Domenica mattina, oh, che bello, ci si riposa, dai, cazzeggiamo un po’ su Facebook, che di solito sbirciamo di corsa giusto solo per rispondere ai vari messaggi.
Guardi un video qua, leggi una battuta là, sorridi alla vignetta carina coi gattini e i cagnolini…e poi vedi che qualcuno ti ha linkato una nota dal titolo: “Addestramento gentile e addestramento tradizionale: dove sta la differenza?”.
Lì per lì non ti viene molta voglia di leggerla (è domenica…): ma purtroppo sei cinofila anche di domenica. Non c’è un giorno di riposo per l’amore per i cani.
Quindi non resisti, sbirci… e dopo dieci righe ti vengono due occhi così:

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Ecco come viene descritto, infatti, l’addestramento “tradizionale”:

“L’addestramento tradizionale  impone i comportamenti voluti con l’uso di strumenti che causano dolore fisico (rinforzo negativo). E funziona solo se il cane non può scappare, cioè se durante le sessioni d’addestramenti il cane è legato al guinzaglio. Comunemente viene messo attorno al collo del cane un cappio (collare a strangolo), col quale lo si forza a fare certi movimenti. Ad esempio per insegnare al cane a sedersi il cappio viene stretto e il cane strattonato e soffocato finché non si siede.
Lo stimolo negativo viene fatto cessare solo se il cane è seduto, mentre invece arriva la punizione, la strattonata al collo, per qualunque altro comportamento il cane esibisca.
L’addestramento può avvenire quasi interamente in questo modo, e quasi tutto l’addestramento tradizionale degli animali, non solo dei cani, è basato sui rinforzi negativi.
Non è raro che i cani addestrati in questo modo cerchino di ribellarsi, e per questi l’addestramento tradizionale prevede l’uso di dosi crescenti di dolore. L’addestratore incita il conduttore a farsi sentire di più, tirando con maggiore forza e violenza il cappio e strattonando il cane. E se questo non è sufficiente si può passare all’uso dei collari a punte e dei collari elettrici, capaci di causare al cane ancora più paura e dolore.  E’ bene che chi sceglie questa strada sappia che non sarà gradevole per il suo cane, che svilupperà sentimenti di paura, risentimento e scarsa iniziativa. E assocerà l’esperienza spiacevole a tutto ciò che ha intorno, compresi il proprietario, il campo d’addestramento e l’addestratore”.

Segue, ovviamente, una sviolinata sull’addestramento gentile, a sua volta molto pressapochista, devo dire, visto che parla di un metodo senza descriverlo, ma dichiarandolo semplicemente “buono” come si si trattasse di una sorta di filosofia generale di vita (le due cose NON sono sinonimi): ma visto che ne parla benissimo, credo che nessun gentilista andrà a farle le pulci.
Invece le pulci, anzi le zecche,  a questa nota gliele faccio io: augurandomi che altri addestratori non-gentilisti (visto che la “tradizione” è ancora tutto da stabilire quale sia) si difendano con le unghie e con i denti da questa vera e propria DIFFAMAZIONE al limite della querela.
Ho scritto solo qualche giorno fa che io non querelo mai nessuno: ed è vero, almeno per quanto riguarda quelli che attaccano me personalmente.
Ma se avessi ancora il mio campo di addestramento, giuro che penserei seriamente di interpellare un avvocato per capire come fermare un simile sputtanamento di un’intera categoria di persone che lavorano in modo correttissimo e rispettoso dei cani, e che si vedono additare al pubblico ludibrio come se fossero dei maltrattatori professionisti.
Ma stiamo scherzando?

In effetti, la mia prima impressione è stata proprio questa: “No, dai, non è possibile: è uno scherzo!”
Perché la descrizione che questa fanciulla fa dell’addestramento tradizionale sembra tratta da uno miei articoli umoristici, quelli dove prendo in giro i gentilisti che fanno proclami esasperati e del tutto avulsi dalla realtà, tipo chiamare il collare a strangolo “cappio” o dire che la condotta al guinzaglio si insegna a suon di impiccagioni.
Ma purtroppo questa signora/ina (e speriamo che sia “ina”, almeno avrebbe forse l’attenuante della giovane età) parla sul serio.
E’ – o almeno sembra – profondamente convinta di quello che dice.
Anche perché, nei commenti che seguono la nota, peggiora sempre più la situazione, sostenendo che “spiega semplicemente quale è la differenza di approccio al cane nell’ addestramento tradizionale e nell’addestramento gentile” e che “in fondo si tratta di un concetto semplice, che distingue in modo netto chi lavora in un modo e chi nell’altro“.
Ah, su questo non ci piove. Per distinguere, distingue.
Peccato che distingua una cosa che più o meno esiste (e cioè i gentilisti, che non sono proprio quello che ha scritto lei, ma che almeno ci picchiano vicino) da qualcosa che NON ESISTE AFFATTO.
Peccato che dipinga gli addestratori non-gentilisti come una banda di macellai che usano SEMPRE e SOLO dolore fisico e torture di vario genere.  Che girano col collare elettrico in tasca, pronti ad usarlo se mai non fosse stato sufficiente impiccare un po’  il cane, menarlo a sangue e magari tirargli un paio di calci nei denti, che ci stanno sempre bene.

Purtroppo per la nostra esperta di addestramento, nessuna “tradizione” al mondo ha mai parlato di addestrare un cane con questi metodi.
E siccome le chiacchiere son sempre e solo chiacchiere, passiamo ai fatti.
Alla “carta” che “canta”.
Uno dei più importanti cinofili italiani del secolo scorso, Piero Scanziani, che pure era uno dei più convinti assertori della  “coercizione”, nel suo libro “Il cane utile” scriveva queste parole: “Senza premiazione, l’addestramento sarebbe impossibile. Un buon addestratore ha SEMPRE bisogno di premiare, raramente di costringere. Non bisogna mai aver timore di premiare troppo, anzi si ecceda nelle carezze, nelle lodi, nei bocconcini. La costrizione può essere quasi totalmente abolita se, nell’addestrare, teniamo conto degli impulsi naturali dal cane. Il vero, grande addestratore non costringe quasi mai e, se lo fa, con dolce fermezza“.
Quanto al collare a punte, da lui definito “collare di forza”, ecco cosa dice: “Il collare di forza ha rovinato molti più cani di quanti ne abbia addestrati. Può servire soltamente con taluni cani speciali, in taluni speciali esercizi, adoperandolo solo per pochi istanti e togliendolo subito. Serve per esempio per alcuni allievi di tempra dura, ai quali si voglia togliere il difetto di attaccare altri cani. Non va mai adoperato negli esercizi d’obbedienza, giacché rende lo scolaro depresso, gli mette in uggia il lavoro e ritarda il raggiungimento dei risultati“.
Tutto questo è stato scritto nel  1952.
Non ero ancora nata neanch’io, che pure son ben tardona.
Troppo moderno per essere definito “tradizionale”?
No problem, possiamo andare ancora più indietro (ho una biblioteca assai fornita…).
Quello che segue è del 1938, ed è pure tedesco (perché il cosiddetto “metodo tradizionale” in realtà andrebbe definito “metodo tedesco”, visto che in origine proviene appunto dal quella scuola).
SEDUTO (Sitz):   bisogna che il cane che cammina con te al guinzaglio sia in fase di attesa e di attenzione. Dopo alcuni passi, ti fermi e comandi “Siedi!”: la mano destra tira, con il guinzaglio, leggermente la testa verso l’alto, mentre la sinistra spinge verso terra la groppa del cane“.
L’autore è Colonnello Johannes Schoenherr (pure il nome è moooolto tedesco!): un ufficiale dell’esercito, ovvero di gente sicuramente non avvezza a carezzine e moine). Eppure non mi sembra di leggere da nessuna parte che “per insegnare al cane a sedersi il cappio viene stretto e il cane strattonato e soffocato finché non si siede“!
Ma leggiamo ancora qualche riga da  “Educazione e addestramento del cane da lavoro e utilità” di Schoenherr.
Per esempio: “Il profano crede generalmente che l’addestramento del cane sia uguale all’istruzione delle reclute, e che pertanto di debba provare e riprovare in qualche campo d’istruzione fino a che il cane ha imparato. Se il cane non fa ciò che si vuole da lui, allora si ricorre alla frusta e al collare a punte (cosa ritenuta probabilmente normale con le reclute, escluso forse il collare!  NdR). .
A coloro che la pensano in questo modo è necessario spiegare come stanno le cose, ma se per caso vi fosse qualcuno che volesse fare l’addestramento con questi sistemi, bisogna dire che egli non è degno di essere considerato un addestratore: anzi gli dovrebbe venir senz’altro proibito di tenere dei cani
“.

Nel MILLENOVECENTOTRENTOTTO.
E’  abbastanza chiaro il concetto?
Ovviamente i macellai esistevano allora come esistono oggi: e non solo sui campi “tradizionali”,  questo devono metterselo bene in testa tutti.
I bastardi a due zampe si annidano ovunque, ma non è pensabile, nella maniera più assoluta, che l’aberrazione del singolo possa applicarsi a un’intera categoria.

L’addestramento “tradizionale”, che anch’io chiamo così per rendere più facile la comprensione al grande pubblico, ma che preferirei definire “naturale”, per motivi che spiegherò tra poco, è ovviamente cambiato, e di molto,  negli ultimi anni.
Non credo che nessuno possa bersi la favoletta secondo cui solo i gentilisti si sono evoluti, mentre tutti gli altri sono rimasti all’età della pietra.
Nessuno, per esempio, “spinge” più giù il sedere del cane quando gli dà il comando “seduto”:  su tutti i campi del mondo ormai si richiama l’attenzione del cane con un riforzo (pallina, manicotto, cibo) che gli fa alzare la testa e quindi lo induce ad  abbassare il posteriore, mentre la mano sinistra si può usare (ma anche no) solo come “ostacolo” da porre un centimetro sopra la groppa del cane, che la incontra solo se tenta di rialzarsi.
Ma anche nei tempi più remoti e “preistorici” dell’addestramento, nessuno al mondo si sarebbe mai sognato di “impiccare un cane finché non si siede”: anche perché questo non sarebbe stato un metodo coercitivo, ma un metodo idiota.
Come avrebbe mai potuto capire, il cane, che gli si stava chiedendo di sedersi?
Questa ridicolaggine mi ricorda un aneddoto raccontatomi tempo fa da un amico che alleva pit bull, a cui  un maresciallo dei carabinieri (perché ovviamente, vista la razza, riceveva spesso visite di controllo delle forze dell’ordine), con appuntato al seguito,  stava chiedendo se per caso non lui maltrattasse i cani, come “notoriamente” facevano quelli che usavano i cani per i combattimenti.
L’allevatore rassicurò il maresciallo, gli spiegò che i suoi cani lavoravano in protezione civile e in pet therapy… ma poi, essendo anche uno studioso della razza ed un cultore della relativa storia, gli spiegò anche che i veri “pit men” non maltrattavano affatto i cani, ma che lavoravano solo sulla genetica:  dopodiché non c’era alcun bisogno di usare metodi violenti “per renderli più aggressivi”, perché loro, spontaneamente,  non vedevano loro di andare a combattere.
“Ma non è vero! Io lo so! – replicò  il maresciallo – Li chiudono in un sacco, al buio, e li bastonano, così si incazzano di più!”
“Ma scusi, a che servirebbe? – replicò  l’allevatore – Se stanno al buio, e se non possono neanche vedere chi è che li sta picchiando, secondo lei perché poi dovrebbero prendersela con gli altri cani?”.
E l’appuntato, che aveva seguito in silenzio tutta la discussione, ribadì in modo più conciso:” Ecc’haraggione, marescia’: se non vede chi è che lo corca di botte, ‘sto cane… c’un chi s’incazza?”

Di leggende metropolitane, si sa, è pieno il mondo.
Purtroppo il mondo è anche pieno di imbecilli, e non escludo che qualche delinquente che fa combattere i cani possa anche pensare di ottenere risultati migliori chiudendolo in un sacco e pestandolo.
Oddio, dev’essere proprio TANTO imbecille, visto che un cane picchiato non solo diventa pauroso, più che aggressivo… ma si indebolisce anche fisicamente: quindi non vedo come potrebbe vincere un combattimento. Però i combattimenti di cani non sono esattamente la mia disciplina…quindi smetto anche solo di parlarne, perché già questo mi infastidisce.
Invece l’addestramento “normale” di cani “normali” è stata a lungo la mia disciplina:  ed è ancora la disciplina di tanti seri professionisti ai quali non si può dare impunemente degli imbecilli solo perché qualche imbecille esiste.
Non è corretto, non è onesto, è – ripeto – diffamazione bella e buona: ma  soprattutto è inesatto ed è indice di profonda ignoranza della storia della cinofilia.
Mi dispiace, non possiedo testi antecedenti gli anni ’30: non so neppure se ne esistano, a dire il vero.
So, però, che il tipo di addestramento descritto in quella nota esiste solo nella fantasia di gente che, evidentemente, non ha messo piede su un campo di addestramento “tradizionale” (o, se ce l’ha messo, ha beccato proprio l’imbecille di turno e non è stato neppure capace di distinguere tra “normalità” e “anomalia”).

Inutile che vada avanti a spiegare cose che chiunque mastichi un minimo di cinofilia “vera” (e non “sentita dire” da qualcuno che magari ama sputare sul lavoro altrui solo perché spera di portargli via i clienti) dovrebbe sapere benissimo: per esempio che è ora di finirla con la menata del “collare a strangolo usato per impiccare i cani”, perchè E’ UNA BALLA STRATOSFERICA. Punto.
E’ inutile spiegare che l’addestramento cosiddetto “tradizionale” si basa sul condizionamento classico (e in tempi più recenti anche sul condizionamento operante),  esattamente come il metodo gentile, con la sola differenza che nel metodo “tradizionale” viene impiegato anche il “NO” (perché questo è il “folle maltrattamento” che si utilizza sui campi normali) quando il cane fa la cosa sbagliata, mentre i gentilisti preferiscono aspettare che il cane faccia la cosa giusta (anche se ci impiegasse un mese e mezzo a farla) per premiarlo quando finalmente l’ha fatta.
Entrambi i metodi tendono a condizionare il cane, entrambi i metodi tendono a far capire al cane che c’è una leadership da seguire, ovvero che l’uomo comanda e il cane deve obbedire. Poi possiamo fare disquisizioni a non finire sul “come” ci si arrivi, se solo col rinforzo positivo, con quello positivo e quello negativo, con la punizione positiva e così via.
Io ho sempre ritenuto – e continuo a ritenere – che il metodo “tradizionale” sia un metodo molto più vicino alla natura del cane… e alla “natura” in generale, visto che la natura NON è fatta di coccole e bocconcini: sento continuamente dire, dai gentilisti, cose come: “Ma voi credete davvero che il natura un capobranco punisca l’inferiore gerarchico perché non ha fatto un “resta?” … ma non capisco perché sembrino invece convinti che in natura un capobranco faccia CLICK a un inferiore gerarchico che ha fatto quello che gli veniva chiesto, premiandolo subito dopo con un bocconcino. Un po’ di coerenza mai, eh?
Ovviamente il natura non esistono esercizi e discipline sportive: ma esiste sicuramente il NO!
Ho avuto cani per cinquantacinque anni, ne ho allevati per venticinque… e non ho MAI visto una mamma cagna che aspettasse che il figlio “NON” le fregasse l’osso per premiarlo. Invece le ho sempre viste ringhiare e avventarsi contro di loro quando cercavano di fregarglielo:  sempre tutta scena, perché nessuna madre ha mai ferito un proprio figlio… ma  il cucciolo scappava via a trecento all’ora,  piangendo come se fosse stato scannato. Gli era stato detto un chiaro, esemplare NO. Che da parte umana si può dire anche in modo meno drammatico, ma che – per come la vedo io – si deve dire, se si vuole educare/addestrare il cane in modo “naturale”.
Il metodo gentile (inteso come metodo inglese, ovvero come METODO e non come semplice definizione di educazione/addestramento “fatto con gentilezza”, che non vuol dire un’emerita cippa) trovo invece che sia innaturale, né più e né meno del metodo del dottor Spock per l’educazione dei bambini,  che infatti ha prodotto una generazione di delinquenti.
Solo che il dottor Spock, dopo aver rovinato quella generazione,  è tornato sui suoi passi e si è rimangiato la sua teoria “gentilista”, perché una marea di genitori incazzati gli mandava a casa i verbali della polizia e lui non sapeva più cosa raccontargli.
Invece i gentilisti cinofili, escluso qualcuno,  non solo non tornano sui loro passi, ma ad ogni fallimento danno la colpa al cane o al suo proprietario, talora arrivando a suggerire l’eutanasia per il “cane killer inaddestrabile e ingestibile”.
E qualche cane ci ha lasciato davvero le penne, perché il suggerimento è stato seguito.
In altri casi, invece, il proprietario del cane ha telefonato alla valeriarossi di turno (non sempre a me, sia chiaro! Ma a qualcuno come me,  ovvero a qualche  “crudele macellaio tradizionalista”), che l’ha indirizzato verso un campo diverso…e il cane killer, guarda un po’,  si è trasformato miracolosamente in uno splendido compagno per la sua famiglia.
E questo SENZA essere mai stato impiccato né elettrificato, sia ben chiaro.
Semplicemente, gli è stato inculcato  il concetto che anche nel “branco umano” esistono gerarchie da rispettare e che ci sono cose che nella società umana non si possono fare (tipo mangiarsi il bambino che ha “invaso” il suo territorio).
Posso citare, tra i tanti, l’esempio di un beauceron di cui DUE gentiliste DUE avevano consigliato la soppressione perché si mostrava geloso e tendenzialmente aggressivo verso il nuovo bambino di casa.
Non faccio i nomi delle due aspiranti assassine (gentiliste, ribadisco, e pure molto note). ma posso fare quello di chi ha recuperato cane e famiglia: Paolo Villani, che spero nessuno prenda per un maltrattatore di cani.
Però è uno che, se c’è da dire un “no”, lo dice: e potete chiedere a lui, se volete, conferma di questa storia.

Il fatto che si scelga di dire  sempre e solo SI, o che si alternino SI e NO a seconda di come si comporta il cane, al di là dei termini tecnici, è L’UNICA VERA DIFFERENZA che esiste tra il metodo gentile e il cosiddetto metodo “tradizionale”.
E ognuno, ovviamente,  è liberissimo di scegliere il metodo che più gli aggrada (prendendosi anche la responsabilità di tutte le conseguenze, nel bene e nel male, perché il cane non è MAI responsabile dei fallimenti. Dei successi a volte sì, ma lasciamo pure all’educatore/addestratore la gioia di pensare che sia stato anche merito suo).
Tutto il resto è pura e semplice propaganda, e quando è fatta in un certo modo è propaganda scorretta, sleale e/o indice di profonda  ignoranza.

Ribadisco, perché ci tengo alla chiarezza: che esistano ALCUNI macellai che addestrano cani, è un dato di fatto. Ma quelli non seguono alcun “metodo”, perché non esiste alcun  “metodo” al mondo basato sulla violenza.
Quelli che ne fanno uso sono soltanto degli imbecilli criminali, che devono assolutamente sparire dalla cinofilia: ma che non devono e NON POSSONO essere paragonati a “tutti” quelli che addestrano cani senza usare il metodo inglese.
“Imbecilli”, peraltro, è  la stessa definizione che io attribuisco anche a quelli che tengono il cane in gabbia vita natural durante “perché così poi va più forte in agility”; o a quelli che allevano cani impilati nei kennel, manco fossero galline da allevamento intensivo;  ma anche a quelli che pensano che al cucciolo che ha sporcato in casa si debba strofinare il muso nella pipì.
Magari non sono tutti criminali (anche perché, se così fosse, il 60% degli italiani finirebbe nella mia galera virtuale): ma imbecilli sì, perché è arcinoto che la madre dei suddetti è sempre incinta.
E’ un vero peccato, però, che tanto spesso partorisca anche persone che, in buona fede, fanno danni indicibili alla cinofilia spargendo in giro quello che secondo loro è  Il Verbo, mentre in realtà – e mi si passi l’espressione, ma quando ce vo’ ce vo’ – è un inaccettabile cumulo di puttanate misto a leggende metropolitane… e in alcuni casi,  forse (ci metto sempre un FORSE perché continuo ad illudermi che la cinofilia sia un po’ meno sporca di quanto a volte possa sembrare) allo sfrenato desiderio di levarsi di torno la concorrenza.
Ancora una volta mi auguro che non sia questo il caso.
Ma se non lo è, e se davvero l’autrice della nota è in buona fede, le posso solo consigliare di informarsi prima di parlare.
Perché non sa quello che sta dicendo.

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139 Commenti

  1. Una quindicina di km in altura con la vecchia bacucca e l’australiana, tra rododendri in fiore, marmotte, capre molto socievoli, mandrie all’alpeggio e cavalli 😉

  2. MI PIACE…. DOPO AVER PASSATO VARI ANNI CON GENTILISTI E NON, POSSO SOLO ESSERE PIENAMENTE D’ACCORDO E CONDIVIDERE TUTTO, QUANTO SOPRA SCRITTO

  3. E’ UN ONORE PER ME AVER LETTO…TANTA CULTURA! UNO DEI PRIMI LIBRI DI CINOFILIA CHE HO LETTO E RILETTO ERA PROPRIO DI VALERIA ROSSI!GRAZIE..IL RESTO NON CONTA!

  4. Come non concordare con te? Concordo in pieno, ma posso dirti che ora, nel 2011, in veneto in un corso per educatori cinofili RICONOSCIUTO, l’insegnate sostiene che il seduto si insegna giusto tirando(tanto eh?) il cane con il collare a strozzo…senza manco poi un bocconcino altrimenti è ricatto e che ripete la cosa all’infinito e che non è un bel vedere….ripeto, insegnate di corso riconosciuto per educatori cinofili.

  5. Ehhh… che dire? Amen!
    Mi sa che il problema è che i gentilisti incompetenti fanno danni meno palesi (anche se non meno devastanti) dei “macellai”, che vengono peraltro sempre inquadrati come “tradizionalisti” e che “fanno scoop”, perché il giornalismo ci insegna che la violenza attira sempre l’attenzione della gente. Quel testo fa accapponare la pelle sotto vari profili. E tra l’altro la profonda ignoranza di ciò di cui sta parlando salta all’occhio anche dal fatto che continua a chiamare “rinforzo negativo” quello che è una “punizione positiva”… classico errore di chi vuol fare il gentilista ma non ha capito un tubo della teoria dell’apprendimento attraverso il condizionamento operante. Sembra che oggi tutti i miei commenti finiscano con il concetto che se uno scrive cazzate si sputtana da solo…

  6. Pardon. In una riga parla anche di rinforzo negativo in maniera corretta… allora si vede che ha solo una gran confusione in testa…

  7. bellissimo il passaggio del click, lo dico sempre…il clicker funziona eh, e per certe cose uso anche quello, però in effetti, non è che mamam cagna insegna col clik, insegna mostrando prima di tutto i comportamenti e lo stile lei, e caziando quando fanno cose che non devono fare.
    a parte che insegnare il seduto tirando un po’ il guinzaglio e spingendo sul sedere del cane (che ovviamente ha la coda in mezzo alle gambe e si divincola ma alla fine lo fa sennò non se ne esce più…) io l’ho visto ancora fare non molto fa… Ma penso che le vie di mezzo siano le migliori, e che non ci si deve affiliare in toto a nessuna filosofia precostruita ma prendere spunto da tutti un po’ qua un po’ là le cose di buono che si vedono.e tanta esperienza sul campo soprttutto. si possono spappolare i cosidetti ad un cane e renderlo apatico e svogliato usando solo metodi gentili come avere cani felici ed equlibrati quando a volte il “NO” può essere anche una pedata o un buffetto (senza ammazzarlo ovviamente, solo simbolica diciamo) al momento giusto, vedi l’osso e la mamma col cucciolo… del resto appunto loro imparano anche e soprattutto così certe regole…
    hai voglia a insegnargli l’indifferenza ai gatti col metodo gentile e il rinforzo positivo? sai sotto quanti tir finirebbe o quanti ne sbranerebbe prima di riuscirci?perchè mentre ci lavori da mesi ma non ci sei ancora arrivato, poi vai al parco e te ne sbuca uno… ovvio che però, non è che il cazziatone debba essere la routine, ma a volte ci vuole anche quello, come con i figli appunto!e soprattutto, la superlode quando desiste e l’alternativa divertente subito dopo…garantisco che funziona e non mi pare di avere cani terrorizzati o fobici…

    • infatti a me anni fa quando portai la mia pitbulla a fare un corso “gentilista” (allora credevo molto in quel tipo di addestramento, che è ottimo x certe cose e soprattutto mi ha permesso da neofiuta di insegnare al cane da sola il 90% delle cose che ha appreso in fretta e facendola divertire: il clicker ha di buono che lo può provare chiunque con il proprio cane dopo aver comprati un libro sull’argomento senza rischiare di danneggiare il cane, ma talvolta non basta il libro e non basta il campo gentilista in cui il mio cane ha appreso ben poco di nuovo rispetto a ciò che le avevo insegnato e che non mi ha aiutata a risolvere i problemi x cui la portai li nonostante sia stata anche rimpallata da una comportamentalista…) e spiegai che il cane sapeva già fare gli esercizi di base ma se si agitava tirava al guinzaglio, non le piacevano gli estranei e ricorreva i gatti, mi dissero sibito che “l’unico modo x levarle il vizio di ricorrere i gartti era il collare elettrico e loro non lo usavano” (quindi in pratica mi consigliarono di tenerla legata se temevo ci fossero gatti e quando temevo ce ne fossero cominciai a dover usare la capezza nonostante le piagasse il naso perchè sennò mi trascinava, x fortuna dove abito di gatti quasi non se ne vedono ma andare in visita ai miei è un incubo visto che hanno una colonia felina davanti alla porta), e purtroppo anche x il tirare al guinzaglio e la diffidenza con le persone mi aiutarono ben poco (farle fare interminabili PIEDE da libera in un campo usando i bocconi aiuta poco se il cane di notte in cvittà non tira e tira invece se c’è gente e cani in giro, e le prove di sessioni in cui estranei le tiravano bocconi non facevano nulla, mi è servito molto + anni dopo metterle il guinzaglio e darle una tirata dicendo NO quando intimidiva l’ospite con lo sguardo, chiaramente dicendo all’ospite come comportarsi)…
      Se io x qualche motivo dovessi andare a vivere in una casa davanti a cui bazzicano gatti e cercassi di affidarmi all’addestramento gentile mi sa che alla fine o mi verrebbe un esaurimento nervoso o cambierei casa oppure mi consiglierebbero di dar via il cane (cosa che non farei MAI) e se per caso dovessi fidanzarmi con uno che ha un gatto? mi verrebbe detto di dar via o sopprimere il cane o il gatto?

      Trovo stupido ew assurdo che così tanta gente metta i propri preconcetti davanti alla salute dei cani: esistono 100 modi x addestrare un cane ad ogni comando e x ogni situazione/problema, e la cosa + sensata è partire sempre dai mezzi + dolci e/o su cui uno si sente + ferrato (con questo intendo usare come prima scelta un metodo con cui l’addestratorte abbia molta dimestichezza e che risulti semplice x il proprietario e in linea con i suoi principi e il suo carattere) x poi adattarsi e adattare il metodo a seconda di come risponde il cane e di che cane è (ad es sarebbe stupido insistere con i bocconcini in un cane non motivato dal cibo). Il problema gatti non l’ho ancora risolto anche perchè dove abito non se ne vedono e affrontarne 10 2 volte l’anno non mi pemette di lavorarci, ma con i piccioni da quando ho abbandonato l’idea di usare solo premi e resistenza passiva e tecniche di distrazione ho ottenuto risultati magnifici in poco tempo (e usando un banale NO secco seguito in caso di perseveranza da una tiratina di guinzaglio, tiratina che evita che il cane cerchi di strangolarsi x prendere i piccioni o peggio li prenda creando il panico fra la gente che una volta chiamò pure i vigili, e parlo di cane al guinzaglio..), peccato averci messo 6 anni x capirlo…

  8. io penso che la differenza fondamentale tra il metodo tedesco e quello inglese è che il primo tende a lavorare soprattutto sul rapporto, vede la gerarchia come punto cardine e mira a creare situazioni in cui il cane obbedisce per compiacere il suo capo. Il secondo tende a lavorare sull’apprendimento: il cane non obbedisce a un superiore ma agisce per avere un vantaggio in termini di cibo, o attività piacevoli. Il dobschneiler resta fermo fino al cenno del capo cosi’ come il lupacchiotto resta a distanza dalla mamma che mangia l’osso. Il gordie resta fermo cosi’ come il lupastro ha imparato che se si muove il capriolo scappa.
    Il clicker funziona meglio del “bravo” non tanto perché ha un suono piu’ chiaro, perché si sente meglio, o perché si fa prima a schiacciare un pulsante che a parlare, ma perché nella mente è scollegato dall’uomo….è una “cosa che succede” e che quando succede arriva un premio. E l’insegnamento funziona quando il cane si rende conto che “è lui” con il suo comportamento a poter far scattare il click. Non è “il capo” che con il suo giudizio decide.

    La distinzione che vorrebbe il metodo inglese come metodo che utilizza prevalentemente premi e quello tedesco come quello che utilizza prevalemtemente punizioni (secondo i gentilisti) o premi *e* punizioni (secondo i tradizionalisti) è una strumentalizzazione per tirare acqua al proprio mulino.
    Nella realtà poi le due scuole hanno finito per influenzarsi… a volte perché strategie di buonsenso vincenti sono state adottate da entrambe, ma a volte perché c’è confusione tra gli stessi istruttori.
    Per esempio c’è chi utilizza il clicker come un normale “bravo” cosi’ come c’è chi trorva la soluzione strategica che “no” è un normale comando e quindi è lecito un NOOOOOOO a 130 decibel con espressione da Att’la il flagell’d’Iddio su una zona per poi cliccare sul cane mezzo infartato e premiarlo con mezzo chilo di fegato. Ci sono tanti addestratori che si autodefiniscono gentilisti che in realtà lavorano con modi molto tradizionali… a volte lo fanno per marketing (perché spaventati dal terrorismo mediatico oggi tutti cercano campi dove non si picchiano i cani e si lavori sul premio)… un po’ perché ci credono loro stessi: “dal momento che “sopprattutto” premio e non “sgrido” quasi mai sono per il metodo gentile e di conseguenza parlo male dei fantomatici tradizionalisti che a volte si trovano sui campi di UD (che in realtà lavorano come me), non dei veri gentilisti (che in realtà lavorano diversamente da me) Il clicker? No… per come lavoro io, per quello che facciamo qui non mi serve. Lo usano solo in ubbidiens. (Questa è esperienza diretta eh… quello che è capitato a me:))

    • Al solito, bravo Denis!
      Ci si dimentica sempre di quelli che leggono bene i cani, che sono quelli che le punizioni non hanno bisogno di darle, anche se sono seguaci del metodo tedesco: che poi e’ quello che fa la differenza, gli altri si arabattono (io faccio parte della seconda categoria)

  9. La nota a cui ti riferisci l’ho commentata. Mi sono limitata a fare chiarezza nel pressapochismo e nell’ignoranza dei termini “tecnici”, usati dall’autrice in maniera errata, sulle forze che regolano i meccanismi di apprendimento nel cane e le risposte conseguenti. Il resto avrebbe richiesto troppa fatica e troppo tempo, cosa che ormai, dopo estenuanti “battaglie” epistolari, non ho più! Ti ringrazio Valeria per la forza e la voglia che ancora hai di mantenere il mondo cinofilo al di qua dei “confini della realtà”

  10. P.S. credo che tutta questa confusione sui “fondamentali” dei vari metodi sia data alla non esistenza di un “vangelo scritto” che li codifichi ufficialmente e dall’interpretazione personale (tramandata dai vari edu-istr-addestratori durante il tempo e durante la naturale evoluzione dei tempi) dei concetti pilastro dei vari metodi, molto spesso stravolgendoli e inquinandoli secondo i gusti personali! Almeno per le razze esiste lo standard! Perchè non creare uno “standard” dei vari metodi? Si eviterebbeo confusioni e fuorvianze strategiche acchiappa-allocchi! A proposito, occhio che adesso l’educazione gentile non è più abbastanza gentile e si sta raffinando(secondo i gusti personali di alcuni educatori iperbuonisti)attraverso una deriva che porterà il proprietario medio a lasciare le chiavi di casa al cane!

  11. Hai perfettamente ragione, ma purtroppo esistono persone che si spacciano per addestratori/educatori che per far fare terra al cane lo strattonano, tenendole il moschettone del collare a strozzo schiacciato per terra con il piede. Persone che se il cane è aggressivo con gli altri cani lo tirano con il collare astrozzo fino a strozzarlo. Persone che se il cane non sta fermo lo prendono a calci nei reni, e se vuoi posso continuare. Non ti parlo per sentito dire ma purtroppo ci sono capitata io con il mio Rottweiler di 6 mesi a cui volevo insegnare ad andare al guinzagio senza tirare. Risultato: sono scappata appena mi sono resa conto della situazione e per fortuna ho trovato una educatrice che non usa nessun metodo particolare, e che mi ha aiutato a recuperare il rapporto con il mio cagnone. Perchè non si fa qualcosa contro questi pseudo addestratori/educatori? Non si può creare una sorta di banca dati anche anonima dove chi ha avuto esperienze del mio tipo possa indicare i nomi ee evitare che altre persone restino fregate?

    • @Roxi: banca dati anche anonima? LOL… scusa, ma sei di un’ingenuità disarmante! Hai presente quante denunce anonime fioccherebbero contro l’addestratore che lavora nel campo vicino al tuo e che ti rompe le palle perché ti porta via i clienti? 🙂
      Ale’ , scriviamo (tanto siamo anonimi!) che è un massacratore di cani, che li prende a pedate nei denti, che gli morde la coda: così lo sputtaniamo e la gente viene al nostro campetto tanto gentiiiiiiiiiiiiiile!

      • Non mi ritengo assolutamente ingenua, anzi!!Visto che funziona in altri settori mi era venuta in mente si potesse fare anche in questo qui, ovviamente l’anonimato non era inteso come hai detto tu, che chiunque può scivere male di chi vuole, che poi è quello che sostanzialmente succede senza banca dati…..Se vai al campo X parlano male di Y, se vai da Y parlano male di W e così via. Da quando ho cominciato a frequentare questo ambiente mi sono resa conto che di seri ne esistono veramente pochi, per mia fortuna io una maestra seria l’ho trovata e come ho detto sono riuscita a recuperare il rapporto con il mio cane che per me è la cosa più importante, al di là di tutto.

        • @Roxi: sai cosa piacerebbe TANTO a me? Che gli sputtanatori di professione, anziché scrivere note e noterelle, denunciassero per maltrattamento (visto che è lecito e legale) i maltrattatori di cani. E non in modo anonimo, non su un sito, ma alle forze dell’ordine. Allora sì che comincerei a pensare che gli interessi il benessere dei cani.

          • E allora fate sapere a tutti come si fa a denunciare.
            Cmq non sono uno sputtanatore di professione e mi spiace di essere stata fraintesa, quello che ho detto l’ho detto proprio per il benessere dei cani e perchè nessuno mi ha saputo dire come denunciare il vecchio campo di cui parlavo

          • @Roxi: oddio, Roxi, ma mica parlavo di te!!! Madddaiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!! Gli sputtanatori professionisti non sono certo quelli che discutono su un forum o su FB… sono quelli che sparano immancabilmente su Tizio, Caio e Sempronio, a volte con nomi e cognomi (MAI per iscritto, ovviamente, eh!), dicendone di ogni colore…ma le stesse cose, ai carabinieri, non le direbbero mai. La scusa classica è che “temono ritorsioni”… ma questo è esattamente il modo con cui la mafia è riuscita a diventare quello che è diventata. E comunque, se hai paura (lecito), stai zitto: non parli alle spalle.

            Come si fa a denunciare? Si alza il telefono, si chiamano i carabinieri, o la polizia, o la guardia di finanza, o anche la forestale (sono tutti abilitati a intervenire in casi di maltrattamento) e si dice: “In quel posto lì – via, indirizzo ecc. – si torturano i cani per addestrarli”.
            Si dà nome e cognome, si forniscono le prove se richieste (presumo che basti e avanzi un video fatto col telefonino) …e stop. Il resto lo fanno loro.
            Non è così difficile, se davvero si vuole il bene dei cani.

    • Questa della banca dati sarebbe una bellissima idea…peccato però che la tendenza di molti a voler tirare acqua al proprio mulino con mezzi fraudolenti potrebbe farla in breve degenerare facendo fioccare denunce prive di fondamento…e questa cosa fa veramente schifo…

      Sarebbe una bella idea se le persone avessero realmente + a cuore il benessere dei cani di quello dei loro portafoglki o almeno se non fossero spesso tendenzialmente menzognere e malvage…

      Dovremmo imparare di + dai nostri pelosi: loro quando sono aggressivi con un altro cane lo sono palesemente, non fanno sotterfugi, non mentono (o almeno non come facciamo noi), non difamano gli altri cani..
      Invece + mi informo sui vari metodi di addestramento + vedo che il disaccordo genera lotte non solo dovute a fanatismo o caparbietà ma spesso a veri e propri piani x diffamare la concorrenza agli occhi dei + sprovveduti facendo in primis credere che esista UN METODO derivato da UNA TEORIA accreditata dai FATTI che è l’UNICA che VALE e che tutte le altre teorie e metodi siano scempiaggini o roba “superata da decenni” (mi sono sentita perfino dire che “i cani si sa da nuovi studi che non sono affatto gerarchici” e chi dice il contrario “si basa su studi vecchi fatti su lupi stressati in cattività”, quando io vedo la gerarchia fra il mio cane e sua sorella ogni volta che si sistemano sul divano..), quando invece vi sono infiniti metodo dovuti ad infinite interpretazioni di dati e fatti e spesso non si può sapere a priori quale sia l’approccio migliore x quel problema di quel particolare cane con quel padrone e quella situazione.

  12. denis, quando lavoro in agility con gaia,e il clicker lo tiene in mano l’istruttore per premiare l’istante esatto di quando fa bene, lei guarda in faccia me poi in faccia lui (e non il clicker, in faccia ti dico) e aspetta che clicki. lo sa, eccome che lo sa che il clicker è azionato dall’uomo e perchè…ma vabbè, con lei fin da piccola ho lavorato molto sull’apertura mentale, sulla sua integrazione nel mondo, lei dove la metti sta ed è a suo agio ovuqnue, lavora con tutti e non ha problemi con nulla, si mangia i giochini di ativazione mentale ecc…è molto attenta alle espresioni e cerca sempre lo sguardo della gente, però la sua pedata perchè ha rincorso il gatto per starda sel’è presa anche lei…quando era ora.
    ripeto non voglio vedere vangeli, non può esistere la verità in tasca su un argomento così complicato.io ripeto che alla fine ci vuole esperienza, conoscenza di come funziona la mente del cane e della sua comunicazione, e tanto rapporto con loro. i miei cuccioli a 2 mesi, si siedono e guardano in faccia tutti per capire cosa passa loro per la testa, altri cani cresciuti da chi non ne ha un’idea sembrano autistiche palle impazzite che si trascinano dietro un imbecille al guinzaglio… perchè se sai come ragiona il cane sai anche come interagire con lui, come fargli apprendere le cose e come comunicare con lui o capire cosa ti sta comunicando o comuqnue, cosa sta macchinando nella sua testolina.
    mi piace poco sentir parlare di condizionamento, preferisco parlare di apprendimento, perchè il cane non è scemo… ha una mente e la usa. e spesso se non la usa o non la usa bene è perchè quando comincia ad usarla o a cercare intesa con l’umano, non è corrisposto. ad iniziare dal cercare un intesa con lo sguardo che se lo fa già un cucciolo di 2 mesi (ma anche prima), si vede proprio che è una cosa istintiva che poi si perde se non rinforzata o se diventa inutile perchè il proprietario non ricambia,e non una cosa che si insegna. è un mondo difficile…

    • Perdonami…..hai scritto male o intendevi dire proprio questo: ” lei guarda in faccia me poi in faccia lui (e non il clicker, in faccia ti dico) e aspetta che clicki.”
      Cioè il cane vi guarda in faccia e poi ASPETTA il click???

      • si,perchè sa che il click è la conferma che ha fatto/sta facendo bene, sa che deve arrivare quindi guarda in faccia come dire allora? clicki o no?magari mentre sta facendo un resta…che sa che prima o poi arriva, io torno e premio.

        • ma anche per altre cose per dire lo fa, se lavoro in shaping, fa qualcosa, si ferma un attimo e mi guarda come dire, andava bene? no perchè non hai clickato vabbè vediamo di tentare altro…veramente è fortissima gaia, fa morire,e ha delle espresioni fantastiche. non so se sia genetica o il emtodo con cui è scresciuta ma riscuote successi ovunque non solo eprchè è bella ma per come sa stare in tutte le situazioni e percome si comporta.per inciso è cresciuta facendo il corso al siua dove usano il metodo cognitivo zooantropologico,ovvero, arricchire e far usare la mente al cane e fargli apprendere tramite la relazione sapendo appunto come funziona la mente del cane, ma soprattutto dargli competenze su come stare nelle situazino, al mondo un po’ ovunque e come relazionarsi con conspecifici ed eterospecifici anceh da solo non per forza dovendo dare continui comandi e tenendoli sotto controllo, perhcè la mente del cane è in grado dia rrivare capire da sola senz aodver sepre dire sitz spatz e cose similiepr gestirli anche se ovviamente a volte si usano anche comandi e segnali di controllo.poi vabbè la pedata quando rincorre il gatto “non è molto cognitiva zooantropologica”, ma appunto io non prendo mai tutto al 100% ci metto anche del mio… visto che funziona e visto che non voglio che mi finisca sotto un tir perchè ancora non ha imparato a ignorare i gatti per starda usando il clicker…

          • Guarda, la pedata per esere cognitiva è cognitivissima. Non è per niente zooantropologica, ma….ti sei già spiegato benone quando dici”ma appunto io non prendo mai tutto al 100% ci metto anche del mio”
            Ecco, appunto.
            Io fossi in te, cambierei anche istruttore, perchè se tiene lui il clicker, se clicka dopo che il cane lo ha chiesto, se dice PURE di essere CZ, non ha capito un accidenti di niente.

          • no anto dove vado a fare agility non centra niente col discorso del metodo cognitivo, io sono educatore cinofilo siua coni-csen e la mia cagnolina è cresciuta facendo il corso educatori con me. l’agilty è un’altra cosa…ma i miei cani mi ascoltavano ed erano gestibili anche prima perchè in fondo penso che un po’ uno ci nasca anche…ma di certo il corso mi ha dato tante altre conoscenze
            si clicka ilr esta in tempio non semrpe uguali proprio perchè faccia il resta fatto bene e non contando i secondi dopo i quali arriva il click non so se mi spiego.ma lei che è avanti una cifra o sa benissimo che deve arrivare quindi guarda lui che ha il clicker perchè se lo aspetta da un momento all’altro. non so se sono risucita a spiegarmi…

    • @lupi: hai riportato un perfetto esempio di un clicker usato esattamente come un *tradizionalista* usa il “bravo*. Questo non significa che non funzioni… solo che per fare questo non c’è bisogno del clicker. Potresti anche fargli un applauso… l’importante è che il cane capisca. E se ti trovi bene, continua pure cosi’. Per quanto ti conosco e sentendo i tuoi racconti di come vivi il rapporto con i tuoi cani, del resto, non mi stupisce che siano cani orientati al rapporto col conduttore e cerchino l’approvazione umana…. se dovessi però perfezionare qualche cosa che richiede piu’ iniziativa, col cane cosi’ dipendente dall’approvazione umana avresti piu’ problemi e l’abitudine al clicker usato in modo “impersonale” sarebbe un aiuto che usando il clicker in quel modo “imho” ti sei bruciata; imho… non voglio addentrarmi in un discorso troppo tecnico ognuno con i propri cani fa quello che crede.

  13. @Roxi. In un ambiente in cui invidie, rivalità e gelosie la fanno da padrone, io eviterei un clima da “caccia alle streghe”perchè le conseguenze sarebbero devastanti da tutti i punti di vista. L’unica strada percorribile io credo che sia quella che qui si sta perseguendo: cercare di diffondere buona informazione per creare buona cultura cinofila.
    D’altronde è innegabile che esistano deficienti e delinquenti nascosti sotto le più svariate etichette. Lo “psaicologicol” delinquente messicano ha fatto seguaci a manbassa anche, anzi, oserei dire SOPRATTUTTO tra quelli che si definiscono “gentili” (ma che non conoscono i fondamentali di nessun metodo e quindi non hanno metodo). Io stessa ho in pc video di sessioni di “””””socializzazione””””” intrapecifica allucinanti: strattonate con strangolo, ginocchiate ai fianchi e anche calcetti nelle reni (vi ricorda qualcuno?) girati su un campo che da vent’anni dice di usare metodi gentili.
    Certe prassi, purtroppo è vero, Valeria, che sono molto più diffuse di quanto si creda. Ahinoi.

    • Non volevo fare la caccia alle streghe, volevo solo che le persone che, come me, non sono nell’mbiente della cinofilia, ma adorano i cani non possano finire nelle mani di incopetenti. Io per fortuna ho recuperato il rapporto con il mio cane. Cmq hai ragione, finchè vengono osannate persone come “il sussurratore messicano” c’è poco da dire…..

      • è un mondo difficile, prendereuna cantonata alla prima esperienza è molto facile…poi entrandoci dentro te ne fai un’idea ma al primo cane prima esperienza coneducatori scuole ecc… AUGURI!

  14. @ lupi: Allora sei tu che non hai capito un accidenti. Tu non lavori nè in shaping nè in modelling, lavori a raglio e basta, da quel che stai dicendo. Mi stupisce moltissimo che adesso la SIUA distribuisca i suoi diplomi così.Secondo me tu hai frequentato solo il primo livello, quindi non sei educatore, nè siua nè csen. Da quel che scrivi fatico veramente a crederlo che tu sia davvero diplomata. Se per caso fosse vero prenderei seriamente in considerazione la possibilità di non rinnovare la mia iscrizione all’Albo dei Referee.

    • a parte che non sono referee se è per questo,ma solo diplomata… terzo livello se vuoi ti faccio vedere l’attestato…
      non sono io a lavorare il resta in quel modo ma faccio quello che mi dicono al campo di agility dove pagole lezioni e vedo come ALLIEVA quindi anche se non sono semrpe daccordo seguo quel che mi dicono twnto non fa nessun danno… fidati.
      A CASA MIA invece quando insegno altre cose lavoro in shaping sul erio.esempio? apriamo il cassetto.
      laccetto attaccato alla maniglia del cassetto,e cane davanti,io col clicker in mano quindi il cane sa che deve fare qualcosa…
      ci opensa un po’ guarda il cassetto click premio…qualche volta così poi così non basta più, tocca il laccetto col naso click premio…qualche volta così poi così non basta più prende il laccetto in bocca, click premio, qualche volta così poi così non basta più tira il laccetto click premio.qualche volta così poi metto via il clicker, nel cassetto metto un bocconcino e lo chiudo.
      Gaia si apre il casetto (dopo aver atteso il mio sengale di inizio) per prendersi il premio.dopo un po’ di ripetizioni nserisco il comando “apri”
      ti va bene lo shaping così?puoi mica moderare i toni per favore che io non ho offeso nessuno? possibile che non si possa parlare senza che qualcuno ti/si offenda faccia la punta ai chiodi pensi di essere meglio di te e tio giudichi.
      scusa se te plo dico eh, ma mi ono rotta proprio i maroni… è ben vero eh, che a nessuno sta a cuore il cane a tutti pensao ai proprii interessi.
      che schifo!

      • PS il clicker non mipiace granchè perchè lo trovo impersonmale, preferisco “il modeling” che uso molto più spesso moa trovo che faccia bene al cane aper usare un po’ tutti i metodi, sia inventare di testa sua che seguire le indicazioni del modeling… ad esempio però, per insegnare a premere lo stantuffo da una parte in un tubo con lo stantuffo e il bocconcino alla fine dall’altra parte, prima ho fatto tot sessioni in cui le toccava lo stantuffo tolto dal tubo col naso e io clickavo appena lo faceva e la premiavo, poi l’ho rimesso nel tubo e ho messo il premio, così le ho facilitato la starda della soluzione…

        • TI CITO
          “PS il clicker non mipiace granchè perchè lo trovo impersonmale, preferisco “il modeling””
          !?!?!?!?!?
          Ma con quale piena sei scesa??????
          vabbeh, ho capito il tuo livello e…..darti altra importanza è un delitto.

    • OHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!! Vi date ‘na calmata, bimbe? 🙂
      E meno male che stavamo cercando di dire che non dovremmo prenderci per i capelli tra noi, ma semmai unirci contro i veri imbecilli che popolano il mondo cinofilo…
      “Lavori a raglio” , comunque, è un’espressione che mi ha fatto schiantare dal ridere…
      Sentite, maaaaaaa… che il cane sappia benissimo che siamo noi ad azionare il clicker mi sembra cosa assolutamente scontata: e credo fosse solo questo che intendeva dire Lupi, NON che il suo istruttore clicca dopo mezz’ora dall’esecuzione corretta! 🙂
      Per il resto, mi volete spiegare cosa caspita gliene frega al cane se avete fatto il corso SIUA, SNEC, SGNEPS o KMER figlio di PDOR?!?
      I corsi sono sicuramente utili, per carità… ma dovrebbero essere un corollario a quanto si impara sul campo, muso a muso con i cani, dando anche delle “musate” contro difficoltà che nessun corso al mondo potrà mai spiegare, perché sono 1989829818118018 e sono diverse da cane a cane. Se uno ha fatto “il primo livello” di un corso, ma magari ha lavorato centodue cani, credo che abbia ancora qualcosa da insegnare a quello che fatto trentadue livelli e millemila stage, ma di cani ha lavorato il suo (se va bene).
      Altrimenti io non potrei neanche aprir bocca, perché di corsi ne ho fatti ZERO. Ai “miei” tempi non esistevano!

      • Che il cane sia ben conscio che il click parte da noi è scontato, d’accordo. Ma il clicker è uno strumento qualsiasi e come tale può essere usato bene o male. In alcuni casi, per esempio per insegnare un comportamento complesso composto da più sequenze di azione, è utilissimo. In generale il pregio del clicker (il difetto è a mio parere quello di essere molto impersonale) è proprio la possibilità di fissare un una frazione di seccondo l’azione esatta (a volte anche solo il pensiero di fare qualcosa). E’ dunque assolutamente ovvio che l’unica difficoltà (per l’umano, ed è una difficoltà non da poco) è quella di saper agire sul clicker con una ESTREMA precisione di tempstica, perchè nel momento in cui clicko, sto dicendo al cane che l’azione giusta è quella. Va da sè che se io lascio al cane il tempo per guardarmi (i cani sono rapidissssssssssimi!!!) prima di clickare, gli confermo l’azione che stava facendo nell’istante del click, CIOE’ GUARDARMI. Questo significa che se voglio da lui un’altra azione, per esempio tirare un cordino, sbagliando la tempistica GLI METTO SOLO UNA GRAN CONFUSIONE IN TESTA (oltre al fatto di ottenere un cane con lo sguardo permanentemente su di me)
        Il clicker viene molto utilizzato in shaping (in inglese significa immaginando), altrimenti detto “per cattura” (la tecnica utilizzata dalla clickerista più famosa d’Italia): il cane sa che mi aspetto qualcosa da lui, ma non sa cosa e io non gli fornisco nessuna indicazione: a costo di aspettare mezza giornata, lascierò che lui proponga dei comportamenti finchè non farà quello che io voglio da lui. E’ovvio che con questa tecnica il tempismo nella conferma E’ FONDAMENTALE. Visto lo sforzo cognitivo ed emotivo richiesto al cane da questa tecnica, se non sai essere estremamente preciso (nanosecondi) sui tempi, lo mandi in confusione e frustrazione.
        Modelling (in inglese “calco, fare da modello”) al cane si forniscono indicazioni e ad esecuzione corretta si conferma col click; anche qui è necessario il tempismo, ma il cane viene aiutato.
        il “click” è solo un altro modo (potenzialmente molto più tempista) per dire “bravo! hai fatto la cosa giusta”. Può aiutare il cane se lo usi bene, metterlo in seria difficoltà se non sai usarlo. Ci sono alcuni trucchetti per imparare ad usarlo bene, a cui deve seguire tanto tanto esercizio prima di sperimentarlo col cane.

        • Il clicker straabusato e di cui si parla tantissimo e a mio parere a sproposito, è solo uno strumento di precisione. Come un bisturi o un raggio laser. Se lo sai usare bene è prezioso, altrimenti fai danni.
          Non causa dolore fisico, ma non è detto che un cane condizionato (in questo caso lo dico) a guardarti continuamente (per poi prenderlo a pedate quando caccia un gatto) sia un cane cognitivamente aperto e rilassato.

        • vedi che abbiamo detto le stesse cose?
          il clicker è impersonale e anche a me piace poco per questo, come hai detto anche tu.
          al campo di agility viene usato come un “bravo” quindi si clicka sulla zona, in entrata uscita di slalom o sul resta appunto, al posto di dire bravo. io farei a meno, basterebbe il bravo (e poi vado a premiare), ma non decido io e problemi non mi da quindi mi adeguo.
          il modeling sarebbe dare indicazioni al cane col nostro corpo o dando suggerimenti con altri mezzi per far arrivare il cane a far ciò che vorremmo, anche partendo da cose che sa già fare e modificandole un po’ e premiando (con click o BRAVO) quando lo fa bene, io preferisco il bravo, che cel’hai sempre dietro con te e ha maggior valore in quanto rinforzo sociale.e se la cosa è difficile il bravo in quel caso è MOLTO piè enfatico, il clicker invece è appunto impersonale.
          quando lavoro IO col clicker, le poche volte che lo uso è in shaping e direi che l’esempio del cassetto calza a pennello.e come dicevo il click serve a fotografare l’esatto momento. ho anche detto che se il cane mi guarda dopo che ha tentato perchè spera vada bene e vuol vedere cosa penso (intanto spera nel click) io comuqnue non lo clicko, aspetto a clickare quando fa quello che voglio e nel momento giusto, arrivando per approssimazioni successive all’obbiettivo finale.
          il mio cane non è che vive guardandomi, mi guarda quando lavoriamo perchè c’è un dialogo, un’intesa… altrimenti no, o comunque come fanno tutti i cani, ogni tanto butta l’occhio per vedere dove sono quando siamo in passeggiata mentre si fa gli affari suoi, o semmai mi guarda quando ci sono cose particolari, nuove, problematiche ecc…come fanno tanti cani (solo che nessuno ci fa caso). e dire che è bene, che si affida a me… che mi tiene in conto quando succede qualcosa, o no?ma non vive guardandomi perennemente.è solo che molti proprietari, i loro cani manco li guardano in faccia perchè tanto non servirebbe e non essendo servito hanno smesso di farlo, perchè i proprietari non ne hanno un’idea e il cane praticamente poi no lo fa pià tanto non ha riscontro. ma questo non significa che il cane mi stia sempe a guardare… in quel caso parlavamo di lavoro (agility sessioni di shaping che siano), del fatto che aspetta un segnale, che succeda qualcosa, mi pare ovvio, che mi guardi, anzi quando non mi guarda mi preoccupo, si vede che ha la testa altrove e non è propriamente interessato a fare quello che stiamo facendo… o no?
          quidi ho dimostrato che sei solo una attaccabrighe e basta… e davvero ora basta.

          • Per la verità sei TU, ORA che hai aggiustato il tiro e ORA dici quel che ho detto io.
            Peccato che tu PRIMA abbia detto tutt’altro (e per esserne certa ti ho anche chiesto conferma)
            Alla mia domanda: “Cioè il cane vi guarda in faccia e poi ASPETTA il click???”
            TU hai risposto: “si,perchè sa che il click è la conferma che ha fatto/sta facendo bene, sa che deve arrivare quindi guarda in faccia come dire allora? clicki o no?magari mentre sta facendo un resta…che sa che prima o poi arriva, io torno e premio.”
            E non contenta hai rincarato con questa gustosa chicca:”PS il clicker non mipiace granchè perchè lo trovo impersonmale, preferisco “il modeling” Traduzione: il modelling è alternativo al clicker. MA QUANDO MAI!?!
            Ora correggi il tiro e ti smentisci da sola, ma chi ha letto e sa di cosa si stava parlando, ha notato molto bene. :DDD

          • perchè per me il modeling non si fa col clicker che non ha senso, non mi piace il clickler quindi lo uso solo se appunto devo fotografareconprecisione il momemto quando si lavora in shapiong che anche in shapinh si potrebbe usare il “bravo” ma il clicker è più preciso. se poi al campo lo fanno(lo usano al posto del bravo) ti ho detto, mi adeguo e lo fanno anche col resta, e lei sa che prima opoi arriva il click e guarda, perchè non è scema…non so più come dirtelo.se mi ero spoiegata male mi dispiace. i concetti che esprimiamo son gli stessi ma tu conti le parole… e le vigole e fai finta di non capirlo. non capisco perchè dato che stiamo dicendo le stesse coze e abbiamo la stessa filosofia… non ti meraviglia che hai inacidito un po’ tutti no?

  15. No, non modero i toni, perchè credo in quello che faccio e che sono. E perchè amo profondamente la cinofilia e profondamente mi batto perchè gli incapaci smettano di far danni. Chiunque con un minimo di conoscenze e di esperienza legga quello che hai scritto penserà “ammazza che incompetenti, sti CZ!!!” e siccome io faccio parte della categoria, io mi ribello. Perchè non voglio essere accomunata tra gli incapaci che DA (sedicenti) EDUCATORI lasciano il clicker in mano ad un terzo e pedissequamente eseguono queste st…..sciocchezze.
    Io, mi preme sottolinearlo, NON sono una clickerista. Preferisco usare una comunicazione più personale nel quotidiano e soprattutto nell’insegnare ai proprietari. Ma il clicker HO IMPARATO AD USARLO, io. Che poi non lo usi, è un’altra faccenda.

    • infatti ho specificato che dove vado io a fare agility non centra nulla con il siua, che comuqnue lavorare il resta così non mi crea danni e problemi quindi mi adeguo, e che IO col clicker che come te non adoro ma ho imparato ad usarlo, ci lavoro diversamente A CASA MIA.però siccome non ho offeso nessuno fai bene a puntualizzare per carità, ma magari se mi portassi un po’ più di rispetto, o pensi che tu ami i cani io no?
      boh…la mia casa è a misura di cani e in questo momento ne ho 9 in casa, secondo te?

  16. Tu NON parli a raglio, Valeria.
    Sul web si valutano le persone per quello che scrivono.
    Le ragioni della mia arrabbiatura le ho spiegate.
    Dici: “E meno male che stavamo cercando di dire che non dovremmo prenderci per i capelli tra noi, ma semmai unirci contro i veri imbecilli che popolano il mondo cinofilo…”
    Appunto!!!
    Se poi costoro hanno la mia stessa collocazione di approccio, io mi arrabbio ancor di più, come fai tu riguardo alle valutazioni “un tanto al Kg” su chi usa il metodo classico.

    • anto calmina per favore. io condivido l’approccio e che sia valido l’ho detto appunto portando l’esempio della mia cagnolina… e gli ottimi risultati ottenuti chiaro?perchè CAZZO dovete semrpe leggere quel cavolo che pare a voi?

      Poi ho detto che il clicker usato così non centra nulla col siua e con quell’approccio perhcè il mondo continua anche fuori dal corso.se all’inizio poteva esere stato frainteso, ok… ma dire che abbiamo abbondantemente chiarito per cui respira, conta fino a 10 e calmati.
      la pedata quella lo so che no è contemplata e anche quello l’ho detto ma ripeto anche se no si dovrebeb fare in quel caso metto al primo posto la sicurezza fisica del mio cane del gatto di turno e delle eventuali persone che potrebbero fare un incidente per evitarli… ed è praticamente l’unica saituazione in cui mi incavolo sul serio… per tutto il resto credimi che no sono casì no sono coercitiva non starngolo i cani consiglio la pettorina, ho detto che il cane ha un amente e la usa ecc ecc… insomma cosa c’è che no va bene? la tempistica di un click? è u nmetodo “tradizionale coercitivo?” che peraltro… ho spiegato non è una cosa che viene da me ma che non crea piùdi tot danni per cui mi adeguo?
      boh…

    • @Anto: io però mi sono incazzata perché qualcuno ha scritto che tutti gli addestratori tradizionali usano SOLO il dolore come strumento di condizionamento: che mi pare un po’ peggio del dire che il clicker è alternativo al modeling 🙂 Son d’accordo sul fatto che siano due puttanate, ma una fa danni seri a un’intera categoria di lavoratori (scusate, ogni tanto mi parte l’animo comunista), mentre l’altro è uno scanno tra addetti ai lavori (magari uno un po’ più “addetto” dell’altro…), che non danneggia nessuno perché chi sa di cosa parlate individua subito l’errore e sorride, mentre chi NON sa di cosa parlate non capisce una parola e quindi salta via!

  17. Cito la frase conclusiva di questo tuo articolo, Valeria:
    “Perché non sa quello che sta dicendo.”
    Ecco perchè mi arrabbio.
    O devo lasciare che si pensi che ciò in cui credo fermamente sia ridotto a quel che scrive chi ” non sa quello che sta dicendo”?

  18. Valeriaaaaaaaaaaa
    dopo questa: ““PS il clicker non mipiace granchè perchè lo trovo impersonmale, preferisco “il modeling””
    URGE corso teorico accellerato sulle tecniche di utilizzo dello strumento clicker, non trovi.
    Prima pensavo che esistessero due tipi di tecnica:
    shaping (o modellaggio in italiano) e modelling (o modellamento in italiano)
    ora son terribilmente confusa…..non lo so mica più a cosa serve il click…cosa conferma? cosa fissa? che il cane mi guarda perchè lo aspetta?
    A I U T O

    • sarebbe carino che leggessi tutto e bene quel che scrivo. lo shaping con il clicker per aprire il casetto, eseguito come ho scritto sopra ti va bene?hai letto quella sequenza di lavoro? o leggi solo quello che fa comodo a te?
      il modeling, NON CONTEMPLA L’USO DEL CLICKER e non so dove hai letto che io abbia detto che si fa col clicker.e io lo preferisco…
      sei talmente piena di te che dai per scontato che uno scriva cazzate senza nemmeno leggere bene quel che ho scritto.

      il cane mi guarda perchè aspetta il click si, dopo aver tentato qualcosa proprio perchè sa come fiunziona il clicker, sa che io clickop quando ha azzeccato la cosa giusta per cui fa e aspetta, poi se non succede nulla, tenta qualcosaltro.ma se dici che non lo usi mai magari per queto, tipare così strano.
      Invece al campo… come ti dicevo piùe più volte, siccome sa che facendo il resta prima o poi arriva il click e quindi io vado a premiare, siccome non è scema guarda l’istruttore che ha in mano il clicker aspettando che clicki.non vedo cosa ci sia di sconvolgente in tutto questo e il senso era proprio far capire che il cane SA cos’è il clicker e chi lo aziona,proprio perchè ha una mente e no nlo su sta “condizionando” ma ta ragonando e sa benissimo capire la cosa, come ha detto/capito anche valeria. tutto il resto del casino te lo potevi anche risparmiare.
      comunque ti lascio alla tua boria mi sono rotta.
      Bye!

      • PS il fatto che faccia e aspetti il click non significa che io clicko mentre mi guarda, io clicko sempre mentre fa la cosa gisuta perchè il clicker fotografa l’azione nell’esatto momento in cui viene compiuta, se poi lei mi guarda per capire se ha fatto bene (caendolo anche dalle mie espressioni che sa benissimo leggere)e sperando che clicki non singifica che io lo faccia, io spiegavo solo che grazie anche al metodo che tu abbracci e pure io condivido, è talmente sveglia che sa benissimo che il clicker è azionato da una persona e la guarda in faccia aspettando che la azioni, perchè sa che poi arriva il premio, e non per dire che quello sia il metodo ideale di lavorare col clicker.ma siccome io credo nella mente del mio cane, so benissimo che lei sa invece tu che pensi che sia un pupazzetto da condizionare ti sconvolgi per l’uso scorretto del clicker, come se poi, creasse chissaquali danni…quando male che vada mi farà un resta fatto male…
        non so più come dirtelo…contiuna pure a far finta di capire male quael che scrivo. magari così tutti i clienti corrono da te che tu si che sei brava perchè alla fine di questo parlaimo vero?del io si sono copetente lei (si sono una lei) non sa niente, mi raccomando siori e siore venite da me che lei vi rovina solo i cani.perchè se ci si scanna a sto mondo in genere ci sono sempre di mezzo i soldi… no?
        ma, siccome alla fine il buon educatore si vede da come sono i suoi cani, ci troviamo e vediamo? così… per curiosità di “sedicenti educatori” e anche cari ne conosco tanti, peccato che i loro cani facciano pena… queste sono solo chiacchiere virtuali, ma se vuoi io ti porto le prove del fatto che io so approciare i miei cani ed “educarli” (e non condizionarli o addestarrli ma educarli) abbastanza bene.chi mi conosce te lo potràconfermare. io semmai ho problemi a vendermi e a comunicare con l’umano, e direi che queta discussione ne è l’ennesima prova, ma coi cani fidati che ci so fare…
        passo e chiudo!

  19. Valeria, dici bene quando sostieni che la pratica val più della grammatica, ma…..io concordo fino ad un certo punto.
    Io NON penso che le scuole siano inutili, ma penso che esistano scuole che formano bene e scuole che formano un tanto al kg. Da anni ogni tanto viene da me qualcuno chiedendomi se tengo corsi per diventare Educatore Cinofilo. Tralasciando quel che rispondo io e che è intuibile, è logico pensare che molti attratti dal facile e illusorio guadagno dicano “ma cerrrrrrto!” E così accade.
    Come accade che molti dopo un annetto o due di frequenza ad un campo, convinti di essere ormai superesperti, aprano un campo loro; che ci vuole? un pezzo di prato e un po’ di soldini e l’educatore/istruttore/addestratore è servito.
    E la prassi.
    Se vogliamo batterci contro l’improvvisazione che produce danni di cui fanno le spese cani ed ignari proprietari, io credo che non sia bene dire che i corsi non servono, ma conta solo l’esperienza. Secondo me è necessario distinguere tra formazione di qualità (nessuna pratica può prescindere da una BUONA grammatica) e pseudo-scuole che tirano solo al guadagno e illudono la gente su una preparazione che NON sono in grado di dare. Tu stessa citi libri dicendo che la tua biblioteca è ben fornita, non è forse grammatica, questa? I professsionisti più in gamba che ho conosciuto e da cui ho imparato di più, sono tutte persone che di diplomini non ne hanno nessuno, è vero, ma….sono persone speciali, che “si son fatte da sole” Non siamo tutti così in gamba da riuscirci, e allora una buona scuola diventa un’opportunità ma anche una garanzia per coloro che a noi si rivolgono per i più vari problemi. E io credo che una buona professionalità non possa prescindere dal talento personale e dalla esperienza, ma una buona formazione teorico-pratica è la base fondamentale.
    Questo ovviamente se vogliamo davvero una crescita culturale. Altrimenti lasciamo pure spazio all’improvvisazione personale, ma poi che rispondiamo a chi chiede chiarezza per non finire nelle mani degli incompetenti (tradizionalisti, gentilisti, o CZ che siano)?
    Oggi per insegnare in una scuola elementare serve una laurea, dieci anni fà bastava un diploma, ma studiare occorreva, e fare tirocinio anche. I cani valgono così tanto di meno che chiunque si può improvvisare?

    • @Anto: no, improvvisare non si dovrebbe e i corsi sono utilissimi (l’ho detto anche prima e lo ripeto): però resta il fatto che senza esperienza servano a poco. Quella che si dovrebbe impedire è proprio l’apertura di campi “ad capocchiam” dopo due settimane di corso: prima dovrebbe esserci la gavetta, fatta magari presso un addestratore/educatore/istruttore già esperto, e POI, quando e SE ti senti pronto, ti apri il campo tuo. Io sono una di quelle che ha improvvisato, e improvvisato di brutto! Quando ho aperto il mio campo avevo addestrato tre cani miei: fine. Però lo dicevo ad amici e parenti: “Oh, ragazzi, io ci provo, ma devo ancora imparare tutto”. E per i primi due anni ho lavorato d’estate, quando non andavo all’uni, senza farmi pagare una lira. Se andava bene, evviva: se andava male andavo per prove ed errori finché, di puro culo, non riuscivo a risolvere il problema. Oppure rimandavo a casa il cane dicendo “non ci sono riuscita”. Ho rischiato un paio di volte la vita (vedi attacco di 80 kg di alano incazzato, io e lui chiusi in un recinto!), ho preso qualche bella mozzicata, ma pian piano ho imparato. Certo, se qualcuno mi avesse insegnato “prima”, che bello sarebbe stato! Però avrei dovuto avere anche il culo di trovare quello che mi insegnava “bene”: perché metti che beccassi un deficiente? Come me ne accorgevo?
      Avendo fatto il percorso inverso, prima sulla mia pelle e poi sui libri, oggi leggendo posso dire “Ah, bello, interessante, questo lo provo!”. Oppure dire “ahahahah, ma che cavolo scrive questo?”, perché ho vissuto sulla mia pelle che trattasi di cazzata megagalattica.
      L’ideale sarebbe formare pratica e grammatica insieme. Ma non è facile, appunto. Ci vorrebbe qualcuno (ENCIIIIII?!?!?) che permettesse a chi vuole lavorare con i cani di formarsi “davvero” in modo completo, imparando che ci sono tanti metodi ma anche tanti cani… perché un anno e mezzo/due, come dicevi tu, possono anche bastare per aprirsi un campo, se sono stati due anni davvero “panoramici”. Se invece fai due anni in cui vedi soltanto golden o border, poi ti apri il campo e la prima cosa che ti arriva è il rottweiler con l’occhio assassino che ha già sgagnato mezza famiglia…è probabile che rischi davvero grosso.

  20. posto qui il mio commento della nota che tanto clamore ha suscitato perche mi spiacerebbe che la valeria non lo leggesse solo perche dopo aver deciso di rispondere alla nota di facebook tramite un suo articolo postato qui ora leggesse solo i commenti qui postati perche qui messi dai lettori di questo sito, poiche l’argomento nel luogo in cui lei lo ha commentato è rimasto attivo e disponibile al CONFRONTO, e non OFFESA, quindi qui di seguito cio che penso e gia li ho scritto.

    salve, non ho letto tutti i post, ma solo la parte iniziale, che ho commentato, e la parte un po piu agguerrita (per dirla con un eufemismo) della valeria rossi e ho appena finito di leggere il suo bell’articolo che invece di metterlo su facebook e commentabile dalle stesse persone che qui hanno iniziato e trattato quest’argomento, è stato messo su un sito dedicato al cane cosi che fosse piu letto e piu commentato da specialisti del caso. come se noi popolino di facebook che qui parliamoin questo agorà avessimo meno importanza di costoro. alla fine luisa a differenza di questa persona non ha scritto e pubblicato un libro con questo testo, ma ha solo buttato giu su facebook, non su un sito dedicato all’argomento, un articoletto appena abbozzato per introdurre all’argomento suscitando l acuriosita di molte persone che sono ancora nella fase di dubbio nel riconoscere la differenza tra due METODI di lavoro (e non tra due persone, dato che i macellai possono esistere in ogni campo), ovvero il METODO GENTILE e IL RESTO DEI METODI CHE GENTILI NON SONO. forse cosi sarà piu chiaro per chi ha avuto dubbi sull’etichetta, tradizionale o naturale, no il metodo che non prevede cio che il metodo gentile invece ha come principio basilare, essere gentile verso il cane. leggo nell’articolo della valeria rossi che i gentilisti non dicono no, perche premiano solo il comportamento corretto. io non credo sia cosi. è vero che il dire no come il dire si sia il metodo piu vicino alla natura perche (riporto il suo esempio) la madre che non vuole che il cucciolo le rubi l’osso gli ringhia e il cucciolo capisce che deve togliersi di torno, ma IL RINGHIO NON è NON GENTILEZZA! c’è una sottile linea di divisione che molti non vedono e che confesso anche io all’inizio non vedevo, ora la inizio ad intravedere e vorrei indicarla anche a voi. IL METODO GENTILE PREVEDE IL NON UTILIZZO DI METODI COERCITIVI PER L’ANIMALE, ovvero non insegna un comportamento mentre esercita sull’animale una violenza fisica che gl iimponga il comportamento, cioe non vuol dire che non gli si possa dire no con la voce. del resto la madre che ringhia al cucciolo per non farlo avvicinare all’osso MAI E POI MAI SI è VISTO CHE SI è MANGIATO IL CUCCIOLO A MORSI! il ringhio è ancora fase di comunicazione, non vi è violenza in esso, la violenza sarebbe se si stacassero la testa a morsi. e questo IN UNA FAMIGLIA NON è AMMESSO! per cio, sempre seguendo il ragionamento della valeria rossi, volendo insegnare al cane usando un METODO piu vicino possibile a quello SUO NATURALE non è sbagliato dire no al cane. MA CHI HA DETTO CHE QUESTO IL METODO GENTILE NON LO PREVEDE? forse la presunzione non sta in luisa che ha buttato giu una bozza per commentare pacificamente insieme sui modi di pensare apertamente, ma in valeria che ha commentato pubblicando un articolo intero disprezzando ogni parola scritta qui e poi dicendo sciocchezze come quelle appena fatte notare. ah e tral’altro usando i suoi stessi criteri potrei ben dire che lei sta DIFFAMANDO GLI ADDESTRATORI CHE USANO IL METODO GENTILE facendo confondere le idee agli utenti non informati dando sbagliate informazioni a riguardo. alla fine credo che la persona piu superficiale e ben poco disposta al confronto non sia stata luisa tra le due.

    saluti e buon lavoro

    • @Marianna. decisamente non hai letto tutta la discussione, visto che subito dopo aver pubblicato l’articolo qua (che è il mio lavoro, visto che faccio la giornalista cinofila) sono andata subito a linkarlo “là” (per correttezza) e ho continuato a discutere “là” con Luisa… la quale, alla fine, ha deciso di continuare la discussione in pvt (scelta sua e non mia, ma che rispetto).
      Detto questo… (e dato per scontato che questa rivista è apertissima a tutti, cinofili e non, espertoni e neofiti… anzi, è dedicata forse un po’ di più a questi ultimi), due cosine le rispondo anche a te:
      a) non esiste, di fatto, alcun “metodo gentile”, proprio come non esiste alcun “metodo tradizionale”. Ci sono delle scuole, tra le quali quella inglese (basata esclusivamente sull’utilizzo del rinforzo positivo e negativo, che non è quello che ha scritto Luisa) e quella tedesca, basata invece sull’utilizzo di rinforzi e punizioni sia positive che negative.
      “Gentile” , lo ripeto e sempre lo ripeterò, è un termine che ha molto a che fare col marketing e pochissimo con la cinofilia: infatti puoi essere gentilissimo nell’utilizzare rinforzi e punizioni, ma puoi essere anche un vero pezzo di merda usando solo i rinforzi.
      Vuoi un esempio?
      Cane che smania perché vuole andare dal padrone e che viene legato a un palo in attesa che “si calmi”, momento nel quale verrà premiato. Se il cane si sfinisce a forza di urlare, di strattonare il collare e la corda a cui è legato, se si fa sanguinare le zampe a forza di raschiare il terreno e alla fine si “calma” solo perché sfinito… questa è stata un’applicazione impeccabile del metodo inglese.
      Se invece il cane comincia a dare i numeri, il conduttore gli dice “NO”, il cane si calma e viene premiato… questa è un’applicazione impeccabile del metodo tedesco.
      Tu quale preferisci?
      b) che non si possa dire “no” al cane è esattamente la BASE del metodo inglese. Se non hai capito questo, significa che non sai come funzioni questo metodo e che scambi il termine “gentile” con termini come “buono, non coercitivo” ecc… che non c’entrano un accidenti con nessun METODO, ma c’entrano solo con la sensibilità di chi lavora col cane.
      Infine… diffamare quelli che usano il “metodo gentile”? Una sola domanda: ma che stai a di’?
      Le informazioni sbagliate le state dando voi: sbagliate e dannosissime!
      C’è un’ampia letteratura cinofila in merito, che può aiutarti a capire cosa significa “metodo inglese”: leggitela, ti prego, perché altrimenti rischi di dire cose che non stanno né in cielo né in terra, esattamente come ha fatto – purtroppo – Luisa.

      • è bellissimo questo esempio che hai trovato. Rende perfettamente l’idea dell’impostazione delle due scuole anche per chi non è completamente inserito nell’ambiente e non riesce a orientarsi nelle diatribe fatte solo di definizioni mutuate dalla pedagogia infantile. In realtà comunque anche i gentilisti usano il NO. Solo gli ultragentilisti, cioè la nuova corrente che sta (imho) cercando nuovi consensi sull’onda del trend attuale. Il NO dei gentilisti è un semplice coman.. ehm, “input” 🙂 che si da al cane che significa “smetti di fare quello che stai facendo”. E se il cane furbamente lo fa, non se ne pente perché arrivano ricchi premi e cotillons. Questo sempre a livello “teorico”… Poi nella jungla dell’applicazione pratica ci sono anche cani che vivono il NO come una sgridata, malgrado le intenzioni del conduttore, cosi’ come ci sono cani materialoni che vivono la strattonata come un gioco un po’ esuberante… bisogna sempre essere anche bravi a interpretare, al di là dei credo personali.

        • Denis, una preghiera: non disprezzare la pedagogia, perchè esiste la pedagogia cinofila che mutua dalla pedagogia umana un concetto fondamentale: il cucciolo (dal greco “paidòs”) al centro del processo educativo. E’ qualcosa che va oltre il gentilismo. Esendo il mio metodo, posso parlarne: ed è fatto inoltre di una integrazione di varie discipline moderne come scienze neurobiologiche, sciense comportamentali applicate, etologia e altre discipline, tutte materie di insegnamento universitario. Credo che prima di disprezzarlo bisognerebbe conoscerlo.

          • @anto: dove leggi che disprezzo la pedagogia??? In realtà la conosco e la apprezzo… (cioè ovviamente ho le mie preferenze tra le linee di pensiero… Estivill non lo apprezzo). Mi limitavo a far notare che i termini mutuati dalla pedagogia spesso risultano ostici per i neofiti che non capiscono niente dai litigi dei fautori delle varie teorie. Mentre questo semplice esempio aiuta a capire molto di piu’. Io la pedagogia la conosco… e proprio per questo mi accorgo anche quando qualcuno adatta al cane i trattati di pedagogia scritti (da altri) per i bambini, cosi’ come a inizio secolo si sono adattati al cane i testi di cinognostica scritti per il cavallo. Solo che il cane non è un cavallo… e nemmeno un bambino. Quindi succede che a volte queste teorie tradotte in pratica portino qualche inconveniente… ma non divaghiamo. Anche perché fortunatamente non è il caso dei concetti scritti qui sopra.

          • Ok, denis, va bene. Ma non riesco a capire dove tu abbia letto, almeno nei miei interventi, terminologie incomprensibili mutuate dalla pedagogia umana.
            La pedagogia cinofila differisce dalla pedagogia umana solo in quanto si basano sull’etogramma (collezione di possibili comportamenti) di specie diverse. Ma il concetto di fondo è il medesimo: dare al cucciolo il miglior indirizzo di sviluppo possibile, aiutandolo ad esprimere le sue doti.
            Molte mie clienti sono anche mamme di figli di varie età: Molte di loro (me per prima a suo tempo) notano quanto i concetti e le cose che insegno siano assolutamente efficacissime anche con i loro bambini.

        • Valeria, Perdonami, ma quello che hai descritto tu non e’ metodo inglese e’ metodo da rincoglioniti.
          Oppure e’ tendenzioso.
          Perché io potrei dirti che col metodo tedesco lo fai stare zitto inibendolo a calci sui denti o lavorando in rinforzo negativo con il collare elettrico, mentre col metodo inglese lavorando sull’autocontrollo.
          Siccome tendenziosa non lo sei, penso tu abbia sbagliato esempio 😉

          • mcZook, ovviamente! credo che l’intento fosse quello di evidenziare come ho cercato di fare io poco sopra ma probabilmente in modo meno chiaro che la differenza tra le due scuole è soprattutto nell’impostazione e non necessariamente nel fatto che il cane “patisca” piu’ o meno un addestramento dell’altro.
            Forse hai ragiocne che a scanso di equivoci, era giusto osservare che “paradossalmente può essere cosi’, non è che “è sempre cosi'”.

            L’esempio non mi sembra affatto sbagliato perché è proprio uno degli esempi classici consigliati nei testi classici sul metodo gentile. Se il cane scalpita lo ignori finché non si calma, finché non capisce che il suo comportamento non gli porta nessun giovamento. Il gioco dell’orologio che ti avvicini se il cane è buono e ti allontani se scalpita… Tutte cose “tipiche” della scuola inglese e non contemplate nella scuola tedesca che prevede un interazione col cane. E sicuramente ci sono cani che apprendono meglio con il metodo inglese (che secondo me insegna *per sempre* anche se mediamente richiede piu’ tempo). Altri che invece impiegano troppo tempo e vanno in ansia e invece se vengono “messi in riga” si tranquillizzano prima.

          • Denis, rispondo qui che abbiamo finito l’albero! 🙂
            Un cane in stato di eccitazione ha difficoltà ad apprendere.
            La soluzione e’ prevenire (od almeno tenere basso) lo stato d’ansia od inibire.

            Il fatto e’ che la scuola tedesca (od almeno la sua applicazione pratica odierna vista in qualche campo scalcinato dal sottoscritto) -per quello che ho capito io, ho solo letto ‘der schutzund’ ed un paio di manuali per unita cinofile dell’esercito su quel tipo di scuola li’- prevede l’inibizione del comportamento

            Anche se inibire certi comportamenti con un ‘no’ mi pare ottimistico, almeno di non farlo diventare una minaccia. E se non basta il no? 🙂

            Ps: l’inibizione non e’ male tour court, ci sono casi (sempre errori di conduzione o di valutazione) che serve per fermare un comportamento Pericoloso sul nascere

          • Dipende….se provi a farlo con un golden, passa….se ci provi con una tempra forte puoi ritrovarti all’ospedale ^__^

          • mcZook, tu finisci sempre gli alberi… 🙂
            Comunque hai ragionissima. Credo che l’intento della risposta non fosse quello di indicare la strategia giusta per insegnare a un cane che ricerca le attenzioni del padrone a stare buono, ma quella di mostrare attraverso esempi estremi come paradossalmente (a volte) può essere piu’ traumatico il metodo inglese rispetto a quello tedesco.
            Se invece vogliamo parlare del caso specifico come, dici tu, si tratta di scegliere tra il prevenire e inibire. E penso che in alcuni casi sia preferibile “inibire” (che non vuol dire massacrare di botte, ma solo imporsi con l’autorità…. anche fisica. Stai fermo e ti tengo fermo. E non ti muovi.) In altri casi è “possibile” prevenire e indurre il comportamento corretto senza costrizioni. Le mie cagnoline bolognesi rappresentano alla perfezione la prima ipotesi. Con Amedeo preferisco la seconda… una scelta che faccio per il benessere del cane non per una comodità mia… si valuta come ripsonde meglio e come la vive il cane.

          • @Valeria: vabbe’ … ma sottolineare che e’ una cazzata, no? 🙂
            @Denis: negli ultimi 3 mesi ho visto due morsi da frustrazione utilizzando quel metodo li’ … E fortunatamente essendo quel tipo di morso solo uno ha causato un paio di punti di sutura (cani di grossa taglia e pure reattivi), entrambi ai proprietari.

          • quale “metodo li”? Imporsi e dire non ti muovi, immagino…
            Eccerto il rischio c’è se non sai valutare la disposizione d’animo del cane.
            Con ma mia maremmana non l’avrei mai fatto perché anche lei, per altri motivi (direi opposti) rispetto ad Amedeo era un cane con cui era meglio non scornarsi.
            Con i bolognesi posso permettermi di farlo non perché non tema il loro morso, ma perché sono ARCISICURO che non mi morderebbero MAI. Non morderebbero nessun essere vivente, meno che meno me… ma non certo perché mi temono… anzi hanno fiducia totale. Al contrario di Amedeo…. loro potrei sgridarli (anche se non sono solito farlo) e un secondo dopo al richiamo arriverebbero scodinzolanti baldanzosi… evviva mi dai un’altra possibilità. Però mi vanno in frustrazione se sono ignorate…. se aspetto che si calmino da soli, se non mi vedono rispondere ai loro segnali… e per me è molto piu’svilente per loro indurle alla calma con altri modi meno efficaci che non con un ordine perentorio che so che comunque accettano e non c’è nessun tipo di rischio… perché di fatto so che si fidano non si sentono frustrate.. è un “abbraccio contenitivo”. Ti tengo fermo ma ti carezzo, è questo che voglio da te, stai fermo, buono, ti carezzo ma non voglio che ti muovi. Chiaro? Ok? Adsso ti lascio e tu STAI FERMO, ok?… loro questo lo recepiscono senza soffrirne. Si calmano si rasserenano e aspettano. E se la cosa si ripete, diventa routine e imparano. Piu’ che essere ignorati e col metodo piu’ ti agiti piu’ ti ignoro. Per altri cani ovviamente non è così.

      • I gentilisti che conosco io non solo non usano il no, ma non riconoscono la dominanza, demonizzano la leadership, preferendo il termine condivisione, quindi il padrone e il cane solo allo stesso livello e condividono dal divano alla tavola, i cani hanno “problemi” (scritto solo così, fra virgolette) e vanno in frustrazione perchè non vengono soddisfatti i loro bisogni (in generale posso essere d’accordo, ma non si può permettere al cane di fare veramente “tutto” quello che vuole, un po’ di buonsenso ogni tanto non guasta!)

  21. Scusate, continuo a non capire, magari sono io che non ci arrivo. Aldilà dei sofismi e delle definizioni tecniche , metodo inglese o tedesco, rinforzo positivo, rinforzo negativo, punizione positiva e negativa, gentile e non gentile tradizionale o non tradizionale e definizioni varie, il problema posto da Luisa, esiste o no? Voglio dire, davvero state dicendo che la maggior parte dei cosiddetti tradizionalisti ( scusate non so come chiamarli) usano il no per inibire un determinato comportamento del cane? No perchè se davvero è così, tutta la discussione non ha motivo di essere. Io lavoro in ” rinforzo positivo” non so se è una definizione giusta, ma è chiaro che dico al cane anche un no, ma qui io penso stiamo discutendo di altro, altrimenti si fa una gran lite sulle definizioni, e questo a me non interessa. Si discute di tutti quelli, e son tantissimi, usano oggi, un tele, un collare a punte, un collare a strangolo, come mezzo per insegnare ai cani. Bene , visto che almeno su questo dovremmo essere tutti d’accordo, cominciamo a dire che chi lavora così è un macellaio, non è un serio professionista, e che i cani a questa gente non vanno portati, invece perdonatemi , di attaccarci a delle definizioni più o meno giuste o sbagliate.

    • @Antonio: chi lavora abitualmente con collari a punte e collari elettrici è un macellaio e non è un serio professionista. A prescindere dal come, quando e perché.
      Chi usa il collare a strangolo può essere uno che non vuol perdersi il cane se il cane dà uno strattone indietro (successo a me), o se il collare di cuoio si strappa (successo a me), e in tal caso è una persona prudente.
      Oppure può essere uno che sa usare il collare a strangolo nel modo corretto, che NON prevede lo strangolamento di chicchessia.
      Oppure ancora può essere uno che usa il collare a strangolo per strangolare il cane, è allora è un macellaio (salvo il caso in cui si stia difendendo da un cane che ha deciso di portargli via un braccio – successo a me, e penso a molti altri – nel qual caso, e SOLO nel qual caso, è legittima difesa).
      Come vedi, i distinguo non si possono fare solo sugli strumenti (ad eccezione forse del collare elettrico, per il quale trovo veramente pochissime applicazioni legittimabili… e nessuna, comunque, che riguardi l’addestramento), ma vanno fatti su chi, come, quando li usa.
      La discussione, comunque, qui è nata dal fatto che Luisa, in base a non si sa quali certezze, ha decretato che “il metodo tradizionale prevede sempre e solo l’uso del dolore”: il che è offensivo, discriminatorio, diffamatorio e soprattutto FALSO.
      Son d’accordo sul fatto che i termini tecnici possano essere poco importanti: ma se li usi, devi farlo in modo corretto. Altrimenti eviti, e fai più bella figura!

      • Secondo me gli unici usi legittimi del collare elettrico sono quando ne va della vita del cane po ne va pesantemente della qualità di vita del cane e qualsiasi altra opzione non abbia sortito i risultati sperati nemmeno se effettuata da persone esperte; ad es la sorella del mio cane quando è in campagna cerca attivamente serpenti x attaccarli, ciò non è molto perucoloso (anche se il rischio vipera c’è) perchè il cane vive in ciottà, va in campagna libero di rado e in campagna dove viene portata le vipere sono rare e le vipere non sono così mortali come altri serpenti del mondo, ma se quel cane vivesse in una zona degli USA po dell’ australia dove vivono molti seroenti altamente velenosi e avesse lo stesso vizio forse piuttosto che tenerla sempre al guinzaglio sarebbe meglio convincerla che i serpenti se angustiati lanciano scosse elettriche (che I SERPENTI lanciano scosse, NON che il proprietario punisce il cane che si avvicina al serpente); idem il mio cane in campagna ha attaccato una capra dei vicini arrivata vicino a casa, in una zona che noi NON possiamo recintare (la capra si è salvata solo perchè il cane ha un perfetto lascia e io sono intervenuta in pochi secondi, sennò sarebbe stata spacciata): se io x qualche motivo andassi a vivere perennemente in quella casa dovrei scegliere fra il tenere il cane perennemente chiuso in casa o al guinzaglio o alla catena o in un minuscolo recinto slegato dal resto della proprietà (che appunto non possiamo x legge recintare) oppure lasciarlo libero rischiando che attacchi un’altra capra (evento molto probabile visto che le è piaciuto un sacco acchiappare la capra) magari perfino andandola a cercare nel terreno deui vicini che potrebbero anche4 reagire sparandole a vista…in quel caso e SOLO in quello (quindi non se come ora vado in quella casa poche volte l’anno) decidere di non intervenire qualora altri tentativi di indurla a non attaccare le capre fallissero potrebbe essere giustificato farle credere che le capore se minacciate emettono scosse elettriche x farla stare alla larga e permetterle di girare libera x la proprietà (se non vede capre sta sempre vicina a me o se si allontana torna appena uso il fischietto ed è molto ubbidiente quindi è un peccato tenerla alla catena o chiusa in casa e falla girare al guinzaglkio li è quasi impossibile x via dei sentieri troppo disconnessi x camminarci con un cane al guinzaglio in sicurezza, o libera o legata alla catena). Questi sono casi limite e secondo me sono fra i pochissimi esempi in cui l’uso di un cpollare elettriuco utilizzato da un professionista al minimo del voltaggio e x il minor tempo possibile può avere senso poichè o si salva la vita al cane o gli si migliora di molto la qualità della vita (e sempre dopo aver provato altri metodi e qualora essi non abbiano avuto buon esito).
        E sopreattutto sempre convincendo l’animale che non sia il proprietario a mettere in funzione il collare ma che4 sia l’animale braccato a difendersi inviando scosse, in modo da non incrinare il rappoirto con il cane e da creare una reazione simile a quella che si avrebbe se un cane cercasse diu morsicare un istrice…

        ripeto che si tratta di casi limite, in altri casi è un collare assolutamente folle da utilizzare soprattutto x ottenere un VIENI o un seduto o altra riba simile facilmente ottenibile con 100 altri mezzi.

  22. Io credo che anche tu, antonio, non abbia letto bene. Qui si sta proprio dicendo esattamente che gli incompetenti esistono sotto tutte le etichette. Secondo me sono incompetenti proprio perchè si danno delle etichette senza aver davvero capito i fondamenti di ogni metodo e di conseguenza un metodo non ce l’hanno proprio per niente.
    Io mi arrabbierò sempre leggendo la parola “condizionamento”, ma mi arrabbierò ancor di più con chi pretende di fare questo mestiere e in realtà non sa nemmeno cosa sta dicendo. indipendentemente dall’etichetta che vuole darsi.
    “E’ necessario sapere molto bene cosa si sta facendo e dove si vuole andare, altrimenti si fanno solo danni” R. Marchesini
    E’ mia convinzione che lo strangolo o altri strumenti dolorosi causino sofferenza al cane, ma non di meno mandarlo in confusione e in frustrazione perchè non si sa cosa e quando confermare mentre gli si sta chiedendo di indovinare cosa vogliamo da lui, sia fonte di enorme stress per il cane.

    • Cosa non ti piace nella parola ‘condizionamento’?
      Anche un tennista che risponde ad un servizio ai 220km orari e’ ‘condizionato’: il movimento delle sue braccia, il bilanciamento sulle gambe, la spinta d’anca, l’equilibrio con mi domo ime ti delle caviglie, la ricerca del punto di impatto ottimale non passano per la parte’ cognitiva’ del cervello.
      Al massimo l’avrà utilizzata per affinare l’abilita, per migliorarsi nella tecnica ragioNando su nuovi schemi di gioco, …i

      • il condizionamento come ne parli tu, è contemplato in quel metodo, nel senso che a furia di fare certe cose diventano di routine e non vengono pià processate dalla mente ma fatte in automatico, è come guidare l’auto, dopo un tot lo fai in automatico e non ci ragioni su,tanto che se devi spiegare come si fa a qualcuno forse fai anche fatica ma se ti metti a guidare sai fare benissimo, e ok… siamo daccordo, ma la differenza fra metodo diciamo “tradizionale” anche se non mi paice etichettare, e metodo “cognitivo” è che non si insegna al cane a fare cose “in automatico” quando sente il comando ripetendo e premiando ma si cerca di farlo arrivare a compredere le situazioni con la sua testa. in poche parole vado in centro, non ho bisogno continuamente di dare segnali di controllo al cane perchè sa già da solo come è meglio comportarsi, certo mi dirai è comuqnue un condizionamento, fatto in altro modo, e può starci, ma è diverso.il cane non devi guidarlo come una macchinina col telecomando, perchè sa stare da solo nelle situazioni, e ha fatto suoi dei concetti, non segue a bacchetta tutto quello che gli dici e appena non dici niente fa il disastro, come tanti tobottini da UD che fuori dal campo sarebbero improponibili, proprio come impariamo a starci noi nelle situazioni al mondo, che non è che tutte le volte che usciamo qualcuno ci dice cosa dobbiamo fare, poi chiaro non puoi pretendere di non dare mai segnali di controllo, ma non so se sono riuscita a spiegarti la differenza di chi vede il cane come una tavola da riempire di comadi da usare, e chi lo vede come un individuo che ha una mente e che se sai comunicargli le cose in modo a lui comprensibile le fa sue e le mette in pratica proprio come noi, crescendo in società, impariamo a starci senza che come quando eravamo bambini, la mamma dovesse spiegarci tutto o dire cosa è giusto fare e cosa no.poi si puà anche fare qualche disciplina sportiva e li ovvio, è diverso,come ad es nel calcio ci sono regole che sono solo nel campo di calcio… ma qui si parla anche e soprattutto di educazione sociale e di stare al mondo, perchè la maggiorparte della gente oggi “va a scuola” con il cane per poterlo gestire al meglio,o per correggere eventuali problemi, poi qualcuno ci fa anche qualche disciplina dopo l’educazione di base diciamo, e li entriamo in un altro campo… spero di essermi spiegata.

      • Lo dici tu che non passa per la parte cognitiva. Qualsiasi movimento passa per la parte cognitiva del cervello, anche se non è illuminato dalla coscienza. Il fatto che non ci si debba concentrare per fare determinati movimenti coordinati NON significa che gli impulsi nervosi NON partono dal cervello. Significa solo che la sequenza motoria ormai è talmente consolidata che non occorre più rifletterci sopra.

        • Allora ho sbagliato vocabolo, intendevamo la stessa cosa: comunque a quello stimolo corrisponde una precisa sequenza motoria: un behaviourista lo chiama condizionamento, tu, altri, … non lo so

          • Io la chiamo elaborazione mentale, credevo fosse chiaro. Se tu ti senti condizionato quando, PER ESEMPIO, per ovviare ad una accidentale perdita di equilibrio, il tuo corpo mette in atto tutta una serie di risposte per restare in piedi, è un tua interpretazione. Io invece penso ( e son certa di non sbagliare) che invece il tuo cervello, che anche se non lo sai è in grado di elaborare a velocità vicine a quella della luce, mette in atto tutta una serie di contromisure motorie per far sì che tu non cada.

      • Ti faccio solo un esempio.
        Tu, io e gli altri, stiamo qui disquisendo di un argomento e per farlo infiliamo in sequenza parole una dopo l’altra senza avere la necessità di concentrarci sul significato di ogni singola parola. Collare significa collare e non ho bisogno di rifletterci sopra, così come non ho bisogno di concentrarmi per pronunciare la parola (significa infilare una serie di fonemi uno in fila all’altro nella corretta sequenza)nè ho bisogno di concentrarmi per tradurre il concetto “colare” nella parola scritta (il che significa battere sulla tastiera i segni grafici -lettere – nella corretta sequenza)
        Ci viene “automatico”. no? Diresti dunque che scrivere al computer NON è frutto di attività cognitiva?

        • antò eddai, insomma il senso era quello, ovvero non ci devi pensare su, lo fai inconsiamente, in automatico… ma conti le sillabe apposta?comunque DEVE non andartri bene… eh?

          • ma chi ti si fila?
            rileggiti i passaggi e scoprirai che rispondevo ad una cortese e limpida domanda posta in replica ad un mio post da McZook.
            A domanda educata io rispondo educatamente argomentando come ritengo opportuno. Se tu ti ficchi in mezzo (lecito e concesso) mica mi riguarda. La domanda era posta a me e io come ritenevo opportuno ho risposto.
            Ma sei petulante davvero, eh!!!!
            Uffa quanto sei petulante e noiosa….

          • antò… che dire… la tua risposta figurava dopola mia, è colpa dell’albero di mczook…non sentirti troppo importante però…

          • @Lupi & Anto (& pure altri, ma un po’ meno) : se però continuate a litigare vi ci appendo io, all’albero… ovviamente col CAPPIO 🙂

        • Secondo me lo scrivere ed il mio esempio sono due cose differenti.
          Comunque io ho sposato la filosofia dehassiana 🙂
          Ogni modello di interpretazione e’ valido se funziona nell’ambito in cui e’ applicato ed e’ rispettoso delcane

          Ps: grazie alla tecnologia che mi permette di postare da 2500 metri 😉

          • Spazio dunque ad ogni improvvisazione figlia della “liberrima” (perdonatemi la castronata linguistica) personale interpretazione.
            Ok.
            Alla faccia dei fondamentali.

          • Sulla neurofisiologia mi trovi impreparato, quindi sulla questione equilibrio e condiziOnamento prendo per buona la tua risposta.

            Sull’altra questione e’ un problema di modelli perché comunque l’uomo interpreta la realta’ attraverso questi ed astrae. Vedi DeBroglie la materia e’ anche energia: se tiri una facciata contro il muro ti fai un bernoccolo, ma ciò che compone il muro sotto opportune condizioni forma figure di diffrazione.

            Tu educhi/addestri il cane secondo un metodo ma tu non sai esattamente cosa sta pensando il soggetto in questione: come non lo sa il terapista del proprio paziente può solo costruire uno scenario a partire dalle informazioni ottenute liberamente o sotto stimolo dallo stesso

            E qui bisognerebbe citare il principio di indeterminazione di Heisenberg, ma rischiamo di arrivare all’equazione di Schroedinger tempo variante per l’isotopo di trizio. 🙂

          • Adesso ho finalmente capito perchè hai quell’avater lì….in effetti mi pare che ti calzi proprio a pennello!!! 😀 😀 😀
            Scherzi a parte, dimentichi un aspetto fondamentale L’EMPATIA.
            Le doti empatiche o ce le hai o non ce le hai. Quelle no, non te le può insegnare nessuno.

          • lo sapevo che ci saremmo arrivati :DDD
            … infatti io i miei cani adesso li faccio prepaare solo da mai figlia che lavora esclusivamente in introiezione empatica, come avevo anticipato ad alcuni eletti…
            Mc Zook dove hai messo l’albero?

          • Che ha l’avatar che non va? ]:-)
            Vabbe’ ma si filosofegg … Ehm … Si cazzeggiava sul web 🙂
            (L’empatia e’ fondamentale)

  23. Evidentemente, non concordiamo sul collare a strangolo, ma siamo in sintonia nell’affermare che chi usa un collare a punte o un tele è un macellaio. Bene, quanto meno abbiamo trovato un punto d’incontro!!!

  24. @Anto
    …e com’è che il mio cane quando vede il guinzaglio (da retriever, strangolo che più strangolo non si può, di quelli senza alcun fermo) è contento come una Pasqua e appena lo prendo ci si infila da solo, e poi, beatamente, saluta sorridendo il mondo intero, scondinzolando con passo felice, mentre ce ne andiamo insieme per i cavoli nostri? mi cammina al fianco con il guinzaglio un po’ aperto sul torace (metodo che conoscono tutti i proprietari di retrievers “leggermente” esperti) ed è come se non avesse niente, né collare né guinzaglio. Il guinzaglio da retriever mi serve solo per sicurezza: che ne so?! stiamo camminando e, come davvero è successo, ad una cinquantina di metri scoppia la gomma di un camion; rumore tipo bomba e cane che, per quanto abituato ai colpi di fucile a pochi metri da lui, dà uno strattone. Il guinzaglio si “chiude” (non più di una cravatta portata da un impiegato), un secondo…e via, il cane è calmo come sempre e senza alcun danno. MA DOVE LO VEDI IL DOLORE INFLITTO AL CANE???

  25. Caro gianni, il tuo tono provocatorio non meriterebbe risposte pacate, ma….ti risponderò dicendoti che anche io penso, come Valeria, che ogni cane sia un individuo e in quanto tale una storia a sè. Se il tuo cane non tira, non c’è alcuna ragione di usare lo strangolo; se tira, ragione in più per non usarlo. La scusa della sicurezza è per l’appunto solo una miserrima scusa : non occorre lo strangolo per gestire lo strattone di un cane, ANZI!!! se strattona in seguito ad uno spavento, la sensazione di strangolamento rinforzerà ancor di più la paura.
    Ho usato lo strangolo per molti anni e anche la mia compagna pelosa fremeva di gioia quando lo vedeva; per un’unica ragione: significava “finalmente si va a spasso!” e siccome non aveva conosciuto altro dai 65 gg in poi, prendeva con il suo tipico entusiasmo (è una grigiona) quel che veniva, salvo poi tirare come una dannata per strada fino a (GIURO!) svenire. Le cose sono decisamente migliorate quando sono passata al fisso: io ho smesso di arare l’asfalto con i tacchi e lei ha smesso di svenire per strada. Quando poi hanno vinto le mie reticenze e mi hanno convinta a passare ad una buona (modello corretto!!!) pettorina….beh, lì ci si è aperto un mondo diverso, davvero tutt’un altro mondo già solo con quella tirava molto meno, poi con qualche esercizio ben mirato (un grigione NON è un retriever, credimi) ho potuto permettermi di tenere il guinzaglio sulla punta dell’indice per tutta la passeggiata (in città!)
    Da allora ho giurato a me stessa che il mio cane, per il collo, non l’avrebbe MAI PIU’ preso nessuno.
    Da anni io NON LAVORO CON CANI A COLLARE. Nemmeno fisso. Ho tolto il collare a decine di cani dai 3 (tre) ai 90 (NOVANTA) kg. Tutti gestibilissimi, sereni, mai in pericolo (con la pettorina si gestisce ALL’OCCORRENZA molto meglio che col collare) e felici.
    Non disprezzare quello che non conosci. Prima di giudicare prova. Te lo dico per personalissima, oltre che professionale, esperienza.

  26. @Anto: sei la tipica invasata da pettorina (e ciò lo dico con tanto amore e gentilezza, love and peace to all of you!), neanche l’esorcista potrebbe qualcosa, la tua è proprio una forma mentis che ti fa vedere il marcio dappertutto (o dove ti fa comodo); addirittura ritieni “provocatorio” riferire la mia esperienza con il mio cane (direi,meglio, l’esperienza di tante altre persone che non amano gli onanismi mentali). Non bastasse, ti spingi a scrivere che non conoscerei né la pettorina né il suo uso! e qui ci sta bene un “ma cosa ne sai”, grosso come una casa!
    E’ proprio perché il mio cane NON tira che mi posso permettere di usare lo strangolo!(semplice, no?!); il cane cammina come se non avesse niente, né collare, né guinzaglio, né pettorina. Ti pare un vantaggio da poco? io non ho bisogno di imbragare il cane come una salamella.
    Se il cane ha uno spavento, il guinzaglio si chiude per un secondo esattamente come se avesse un collare un po’ stretto (e se va in avanti neanche quello, perché si chiude verso il torace)…e NON si rinforza nessuna paura, perché il cane ricomoncia a camminare bel bello facendo una pernacchia a tutti gli aspiranti stregoni e a coloro che usano la pettorina perché non sono capaci di insegnare al cane una semplice camminata tranquilla e rilassata al piede (la scusa del “grigione”, quella sì che è una miserrima scusa con arrampicata libera sugli specchi).
    Tanto ti dovevo, visto che ti sei lanciata in considerazioni poco amichevoli. Non crederai di incontrare sempre persone che sono contente di porgere l’altra guancia vero? altrimenti si rinforza in te l’opinione di poter sparare a casaccio nel mucchio, ed io non voglio che tu assuma dei vizi comportamentali! che facciamo dopo, ti mettiamo la pettorina?

    • Scusa Giovanni, non voglio affatto entrare nell’aspra polemica sorta tra te e Anto, però è un dato di fatto che il collare a strangolo possa arrecare seri danni al nostro amico a 4 zampe. Il tuo discorso sul fatto che il cane non debba tirare e quindi al suo collo ci potremo mettere pure una tagliola a scatto non fa una grinza, ma l’esperienza ti insegnerà che per la strada può succedere qualsiasi cosa.. allora perché sottoporre il nostro amico ad una pressione al collo, anche se ciò avviene in rare occasioni, piuttosto che ad una pressione ben distribuita che garantisce la pettorina ?
      Io sono da poco entrato nel mondo della cinofilia ed ho pochissima esperienza rispetto a quanti sopra hanno postato, ma se leggo che degli studi scientifici hanno dimostrato la potenziale pericolosità di un oggetto perché rischiare ad usarlo?
      Io credo che gentilista o no, ognuno di noi debba usare il buon senso.. d’altronde ogni cane ha la sua storia e di conseguenza non può esiste una sola via percorribile.. l’importante e non usare mai la violenza, soprattutto se è sintomo della nostra frustrazione!
      Però di una cosa non sono d’accordo nell’articolo, sul fatto che si affermi che i “gentilisti” non stabiliscano nessuna gerarchia. In realtà il tutto si basa sul concetto del Leader che va a sostituire la figura del Capo-Branco! Ci sarà pure una sottile differenza tra le due figure ma è proprio quella che c’è tra il metodo inglese e quello tedesco..
      Una cosa è certa comunque, che esistono tanti che si definiscono educatori, istruttori o addestratori cinofili (che siano dell’una o dell’altra fazione), ma pochi sanno davvero di cosa si tratta.. perché non è qualcosa che si può imparare ma è una vocazione che si ha o non si ha.

    • gianni, ho passato la mattina a discutere con anto, poi pensandoci, ho capito chi era, dal nick, dai toni, dalle argomentazioni, dai modi provocatori… e la conferma su chi è l’ho avuta ora con la storia della grigiona. un consiglio, lascia perdere, non serve discutere con certa gente, non voglino trovare una via di dialogo ma solo provocare dire che loro hanno ragione e la verità in tasca e tutti gli altri sbagliano, qualsiasi metodo usino fosse pure lo stesso che usano loro… per cui ho detto basta, perchè io abbocco sempre, discuto, ci provo… ma con lei davvero non serve, e tanti mel’hanno confermato. tanto che se tu dici A lei ti ribatte in toni acidi che hai detto una cazzata perchè hai detto B… quindi a cosa serve discuterci?
      però…ti confermo che la pettorina in un cucciolo è meglio usarla, finchè non ha raggiunto un equilibrio e una maturità sufficiente perchè davvero un cucciolo se prende uno spavento e ha il collare, fisso o a strangolo che sia, prende un tirone al collo, si può spaventare ancora di più in quanto la stretta al collo è una punizione, un metodo che i cani più alti in rango o la mamma, usano per sottomettere, e io con i miei cuccioli e gli adulti, lo vedo continuamente, ma lo vedrai fare anche al parcoa un adulto verso un cucciolo/ne e a volte non solo.una volta che il cane è maturo, sa vivere le situazioni conosce il mondo, sa andare al guinzaglio, può scomporsi un attimo se scoppia il copertone, ma si calma quasi subito e non ne fa un dramma,però almeno non ti scappa e siamo daccordo,ma una volta che è adulto, allrora condivido la tua idea. ma non da cucciolo, quando è ancora vulnerabile, o almeno, non tutti i soggetti lo sono ma il neofita che li prende li porta a casa e li deve portare in passeggiata non è detto sappia gestirli al meglio e/o capire di che pasta sono fatti e se la loro reazione è paura, sono bizze o “capricci” ecc, e di certo con la pettorina faranno meno danni in ogni caso.per il resto la pettorina è diventata un’icona di lotte fra fazioni eppure non c’è nulla di male nell’usarla anche con un adulto.non vedo perchè non usarla, solo per distinguersi da certe persone che anche tu hai etichettato come estremiste?posso darti ragione che alcune persone forse esagerano, ma se lo strumento è valido io lo uso comunque anche se è l’icona/controicona di qualcuno, per questo dicevo che non ha senso scherarsi pià di tot in un afazione e che ci si deve fare la propria esperienza sul campo e prendendo ciò che di buono c’è dall’una e dall’altra parte.
      Io ad esempio quando li porto al parco uso lo strangolino di stoffa, che appunto sta largo e rilassato perchè sanno andare al guinzaglio mi seguono e non tirano e siccome ho solo 100 metri dal parcheggio,fatti i 2 passi lo tolgo in toto liberandoli, e poi sono più liberi che non con la pettorina addosso quando giocano fanno la lotta fra loro (per gioco ovviamente) ecc…ma se vado in centro magari preferisco usarla che non si sa mai. sebbene adulti è sempre meglio che non prendano un gran tirone al collo lostesso se capita qualcosa, o se comunque qualcosa li mette in difficoltà con la pettorina subiscono meno. ho consigliato di usarla anche a cani che in passeggiata erano fobici e usavano il fisso, e sono migliorati, ma vabbè mi dirai sono fobici e ci devi lavorare, ma ribadisco che comunque il 99% dei proprietari non ne ha un’idea e quindi almeno con la pettorina riducono i danni al minimo.

      • Dimenticavo, quello sopra avviene (per il momento) ancora oggi che ha 12 anni, 2 mesi e 17 giorni.
        Nonostante la sua linea di sangue sia veramente “della madonna” (padre e nonno erano quasi leggende SAS, almeno qui in zona), io con lei NON ho MAI avuto mezzo problema mezzo, nè con bambini, nè con anziani, nè con altri cani, ne a farle accettare “fratelli” gatti (quelli “foresti ancora li caccia 😀 ) Anzi, fino a pochi mesi fà era insostituibile (e ora sono in difficoltà) come eccellente cane spalla e regolatore nelle socializzazioni che organizzavo. Ora sono in difficoltà perchè io (e nessun umano) è bravo come lei.

        • E’ invertito l’ordine dei post, ma il risultato, per chi vuol capirlo, non cambia.
          “quello sopra” è invece quello sotto…..
          Scusate….arousal troppo alto.

    • Grazie dei complimenti.
      Ma….
      Appunto n° 1) io ho detto che il tuo tono era provocatorio (mi copincollo: “Caro gianni, il tuo tono provocatorio non meriterebbe risposte pacate, ma….”) MAI detto che ritengo provocatorio riferire esperienze. Ritengo che una conclusione di post di questo tenore (ti copincollo) ” MA DOVE LO VEDI IL DOLORE INFLITTO AL CANE???” sia decisamente provocatoria.
      Appunto n° 2) tu dici : “(la scusa del “grigione”, quella sì che è una miserrima scusa con arrampicata libera sugli specchi).”
      Ebbene, qui si tocca qualcosa che mi muove emotivamente e che dimostra tutta la tua ignoranza sulle vocazioni e le caratteristiche di razza.
      Nel caso non l’avessi fatto ti invito ad andare a leggere l’articolo sul tema proprio su questa rivista che seppur con toni divertenti dice verità assolute. Ti cito solo un passaggio: “Il pastore tedesco da lavoro, se viene da linee di sangue estreme (cioè tutte), ha un carattere della madonna.
      Infatti giusto la Madonna e pochi altri eletti sono in grado di gestirlo.
      Non è decisamente un cane “per famiglie”, non è un cane adatto ai bambini (escluso forse Gesù Bambino), non è un cane per anziani, non è un cane praticamente per nessuno che non sia un cinofilo espertissimo e che non abbia alle spalle almeno una dozzina di cani, il più scarso dei quali deve aver fatto l’SchHIII. Altrimenti, ciccia.” la firma è di Valeria Rossi.
      Se questo non ti bastasse, ti fornisco alcune indicazioni supplementari:
      displasia diagnosticata “medio-grave” a poco più di un anno in sede di lastra ufficiale, (fino a 9 anni ancora si alzava sulle zampe posteriori per aprire da sola le porte e faceva da sola 2 rampe di scale); conseguente spondilartrosi a 9 anni + mielopatia degenerativa manifestata a 11 anni.
      ANCORA SI REGGE SULLE ZAMPE (aiutata nell’equilibrio, ma quasi sempre solo leggermente sorretta).
      SOLO UN GRIGIONE CE LA POTREBBE FARE.
      Solo la tempra, il coraggio, la determinazione e la voglia insopprimibile di fare di un grigione possono fare ancora paseggiate quotidiane a volte anche di un Km.
      Quando non si conosce, si farebbe figura più dignitosa tacendo.

  27. Sono andata a cercare la nota in originale per vedere un po’ cosa trovavo, e devo dire che devo in parte (in parte!) ricredermi sul mio precedente giudizio. Rimane fermo il fatto che c’é una buona dose di pressapochismo, ma ritengo che ci sia un problema di fondo, a livello di comunicazione, che riguarda la terminologia e le generazioni. Per gli educatori “giovani”, mi sono resa conto, il termine “tradizionale” applicato ad “addestramento” è percepito praticamente sempre come un sinonimo di “coercitivo”. Da nessuna parte, prima che su questa pagina, avevo sentito presentare i due metodi con le definizioni “inglese” e “tedesco”, e come me penso molti altri. Se una persona mi dicesse che utilizza un metodo di educazione/addestramento di tipo tedesco, piuttosto che inglese, non percepirei nessuna fastidiosa sensazione di repulsione, mentre se mi si parla di “coercizione”, mi si irrigidisce la schiena. Tutto sta a capire che il generico termine “tradizionale” in ambito di educazione e addestramento ha ormai da parecchio assunto la valenza di “coercitivo”… e non ci si può fare molto, visto che l’opinione è diffusissima. Forse la cosa più ragionevole è semplicemente dire, se uno ce l’ha, che ha l’approccio di tipo tedesco. E amen. Io ho istinti omicidi quando vedo le parole scritte con la K (tipo “kavolo”) ma anche se mi fa venire il voltastomaco mi tocca accettare che il linguaggio cambia, e io non ci posso fare niente.

    • @Elena: e ti pare poco, pensare che tanti – ma tantissimi, eh! – addestratori che seguono “gentilissimamente” il metodo tedesco si sentano dare dei coercitivi che “usano sempre e solo il dolore” per insegnare al loro cane?
      Qui non si tratta di “terminologie che cambiano”. Se scrivi “ke bello ke sei, quanto tvb” puoi anche far venire i peli dritti a qualcuno (a me, per esempio!), ma non diffami nessuno e non sputi sul lavoro di nessuno. Quando scrivi che un metodo è sempre e comunque coercitivo, fai scappare la gente da chiunque usi quel metodo…e che magari, con l’addestramento di cani, ci campa (e che non ha MAI causato il minimo dolore a nessun cane).
      Quindi fai un danno non soltanto cinofilo, ma anche sociale. Non mi pare la stessa cosa di una “kappa” messa a capocchia…

      • Capisco perfettamente il tuo punto di vista, purtroppo temo che sia un problema inarginabile (come le “k”, che ho citato perché ugualmente inarginabili, non perché ugualmente dannose), dove forse l’unica “scappatoia” é giocare sui termini e dire “Io? Io uso il metodo tedesco!” ed evitare la parola “tradizionale”.
        D’altra parte é buffo ma in passato ho preso lezioni, o assistito a lezioni di altri, su diversi campi di “gentilisti” (che si definiscono tali) e anche se il cane veniva sempre rispettato dal punto di vista fisico, gli veniva fatto chiaramente intendere quando un comportamento era sgradito o inappropriato, per cui ho sempre il sospetto che quando le persone sono intelligenti, competenti e hanno empatia con i cani, non è il nome del metodo a fare la differenza, ma i risultati ottenuti a lungo termine (forse sono un’inguaribile ottimista! ^^).

  28. @Anuk non c’è alcuna aspra polemica con nessuno, ci mancherebbe. Però quando si riporta un’esperienza e per tutta risposta si viene tacciati di usare miserrime scuse (per tacer del resto), capisci che bisogna chiarire alcuni punti.

    @Anuk e lupi la pettorina non mi è mai interessata, sebbene l’abbia provata sul cucciolo, tanto per vedere l’effetto che fa: cane di legno ed effetto salamella. Provata con altri cani, non miei: alcuni erano indifferenti, altri tiravano come buoi. Vista usare durante alcuni corsi, senza infamia e senza lode. Ma, detto questo, se un proprietario la vuole usare son valutazioni sue. Quelli che proprio mi fanno venire l’orticaria sono gli educatori invasati della pettorina, quelli che usandola hanno visto la luce e gli si è aperto un mondo! Quelli che passano alla pettorina perché non son capaci di insegnare il piede al cane (eppure son tanto esperti!); quelli che sono super-mega-iper educatori e gli sviene il cane con il cappio al collo mentre fanno lo sci nautico sui marciapiedi. Quelli che in qualche modo devono sbarcare il lunario e parlano a vanvera di professioni, che non sono stati capaci di svolgere per davvero, non avendo né talenti né volontà. E poi, siete tanto sicuri che la pettorina non provochi alcun danno ad un cucciolo in fase di crescita? Facendo forza con il torace, i cuccioli che tirano allargano le zampe anteriori come a fare maggior presa sul terreno; spesso camminano stortignaccoli e sbilenchi perché tirati dal guinzaglio attaccato sull’anello posto sulla schiena. E tutte queste cose fanno bene allo scheletro di un cucciolo, magari di taglia grande, in piena crescita? Mah! io preferisco un semplice collarino quando il cane è piccolo.
    Altra cosa: ma per quale motivo descrivete scenari apocalittici, con il cane che, spaventato, tira di colpo fino a spezzarsi le vertebre del collo? oppure: perché ritenete che il guinzaglio tubolare da retriever, di diametro adatto, provochi di default danni irreversibili per il solo fatto di essere indossato dal cane? Ragazzi, per provocare danni al cane occorre: 1) essere un educatore che fa sci nautico con il cane che indossa il guinzaglio a strangolo; 2) essere un fetente che dà all’improvviso le famigerate strattonate laterali al cane, affibbiate con tutti i sentimenti magari con uno strangolo di metallo (e allora sì che il minimo è un’ernia) 3) essere un sadico che stringe un cappio intorno al collo del cane (ma per questo va bene una corda qualsiasi).

    • @Gianni se Anto è troppo chiusa da una parte, tu stai dimostrando che lo sei dall’altra.
      Io non ho mostrato nessuno scenario apocalittico ho solo detto che di fronte al pericolo il cane può tirare e sentirsi stringere il collo perchè sta tirando. Studi accertati hanno dimostrato che tale cosa è dannosa per la salute del cane. Al tempo stesso ad oggi non esistono studi che invece parlano di eventuali danni causati dalla pettorina e se un giorno ci saranno allora si potranno prendere in considerazione, ma non puoi fare tu delle supposizioni basate su tesi non dimostrate e quindi non veritiere.
      E’ vera però una cosa sul quale credo siamo tutti d’accordo, il guinzaglio ai nostri cani non piace che sia pettorina o collare a strangolo.

      Non mi sembra corretta la tua affermazione che chi usa la pettorina lo fa perché non sa insegnare al cane a stare al piede.. saprai meglio di me che tale cosa non si può insegnare in un ora di lezione. Quindi consigliare un collare a strangolo ad una persona che ancora non riesce a non far tirare il cane è una cosa dannosa e pericolosa per il cane stesso! Credo quindi che il buonsenso in quel caso imponga all’istruttore cinofilo a far usare la pettorina al suo cliente, perché sa che è fondamentale preservare la salute del cane ed è più importante di ciò che possa significare usare la pettorina o il collare a strangolo ed è ancora più importante della diatriba tra “genitlisti” e “tradizionalisti”. Oppure sei davvero così bravo, oserei dire mago, che riesci davvero ad insegnare con un ora di tempo ad un cane che non hai mai visto ed al suo padrone la condotta perfetta?

      Tu affermi che hai provato ad uilizzare la pettorina ma l’hai abbandonata perché poi il cane tira come un matto, allora si potrebbe affermare che tu utilizzi il collare a strangolo perché non sei capace ad insegnare al cane a stare al piede, ovviamente questo ragionamento verrebbe fuori SE E SOLO SE dovessi utilizzare la tua stessa logica (cioè non ti sto dicendo che non sei capace, tanto per esser chiari).
      Tanto per farti un esempio il mio educatore consiglia la pettorina ai suoi allievi (tra cui anche io), ma il suo cane per andare in giro potrebbe mettere pure una tagliola a scatto, tanto non tira manco se gli sparano!!
      Sai quanti “istruttori cinofili” invece che non utilizzano la pettorina ho visto che hanno difficoltà a controllare i propri cani? Quasi tutti.. figurati se questi si mettono ad utilizzare il collare a strangolo che danni che fanno!
      La conclusione è che un istruttore cinofilo degno di questo nome per i suoi cani utilizza quello che vuole ma deve consigliare ai suoi allievi la pettorina almeno finché questi non siano sufficientemente bravi ed hanno una condotta perfetta. Perché non è lo strumento che aiuta ad educare il cane ma è il metodo che si utilizza e quindi se l’istruttore è bravo ed ha un buon metodo riesce al di la della pettorina o del collare a strangolo..però se fa utilizzarea ai suoi allievi la pettorina salva anche i cani da possibili e dico possibili danni al collo proprio perchè i suoi allievi sono allievi e non istruttori!!

      • anouk più che danni al collo che davvero cani con problemi derivati dal tirare al guinzaglio ce ne saranno ma non ne conosco così tanti, ne consoco che arrivano a venire tanto che tirano ma sono ancora in buonissima salute… il problema è più psicologico che fisico… alcuni cani potrebebro vivere negativamente il tirone se avviene in un momento in cui il cane è s spaventato cerca di scappare quindi non usa più la ragione e va “a istinto” e per istinto prova a scapapre e in quel momento è un po’ fuori di se e spaventato e per di più prende la “punizione” della stretta al collo. per un cane che ha la faccia come il c..lo e per insegnare a camminare decentemente col proprietario, non parliamo di condotta sportiva ma di psaseggio, volendo potresti usare pure il fisso… ma di sicuro, meglio la pettorina perhcè se lo sai usare il collare è un discorso ma nel dubbio con la pettorina fai certo meno danni…

        • Sicuramente anche l’aspetto psicologico non è da sottovalutare, ma è quello più difficile da considerare e comprendere e visto che sono alle prime armi l’ho un po’ sottovalutato nel discorso che ho fatto sopra. Ti ringrazio per avermelo fatto notare, d’altronde è solo così che si può crescere, confrontandosi senza mai barricarsi nelle proprie convizioni.
          Esiste anche un metodo per educare che si chiama “Ricalca e Guida” che è stato preso in prestito dalla psicologia umana (usato anche come tecnica di vendita), consiste nell’entrare in sintonia con il soggetto per poi guidarlo dove vogliamo noi (ora non mi addentro sullo spiegare come si fa perché sinceramente ancora lo sto sperimentando sulla mia Anuk)! Questo per dire che entrare in contrasto con una persona per convincerla delle nostre idee non serve a nulla.. se vogliamo aiutarlo a capire il nostro punto di vista dovremo venirgli incontro, in modo da creare un dialogo costruttivo (piccolo consiglio per chi si sta scannando sulla questione della pettorina si/pettorina no) 😉

      • Anuk, per favore, potresti riportare gli studi di cui parli? Ti cito: “ad oggi non esistono studi che invece parlano di eventuali danni causati dalla pettorina”
        Vorrei che tu citassi la fonte, è importante sapere di cosa si parla.
        Ed è importante sapere che NON ESISTE UN SOLO TIPO DI PETTORINA e che alcuni modelli, SI’ che sono dannosi soprattutto su un cucciolo in crescita.
        Personalmente tolgo la pettorina ad X esattamente come tolgo il collare perchè oltre che dannosa, è fastidiosissima perchè sfrega (e a volte sega) le ascelle.
        Io promuovo e sostengo solo ed esclusivamente pettorine ad H (o “alla romana”) le quali
        1)NON sfregano da nessuna parte
        2)NON rovinano il pelo
        3)NON intralciano i movimenti perchè NON toccano nessuna articolazione
        4)l’aggancio a 2/3 della schiena per una semplicissima questione di leve NON porta il cane a tirare o lo induce (per leve e NON per costrizione) a tirare molto meno
        Sono VERAMENTE curiosa, pertanto, di conoscere di quali studi scentifici parli riguardo ai danni da pettorina.

        • Oooppsss…mi era sfuggito in “non”…..chiedo scusa….come non detto.
          Ma quanto ho detto sulla pettorina ad X resta validissimo.

          • Vorrei precisare, perchè mi rendo conto che può suonar male, che quando dico “tolgo” intendo il risultato finale, che io ottengo appunto utilizzando il “ricalco e guida” (che è una tecnica e non un metodo). Funziona talmente bene che tutti i cani che ho seguito (beh, quasi, teste di legno che finito il corso tornano indietro ce n’è, eh!)dicevo tutti i cani quando lavorano con me indossano solo la pettorina, QUASI tutti continuano ad indossarla a vita.

    • gianni vedi che anchetu leggi quello che vuoi, se tu sai usare il guinzaglio e insegnare al cane non il piede o la condotta, ma a passeggiare con te senza prenderti per un carretto dei gelati, allora ok, il punto è che parliamo di consigli da dare al neofita che ancora non è stato buono di insegnare il cane a camminare decentemente con lui e onde evitare guai, meglio la pettorina. i danni psichici ci possono essere con alcuni cuccioli che magari si spaventano per aver visto qualcosa provano a scapapre e prendono il tirone al collo che per loro èuna punizione e rinforza la paura. un cane come lo era il mio da cucciolo questo problema non cel’aveva ma non sapendo come è uno l’altro onde evitare rischi meglio stare dalla parte del sicuro.
      io ho insegnato ai miei cani, collare o pettorina che sia, a non tirare, e non si insegna strozzandolo o trattenendolo ma con calma econ al tecnica giusta, nonstiamo parlando lo della cintura di sicurezza che deve avere il cane ma del rischio che per certi cani il tirone rappresenta, comunque tu stai continuando a fare una lotta fra lobbies, non un discorso sensato e apolitico, il problema è questo.
      io non ci ho visto l’illuminazione nella pettorina però trovo che per i cuccioli sia meglio usarla per i neofiti specialmente.
      la condotta al piede invece, colndotta… sportiva, perchè quando vai per starda il canepasseggia a fianco a te non fa “il piede “in attenzione per ore e km… quella, la puoi benissimo insegnare anche col cane libero, per come va insegnata…

  29. Dispiace davvero constatare come alcuni spendano più tempo a denigrare gli altri invece che ad informarsi a dovere. Nemmeno quando gli scodelli sotto al naso le risultanze scientifiche si preoccupano di aprire un link, accipicchia. Se qualcuno lo facesse scoprirebbe proprio che è citato uno studio scientifico (tra i tanti) che smentisce la leggenda metropolitana delle madri che sbattacchiano i figlioli; e che vengono citate svariatissime pubblicazioni di studi medico-veterinari che DIMOSTRANO la pericolosità del collare a strangolo. Ma chi pensa di sapere già tutto e di non aver più nulla da imparare in genere non ha l’umiltà di leggere e apprendere. Problema loro, non certo mio.
    Riguardo al clicker, credo di aver argomentato a sufficienza le ragioni per le quali se ne è descritto un uso SBAGLIATO. Magari ribattere a quello, invece di argomentare sulla mia persona sarebbe più costruttivo, forse, ma si sa che il dentino avvelenato nei confronti di chi ti dimostra perchè sei incompetente è normale.
    Riguardo alla pettorina, voglio sottolineare soltanto un semplice dato di fatto: solo 4 o 5 anni fà chi voleva acquistare una pettorina ad H era costretto a farlo in Internet perchè pochissime aziende la producevano e la commercializzavano direttamente; nei negozi non si trovavano neanche a cercarle col lanternino. Oggi praticamente non esiste pet market che non le abbia in esposizione. Dal momento che non è pensabile che il merito sia tutto esclusivamente mio, forse è logico dedurre che non sono l’unica sostenitrice della pettorina ad H. O no?
    Ripeto, problemi loro.
    Ma magari rifletttere sul fatto che non sono “nata” educatore (lo sono diventata studiando per anni e facendo esperienza)e che ho citato episodi di 10 anni fa; all’epoca ero io allieva di altri su un campo prettamente coercitivo di UD agonistica e la condotta al piede la sapevo fare, eccome. Ma in campo, come tutti gli agonisti fanno e sanno fuori dal campo è tutt’altra faccenda. E pensare di tenere un cane in condotta al piede per tutta una passeggiata ricreativa, beh quello sì che è delinqunziale.

  30. @Anuk guarda che hai letto male, io non ho abbandonato la pettorina perché il mio cane tirava. Anzi, ho scritto chiaramente che il cane diventava di legno. Ho usato un semplice collarino quando era cucciolo e la pettorina l’ho provata per curiosità. Invece ho visto altri cuccioli che tiravano perché i proprietari partivano già arresi. Il cane tira e non riesco a stabilire alcun rapporto con lui? e mettiamogli la pettorina così non rantola!
    Non dico che in cinque minuti si insegni al cane come camminare, però con un minimo di impegno (un minimo!) ci si porta il cane fino in cima ad un monte!
    Che poi io trovi la pettorina 1)orribile 2)dannosa per i cuccioli in crescita che tirano a 4 ruote motrici 3)un ripiego che rende il cane simile ad un culatello con quattro zampe, ben legato e pronto per essere messo a stagionare…..questo è un altro discorso.

    un’ultima cosa: i danni del collare a strangolo (con relativi “studi”) sono riferiti ad un uso scorretto piuttosto che aberrante. Tutti sanno che purtroppo era una pratica comune usare il guinzaglio a strangolo per dare delle sonore strattonate ai poveri cani, nella convizione di doverli in qualche modo “domare” facendogli sentire chi fosse il più forte. Lo strangolo veniva usato,e ancora oggi lo si usa, nella illusione che fosse efficace per far capire al cane che il proprietario era il boss. Ora, se uno provasse a mettere un normale collare e a dare strattonate all’urbigna, come scrive Camilleri, otterrebbe gli stessi danni. Lo stesso dicasi per la pettorina. O pensate che un cane strattonato con la pettorina non riporti danni alla schiena?

    Se invece un proprietario non riesce a insegnare un fico secco al cane, che gli metta la pettorina così non lo sente rantolare!E’ un po’ come dire che se un bimbo non riesce a coordinarsi per nuotare, gli mettiamo per sempre la ciambella. Non sarebbe meglio perdere un minimo di tempo, avere un po’ di pazienza e attenzione e insegnargli…a nuotare?
    Ah! quasi dimenticavo: sia il mio cane che gli altri dei miei conoscenti non hanno problemi al collo. E come potrebbero averli visto che il guinzaglio da retriever è un po’ aperto sul torace?
    Ma tutto questo a voi non entra in testa. Siete spiritati, dovete per forza dire che le persone come me strangolano i cani. Purtroppo è una compulsione. Non ce la fate proprio a non dirlo.

    @ Anto Ho sottovalutato i tuoi talenti. Tu non ti arrampichi sugli specchi, tu ti aggrappi ai rasoi.

    • A questo punto non credo che tu legga bene cosa io scriva ma ti basta leggere la parola pettorina per partire in quarta con la storia dell’impiccagione dei cani!!Io non ho mai detto che tu strozzi i tuoi cani.. hai fatto l’esempio del nuoto e siccome sono un ex istruttore di nuoto posso dirti che al bambino non si mette la ciambella per sempre ma non si butta nemmeno nella vasca grande! Si comincia piano piano nella vasca dei piccoli e quando va nella vasca grande si usano i braccioli o la tavoletta per dargli sicurezza se serve..
      Ritornando a noi ho detto semplicemente che ad un neofita non si può consigliare un collare a strangolo (o anche un semplice collarino) perché rischierebbe di far dei seri danni al suo cane, ma si dovrebbe consigliare la pettorina almeno finché non impara, questo al di la del metodo utilizzato dall’istruttore! Ma questo pare che tu non l’abbia letto e sei partito con la storia dello strozzare i cani.. d’altronde l’hai affermato pure te che ci vuole calma e tempo affinché il neofita possa fare una passeggiata tranquilla con il suo cane..quindi nel frattempo non diamogli un potenziale cappio in mano con il quale far del male inconsciamente al suo cane.
      Nella mia piccola esperienza posso dirti che il primo mese che ho avuto Anuk, prima di conoscere il mio attuale educatore cinofilo, ho usato un collarino normalissimo (rosa che era una more intorno al collo della mia piccola).. dopo un paio di settimane ha iniziato a tossire e la mia veterinaria mi ha detto che aveva la laringe leggermente irritata (e non è che fosse un cane che tirava come un motoscafo)..da quando ho conosciuto il mio educatore uso la pettorina e questa cosa non è mai e dico mai più successa.. ora tira tu le somme!

  31. Oh, senti un po’ Anuk: questo periodo “Tu affermi che hai provato ad utilizzare la pettorina ma l’hai abbandonata perché poi il cane tira come un matto” l’hai scritto tu o qualcun altro? io ho risposto a quanto hai scritto.
    Anuk, leggiiiiiii, impara a leggereeeeeee
    nel mio esempio c’è scritto “Se invece un proprietario non riesce a insegnare un fico secco al cane, che gli metta la pettorina così non lo sente rantolare! E’ un po’ come dire che se un bimbo non riesce a coordinarsi per nuotare, gli mettiamo PER SEMPRE la ciambella”…
    la pettorina è uno strumento che l’invasato usa PER SEMPRE! ma quale gradualità nell’insegnamento! il cane farà la salamella per tutta la vita. Ma dove li hai visti quelli che usano la pettorina quando il cane è piccolo e poi passano al collare?
    Comunque, il punto non è questo. Un proprietario vuole usare la pettorina? e chi se ne frega! basta che non usi quella che sfrega alle “ascelle”.
    Via…basta così…tanto alla fine il concetto è sempre il solito. Ci sono persone che devono affermare che chiunque utilizzi un guinzaglio da retriever vuole strozzare il cane.

    • Certi che sei fissato.. ti cito :” Ci sono persone che devono affermare che chiunque utilizzi un guinzaglio da retriever vuole strozzare il cane.”, ma quando mai l’ho detto? MAI!
      Ho fatto INVECE un discorso al quale tu NON RISPONDI (e non lo farai nemmeno dopo che avrai letto questo post) perché non ti conviene farlo. Quindi visto che le cose stanno così è inutile continuare perché EVIDENTEMENTE NON SEI ONESTO, mettendomi in bocca cose che io non ho detto, decontestualizzando i miei concetti ed evitando ciò a cui non ti conviene rispondere.
      Mi dispiace ma con persone come te non si può avere un dialogo costruttivo, perché cercano sempre e solo di avere ragione e non vogliono affatto pensare minimamente di poter sbagliare.
      Io non sarò un esperto cinofilo ma so una cosa per certo: in ogni settore bisogna sempre tenersi aggiornati altrimenti si resta indietro con tutto ciò che ne consegue!
      Detto questo Chiudo qui questa sterile conversazione.

    • ti cito

      “la pettorina è uno strumento che l’invasato usa PER SEMPRE! ma quale gradualità nell’insegnamento! il cane farà la salamella per tutta la vita. Ma dove li hai visti quelli che usano la pettorina quando il cane è piccolo e poi passano al collare?”

      ECCOMI, e consiglio di fareuguale anche a tutti coloro a cui do un cucciolo…
      e di non usare quella che sfrega i gomiti anche perchèse la toglono facilmente ed è rischioiso…oltre che fare danni. consiglio un modello che non impedisca il movimento e non faccia male alle articolazioni.

  32. IO ricordo ancora la prima volta che misi piede in un campo di addestramento “tradizionale” molto ma molto prevenuta dopo però aver speso un pacco di soldi per lezioni da un addestratore “gentile” per insegnare al mio cane disubbidiente a non scappare in mezzo alla strada al mio minimo cenno di distrazione….. nefi ha rischiato la vita per ben due volte e io mi feci forza e entrai in quel campo. Ricordo ancora quando parlando con Tiziano(l’addestratore) gli dissi che io comunque non avrei torturato il mio cane per farlo diventare più ubbidiente e lui mi rispose che nessuno me lo avrebbe mai chiesto… 5 minuti dopo era dall’altra parte del campo con due cani , uno per parte, tirati su dalla collottola perchè stavano litigando…. tornato da me mi disse…. comunque in questo campo il capo rimango sempre io……

    Sono passati 6 anni, ho frequestato un corso di educatore cinofilo della scuola cinofila europea di Aldo la Spina, ho studiato, mi sono documentata e alla fine ho deciso che entrambi i metodi possono coesistere in un unico grande modo di rapportarsi col proprio cane e seppur io abbia cavalier…. quindi non cani particolarmente difficili, qualche urlo terribile da parte mia è voolato, come è volato qualche sculaccione e anche qualche no….rari forse ma abbastanza fermi e decisi da farli una volta sola che il cane capisca bene……molto bene….. e questo non vuol dire ch eio amo meno i miei cani o che li maltratto!!!!

    • @Cristiana: ahahahaah!!! L’albero è quello dei “reply” che si formano in coda allo stesso messaggio, e che wordpress vede bene di restringere man mano di misura, cosicché un lungo scambio di risposte alla fine ti costringe a scrivere in una specie di imbuto strettissimo. Quando non si riesce proprio più a scrivere, perché si va a capo ogni due parole, diciamo che “è finito l’albero” 🙂

  33. Beh…alla fine questa diatriba finisce sempre con l’attrarre molte parole e molti pensieri.
    Non credo sia giusto farsi largo “diffamando” altri professionisti del proprio settore, è molto più corretto far la propria strada e dimostrare con il proprio operato la validità dell’opzione metodologica che si fa proprio. Ho detto altre volte che secondo me, almeno, i metodi gentili hanno il pregio di porre al centro le potenzialità d’apprendimento del cane, la sua capacità di scegliere e capire. Secondo voi, scusate, quando si insegna qualcosa a qualcuno non conta anche il COME lo si insegna oltre al COSA si insegna? Per fare un banalissimo esempio, io credo che sia molto diverso – in riferimento a quel che il cane apprende – insegnargli il “terra” manipolandolo, tirandolo giù per le zampe o insegnarglielo in “shaping” e con il rinforzo positivo. Aggiungo anche che in un programma ben fondato di clicker training – o anche di training senza clicker! – l’uso di bocconcini come rinforzo si decresce gradualmente ed opportunamente sino ad estinguersi.
    Io credo che le differenze tra i due approcci ci sono eccome e per coglierle sino in fondo credo che sia necessario provare, fare esperienza. E non è necessario ricorrere a contraposizioni esagerate e offensive, ma bisogna saper guardare e vivere certe esperienze per comprendere che si tratta di differenze profonde e fondamentali.

    Mi spiace però RIBADIRE con convinzione e fermamente che… si ok, sarebbe gravissimo identificare “sic et simplicitere” tradizionalisti e “macellai”, MA DI TRADIZIONALISTI MACELLAI CE NE SONO, CE NE SONO STATI IN ABBONDANZA E CERTE SITUAZIONI DI ABUSO NEI CAMPI DI ADDESTRAMENTO CI SONO STATE E CI SONO ANCORA.
    E NON SONO AFFATTO Leggende metropolitane.

  34. Bello il commento di Denis, ma mi trovo a dissentire parzialmente. Nel cane in fondo e’ “innato” il senso di cooperazione con l’uomo, secoli secoli e secoli di lavoro a fianco han fatto il loro dovere. Per questo mi sento di dissentire sul concetto che il clinker dovrebbe essere più’ funzionale perché’ svincolato dal conduttore. Nella realtà’ dei fatti poi l’addestramento col clinker parte da una base di condizionamento classico, nel quale per il cane e’ chiarissimo che la fonte sonora annuncia una ricompensa (di solito cibo). Quando si inizia il lavoro col cliker affrontiamo interminabili sedute di click boccone, che mettono la base di un puro condizionamento classico, dove il cane, che non ha proprio al mente di una gallina, capisce benissimo quale sia la fonte del cibo che segue il click. Nel senso che il cane non e’ mai completamente svincolato dal conduttore. Si potrebbe obiettare che il cibo può’ essere fornito tramite qualche sistema a distanza, ma non illudiamoci, il cane ha ben chiaro che il boccone e’ sta o manipolato dall’uomo, il suo olfatto non e’ facilmente abbindolabile!

  35. Ma scusate… messa in questi termini io non vedo tutta ‘sta differenza tra il cosiddetto metodo tradizionale e il metodo gentile. Semplicemente perché il metodo gentile, così come sviluppato dalla Fennell e riportato nei suoi libri, si basa proprio su gerarchia e controllo delle risorse. La maggior differenza credo che sia che le punizioni non sono attive ma passive, ovvero, non ti picchio, ti tolgo la mia compagnia, ti escludo dal branco.

    QUESTO è quello che IO ho capito dei libri della Fennell, il mio educatore (ex GDF, ora in pensione, responsabile del centro dove lavorava) concorda nel dire che è un ottimo libro e sinceramente… su quei principi sto educando, ovviamente affiancata da quest’educatore, il mio cecoslovacco di 11 mesi.

    Che poi ci sia gente che si definisce gentilista e poi è solo stupido, non ci piove che sia chiaro!! Ma mi sembra sempre che chi parla di questo metodo non abbia letto la Fennell O.o.

    Oh, per il resto concordo eh! Un NO non è una tragedia, anzi!

  36. Si, bell articolo però… Forse tu sei vissuta ed hai lavorato in “un’isola felice”. Ho più o meno la tua età, lavoro con i cani dal ’76 ed ho iniziato alla SAS di Trieste.
    Dopo sei anni di agonismo ho mollato tutto per “nausea”!
    Mai sentito, all’ epoca, di “fare l’ elicottero” di “lavoro sul tavolo” del “doppio guinzaglio” per cani mordaci (sai quanti svenuti ho visto?) e di tante altre tecniche per “convincere” il cane?
    Da alcuni anni gareggio in Obedience e mi capita anche di gareggiare in campi SAS e sai che c’è? Che dal ’76 l’unica cosa che è cambiato è l’ uso del collare elettrico che allora ancora non esisteva! Forse sbaglio, forse nel NordEst non sono ancora tutti emancipati; ma quì o sono tutti imbecilli o non è come dici tu ma il fenomeno “violenza” esiste, eccome!
    Un mio cliente deve fare lo ZTP, su alcuni centri contattati 5 lavorano con l’elettrico “perchè fà meno male dello strozzo”… Forse un gentilista rincoglionito fà meno danni. Ciao

    • Io non sono andata alla SAS della mia zona proprio perché ce l’hanno sconsigliata per l’utilizzo di metodi poco consoni!! Avevano molta gente quando ci lavorava il mio educatore, che però per i loro gusti aveva metodi troppo lenti…

      Quando l’obbiettivo NON E’ il RAPPORTO CON IL CANE ma il RISULTATO IN GARA, si fanno sempre delle enormi stronzate…

    • Ehm…isola felice proprio non direi!
      Anche perché… qui c’è qualcosa che non torna: i gentilisti non fanno che dire “noi siamo la nuova cinofilia, i metodi tradizionali (intesi come coercitivi-bastardi-violenti ecc.) si usavano cinquant’anni fa!”
      E mo’ tu mi dici: “Adesso si usano i collari elettrici, ai tuoi tempi c’era l’isola felice”… e alura? Qualcuno non la racconta giusta! 🙂
      No, il problema è un altro: è che sono SEMPRE esistiti i coercitivi, i pezzi di merda, gli ignoranti (perché spesso solo di questo si tratta) che lavoravano i cani a forza di botte, e son sempre esistiti quelli che la violenza la aborrivano. Solo che, ai “miei tempi”, chi non voleva usare la violenza (come la sottoscritta) cercava comunque di usare il buon senso: il collare elettrico non l’ho mai avuto, di elicotteri non ne ho mai fatto, ma quando hai a che fare con cani che tentano di staccarti un braccio, a volte, una strattonata gliela dai eccome. Così come, se un cane ti prende palesemente per il sedere, una pacca sul culo gliela dai: che non gli fa alcun male (di solito ti fai più male tu alla mano), ma gli fa capire che può bastare così, grazie.
      Oggi, invece, ci sono soltanto gli estremi: o la violenza o il “il-cane-non-si-tocca-neanche-con-un-fiore”. Cosa che purtroppo, quando si tratta di cani tosti, o di cani con i quali i proprietari hanno sbagliato tutto, porta solo a due conclusioni: a) l’eutanasia, “perché non c’è niente da fare” (ovvero: piuttosto che ammettere che non sono capace di lavorare con ‘ sto cane, preferisco vederlo morto), b) la semplice rinuncia, ovvero l’ammissione “non riesco a cavar niente da ‘sto cane” (di solito accompagnata dal sottinteso: “ed è tutta colpa tua”. Il che è quasi sempre vero, ma è proprio per questo che l’umano colpevole viene al campo! Perché spera che tu possa rimediare ai suoi errori. E tu dovresti esserne capace).
      Quando un talebano del gentilismo rinuncia, il risultato è sempre lo stesso: l’umano va altrove, col rischio di cascare in mano al Cesar Millan della situazione.
      A volte, per fortuna, gli va invece bene e casca in mano a uno bravo, che invece di star lì col manualetto talebano da seguire pedissequamente… si studia il cane, si studia l’umano, ci mette un po’ di buon senso e comincia a lavorare sul serio. E di solito con successo.

  37. Valeria, grazie infinite, sono alle prese con un cucciolo un po’ vivace e purtroppo sono incappata in un gruppo di gentilisti che mi (ci) stanno rovinando, grazie ai loro consigli il cucciolo è diventato solo una fonte di frustrazioni, arrabbiature e sensi di colpa. Ormai ci sto perdendo il sonno di notte pensando a cosa diventerà questo piccolo mostro, anche perché abbiamo un altro cane e due gatti, non posso permettere che questo piccolo diventi aggressivo e ingestibile.
    Sapete per favore indicarmi un vostro contatto nella mia zona? Sono sul confine fra Piemonte e Lombardia. Sono disposta a spostarmi tanto verso Vercelli quanto verso Milano.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.