di VALERIA ROSSI – Viste le discussioni (eufemismo per “scanni feroci”, almeno in alcuni casi!) che si sviluppano ogni giorno su Facebook e in varie pagine private sull’annosissimo tema “gentilisti vs tradizionalisti”, ritengo che urga assolutamente chiarire un po’ le idee a chi, magari, vorrebbe cominciare a insegnare qualcosa al suo primo cucciolo, e non sa dove sbattere la testa.
Ecco, quindi,  un Novissimo dizionario che spero possa eliminare alcuni dubbi.
E mo’ scannatevi su questo, che c’è ampio materiale (ci ho messo due giorni interi a scriverlo).

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AVVERTENZA IMPORTANTE: il Novissimo Dizionario non è del tutto serio (quindi evitino pure di incazzarsi come iene tutti coloro che si sentiranno leggerissimamente perculati… e hanno ragione a sentircisi, perché le prese in giro non mancano):  altrimenti sai che palle, se per caso qualcuno decidesse di leggerselo tutto?
Ed è solo un articolo su una rivista online: NON è un libro e NON vuole essere un manuale a cui riferirsi.
E’ un gioco, insomma… ma nonostante questo, c’è anche molto di serio.
Per esempio, sono serie le spiegazioni delle terminologie tecniche, perché su quelle si fa già abbastanza casino senza doverci aggiungere pure la confusione satirico/umoristica.
P.S.:  essendo online,  il Novissimo Dizionario potrà sempre essere aggiornato in tempo reale: quindi, se e quando riterrete che manchi qualcosa (e chissà quante ne mancano!)… segnalate, grazie!

A

ADDESTRAMENTO: modo di mettere in evidenza le qualità naturali del cane, “rendendolo destro” nell’impiegarle, ma solo per scopi che fanno piacere agli umani. In realtà al cane non si può  insegnare un beato tubo che lui non sappia già fare benissimo da solo. Il cane sa GIA’ sedersi, mettersi a terra, saltare, mordere, prendere un frisbee al volo, prendere in bocca un oggetto, puntare una preda.
L’addestramento, quindi,  serve soprattutto ad impedire che il cane faccia queste cose quando pare a lui (tipo: sedersi in mezzo a una strada trafficata, mordere il postino, riportare le ciabatte del vicino di ombrellone, saltare il cancello di casa, mangiarsi le pecore anziché radunarle) e a far sì che le faccia solo nei tempi e nei modi che fanno comodo a noi.
L’addestramento può anche indurre il cane ad abbinare alcune delle sue qualità per manifestare comportamenti compositi che da solo non metterebbe mai in atto.

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ADDESTRAMENTO ALL’AGGRESSIVITA’:  idiozia, nonsense, bullshit, cazzata (e altri sinonimi ad libitum).
L’aggressività ce l’hanno già da soli tutti i predatori (e il cane lo è, come l’uomo): e non solo quelli. Ce l’hanno  perché è fondamentale per la conservazione delle specie.
Non esiste un cane che aspetti che la sua preda si suicidi prima di mangiarsela: per riuscirci deve “aggredirla”.
Ma anche per trombare una cagna deve “aggredirla”, perché lei non gliela tira con la fionda: nella sessualità c’è sempre una componente aggressiva (anche in quella umana, yes).
Un cane sprovvisto di aggressività, in natura, sarebbe un cane morto.
Quindi non si “addestra” nessun cane “all’aggressività”:  lo si addestra, semmai, a gestirla nei tempi e nei modi compatibili con la società umana.

ADDESTRAMENTO ALLA DIFESA/ATTACCO: spesso confusa con l’addestramento all’aggressività di cui sopra, e altrettanto spesso indicata come “addestramento che stimola l’aggressività”. Altra idiozia, che essendo un’idiozia è piaciuta moltissimo praticamente a un sacco di politici (ci sono abituati).
“Stimolare l’aggressività”, in se stessa, è una frase che non significa niente.
Quello che si può fare è stimolare un certo tipo di risposta a uno stimolo: ma neppure il più imbecille tra gli addestratori “stimolerebbe” mai l’aggressività del suo cane verso bambini, vecchiette o altri cani.
L’addestramento alla difesa, se inteso in senso sportivo,  stimola il cane ad “aggredire” (mordere) una manica, ovvero quello che per lui è un giocattolo. Se inteso in senso utilitaristico – che è tutta un’altra cosa – insegna al cane a distinguere tra vecchiette e malintenzionati. In ogni caso spiega al cane come, quando e SE può utilizzare la sua aggressività.
Anche nell’addestramento alla difesa utilitaristica non si addestra il cane a mordere chi prende a sberloni il padrone (quello lo sa fare benissimo da solo), ma gli si spiega che NON deve mordere l’amico che ti dà una pacca sulla spalla o quello che ti apre un ombrello davanti al naso.
In realtà si addestra anche il cane a gestire in modo equilibrato  l’autodifesa, che è un altro istinto innato in tutte le specie viventi.
Sarà per questo che tra tutti i kanikillerkattivissimi di cui si legge sui giornali NON CE N’E’ UNO che sia stato effettivamente addestrato alla difesa o all’attacco. Quelli che mordono i bambini o le vecchiette per strada sono i cani che decidono in proprio, NON quelli addestrati.

ADDESTRAMENTO TRADIZIONALE: v. Metodo tradizionale

AGILITY (per esteso: agility dog): sport cinofilo in cui il cane deve compiere un percorso ad ostacoli. Divertentissimo per cani e conduttori, almeno finché il conduttore non va fuori di testa e diventa un “fissato” e non più uno sportivo.

APNEC: Associazione Professionale Nazionale Educatori Cinofili.
Una delle millemila associazioni che si riprongono di formare educatori cinofili (v.), in tutto e per tutto uguale ad altre millemila, se non per i nomi che vi compaiono e che sono quelli di coloro che non hanno ancora litigato con quelli che invece stanno in CSEN, SIUA eccetera.

B

BUONISTA: persona convinta che il cane non vada mai sgridato, mai obbligato a fare qualcosa e ovviamente mai toccato nemmeno con un fiore, che i gentilisti (v.) siano già troppo crudeli perché “condizionano il cane”, che è una brutta cosaccia cattiva, che “gli ordini si diano solo agli schiavi” e così via. Solitamente il buonista lo si ritrova dopo qualche tempo disperato perché il suo cane è finito sotto una macchina, o perché è nei guai dopo che il suo cane ha morso qualcuno: ma nessuno riuscirà mai a convincerlo che il cane, per sua stessa natura, vuole essere guidato, ha bisogno di esserlo…e anche quando non succede niente di tragico, senza una guida a cui affidarsi è solitamente un infelice o un nevrotico.

C

CLICKER/CLICKER TRAINING: aggeggino che produce un suono (appunto un click) utilizzato per confermare il cane nel preciso istante in cui ha compiuto un’azione ritenuta corretta dall’umano. Al click segue immediatamente un rinforzo positivo (v. Rinforzo) sotto forma di premio, gioco, coccola ecc.
Lo scopo è quello di condizionare il cane a ripetere il comportamento corretto perché sa che gli arriverà qualcosa di gradito.
Ahhhhh!!! Ma allora è quella cosaccia brutta del “condizionamento”?
Sì, e non solo: è un condizionamento meccanico, nel quale non entra – se non in minima parte – il rapporto con l’uomo, la stima, la fiducia.
Il clicker training è l’insegnamento attraverso l’uso del clicker.
Clicker e relativo clicker training vengono utilizzati da educatori e addestratori di tutte le scuole, in tutte le discipline: ovviamente deve trattarsi di persone che trovano utile questo strumento, perché molti lo ritengono superfluo e preferiscono usare una parola.

COLLARE A STRANGOLO: collare composto da una catenella con due anelli terminali, che si può usare in due modi: o sovrapponendo i due anelli e fissando il guinzaglio ad entrambi, nel qual caso non si ha alcuna azione “strangolante”,  oppure facendo passare la catenella in uno di essi e fissando il guinzaglio ad un solo anello, ottenendo quello che i gentilisti definiscono “cappio” (sottintendendo che lo usi sempre e solo per impiccare il cane).
La vera motivazione per cui si usa il guinzaglio nella posizione “a strangolo” è che il cane non ha alcuna possibilità di togliersi il collare dando uno strappo indietro (come invece può fare con qualsiasi collare di cuoio, a meno che non glielo si stringa in modo indecoroso intorno al collo, strozzandolo veramente): quindi lo si potrebbe definire più correttamente  “collare di sicurezza”.
Purtroppo chi gli ha dato il nome di “collare a strangolo” (in base all’aspetto e non certo alla sua funzione primaria) non sapeva che un giorno sarebbero arrivati i gentilisti (v.) e i buonisti (v.) a far casino.
Chi usa effettivamente il collare a strangolo per strozzare/impiccare il cane fa parte della categoria dei macellai (v.) e non certo di quella degli educatori e/o addestratori.
Gli addestratori di scuola tedesca, oltre che per la sicurezza, utilizzano il collare a strangolo per insegnare la condotta in modo tutto diverso da quello che credono i gentilisti (v.): ovvero, non ci si sogna neppure di tirare da una parte mentre il cane tira dall’altra, appunto strozzandolo, perché si sa perfettamente che ad un’azione (tirare) il cane risponde con un’azione uguale e contraria (tirare più forte dalla parte opposta). L’hanno scoperto per primi gli eschimesi quando hanno attaccato per la prima volta un cane a una slitta, quindi giuro che ormai ce ne siamo accorti anche noi.
Chi non se n’è ancora accorto, al massimo, è il classico “cuggino” che non ha mai visitato un campo di addestramento in vita sua.
La condotta si insegna utilizzando la catenella per richiamare l’attenzione del cane su di noi con leggeri colpetti (leggere bene: COL-PET-TI, in modo che il collare faccia “dling dling”, e non in modo da causare dolore al cane),  almeno finché il cane non si accorge che noi, lassù in alto a sinistra, teniamo il suo giocattolo preferito (se ne accorge in una lezione e mezzo circa): dopodiché i colpetti servono solo una volta ogni tanto, quando il cane si distrae.
E’ possibile anche insegnare prima la condotta senza guinzaglio e poi quella al guinzaglio, e in questo caso non servono manco i colpetti: però si usa lo stesso il collare a strangolo per evitare che il cane, strattonando all’indietro, finisca magari sotto una macchina.
Il che, più che maltrattamento, a me sembra prudenza.

COLLARE A PUNTE: strumento coercitivo e quasi sempre inutile,  usato dai macellai (v.) che non sanno far lavorare un cane senza fargli male, o a cui non frega un accidenti del benessere del cane (per questo sono macellai). Può essere usato anche con le punte girate all’infuori, e in questo caso chi lo usa non è un macellaio ma un tamarro che vuol far sapere a tutti chec’hailcanefigo che se combatte con un altro cane vince, perché l’altro non può azzannarlo al collo (gli sfugge il fatto che l’altro cane potrebbe azzannare il suo all’arteria femorale e farglielo fuori in dieci secondi netti. Ma soprattutto gli sfugge il fatto che lasciar combattere due cani è una cosa da criminali). Si può usare anche il collare a punte in modo etico, causando un disagio e non certo un dolore al cane: ma è cosa riservatissima ai professionisti e in ogni caso è un atto coercitivo, quindi chi preferisce evitare ogni tipo di disagio al cane fa bene a dimenticarsi che esista.

COLLARE ELETTRICO: strumento fortemente coercitivo e crudele che una legge aveva avuto il buon gusto di proibire, ma che subito dopo è ridiventato legale perché altrimenti, poverini, quelli che li costruivano/vendevano avrebbero avuto un danno.
Propongo quindi di rendere di libera vendita pistole, bombe a mano, bazooka e affini, perché altrimenti quelli che li  costruiscono/vendono sono costretti a fare le guerre per non morire di fame, poverelli.
Da quando è ridiventato legale, e quindi i macellai (v.) ne fanno largo uso sentendosi a posto con la legge, l’ENCI (v.), anziché dire (come sarebbe logico ed etico)  che chiunque si faccia beccare con un simile strumento sul suo campo perde immediatamente la qualifica di Socio e viene cacciato a pedate nel culo, ha deciso che sarebbe carino fare “corsi per l’uso corretto del collare elettrico”.
L’unico uso corretto che io conosca del collare elettrico, in addestramento, è quello di prenderlo e buttarlo nella rumenta (spazzatura, per i non liguri), o in alternativa di ficcarselo laddove non è carino dire, ma è facile immaginare.
Esistono rarissimi e sporadicissimi casi in cui un simile strumento possa avere un’applicazione sensata (e quando si dice UNA, si intende UNA: UN singolo evento fortemente traumatico, perché di questo si tratta, che possa fermare definitivamente la ripetizione di un comportamento gravemente a rischio, per la serie “meglio una scossa che un cane morto”): ma riguarda esclusivamente la terapia comportamentale ed esclusivamente i casi in cui tutti gli altri tentativi abbiano fallito e il cane rischi di lasciarci la pelle o di ammazzare qualcuno.  E andrebbe usato esclusivamente da terapisti (leggi: veterinari con quattro palle):  mai, mai e poi MAI in addestramento.
I collari elettrici sono di due tipi: il teletac (utilizzato dall’80% dei cacciatori) e lo shaker, che è – né più e né meno – uno strumento di tortura bello e buono.
Se per il primo tipo vale quanto detto sopra, per il secondo vale solo la speranza che qualcuno lo applichi alle palle di chi l’ha inventato e soprattutto di chi lo usa. Augurio che faccio loro di tutto cuore.

COGNITIVISMO/COGNITIVISMO ZOOANTROPOLOGICO: nato in contrapposizione al behaviourismo, secondo cui il cane reagirebbe agli stimoli in modo meccanico, rispondendo soltanto ai propri istinti, sostiene invece che il cane non è scemo e che ragiona anche in proprio.
Chiunque lavorasse con i cani se ne era già accorto da un centinaio d’anni: ma vuoi mettere l’effetto che fa se lo chiami così?
Se puoi aggiungi anche che si tratta “di una nuova nozione di sistema auto-referenziale, oganizzativamente chiuso, che compensa le perturbazioni provocate dall’ambiente per conservare la sua organizzazione ma le cui trasformazioni non sono funzione degli stimoli dell’ambiente” (che vuol dire la stessa cosa, ma attraverso una specie di supercazzola prematurata), passi subito per uno “che ce la sa” e ti attiri un sacco di clienti. Che poi i clienti non capiscano una cippa di quello che dici, poco importa: basta che paghino profumatamente  il corso/la conferenza/lo stage/quel che l’è.

CONDIZIONAMENTO: processo mediante il quale il cane impara ad associare uno stimolo con una risposta.
Non è una brutta cosaccia cattiva, né una cosa buona.
E’ solo che la mente del cane, esattamente come quella umana, è condizionabile: ma a differenza dell’uomo, che può imparare per via “culturale”, il cane può imparare quasi esclusivamente attraverso il condizionamento. Se inorridisci al pensiero, perché il cane non è uno schiavo e non gli si devono dare ordini e  blablabla (v. BUONISTA), o lo chiudi sotto una campana di vetro o il cane verrà ugualmente condizionato dall’ambiente in cui vive.
Il condizionamento si divide in:
a) condizionamento classico, o del primo tipo;
b) condizionamento operante, o strumentale, o del secondo tipo.
Si distinguono due tecniche :

Un esempio tipico di condizionamento classico  è quello dei celeberrimi cani di Pavlov, che faceva suonare una campanella prima di somministrare loro il cibo.
La vista del cibo era lo stimolo incondizionato (SI) che portava alla salivazione (risposta incondizionata, RI): introducendo uno stimolo neutro come la campanella (stimolo condizionato, SC), i cani alla fine cominciavano a salivare sentendo la campanella, senza bisogno di vedere il cibo.
La sequenza, nel condizionamento classico, è quindi la seguente:
cibo —> salivazione
suono — cibo —-> salivazione
suono —> salivazione

Vi ricorda qualcosa?
Ebbene sì… il lavoro basato su esecuzione corretta-click-cibo è proprio condizionamento classico.

Nel condizionamento operante si stabilisce invece una relazione tra uno stimolo (che può essere un rinforzo o una punizione) e la risposta.
Spiegare il condizionamento operante in due righe è un casino, quindi mi limito a dire che, mentre nel condizionamento di tipo pavloviano la risposta non ha effetto sul rinforzo, in quello operante la risposta dell’ animale è strumentale all’ottenimento del rinforzo.
A seconda del tipo di rinforzo il cane aumenta (rinforzo positivo o negativo) o diminuisce (punizione positiva o negativa) la frequenza di emissione della  risposta. Il rinforzo o la punizione devono seguire immediatamente (mezzo secondo), l’ emissione della risposta.
Se non ci avete capito niente, non preoccupatevi: è normale (in questo articolo ho cercato di spiegare il condizionamento operante in modo abbastanza comprensibile: leggetelo, se siete interessati).
Sappiate solo che qualsiasi cosa facciate lavorando col cane, lo condizionerete sempre e comunque.
Se non ci acchiappate con la teoria, amen (intanto non ci riesce quasi nessuno): l’importante è che capiate come funziona in pratica (v. Rinforzo e Punizione).
NOTA: condizionamento, cognitivismo, shaping, modeling e compagnia cantando sono TUTTE definizioni tratte dallo studio del comportamento UMANO. Il che fa già capire che la loro applicazione sul cane, che fino a prova contraria ha ancora una mente leggermente diversa da quella umana, vanno prese con un certo beneficio di inventario, perché le risposte non saranno mai paragonabili a quelle umane.
Giova inoltre ricordare che Pavlov, a cui deve la scoperta del condizionamento classico, è nato nel 1849. Skinner, a cui dobbiamo il condizionamento operante e lo shaping, è del 1904. Bandura, a cui dobbiamo invece il modeling, è del 1925:  finalmente un giovanotto!
Insomma,  i moderni “guru” dell’educazione/addestramento non  hanno inventato nulla che non si conoscesse già da quasi un secolo: l’idea di applicare la terminologia umana al cane è sicuramente recente, ma a personalissimo avviso di chi scrive ha causato più confusione che benefici, visto che il cane reagisce agli stimoli esattamente come reagiva cent’anni fa, e non che è facendo la supercazzola psicologica le cose cambino molto. I rari esemplari di umani che la supercazzola riescono a capirla davvero, qualche beneficio lo hanno: temo però che siano molti di più quelli per cui sarebbe stato meglio continuare a credere che il metodo corretto per educare un cane fosse fargli capire che  “se fai la cosa giusta ti premio, se fai quella sbagliata ti sgrido”.
Al limite spiegandogli per benino che per punire un cane non c’è alcun bisogno di  schienarlo, urlare come pazzi isterici e/o massacrarlo di botte.

CORSE IN PISTA (per levrieri): gare di velocità pura che si svolgono su un percorso a “U” o ellittico, su piste in erba o in sabbia. I cani corrono in gruppi da tre a sei, divisi per razza per età e  (non sempre) per sesso.
Le corse ufficiali internazionali riconosciute dalla FCI si tengono solo nei cinodromi autorizzati, assenti in Italia. In Italia è severamente proibita qualsiasi forma di scommessa sulle corse di cani, che invece sono la norma in altri Paesi (solitamente con effetti devastanti sui cani stessi, talora sottoposti a doping e in altri casi uccisi – anche in modo barbaro – a fine carriera). In Italia, fortunatamente, è molto più praticato il Coursing (v.).

CORSI PER EDUCATORI CINOFILI: si dividono in due categorie: A) quelli tenuti da seri e preparati cinofili che cercano di trasmettere ad altri le proprie conoscenze; B) quelli tenuti da persone che cercano soprattutto di far sì che una certa quantità di denaro si trasmetta dalle tasche dell’aspirante educatore alle proprie.
Distinguere le due categorie è facilissimo per l’addetto ai lavori, quasi impossibile per il neofita (e l’aspirante educatore è quasi immancabilmente un neofita).
Quindi va a culo, perché il neofita non può capire in che mani si sta mettendo “prima” di essersi iscritto.
In compenso può capire “dopo”.
Se l’istruttore gli piazza in mano un “diploma” e gli dice “olè, adesso vai pure ad aprirti un campo” (sempre che non gli proponga prima di fare corsi avanzati di secondo, terzo, ennesimo livello, via via più costosi), siamo probabilmente  nel caso B.
Se l’istruttore gli dice: “Ecco, adesso l’ABC ce l’hai: ora comincia a farti un bel mazzo con i cani tuoi, dai le tue musate contro la realtà, fai la tua gavetta e tra qualche anno, quando ti sentirai davvero pronto, apri pure un campo, ma sapendo che ti aspettano altre musate”… allora siamo nel caso A.

COURSING: simulazione di caccia in campagna, nata per i levrieri ma oggi utilizzata – con loro grande divertimento – anche per altre razze (per es. terrier): consiste nell’inseguire una preda fittizia (straccio) trainata da un motore su un percorso naturale, provvisto anche di piccolo ostacoli.

CSEN: Centro Sportivo Educativo Nazionale. Si occupa di diversi sport, ma ha un settore specializzato nella cinofilia che si ripropone di formare educatori cinofili (v.), in tutto e per tutto uguale alle altre millemila associazioni, se non per i nomi che vi compaiono e che sono quelli di coloro che non hanno ancora litigato con quelli che invece stanno in  APNEC, SIUA eccetera.

CUGGINO (con due “g”): quello che crede di sapere tutto sui cani “perché miocuggino una volta c’aveva un doghermann alto così“.
Insomma, l’ignorante totale in materia cinofila, però anche un po’ presuntuoso. A volte MOLTO presuntuoso (il termine è preso in prestito da Elio e le Storie Tese, che ringraziamo vivamente).

D

DISC DOG: disciplina sportiva basata sul gioco con il frisbee, in cui i cani eseguono salti ed evoluzioni. Qualcuno è riuscito a dire che è più crudele del collare elettrico, perché il cane rischia di farsi male (come tutti gli atleti, se non adeguatamente preparati: però, chissà come mai, gli atleti a fare sport si divertono, anche se corrono qualche rischio: se invece vengono elettrificati si incazzano). Quel qualcuno non è mica normale.

DOCILITA’ – dote innata nel cane, che significa disponibilità a riconoscere serenamente l’uomo come superiore gerarchico. La docilità non si  “insegna” (né la si impone: quella, semmai, è la sottomissione per paura): la si può però instaurare nel cucciolo piccolissimo attraverso l’imprinting (v.), fermo restando che varierà sempre moltissimo da razza a razza (e anche un po’ da cane a cane).

DOG DANCE, DOGGY DANCING: disciplina cinofila  in cui si balla col cane. Definita da molti “una cosa da cani da circo”, è in realtà derivata dall’Obedience (v.) di cui rappresenta una delle forme più estreme quanto a difficoltà di esecuzione e a precisione. Divertentissima e spettacolare, necessita di un grandissimo affiatamento cane-conduttore.

DOMINANZA: per il tipico “cuggino” (v.) ha due significati: a) io c’hoilcanedominante! (tono tronfio e soddisfatto): tutti gli altri maschi che vede, se ci riesce, li distrugge (e qui gli vedi proprio l’occhio da Terminator)”;
b) il capobranco dev’essere dominante, quindi il mio cane, se non obbedisce, calcioni nel c… !
Ecco: scordatevi entrambi i concetti. Il primo, infatti, è sinonimo di “cane asociale con padrone idiota”. Il secondo è soltanto sinonimo di “padrone idiota”.
Il soggetto dominante è quello che si sente più intelligente, più forte, più esperto, più figo dell’altro soggetto che ha di fronte, e glielo “dice” con la mimica corporea e facciale: per esempio procederà verso di lui ad orecchie erette, zampe piuttosto rigide, coda alta ecc.
Se l’altro soggetto pensa “sì, è vero, sei meglio tu”, si sottomette immediatamente e inizia un rapporto con una chiara situazione gerarchica.
Se l’altro soggetto pensa “non ci credo che tu sia migliore di me”, i due si sfidano. Solitamente questa sfida è ritualizzata e gli umani dei due cani non si accorgono neppure che stia avvenendo, a meno che non degeneri in una lotta (cosa che avviene dopo aver esaurito una lunghissima serie di segnali che la maggior parte degli umani ignora, mentre tutti i cani li conoscono benissimo). La lotta, però, è proprio l’ultimo stadio: è un po’ come quando gli umani discutono per ventidue ore in Parlamento, non riescono proprio a mettersi d’accordo e alla fine si prendono a sberloni. Le ventidue ore di discussione umana, di solito, in campo canino durano pochi secondi.  Certo, se uno è sordo non capisce neppure la discussione in Parlamento; e se uno è cieco non vede i segnali che si scambiano i cani. Però ci sono. Sempre.
E ci sono perché, per il cane, la gerarchia (v.) è una conditio sine qua non si può vivere in branco. Quindi DEVONO stabilirle, queste gerarchie, ogni volta che si rapportano con un loro simile.
Ovviamente il risultato sarà diverso di volta in volta. Il cucciolone tronfio e fiero che incontra un altro cucciolone timido e inibito lo dominerà… ma se invece incontra un adulto sicuro di sè, spancerà immediatamente in segno di sottomissione.
Non esistono “cani dominanti” come se fossero “cani neri” o “cani bianchi”, cioè che nascono così. Dipende da chi incontrano (umano o cane che sia).
E’ vero che alcune razze ed alcuni soggetti sono “tendenzialmente” più dominanti di altri: ma “tendenzialmente” è la parola chiave. Non c’è mai nulla di assoluto, nei rapporti di dominanza-sottomissione, tanto che possono variare anche tra gli stessi due (o più) soggetti.
NOTA IMPORTANTE: prima di arrivare a una lotta, i cani devono proprio essersi spinti al massimo della reciproca intolleranza. Ovvero, nessuno dei due è riuscito a convincere l’altro che è più intelligente, astuto, esperto, forte e affidabile di lui.
Il fatto che un umano debba pensare di imporsi sul proprio cane con la forza significa ammettere di non essere riuscito a convincere il cane di essere più intelligente, esperto e affidabile di lui. Più che da andarne fieri, direi che c’è da scavarsi la fossa per la vergogna.
NOTA 2: perfino le lotte tra cani  sono ritualizzate: quasi sempre fanno tantissima scena e pochissimi danni… a meno che non si tratti di cani squilibrati (per colpa dell’uomo) o selezionati per lottare ignorando i segnali rituali, come nel caso dei cani da combattimento (che sono opera dell’uomo).

DOTI NATURALI: pregi caratteriali presenti nel corredo genetico del cane, che l’addestramento mira ad affinare/migliorare a scopo sia utilitaristico che riproduttivo.

E

EDUCATORE CINOFILO: persona che spiega ai proprietari di cani come devono comportarsi per non ritrovarsi un cane ingestibile e cafone, insegnandogli le regole base della civile convivenza (v. Educazione).
Il termine esatto sarebbe “educatore di umani cinofili”, ma se si chiamassero così non ci andrebbe più nessuno: quindi passi per “educatore cinofilo”, quando insegna davvero l’educazione.
Quando invece addestra cani e si fa chiamare lo stesso “educatore”, o è uno che non ha capito un accidenti di quello che fa o è uno che l’ha capito benissimo, ma fa il furbetto autodefinendosi con un termine più “dolce” di quello di “addestratore”  (specie quando il suo business è basato proprio sull’equazione addestratori=domatori cattivissimi di cani infelicissimi e maltrattati).

EDUCAZIONE: spiegare al cane quello che può fare e quello che non può fare per essere un membro bene accetto della società umana.
Tipo: non è accettabile che tu pisci in casa. Non va bene salire sul tavolo della cucina e spazzolarti dodici crepes alla Nutella.
“Educare” significa dare semplici ma fondamentali norme di galateo, e NON insegnare al cane a fare esercizi: quello è l’addestramento.
Riciclo una vecchissima definizione che usavo sul mio campo, perché mi sembra facile da capire: l’educazione è la scuola elementare, l’addestramento di base è la scuola media, l’addestramento avanzato è il liceo, l’addestramento agonistico è l’università.
Se non hai fatto elementari e medie, non ti puoi iscrivere al liceo.
Elementari e medie sono obbligatorie per tutti i cani esattamente come lo sono per gli umanini: liceo ed università no.
Puoi farli: a) se hai le doti necessarie, altrimenti è tempo sprecato; b) se ti interessa davvero farli; c) se te li puoi permettere (non – o meglio, non “solo” – in termini economici,  ma in termini di passione, voglia e tempo – TANTO – da dedicare al cane).

EDUCATORE GENTILE/GENTILISTA: figura mitologica, ma soprattutto retorica.
Visto che l’educazione si impartisce ai cuccioli, come cavolo vorresti educarli? A calcioni nei denti?
OVVIO che l’educazione deve essere gentile! Si deve dare per scontato!
Definirsi “educatore gentile” equivale ad aprire un asilo nido e a mettere sulla porta un cartello con scritto: “Asilo in cui non si picchiano i bambini”.  Ma c’è bisogno di dirlo?

ENCI – Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, detto anche Ente Nazionale della Cinofilia Illusoria (visto che di “cinofilo” inteso come “amore per il cane” ha ben poco), o Ente Nazionale della Cinofilia Inutile, perché non serve a un accidenti se non a gestire i libri genealogici (cosa che potrebbe fare qualsiasi ufficetto dotato di computer funzionanti), ad incassare milioni di euro e a spartirsi cariche altrettanto inutili e strapagate.
Poiché è riconosciuto da un Ministero, però, l’Ente è in botte di ferro e tutti quelli che lavorano in cinofilia sono costretti a tesserarsi. Ogni volta che servirebbe davvero un’azione importante per il bene dei cani (per esempio un netto distinguo tra allevatori seri e cagnari, o un netto distinguo tra addestratori seri, cretini e macellai),  l’ENCI applica la seguente etica:  tutto ciò che mi porta soldi è bello e buono, tutto ciò su cui non posso guadagnare lo ignoro (e se questo comporta maltrattamenti, dolore e disperazione per cani e umani, chissenefrega).
Ogni tanto l’ENCI fa anche qualcosa di buono. Quando si ricorda che esistono i cani.

ETOGRAMMA –  osservazione e registrazione dei comportamenti naturali di una certa specie animale, raccolti in una sorta di “inventario” di dati quantitativi, comparabili con quelli di studi precedenti e successivi.
Si può analizzare una specie nel suo insieme (per es. “il cane”) o un campione specifico all’interno di quella specie (per es. una razza canina), utilizzando osservazioni, fotografie, filmati, grafici, spettrogrammi e tutto quanto può servire alla raccolta di dati.
Vanno sempre specificati il tempo e la durata di osservazione, il tipo di ambiente (naturale o artificiale), la presenza o l’assenza di restrizioni e così via. Il campione deve essere più ampio possibile.
Riportare semplicemente quello che si è visto fare ad alcuni cani di una data razza non significa stilare un etogramma, ma appunto “riportare impressioni”.
In generale, per quanto riguarda il cane, l’etogramma è quella cosa che ti fa pensare “ah, bene, allora se succede questo il mio cane reagirà esattamente così”, per poi scoprire che il proprio cane reagisce in modo diametralmente opposto, perché i cani sono individui pensanti e non sempre pensano come il campione analizzato. Però qualche interessante indicazione di massima, da utilizzare con la dovuta cautela,  la si può ricavare.

ETOLOGIA – scienza che studia il comportamento animale. Per maggiori approfondimenti, leggi qui.

F

FANATICO: convinto assertore di una teoria (qualsiasi essa sia) che non ascolterà MAI teorie diverse e che non si smuoverà mai di un centimetro dalle sue salde convinzioni, perché ha la Verità cinofila in tasca come il Guru (v.), solo che non ha lo stesso carisma e quindi è un pirla qualsiasi (solitamente seguace, e spesso pecorone al seguito di uno dei Guru del momento).

FREESTYLE – una delle due categorie di Dog Dance (l’altra si chiama “Heelwork to music”), spesso confusa con la disciplina stessa.

G

GENTILE: aggettivo che in lingua italiana significa “civile, cortese, garbato, educato”. E che in cinofilia dovrebbe voler dire la stessa cosa, e null’altro.

GENTILISTA: altra figura mitologica, visto che non esiste alcun “metodo gentile”, se non nel marketing.
Un “gentilista” cinofilo dovrebbe essere semplicemente quello che rispetta i cani, che non usa loro violenza, che cerca di seguire le loro inclinazioni e la loro natura creando un rapporto cortese e garbato con loro: cosa che si può fare usando qualsiasi metodo/scuola e praticando qualsiasi disciplina.
Nell’immaginario collettivo (grazie appunto al marketing) il “gentilista” è colui che utilizza il metodo inglese chiamato appunto “Gentle training”.
In realtà il suddetto marketing  ha puntato tutto su UNA definizione – indubbiamente applicabile anche al metodo inglese (v.)  – facendo sì che la gente: a) identificasse l’intero metodo con quel termine tanto carino, e soprattutto b) ritenesse che qualsiasi altro metodo NON faccia uso di gentilezza, ma di maniere forti e/o brutali.
Il termine corretto per chi oggi si autodefinisce “gentilista” dovrebbe essere: “educatore (se educa cuccioli) o addestratore (se addestra cani) che si basa sulla scuola inglese”. Ma ovviamente non farebbe lo stesso effetto.

GERARCHIA/GERARCHIE/SOCIETA’ GERARCHICA: la società canina, in natura, è strutturata in modo gerarchico, ovvero con individui di rango superiore e altri di rango via via inferiore, fino ad arrivare ai cuccioli che contano come il due di picche a briscola.
Essere “superiori” significa essere stimati, rispettati e seguiti: cosa che solitamente si ottiene con coerenza, esperienza ed età.
Il semplice “rispetto” è dovuto, però, anche agli inferiori, fino agli infimi: i cuccioli sono solitamente rispettati da tutti gli adulti. Però la stima è un’altra cosa. Se un cucciolo prova a “dare un ordine” a un superiore gerarchico, si prende una ripassata galattica.
Nel mondo lupino, da cui deriva direttamente quello canino (non in modo “identico”, così come noi non siamo identici alle scimmie, ma con grandi elementi in comune, così come noi abbiamo moltissimo in comune con i primati), le gerarchie sono considerate di primaria importanza, perché senza di esse non ci sarebbe una società strutturata, ma un caos che metterebbe in costante pericolo la specie.
Se invece ognuno sa qual è il suo ruolo, qual è il suo grado di importanza e quali sono i suoi compiti, tutto fila liscio. Per capire meglio i ruoli gerarchici, vedere questo articolo.
Raramente le gerarchie, tra i lupi, vengono imposte a suon di botte: e quando succede, le risse sono ritualizzate (in pratica vince chi fa più scena). Tra i cani è molto più frequente sia che le risse scoppino, sia che ci si diano botte VERE.
In questo i cani sembrerebbero differenziarsi dai lupi esattamente come noi dai primati: quelli sono pacifici e vegetariani, noi siamo carnivori, predatori e ci facciamo le guerre.
Invece no. Se si lascia convivere liberamente  in natura un gruppo di cani, nel giro di poco tempo anche loro ritualizzano le (rare) lotte e passano più tempo a giocare che a scannarsi: il motivo per cui si scannano quando sono nella società umana è che gli umani li costringono a non poter scappare (tenendoli al guinzaglio), li aizzano con comportamenti idioti (tipo mettersi a sbraitare non appena due cani accennano a rizzare il pelo) e peggiorano la situazione con ulteriori gesti inconsulti (tipo prendere in braccio il cane più piccolo e scappare via, scatenando così l’impulso predatorio dell’altro che invece di un “collega” con cui discutere su chi comanda vedrà una preda da inseguire e mangiare).
L’imprinting (v.) che si dà ai cuccioli, manipolandoli, facendosi annusare e pacioccandoli nei primissimi giorni di vita, serve esattamente a far pensare ai cani che l’uomo sia un loro conspecifico: così, quando entrerà a far parte della società umana, accetterà serenamente la superiorità gerarchica dell’uomo (sempre se questi dimostra di essere saggio, coerente, esperto ecc. come un capobranco canino).
Siccome a forza di darle tutte vinte ai cani e di responsabilizzarli troppo l’uomo ultimamente si prende delle risatacce sul muso quando prova a dire al suo cane “io sono il tuo capo”, qualcuno ha visto bene di negare l’esistenza delle gerarchie e di dire che la società umana non c’entra niente con un branco di lupi e che parlare ancora di “leader”, “capibranco” e affini è una coglionata.
La scusa ufficiale (e questa sarebbe anche accettabile, se fosse vera)  è che il termine di “leader” e “capobranco” viene spesso confuso con quello di “padre-padrone” che mena il cane e/o si impone violentemente su di lui.
Però, se una maestra picchia i bambini dell’asilo, si mette in galera la maestra: non si nega completamente il ruolo di un educatore adulto nei confronti dei bambini.

GURU: chiunque ritenga di avere la Verità Cinofila in tasca, meglio se infusa dal cielo: in mancanza di infusione celeste ci si può accontentare degli stage e/o della conoscenza diretta di altri Guru gerarchicamente più elevati (come in: “Ho ragione io perché sono stata a cena con Coppinger!“).
Il guru è caratterizzato: a) dall’abitudine di sputare veleno e fango a palate su non chiunque non condivida il Suo Verbo; b) dal fatto di tenere stage, nonchè conferenze (a pagamento), nonché corsi vari, costosissimi, dai quali spesso si esce senza aver capito una mazza, ma fieri di aver partecipato (perché poi si potrà dire: “Ho ragione io perché sono stato allo stage del Guru X!”).
Chi invece ritiene di avere solo “qualche” verità cinofila (minuscola) in tasca, frutto di lunga esperienza e  sbattimenti di muso, ma ha anche l’umiltà di pensare di avere ancora molto da imparare, si chiama “cinofilo serio”: anche lui tiene corsi e stage, solitamente a prezzi abbordabili anche ai comuni mortali, dai quali si esce con le idee chiare e qualche nozione interessante.
La stessa figura, qualora non tenga corsi né stage, ma diffonda gratuitamente le sue piccole verità cinofile, si autodefinisce “cinofilo per pura passione”.
Gli altri, di solito, lo chiamano “scemo”.

I

IMPRINTING: termine che un tempo faceva capire in modo chiarissimo com’è che il cane si inseriva facilmente nella società umana: perché, così come le ochette di Lorenz lo prendevano per la sua “mamma” se lui era la prima cosa che vedevano uscendo dall’uovo, così il cucciolo, se veniva abituato a vedere (e prima ancora ad annusare) esseri umani nel primo periodo della sua vita, identificava gli umani come conspecifici.
Poi si è cominciato a dire che però le oche sono diverse dai cani, che il loro imprinting è irreversibile e quello del cane invece no, e quindi non bisognava più chiamarlo imprinting perché si poteva fare confusione. Dopodiché si è cominciata a fare davvero una gran confusione con termini come “periodo sensibile” o “periodo dell’impronta” (che pare un’orma per terra), così nessuno ci ha più capito niente e soprattutto si è perso di vista il vero scopo del rapporto con il cuccioli nelle primissime settimane di vita: ovvero fargli credere che cani e umani erano, se non proprio la stessa cosa, almeno due cose molto simili che potevano seguire le stesse regole sociali. Oggi si utilizza molto il termine di “impregnazione”, sicuramente corretto e comprensibile.

M

MACELLAIO: educatore o addestratore, o entrambe le cose, secondo cui il cane (e presumibilmente anche i figli, o le reclute, o qualsiasi inferiore gerarchico) vada costretto ad obbedire con la violenza e il dolore. Non esiste alcuna scuola di pensiero cinofilo che sostenga questa immane puttanata, mentre purtroppo esistono molte – anzi, moltissime persone che si comportano esattamente così, sia nei campi di addestramento che in casa loro.

METODO GENTILE
(o “Gentle training”, in inglese che suona ancora più figo): v. metodo inglese, anche se nessuno lo chiama mai così per le questioni di marketing descritte sopra. Ma in realtà di questo si tratta.

METODO INGLESE: metodo basato soprattutto sul condizionamento operante, ottenuto con l’utilizzo esclusivo del rinforzo positivo (v. Rinforzo) o dell’assenza di rinforzo (v. Rinforzo). E’ accettata la punizione negativa, mentre non è accettata quella positiva (v. Punizione).
Ovviamente non è tutto qui, ma il succo è questo.

METODO TEDESCO: metodo basato maggiormente sul condizionamento classico e in misura minore su quello operante, basato sull’utilizzo di rinforzi e punizioni, sia positivi che negativi. Per la sua maggiore rispondenza al modo in cui i cani educano i loro cuccioli, e al modo in cui i cani si rapportano tra loro, lo si dovrebbe indicare come “metodo naturale”. Invece viene quasi immancabilmente indicato come…

… METODO TRADIZIONALE: sinonimo (corretto) di “metodo tedesco” qualora si intenda dire che è stato il primo metodo di addestramento adottato da una intera scuola di pensiero.
In tutti gli altri casi è un modo di dire altamente scorretto, che tende ad indicare qualsiasi metodologia diversa dal “metodo gentile” e che viene spesso abbinato alla coercizione e a strumenti, modi di pensare e (purtroppo) anche di agire tipici dei macellai (v.).

MODELING: o “apprendimento osservativo”, da non confondere con il modellamento, che invece è sinonimo di shaping (v.)
Basato sulla teoria di Bandura, è caratterizzato da 4 stadi: attenzione, ritenzione (immagazzinamento delle informazioni ricevute dall’osservazione), riproduzione (del comportamento osservato), motivazione.
Esempi facili: uhm… no, non me ne vengono proprio. Non c’è niente di facile nel tentare di applicare il modeling al cane, anzi per dirla tutta non sono molto convinta che si possa davvero applicare al cane, che non è un bambino (mentre Bandura su quelli aveva studiato).
Se intendete provarci, rivolgetevi ai guru del cognitivismo canino.

MONDIORING: displina sportiva mutuata dal francese RING, che comprende esercizi di obbedienza e di attacco. Simile all’UD (v.), mima situazioni più realistiche, ma sempre e solo a scopo sportivo.

O

OBBEDIENZA: risposta positiva del cane a un comando dell’umano, che può essere ottenuta in diversi modi: a) creando un sereno e felice rapporto, per cui il cane è felice di obbedire perché sa di compiacere l’amico a due zampe; b) creando un rapporto gerarchico, per cui il cane è sereno e felice di obbedire “perché l’ha detto il capo e quindi è giusto”; c) creando un rapporto di sottomissione che può derivare dal fatto che il cane è sottomesso di suo, perché è nato così, oppure dall’imposizione della sottomissione, che a sua volta può essere indotta con gentilezza e rispetto oppure con metodi violenti e coercitivi.

OBEDIENCE: disciplina sportiva che non è affatto sinonimo di “obbedienza” (v.), se non per il fatto che si basa appunto su una serie di esercizi di obbedienza in cui è richiesta la massima precisione. E’ uno sport per masochisti perché è moltissimo tecnica ma pochissimo spettacolare: quindi praticarla è molto bello, ma vederla non piace quasi a nessuno. E’ per questo che dopo un po’ chi la pratica sente il bisogno di passare a cose più scenografiche, tipo la dog dance (v.): perché un applauso, alla fin fine, fa piacere a tutti.
La cosa comodissima dell’obedience è che può farla qualsiasi cane al mondo e che ci si può allenare  in qualsiasi posto del mondo: per certi esercizi, anche nel salotto di casa.

P

PETTORINA: strumento con il quale si può tenere il cane sotto controllo e in sicurezza senza usare il collare, considerato da alcuni una brutta cosaccia cattiva. La pettorina viene solitamente scoperta quando l’educatore/addestratore si accorge per la prima volta che un collare di cuoio o stoffa o nylon, per essere davvero sicuro, debba essere usato in modo da strozzare il cane: altrimenti, se il cane schizza indietro, se lo sfila.
Peccato che la stragrande maggioranza delle pettorine sia costruita in modo da sfregare sotto i gomiti, rovinando l’andatura del cane e/o infiammandogli la ghiandole ascellari.
Esistono, per fortuna, pettorine che non sfregano sotto i gomiti:  quelle si possono usare tranquillamente, a meno di non avere cani particolarmente esuberanti che riescono comunque a farsele finire sotto i gomiti infiammandosi le ghiandole ascellari. E purtroppo riescono pure a sfilarsele.
Peccato anche che qualcuno (specie se ha il cane piccolo, perché altrimenti va a traino) pensi che una volta messa la pettorina non ci sia più bisogno di insegnare al cane a camminare decentemente al guinzaglio.
La pettorina schiaccia e rovina anche il pelo, quindi andrebbe usata solo per brevi periodi: ma i convinti assertori della “brutalità” del collare, pur di non passare di lì, preferiscono avere il cane che, anche quando gli levi la pettorina, sembra che continui ad averla perché ce l’ha ormai disegnata addosso a mo’ di tatuaggio indelebile.
Scherzi a parte, la pettorina è comunque uno strumento utile come qualsiasi altro, da utilizzare nei tempi e nei modi corretti.

PROVE DI CACCIA: sono esattamente quello che dicono di essere.
Siccome trovo che la caccia sia una stupida e inutile barbarie, non ne parlo neppure  (il Novissimo Dizionario è mio e lo gestisco io, oh). I cani ovviamente non ne possono nulla se i loro umani sono dei barbari.

PUNIZIONE: tutto ciò che induce l’estinzione, ovvero la fine di un comportamento (nel caso del cane, la ripetizione di un comportamento a noi sgradito).
La punizione può essere positiva o negativa, termini che NON vanno intesi in senso “morale” di “buono” e “cattivo”, ma nel senso matematico di + e – .
Quindi: punizione positiva significa “aggiungere” (segno +) qualcosa per indurre il cane a smettere un certo comportamento.
Punizione negativa significa “togliere” (segno – ) qualcosa per far sì che il cane smetta di esprimere quel comportamento.

Esempi facili: tu abbai e io ti dò una sberla = punizione positiva (aggiungo qualcosa – la sberla – per farti smettere di abbaiare).
Tu abbai e io ti faccio vedere un pezzo di carne, ti dico “zitto” e tu continui ad abbaiare: io faccio sparire il pezzo di carne = punizione negativa. Tolgo qualcosa – la carne – per farti smettere di abbaiare.
NOTA: è fondamentale capire che si può parlare di  “punizione” solo quando vogliamo che il cane NON faccia più una cosa. Se invece vogliamo che la faccia, le nostre azioni si chiamano “rinforzi”.
Non si deve pensare al rinforzo come a una “cosa buona” e alla punizione come a una “cosa cattiva”: la differenza è tutt’altra.
Il rinforzo tende a far ripetere un’azione, la punizione tende ad estinguere un’azione.
Altro concetto importante: “punizione positiva”  non è sinonimo di “cosa dolorosa”. Nell’esempio ho usato la sberla perché e di immediata comprensione, ma non si deve necessariamente trattare neppure di uno stimolo fisico. Un urlaccio ha la stessa funzione. Un’occhiataccia, quando il rapporto umano-cane è particolarmente stretto, è spesso un “aggiunta” più che sufficiente a far sì che il cane smetta di comportarsi in modo errato.

R

RINFORZO: tutto ciò che induce la ripetizione di un comportamento (nel caso del cane, la ripetizione di un comportamento a noi gradito).  Il rinforzo può essere positivo o negativo, termini che (come nel caso della punizione) NON vanno intesi in senso “morale” di “buono” e “cattivo”, ma nel senso matematico di + e – .
Quindi: rinforzo positivo significa “aggiungere (+) qualcosa per indurre il cane a ripetere il comportamento.
Rinforzo negativo
significa togliere (-) qualcosa per indurre il cane a ripetere il comportamento.

Esempi facili:
a) tu ti siedi e io ti dò il bocconcino = rinforzo positivo (e fin qui lo capiscono tutti):
b) tu  ti siedi e io smetto di tirarti la coda = rinforzo negativo.
Questo invece non lo capisce nessuno, un po’ perché spesso si confonde in rinforzo negativo con la punizione positiva (v.), un po’ perché  nessun addestratore al mondo utilizzerebbe un sistema così cretino per far sedere il cane.
Allora facciamo un esempio più comprensibile, che abbia anche un minimo di senso logico: avete presente quel cicalino odioso che sulla nostra macchina fa BIP BIP BIIIIPPPP finché non ci mettiamo la cintura di sicurezza?
Ecco, quello è un rinforzo negativo: smetto di darti fastidio (ovvero “tolgo” il suono rompipalle, segno -)  appena fai la cosa corretta, ovvero ti metti la cintura.

Un altro metodo utilizzato per condizionare il cane è l’ASSENZA DI RINFORZO, in qualche caso confuso con il rinforzo negativo, mentre ha più attinenza con la punizione negativa, perché si nega qualcosa (segno -)  per estinguere un comportamento (che è ciò a cui tende la punizione).
Funziona così: se tu continui a fare la cosa sgradita, non ti cago più. Non ti dò attenzione. Me ne vado.
In realtà potrebbe sembrare la stessa cosa di una punizione negativa, ma non è proprio così, perché in realtà non si sottrae veramente qualcosa, bensì si “evita di dare” qualcosa che ancora non c’era.

S

SHAPING –  o modellamento, da non confondere col modeling (v). E’ la tecnica attraverso la quale si può ottenere un comportamento complesso rinforzando i comportamenti simili a quello che desideriamo ottenere.
Esempio facile: vogliamo che il cane apra lo sportello del frigorifero tirando una corda (no, non è masochismo: è uno degli esercizi che si insegnano ai cani ausiliari per disabili). Inizialmente confermeremo il fatto che il cane si avvicini alla porta del frigo; poi ritarderemo la conferma finché il cane non avrà toccato la porta del frigo; poi aspetteremo che il cane tocchi la corda; poi che il cane afferri la corda… e così via, finché non confermeremo e premieremo l’azione di afferrare la corda e tirarla fino ad aprire la porta.

SHEEPDOG – disciplina sportiva che riproduce il comportamento dei cani da pastore. Una delle poche discipline realmente “naturali” per il cane, che per questo viene cagata zero dalla cinofilia ufficiale e rimane materia per pochi, bucolici iniziati che comunque riescono a scannarsi tra loro, perché hanno un difetto: sono umani.
I cani, per fortuna, si divertono lo stesso.

SLEDDOG – disciplina sportiva riservata ai cani da slitta, moooolto “maltrattante” secondo gli animalisti: e qui i cani fanno il gesto dell’ombrello agli animalisti, perché non vedono l’ora di trainare una slitta. Ovviamente anche in questa disciplina gli umani si scannano tra loro (normale, non c’è da preoccuparsi), ma purtroppo, ai più alti livelli agonistici, trovano davvero il modo di maltrattare i cani facendo uso di doping (e qui c’è da preoccuparsi moltissimo, ma per fortuna c’è qualcuno che si preoccupa e che fa un mazzo così a quelli che ne fanno uso. Purtroppo solo se li beccano, un po’ come negli sport umani).

SIUA: Scuola di Interazione Uomo-Animale: associazione che si ripropone di formare educatori cinofili (v.), in tutto e per tutto uguale alle altre millemila associazioni, se non per i nomi che vi compaiono e che sono quelli di coloro che non hanno ancora litigato con quelli che invece stanno in APNEC, CSEN eccetera.

SOTTOMISSIONE: è l’opposto della dominanza (v.) , ovvero la disponibilità a riconoscere che un altro soggetto è più intelligente, maturo, forte, esperto ecc. di te.
Viene espressa in modo molto eclatante dai cuccioli e dagli adulti  inibiti (capottare a pancia all’aria, fare due gocce di pipì ecc.), mentre un adulto maturo ed equilibrato manifesterà sottomissione con gesti semplicissimi e quasi impalpabili (voltare la testa, rilassare le orecchie, abbassare la coda ecc.).
NOTA: sottomissione e paura sono due cose diversissime tra loro. Molti umani credono di aver “sottomesso” il loro cane usandogli violenza. In realtà l’hanno solo spaventato. Quel cane sarà un cane che magari obbedisce per evitare e botte (perché non è scemo), ma che penserà qualcosa di molto simile all’impiegato che sa bene di avere un capufficio completamente idiota, ma che non può dirglielo per non essere licenziato. Risultato: lavorerà svogliatamente, approfitterà di qualsiasi occasione per sputtanare il capo con chiunque e al minimo cenno di debolezza del capo cercherà di prendere il suo posto.
Il cane, più o meno, idem.
Con la differenza che raramente l’impiegato arriva a mordere il capufficio, mentre un cane impaurito ed esasperato può mordere eccome.

U

UD (utilità/difesa): sport cinofilo in cui vengono messe in luce le doti naturali dei cani selezionati appunto per scopi di utilità e difesa. Comprende tre sezioni di esercizi: obbedienza, pista e attacco.
Checché se ne dica in giro, NON si tratta di maltrattamento coatto, perché il cane si diverte come un pazzo, è gratificato, si sente utile ed è felice come una pasqua.  Quelli che non sono felici sono solo i cani addestrati dai macellai (v.) a cui non frega un accidenti delle doti naturali del cane, dell’interesse riproduttivo né di nient’altro, ma che vogliono solo vincere perché sono dei poveri frustrati. Ma non si trovano solo in UD, anche se è vero che l’UD ne raccoglie probabilmente il numero più elevato.

Z

ZOOANTROPOLOGIA – termine applicato alla cinofilia da Roberto Marchesini per (copincollo dal suo sito) “indicare lo studio del rapporto uomo-animale negli eventi interattivi e relazionali e la valutazione dei contributi apportati all’uomo da questa relazione“.
Insomma, si occupa di capire meglio possibile il rapporto cane-umano, cosa che gli “addetti ai lavori” in cinofilia hanno sempre fatto, ma a cui è stato dato un nome più pomposo e più figo.
Nulla di male, per carità… se non fosse per il fatto che il tutto viene condito da conferenze, convegni, libri, stage & affini in cui viene utilizzato un linguaggio accessibile a pochi eletti. Per questo motivo la zooantropologia viene vista in due diversi modi da due opposte fazioni: a) quelli che pensano “solo noi eletti possiamo capire, ergo noi eletti siamo superiori agli altri poveri mortali che dovrebbero inchinarsi al nostro passaggio” (senza peraltro sapere perché, visto che anche se glielo spiegate non lo capiscono); b) quelli che pensano: “visto che avete tante belle cose interessanti da dire, caro Marchesini e cari marchesinisti, perché non utilizzate un linguaggio più popolare ed accessibile?
Così queste cose potrebbe capirle più gente possibile e si potrebbe veramente diffondere la cultura cinofila, anziché ridurla a qualcosa di settario a cui la gente normale magari si inchina pure, ma da cui poi si tiene a rispettosa distanza” (in due parole: “Parla come mangi!”).

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100 Commenti

      • E chi l’ha detto???
        Ero fuori per i fatti e sfatti miei ;D
        Complimenti, cara “Redazione”, sagace e divertente come al solito.
        non l’ho ancora letto tutto (i dizionari sono fatti per essere consultati alla bisogna, a seconda delle voci che interessano) ma da quel che sono riuscita a leggere l’ho trovato “leggermente” di parte….ma sei in casa tua e quindi non ribatterò (a te)

      • solo per fare chiarezza: il termine zooantropologia non l’ha inventato Marchesini, ma Montagner nel 1989 a Montecarlo in un congresso in cui si riunirono diverse figure professionali (antropologi, etologi, veterinari). Non se ne può più di paternità illecite…..basta!!!!!!!

    • Eh, no! Così non basta! Accurata descrizione del come quando e perché, grazieeeee! 🙂
      Anzi, se lo sai fare davvero, perché non scrivi TU un articolo sul modeling? La proposta è seria: io non sono all’altezza di scriverlo, lo conosco solo in teoria e quella teoria manco mi convince troppo. Però sarei veramente interessata.

      • Ti ringrazio e sono lusingatissima, ma non mi ritengo per niente all’altezza. Anche se potrei citare numerosi episodi di apprendimento per imitazione osservati tra i miei compagni pelosi.Parlando della tecnica modeling in clicker training, non è una cosa che sono solita fare, ma mi son trovata a dover costruire un comportamento complesso (compito a casa durante il corso educatori) e ho trovato una motivazione forte per farla: insegnare a Olly un nuovo modo per aprire le porte e continuare (per se stessa, per la sua autostima e autoefficacia) ad essere autonoma. Se vuoi te lo racconto, magari in privato, poi tu ne farai quello che credi.

        • Effettivamente sarebbe molto interessante vedere finalmente qualcosa su questo [email protected] se non vuoi fare un articolo almeno fai un bel video dove ci mostri come, quando e perché.. sarebbe di grande aiuto per tutti!

  1. Zooantropomorfismo è una roba che non esiste e zooantropomorfico…che roba è? il minotauro? le sirene? Zooantropolologico è il termine corretto.

    • Ops, sorry: refuso, corretto. A forza di dire che non bisogna antropomorfizzare il cane, m’è partita la fizzzzzzzzzzzz anche lì!
      E di refusi ce ne sarà una carrettata… già l’ho scritto, se mi mettevo pure a rileggerlo facevo notte. Se ne vedete altri, fate un fischio, grazie!

      • Eccolo, alla voce “condizionamento” (…)A seconda del tipo di rinforzo il cane aumenta (rinforzo positivo o punizione positiva) o diminuisce (rinforzo negativo o punizione negativa) la frequenza d’ emissione della risposta(…) Scritto così è sbagliato.
        Invece, hai scritto giusto alla voce “rinforzo” e alla voce “punizione”
        ciao ^_^

        • Vero: corretto!
          Avanti i prossimi… perché ce ne saranno altri mille: intanto che correggevo lì ho trovato un “condizonamento” senza “i”. Prima o poi giuro che rileggo, eh. Ma adesso sono ancora stremata :-).. e poi sto facendo un nuovo “vero standard”…

  2. Voce “zooantropologia”
    marchesini è molto migliorato (parlo ESCLUSIVAMENTE del linguaggio) da qualche anno: prima era peggio, te lo assicuro.
    i marchesinIANI (marchesinista ci sarai tu ;P) parlano come mangiano solo quando hanno capito bene i concetti e la smettono di ripetere a pappagallo quel che non hanno capito (come diceva Einstein “sono sicuro di aver capito bene una cosa solo se riesco a spiegarla e a farla comprendere a mia nonna” Io aggiungerei “ammesso che la nonna abbia voglia di tentare di capirla”)

    • @Anto: ce lo volevo vede’, però, Einstein a spiegare la relatività alla nonna. Magari senza averle spiegato prima cos’erano la massa, l’energia ecc. ecc. 🙂
      P.S.: marchesinista mi piace troppo. Fa molto ideologico, come comunista, fascista, socialista, leghista. Pensa che brutta roba sarebbero i comuniani o i leghiani, dai!

  3. Scherzi a parte, congratulazioni per questo lavorone. A parte le scivolatine (anche one) di parte, è davvero un bell’aricolo. A parte che la satira intelligente lascia sempre il sorriso, anche se ti prende in giro, il messaggio di fondo che io ci leggo tra le (numerose) righe è sempre quello che leggo in ogni cosa che scrivi…..

    • “Na faticaccia, presumo ^_^”

      Presumi benissimo :-)! Però mi sono anche divertita. Solo, aiutatemi a eliminare i refusi, grassieeeee!

      • Valeria, la definizione di docilità … Puoi lavorare sul cucciolo, ma in generale un border collie sara’ sempre più docile di un working Kelpie e questo di un pastore fonnese: la componente genetica ci deve essere (con la solita distribuzione gaussiana -ma si può definire gaussiana visto il numero piccolo di campioni e l’elevato numero di variabili?- all’interno della stessa cucciolata)

  4. L’ho letto, e lo rileggerò perchè anche se con ironia sono tutti concetti chiari e precisi. Sarebbe utilissimo che la casa ed. De Vecchi pubblicasse questo testo, da vendere insieme al cane, sia in allevamento che in canile. Giusto… Manca tutta la sezione dedicata al canile! Valeria, potrebbe diventare un’enciclopedia!!! Bellissimo lavoro, complimenti! (scusate, una domanda tecnica: ma come fate ad aggiungere gli smiles, che non mi compaiono da nessuna parte???).

    • ecco, @Donatella a volte riesce e a volte no (non mi spiego perchè)
      ;D dovrebbe essere faccetta occhiolino ;+D senza spazi
      😀 ” ” ridente; :+D ” ”
      🙂 ” ” sorridente; :+) ” ”
      e così via…….

    • scusate, era una prova….no, l’occhiolino proprio non mi riesce 🙁
      adesso basta scemate, promesso!!! Redazioneeeeeeee, cancella, ti prego!

        • Macchèh….grazie, dani, ma proprio non ci riesco. Si vede che io l’occhiolino non posso farlo. Passsiensa….
          “redazioneeee” ti prego, cancella ‘ste gigionate! Ho una reputazione, da difendere, io! Stronza, rompiballe, attaccabrighe, acida, arrampicatrice di specchi, ultimamente anche arrampicatrice di rasoi, hihihihi….ma….come si fa ad arrampicarsi sui rasoi?!?!? O.o

          • Cancellate 😉 !
            Prova così (senza spazi): punto e virgola, trattino, parentesi chiusa.

            P.S.: non ti arrampichi sui rasoi, bensì ti AGGRAPPI ai rasoi. Ahia!

          • 😉 🙂 😀 Cancella pure, era solo una prova… E comunque a me non arrivano più le notifiche in posta….Come mai?

          • @Donatella: non lo so, nessuno ha toccato niente, quindi penso che sia un problema interno di wordpress… a cui solo wordpress può rimediare!
            In compenso a me, in questi giorni, non stanno più arrivando le notifiche su FB: meno male che mi arrivano in posta, così vado a cercare i msg uno per uno e rispondo…altrimenti non mi filerei nessuno e farei una figura da gran cafona 🙁
            Sti cavolo di programmi hanno vita propria…

          • @Donatella: oh, però vedo te e Dani come “In attesa di conferma” per quanto riguarda le notifiche! Non so cosa significhi, ma forse dovreste confermare qualcosa da qualche parte.

  5. grandiosa come sempre!!!capace di far sorridere(e a volte ridere,purtroppo)su cose che conosciamo in tanti e di cui pochi,come te,parlano apertamente!!! i miei più sentiti complimenti!

  6. dal mio punto di vista manca una cosa più o meno importante.. per la quale mi capita spesso di litigare pur essendo una stupida e ignorante 18enne.. il concetto di cane dominante.. perchè se vai da un “tradizionalista” forse potrebbe capire all’80% dei casi il concetto, da un “gentilista” ti inveisce finchè non ti viene voglia di sterminarli tutti.. PERò se chiedi i vari caratteri dei cani hanno ANCHE la tipologia dominante che identificano(ovviamente si,ma anche no) come “cane equilibrato che evita le zuffe e che è portato ad essere capobranco per la propria forza intellettuale”.. e allo stesso tempo hanno la tipologia “cane che domina tutti gli altri cani arrivando a richiedere la zuffa e ribadire la propria superiorità con la forza”, “tradizionalmente” ho sempre attribuito la porola dominante all’ultima ed equilibrato alla prima.. senza mettere in dubbio che il vero capobranco è quello equilibrato..un po’ di chiarezza da una persona esperta? mi piacciono questi articoli, la ricerca di ciò che volevo, semplicità ed equilibrio tra i due estremi.. ormai è difficile trovare una persona così.. e se provi a dire “preferisco uno sculaccione che viziare spudoratamente il cane” hanno pure il coraggio di prenderti per pazza.. vorrei vedere con i figli quanti risultati sorprendenti.. preferisco dire si alle situazioni giuste, ma il no serve per eliminare il comportamento scorretto.. col mio non sarei riuscita con soli si

    • Carissima Debora, molto bella la tua domanda, ma richiede una risposta articolata, secondo me. Io posso risponderti solo per quello che riguarda il mio tipo di approccio (che è quello a cui valeria riserva gli sfottò più grassi) e che non è nè tradizionalista, nè gentilista, ma è cognitivo-zooantropologico (che NON è una via di mezzo, eh! è proprio una cosa diversa)
      In realtà ti sei già risposta da sola con questa tua frase: ““tradizionalmente” ho sempre attribuito la porola dominante all’ultima ed equilibrato alla prima.. senza mettere in dubbio che il vero capobranco è quello equilibrato”
      TU attribuisci alla parola “dominanza” o “dominante” il significato che dici, ma la maggior parte delle persone no. Nell’immaginario collettivo ci sono un sacco di leggende metropolitane molte delle quali hanno origine da una forma di antropomorfizzazione, cioè di proiezione sull’animale di caratteristiche umane che in realtà NON GLI APPARTENGONO quasi mai.Ecco dunque che alcuni (me, per esempio) evitano certi termini perchè sono evocativi di idee e concetti distorti e preferiscono usare perifrasi NON per sembrare più fighi o più colti, ma per evocare immagini e idee diverse.
      A quasi tutti gli umani piace l’idea di avere un cane “dominante” e quindi spesso definiscono tutti belli tronfi “dominante” il proprio cane che nella maggior parte dei casi è solo un attacabrighe insopportabile. Io preferisco parlare di “tendenza al posizionamento sociale” perchè sono convinta che certamente le gerarchie esistono in tutte le specie sociali, ma la parola “dominanza” mi pare che getti benzina su un falò culturale che andrebbe spento. Perchè i veri leader si fanno rispettare senza spesso muovere neanche un labbro per mostrare due millimetri di denti, perchè non esistono solo 2 posizioni di graduatoria sociale (dominante e sottomesso) come molti credono, ma esistono un’infinità di gradi intermedi. Non parlo mai di capobranco perchè nell’immaginario umano (soprattutto maschile) significa “comando e controllo” se non dispotismo. Preferisco parlare ddi leader o guida e del ruolo fondamentale che ha e che deve avere. Cerco soprattutto di spiegare la differenza enorme che passa tra autoritarismo (caratteristico dei despoti) e AUTOREVOLEZZA (caratteristica dei leader autentici)

        • @Anto: Anto, mi vien da ridere e da piangere insieme 🙂
          Sì, certo, io capisco perfettamente quello che stai dicendo. Probabilmente lo capiscono anche molti altri lettori di TPIC, che so’ cinofili. Ma hai presente la nonna di Einstein? Ecco, ho la vaga sensazione che lei sarebbe scappata ululando fin dalla prima frase!

          • E allora io non so proprio cosa farci.
            D’altra parte parlo italiano e non finlandese e come ho detto sopra “ammesso che la nonna abbia voglia di tentare di capirla”
            Se mangi funghi non puoi mica cagar fagioli!!!! e viceversa, credo

          • @Anto: è la tragedia di noi cinofili che ci rapportiamo con i non-cinofili. Il fatto è che in tutte le cose bisognerebbe andar per gradi…ma qui, come si fa?
            Io mi sto scannando da giorni su FB con l’autrice del pregiatissimo pezzo su “tradizionale vs gentile”, e son dodici volte che le dico “non puoi parlare di rinforzo negativo quando parli di collare elettrico!” . Niente, lei continua. Alla fine mi dice convinta: “Ma lo so benissimo cos’è un rinforo negativo! E’ togliere qualcosa per far ripetere un comportamento” (giusto). E allora cazzo c’entra il collare elettrico? Se dai la scossa a un cane “aggiungi” la scossa, quindi è una cosa di segno positivo!
            E lei: Ma no! Si fa così: dai la scossa al cane FINCHE’ NON FA QUELLO CHE DICI, dopodiché spegni il collare elettrico: rinforzo negativo.
            Sulla carta, giustissimo: peccato che nel frattempo il cane sia morto, impazzito o scappato verso Timbuctu.
            E questo è solo il caso numero uno: ovvero, discutere con gente che in teoria dice tutte le cosine giuste, ma che in pratica non le ha mai viste e va giù di fantascienza pesante.
            Poi c’è il caso numero due, pure peggio: ovvero, tu cerchi di spiegare per du’ ore a un tizio la differenza tra rinforzo e punizione, positivo e negativo, behaviourismo e cognitivismo…e dopo du’ ore che parli quello ti dice: “Ho capito, bello, interessante. Ma in pratica…se il cane abbaia cosa devo fare? Lo meno o aspetto che smetta?”.
            Plin, plong… rumore di palle che ti cadono (anche se sei femmina: ti cadono quelle metaforiche).
            Il punto è che la gente non sa di cosa stiamo parlando. L’italiano medio non sa cosa SIA un cane: non lo capisce, pensa che “parli” con l’abbaio, pensa che pisci in casa per “fargli i dispetti”, pensa che il doberann a sette anni impazzisca.
            Io son d’accordo che non si possa essere tutti allo stesso livello di conoscenza… PERO’, se sei un cinofilo e ti interessano i cani e il loro benessere, prima di tenere stages sul modeling o sul t-touch credo che dovresti scendere in mezzo ai comuni mortali a parlare di socializzazione, di pisciate in casa, di cani che tirano. Un passo alla volta.
            Tu mi dirai: ma anche tra gli umani ci son quelli che fanno i maestri d’asilo e quelli che insegnano all’università. Vero. Tra gli umani ci sono: ma tra i cinofili NO!
            I maestri d’asilo, se li vuoi, li paghi… e spesso e volentieri quelli, il primo giorno, ti spiegano cos’è il cognitivismo, quando tu devi ancora scoprire che il cane ha un cervello (il “come lo usa” è già più avanti). Allora, il senso del mio “parla come mangi” era questo: sei un cinofilo? Comincia a parlare ai cuggini. Dagli almeno l’ABC: gratuitamente, perché l’asilo infantile non dovrebbe essere pagato da nessuno. Poi, se vuoi, tieni pure i corsi iperbolici in cui parli di autorevolismo e autorevolezza, ma anche di shaping e di target. E ti fai pagare quello che vuoi, perché quelli son corsi per professionisti ed è giusto che costino. Ma il fatto è che questi corsi, nove volte su dieci, li tieni a CUGGINI AL PRIMO STADIO! Che imparano la X e la Z, ma non hanno mai imparato l’ABC. Ed è per questo che magari sanno cos’è un rinforzo positivo, ma non sanno che cos’è un CANE!

          • @Valeria: quello E’ rinforzo negativo, come l’utilizzo degli speroni nei fianchi al cavallo, come le piastre elettriche sotto i piedi degli elefanti (per far loro fare la posizione del ‘soldatino’)
            Ed e’ l’uso del collare elettrico mostrato in quel famoso servizio di striscia la notizia

          • @Mczook: certo che è rinforzo negativo: ma non è applicabile nella realtà! Il cane, in quel modo lì, o schiatta o va fuori di testa (a seconda del tipo di scossa che gli dai): non PUOI letteralmente ottenere risultati con quel metodo!
            Che il servizio di Striscia mostrasse una cosa simile non significa nulla:si son visti anche servizi su gente che chiude “davvero” i pit bull nei sacchi e li mena pensando che poi combattano meglio. I pazzi furiosi ci sono ovunque. Però non mi si venga a dire (anzi, a scrivere, e per di più su un giornale, perché la famosa nota su FB era tratta addirittura da un giornale!) che quello è il “metodo tradizionale”. Non solo non lo è: non è neppure il “metodo macellaio”, perché i macellai non hanno lo scopo di buttar via i cani, ma di vincere le gare (e a volte ci riescono pure).
            Striscia ha beccato un completo deficiente che non usava alcun “metodo”, ma semplicemente torturava dei cani: è da galera, su questo siamo tutti d’accordo, ma non credo che quei cani abbiano mai fatto una prova di UD in vita loro, perché non credo che il deficiente abbia MAI ottenuto un risultato decente in vita sua!
            P.S.: gli speroni nei fianchi del cavallo non sono affatto un rinforzo negativo: non è che glieli pianti nei fianchi e li levi quando il cavallo galoppa… li usi per stimolare la contrazione dei muscoli, quindi come “aggiunta” e non come sottrazione. Sono un rinforzo (perché vuoi che il cavallo allunghi il galoppo) positivo (perché aggiungi la toccata, non è che la togli: se la togli, semmai, il cavallo si ferma. E non è per questo che si usano gli speroni).
            Di piastre elettriche sotto i piedi degli elefanti non so nulla e nulla ne vorrei sapere… augurandomi fortemente che anche in questo caso si tratti di singoli delinquenti e non di un normale “metodo” di addestramento.

            (P.P.S.: che poi gli speroni si possano usare anche per far male al cavallo, è un dato di fatto. Come al solito, qualsiasi strumento può essere usato bene o di merda)

          • @ MkZook, ma com’è che finisci sempre gli alberi? Comunque è come dici tu: striscia la notizia ha fatto vedere un servizio in cui utilizzavano il tele con un cane legato a due guinzagli che guaiva e la Stunziker commentava: vogliono che il cane prenda in bocca il riportello e finché non lo ha preso non smettono di dare la scossa.
            Non so se questo sia il modo abituale di usare il collare elettrico in UD. I cacciatori non lo usano affatto cosi’! Lo usano come rinforzo negativo… come gli Udisti usano lo strattone correttivo col collare a strangolo, solo che se il cane è a due chilometri da te e non è al guinzaglio non lo puoi fare. E in piu’ il cane non pensa che sia il conduttore la causa di tutto ciò e in molti casi è per questo che torna di corsa dal padrone.
            Io ho già scatenato il putiferio una volta anni fa, solamente spiegando come si usa di fatto il collare elettrico senza schierarmi a favore, ma almeno che si sapesse di che cosa si parla. Ne è nato il putiferio e la gente è rimasta con le proprie convinzioni per cui non mi ripeto, dal momento che non lo uso e nemmeno l’apprezzo (cosi’ non apprezzo lo strattone correttivo) e quindi non vedo perché dovrei perdere tempo ed energie per difendere una categoria che non mi rappresenta e non stimo… anche se credo ci sia anche nei loro confronti un astio “smodato” rispetto al danno che fanno, perché alla massa piacciono le cose esemplari… il linciaggio in piazza. Lanciamo le monetine a Craxi (non votarlo prima no, eh?), carceriamo i fumatori, togliamo ma patria potestà al genitore che dà uno schiaffo, incarceriamo i puttanieri, castriamo i pedofili! Per carità sacrosanto, ma quando la vittima non ha due anni, ma quindici e magari è un marchettaro ricattatore?…. Anche se dentro di me non mi piace per niente il viscidone settantenne che va con il marchettaro quindicenne, non mi piace nemmeno il “dagli al mostro” per sentirsi piu’ buoni…” In alcuni casi il mostro è veramente un mostro. In altri casi è solo un po’ coglione, un po’ squallido, un po’ cattivo, un po’ di profilo socioculturale medio-basso… E chi è senza peccato scagli la prima pietra.

          • … cazzarola mi sono dimenticato un NON.
            Volevo dire che i cacciatori NON lo usano come rinforzo negativo, ovviamente. Ma come punizione positiva.

      • scusa, mi sa che hai frainteso la via di mezzo 🙂 siccome mi ritrovo sempre in mezzo a prese di posizione tra i “fun” di cesar millan e i”fun” di angelo vaira che sono 2 estremi circoncisi, mi sono permessa di dare della “via di mezzo”.. cioè non un fanatico torturatore di cani quale è millan ma che va a scrivere libri su cui non sputerei sopra e nemmeno un gentilista come vaira che vieta ai suoi allievi di esporre i propri cani col collare a strozzo(e si parla di esposizioni, un breve lasco di tempo su cui al cane viene messo un collare alternativo che non crea dolore fisico se il cane non tira come un mulo e che non ha nulla del cappio come sopra descrive la signora di cui mi scappa il nome avendolo letto solo un paio di volte)adesso non voglio parlare male di vaira, non è mia intenzione, ma mi è capitato di trovare tanta gente che mi mette in allerta sullo stress che provoco al mio cane portandolo a passeggio dove ci pare e piace in qualsiasi circostanza che può essere anche un mercato o un raduno di cani.. questo stile di vita per tale gente è incomprensibile(meglio lasciarlo solo in 30mq di casa per 5ore al giorno forse in quel caso il cane si stressa meno, non il mio direi) sempre questi seguaci di tali filosofie mi vengono a spiegare che anche in città va usata una lunga, che il cane non deve essere “obbligato” ad andare a passo e che non bisogna usare nessun tipo di correzione, che sia un piccolo e leggero tocco col piede sulla coscia(non sono millan che tira calci alla pancia io!) ne un no ne altra punizione positiva.. io penso che il cane attaccabrighe sia un cane nato normale che col susseguirsi del tempo per colpa di chissà cosa ha alimentato un comportamento inadeguato e secondo il mio modesto parere si comporta così per mancanza di stima in se stesso e senza punti di riferimento che lo mettano a proprio agio e sulla via corretta.. questo l’ho dedotto dal mio cane, caso specifico, infanzia non semplice e adottato da me in piena maturità sessuale.. io gli ho sempre attribuito l’aggettivo “dominante” non perchè mi piace far vedere in giro di aver il cane figo perchè se avessi voluto un cane da mostrare come figo non avrei preso un mezzo segugetto da 12kgscarsi ma un pitbull da 40kg al quale attaccare catenacci da “tamarro”.. penso che essere quel tipo di “dominante” non sia figo, se non un qualcosa da rimediare e rimediabile.. dopo 2 anni di rieducazione siamo riusciti a controllarci! e sono grandissime soddisfazioni, vado soddisfatta nel dire a tutti che è un cane dal carattere equilibrato, socializzato con i fattori quotidiani, legato da fare schifo a me e a nessun altro ed insieme siamo cresciuti.. vado fiera nel dire che è un bravo cane con ancora qualche problemino scemo ma controllabile, non ero fiera di portarlo al parco e vederlo rompere i maroni ad un maschio di pastore tedesco ne vederlo montare gli ospiti ne montare assiduamente tutti i maschi aduldi che non avevano intenzione di azzuffarsi.
        stesso trattamento per i cuccioli.. ne vedo bello far socializzare il mio cane con un maschio e vedere che il suo unico gusto dell’incontro è premergli la collottola col muso, abbracciarlo, ringhiottare e azzuffarsi o montare per tutto il tempo.
        l’attacca brighe insopportabile come si chiama in parole tecniche? 🙂 bisogna mettere una bella lista dei nomi delle tipologie comportamentali da qualche parte, sennò non ne verremo mai a capo noi(noi comuni mortali che non abbiamo frequentato scuole):)
        grazie della risposta!

        • Debora, sei saggia, ma forse senti campane sbagliate….
          !) il mio “via di mezzo” non era riferito al tuo discorso, nè era dispregiativo delle vie di mezzo (sono una sostenitrice del “in medio stat virtus”). Voleva semplicemente intendere che l’approccio CZ (che a Valeria piaccia o no) non ha nulla a che fare con tradizionalisti e gentilisti (ENTRAMBI behavioristi), ma è una cosa a sè.
          vaira è un CZ, non un gentilista, questo è poco ma sicuro. Che poi a me piaccia o no, questa è un’altra storia. E ne avrei delle belle da raccontare.
          2)l’umano attacca brighe insopportabile come si chiama in parole tecniche? Se tu poni questa domanda ad un terapeuta umano come credi che ti risponderà? Perchè pensi che i cani NON siano degli individui e che ” bisogna mettere una bella lista dei nomi delle tipologie comportamentali da qualche parte, sennò non ne verremo mai a capo noi”
          Io penso che mettere delle etichette a monte sia un gran brutto inizio. La domanda saggia NON è quale etichetta attribuire ad un comportamento, MA PERCHé quell’individuo si comporta così. (prima lo hai detto, e io condivido che quasi sempre le cause sono errori umani, a monte o a valle)A meno che non si tratti di vere patologie, ma questo è un campo da specialisti in medicina veterinaria. Tornando al tuo cane, un professionista serio non etichetta a priori, ma deve conoscere bene il cane, osservandolo a fondo, per capire, spiegarti quali sono le cause e poi suggerirti come correggerlo.
          Non capisco perchè se uno ha un problema alla macchina va da uno specialista (un meccanico, POSSIBILMENTE bravo) ed è pure contento di pagarlo, mentre se uno ha un problema con un esere vivente pensa che con quattro regolette raffazzonate qua e là ascoltando 300 campane, possa risolverlo col fai da te. Questo accade sovente con i bambini, spesso con gl adulti e quasi sempre con i cani.
          Evidentemente per gli umani le persone (a due o quattro zampe) sono mooooolto più banali delle automobili.

          • Perchè non aggiungi TU la voce? Spiegale tu cos’è in modo da farglielo capire, visto che lei CREDE che Vaira sia un gentilista ( e NON LO é)
            Tu sai spiegarti molto meglio di me, tu parli come mangi.
            Chiarisci tu.
            All’articolo manca una voce: APPROCCIO COGNITIVO-ZOOANTROPOLOGICO (non zooantropomorfico)

          • @Anto: ma c’è già, la voce: cognitivismo zooantropologico (l’ho corretto già da ieri mattina il zooantropomorfoquelchel’era). L’approccio CZ si deduce da lì, dai… mica posso scrivere un vocabolario vero!
            Ma io non ti dicevo di spiegare a Debora cos’è l’approccio CZ, bensì di chiarire proprio che CZ = cognitivista zooantropologico. Perché se no un non-addetto ai lavori può anche pensare che Varia sia di Catanzaro. O che sia un Cornuto Zoticone, che tu indichi con la sigla perché se no ti querela. O un Cordiale Zuzzurellone.
            Capisci cosa intendo? Noi diamo per scontate cose che per la gente “normale” NON lo sono! 🙂

          • ops ho fatto un casino allora..:) non so le definizioni per descrivere le varie tecniche, non ho mai studiato e le poche volte che ho cercato di portare il mio cane da uno “bravo” o mi hanno abbandonata in un campo mentre seguivano altri 10cani e il mio era in fase “adesso svengo da quanto sto abbaiando” o mi hanno chiuso la porta in faccia dicendo “è normale non ha bisogno di essere educato tanto vedo che ti sei già divertita a insegnargli i comandi”(ma io non so dove attaccarmi un “seduto” se il cane ha problemi più interni) quindi non sono nemmeno molto legata agli educatori perchè mi hanno sempre e solo lasciata da sola nonostante avessi la possibilità di investire soldi anche per un addestramento integrativo oltre ad un corso di educazione e di indicazioni su come rapportarmi con lui ma niente..dato che è un cane di 12 kili anche se sbraita contro tutto ad ogni incontro è lo stesso.. fosse stato un cane “pericoloso” forse mi avrebbero aiutata.. a me da fastidio quello “dare per scontato e del normale ad ogni cosa”.. se il cane fa così è normale e tu non devi avvicinarlo agli altri cani perchè si stressa.. ti distrugge casa? poverino è normale, ma non mi sono venuti a spiegare come dovevo fare!! non può essere normale l’ansia o lo stress in casa propria e poi in caso di incontro di maschi bisogna cambiare strada perchè il cane si stressa.. rincontro spesso gente che da tutto per “normale” mentre io penso che ogni cane in quanto tale sia educabile su tutte le cose che apparentemente possono essere “normali” proprio perchè il cane nasce per stare nella nostra civiltà.. e tante di quelle persone sono proprio seguaci di vaira, siccome che le persone che mi dicono che è “normale” le vedo come gentiliste proprio perchè dire no quando fa una azione sbagliata è tabù collego questa tipologia ai gentilisti.. ripeto non essendo molto informata nel campo non so chi sono i veri gentilisti o meno.. io dico solo che bisognerebbe sentire tutte le campane e ragionare senza invasarsi su una tipologia e descriminare le altre a prescindere..
            tornando al discordo dominante, equilibrato e sottomesso penso che non ci sia bisogno di etichettare un comportamento, ma se non sbaglio pur essendo noi umani tutti distinti abbiamo etichette come timido, estroverso, introverso ecc.. tutte identificano un comportamento che si manifesta nella maggiorparte delle volte (per es: una persona timida è timida con gli sconosciuti o in tante situazioni dove deve esprimersi, ma di sicuro non sarà timida con amici e parenti) questo è il mio concetto di etichetta, un agettivo per racchiudere un comportamento, che poi un genitore che vede questa timidezza seria nella fase della crescita dovrebbe capire cosa a scaturito tale comportamento per tali situazioni, cos’è che ti porta ad atteggiarti in quel modo.. io lo faccio su me stessa,sono partita come timida, adesso inizio a riequilibrarmi e so quali sono stati i “problemi” che mi hanno fatto prendere tale comportamento.. i miei primi approcci col mondo della cinofilia sono stati con un libro on line abbastanza buono secondo me per un principiante, e lo stesso libro metteva etichette(adesso penso siano non solo sbagliate ma stronzate di epiche dimensioni) ma almeno mi ha fatto identificare i comportamenti di “dominanza” (puoi chiamarli anche comportamenti di “disagio” o “stupidità” ma il concetto vero è che il cane assume posizioni particolari e altezzose, questo è quello importante, riconoscere i segnali, una parola può racchiudere tanti segnali che il cane ti da, come per noi la parola “timidezza” identifica una persona che ha segnali corporei e mentali di un certo genere quali non riuscire a guardare fissa la gente negli occhi, balbettare e sudorazione alle mani)
            questo è il mio concetto di “etichette” e non mi pare una cosa fuori dal normale.. posso dire che un cane è timido, ma nel caso del mio? è un estroverso? ci sarà pure una parola che identifica un certo comportamento, è una parola, non una guida all’insegnamento..

          • @Debora (devo postare qua perchè sotto al tuo post non ci sono più spazi per repliche)
            Tu sei una ragazza saggia ed intelligente che si pone domande e questo è solo positivo. Ti dai anche delle risposte sagge.
            Sono sinceramente basita leggendo le esperienze che hai avuto con alcuni “colleghi”, non so chi sono e NON VOGLIO SAPERLO (anche se una indicazione me l’hai data ….)
            Non posso e non voglio parlare del lavoro degli altri. Posso però parlare di come lavoro io. Io lavoro sempre e soltanto su percorsi educativi o rieducativi individuali e personalizzatissimi. Mai in gruppo se non durante le sessioni di socializzazione o durante le giornate ludico-ginniche-ricreative (e anche qui i cani compresenti sono rigorosamente selezionati affinchè ognuno di loro ne ricavi un’esperienza positiva il più possibile). Questo sia che il cane presenti problemi, sia che non ne abbia affatto. Durante la mia lezione il cane (a volte sono due) e i proprietari hanno in via esclusiva tutta la mia attenzione. Se il cane ha problemi, io ALL’INIZIO, posso solo dire quali sono, ma non il perchè; la causa dei problemi la individuo poco per volta, studiando i comportamenti e le risposte del cane e cercando di capire cosa c’è dietro. A volte sono cani adottati in età adulta del cui passato si conosce poco o nulla, a volte invece sono in famiglia fin da cuccioli e io arrivo ad individuare la causa del loro disagio solo frequentandoli. Perchè tu hai ragione, se un cane si comporta come il tuo, sicuramente vive un disagio. Tu stessa parli di ansia. Tu stessa attribuisci i tuoi problemi di “timidezza” a esperienze pregresse. Idem per loro. Io non ti direi MAI che è “normale” (e non parlo di patologie, quelle diagnosi le può fare solo un medico) Ma per arrivare a capirne a fondo le cause, non basta nemmeno un solo incontro dal vivo, figuriamoci se bastano le descrizioni su un blog. Non sarebbe serio. Con questo non intendo dire che non inizio a lavorarci da subito, ma strada facendo affino la conoscenza e la comprensione del soggetto, e di pari passo trasmetto il tutto ai proprietari. SE conosci la causa, puoi lavorare per rimuoverla, se no……che rimuovi?
            Perchè il mio obiettivo di fondo è la serenità del cane. Un cane sereno e sicuro di sè (non spavaldo, ma senza insicurezze) è un cane che vive bene e la sua famiglia idem. E’ un cane che si può portare con sè ovunque: dal mercato al ristorante, alla cena a casa di amici, alle vacanze in albergo. Senza mezzo problema. MA….c’è un ma. Io insegno che il cane in quanto animale sociale, in quanto inserito in un gruppo familiare e di conseguenza nella società umana, HA BISOGNO DI REGOLE. Un cane senza regole NON E’ FELICE. Quindi spazio ANCHE ai no, per quanto mi riguarda, MA cercando di dirne il meno possibile, non per essere buonisti (o gentili) a tutti i costi; per la semplicissima e logica ragione che i no quanto meno sono frequenti tanto più sono efficaci, quindi cerchiamo di riservarli alle situazioni in cui sono realmente necessari (anche un urlaccio, in situazioni estreme ci sta) e usiamo invece l’intelligenza, la psicologia (o la pedagogia) cinofila, la conoscenza dell’etogramma del cane e della SUA comunicazione, per fare in modo che SCELGA, felice di farlo, il comportamento più corretto.
            Ora dimmi tu se sono riuscita ad esprimermi in maniera comprensibile, perchè a me pare che qualcuno ci marci un po’ troppo con la scusa che la gente è stupida e non può capire. Io penso che se qualcuno vuole avere una visione dall’alto, la fatica di arrampicarsi la deve fare. Se non vuole non può, ma se davvero vuole, può. Eccome se può.

        • @Valeria: non tirare sempre fuori l’UD, a me piace, non mi devi convincere :oP
          @Denis: quella famosa polemica fu una cagata … Basta prendere un qualsiasi testo di -a caso perché li ho- DeHasse o Lindsay per leggere come funziona, come opera sulla psiche del cane, a livello neurologico, la differenza di effetto se gli elettrodi sono a contatto con pelo e cute asciutti o bagnati e così via

          • @Mczook: ho tirato in ballo l’UD perché nel servizio di Striscia ( non mi ricordo sinceramente se direttamente lì, o sui giornali del giorno dopo) parlavano di “addestramento alla difesa”… che non credo sia propedeutico alle gare di sheepdog 🙂

      • grazie a te, aspetto con ansia!! sono curiosa di avere chiarimenti su questo argomento assai confusionario! 🙂 magari mi evito discussioni pesanti ed inutili 😛

        • @Debora: ho aggiunto al Novissimo Dizionario le voci “dominanza” e “sottomissione” ( e anche “CUGGINO”, già che c’ero…). Però lì ci stanno poche righe. Ti prometto un articolo dedicato – e più completo – in giornata!

          • Un plauso alla voce “dominanza”
            Siccome di “cuggini” ce n’è tanti sia nella vita reale che virtuale, e siccome tutta quella (correttissima) pappardella lì non te la ascoltano neanche, figuriamoci se la capiscono (non la vogliono capire e chi non vuole non può), io preferisco arrivarci per gradi e spiegarlo usando una terminologia diversa per cercare di non alimentare le cugginate. Che sono tantisssssssssssssssssimiiiiiiiiiiiissime.

          • Un piccolo esempio, solo uno dei tantissimi, di un paio di mesi fà.
            Area di sgambamento; sto per iniziare una lezione con un mio allievo. Una signora si affaccia mentre sto entrando. Le dico “Signora, se vuole entare può farlo, eh! lui (indico Lucky, 40 kg mix segugio dalmata) è tranquillo”
            Lei mi risponde: “NOno, lui (indica il suo cane) è dominante!”
            Guardo il cagnino: un massimo 20k, pettorina corretta(wwwowww!anzi, identica alla mia per marca e colore) proteso in avanti a catturare l’odore con curiosità, ma rilassato nel muscoli, mimica facciale mite e serena, atteggiamento molto sereno e addirittura quasi timido.
            Mi giro verso la signora:”Scusi, a me non sembra mica….ma chi glie lo ha detto?” Risposta “Me lo sono detto da sola”

    • Spuntino (vista l’ora e dopo i km percorsi 🙂 ) di riflessione:
      Un working Kelpie, un vizla ed un husky messi in un recinto di opportune dimensioni mostreranno gli stessi comportamenti competitivi prima e dopo aver rispettivamente condotto un gregge 10 ore, cacciato per cinque e trainato un kart per tre?

  7. Ci sono prove di caccia che stanno alla caccia vera come l’UD sta al pastore tedesco legato davanti al portone dell’officina. Non si tratta necessariamente di barbarie e in alcuni casi la selvaggina non ha sorte molto diversa rispetto alle pecore utilizzate per le gare di sheepdog. Simulazione pura. In altri casi invece avrei qualche cosa da contestare… ma mettendola giu’ cosi’ sei sulla stessa linea dei gentilisti fondamentalisti che sparano a zero sull’UD senza sforzarsi di un confronto minimo.
    Per il resto è molto bello. Manca anche il coursing…

    • Ne manca, di roba!!!! Hai voglia!!!! Il coursing è già roba diversissima dalle corse dei levrieri. Ci vorrebbero entrambe.
      La voce “etogramma” non è corretta. Da vocabolario significa: ” ἔθοςethos γράμμα gramma, ovvero grammatica del comportamento, è il catalogo più completo ed esauriente possibile dei comportamenti naturali di una specie. Esso viene stilato in seguito ad osservazione attenta ed ha lo scopo di fornire un inventario di dati quantitativi comprensibili e comparabili con quelli di studi precedenti e successivi.” I CZ lo definiscono molto più semplicemente “collezione di possibili comportamenti specie-specifici”
      I metodi di indagine riferiti sono da attribuirsi all’ETOLOGIA (voce qui mancante)che è una scienza che studia……che?

      • @Anto: inserite la voce ETOLOGIA (dove però rimando a un articolo che ne parla diffusamente): mo’ ci metto il coursing e le corse in pista.
        L’etogramma che descrivi tu mi pare identico a quello che ho descritto io, solo con altre parole.

        • non è identico, no.
          comunque tu (che sai parlare come mangi), lo spieghi in dieci righe almeno Io che parlo in linguaggio a te inaccessibile lo spiego in 5(cinque) parole. Chi si serve di perifrastica per spiegare alla nonna?

  8. ma se non riesci a capire la zooantropologia, il suo successo, e le centinaia di persone che ormai da anni sono uscite da quei corsi e si accorgono di essere diventate persone migliori, di avere un rapporto con il loro cane vero e profondo, che riescono ad avere un cane allineato senza alzare la voce o senza collari a strozzo. Se quando qualcuno parla, non come mangi tu, ma come mangia lui, cioè bene: perchè ti devi incazzare e sparlare di qua e di la? pensa che chi lavora bene ha successo e ottiene risultati, gli altri no….questo e il punto e non c’è tanto da stupirsi se da un corso o un’altro esce qualche coglione perchè ci sono e saranno sempre e usciranno da ogni scuola….ma ti posso assicurare che da quei corsi che disprezzi tanto ho visto uscire persone fantastiche e preparatissime a cui io affiderei il mio cane ad occhi chiusi. Ad uno che vuole mangiare MC Donald perchè è semplice ed economico gli dico fottiti e vado in un buon ristorante, spendo qualcosa in più ma vado a casa contento, e quando quello uscito dal MC Donald mi dice che lui con meno ha mangiato gli rido in faccia.

    • @Giuseppe: io capisco benissimo la zooantropologia e il suo successo. Se è per questo capisco anche il successo di Lady Gaga o di Madonna, il che non significa che cantino bene.
      Io non mi incazzo e non sparlo: critico, cosa permessa – fino a prova contraria – in qualsiasi Paese libero.
      E comunque i due discorsi sono totalmente separati. Se mi chiedi se sono d’accordo con l’approccio zooantropologico, cognitivistico ecc. ecc… ti rispondo assolutamente di SI. Entro certi limiti, perché NON ritengo che il cane debba essere troppo responsabilizzato e caricato di impegni mentali che non gli appartengono… però sì, sono d’accordissimo sul fatto che il cane sia un essere raziocinante, che sia giusto avere un approccio collaborativo e non coercitivo, che si debba imparare a “parlare” con lui eccetera eccetera.
      Che tutto questo, però, venga spiegato in modi e termini accessibili ad una persona su cento, NON mi trova affatto d’accordo. Che si parli di “prossemica”, di “punizioni positive” eccetera a gente che a malapena sa dove il cane ha la testa e dove ha la coda (chiedendo per di più un pacco di soldi per sentire la supercazzola), NON mi trova d’accordo.
      Qui non si tratta di “mangiare” al ristorante a 5 stelle o al McDonald: si tratta, semmai, di dare un piatto di nouvelle cucine, con tre cosine tutte ben sistemate che fanno tanta scena ma non ti tolgono neanche un briciolo di appetito, a gente che invece è morta di fame e avrebbe assai più giovamento da un bel piattazzo di pastasciutta rustica.
      Allora, ognuno parla come gli pare, fa quello che gli pare e offre quello che gli pare. Però è piuttosto evidente che gli approcci troppo “supercazzolari” confondono clamorosamente le idee e che c’è gente che, quando lavora con un cane, invece di rapportarsi in modo spontaneo e diretto sta lì a pensare “oddio, questa sarà la distanza sociale o quella individuale?” “sarà un rinforzo negativo o una punizione positiva?” e così via. Un po’ come se all’esame di scuola guida ti insegnassero a guidare una F1. Forse sarebbe meglio che prima si prendesse una normale patente… e che si facesse un minimo di selezione su chi POI può guidare una F1, anziché pensare “lo insegno a tutti, basta che paghino”.

  9. esempio di modeling? .. mmm nn so ma mi sa di si!
    Romolo, levriero galgo spagnolo che arriva da situazioni spiacevolissime, sa aprirsi qualsiasi cosa,compreso porte chiuse a chiave (girando la chiave). è già arrivato da me con queste abilità; la cucciolina di staffi, 6 mesi, ha imparato DA LUI , guardandolo e imitandolo, a tirare sul col naso e/o zampa la chiusura del bidone dell’immondizia x tirarsi fuori le bottiglie di plastica e giocarci tutta goduta.. è la prima cagnolina mia che si apre i bidoni… E’ modeling questo? .. secondo me si 😀

  10. Salve a tutti, giravo per siti cinofili come di consueto mi è fare e ho scoperto questo alfabeto(BUFFISSIMO)con il suo forum che aspettava il mio commento. Mi presento sono solo un attento lettore che vuole solo dire la sua in un paese democratico. Inizio con il ribadire che quando un cane diventa ingestibile la colpa è solo una, ed è di NOI (mondo di proprietari) che a volte pensiamo che sia così facile gestire il cane che commettiamo i peggiori errori in assoluto. Dopo di che essendo una persona che preferisce imparare più tosto che insegnare ho deciso di capire quale fosse il metodo più indicato per far calmare il mio wolly (labrador di 5 mesi). Ho scaricato parecchio materiale informativo sia pratico che teorico e ho potuto constatare che per me il vero significato addestramento e educazione è questo:

    Addestramento: Rendere una persona o un animale abile a qualcosa cioè cercare in lui delle performance, prestazioni , rendimento , leistung ecc

    Educazione: processo volto allo sviluppo e alla formazione di facoltà e attitudini mentali, sociali e fisiche di un individuo o animale.

    Quindi da qui già si nota differenza tra i 2 vocaboli!
    Ora provo a farvi capire ancor di più come si comporta un addestratore davanti ad un problema e come si comporta un educatore di fronte allo stesso problema, avendo provato sia il (1)SERGENTE DI FUOCO (addestratore) che la (2)TATA MISTER DOT FIRE(educatrice).
    Il problema da risolvere era il seguente:
    Wolly tira a guinzaglio,
    (1) Cercava di risolvere, facendomi comprare sia collare a strozzo e guinzaglio di 50centimetriin modo tale risultasse più facile strattonarlo ( perché alla fine è proprio così che si fa!! se il mio cane era sempre abituato a stare con il guinzaglio in trazione i “PICCOLI COLPETTI” all’inizio, COL PIFFERO LI SENTIVA!! forse incominciò a sentirli solo dopo aver capito che se stava in trazione a momenti perdeva il collo. E NON PRENDETECI IN GIRO!!!
    (2)RISOLSE il problema, prima di tutto sostituendo il collare a strozzo e il MINI-guinzaglio Con un ottima pettorina studiata proprio per il benessere del cane( che ASSOLUTAMENTE!! non schiaccia e rovina il pelo perché viene utilizzata solo quando il cane esce fuori di casa)e con un lungo guinzaglio che permette al mio wolly di andare in giro senza problemi, poi con un esercizio veramente divertente che non recava alcun tipo di dolore al cane, ha fatto diventare le mie uscite delle bellissime e lunghissime passeggiate!!!
    ORA CARI ADDESTRATORI CERCATE DI CAPIRE CHE IL MONDO VA AVANTI E VOI STATE PER RIMANERE CON IL COLLARE STROZZATO !! E un grazie al Prof. Roberto Marchesini per aver portato la Zooantropologia anche in Italia!!

    • Buon x te che hai risolto il problema del tuo wolly che tirava al guimzaglio, però se il guinzaglio lungo proposto dall’opzione 2 è lungo 5 metri (si trovano educatori che propongono questa come soluzione permanente) io non credo sia così pratico e sicuro in un centro città trafficato (poi se si abita in una periferia medio-borghese USA o in una zona italiana di campagna allora può andare anche bene, però secondo me un cane, qualsiasi metodo si usi, dovrebbe a fine corso imparare a non tirare al guinzaglio anche con un guinzaglio di lunghezza normale, cioè di circa 1,20m)…

      il metodo 1 invece può essere magari diffuso, ma è decisamente rozzo e non è indice dell’aver davanti un buon addestratore (come non è un buon metodo piazzare a vita la capezza o pettorine che stringono a cani che tirano, che non saranno collari a strozzo ma sono ugualmente coercitivi usati in quel modo, che che ne dicano alcuni gentilisti che le usano ampiamente)…

  11. perdonatemi ma continuo a non capire l’utilità del collare a strozzo dato che:
    1) anche le pettorina se indossata correttamente non se la sfila (per me la pettorina è SOLO quella ad H…e non capisco nemmeno come faccia a segnare e spelacchiare il cane se la indossa solo per uscire??)
    2) ‘sti colpetti…mah a parte che li posso dare anche alla pettorina ma…un segnale tipo schiocco non ha la stessa funzione di richiamare attenzione??
    3) non ho MAI MAI MAI visto usare lo strozzo con i colpetti, sempre e solo con la strattonata per non far fare qualcosa al cane
    Un’ultima cosa: Marchesini ha scritto un libro comprensibilissimo ai più “Il galateo del cane”…certo che “pedagogia Cinofila” isa termini astrusi ma anzitutto c’è il glossario, e poi è sicuramente per addetti ai lavori penso.

  12. Ciao!
    Sul collare elettrico parli di tesler e shaker… Cioè? Solo per pura curiosità, sia chiaro!! O meglio, perché sono una che pensa:”conoscere il nemico per combatterlo”.
    Ah, e: l’UD raccoglie il numero piu’ elevato di macellai: si, perché i macellai di UD lo fanno proprio capire di esserlo, mentre quelli di agility, obedience, ecc. fingono di essere quasi delle Sciuremarie buoniste…
    Ho visto un tipo che ha parlato per tutto il giorno di come lui addestrasse il suo cane per agility col metodo gentile, che si basasse tutto sull’amore e la comprensione dei cani… Poi ha sciolto il cane un attimo, questo ha visto un cane fare il percorso e e’ scappato in campo e quando il “buonista” ha recuperato il cane fuggitivo ha, nell’ordine: legato il guinzaglio a mo’ di cappio, messo al collo del cane, strattonato ferocemente non solo strozzando il cane che quasi non respirava, ma addirittura sbalzandolo a destra e sinistra, e poi sbattuto di peso in kennel. Credimi al padrone del cane e’ andata bene che lui fosse grande e grosso e io piccoletta… E ho dovuto fare uno sforzo per stare calma e non finire nei casini fino al collo.
    Mi sa che i macellai sono ben ripartiti ovunque, stessa percentuale, solo si fanno più o meno notare…

    • Parlo di qualsiasi cosa che emetta scariche elettriche, fermo restando che tra tele e shaker c’è la stessa differenza che passa tra una scossetta di elettricità statica presa sulla portiera della macchina e la sedia elettrica. Però fanno male tutti e due: non è che siccome non devo sedermi sulla sedia elettrica mi diverta a prendere la scossa sulla portiera. Quindi, in addestramento, fuori dalle palle tutti e due, grazie. In casi molto-ma-molto limite, e SOLO in mano di un veterinario comportamentalista, posso ancora accettare che il tele venga utilizzato per causare un trauma ritenuto necessario. Lo shaker, per me, devono solo attaccarlo alle palle di chi l’ha inventato, e dare potenza massima.

      • Ah ok grazie 🙂 era proprio per capire la differenza. Cmq se lo shaker da potenza cosi’ forte che senso ha? Come fai a addestrarci un cane se ogni scossa lo sfinisce?
        P.s. Ho scritto tesler invece che teletac….. Oooops…..

        • Alice, la differenza sta (in soldoni, perché non ne capisco molto di fisica) nel fatto che il teletac dà una scossa superficiale, proprio come quando prendi la scossa sulla macchina: ti pizzica il dito che ha toccato la carrozzeria, e basta. La scossa dello shaker va da un polo all’altro del collare, quindi è un po’ come se prendessi in ogni mano un conduttore elettrico e poi venisse data corrente: la corrente ti attraversa tutto il corpo. Come si faccia ad addestrarci un cane, sinceramente, è una cosa che mi sfugge: non mi sono neppure mai avvicinata (se non per prenderli a parolacce) a persone che usassero lo shaker, quindi confesso tranquillamente di non averlo mai visto usare. So come funziona perché me ne hanno parlato: solo che la discussione con me non può andare molto oltre, perché mi incazzo e prendo appunto a parolacce chi cerca di spiegarmi a cosa serva friggere un cane.
          Riesco a discutere senza andare troppo fuori di testa con gli utilizzatori del tele (ovvero: quasi tutti i cacciatori, quasi tutti i poliziotti, molti addestratori di cani guida per non vedenti – eggià… – e molti addestratori di UD, la maggior parte dei quali non è molto convinta di fare la cosa giusta, ma ti spiega che con il tele “gli altri” ottengono i grandi risultati e quindi o ti metti in pari, oppure stai a casa). Il tele usato in quello che l’ENCI presumo volesse definire “il modo corretto”, ovvero come stimolo, a bassa intensità eccetera… è una cosa che sta alla pari con il calcio nel sedere o con lo strattone sul collare a strangolo: non causa quasi mai danni permanenti e – a differenza del calcio nel sedere – dà effettivamente una precisione pazzesca nell’esercizio. Solo che per me il problema è proprio morale: se per avere un esercizio preciso devo far sì che il cane si scapicolli, che so, a tornare dopo un riporto per paura di prendere la scossa, allora preferisco giocare a tennis o lavorare a maglia, e il cane lo tengo “da coccole”.
          Se il tele lo uso per far capire al cane, sempre per fare un esempio classico, che non deve attraversare la strada di corsa quando apro il cancello, perché rischia di sfracellarsi contro un TIR, allora ne possiamo discutere: vediamo se ci sono alternative, e se è già stato provato tutto e nulla ha funzionato…allora posso anche accettare che si tenti con una punizione remota traumatica.
          Ma per salvare la pelle al cane, NON per vincere la coppetta!

  13. bisogna ampliare questo dizionario .Manca ad esempio solo la parola “metodo” che per alcuni può valere diversi significati 🙂

  14. molto interessante e stimonlante il Novissimo dizionario, accattivante la discussione,pregevole la capacità della Redazione di muoversi intorno ad un argomento proponento diverse angolazioni con il fine di ampliare la visuale anche quando la discussione tende a focalizzarsi su un unico punto (di vista), flessibilità indispensabile credo proprio nella professione di cui si parla. al di là delle definizioni sarebbe interessante avere i due punti di vista, del CZ e della Redazione, su cose reali, ossia quale approccio e soluzione per l’uno e per l’altra , ad esempio, nella socializzazione di un cucciolo (educazione) e per insegnare ad aprire un cassetto e prendere un determinato oggetto (istruzione abilità). Nella pratica dovrebbe evidenziarsi la differenza ed essere eliminata la problematica della “dieta alimentare”

  15. Secondo me sarebbe utile aggiungere anche le voci:

    – Capezza (Halty e Gentle Leader): spiegando l’uso corretto e l’uso scorretto (palliativo perenne x cani che tirano, molto in voga fra alcuni gentilisti che credono che non sia coercitiva usata in tal modo, ma x ciò che ho visto lo è + di un collare a strozzo di catena pure usato scorrettamente).

    – collare fisso e collare a semi-strozzo: non sono forse molto importanti in quanto in genere si sa cosa siano ma x amor di completezza un accenno può essere utile visto che già si nominano strozzo e pettorina.

    – pettorine particolari x cani che tirano: (ne esistono di diverse fogge: che stringono sotto le ascelle con buona pace dei linfonodi ascellari; che stringono il petto con buona pace dell’andatura e dei linfonodi ascellari; che hanno semplicemente un gancio sul petto in modo da rendere fastidioso x il cane camminare davanti, ma che creano spesso cani che camminano davanti tirando STORTI con buona pace dell’andatura assurda e quindi dello sviluppo muscolare e osseo dell’animale) spiegando il perchè tali palliativi, spesso suggeriti al pet-shop dal commesso, possono essere dall’inutile al controproducente anche se hanno “un aria tanto gentile” perchè sono pettorine (e le rare volte che funzionano “come x miracolo” è perchè possono essere decisamente coercitivi, con buona pace di alcuni gentilisti che li suggeriscono ma inveiscono contro un corretto uso del collare a strozzo o perfino del collare in generale: se una pettorina ti sega sotto le ascelle o ti stringe il petto è come minimo fastidiosa o anche dolorosa).

    Poi questi strumenti (capezze e “pettorine speciali”) sono senza dubbio molto meno diffusi di collari e pettorine normali, ma nell’ultimo anno io li ho visti aumentare molto fra i cani che vedo in giro, talvolta come sostituzione di collari a strozzo mal utilizzati su cani che tirano come traghetti (mentre, nonostante fossero da alcuni anni in vendita nella maggior parte dei pet shop, sino ad un anno fa i cani che li portavano si contavano sulle dita di una mano dalle mie parti).

    Saluti!

  16. Bella diatriba su collari e pettorine. Vi passo la mia opinione: Sono convinta che una delle cose più difficile per un educatore/istruttore è la condotta al guinzaglio in quanto non fa certo parte del comportamento naturale di un cane avere il “territorio” limitato da una corda attaccato ad un collare/pettorina. Avendo però inserito il nostro amico a quattro zampe nella nostra società ne deriva la necessità di insegnarli un comportamento quantomeno che limiti i pericoli in cui può incorrere seguendo i nostri percorsi cittadini.
    Il mio consiglio è: fare una scelta personale, che, limitando al massimo i danni possibili per il cane, ci permetta di gestire il cane serenamente, senza tensioni e ansie, ricordiamoci che la nostra ansia passa dalla nostra mano, percorrendo il guinzaglio arriva al collo o fianco del cane e “fine di qualsiasi tentativo di condotta”.
    Poi non “fissarsi” su un solo metodo (ovviamente evitando collari a strozzo, catene, elettrici, con le punte, ecc) andare da un buon educatore/istruttore provare ad insegnare la condotta partendo magari anche dalla pettorina con guinzaglio 5 mt (che comunque è difficile da gestire e se non lo sai fare rischi parecchio e non serve a niente!) passare progressivamente ad un guinzaglio più corto man mano che il nostro cane comincia a capire che esiste una convenienza nel camminare a fianco (più o meno) del suo conduttore, per arrivare anche ad un collare normalissimo o anche ad un guinzaglio senza collare portato morbido (visto che spesso il guinzaglio è
    d’obbligo) o addirittura ad una condotta senza alcun ausilio.
    Non è facile ma con un po’ di pazienza si può fare. Altrimenti mi sembra di capire che, con i divieti che ci sono per cani e conduttori, la scelta resta solo o non avere il cane o vivere in aperta campagna!
    Buona giornata
    Paola

  17. Grazie a tutti!!! sto imparando lessico cinofilo italiano e mi serve TANTO tutto questo !!! GRAZIE MILLE!!!P.S. Non sono italiana per cio mi serve 🙂

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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