inesatte) come “addestramento teso ad aumentare l’aggressività”.
Ma finché lo diceva Sirchia, non mi stupivo più di tanto, visto che la sua ordinanza (che, se ricordate, considerava “pericolosi” tutti i cani del gruppo 1 e 2, compresi quindi zwergschnauner, pinscher nani e via ridicoleggiando) aveva messo pienamente in luce la profondità della cultura cinofila dei nostri governanti.
In seguito, però, ho dovuto constatare che il ministro aveva fatto sua un’opinione assai più diffusa di quanto non credessi: quella secondo cui l’addestramento (soprattutto, ma non solo, quello alla difesa) non solo incattivirebbe i cani e li renderebbe “pericolosi”…ma rappresenterebbe anche una forzatura, al limite della crudeltà, sui nostri poveri quattrozampe.

Una prima avvisaglia la ebbi qualche annetto fa, partecipando a due puntate successive di “Uno mattina”, nello spazio dedicato agli animali. La prima puntata riguardava il Cane di San Bernardo ed io me ne stavo lì a commentare un bel gruppo di paciosi cagnoloni quando, pronunciando la frase “questa razza non ha bisogno di addestramento” (e intendendo dire che il  San Bernardo ha un istinto spontaneo per il soccorso) mi sentii caldamente appoggiare da Irene, la conduttrice, la quale però intendeva tutt’altra cosa: ovvero, ce l’aveva con l’addestramento in assoluto!
Il giorno dopo si sarebbe dovuto parlare di “cani pericolosi” (era il 2004, se non erro, quindi si era ancora sull’onda del casino mediatico cinofobo dell’anno precedente) ed io mi ero preparata un po’ di argomenti interessanti, da sciorinare a velocità supersonica nei sei minuti disponibili…ma mi ritrovai nuovamente a discutere con la conduttrice che, quando nominava l’ “addestramento alla difesa”, sembrava parlasse di infernali gironi danteschi. Ma anche se si parlava di semplice “educazione” partiva in tromba con frasi come “poooovero cane! Perché costringerlo a fare quello che vogliamo noi e non lasciargli vivere la sua vita?”
La discussione proseguì  dietro le quinte, e ascoltando le motivazioni di Irene (animaliste al cento per cento, ma anche disinformate al trecentodue per cento) decisi di fare una mini-inchiesta su un gruppo di persone, cinofile e non, a cui buttai  lì con nonchalance la domanda da un milione di euro: “Che ne pensate, in generale, dell’addestramento del cane?”
Le risposte mi fecero capire che chiunque ami gli animali in generale, e i cani in particolare, si stava indirizzando verso due canali uno più pericoloso dell’altro.
Il primo era quello “anti-cane di razza”, che purtroppo non era certo una novità; mentre il secondo, e cioè il canale “anti-addestramento”,  rappresentava il nuovo tipo di impatto animalista sulla gente comune.
A distanza di sette anni, cos’è cambiato?
Niente.

L’equazione “cane addestrato=cane “incattivito” è ancora comunissima, così come è piuttosto diffusa l’identificazione dell’attacco sulla manica con l’addestramento dei cani combattimento (!!!).
Ma non è tutto qui.
Diversa gente comincia a condannare “qualsiasi” tipo di addestramento, esclusa forse la condotta al guinzaglio e l’educazione e non sporcare in casa (quelli son troppo comodi per non andare bene a tutti!).
L’agility è una brutta cosaccia che “costringe” i cani a comportarsi come  cavalli da concorso ippico (altra categoria di maltrattati, secondo gli animalisti), saltando ostacoli quando preferirebbero stare svaccati sul divano (i cani, non i cavalli). Evidentemente gli animalisti ignorano le urla di gioia che lancia il cane svaccato sul divano quando vede che i suoi umani prendono la borsa e si accingono a portarli al campo da agility, così come ignorano gli ululati entusiastici dei cani da slitta quando vedono un’imbragatura…e così via.
Ma ai teorici del cane “felice solo quand’è svaccato” (o quando si accoppia liberamente con qualsiasi cagna di passaggio, altra teoria diffusissima, andando così ad alimentare la popolazione dei rifugi), non va bene nessuno sport.

Il disc dog sembra un gioco divertente, col cane che salta per prendere il frisbee, ma in realtà è una disciplina creata appositamente per demolire i legamenti dei cani che la praticano
L’obedience e il free style sono sport “per cani da circo”.
Perfino i cani guida per non vedenti sono “ignobilmente sfruttati per il comodo degli umani”.
Si sta diffondendo, insomma, l’idea che il cane non dovrebbe mai essere “forzato” ad obbedire a ordini o a svolgere esercizi, ma lasciato libero di fare quello che preferisce.
Si condannano le gerarchie, si condanna il condizionamento, si guarda storto tutto ciò che non è “cane libero di farsi gli affari suoi”… con tanti saluti all’etologia e alle esigenze stesse del cane.

A chi dobbiamo dire grazie, se le cose stanno prendendo questa (bruttissima) piega?
Una buona parte di responsabilità, sicuramente, ce l’hanno i politici, come dicevo all’inizio:  anche dopo che l’ordinanza Sirchia è rientrata (a suon di pernacchie) ed è stata sostituita da altre che diventavano via via meno demenziali sul concetto di “cane pericoloso”, è rimasta sempre in vigore, in una forma o nell’altra, la storiella dell’ “addestramento=aumento dell’aggressività”. Questo ha sicuramente fatto grossi danni alla disciplina dell’UD… ma non c’è soltanto questo.
Purtroppo dobbiamo “ringraziare” anche le associazioni protezionistiche, che dovrebbero stare dalla nostra parte (un cane educato è un cane che non viene quasi mai abbandonato),  mentre ci remano contro alla grande,  “allargando” le proprie personali campagne a tutto ciò che ruota intorno al cane di razza, addestramento compreso.
Ma una bella fetta di responsabilità ce l’ha anche lo “scanno interno” tra i diversi tipi di addestratori.

Prima di addentrarmi in questo argomento, anche per spiegare meglio ciò che intendo dire, devo fare un passo indietro e tornare ai tempi in cui io gestivo la mia scuola di addestramento.
A quei tempi (che non sono poi così preistorici: parlo “solo” di una trentina d’anni fa) le alternative possibili per il proprietario di un qualsiasi cane erano solo due: o lo addestravi, oppure no.
Se la scelta ricadeva sul sì, allora si andava “al campo”, che (esclusi quelli per i cani da caccia, che non fanno parte di questo discorso) era di un solo tipo: era “il campo”, punto e basta.
Prima ancora, proprio quando io iniziai ad addestrare cani, non si andava da nessuna parte: o meglio, si andava al campo a mollare lì il cane, che si tornava a prendere dopo un mese o due.
Dipendeva dalla recettività del cane e soprattutto dalla bravura dell’addestratore. Siccome io non ero brava per niente, visto che ero appunto agli inizi, di mesi ce ne mettevo quasi sempre due, a volte anche tre.
A forza di dar nasate, procedendo per prove ed errori (soprattutto errori),  pian pianino migliorai pure io: però mi resi conto che lo stesso cane che con me lavorava decentemente, una volta restituito al suo umano – che a quei tempi si chiamava sempre e solo padrone – non è che proprio brillasse per velocità e correttezza di esecuzione.
Anzi, spesso non  eseguiva un beato tubo, tanto che ero quasi sempre costretta ad invitare il padrone a una settimanuzza (a volte due) di lezioni supplementari, per riuscire a spiegare a lui cosa doveva fare per farsi obbedire dal cane.
Dopo un po’ cominciai a chiedermi “ma perché devo addestrare prima il cane e poi il padrone? Non sarebbe meglio fare entrambe le cose insieme?”.
Però, da brava pirla, non ebbi mai il coraggio di proporre la cosa…almeno  fino a quando inglesi e americani, quasi in contemporanea, non lanciarono la grandissima innovazione dei corsi cane-padrone.
A quel punto li adottai di corsa anch’io (credo di essere stata una delle primissime persone in Italia a tenere corsi di questo genere): con risultati disastrosi.
I proprietari di cani arrivavano lì già porgendomi il guinzaglio, e io gli dicevo: “No, no… il guinzaglio deve tenerlo lei. Qui lavoriamo con cane e padrone insieme”.
Risposta: “EHHHHHHHHHHHHHHHHH?!??!”
“Sì sì, perché vede, il cane deve riconoscere il padrone come leader, guida e blablabla…, quindi…”
“Ma no, non esiste, io non ho tempo, ma cos’è sta storia, il cane io glielo lascio qua e ci pensa lei!”…
Per un bel po’ scapparono tutti, insomma: tanto che cominciai a chiedermi se non fosse il caso di lasciar perdere.

Però tenni duro, conscia che quello era l’unico modo sensato di lavorare…e pian pianino (MOLTO pianino: il mio primo “corso collettivo” comprendeva lo strepitoso numero di due allievi) la cosa cominciò a funzionare: all’inizio solo con gente che voleva fare gare, poi anche con padroni “normali” di cani normali.
Però il mio era sempre un  “campo punto e basta”, nel quale si seguiva normalmente un corso di obbedienza di base (comprensivo di alcune basi teoriche di etologia, psicologia, comportamento eccetera) e cui seguiva il cosiddetto “corso avanzato”, che avanzava in una direzione sola: quella dell’UD (a quei tempi solo “U”).
Infatti, al termine del corso di obbedienza (uguale per tutti) si poteva decidere se affrontare o meno gli esercizi di difesa (a scopo sportivo o per uso personale) e gli eventuali esercizi di pista (sempre e SOLO a scopo sportivo, anche se ho avuto una cliente il cui scopo primario era quello di insegnare al cane a ritrovare il figlio, undicenne con la spiccata tendenza a mettersi nei guai e soprattutto a perdersi).
Dipendeva ovviamente dal cane: col volpino ci si fermava al primo corso, col  pastore tedesco o il dobermann proponevo il secondo.
L’ultima scelta era tra l’accontentarsi di un cane ben educato o il proseguire con la carriera sportiva: ovvero con le prove di utilità, perché solo questo passava il convento (o meglio, c’erano anche le prove di caccia: ma Valeria Rossi e caccia non sono mai potuti stare nella stessa frase).

Stando così le cose, sul mio campo (e su quasi tutti gli altri, esclusi quelli che si dedicavano esclusivamente al settore agonistico) trovavi una popolazione estremamente eterogenea: dall’anziana signora con Pucci che tirava al guinzaglio al prestante giovanotto pastore-munito che sperava di arrivare al terzo brevetto; dalla famigliola col meticcetto che abbaiava al postino al signore che voleva far diventare “un po’ più da guardia” il suo rottweiler fermamente intenzionato a coprire tutti di baci, ladri compresi. Se fosse arrivato anche un cavallo, come nella foto (anche se qui viene usato come elemento di distrazione), avrei accettato pure quello.
Ovviamente si cercava di dividere gli allievi in gruppi con interessi comuni, e con lo stesso livello di preparazione: ma almeno all’inizio, per le prime lezioni, c’era un clima da “siamo tutti qui per divertirci e imparare qualcosa con i nostri cani” che a mio avviso faceva un gran bene a cani e padroni…e che dava anche un’impressione allegra e giocosa a chi veniva a dare un’occhiata giusto per farsi un’idea di cosa fosse questo “addestramento”.
Cani e umani, bene o male, erano costretti a socializzare con soggetti diversissimi l’uno dall’altro per taglia, sesso, età, temperamento.
Chi veniva solo per risolvere un problema di abbaio o di guinzaglio spesso finiva per appassionarsi al lato sportivo, mentre chi arrivava solo “con il brevetto in testa” si ritrovava magari a chiacchierare con la padrona di Pucci , scopriva (volente o nolente) che c’erano molti modi diversi di “vivere un cane”…e a volte si rendeva anche conto che le coppe non sono tutto nella vita.
Infine, chi arrivava dall’esterno si trovava di fronte a un ambiente fatto di adulti e ragazzi, dobermann e volpini, anziane signore e pastori tedeschi, salsicciotti e palline, maniche e (giuro!) riportelli custoditi nella borsa fatta all’uncinetto.
Nessuno si sentiva mai “fuori posto”, perché in realtà c’era davvero posto per tutti.
C’era perfino la signora-con-volpino (più o meno: non ho mai visto sul campo un volpino di razza pura, ma tutti i meticci di tipo spitz venivano indicati così) che voleva provare a farlo andare sulla manica, perché “così magari mi difende, se capita qualcosa”.

E confesso che qualche volpino & affini, sulla manica (vabbe’: sul manicotto), ce l’ho lasciato andare davvero: anche perché molti di loro ci andavano entusiasticamente, sentendosi grandi cani da difesa… più o meno.
Però la sciura Maria era contenta (anche se le avevo spiegato per filo e per segno la differenza tra un security dog e un volpino che gioca con una manica). E per quanto facessimo SOLO difesa di tipo sportivo, e utilizzassimo SOLO il predatorio, devo raccontare un aneddoto che mi riempì di soddisfazione.  La pastora tedesca Tata (prego notare il nome), di proprietà della sciura Carmen, arrivò al campo perché la sciura Carmen aveva un’oreficeria e aveva recentemente subito una rapina. In quell’occasione la cagna “da difesa” (appunto la Tata) aveva disturbato, sì, il ladro: ma saltandogli addosso per fargli le feste, leccandogli tutta la faccia. Da qui il suo arrivo al campo.
La prima cosa che notai (oltre al tailleur e alle scarpe con tacchetti, non a spillo ma quasi, della sciura Carmen) fu l’innegabile bellezza della cagna: quindi le consigliai di portarla in expo. Il consiglio venne entusiasticamente seguito e la sciura Carmen, alla richiesta di vedere i denti, profferì la storica frase: “amore della mamma, fai un bel sorriso al giudice”, per la quale la sottoscritta (che aveva accompagnato il debuttante binomio) venne perculata per una dozzina d’anni a venire.
Ebbene: nonostante tutto questo (e molto altro che non sto a raccontarvi per pietà), quando il negozio della sciura Carmen venne nuovamente visitata da un ladro (perché evidentemente i malintenzionati della zona si erano passati parola), la Tata inchiodò il ladro contro al muro, dove rimase in attesa dei carabinieri  (maledicendo probabilmente quelli che gli avevano detto che nell’oreficeria c’era una cagna cretina).
La sciura Carmen, a quel punto, mi fece una propaganda mostruosa e del tutto immeritata (la Tata, molto probabilmente, era soltanto maturata: all’epoca della prima rapina aveva nove mesi, mentre quando sventò la seconda aveva ormai un anno e mezzo): però mi illudo ancora oggi che, tutto sommato, anche il mio addestramento abbia contribuito a far sì che la cagna capisse la differenza tra “estraneo inoffensivo” e “malintenzionato”.

Chiusa la parentesi storica, torniamo ai tempi moderni: dove chi decide di educare/addestrare il cane, tanto per cominciare, può scegliere tra duemila discipline diverse. Oltre all’UD ci sono obedience, agility, mondioring, fly ball, freestyle, pistage…e chi più ne ha più ne metta.
Inoltre si può scegliere tra tipi diversi di addestramento: gentile, tradizionale, “via di mezzo”, privato, sportivo…eccetera eccetera.
Tutto questo dovrebbe rappresentare un miglioramento, un grandissimo passo avanti rispetto ai “miei tempi”: ma non sono sicura che sia proprio così.
No, giuro: non sono una reazionaria, né una nostalgica, né una per cui “i bei tempi” sono sempre e solo quelli passati.
Sono ben felice che la cinofilia si sia allargata a nuove frontiere, tanto che cerco di tenermi aggiornata, anche se non allevo né addestro più, e  che mi piace gran parte di quel che leggo sulle nuove scoperte e sulle nuove metodologie.
Però NON mi piace affatto che il privato/neofita:
a) venga messo di fronte a una scelta così ampia senza che nessuno gli abbia mai dato le basi per capire e distinguere;
b) invece di trovarsi di fronte persone che tessono le lodi della propria disciplina e/o del proprio metodo, spesso (per non dire “quasi sempre”) si trovi di fronte persone che sparano a zero sulle discipline e (soprattutto) sui metodi altrui.

Il punto a) non è – o è solo in parte – imputabile a chi opera nel settore dell’addestramento: la cultura cinofila, in un Paese in cui ormai c’è un cane ogni tre famiglie, dovrebbe essere impartita seriamente dalle scuole, appoggiata dai media e magari regolamentata pure dall’ENCI… ma non può essere certamente delegata solo all’iniziativa privata.
Ma il punto b), accipicchia, è proprio figlio dell’iniziativa privata!
Sembra infatti che l’iniziativa privata cinofila abbia imparato benissimo dalla politica: non si presentano più programmi elettorali, ma si sputa su quelli degli avversari.
Chi arriva campo di addestramento “gentilista”, per prima cosa, sente attaccare i campi “tradizionalisti” (e viceversa); chi chiede lumi sull’agility sente parlar male dell’utilità (e viceversa). E così via.
Ci si divide perfino sui termini: ormai “addestratore” è solo quello che opera sul campo di utilità, additato dagli “avversari” (autodefinitisi “educatori cinofili”), come una sorta di domatore di leoni costantemente armato di sedia e frusta.
Dal canto loro, gli “addestratori” prendono in giro gli “educatori” considerandoli cinofili di serie B che scelgono di usare il clicker solo perché non sanno dire “bravo” al momento giusto…e potremmo andare avanti per secoli, ma il punto è sempre quello.
Il punto è che si sono create  fazioni anziché gruppi di persone che magari hanno scopi e metodi diversi, ma che “dovrebbero” avere in comune l’amore per il cane.
Si sono creati campi e operatori etichettati e schierati peggio di interisti e milanisti, che non cercano più il confronto e il dialogo per il bene del cane, ma pensano solo a chiudersi sempre più nella loro torre d’avorio privata (da cui gettare calderoni d’olio bollente sugli avversari).
Ormai ci sono campi su cui si possono vedere “solo” golden, Labrador e border collies, e altri frequentati “solo” da rottweiler e pastori tedeschi.
Ci sono campi “per vecchiette col bastardino” e campi “per truzzi col molossone ringhioso”: tutti l’un contro l’altro armati, pronti a sparlare, a svergognare, a sparare addosso a chi non la pensa come loro, non lavora come loro o non ha lo stesso loro tipo di cane.

Così, quanto arriva l’ordinanza idiota di turno…chi dovrebbe stare unito si divide; chi dovrebbe far fronte comune approfitta dell’occasione per tirar l’acqua al proprio mulino.
E chi paga lo scotto di tutto questo?
Innanzitutto il cane, ovviamente (e come sempre).
Ma qualcosa mi dice che lo stanno pagando anche gli stessi operatori del settore…perché mi sembra che si stia verificando un po’ la stessa cosa accaduta nel periodo post-Sirchia, quando la gente per strada non aveva più paura del pit bull o del rottweiler, ma strillava istericamente all’apparire di qualsiasi cane, anche se pesava mezzo chilo.
Oggi questo stesso effetto “macchia d’olio” si sta trasferendo all’addestramento: non è più “cattivo” solo l’addestramento violento, non è più “cattivo” solo l’addestramento alla difesa.
Si comincia a guardare con sfiducia e sospetto all’addestramento in genere, anche a quello più dolce e rispettoso del cane: perché alla fin fine, quando si lancia letame, è inevitabile che un po’ ne resti attaccato anche a chi lo tira.
Attenzione, quindi: perché questo stato di cose finisce per danneggiare tutti, “addestratori” ed “educatori”.
Ma va invece a favore di chi (forte di una bella ignoranza cinofila accompagnata da brillanti appoggi politici) caldeggia il cane libero di fare quello che gli pare e piace: il cane da divano, il cane straviziato, il cane ignorato, tutti i cani, insomma, tranne quelli addestrati (specie se con l’aggravante di essere di razza pura).
Peccato solo che il cane sia un animale sociale e gerarchico: peccato che abbia un bisogno vitale di essere guidato, indirizzato, educato e addestrato, perché altrimenti si stressa e si squilibra psichicamente.
Peccato che i cani stressati e squilibrati (anche se non sono di razza) prima o poi finiscano per mordere qualcuno (o per diventare insopportabili isterici, abbaioni, rissosi eccetera eccetera), perché sono cani snaturati: e in questo modo danno il “via libera” ai  cinofobi.
Forse vale la pena di rifletterci un po’ su e di smettere di litigare tra noi, cominciando a guardare fuori dal nostro orticello privato e rendendoci conto del rischio a cui stiamo andando incontro: quello di essere guardati (in massa) non più come persone a cui affidarsi con fiducia, ma come domatori da circo, impegnati solo a speculare su cani e padroni.
E qualcuno, purtroppo, lo è davvero: ma dovrebbero essere questi ad essere additati con ignominia, messi alla berlina e – se è il caso – anche denunciati. Non “tutti” quelli che si dedicano a una disciplina che non ci piace:  perché questo equivale a confondere, che so, il terrorista con “tutti” i musulmani. O l’extracomunitario delinquente con “tutti” gli extracomunitari.
Il che, fino a prova contraria, non mi pare che abbia mai portato niente di buono alla nostra civiltà: e non vedo perché in cinofilia le cose dovrebbero andare diversamente.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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42 Commenti

    • Solo la mia esperienza personale, riguardo all’essere contro l’addestramento: sono “animalista” (anche se preferirei definirmi “antispecista”), vegana da anni e nettamente “schierata” contro ogni forma di sfruttamento animale. Di “sfruttamento”, appunto! Così, il mio giovane Woodstock (beagle liberato da Green Hill, per altro) ha fatto un corso di educazione di base e sta ora continuando – con entusiasmo e, ahimè, poca concentrazione – gli allenamenti di agility.
      La differenza sostanziale è, ovviamente, fra “lavorare” e brutalizzare. Di più: penso che imparare a capire il proprio cane, rispettarne la natura e cercare un linguaggio comune, sia il minimo per qualsiasi sedicente “amante degli animali”; niente di tutto questo è fattibile senza la consulenza di qualcuno più esperto (e preparato). Probabilmente, i luoghi comuni la fanno da padrone e molti credono di saperne abbastanza da potersi regolare da soli: d’altro canto supportano le loro tesi con un sano “si è sempre fatto così!”. Evviva le cugggginate!
      Nessuno di costoro, però, può neppure lontanamente immaginare quanta felicità ci sia in un “binomio”: il risultato di lavoro ed impegno proprio su un “campo”!

      • Standing ovation 🙂
        Ma è proprio questo il punto…chi sperimenta sulla propria pelle, anziché dar retta alle “vox populi” (a loro volta spesso provenienti da gente che un campo non l’ha mai frequentato e magari neanche visto), si rende conto che lavorare “insieme” al proprio cane è felicità reciproca.
        Stessa identica cosa per chi sparla degli allevatori pensando che siano tutti uguali ai cagnari dell’Est che tengono i cani impilati in gabbia.
        Purtroppo mi è capitato di invitare a qualcuno di questi “talebani” a visitare il mio allevamento, o a venire sul mio campo (quando li avevo entrambi), e di sentirmi rispondere “No, no, non voglio neppure vedere!”
        Come se li avessi invitati in qualche girone infernale.
        Quando ci si piazzano certe fette di prosciutto sugli occhi, non può esserci dialogo: peccato che a rimetterci poi siano i cani, che si perdono l’occasione di poter lavorare, imparare e sentirsi mille volte più realizzati dei loro colleghi bambinizzati a forza di “ammmmore” (e spesso profondamente annoiati, scazzati o addirittura infelici).

  1. Come non condividere questa opinione?
    Purtroppo, come spesso accade in questo paese la competizione, ma soprattutto la convinzione di avere ragione fa annebbiare tutti i bei propositi che ci hanno spinto a fare il nostro lavoro. Questo problema lo vivo tutti i giorni, non sono un educatore “coercitivo”, non sono un gentilista ma cerco di capire (sapendo che ho la presunzione di decidere in un particolare momento il giusto di quel preciso istante)come intervenire per convincere un cane ad assumere un comportamento umanamente accettabile che gli permetta di vivere in mezzo a noi in modo sostenibile. Il resto, le discipline sportive, le rieducazioni, il cane da lavoro, il soccorso, l’UD sono tutte attività che, se attuate nel rispetto del cane, portano solo grandi benefici al cane e agli umani che lo accompagnano. Io come educatore ho fatto le mie scelte e seguo il percorso dell’educazione funzionale alla gestibilità del cane in famiglia, ma non mi permetto mai di giudicare i metodi dei miei colleghi né di giudicare le discipline praticate. Se qualcuno mi chiede un parere rispondo che alcune mi piacciono e altre meno.
    Credo che se facessimo tutti così potremmo costruire un mondo cinofilo fantastico, ma credo anche nella fantascienza.
    Di fatto concordo con Valeria quando sostiene che attaccandoci a vicenda creiamo solo confusione, mentre avremmo bisogno solo di chiarezza.
    Un sentito ringraziamento per aver messo in luce queste dinamiche.

  2. E’ vero quanto tu affermi.. ma dalla mia profonda inesperienza in questo campo mi viene in mente un errore di fondo al quale ancora non è stato posto rimedio.
    La figura dell’educatore (o addestratore) cinofilo non è stata ancora riconosciuta come professione, ovvero ad oggi non esiste un albo degli educatori cinofili.
    Che cosa significa questo?
    Significa che uno qualunque può svegliarsi una mattida pensare, “ma quanto sono stato bravo con la mia borderina, ora mi faccio un corso (tra le decine che ci sono in giro ovviamente ognuno che porta avanti il suo metodo ed ha la sua personale certificazione) ed apro la mia attività di educatore cinofilo!”
    Il risultato di questa anarchia è che si sono formate e si continuano a formare diversi tipi/fazioni di educatori cinofili, ognuna con il proprio metodo e la propria certificazione. La maggior parte di loro si rende però conto di non esser in grado di ricoprire il ruolo al quale si sono autoeletti e quindi l’unica arma che hanno a disposizione è quella di gettar fango sui loro colleghi.. perché diciamo le cose come stanno, fare l’educatore cinofilo è una vera e propria vocazione..o ce l’hai o non ce l’hai!
    Personalmente mi è capitato di vedere “Educatori cinofili” avere problemi nel “controllare” i propri cani ma non averne nel momento di sparare giudizzi..

    Da parte mia sono stato molto fortunato perché ho un educatore cinofilo vicino a me molto competente e che soprattutto pensa solo a fare bene il proprio mestiere.. usa il metodo gentile e mi ha insegnato ad usare il cliker.. vorrei che tutti coloro che pensano che i cani debbano fare quello che vogliono senza condizinoamenti esterni conoscessero questa tecnica (senza nulla togliere a tutte le altre tecniche esistenti).. si tratta di costruire un comportamento basandosi proprio sulla proposta del cane.. ed è meraviglioso vedere come il nostro amico peloso pensa e risolve gli enigmi che per raggiungere il proprio obiettivo.. ovvero ricevere il prelibato pezzo di wurstel o la sua amata corda da tirare gioiosamente!! E tutto senza che nessuno gli chieda nulla!!

    Una considerazione in più meritano coloro che con ignoranza schifano ogni forma di educazione: secondo loro è un errore educare i propri figli in modo che poi sappiano star al mondo senza correre troppi pericoli?
    No perché la stessa cosa vale per i nostri amici pelosi.E’ fondamentale infatti dare loro una educazione di base, delle regole da seguire affinché non diventino un problema per gli altri e soprattutto per se stessi.. altrimenti ragazzi qui bisognerebbe tornare a vivere nella giungla…..

    ovviamente questo è solo il parere di un neofita che ancora deve e vuole imparare tanto tanto tanto su questo mondo… quindi se le mie idee sono sbagliate non fatevi scrupoli a farmi nero!!! 😉

      • Oggi per fare l’educatore cinofilo non hai bisogno di esser iscritto all’albo dell’ENCI.. Io parlavo di un albo dei professionisti, cioè non esiste “Educatore cinofilo” come professione.. un albo come quello dei medici, degli avvocati, ecc.. dove se non hai l’abilitazione non puoi praticare!!

    • Poi gran parte delle persone (assolutamente ignoranti in cinofilia ma amanti dei cani e cane-munite) che credono che “il cane debba fare ciò che gli pare e GUAI a educarlo o ancor peggio addestrarlo o anche solo a correggerlo se fa qualcosa che non va” alla fine quando il cane fa una marachella che gli fa “girare i maroni” sklerano in piena crisi di rabbia gridando al cane o anche picchiandolo e spesso lo fanno pure minuti o ore dopo la marachella quindi terrorizzando il cane senza che lui possa minimamente capire il perchè (ma loro dicono che “capisce il perchè, si vedeva che era colpevole”, quando in realtà il cane terrorizzato cercava di blandirli pur non capendo il perchè della crisi di rabbia e/o delle botte)…

      Molta gente comune non vuole manco insegnare al cane a non rubare il cibo dal tavolo (quando ciàò non è spolo importante ai fini educativi e di rispetto che il cane deve avere x chi lo guida, ma ne va della salute del cane visto che potrebbe tirarsi in testa una padella pesante e piena di minestra billente o mangiare ossa di pollo e finire in chirurgia d’urgenza facendoci spendere migliaia di euro x un intervento che magari ma meno di una possibilità su 2 di far uscire il cane vivo, e anche se si è ultra-attenti puòl sempre arrivare il momento che si dimentica del cibo a portata di cane), salvo poi diventare fuori di testa dalla rabbia quando il cane non ruba un panino dal tavolo ma magari fa cadere la preziosa porcellana del servizio buono x rubare lo stufato…o non insegna al cane a tornare a comando salvo poi skizzare e arrivare a pestarlo quando ci mette mezz’ora a riprenderlo ogni volta che lo libera al parchetto e ciò non fa altro che rendere la “cattura” al parchetto + lunga e penosa facendo incavolare sempre + l’umano (ho visto signore distinte prendere a guinzagliate i propri cani con guinzagli usati con forza dalla parte dei moschettoni e RIPETUTAMENTE…come ho visto mia madre picchiare il suo primo cane perchè non pisciava dopo le 8 di sera perchè lo portava a fare i bisogni troppo spesso di giorno e il cane terrorizzato arrivava a FINGERE di pisciare facendola arrabbiare ancora di + e alla fine si faceva addosso la pipì dalla paura…e mia madre è un’animalista convinta che adorava il suo cane e che è totalmente allergica ad ogni nozione di educazione del cane compreso l’insegnarte ad un cane a riportare la pallina quando giochi al riporto).

      e spessissimo un comportamento del genere nuoce alla psiche (nonchè al comportamento dell’animale che si comporterà sempre peggio non potendo capire COSA correggere ma avendo sempre + ansia e paura) del cane perfino + di un addestramento fatto con metodi anche molto coercitivi e brutali ma applicati con un minimo di coerenza e senza “rabbia”.

      Anche x questo motivo trovo abominevole che gente che si autodefinisce animalista o perfino cinofila getti fango sul concetto di educazione/addestramento magnificando i “cani da dovano che fanno quel che vogliono come e quando vogliono” (ovvero povere bestiole ineducate e nevrotiche e annoiate e poco gestibili che quindi non escono mai perchè portarle in giro è un incubo e che magari passano la vita relegate o in casa o perfino in una stanza con unghie lunghe e pelo arruffato perchè anche pettinarle è una lotta) come se chiedere ad un cane di fare magari il lavoro x cui è stata selezionata la sua razza (o un’attività x la quale l’animale si dimostra portato ed entusiasta) non fosse x lui un divertimento ma un tormento: un labrador è FELICE se può recuperare cose galleggianti un un acquitrino come cani da pista sono felicissimi di seguire tracce odorose e cani da difesa personale adorano azzannare una manica (che x loro è un divertentissimo gioco di lotta in cui azzannano un giocattolo-manica) mentre cani nordici da slitta non vedono l’ora di correre in gruppo tirando qualcosa, pastori da conduzione vanno in brodo di giuggiole a radunare pecore o altre bestie ma puossono anche adorare il saltare ostacoli o acchiappare frisbee e la mia pitbulla se vede degli ostacoli in un campo va a saltarli da sola senza che io le abbia mai chiesto di fare agility perchè la diverte saltare e scalare palizzate e cani selezionati x la guardia si sentono fieri di aver “difeso la fortezza/tana” sentendosi molto fighi mentre fanno il giro del perimetro con aria tronfia e in generale ogni cane si sente molto molto fiero quando capisce di poter aiutare l’umano di riferimento in un modo qualsiasi (infatti i cani da aiuto ai disabili motori, categoria quasi sconosciuta in Italia, ad es fanno cose molto diverse da quelle che comunemente fa un cane x istinto, ma se addestrati in modo corretto possono sentirsi molto fieri di essere utili, si sentono importanti x il branco perchè aiutano e i cani sono felicissimi di aiutare gli umani da cui dipendono, è nella loro natura di cane…ed è quando si sente inutile che un cane ha + probabilità di sviluppare comportamenti problematici..inutile come un cane perennemente svaccato sul divano ad annoiarsi a cui mai viene chiesto il minimo impegno aiuto o disciplina).

      Purtroppo la filosofia del “cane felice solo se lasciato a se stesso sul divano a cui non bisogna chiedere ne insegnare nulla” è qualcosa che non solo permea l’immaginario ultra-animalista (ed è propagandato da tanti animalisti ignoranti), ma fa molto gola alla mentalità della “sciuramaria-cittadina-pensionata” (ma non solo: in realtà fa gola a ogni sciuramaria che no sa una mazza di cani ma crede di sapere tutto perchè li antropomorrfizza e crede così di amarli di+, facendo in realtà gravi danni) che vede nel cane un “perenne-bambino-peloso-a-cui-manca-solo-la-parola” e che antropomorfizza e “bambinizza” ogni comportamento del cane, arrivando poi x diventare blu di rabbia (e perdere il comntrollo: è questa la cosa + grave visto che danneggia MOLTO la psiche di qualsiasi cane perfino di tempra alta: un cane di tempra alta può resistere a mezzi coercitivi e anche brutali, ma viene colpito molto di + dalla rabbia immotivata del suo umano di riferimento) quando il cane secondo lei “fai i dispetti” (e anche se le spieghi che non ha rotto le scarpe nuove da 200 euro di sua figlia perchè è geloso poichè lui vuole essete l’unico bambino e la figlia che viene in visita una volta all’anno è incinta ecc ecc..ma le ha rosicchiate perchè è annoiatissimo perchè esce solo 20 minuti di domenica e le scarpe erano a mezzo e avevano un buon sapore essendo di cuoio e mai nessuno gli ha spiegato di non rosicchiare certi oggetti…) e magari dar fuori di matto terrorizzando il cagnetto solitamente almeno 15 minuti dopo l’avvenuto fattaccio in modo che la sfuriata mai e poi mai venga compresa dalla povera bestiola (ma lei dirà che la comprende di sicuro perchè “gli ho fatto vedere le scarpe morsicate e ha fatto la faccia colpevole” o roba simile e poi “capisce TUTTO quello che dico, infatti si siede se gli dico SEDUTO ma solo se ho il pollo al curry in mano e sono in cucina perchè è intelligente”…continuando ad antropomorfizzare e incavolandosi e sklerare se la volta successiva il cane rosicchia altre scarpe costose lasciate a mezzo ma magari dandogli scarpe vecchie da rosicchiare al posto dei giocattoli perchè “gli piacciono tanto”…)..

  3. non credo che il poblema stia nell’albo… ci sono tante altre professioni dove l’albo esiste, eppure non dà certo garanzie di serietà o competenza… A volte è solo un po’ di mafia in piu’.
    La corrente animalista fobica nei confronti dell’addestramento non è in realtà nemmeno a favore del cane lasciato a sé stesso che fa solo il cane o “peggio” si riproduce… anzi non sterilizzarlo equivale altresi’ a maltrattarlo. Ma provate solo a sganciare e vedrete volete vedere il paladino animalista di turno sbiancare, giungere prossimo allo svenimento, ma poi ritrovare l’energia della disperazione per scattare nel rimprovero isterico che il cane può scappare… non è proprio il mito dell’animale libero. La teoria piu’ in voga è quella che deve stare rigorosaemnte in gabbia o al guinzaglio. Al sicuro. Sono figure strane… Ma ci sono figure molto articolate, è difficile standardizzarle.

    • Però se si pensa sempre che “poi ci sarà un po’ più di mafia” qui in Italia non si potrà mai progredire.. io invece credo che riconoscere questa professione come tale sarebbe già un bel passo in avanti perché almeno garantirebbe un minimo di controllo e non l’anarchia che c’è oggi!
      Attualmente metto il guinzaglio al mio cane solo per non rischiare di beccare la multa, ma quando posso mi segue libera e felice.. e questo solo grazie al mio educatore cinofilo che mi ha mostrato la giusta via ed alla mia “puzzona” che mi ha insegnato cosa significhi la parola Pazienza! Questo per me significa avere un cane libero, un cane capace di gestirsi in qualsiasi situazione!!

      • @Anuk: oltre al “per non beccare la multa”, trovo sensato mettere il guinzaglio al cane anche “per evitare che finisca sotto una macchina”. Perché anche il cane più sotto-controllo del mondo, di fronte a uno stimolo forte, a un rumore che lo spaventa, a un gatto che gli schizza sotto il naso, insomma a qualcosa di imprevedibile, può fare anche soltanto uno scarto che lo proietta in mezzo a una strada trafficata.
        Sono contrarissima ai cani che pur di stare al sicuro, come dice Denis, vivono sotto una campana di vetro: ma mi preoccupano anche i cani “troppo” liberi e capaci di autogestirsi. Il cane saprebbe autogestirsi perfettamente in natura: ma non è in grado di farlo nella società umana, troppo complicata e troppo piena di pericoli.

        • Ho la fortuna di vivere in una zona poco trafficata e quindi posso permettermi ogni tanto questo “lusso”.. quando mi allontano di più e mi addentro in zone trafficate ovviamente metto al sicuro la mia “puzzola”(è così che amo chiamarla ogni tanto dato i suoi colori, tipici del border e della puzzola) con il guinzaglio.
          Non rischierei mai la sua vita per uno stupido eccesso di sicurezza, tengo troppo a lei e so che comunque l’imprevisto è sempre dietro l’angolo!

  4. bravissia, articolo stupendo, mi rendo conto che grazie a tutto il tuo lavoro e a chi ha seguito le tue orme o é arrivato per vie traverse al tuo setesso ragionamnteo (cane /padrone) abbia permesso oggi di trovarci una cultura cinofila piu o meno accetabile. Nel tuo ragionamnto droppi una categoria che pian piano sta anche facendosi strada nel monod cinofilo italiano che e quello del etologo, una via di mezzo secondo me tra uno psicologo e un adestratore. vorrei comunqe dirti che purtroppo i pseudoanimalisti che dicono “poooovero cane perche obbligarlo” non li trovi solo in trasmissione, ma sopratutto dentro gli studi veterinari, e forse presuontuoso da parte mia pensarlo ma dovrebbero essere loro i prima ad indicare un qual tipo di addestramnto piuttosto che recriminalo. c’è tanto laro ancora da fare in italia secondo me ma questo non toglie un “grazie” per tutto quello che hai fatto in passato

    • @Marco: MAGARI avessimo una cultura cinofila accettabile! Non mi illuderei certo che fosse merito mio e/o di altri che hanno cercato di diffonderla con libri o riviste (anche perché non li legge quasi nessuno…), ma ne sarei felice lo stesso.
      In ogni caso, grazie…del grazie, che va a controbilanciare tutto quello che mi è stato detto dietro dal “guru” di cui all’omonimo articolo di oggi 🙂
      Il mondo è bello perché è vario!

  5. allontanarsi dall’addestramento e dal condizionamento non significa non rispettare l’etologia del cane, anzi! casomai il contrario. significa considerare la sua cognitività, la sua soggettività. invece frasi come “il san bernardo non ha bisogno di addestramento perchè naturalmente portato al soccorso” fa pensare che si ritenga il cane privo di cognitività che è un classico della vecchia cinofilia ritenere le conoscenze come un vaso da riempire. per cui chi ha poche conoscenze va istruito di più rispetto a chi ne ha molte. quando invece va potenziato moltissimo un cane che ha molte conoscenze interne. rifiutare la gerarchia significa proprio rispettare l’etologia e l’etogramma del cane!

    • @Eva: guarda che “condizionamento” e “cognitivismo” non sono in antitesi: è questo l’errore classico, a cui rispondo con un esempio facile. L’uomo, secondo te, è un risponditore meccanico agli stimoli, oppure è cognitivo? Presumo risponderai “b”. E allora ti chiedo: l’uomo, secondo te, viene o non viene condizionato dalla pubblicità, dai media, dai comizi ecc. ecc. ecc.?
      E non rispondere “non viene” perché altrimenti ti mordo una caviglia!
      Certo, l’approccio behaviourista al cane è sbagliato: ma lo sappiamo da almeno un centinaio d’anni! Uff… come si fa a dire tante cose insieme in un commento? Ora produco un altro articolo pappardelloso, va’…e cerco di spiegarmi meglio 🙂

  6. grande valeria !!!! ogni giorno convivo con nuovi educatori/addestratori che sputano sul mio lavoro per provare ad avere qualche cliente in più … quello che è più grave è che lo fanno senza nemmeno avermi mai visto lavorare 🙁
    e poi perchè fare differenza fra addestratore e educatore ? una volta si diceva spazzino ora operatore ecologico ma il lavoro non è sempre lo stesso ? ho l’impressione che molti di loro più che amanti dei cani abbiano visto una fonte di guadagno cavalcando l’onda del buonismo . Se ciò fosse vero mettesolo una grande tristezza

  7. ho appena trovato qst sito, veramente interessante!
    bello l’articolo, penso sarebbe davvero bello se gli addestratori invece pensare a ottenere consensi screditando gli altri cominciassero a unirsi, discutere, condividere le esperienze e trovare quindi una via comune, migliore perchè frutto di più pareri e esperienze! E sarebbe forse anche il caso di pensare in proprio e osservare le reazioni e il comportamento di più cani, invece di seguire una corrente o teoria senza pensare, tipo gregge di pecore, per poi vantarsene e creare appunto delle fazioni

  8. Ho scelto una razza non facile per iniziare la mia carriera di Mamy umana di quattrozampe peloso… e senza il nostro educatore/addestratore non so dove sarei, anche se io mi ero letta il leggibile e informata tantissimo. Consiglio sempre a TUTTI di portare il proprio cane ad educazione, anche solo per un corso di base, anche se è piccolo…

    Mi diverto un sacco a lavorare con lui, e il fatto che lui PIANGA fino a che non siamo dentro a lavorare, mi dice che pure a lui piace! Quindi, se sono fatte nel rispetto del cane, tutte le attività possibili sono ideali, dipende anche dai “gusti” del cani. Ma loro hanno bisogno di REGOLE, di LAVORARE per sentirsi a posto! Io la vedo la differenza tra quando lavoriamo e quando no e quando non lavoriamo… aiutooo… quindi al campo quando possibile (3 volte a settimana) e brevi sessioni ripetute durante il giorno TUTTI I SANTI GIORNI… ma non mi pesa!

  9. Educatori, allevatori, pet theraphy, salvataggio, ciechi, da lavoro…in alcuni casi i cani si divertiranno pure(i cani per ciechi sono snaturati all”osso’)ma l’importante è che si diverta l’amico umano. Se poi, in tutte queste attività non girasse il briciolo d’un quattrino, ti saluto amico a quattrozampe. Cani liberi in libera terra.

    • Non mi posso dire concorde.
      Non tutti sono così che se il cane non fa fare soldi, ciao. La maggior parte delle persone non la pensa certo così. E esposizioni, gare e quant’altro di soldi ne fanno spendere parecchi piuttosto!

      I cani LIBERI?? Se vuoi far loro un dispetto, fallo.

      I cani per ciechi sono formati per un certo lavoro, hanno la possibilità, al contrario di molti cani, di stare con il loro umano SEMPRE… caspita, Francesca, ma hai idea di cosa stai parlando????
      Lo hai mai visto un cane lavorare al campo??

      Io parlo per il mio piccolo: Spettro, ed è un CLC quindi un cane che di solito viene definito inaddestrabile (ingiustamente), TIRA per entrare al campo, va su di giri, è felice e lavoriamo volentieri tutti e due!

      • Grazie al cielo NO, non sono tutti interessati “solo” ai soldi: ma diciamo che i soldi non fanno schifo a nessuno, e che i veri appassionati disposti anche a rimetterci pur di rispettare i cani sono davvero quattro gatti 🙁
        Però c’è modo e modo: guadagnare onestamente è assolutamente lecito, speculare no, prendere in giro la gente ancora meno. E oggi sta dventando sempre più difficile orientarsi nel mucchio, purtroppo.
        Per quanto riguarda i cani da ciechi, posso assicurarti che l’addestramento è spesso: a) MOLTO coercitivo (non sempre: dipende dai campi. Però diciamo che quelli più “famosi” non sempre brillano per buone maniere , b) ben poco naturale per il cane (basti pensare che cambiano mano più volte, il che è già un trauma di per sè). Una volta arrivati alla destinazione finale, è vero, vivono costantemente a contatto con il loro umano… ma anche qui, c’è l’umano che si innamora del suo cane e c’è quello che lo considera uno strumento, punto e basta. Io ho conosciuto un non vedente che maltrattava regolarmente il cane, tant’è che è stato denunciato: avere un handicap non significa automaticamente essere buoni, purtroppo…anzi, in alcune persone (magari anche grazie alle merde umane che li circondano) nascono reazioni aggressive che a volte si sfogano sul primo innocente a disposizione: guarda caso, il cane. Ma a volte anche su madri, fratelli ecc… il mio ex vicino di casa ne era un esempio eclatante, purtroppo per lui e per tutti quelli che gli stavano intorno.
        Il mondo della disabilità è estremamente complesso e non si può generalizzare. Ogni caso va preso a sè e considerato sempre col massimo rispetto, ma tenendo anche presente che la disalibità non fa piacere a nessuno, e che reagire male è umano. Questo non significa che sia accettabile: significa solo che può succedere. Quindi ci sono cani guida che fanno una vita splendida (sia durante che dopo l’addestramento) e altri che, potendo scegliere, avrebbero preferito fare qualcos’altro: però, in questi casi, io accetto che si possa sacrificare (almeno in parte: il maltrattamento proprio non lo accetto!) la felicità del cane. Per una coppetta, no.

  10. Su questo mi fido della Redazione…

    Ma affermare che A PRESCINDERE un cane che viene educato ed addestrato sia un cane infelice NO!

    • Ma assolutamente no! Anzi, è l’esatto contrario: sono i cani lasciati a se stessi, NON educati e addestrati, ad essere infelici!
      Ovvio che poi dipende tutto da “come” si educano e addestrano: ma il cane, per sua natura, ha bisogno di essere indirizzato e guidato. In natura il cucciolo viene costantemente “addestrato” dai genitori ai compiti che saranno utili al branco.Non educare/addestrare il cane significa fargli un gravissimo torto sociale.

  11. ..quando parlo di cani liberi, non mi riferisco ai cani randagi, ma a cani che hanno la libertà di godersi l’amico umano senza doverlo accontentare dando costantemente prove del proprio valore e di un amore (purtroppo!!!) esasperato verso la specie umana.
    I cani alvoratori, come ad esempio i cani da salvataggio, vengono addestrati a recuperare corpi in acqua come se si trattasse di un gioco..mai più lo farebbero d’istinto!! Sono eroi per gioco, ma non si rendono nemmeno conto che stanno salvando una vita umana! Tutto è finalizzato al mondo UOMO : divertimento/ guida/ trasporto(cani slitta)/difesa/ esibizioni(agility dog,)senso ‘estetico'(mostre canine)ecc..Alcuni cani si divertono, ma c’è tutto un sottomondo di povere bestie che assorbono stress comandi ordini distorsioni della propria etologia(ripeto, cani guida..se diventassi cieca mai costringerei un povero cane a diventare il mio sesto senso, il mio robot) per l’uomo! Perchè non guardarsi dentro e chiedersi dove sta il bello di addestrare un cane a fare la guardia e ad attaccare? Se vogliono difendersi, gli uomini,oggi, nel 2011, si fanno un porto d’armi si installano un bell’antifurto e la guerra se la fanno tra loro!!! Delle volte, pur di preservare gli animali dall’essere umano, preferirei vivere in un mondo senza gli stessi, dunque privermene piuttosto che saperli in mani meschine!

    • Francesca, mica vero, sai? I terranova, a volte, già da cucciolini partono sparati e vanno a “salvare” (secondo loro…) chiunque stia nuotando bellamente per i fatti propri. Io sono stata “salvata” da uno di questi cuccioli (mi pare avesse 3-4 mesi) ed è stata un’esperienza sia divertente che commovente, perché una volta che mi tirato a riva (graffiandomi indegnamente dappertutto, perché non aveva alcun addestramento e aveva fatto tutto per conto suo) mi controllava da capo a piedi, tipo “stai bene? Sei sana e salva? Visto come ti ho salvato bene?”
      Il proprietario era viola dall’imbarazzo… anni dopo l’ho ritrovato col cane ormai brevettato, perché aveva capito che forse era il caso di farlo lavorare come cane da soccorso nautico.
      Quindi “mai più lo farebbero d’istinto” non è proprio corretto: loro lo FANNO d’istinto, solo che senza educazione/addestramento/guida lo fanno in modo caciarone e casinaro.
      Anche ai cani da guardia e difesa non insegni un bel niente: loro lo fanno spontaneamente, ce l’hanno proprio nel DNA. E non esiste alcun “addestramento alla guardia”, perché ogni cane la fa secondo la sua natura… mentre esiste un addestramento alla difesa che non consiste affatto nell'”insegnare il cane a mordere”, ma semmai ad essere sotto controllo dell’umano (nel senso che se parte per mordere la persona sbagliata, sei in grado di fermarlo. Se la persona è già stata resa innocua, sei in grado di farlo smettere di mordere. Se la persona rischia può ancora avere cattive intenzioni, il cane lo tiene sotto controllo senza continuare a masticarselo. E così via). Insomma, si “indirizzano” e si guidano gli istinti che il cane ha già di suo: perché un cane che non ce l’ha, non lo farai mai mordere nè fare la guardia né altro. Prova ad addestrare un retriever alla difesa, se ci riesci, o a portare un maltese a caccia!

    • ne sei proprio sicura?
      Il cane di cui parli tu e’ il cane delle fattorie del mesolitico: e tra parentesi si trattava non di amore incondizionato, ma di nicchia ecologica (tu mangi, produci degli scarti quindi io mangio)

      Da li’ in poi e’ nato il cane come non lo intendi tu.

      Non lo dico io, ma un tal Coppinger … ed insieme a lui una miriade di altri studiosi del cane
      E’ proprio per il motivo che il cane e’ cosi’ e’ facile abusare di lui

  12. ..mah. Forse il loro gioco lo confondiamo per istinto di portarci a riva! In ogni caso è una suggestiva e positiva illusione, fermo restando che l’amore incondizionato che sentono, prescinde da ogni forma di salvezza’fisica’…
    saluti

    • L’amore incondizionato non esiste, se non nei fumetti di Disney. L’amore del cane è *condizionatissimo* al modo in cui viene trattato, gestito eccetera. Bisogna levarsi dalla testa la retorica del cane che “ci ama sempre e comunque”: il cane ama chi lo rispetta, chi lo ama a sua volta, chi lo rende felice. Il fatto che resti accanto anche ai peggiori pezzi di merda umani non è “amore”: è dipendenza. E la dipendenza nasce proprio dal fatto che un animale sociale, piuttosto che restare solo, resta anche in un contesto sfavorevole, in cui viene picchiato o maltrattato.
      Però, per favore, sganciamo un po’ la retorica dell’etologia… altrimenti renderemo infelici i cani proprio quando pensiamo di fare il massimo per loro (tipico esempio: il cane lasciato sempre libero di fare quello che gli pare NON è un cane felice, ma uno stressato che darebbe le testate nei muri. Per questo a me vengono i capelli dritti quando sento parlare di educazione e addestramento come di forzature contro natura. Semmai è vero l’esatto contrario!)

  13. Già, l’amore incondizionato..è un termine usatissimo a cui si fa riferimento per supportare l’attaccamento del cane al suo padrone…magari non esistesse davvero, ma chiedetelo ai cacciatori, se nonostante le percosse subite(casistica impressionante) i loro cani non tornano al richiamo…quindi secondo i vostri commenti, ognuno dovrebbe portare il proprio cane da un educatore, insomma. Io credo che il proprietario dovrebbe educarlo al rispetto per la civile convivenza con altri cani e umani, per primo. Se poi qualche mentecatto non ce la fa, succede quello che capita ai genitori che allevano figli maleducati. Se l’educazione si limita a ciò, presso un addestratore/educatore, ok, ma che il cane venga aizzato alla difesa e all’attacco, be, in questo caso mettiamo a repentaglio la sua incolumità..sapete le bande di rumeni cosa fanno ai dobermann in villa nel comasco? Andate un pò a vedere..Meglio nascere gatti.

    • Chi non riesce ad educare da solo il proprio cane non è un mentecatto. E’ una persona che non riesce a comunicare con lui. Il compito dell’educatore dovrebbe essere principalmente insegnare il canese, il giusto modo di rapportarsi, quello che il cane davvero legge, non quello che leggiamo noi erroneamente.

      Quando ai cani “aizzati” alla difesa o all’attacco: ma tu l’hai visto un campo SERIO dove si lavori in UD? Io ho visto il grigione che lavora al nostro campo… non è AIZZATO, è stimolato al GIOCO, la manica è il suo obbiettivo, non è un cane che poi fuori morde a sproposito, non sono stupidi, se il lavoro è fatto BENE il cane distingue perfettamente tra CAMPO e vita reale.

      I cani da caccia sono stati selezionati secondo un grosso criterio di dociltà e di dipendenza dall’umano. Per questo NONOSTANTE TUTTO, tornano dall’umano. E anche perché spesso hanno il collare elettrico e quindi, secondo il condizionamento operante (Valeria dimmi se l’ho capito bene), se tu sottoponi un cane ad uno stimolo NEGATIVO che va a terminare quando è in tua presenza (QUINDI, cane lontano = scossa = stimolo negativo —> cane davanti al padrone = fine scossa = rinforzo negativo per interruzione dello stimolo) tu fai un RINFORZO NEGATIVO al cane che pur di togliersi dalla situazione di disagio ripeterà il comportamento che l’ha interrotto…

      Quali sono per te le regole della civile convivenza con cani ed animali, come gliele insegni ad un cane?? L’educatore serve anche a questo, e a trovare gli errori che tu, da dentro, non puoi vedere…

    • Francesca, io sono una dei mentecatti che portano il cane al campo per imparare (io per prima) l’ubbidienza di base.
      Il campo al cane piace moltissimo ed è sempre molto felice quando ci andiamo e quasi altrettanto felice quando facciamo gli esercizi a casa: non è solo per i bocconcini. Si diverte proprio.
      E’ un cane a cui imparare piace moltissimo., tanto che quando ho finito il repertorio, qualcuno me lo invento io per farlo divertire.

      In compenso, se dovesse fare la guardia, non saprebbe da dove cominciare: quando suona il campanello non abbaia neppure. Quando entra gente in casa se non li conosce alle volte si limita a guardarli senza neppure alzarsi dalla cuccia.

    • sono una di quei mentecatti che il cane lo portano a scuola: ce l’abbiamo portato subito, fin da quando è arrivato a casa, dal momento che Pedro è una gran cara porchetta, ma ha un forno irto di denti e quando sarà finito peserà circa 40 kg; farci aiutare ad evitare di fare errori nella sua educazione ci è sembrato appena responsabile. apprendo ora che è un gesto da mentecatti: pazienza, perlomeno lui a scuola si diverte

  14. magnifico articolo!
    per McZook…no i cani cui piace mordere hanno sicuramente problemi di comportamento e vanno sotto analisi… poveri malinois :-))))

  15. MIEI CARI RAGAZZI SE PARLATE DI METODI POSSO ESSERE ANCHE D’ACCORDO CON VOI, MA NON VENITE A DIRE CHE IL CANE 1 PREDATORE, E NATO X BALLARE E QUANT’ALTRO SE LA DISCIPLINA E BEN FATTA IL FATTO DI FAR MORDERE IL CANE X SPORT QUELLO SI CHE E FAR GIOCARE IL CANE, POI POSSIAMO STARE FINO ALL INFINITO A PARLARE DI QUESTO MA LA VIPOLENZA AI “CANI” VIENE FATTA DA CHI VUOLE FARLI BALLARE E NON DA QUELLI CHE LI FANNO MORDERE.
    IJN QUANTO AGLI ISTRUTTORI TORNO A RIPETERE , NON IL CORSO DI 1 SETTIMANA O ADDIRITTURA DI 3 GIORNI CHE DA IL TITOLO DI ISTRUTTORE MA TANTI ANNI DI LAVORO FATTO SUL TERRENO E GIRANDO MEZZO MONDO X IMPARARE.
    DI GENTE CHE SI TITOLA ISTRUTTORE CINOFILO DOPO I SETTIMANA DI CORSO QUESTI VERAMENTE NON ANNO E NON CAPISCONO 1 CAVOLO DI CINOFILIA, POI ISTRUTTORI DI 100 DISCIPLINE, E GIà COMPLICATO A FARLO X 1
    SALUTI A TUTTI

  16. Probabilmente dipende dal fatto che in messico stiamo “indietro”, ma al campo dove vado io si vive un po l’ atmosfera che tu descrivi (quella di tanti anni fa). Ci son dogue, rottweiler, alani, san bernardo, bobtail, boxer, pitbull, border collie, pastori tedeschi, ma anche un paio di beagle e ogni tanto viene anche una ragazza con il suo barboncino. Insomma siamo un gruppo abbastanza eterogeneo. Pero’ il mio dispiacere e’ che in nessuno dei campi della zona ho mai visto ne un chihuahua, ne uno yorkshire ne un maltese… insomma sembra quasi che dalle mie parti chi abbia un cane da compagnia di razza piccola non senta il bisogno di educarlo…

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