- Ti presento il cane - http://www.tipresentoilcane.com -

…ma sul Leonberger non c’è solo da sorridere

Posted By Valeria Rossi On 18 giugno 2011 @ 12:15 In Patologie,Razze,Salute | 27 Comments

Il “vero standard” del Leonberger, pubblicato ieri, ha avuto moltissime visite, come tutti gli altri “veri standard”: evidentemente l’umorismo piace di più degli articoli “seri” e a me non dispiace affatto mantenere (anche) questa linea, cercando di descrivere quel che so di alcune razze in toni leggeri e capaci (spero) di strappare qualche sorriso, ma infilandoci anche alcune “avvertenze”, o se preferite “istruzioni per l’uso”.
Tra le altre cose, mi diverto anch’io!
Però c’è un problemino, con questa serie di “standard” scherzosi: ed è che non si può diventare di colpo seri, perché altrimenti si rovinerebbe il divertimento di chi legge (e che dopo un po’, ovviamente, non leggerebbe più).
D’altro canto, quando i problemi seri ci sono, non è neppure giusto ignorarli e lasciare che continuino ad ignorarli i lettori: e nella razza Leonberger, purtroppo, di problemi seri ce ne sono ben due.
Ne voglio parlare in questo articolo, separato dall’altro, perché è giusto che vengano affrontati: e anche perché, tra i commenti di ieri, mi ha particolarmente colpito quello di un lettore che elogiava l’allevamento italiano…mentre a me risulta che gli allevatori italiani non siano poi da osannare tanto caldamente. Hanno qualche scusante, e ne parlerò: ma non basta.
E comunque… partiamo dall’inizio, altrimenti nessuno ci capirà nulla.

Iniziamo col dire che il  Leonberger è un cane di taglia molto grande, e che i cani di taglia molto grande non sono mai particolarmente longevi: questo si sa e se si amano i “cagnoni-oni-oni” purtroppo bisogna accettarlo.
Il fatto è che “non molto longevo” significa, di solito, che non arriva oltre i 10 anni: invece molti, troppi Leonberger muoiono a 5-6 anni, e a volte anche prima, a causa di due patologie: una è tipica della razza, tanto che è detta proprio  “Polineuropatia ereditaria del Leonberger“, mentre l’altra è il cosiddetto “sarcoma dei 6 anni” e colpisce anche altri cani di taglia medio-grande.
Il più diffuso è il sarcoma osseo, spesso presente (oltre che nel Leonberger) in Boxer, San Bernardo, Alano, Pastore tedesco e Setter irlandese, anche in altre razze: in generale le taglie grandi presentano un rischio da 60 a 185 volte maggiore rispetto alle razze di piccola taglia.

Se però il sarcoma, come tutte le forme tumorali, è oggetto di molti studi e non si sa, al momento, se abbia o meno un’ origine genetica, la polineuropatia ereditaria del Leonberger è – come dice il nome stesso – sicuramente trasmissibile per via genetica.

DI COSA SI TRATTA
I cani affetti da polineuropatia ereditaria soffrono, inizialmente, di mancata resistenza all´esercizio fisico e di facile affaticamento, che va progressivamente peggiorando. Possono sviluppare anormalità dell´andatura, come l´esagerato “steppare” che poi degenera in un’atrofia dei muscoli delle zampe posteriori. Inoltre i soggetti possono accusare respiro rumoroso, modifica dell´abbaio e gravi difficoltà respiratorie dovute al coinvolgimento della laringe. A volte la malattia può progredire fino al punto che il cane non regge il proprio peso.
A volte la patologia appare e progredisce rapidamente, causando la morte del cane in età giovanile: altre volte i primi sintomi appaiono solo intorno ai 5 anni, dopo che un riproduttore può aver già fatto diverse monte/cucciolate.

Il fatto che questa neuropatia non solo sia  tipica di una singola razza, ma anche di una razza poco diffusa,  comporta poi due problemi serissimi:
a) è poco conosciuta sia dagli stessi allevatori, che spesso ne scoprono l’esistenza solo dopo che uno dei loro cani viene colpito, sia dai veterinari, molti dei quali non sono in grado di diagnosticarla;
b) il fatto che in tutto il mondo i migliori riproduttori siano limitati ad un numero ristretto aumenta la possibilità di diffusione.

Ma non è tutto qui: ed è da questo punto in poi che gli allevatori italiani, a mio avviso, hanno una seria responsabilità con cui fare i conti.
Di solito, infatti,  le malattie che interessano popolazioni ristrette sono sempre meno studiate – per diversi motivi, soprattutto  economici, di quelle che interessano un grande numero di soggetti. Questo avviene in veterinaria e, purtroppo, pure in medicina umana.
In questo caso, però, in Italia è successa una cosa abbastanza anomala, di cui sono venuta a conoscenza per le solite “vie traverse” della cinofilia e di cui, quindi, aspetto un’eventuale conferma dai diretti interessati.
Mi risulta, infatti, che un allevamento italiano, scoprendo – a fatica, e dopo aver interpellato diversi veterinari – che quasi tutti i propri soggetti erano affetti da questa malattia, non solo abbia immediatamente sterilizzato tutti i suoi cani (e chiuso quindi i battenti), ma abbia anche ottenuto l’immediato interesse e la totale collaborazione di un’ Università italiana che si è offerta di testare gratuitamente tutti i soggetti disponibili, addirittura a domicilo, finanziando così una ricerca che si sarebbe potuta rivelare utile anche in medicina umana,  visto che la polineuropatia del Leonberger ha molte attinenze con la sindrome di Charcot, che colpisce l’uomo causando la rara, ma devastante atrofia muscolare progressiva.

Bene (anzi, malissimo): che risultato hanno ottenuto? NESSUNO.
Nonostante i ripetuti inviti dell’università, quasi nessun allevatore ha accettato di testare i propri soggetti.
Tutti hanno ammesso, questo sì, l’esistenza della malattia (sarebbe stato difficile sostenere il contrario, visto che si ammalano e muoiono precocemente Leonberger provenienti un po’ da tutti gli allevamenti, anche perché sono quasi tutti imparentati tra loro), ma sostenendo che comunque non si potrebbero certo escludere dalla riproduzione tutti i portatori, perché la razza è già assai poco diffusa e limitare ancora il numero di riproduttori presenti sarebbe un suicidio.
Ma non è assolutamente questo, che si dovrebbe fare! E pensarlo è indice di  crassa ignoranza sui temi della genetica.

COME SI DEVE UTILIZZARE LA CONOSCENZA
L’allevamento che in modo iperscrupoloso ha castrato tutti i suoi soggetti è stato fin troppo onesto e corretto, perché avrebbe avuto un’alternativa: ovvero quella di limitarsi a non accoppiare soggetti omozigoti per la malattia.
Il fatto è che, all’epoca, non era ancora possibile stabilire quali fossero questi soggetti: mentre oggi si può.
E si può perché, fortunatamente, in Paesi diversi dall’Italia anche la sensibilità degli allevatori è un po’ diversa: in Minnesota, in California e in Svizzera, invece di nascondere la testa sotto la sabbia di fronte al problema, l’hanno affrontato e studiato, cercando di trovare una soluzione.
Così l’Università del Minnesota, quella di San Diego e  quella di Berna, dopo aver testato un buon numero di soggetti,  sono riuscite ad identificare e mappare i due loci di maggiore rischio genetico e hanno identificato la mutazione causativa in uno di questi loci, che è stato chiamato LPN1.
Allo stato attuale delle conoscenze si sa che i cani omozigoti per questa mutazione (due copie del gene malato) sviluppano quasi sempre la neuropatia prima dei tre anni.
Ancora non si sa se i portatori eterozigoti di tale mutazione (una sola copia del gene malato) possano sviluppare segni clinici della malattia, ma è molto probabile che non ne avranno, o che li manifesteranno in modo lieve e solo in età avanzata.
La mutazione LPN1 identificata è responsabile di circa un terzo dei casi di polineuropatia nel Leonberger, mentre gli altri due terzi sembrano essere legate ad altre e differenti mutazioni genetiche: quindi gli studi proseguono…ma intanto è possibile, e questo già da un anno (per la precisione dal luglio 2010), sottoporre i propri riproduttori al  test per l´identificazione della mutazione LPN1.
In Svizzera il test costa solo 75 euro: potete trovare tutte le indicazioni in merito, indirizzi compresi,  a questo link.

Vi anticipo qui alcune conclusioni dei ricercatori.
Essi raccomandano “che tutti i cani da riproduzione siano testati e che si evitino sia la riproduzione di cani omozigoti per la mutazione, sia l´accoppiamento di soggetti che potrebbero generare cani omozigoti per la mutazione“.
D´altra parte, però,  suggeriscono “di non escludere dalla riproduzione i cani eterozigoti per la mutazione, perché ciò restringerebbe notevolmente il pool genetico della popolazione dei Leonberger e potrebbe portare ad un aumento di altre malattie genetiche. I portatori  eterozigoti della mutazione LPN1 dovrebbero essere incrociati con soggetti testati e risultati esenti: questo garantisce che i figli non siano omozigoti per la mutazione e che non siano affetti da una forma severa della malattia”.

Dunque, non si tratta di eliminare la razza dalla faccia della terra, ma soltanto di smetterla di andare “a naso” accoppiando soggetti malati (anche se ancora asintomatici) o soggetti portatori tra di loro.
Certo, non basta questo ad eliminare la malattia:  ma intanto si può  individuare uno dei possibili fattori di rischio ed eliminare quello, abbassando in modo vistoso (un terzo non è certo poco!) l’incidenza  in questa razza.

Mi auguro sinceramente che gli allevatori italiani SMETTANO DI FARE GLI GNORRI, perché hanno la responsabilità delle vite che fanno venire al mondo.
I cani non sono oggetti e non possono essere visti solo come fonte di guadagno: quando si fa una cucciolata si mettono al mondo degli esseri viventi, senzienti e sensibili, e condannare alcuni di essi ad una vita breve e difficile è un abominio che NESSUNA CONSIDERAZIONE ECONOMICA NE’ ZOOTECNICA può giustificare. MAI.
Qui non si tratta di essere “animalisti fanatici”.
Si tratta di essere davvero cinofili, ovvero di amare i cani.
Se si ama il cane, se si ama una razza in particolare, non è possibile voltarsi dall’altra parte quando esiste un problema di tale gravità, confidando solo nella fortuna: perché se la fortuna per caso volta le spalle, a soffrire poi sono i cani, non noi.
E  infischiarsene è inaccettabile.

Dicevo all’inizio che gli allevatori italiani hanno una scusante, in tutto questo: anzi, ne hanno due.
La prima sta nell’ignoranza cinofila dell’italiano medio; la seconda  – diciamolo -  sta  nella pura e semplice stronzaggine di quegli allevatori  che invece di occuparsi dei cani propri aspettano solo l’occasione buona per sputtanare quelli della concorrenza.
Questo non avviene di certo solo in Italia, ma un po’ ovunque nel mondo: il che non significa che sia giusto.

Mi spiego meglio con qualche esempio pratico.
Qualcuno di voi ricorda i primi test effettuati per la displasia dell’anca?
Il primo (e per molto tempo unico) club italiano ad effettuarsi fu la SAS, ovvero la società specializzata per la razza pastore tedesco, che rese obbligatoria l’esenzione da displasia per ottenere la Selezione.
Bene: a distanza di decenni, per quanto le modalità con cui sono stati testati i cani abbiano mostrato seri limiti (se vi interessa l’argomento potete leggervi questo articolo), il Pastore tedesco ha visto una discreta riduzione dell’incidenza della displasia, che comunque non era mai stata altissima: oggi si attesta su una percentuale del 19%, mentre in altre razze arriva fino al 70-80% dei casi.
Ma se voi chiedete all’italiano medio (anzi, diciamo al “cinofilo” medio, perché l’italiano medio manco sa cosa sia la displasia dell’anca) quale sia la razza maggiormente affetta da questa patologia, state pur certi che vi risponderà con bella sicumera:  “il pastore tedesco!”
Questo perché?
Soltanto perché è stata la prima razza il cui club ha messo in evidenza il problema.
E questi sono i risultati dell’ignoranza.
La stronzaggine, invece, può farvela capire quest’altro aneddoto: un allevatore della mia razza (il siberian husky) fu il primo ad accorgersi che alcune linee di sangue portavano con sè l’atrofia progressiva della retina, nota con la sigla PRA (una gran brutta bestia, perché il cane affetto è destinato alla cecità).
Bene, quell’allevatore fu il primo ad ammettere che alcuni dei suoi soggetti erano portatori, dichiarando pubblicamente che per questo motivo li aveva esclusi dalla riproduzione.
Risultato?
Venne additato da diversi colleghi allevatori  come “quello che aveva i cani con la PRA“, ricevendone un evidente danno di immagine quando, al contrario, si era dimostrato il primo allevatore SERIO che si occupava di limitare la trasmissione di una patologia.
Però poi, nella nostra razza, l’abitudine a testare i cani si diffuse a macchia d’olio, anche perché qualche capoccia dura cominciò a  sbraitare in giro che l’allevatore X era bravo e serio e che i cuccioli andavano comprati da lui e dai pochi che lo avevano imitato (come le capocce dure di cui sopra), mentre gli “struzzi” che non avevano testato i cani rischiavano di continuare a produrre cuccioli con la PRA.
Poiché le capocce dure erano solo due, ma scrivevano entrambe sui giornali e quindi avevano una certa visibilità, finì che tutti presero l’abitudine di fare i test, tant’è che un veterinario oculista veniva invitato periodicamente ai raduni ed eseguiva le visite sul campo.

Certo, qualcuno dei nostri megariproduttori dell’epoca causò colpi al cuore al suo proprietario: ma non è che venne abbattuto, nè castrato (a meno che non fosse malato, nel qual caso continuare ad utilizzarlo sarebbe stato criminale comunque, anche senza test!).
Semplicemente, non coprì più femmine risultate a loro volta portatrici di PRA.
Risultato: la patologia è quasi scomparsa dai cani di allevamento italiano, perché finché rimane latente e non ha la possibilità di esprimersi, anche il gene più “cattivo” del mondo risulta innocuo.
A noi non deve interessare la “pulizia etnica” del patrimonio genetico: questo è un risultato utopistico e pure ad alto rischio, perché eliminando tutti i portatori della patologia X si rischierebbe, magari, di diffondere la patologia  Y che fino a quel momento era rimasta latente. Se Y fosse presente nel correto genetico dei pochi soggetti sopravvissuti alla “pulizia etnica” per X, questi,  finendo per accoppiarsi forzatamente tra loro, la farebbero sicuramente emergere.
Allora seguirebbe un’altra “pulizia” rivolta ad Y, che magari porterebbe alla luce la patologia Z… e alla fine del giro si rimarrebbe, forse, con quattro cani assolutamente sani ed esenti da tutto: ma la razza sarebbe scomparsa.
Ovviamente uesto non è sensato, non  si può e non si deve fare.
Quello che invece si deve fare, quello che deve interessare l’allevatore, è impedire che i geni “cattivi” si manifestino fenotipicamente, ovvero che si evidenzino facendo ammalare i cani e causando sofferenze a loro e – quando sono davvero amati – anche ai loro proprietari.
Ma l’unico modo per impedire a una malattia ereditaria di manifestarsi è testare tutti i riproduttori e – come si è visto sopra – mirare gli accoppiamenti,  evitando quelli a rischio.
Chiudere gli occhi e affidarsi alla fortuna, come se avere un cane sano fosse un terno al lotto, è contrario a qualsiasi etica, ma è soprattutto STUPIDO, visto che se ne può fare a meno senza rischiare di perdere nulla né dal punto di vista del patrimonio zootecnico, né da quello economico.
Gioverà forse ricordare che proprio nel pastore tedesco uno dei più grandi riproduttori di tutti i tempi, Canto Wienerau, era emofilico. Ma siccome era la più bella cosa che si fosse mai vista al mondo fino a quei tempi, trombava come un riccio.
Ma per quale motivo l’emofilia non si è diffusa a macchia d’olio nella razza?
Semplice: perché l’allevatore l’ha detto chiaro e tondo!
Se ne è  parlato, si sono testate le fattrici, Canto è stato usato solo su cagne che non erano portatrici dello stesso gene malato… e se pensate che per questo abbia fatto poche monte e il suo proprietario ci abbia rimesso, vi consiglio caldamente di guardarvi gli annali della razza… dopodiché spero mi autorizzerete a ridere per venti minuti di fila, perché Canto sta praticamente dietro a TUTTI i pedigree tedeschi e italiani.

Insomma, anche chi dovesse pensare solo ai soldi, alla fine, avrebbe solo dei vantaggi testando i propri cani: primo, perché un cane “importante”, che può dare grandi pregi alla razza, non smette certo di essere utilizzato in quanto portatore di un gene sgradito. Basta usarlo sulle femmine giuste e potrà continuare a dare benefici alla razza senza far ammalare nessuno dei suoi discendenti.
Secondo, perché non è certo una bella pubblicità, per un allevatore, vendere cuccioli che crepano a 4-5 anni.
E se è vero che si può sempre contare sull’ignoranza cinofila media, è anche vero che prima o poi qualcuno (magari proprio un collega) coglierà l’occasione per dire a un vostri cliente “Ahhh ma l’avevate preso da quell’allevatore lì? E non lo sapevate che ha tutti i cani con la polineuropatia?”.
Le voci corrono, sapete?
Anzi, magari “camminano” soltanto, quando si tratta di razze poco note, e “corrono” solo  in quelle più diffuse: però, anche camminando, da qualche parte si arriva sempre.
Quindi, per favore: testate i vostri cani.
Che siate allevatori o semplici proprietari che hanno intenzione di fare una cucciolata, fate il test, che costa pochissimo.
E sopratutto, passate parola: perché è solo così che si mette fine all’omertà e che il coraggio di pochi si trasforma nella buona abitudine di tutti… volenti o nolenti.

P.S. : tutti gli allevatori di Leonberger che mi stanno caldamente odiando per la pubblicazione di questo articolo si mettano gentilmente in coda. Ce ne sono molti altri davanti, rappresentanti di molte altre razze.
Però non si può tacere quando si vengono a sapere certe cose: perché si diventa complici. Ed io, complice di qualcosa che causa sofferenza ai cani, specie quando la cosa si può evitare senza alcun danno per nessuno, non mi ci voglio proprio sentire.

Test Genetico per la Polineuropatia ereditaria nel Leonberger
I Leonberger possono soffrire di una malattia neurologica che Veterinari e Allevatori chiamano
“Polineuropatia Ereditaria” (inherited polyneuropathy = IPN ) o “Polineuropatia del Leonberger”
(Leonberger polineuropathy = LPN). I cani affetti soffrono di mancata resistenza all´esercizio fisico
cioè facile affaticamento che peggiora lentamente e possono sviluppare anormalità
dell´andatura, del tipo l´esagerato “steppare” specie delle zampe posteriori. Vi è spesso anche
atrofia dei muscoli delle zampe posteriori. Inoltre, questi soggetti possono accusare un respiro
rumoroso, modifica dell´abbaio, e anche difficoltà respiratorie dovute al coinvolgimento della
laringe. A volte la malattia può progredire fino al punto che il cane non regge il proprio peso.
Le ricerche genetiche condotte all´Università del Minnesota, all´Università di Berna e all´Università
San Diego – California indicano che questa neuropatia probabilmente caratterizza un gruppo di
diverse anomalie genetiche con manifestazioni cliniche simili. Noi abbiamo identificato e mappato
due loci di maggiore rischio genetico e abbiamo identificato la mutazione causativa in uno di
questi loci che abbiamo chiamato LPN1. I cani omozigoti per questa mutazione (due copie del gene
malato) tipicamente sviluppano la neuropatia prima dei tre anni. Allo stato attuale non sappiamo
se i portatori eterozigoti di tale mutazione (una copia della mutazione) possono sviluppare in età
avanzata lievi segni clinici della malattia, ma è molto probabile che non avranno segni clinici
importanti. La mutazione LPN1 identificata è responsabile di circa un terzo dei casi di
polineuropatia nel Leonberger. Gli altri due terzi di casi sembrano legate ad altre e differenti
mutazioni genetiche.
L´Università del Minnesota e l´Università di Berna saranno in grado di offrire il test per
l´identificazione della mutazione LPN1 a partire dal 1 Luglio 2010. Da questa data raccomandiamo
che tutti i cani da riproduzione siano testati. Raccomandiamo anche di evitare la riproduzione di
cani omozigoti per la mutazione e l´accoppiamento di soggetti che potrebbero generare cani
omozigoti per la mutazione. D´altra parte suggeriamo di non escludere dalla riproduzione cani
eterozigoti per la mutazione perché ciò restringerebbe notevolmente il pool genetico della
popolazione dei Leonberger e potrebbe portare ad un aumento di altre malattie genetiche. D´altra
parte, portatori eterozigoti della mutazione LPN1 dovrebbero essere incrociati solo con soggetti
testati che siano liberi dalla mutazione. Questo garantisce che i figli non siano omozigoti per la
mutazione e che non siano affetti da una forma severa della malattia.
Al momento la realizzazione del test genetico non è in grado di eliminare definitivamente la
Polineuropatia nella popolazione dei Leonberger. Il test può solo individuare uno o più fattori di
rischio. Quindi è possibile che cucciolate provenienti da cani entrambi risultati negativi al test per
questa mutazione risultino affette da forme diverse di polineuropatia. Tuttavia l´attuale test LPN1
può escludere in modo affidabile un esordio precoce di una forma grave della malattia e ridurre in
modo significativo la frequenza complessiva delle malattie neurologiche nel Leonberger.
I proprietari di cani che inviano i campioni di siero per il progetto di ricerca in Minnesota o a Berna
prima del 15 giugno 2010 riceveranno gratuitamente il risultato del test LPN1 nelle settimane
successive. Proseguiamo nella ricerca di ulteriori fattori di rischio della malattia e il siero di cani
apparentemente affetti da malattie neurologiche sono molto preziosi per noi. I proprietari che
forniranno un campione di siero del proprio cane malato, allegando il referto di una visita
neurologica o di una biopsia potranno beneficare del test gratuitamente.
In Europa biopsie di muscoli e di nervi periferici sono da inviare a:
Institut für Neuropathologie Tel. +49 (0) 211-8118658
Neuroimmunologisches Labor Mob. +49 (0) 173-5449500
Prof. Dr. Thomas Bilzer Fax. +49 (0) 211-8117804
Geb. 14.79, Ebene III E-Mail: bilzer@uni-duesseldofr.de
Moorenstrasse 5 http://www.leonbergerunion.co/health/healthd.htm
D – 40225 Düsseldorf
Istruzioni per ordinare il test LPN1
Europa. È richiesto un campione di siero da 2 – 5 ml in provetta EDTA dell´animale. È
raccomandato l´uso di provette in plastica. Il campione, posto in una busta imbottita senza
refrigerante, deve essere spedito al nostro laboratorio per posta. Deve arrivare entro 3-4 giorni dal
momento del prelievo. Il modulo di richiesta può essere scaricato dal seguente indirizzo web.

http://www.vetsuisse.unibe.ch/genetic/content/service/dog/index_eng.htlm

Il campione e il modulo firmato devono esser inviati a:
Institut für Genetik
Stichwort “Leonberger”
Bremgartenstrasse 109A
CH – 3001 Bern
Il test genetico ha un costo di 110.—CHF o 75 Eur. più IVA . Inizialmente effettuiamo i test con
cadenza mensile. Poiché non è possibile instaurare una sessione di test su campioni singoli i tempi
di risposta possono variare tra 1 e 2 mesi.


Article printed from Ti presento il cane: http://www.tipresentoilcane.com

URL to article: http://www.tipresentoilcane.com/2011/06/18/ma-sul-leonberger-non-ce-solo-da-sorridere/

Copyright © 2013 Ti presento il cane.