di VALERIA ROSSI – Dominanza, sottomissione, gerarchie…ma quanta bella confusione c’è in giro!
Ci sono, sono fondamentali;  no, non esistono proprio. Esistono, ma solo tra cani. No, anche tra cane e uomo.
Sì, esistono eccome: miocuggino c’aveva il cane dominante, ma a forza di calcinculo devi vedere adesso come l’ha messo sotto!
Miacuggina invece c’ha un cane che è “nato dominante” perché è figlio di un famoso capobranco (giuro, è vera!) e se non lo tiene con il collare a punte, tutti gli altri cani che vede li massacra (detto con una punta di orgoglio ben percepibile). Evvai.
Immonde (ma diffusissime) cavolate a parte, la dominanza si potrebbe spiegare, in senso etologico, in una riga: “capacità di un individuo di imporsi gerarchicamente sugli altri membri del branco“.
Detto questo, però, non abbiamo detto praticamente niente.
Chi si impone su chi? Perché si impone, ma soprattutto COME?
Dominare significare “massacrare tutti gli altri” (che sarebbe pure un po’ imbecille, come idea: perché dopo che hai ammazzato tutti, chi cavolo domini?) o dimostrare solo di essere più intelligente degli altri? O magari solo più furbo?
E’ più dominante Attila, Einstein o Berlusconi?
Ma a monte di tutto questo c’è la Domandona da un milione di euro: visto che dominanza e sottomissione sono espressioni di un ordinamento gerarchico… ‘ste gerarchie, esistono o no?

In parte avevo già cercato di rispondere a questa domanda in un precedente articolo: ora provo ad aggiungere qualcosa, prima ancora di affrontare il tema della vera e propria “dominanza”. Il che significa che scriverò una pappardellazza lunghissima, che infatti ho deciso di dividere in due parti perché altrimenti nessuno arriverebbe in fondo sveglio.
Se però riuscite a sopravvivere fino in fondo, magari qualche informazione utile la ricavate.
Sia chiaro che la pappardellazza NON sarà la Verità Assoluta, che non ho mai preteso di possedere.
E’, però, ciò che ho dedotto da tanti anni di costante osservazione del mio personale branco di cani, e un po’ di valore spero che questo lo abbia.
Toh, vi rifilo anche un pizzico di storia della mia vita: il mio interesse per l’etologia canina è nato dai libri di Eberhard Trumler, etologo, contemporaneo ed amico di Konrad Lorenz, che però aveva effettuato i suoi studi sui dingo, ovvero non proprio su cani domestici.
La mia ambizione sarebbe stata quella di ripetere le sue osservazioni (ed altre derivanti da studi più recenti, perché i libri di Trumler sono dei primi anni ’70, o almeno lo sono le traduzioni italiane) su cani non soltanto domestici, ma anche selezionati: ovvero i miei pastori tedeschi (prima) e siberian husky (dopo).
Raccolsi così, in una decina d’anni, una vera miriade di appunti, fotografie, film (in super 8!), dattiloscritti (il pc non ce l’avevo ancora), grafici, diagrammi, schemi che avrei poi dovuto riversare nel mio Libro (nella mia mente era assolutamente maiuscolo e grassetto)  sull’etologia canina studiata su veri “cani” e non sui dingo.
Peccato che, poco prima di iniziare a scriverlo, io mi sia separata dal marito e abbia  cambiato casa: perché la ditta di  traslochi portò nella nuova casa tutti i mobili, ma decise di consegnarmi il giorno dopo tutti gli scatoloni, che caricò su un furgone che venne parcheggiato in un garage sotterraneo.
Bene: giusto quella notte venne quell’alluvione bestiale che forse ricorderete, perché si portò via mezzo Piemonte: ma anche in Liguria non scherzò.
Una catastrofe: garage sommerso, furgone ricoperto completamente di acqua e fango…e TUTTO il suo contenuto da buttar via.
Tutte le mie foto, i film, i millemila quaderni di appunti. Tutto di tutto.
Ci ho rimesso anche dei quadri di valore e dei libri antichi, ereditati da mio padre: ma la vera tragedia, per me, è stato il materiale per il Libro che ormai non avrebbe mai più visto la luce (questo è anche il motivo per cui, ad eccezione di sporadici esempi – ovvero di foto che avevo già usato per altri libri e che quindi oggi posso scansionare da lì – non sono in grado di illustrare questi articoli con immagini dei miei cani, ma devo ravanare in rete “rubando” quelle mi sembrano più indicative).
Per fortuna le cose che ho osservato, anche se non ne esiste più alcuna registrazione metodica, sono rimaste almeno nella mia testa: scientificamente non valgono una cippa, ma spero valgano almeno come “esperienza vissuta”.
Ed è a questa che mi riferisco, quando dico che…

a) i cani sono indubbiamente gerarchici.
E non soltanto lo sono: non pensano praticamente ad altro!
Le gerarchie entrano in ballo quando mangiano, quando giocano, quando si accoppiano: non posso giurare che sognino di salire gerarchicamente di grado anche quando dormono, ma non lo escluderei.
Il fatto che ultimamente si sia sparsa la voce che invece le gerarchie non siano importanti, teoria basata su un campione di cani disadattati, ex-domestici  rinselvatichiti (cani ferali) e/o studiati in laboratorio, non sposta davvero di una virgola le convinzioni che mi sono fatta osservando i miei husky in condizioni il più possibile naturali (ovviamente nei limiti di quanto può avvenire in un allevamento).
Cani di tipo primitivo, ma cani domestici, lasciati liberi di vivere in branco per gran parte della giornata in prati recintati, sì, ma molto ampi; cuccioli cresciuti in famiglie complete (e cioè composte da padre e madre, e non soltanto dalla madre come spesso avviene in allevamento); cani liberi di costruire i propri rapporti sociali come caspita pareva a loro, fermo restando che se decidevano di costruirli ammazzandosi a vicenda, io intervenivo (Trumler  invece li lasciava scannare:  ma io ho dei limiti –  leggi  sindrome della mamma apprensiva – che non riuscirò MAI a superare, campassi duecento anni).
Però devo dire che la sindrome della mamma apprensiva sono riuscita a tenerla sotto controllo, soprattutto perché di scanni  veramente feroci ne sono successi due in dieci anni (e non so neppure se i cani si sarebbero “davvero” ammazzati: ma siccome non ci tenevo  a scoprirlo, mi sono intromessa prima).

Invece le risse “normali”, anche fra maschi, le ho lasciate sempre evolvere senza metterci becco: e non è mai successo nulla, come dimostra il fatto che i miei erano anche cani da show e che ho continuato a presentarli ogni domenica sui ring, cosa che non avrei potuto fare se avessero avuto orecchie penzolanti o ferite sanguinolente.
In realtà le risse (che scoppiavano sempre e solo per motivi gerarchici) erano TUTTA SCENA, esattamente come accade tra i lupi: lotte ritualizzate con tantissima scenografia e a volte spargimenti di pelo, ma praticamente mai di sangue.
Ma anche di queste risse, in realtà, ne scoppiava una ogni morte di papa: mentre le “sfide” gerarchiche, se non erano proprio all’ordine del giorno, erano almeno “all’ordine della settimana”.
Però bisognava starci molto attenti, per coglierle.
Per esempio bisognava notare che il cucciolone X, che fino al giorno prima aveva voltato la testa e abbassato sguardo, orecchie e coda quando veniva avvicinato dall’adulto Y, un bel giorno non distoglieva più lo sguardo e teneva code e orecchie dritte.
Cosa vedrebbe una persona “normale”, in questo incontro?
Niente.
Cosa vedeva, invece, l’osservatrice coatta?
Vedeva il cucciolone X che provava a far sapere all’adulto che ormai si sentiva abbastanza “grande” da non voler più essere considerato un subalterno.
L’adulto Y, a quel punto, poteva accettare con la massima tranquillità  la comunicazione “sono cresciuto, non sono più un bambinetto che si sottomette appena ti vede”; oppure poteva rispondere irrigidendosi, fissando il cucciolone dritto negli occhi e magari sollevando il labbro superiore.

Traduzione approssimativa, ma non lontana dal vero: “Ehi, bimbo, chi ti credi di essere? Ne devi ancora mangiare di pagnotte, prima di considerarti mio pari! Sottomettiti subito!”
I cuccioloni, di fronte a questa risposta, quasi immancabilmente si rimangiavano tutto e partivano con una compilation di calming signals che alla fine, se l’altro non li accettava, si trasformavano in un’ingloriosa spanciata a zampe all’aria o in altri segnali di accettazione della dominanza, come i colpetti di muso in bocca (traduzione: “Ok, come non detto, io ci ho provato, ma il capo sei ancora tu”).

Quando crescevano ancora un po’, era probabile che invece insistessero: volevano proprio salire di grado.
Allora, a volte (sempre se l’altro non accettava la scalata gerarchica),  iniziava tutta una pantomima a base di ringhi, azzannate all’aria, zampe dure tipo trampoli e “danze” di vario tipo.
E a fine sceneggiata, i ruoli potevano essere cambiati, oppure no.
Una cosa interessante era questa: se il cucciolone non mollava, l’altro non è che gli si sottomettesse: a volte si limitava ad andarsene per i fattacci suoi.
Però il cucciolone, da quel momento, si sentiva “più alto in grado” dei suoi fratelli e/o “amici”, per esempio, che di solito accettavano di buon grado il cambiamento come se l’adulto avesse, in qualche modo, sancito il passaggio del cucciolone a un rango superiore.
In questi casi io dicevo che l’adulto  “l’aveva promosso tenente”.
Questo passaggio di grado “per conto terzi” non l’ho mai visto descritto in nessuno studio sui lupi: però tra i miei cani succedeva.
Così come succedeva spessissimo che un cane salisse di grado per aver mostrato coraggio o astuzia, senza bisogno di confrontarsi con nessuno: erano gli altri ad “omaggiarlo” con onori che fino al giorno prima non gli avrebbero mai tributato.
In un caso particolarmente comico è successo che una cagnina, giovane e fino ad allora assai poco considerata gerarchicamente, affrontasse e mettesse in fuga un  terribile predatore: il gatto del vicino.
Non so se gli altri cani lo vedessero come una specie di Hulk con la coda (in effetti qualcosa di hulkesco aveva: più che un gatto, era un piccolo puma), ma dopo la performance di Stormy perfino sua madre (che l’aveva sempre schiacciata a tappetino) le consentì cose inaudite, tipo venirmi a fare le feste prima di lei senza prendersi, per questo, una plateale strapazzata.

Quando un inferiore gerarchico sfidava un suo superiore, se questi  non accettava di “promuoverlo”, poteva scoppiare una lite, come dicevo sopra, molto ritualizzata: col che, attenzione,  NON sto dicendo che sia normale lasciare che due cani si azzuffino per strada, pensando che “tanto non succederà niente”.
Non è la stessa cosa.
I cani che si incontrano per strada NON appartengono allo stesso branco, non hanno legami di “amicizia” nè di parentela (che in un branco contano parecchio) e sono quasi sempre trattenuti da due guinzagli, quindi non possono scappare.
Dulcis, anzi amaris in fundo, non sono quasi mai della stessa taglia: quindi NON ci sono i presupposti per “lasciarli sbattere”, mentre a casa mia c’erano.

E cosa succedeva, in caso di lite?
Che dopo qualche istante di baruffa uno dei due si arrendeva (i cuccioli “spanciano” clamorosamente – sottomissione passiva – mentre gli adulti spesso si limitano ad abbandonare il campo a coda bassa, ma con l’aria da “firulì firulà …io? Litigato? Buscate? Ma noooo…è stato solo uno scambio di opinioni!”).
Però, da quel giorno in poi,  il perdente stava sempre un passo dietro al vincitore, gli lasciava prendere l’osso o la pallina, filava via come un treno se l’altro lo guardava di brutto, si infilava addirittura nel box se l’altro glielo diceva.
Insomma, si erano modificate le gerarchie: ma sempre senza spargimenti di sangue (al massimo di pelo).
Nota: sapere chi è il capo del tuo branco è utilissimo perché, ammesso e non concesso che tu sia il “suo” capo, puoi dargli l’ordine “metti dentro i cani”, e lui te li spara tutti nei box come un cane da pastore spara le pecore nel pen.

b) il cane si rapporta in modo gerarchico anche con gli umani.
E lo fa perché, da cucciolo, è stato sottoposto al cosiddetto “imprinting”, che ha appunto lo scopo di fargli credere che anche noi siamo cani.
Ora l’imprinting viene chiamato in mille altri modi (periodo sensibile, periodo dell’impronta, prima fase di apprendimento), nessuno dei quali rende – a mio avviso – l’idea. Il termine più corretto è probabilmente quello di “impregnazione”, che mira a far capire come il processo, nel cane, sia più lungo e complesso: ma prima di fare distinguo linguistici, per capire esattamente di cosa si tratti, bisogna rifarsi agli esperimenti di Konrad Lorenz con le sue oche.
Per i pochi che non ne avessero sentito parlare, riassumo brevemente: l’oca, animale ad orientamento visivo, pensa che la prima cosa che vede uscendo dall’uovo sia sua madre. Ovviamente, in natura è esattamente questo che accade: il primo (e solitamente unico) essere vivente che si aggira intorno alle uova è proprio mamma oca. Quindi i pulcini fissano “l’impronta” di questo animale nella loro mente: seguiranno la mamma ovunque li conduca, e  per tutta la vita sapranno di essere oche.
Lorenz “fregò” la natura facendosi vedere per primo dalle ochette, appena uscivano dall’uovo: e loro cominciarono subito a seguirlo ovunque, convintissime che lui fosse mamma oca (o forse convinti di essere dei pulcini di umano).

Notare che, se le ochette per prima cosa vedono un cane, decidono che la “mamma” è il cane. E seguono lui.
E’ solo una questione di “impronta”, appunto: non influisce affatto il comportamento dell’animale o dell’uomo che vedono uscendo dall’uovo.

L’imprinting, in misura maggiore o minore, esiste in quasi tutte le specie: anche nel cane.
Il cane, però, non è un animale ad orientamento visivo, ma olfattivo.
Quindi lui non si convince di appartenere alla stessa specie della prima cosa che VEDE, ma della prima cosa di cui sente l’ODORE.
Anche nel suo caso, in natura, si tratta della mamma: ma l’imprinting  non avviene al momento della nascita, perché i sensi del cucciolo alla nascita non funzionano ancora. L’unica cosa che lui percepisce è il calore, che lo spinge ad andare verso il corpo materno e a trovare le mammelle.
Il naso del cucciolo comincia ad “aprirsi” dopo qualche ora, ma entra veramente in funzione verso i sei-sette giorni, mentre gli occhi e il meato uditivo esterno si aprono a 13-15 giorni: ma in realtà i piccoli non sentono e non vedono ancora granché, perché le loro sinapsi non sono ancora veramente attive.
O meglio: i cuccioli sono in grado di vedere, sentire e annusare: quindi “immagazzinano” una serie di stimoli. Però non sanno ancora interpretarli; potremmo dire che non sanno ancora “ragionarci sopra”.

Tutto quello che avviene (e in realtà avviene moltissimo) è automatico.
Il cucciolo cambia, si evolve, comincia a recepire una marea di stimoli diversi e immagazzina tutto (in realtà aveva già cominciato addirittura nella pancia della mamma!): ma è solo intorno ai trenta giorni che comincia veramente ad “elaborare” le informazioni che ha accumulato.
Quindi il vero e proprio “imprinting” inizia adesso: ed è in questo momento che noi umani dobbiamo farci vedere, sentire e soprattutto annusare dai cuccioli.
In natura, in questo periodo, i cuccioli vivono ancora nella tana, soltanto con la mamma: quindi si imprintano su di lei.
Se però introduciamo altri elementi in questo microscosmo, e loro hanno modo di “elaborare” la loro presenza, considereranno “familiari” anche questi elementi.
Non penseranno proprio che noi umani siamo le loro “mamme”: ma penseranno che siamo cani. Che apparteniamo al loro mondo e alla loro stessa specie.
Attenzione, però:  i cani non sono oche.
Hanno un cervello molto più complesso e una capacità di discernimento assai più elevata.
In più, avendo un olfatto straordinariamente selettivo ed essendo questo il senso a cui maggiormente si affidano, fanno un sacco di distinguo.

Per esempio, se a pacioccarli e toccarli e farsi annusare è sempre stata solo una donna, potrebbero convincersi che le donne siano “cani”,  ma gli uomini (che hanno un odore diverso) no.
Oppure che siano “cani” solo le persone vestite in un certo modo (perché anche gli occhi li usano!), ma quelle “vestite strane”, specie se sono accompagnate da strani odori, no (questo è il motivo per cui molti cani non hanno simpatia per sacerdoti, suore o persone in divisa).
Ovviamente non sarebbe possibile imprintare ogni cucciolata su ogni possibile tipo di essere umano: però, in una famiglia media, ci sono quasi sempre un maschio, una femmina e dei bambini. E già questo allarga abbastanza l’impronta del cucciolo.
Tutto il resto lo si ottiene con la socializzazione, che è una fase successiva all’imprinting durante la quale il cucciolo deve vedere, sentire e annusare il maggior numero possibile di persone, animali, cose.
Non li considererà più “tutti cani”, perché il periodo dell’identificazione dei conspecifici è ormai finito: però sarà in grado di distinguere tra persone e cose “normali”, da considerare innocui, familiari e quindi da non temere, e stimoli diversi, potenzialmente pericolosi o comunque di cui diffidare.

Ma torniamo all’imprinting, che fondamentalmente – abbiamo detto – convince  il cane che apparteniamo alla stessa specie.
Proprio del  tutto?
No
: perché, a differenza dell’oca, che è ad orientamento visivo ma non può vedere se stessa, il cane, animale ad orientamento olfattivo, può annusare se stesso, gli altri cani e noi umani.
E siccome ragiona, si accorge che l’odore non è esattamente  lo stesso (insomma, dipende: se si tratta di un allevatore, deve picchiarci vicino. A me non è mai successo, ma un collega allevatore di pastori tedeschi – che hanno un odorino particolarmente intenso –  ha raccontato in un libro di essere stato più volte oggetto delle attenzioni di cani antidroga all’aeroporto… non perché andasse in giro con strane sostanze, ma perché lo scambiavano per un cane).
Concludendo:  è vero che i cani, anche se imprintati sull’uomo, non ci considerano esattamente “mamme” (alla faccia di chi li considera “i suoi bambini pelosi”, sottoscritta ampiamente compresa): ma ci considerano comunque parte integrante della loro famiglia, intesa come specie. Diciamo che ci considerano  “zii”, o  “nonni”: non proprio mamme, ma comunque parenti molto stretti.

E con questi parenti, il cane interagisce in modo sociale e quindi gerarchico?
Assolutamente SI!
Basti guardare un cane quando vede arrivare un estraneo di cui non conosce le intenzioni, e lo stesso cane quando vede arrivare, per esempio, un animale sconosciuto (per esempio un cavallo).
Cosa fa, di fronte al cavallo?

Essendo stata per molti anni sia cane- che cavallo-munita, posso dirvi con la massima certezza che può fare solo una di queste tre cose: a) osservarlo con distacco misto a perplessità, cercando di capire cosa cavolo sia; b) partire all’attacco pensando che lì ci sia tanta bella ciccia da mangiare (e beccandosi spesso un calcione, il che lo convince che quella ciccia lì NON è buona da mangiare); c) scappare a zampe levate (dipende molto anche da come la prende il cavallo).
Si comporta, insomma, come fa qualsiasi canide di fronte a un animale di specie diversa: lo studia per decidere se si tratta di preda o di predatore.
Poi tra cani e cavalli nascono spesso amicizie meravigliose e perfino commoventi: ma POI.
L’approccio iniziale è quello di predatore-preda o quello di predatore-predatore più grosso di lui.
Insomma, è palesemente un approccio tra specie diverse.

Ma se arriva un umano, che fa il nostro cane?
COMUNICA!
Può sfidarlo, può invitarlo al gioco, può mandargli segnali di calma: dipende. Ma è un dato di fatto che si comporta esattamente come  quando incontra un altro cane!
Il fatto che le sfide (o addirittura gli attacchi) siano molto rari è dovuto all’educazione umana,  perché il suo proprietario tenderà ad inibire in lui, fin da cucciolo, qualsiasi manifestazione aggressiva verso gli altri umani.
Questo però non accade quando il cane non viene socializzato e/o inibito: e infatti il classico cane “da guardia” tenuto sempre recluso (anche solo nel proprio giardino), quando riesce a scappar via spesso finisce per aggredire qualche umano.
Difficile sapere, in questi casi, cos’è accaduto in realtà, perché le vittime non riescono quasi mai a spiegare in modo coerente l’accaduto (e non parliamo di come lo raccontano i giornali!).
Quasi sempre si sente parlare di cane che ha morso “senza alcun motivo”, il che non è praticamente mai vero. Se un cane morde, un motivo LUI ce l’ha sempre. Bisognerebbe riuscire a capire qual è, e non sempre gli umani ci riescono.
Io nutro comunque  il serio dubbio che in molti di questi casi il cane abbia lanciato semplicemente una sfida di tipo gerarchico, che l’umano non ha saputo capire e a cui ha risposto con i segnali sbagliati: quindi è scoppiata la rissa.
E in una rissa cane-umano, di solito l’umano perde alla grande.

Chiusa la parentesi delle aggressioni, che si basa su intuizioni e non su certezze, è invece certo, certissimo che il cane comunica con gli umani, estranei compresi. Che poi questi non capiscano una “parola” di quello che il cane vuole dirgli, è un altro discorso: ma il cane gli parla, cosa che non fa MAI con animali che non siano suoi conspecifici.
Neppure quando sono suoi amici, neppure quando fanno parte del suo branco-famiglia e lui interagisce continuamente con loro.
Io ho sempre avuto contemporaneamente cani e gatti e non ho mai visto tra di essi una comunicazione simile a quella cane-cane, o  a quella cane-uomo.
Dopo un certo periodo di convivenza, cani e gatti in qualche modo comunicano: ma è un linguaggio diverso, che sembra “studiato apposta per l’occasione”.
Il mio gatto Ciro e il mio staffy Bolo si amavano alla follia, dormivano insieme e giocavano anche insieme: ma se Bolo voleva giocare con lui non l’ho MAI visto fare il classico “inchino” di invito.
Di solito partiva e gli dava una capocciata clamorosa, capottando il gatto: dopodiché si divertivano a rotolare insieme facendo la lotta. Ma l’impressione era che Bolo avesse intuito, “scapocciandolo” una volta per caso, che quel gesto comportava l’inizio della lotta: quindi lo ripeteva quando aveva voglia di giocare.
Se però voleva giocare con me, allora mi invitava con l’inchino, come faceva con gli altri cani.
Non so voi, ma io ne ho tratto la conclusione che il cane sia assolutamente convinto di avere a che fare, in famiglia, con altri cani a due zampe: e se ci considera cani, è assolutamente scontato che tra noi e lui si instauri un rapporto gerarchico.
Perché tra cani è così che funziona. Sempre.

Fine prima parte.

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37 Commenti

  1. ti presento il cane sta diventando la mia bibbia personale! non si finisce mai di imparare! e leggendo i tuoi articoli a volte credo di non aver mai iniziato…leggo sempre cose nuove e che mi sorprendono…eppure ho sempre creduto di saperne qualcosina di cani solo perchè ne ho sempre avuti in casa sin da piccola…

  2. La mia opinione? (per quel che vale, ovviamente)
    Magnifica la prima parte.
    Discutibile (o meglio….migliorabile)la seconda parte.
    Interessante e da dibattere la terza parte.

  3. Valeria, ma perchè non adottare definizioni appropriate usate in altri approcci? E’ perchè non li conosci, perchè li rifiuti a priori o perchè all’insegna del “parla come mangi” ti rifiuti di accettare che certi termini sono più indicati di quelli che tu stessa riconosci impropri?

    • @Anto: perché sto parlando di mie esperienze in tono colloquiale, sempre con la speranza di interessare qualcuno e di far passare, così, certi concetti che appaiono sempre più sconosciuti alle masse.
      Non so se si è capito: le supercazzole NON mi piacciono soprattutto perché la gente normale, dopo due righe di supercazzola, smette di leggerti. Io scrivo così: a volte con termini impropri, ma alla portata di tutti (specificando che non sono proprio i termini tecnici precisini precisini: ma se vogliono quelli, li possono trovare su mille altri siti).
      Questo NON è un sito per tecnici: ci sono anche articoli tecnici, ma quasi sempre non miei… perché la tecnica, sinceramente, mi annoia a morte.
      In ogni caso, visto che specifico sempre che i miei non sono articoli tecnici né scientifici, credo di non ingenerare equivoci.

      • Valeria, non ti inacidire, eddaiiiiii!!!!
        Vuoi fare cultura cinofila, come dici, o vuoi colloquiare?
        Deciditi.
        Decidi se “ma se vogliono quelli, li possono trovare su mille altri siti).” parliamo di termini CORRETTI e di concetti corretti, ma ad altri dici che se non spiegano cos’è l’approccio CZ la gente salta la lettura.
        Deciditi.
        In ogni caso, sappi che l'”IMPRINTING” riguarda solo gli uccelli nidifughi.
        Per quel che hai in parte spiegato per i mammiferi si parla di “IMPREGNAZIONE”
        Mentre i “periodi sensibili” (pedagogia o etologia cognitiva) sono un’altra cosa e arrivano fino ai 4/5 mesi.

        • “imprinting” significa “timbrare” e riguarda gli uccelli perchè gli uccelli hanno questo etogramma.
          L’etogramma dei mammiferi è ovviamente diverso. per le ragioni che hai spiegato IN PARTE tu, il processo è diverso più lento e quindi si parla di “IMPREGNAZIONE” = “pervadere, intridere, inzuppare, saturare, colmare, ecc” cioè processo più lento, perchè i mammiferi nascono molto più inetti degli uccelli e il loro processo di attaccamento è più lungo. Elemento fondamentale è l’allattamento, che gli uccelli NON conoscono.
          Riguardo all’olfatto alla nascita: da quel che conosco io è l’unico senso presente nei mammiferi, nei cani è l’unico oltre alla sensorialità termotattile, MA NON E’ ASSENTE come tu sostieni. Prova ne sono gli studi condotti su neonati umani (immediatamente dopo la nascita) che orientavano la bocca verso la garza intrisa del latte della propria madre e non verso quella intrisa di latte di un atra madre. L’organo vomero-nasale (o organo di Jacobson) è presente e attivo nei neonati umani anche se poi viene atrofizzato nei primi mesi di vita, mentre rimane attivissimo per tutta la vita in cani e gatti. Se questo accade in una specie (la nostra) che NON ha come orientamento sensoriale primario l’olfatto COME CASPITA FAI A DIRE che i cani (che hanno l’olfatto come senso primario) ne sono privi alla nascita?

          • @Anto: ahhhh certo che se traduciamo “imprinting” in italiano, e lo chiamiamo “impregnazione”, cambia tutto! A me pare che tu, a forza di “termini corretti”, perda spesso il senso della misura.
            Per quanto riguarda l’olfatto alla nascita, non mi risulta che sia stato studiato a fondo sui cani (di quello che fanno i bambini umani, sinceramente, nun me ne po’ frega’ de meno).
            Quello che so per esperienza è che, appena nati, i cuccioli non paiono sentire alcun odore, ma basarsi esclusivamente sulle sensazioni tattili. Se gli metti vicino uno straccio imbevuto dell’odore della mamma e uno senza alcun odore, i cuccioli non scelgono. Se gliene metti uno caldo e uno freddo, filano tutti verso quello caldo.
            Cmq non sono la sola a pensarla così: “in questo momento (e cioè alla nascita, ndr), il sistema sensoriale del neonato dipende soprattutto dal tatto, un po’ dal gusto e pochissimo dall’olfatto” (Maurizia Pallante, veterinaria).
            In ogni caso non ho detto che l’olfatto sia ASSENTE: ho detto che entro poche ore dalla nascita comincia a funzionare (la mia personale impressione è che cominci a funzionare dopo la prima poppata, ma non ho prove scientifiche e quindi la riporto come “impressione” e basta).
            Tutto ciò, comunque, non è di nessuna utilità per quanto riguarda l’imprinting, visto che questo, per funzionare, deve convolgere TUTTI i sensi e non solo l’olfatto (pur essendo questo il senso prevalente nel cane). Ergo, se glielo dai a due giorni di vita non serve a un cazzo!

            P.S.: ti rispondo anche all’altra domanda: voglio fare cultura cinofila in tono comprensibile, quindi colloquiale. Quindi, se a tuo avviso sparo cazzate “concettuali”, sei pregata di avvisarmi e sarò sempre dispostissima a discuterne (e magari anche a cambiare idea, perché no!).
            Ma se dico “imprinting” (termine che la gente riconosce perché si ricorda Lorenz con le oche) anziché “impregnazione” (che alla gente fa pensare all’azione di pucciare qualcosa nel profumo), evita pure di farmi le pulci, perché è una scelta voluta e le tue pulci… me le gratto! 🙂

          • Valeria, ti cito:
            “Ma se dico “imprinting” (termine che la gente riconosce perché si ricorda Lorenz con le oche) anziché “impregnazione” (che alla gente fa pensare all’azione di pucciare qualcosa nel profumo), evita pure di farmi le pulci, perché è una scelta voluta e le tue pulci… me le gratto! ”
            Ergo, io sono il verbo anche se dico cose inesatte.
            Perfetto!!!!
            Congratulazioni per il tuo ego, MOLTO molto meno per quella che io (SBAGLIANDOMI) consideravo onestà intellettuale. 😀

          • @Anto: mi cito da sola: “sia chiaro che la pappardellazza NON sarà la Verità Assoluta, che non ho mai preteso di possedere”.
            Che non mi pare esattamente sinonimo di “io sono il Verbo”.
            E’ invece sinonimo di: “Ho queste cose da dirvi, se vi interessa leggetele, se non vi interessa non muore nessuno. Se vi piace come scrivo, bene. Se NON vi piace come scrivo, avete ampia scelta tra millemila altri scrittori cinofili, tecnici, superperfettini, che usano sempre i termini corretti e non vi diranno mai “imprinting” invece di “impregnazione”.
            Anto, seriamente: se “onestà intellettuale”, per te, significa “scrivere come piace e te e dire le cose che piacciono a te”, temo di doverti informare che hai visione quantomeno personalissima dell’onestà intellettuale.
            Per me significa “dire quello che penso, con le parole che convincono me”. Perché ti informo che solo di CONVINZIONI PERSONALI si tratta.
            Non è sceso alcun Dio dal cielo a dire a Mosé che l’imprinting doveva chiamarsi imprinting, né tantomeno a parleargli di cognitivismo o di zooantropologia.
            A un certo punto il signor X o Y si è svegliato e ha detto: “Toh, va’ che caruccia sta definizione tratta dalla psicologia umana: applichiamola anche al cane”.
            E va bene, chiamiamola pure così. Ma se io dico che “cerco di capire il rapporto uomo-cane”, anche se non la chiamo zooantropologia va bel l’istess, eh!
            Perché si tratta della stessa cosa: e se Marchesini invece di dedicarsi ai cani si metteva a giocare a bocce, si sarebbe continuato a dire “rapporto tra uomo e cane”. Così come, se Skinner avesse giocato a basket, nessuno parlerebbe di shaping, ma direbbe “premiare i comportamenti che si avvicinano a quello che desideriamo ottenere”.
            L’importante è che non si dica che “imprinting” significa “giocare a palla”, che “zooantropologia” vuol dire “andare allo zoo con i bambini”, o che “shaping” significa “far fare al cane le ombre cinesi”: perché in quel modo lì si farebbe casino e la gente non capirebbe più un cazzo (vedi la confusione tra rinforzo negativo e punizione positiva, per cui me so’ scannata con la gentilista. SE decidi di usare termini tecnici, allora usali correttamente.
            Se preferisci usarne altri, o perché preferisci una terminologia del passato (nota ai più) a quella più mordena (ignota ai più), o perché preferisci usare una metafora anziché un singolo termine, non c’è problema: basta che tu non confonda le idee a chi ti legge!
            Il fatto è che il Verbo non esiste. Non solo non ce l’ho io, ma non ce l’ha nessuno.
            Ci sono delle convenzioni, che cambiano ogni tot anni (e con loro cambia la terminologia): e se devo proprio dirla tutta ti dirò anche che quelle mutuate dalla psicologia umana mi lasciano TUTTE molto perplessa (da Pavlov in poi!): proprio perché, se per caso le legge un psicologo umano, ride per venti minuti (e speriamo che non abbia un cane).
            Mi dici che problema hai, Anto?
            Stai litigando pressoché con tutti, a quanto leggo: possibile che siano tutti intellettualmente disonesti, o cretini, o incapaci?
            A me sembra, in tutta sincerità, che sia TU a sentirti la depositaria del Verbo (per di più altrui). E allora devo concludere con una cosa antipatica…ma te la sei proprio tirata: cosa diresti se io venissi sul tuo campo, se tu mi dicessi gentilmente “commenta pure su tutto quello che vuoi, se credi”… ed io cominciassi a dire “eh, ma perché il guinzaglio lo tieni così anziché cosà?”, oppure “ma perché hai dipinto il salto di verde anziché di rosso?”, o magari : “Perché dici al cane “vieni”, anziché “Qui”?”
            Insomma, se ti rompessi i coglioni per il puro gusto di romperli , non perché tu stia facendo qualcosa che è effettivamente sbagliato, ma solo perché io l’avrei fatto in modo un po’ diverso?
            Presumo che mi sbatteresti fuori a calci nel giro di dieci minuti.
            Io non solo non ti sbatto fuori, ma sono felice che tu commenti, discuti eccetera. Però mi piacerebbe che lo facessi sugli “argomenti”, non sulle cazzate. E soprattutto gradirei che non volessi impormi il “tuo” modo di comunicare (con gli UMANI) visto che questo è il mio lavoro e che, fino a prova contraria, credo di saperlo fare discretamente. Non sarò perfetta e sicuramente non sono il Verbo: però, scusami, a casa mia parlo come stracazzo voglio.

        • @Anto: mi ero dimenticato di questo: “agli altri”, cioè a te, ho detto che CZ NON SI CAPIVA! Non ti ho mica detto che era scorretto!
          Anzi,è correttissimo…peccato che nessuno sappia cosa vuol dire. Quindi io dico sempre la stessa identica cosa: se vuoi farti capire, parla come mangi. Se per parlare come mangi devi usare, a volte, termini approssimativi, dillo: “Ho usato un termine approssimativo, solo per far capire meglio cosa intendevo”. E non prenderai in giro nessuno.
          Imprinting (in senso etologico di “impronta per la vita”, e non certo di timbro: che cazzo timbrano le oche, secondo te? I gusci dell’uovo?) e “impregnazione” sono assolutamente sinonimi. Che poi , scientificamente, l’imprinting (in quel senso lì, di impronta permanente) valga solo per gli uccelli, e che per i mammiferi sia diverso, l’ho detto: quindi non ho preso in giro nessuno.

          • SBAGLIATO, carissima.
            Imprinting = imprimere è IMMEDIATO = impronta, timbro roba da un secondo (esattamente come il proceso etologico che vuole esprimere.
            Impregnazione (toh!!!! guarda caso tutto italiano! 😀 è forse per questo che non lo accetti??? ) è RIPETO processo più lungo, COME ETOLOGIA DEI MAMMIFERI IMPONE.
            Parla come mangi non vuol dire, SPERO cagare inesattezze. Sennò che cultura diffondi? LA TUA? e basta?

          • Se uno vuol sapere cosa significa “approccio CZ”, se davvero gli interessa, lo trova facilmente in rete.
            Sai quella fatica di scalare che se uno davvero vuole LA FA? ma non è una info scorretta.
            Mentre parlare di “imprintare” riferito ai cani è DECISAMENTE una di quelle cose che TU chiami CUGGINATE (cioè ferme a 50 anni fà)

          • Carissime, la vs. discussione sembra una delle tante che avviene tra le persone che lavorano con i cani che dopo anni di esperienza pensano di avere la verità in mano . Apprezzo molto Valeria perchè trasmette la sua esperienza così come l’ha vissuta, perchè in Italia la cultura cinofila è inesistente e farsi capire da tutti è importantissimo . Mi fà sorriedere Anto perchè si trincera dietro una terminologia che all’atto pratico senza esperienza non serve proprio a nulla . Chi si occupa di addestramento e non di riabilitazione spesso dimentica che i cani in quanto esseri senzienti indipendentemente dalla razza e dal sesso hanno una loro personalità, sensibilità e modo di affrontare la vita e/o problemi quindi quello che vale per un cane non è detto funzioni per un altro, sarebbe come dire che i cuccioli degli umani se educati allo stesso modo cresceranno con lo stesso modo di affrontare la vita … scusa Anto ma non ho proprio voglia di parlare di tempra e temperamento (termini la cui definizione sui libri è perfetta ma anche tra cinofili si fà un casino che non stò a raccontare)…. Apriamo le ns. menti, parliamo, scambiamoci esperienze e non trinceriamoci dietro i vocaboli che spesso molti umani non capiscono e figuriamoci i cani. Rimane il fatto che studiare il comportamento dei cani sui libri è un fatto, viverli è un altro . Se mi posso permettere suggerisco ad Anto di vivere un pò in canile accudendo cani con i problemi più disparati …. chissà se il loro problema più grande è l’imprinting o l’impregnazione o magari sarà costretta a chiudere i libri ed usare un pò di fantasia per aiutare un cane ad essere equilibrato (che in terminologia cinofila significa tantissime cose)
            Scusate l’intromissione e grazie mille Valeria per il tuo stile e la tua voglia di trasmettere le tue esperienze dirette .
            Grazie

        • Non voglio sindacare più di tanto su ciò di cui state discutendo ma io dico solo che non essendo un’esperta cinofila le parole semplici di Valeria mi danno una grossa mano a carpire concetti che se espressi in modo tecnico sarebbero altamente incomprensibili, credo che se dovessi cercare ogni 4 parole, un termine su internet, dopo una mezza dozzina di righe, se non meno, chiuderei la pagina. Quindi ben venga questo suo modo largamente comprensibile, anzi stimo questa persona e leggo quotidianamente, o quasi, questo sito proprio per questo. Solo grazie Valeria…

          • Grazie a te per la “fedeltà”… e spero che continueremo ad esserti utili. Però, una cosa terrei a sottolinearla: qui non troverai mai “verità assolute”, ma le opinioni di persone che con i cani hanno lavorato per tanti anni, sì, ma che non sono “guru” e non vogliono sentirsi tali. Quindi prendi sempre TUTTO con il giusto spirito: non vogliamo scrivere la Bibbia del cane, ma solo un contributo che arriva dalla nostra (lunga, in alcuni casi: lunghiiiiiiiiiiiissima in altri, come nel mio, perché sono tardonissima) esperienza.

  4. Anche io aspetto la seconda parte, molto interessante. Sapevo già delle gerarchie perché mi serviva capire chi comanda avendo tre husky.
    A proposito del cane gatto, la mia cucciolona a 3 mesi, vedendo per la prima volta la mia gatta le ha fatto un inchino, ma forse non era del tutto convinta di cosa fosse la “gatta” che per giunta era molto nervosetta.

  5. Ecco, vedi?!?
    Io per esempio ho osservato una gatta (che ogni giorno viene a chiedermi cibo) che usa la comunicazione calmante prettamente CANINA per pacificare il mio cane. Essendo una randagina arrivata qui quasi un paio di anni fà, non so (ma non credo) se abbia o meno sviluppato quella sorta di “bilinguismo” caratteristico di cani e gatti che crescono insieme. Quello che è certo è che la mia cagna la ignora (la comunicazione, la gatta la caccia)

  6. o non so se loro pensino che noi siamo cani…non so… Io quando ho provato a dare segnali calmanti, tipo sbadigliare, guardare altrove, andare lentamente…loro mi guardavano come se improvvisamente fossi diventata matta: avevano un bel punto di domanda stampato in faccia, mi cercavano con lo sguardo e probabilmente si dicevano: “Dev’essere Alzheimer galoppante…”…per lo meno…questa era la loro espressione…

    Se io parlo “normale” loro comprendono certe parole chiave, e soprattutto capiscono le intenzioni. Non mi sono mai soffermata in quale “lingua” comunichino con Caramella. Caramella è una gatta “scafata”: ha capito che per non essere rincorsa deve andare moooooolto lenta. Ha un autocontrollo stupefacente, quella gattina! Oppure finge di dormire e appena tutti i cani si sdraiano lei li oltrepassa volando… ma solo quando hanno anche la testa, appoggiata a terra.

    Masha (la gatta nera) invece scappa sempre e così loro la rincorrono: stimola un predatorio formidabile. Una volta mi sono spaventata perchè l’hanno chiusa in un angolo e temevo che avrebbe affilato gli artigli di brutto… Invece i 4 energumeni erano tutti convergenti e immobili e guardavano verso Masha, con il loro naso a circa 50 cm dalla “pantera”, che nell’angolo soffiava peggio di un ventilatore a manetta…

    Caramella quando dalla sedia vede una coda in movimento tenta sempre di afferrarla e si ritrova con un nasone umido addosso (il proprietario della coda!) che leccando Caramella le dice: “Si, è proprio la mia coda, ti piace?” e lei chiude gli occhi…

    Tornando al discorso della dominanza…boh, la mia ansia non mi ha mai permesso di andare oltre a quello che anche un cieco potrebbe vedere: Mafalda era una comandina e Sally è sua degna sostituta. Tra i maschi non credo sia ancora definita una gerarchia. Siamo sempre noi umani a “bloccare” qualsiasi tipo di insurrezione. Quando non ci siamo non so cosa succeda. Di certo non ci sono spargimenti nè di sangue nè di pelo…

    E comunque io spesso mi incanto a guardare le dinamiche di gioco di gruppo… E mi beo… Infatti temo di avere un’espressione molto beota, in quei frangenti…

    • @Donatella: primo, bisogna vede’ se i tuoi cani hanno avuto un imprinting corretto (non tutti gli allevatori son capaci di darlo). Secondo, se un cane vede che l’umano con cui convive da anni e non ha MAI comunicato con lui in linguaggio canino, ma sempre in linguaggio umano, di punto in bianco si mette a usare un’altra lingua…è normalissimo che lo guardi pensando “ma che sta a fa’?”. Prova ad insistere: vedrai che le cose cambiano!

      • Penso infatti si tratti di abitudine! E quando comunque senza volerlo, comunico da cane -mi era caduta una vite e mi sono chinata a cercarla- tanti musi chinati cercavano con me. Niente da fare invece con lo sbadiglio. O forse era innaturale e loro mi sgamavano, non so…

        Di certo ho potuto verificare quanto la voce sia superflua e bastino i segnali del corpo. Me ne sono accorta lo scorso inverno, quando per qualche giorno sono rimasta afona. Eppure loro comprendevano, eccome! Anzi, forse di più del solito!

  7. Va bene, se i cani pensano sempre alla gerarchia, vorrà dire che sono convivente di due funghi venusiani 🙂
    Le mie in presenza di cani estranei o di branco ‘allargato’ vogliono fare qualcosa con me/noi non cagando gli altri neppure di striscio, solo se si ‘annoiano’ interagiscono con gli altri … Solitamente con atteggiamenti assertivi per dire state lontano che rompete le palle se stanno ‘lavorando’, altrimenti per un breve saluto e la giovane con un po’ di gioco

    Tra loro la differenza di eta’ e razza e’ tale che non possono competere su nulla: ora la piccola sta dormendo sul letto e la vecchia per terra, dalle porte passa prima la vecchia, ma dalle ciotole beve prima la giovane. Le coccole le prende per prima chi e’ più vicino alla porta al momento del rientro, mentre se lancio una pallina ad una l’altra aspetta il suo turno.
    Chi e’ la dominante?

    Non vale dire che Trumler lasciava i cani allo stato semi selvatico perché non sono le stesse condizioni in cui vivono i nostri cani

      • @McZook: per quello che io ho potuto osservare con i miei dodici cani (cocker americani, non lupoidi), le gerarchie si manifestano di più quando sono presenti nello stesso ambiente maschi e femmine; a me sembra (da profana) che più il loro numero sia elevato e più si faccia sentire la necessità di richiamare la gerarchia. Anch’io se sono da sola con due femmine non noto segni evidenti di gerarchie (capita per esempio quando sono in calore e le isolo dagli altri). Parlo di cani abituati a vivere a contatto con me, NON in gabbia.

  8. Secondo me la gerarchia diventa importante (e ha ragione di esistere) quando le risorse necessarie alla sopravvivenza e benessere del branco sono scarse: molti cani in uno spazio piccolo, presenza di cibo ad alto contenuto proteico (ossia caso non valido per i cani da discarica) in quantità non sufficiente per tutti, poche palline, coccole distribuite raramente.

    Se l’accesso alle risorse e’ facile, queste sono abbondanti e di qualità elevata ed i cani non sono scaglionati dal non far niente tutto il giorno (quindi si misurano per sfogare un po’ di e regie represse) la gerarchia perde di significato: ossia il caso dei branchi familiari ben gestiti

  9. Valeria, come boxerista trovo limitato il tuo pezzo, perfetto per lupoidi, ma con i miei boxer ciccia fritta, nessuna delle cose che tu descrivi avviene, soprattutto nessuno si sottomette MAI in rissa. Ci ficchiamo neotenia e diversificazione delle razze canine?

  10. la mia maremmana faveva l’invito al gioco persino ai canarini :))… che liberava dalla gabbia appunto per giocarci. Da cucciolona però… da adulta è diventata piu’ seria. Comunque, tutti gli animali di casa erano “suoi”… e comunicava come fossero cani.
    I bolognesini effettivamente col gatto non li ho mai visti fare l’inchino. Nemmeno la Vileda e Sorble che conoscno i gatti dalla nascita…. forse perchè i cani avevano anche altri cani e i gatti altri gatti, sono sempre convissuti bene ma non hanno mai interagito moltissimo. Però se guardi su youtube ci sono tanti video di cani e gatti veramente amici e qualche caso di “inchino” c’è. Il gatto Dallas però invece manifesta anche ai cani la mimica utilizzata per l’uomo. Si struscia anche contro i cagnolini quando vuole manifestare affetto.

    • La mia australiana e la gatta, sono culo e camicia: vederle insieme e’ uno spettacolo soprattutto quando la rossa si mette a pancia in su con la gatta che le lecca il muso e le mordicchia le orecchie 🙂

  11. A me siceramente non mi pare che lei abbia spiegato nulla, aveva delle teorie in testa ed ha cercato delle conferme alle stesse….come ha detto nulla di scientifico, sue interpretazioni della realtà…in ogni gruppo dopo un pò di tempo si formano delle relazioni, delle interazioni, in base a tanti fattori che dipendono sia dall’ambiente esterno che dalle caratteristiche individuali della personalità e anche della prestanza fisica…che il cane pensi costantemente alle gerarchie per tutta la giornata e forse pure quando dorme, è veramente una cosa che non stà da nessuna parte…non ci credo assolutamente, è privo di senso…come dire che un uomo pensa al sesso dalla mattina alla sera!…

    • @Marco: hai scelto proprio un pessimo esempio, sappilo! 🙂
      Cmq che si trattava delle mie personali esperienze l’ho detto e sottolineato più volte, quindi questo commento mi sembra quantomeno superfluo.

  12. leggendo questa prima parte mi viene in mente un fatto accaduto in passato,quando la mia cucciola si precipitò nel secchio della spazzatura e non volendo lasciare la cartaccia,mi mollò un morsetto.In quel momento non mi son comportato da un buon leader,mi son fatto prendere dalla rabbia e istintivamente gli ho mollato un ceffone.Questo l’unico e ultimo episodio coercitivo verso il mio amico.
    Ma intanto una persona mi avevo consigliato un metodo,che non ho mai seguito quello di spanciare il cane.
    Personalmente non ho avuto mai l’occasione di vedere una mamma spanciare i suoi figli,quando li vuole mettere in riga
    Secondo te si può instaurare la gerarchia in questo modo??

      • scusa ma l’evento che mi successe può essere ritenuto come una forma di interazione competitiva??
        era o non era un aggressione da dominanza?
        Mi chiedo se la madre si impone sul figlio o un cane lo fa con altro cane ,gerarchicamente e quindi spanciandolo …perché non potrebbe farlo un umano?

        • No, non era dominanza: era possessività (o addirittura difesa del “cibo”, visto che probabilmente la cartaccia era profumata di qualcosa e lei intendeva mangiarsela). Fermo restando che lo scopaccione lì ci stava tutto, con buona pace dei buonisti…ha più senso quello (che non viene “capito” come linguaggio canino, perché i cani non si prendono a ceffoni, ma viene recepito come “se faccio così mi succede una cosa sgradevole” e quindi funziona) che non capottare il cane. Se si vuole interagire in modo “canino” non si deve spanciare nessuno, perché nessun cane ne spancia un’altro: semmai è l’altro che spancia volontariamente in segno di sottomissione. Gli attaggiamenti dominanti quindi non sono “prendere il cane e capottarlo” (che per lui non significa un accidenti), ma ringhi, prese di collo, prese di muso, tutto ciò con cui possiamo imitare il loro modo di rapportarsi (ovviamente usando le mani al posto del muso).

  13. ma la dominanza si manifesta o non si manifesta con l’aggressività verso il padrone ? e se si ,quando si può ritenere tale oppure comportamentale??
    In quale caso ,potrà essere messo in discussione la posizione sociale del cane riguardo il suo padrone e sfociare in aggressività?Solo quando si sente minacciato ??Oppure quando
    sa di comandare lui perché non vede un leader nel suo padrone?
    possiamo fare un esempio quando il cane si impone sull’uomo?

  14. Parlando di dominanza prettamente canina, alcuni giorni va mi è capitato un episodio che mi ha fatta davvero innervosire.
    Ero con la mia cucciola di 8 mesi di amstaff in un enorme piazza piena di neve, da dietro arriva un uomo con una femmina adulta di pastore tedesco (premettiamo che sono i miei cani preferiti :D) che si piazza col muso sulla mia. Nala, da brava cucciolona, orecchie basse e coda bassa e leccatine sotto mento e gola della cagnona.
    “è femmina?”
    “Si, ma è cucciola”
    “eh… ma la mia è dominante…”
    Dominante? Il tutto mi viene chiarito in un paio di secondi quando mi vedo a portar via la cucciola dalla cagna che ringhiava e abbaiava quasi indemoniata.

    Ora, ma è dominanza questa? a me sembra aggrassività… personalmente non mi sembra che la mia si sia comportata in modo tale da scatenare l’ira funesta dell’altro cane… Poi magari mi sbaglio eh…

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.