Nel primo articolo di questa mini-serie ho spiegato i motivi per cui ritengo:
a) che le gerarchie nei cani esistano;
b) che si applichino anche tra cane e uomo.
Ora possiamo parlare di dominanza e del suo opposto, ovvero la sottomissione… che però NON vanno più intese esattamente come le intendiamo quando parliamo del rapporto tra cane e cane. Che non sia proprio la stessa cosa, è verissimo.
Ci sono molte analogie ma ci sono anche moltissime differenze, perché il cane può pensare che siamo conspecifici… ma NOI sappiamo di non esserlo!
E cosa comporta, il non-esserlo?
Parecchie cose.

Tanto per cominciare, nell’articolo precedente ho parlato di “sfide” gerarchiche che avvengono continuamente all’interno di un branco.
Ma attenzione: non è che tutti i cani vogliano diventare “capobranco” (figura, peraltro, assai mitizzata)!
Vogliono solo contare un po’ di più del fratello, o dello zio.
Se da cuccioli sono partiti dalla posizione Z (detta anche “ultima ruota del carro”), man mano che crescono cercano di raggiungere la V, poi la U, poi via via sempre più su – vincendo una sfida dopo l’altra – ma solo fino alla L o alla M, o giù di lì.
Poi si fermano.
A loro interessa un grado compatibile con la propria sicurezza in se stessi, con le proprie capacità e abilità: ma NON GLI INTERESSA QUASI MAI diventare “capi di tutto il cucuzzaro”!
Il “capo” è quel povero sciagurato che deve pensare a tutto, che ha un sacco di responsabilità, che si prende tutte le rogne.
Ma chi glielo fa fare?

Purtroppo la nostra abitudine ad antropomorfizzare ci porta a pensare “ma poverinoooo!” del cane sottomesso, quando magari  lui sta benissimo nel suo ruolo.
E’ un errore tanto comune quanto grave, perché indica una scarsa conoscenza della psiche canina, che le responsabilità, quando può, tende ad evitarle e non a cercarsele.
Quand’è che se le va a cercare, tentando davvero di diventare “capobranco”, inteso come guida di un gruppo?
Solo quando il capo precedente è morto, o è malato, è diventato troppo vecchio per tirare ancora avanti la baracca.
A quel punto sostituirlo diventa imprescindibile, perché un branco senza guida è un branco che finisce nei guai: ma non crediate che si facciano avanti in molti.
Spesso il ruolo passa automaticamente ad un altro cane adulto ed esperto, senza conflitti e senza sfide di sorta.

b) ho detto, nella prima parte, che le sfide “serie”  per salire la scala gerarchica sono quasi sempre soltanto “scenografiche”.
Ma allora che dire della foto in alto, dove sembra che il branco sia massacrando una povera vittima?
Dobbiamo dire che, appunto, SEMBRA. E basta. Perché in realtà questi cani stanno giocando.
I cani che vivono con gli umani, per la maggior parte del loro tempo, o si riposano o giocano (in natura caccerebbero anche, ma i cani umano-muniti sanno che arriva la ciotola e quindi non ne hanno bisogno): e quando giocano mettono in atto, sì,  tutti i meccanismi della lotta, ma in modo incruento e assolutamente “scherzoso”.
Nella foto, la cagna che apparentemente sta sgozzando il povero Kiahwah è sua sorella Northbelle, che gli è sempre stata sottomessa e non si è mai sognata di sfidarlo. Solo che, nel gioco, le situazioni si capovolgono: la mamma spancia in sottomissione passiva di fronte ai suoi cuccioli, il vecchio saggio si lascia mettere i piedi in testa dal cucciolone e così via.
La lotta per gioco è contemporaneamente una scuola ed una valvola di sfogo antistress.

Però il gioco si conclude SEMPRE, immancabilmente, con il classico “ristabiliamo le gerarchie”: prima di tornare a farsi ognuno gli affari propri, i sottoposti rendono omaggio ai “capi” con rapidi, ma chiari gesti di sottomissione attiva (musatina, leccatina, coda e orecchie abbassate, postura alla “mi faccio piccolo piccolo di fronte a te” e così via).

Una cosa, ahimé, è certa: se un umano provasse a partecipare ad un gioco simile a quello della foto in alto, ne uscirebbe decisamente malconcio.
Nun se po’ fa’…o meglio, si può giocare alla lotta, ma non si può pensare di fare “prove di gerarchia” come quelle che fanno i cani durante questi giochi, mimando tutti i meccanismi, gli atteggiamenti, i segnali che utilizzeranno poi nei rapporti “seri” (mordicchiate comprese, che son leggerissime e a un altro cane non fanno nulla, ma a noi staccherebbe un pezzo di pelle).
Però da questo tipo di “scuola gerarchica” non siamo completamente tagliati fuori: ci sono cose che possiamo fare anche noi, giocando con il cucciolo.

Per esempio, segni classici di dominanza sono la “presa di muso” (nella foto a destra) e la “presa di collo” (foto sotto a sinistra), che possiamo riprodurre benissimo usando le nostre mani come “fauci”.
NOTA: della “presa di collo” ho parlato in un libro, secoli fa, definendola “scuotere il cucciolo per la collottola”.
Speravo si capisse (perché a quei tempi davo per scontato che la gente, i cani, li guardasse) che intendevo: lo afferri per la pelle del collo e fai UN movimento di “scossa”, come fanno le mamme con i cuccioli per sgridarli (a volte non danno neanche quella singola scossa lì,  ma si limitano a tenere il piccolo immobilizzato) e come fanno spesso i cani adulti tra loro, quando provano a stabilire chi comanda.

Apriti cielo: c’è stata gente che prendeva i cuccioli e li scrollava come stracci vecchi, a mezzo metro dal suolo.
Ovviamente non mi sono mai più sognata di scrivere “scuotere per la collottola”: anche perché da allora ho imparato qualcosa in più sugli umani, e non solo sui cani.

Altri segni  di dominanza riproducibili dall’uomo sono:
appoggiare il muso o le zampe  (la mano, per noi) sul garrese o sulla schiena o sulla testa; il gesto della monta (imbarazzante se pensiamo di farlo esattamente come loro, ma riproducibile abbracciando il cane da dietro); appoggiarsi sul cane (magari non esattamente come fa il boxer nella foto, che è un filo eccessivo).
Se si compiono gesti simili su un cane estraneo, è facile che il cane estraneo reagisca male: ci vede, infatti, come perfetti sconosciuti che vogliono dominarlo.
E la cosa potrebbe non piacergli neanche un po’ (anzi, diciamo che non gli piace proprio MAI: se non ci azzanna è solo perché è stato educato a non farlo).


Ora chiediamoci: ha davvero senso compiere gesti canini “umanizzati”,  nel  rapportarci col nostro cane?
A mio avviso sì, specie quando si tratta di un cucciolo (ma non solo).
Certamente non “per fargli capire che comandiamo noi”: magari bastasse fargli pat pat sulla testa!
Però ha senso compierli:
a) perchè, come lui si sforza di capire l’italiano, noi dovremmo sforzarci di imparare (e di parlare) il canese.
b) perché, dopo aver giocato con lui, questi gesti servono a “ristabilire le gerarchie”…e quindi ci servono come test: infatti, se lui li accetta, significa che accetta la nostra dominanza serenamente e senza porsi troppi problemi.
Se invece cerca di capovolgere la situazione, sottrandosi o ribellandosi, c’è qualcosa che non funziona nel nostro rapporto gerarchico.
Ed è molto meglio capirlo dopo un gioco, piuttosto che aspettare che arrivi davvero un conflitto.

Ed eccoci finalmente al punto chiave: come si fa ad essere “il capo” del nostro cane? E se ci accorgiamo che lui sta mettendo in discussione questo ruolo, come possiamo recuperarlo?

Intanto chiariamo subito che il termine “capo” è corretto se lo intendiamo nel senso di “superiore gerarchico”: invece il termine “capobranco”, pur rendendo l’idea ed essendo diffusissimo  (ogni tanto lo uso anch’io, proprio perché così tutti capiscono di cosa sto parlando) è  decisamente ambiguo.
E’ vero, infatti, che un capobranco è sempre un cane dominante…ma non è affatto detto che un cane dominante sia il capobranco!
Figuriamoci, poi, in una famiglia-branco umana: se il cane riesce a dominare i suoi umani dovrebbe forse anche andare alle assemblee di condominio, portare a casa uno stipendo, pagare le bollette?
Altra ambiguità:  non significa nulla essere “capobranco” di un solo soggetto (se poi magari siamo capi del cane, ma succubi della moglie, la cosa diventa proprio comica).
Il capobranco, in natura, è il leader di un gruppo, di una struttura sociale: ma non “domina” il branco. Lo guida!
E questo, per esempio,  non implica mai la forza fisica (a che servirebbe?), mentre la forza fisica è una delle componenti che possono (non devono, ma possono) intervenire nei rapporti (a due) di dominanza/sottomissione.

Quindi enunciamo la GRANDE VERITA’ (di fronte alla quale molti bambini fanno ohhhh!!!): “dominante”  e “capobranco” NON SONO SINONIMI!
Sono concetti sovrapponibili in alcuni casi, questo è vero: ma lontanissimi in altrettanti casi.
E che, in altri casi ancora, si incasinano a vicenda: non nella comprensione dei termini, ma proprio nella realtà dei fatti!
Per esempio: il cane A può essere sottomesso a voi, ma dominante sull’altro cane di casa B, che però a sua volta vi mette le zampe in testa.
In questo caso, chi è il capobranco?
Se avete risposto: “Mia moglie!”, perché vi fa filare tutti, va tutto bene: siete un branco fornito di un leader…  e i conflitti interpersonali, intercanini o personalcanini ve li risolverete tra voi, con calma.
Se avete risposto “BOH?”…allora, Houston, abbiamo un problema: perché i due cani, non essendoci una figura guida di riferimento valida per tutti, non saranno affatto soddisfatti dell’andamento del branco. Un branco senza un leader non funziona!
Quindi i casi sono due: o si sfideranno tra loro A e B, oppure A finirà per sfidare voi. Perché uno dei due dovrà andare a colmare una lacuna che per la mente canina è inaccettabile.

Se invece un  “capobranco” c’è (chiunque esso sia), gli altri rapporti gerarchici potranno variare di volta in volta: perché nessuno “nasce dominante”, perché a qualcuno non frega un accidenti di dominare, perché a qualcun altro invece frega moltissimo di dominare su A, ma si sottomette volentieri a B…e così via.

Quella di “dominante” è una posizione:
a) che varia a seconda dei soggetti con cui ci si rapporta;
b) che può  variare a seconda dei momenti e dei reciproci comportamenti.

Per esempio: noi possiamo essere stati “capi” accettabili per un cucciolo, che non ci ha mai messo in discussione… ma arrivato a sette-otto mesi, un bel giorno, lui decide di essere diventato più intelligente, più forte e più adatto di noi a gestire le situazioni.
Quindi ci sfida (a volte in modo palese, più spesso  in modi che noi non riconosciamo neppure): e qui bisogna essere bravi sia a CAPIRE che siamo stati sfidati, sia a gestire la situazione in modo da rimettere il cane al suo posto.

La “dominanza” varia anche a seconda dei momenti: per esempio, tra i cani da slitta, il leader è quello che guida la muta (è attaccato davanti a tutti, quindi gli altri lo seguono e stop), ma deve rispondere ai comandi del musher (l’umano) e quindi essergli gerarchicamente inferiore. Il fatto è che il musher sta in fondo alla slitta, mentre il cane leader sta in testa: quindi vede per primo cose che l’umano non può ancora vedere.
Mettiamo che il musher gli abbia dato il comando “gira a destra”, e che il cane si accorga che sulla sua destra c’è un crepaccio: se obbedisse ciecamente al “capo” ci volerebbe dentro con tutta la muta, la slitta e lo stesso umano.
Un buon leader, invece, è quello che si ferma e non obbedisce all’ordine, ma salva la pelle a tutti.
Quindi la dominanza dell’umano su questo tipo di cani dev’essere molto aperta. Del tipo: “fai quello che dico io, a meno che tu non ti renda conto che ho detto una cazzata”.
Al contrario, per un cane da Obedience, la dominanza del conduttore in gara dev’essere assoluta: il cane non può sgarrare neanche di un millimetro.
Ovviamente però, nessuno può pretendere lo stesso atteggiamento “da soldatino robot” quando il cane NON si è in gara: quindi la dominanza varia a seconda delle situazioni.  Il cane deve capire che ci sono i momenti in cui “quello che dice il capo è legge” ed altri momenti in cui può prendere anche qualche decisione in proprio.
Tutto questo si chiama “collaborazione”: c’è un leader, sì, ma si lascia anche il cane libero di gestire alcuni momenti “suoi”, di prendere alcune decisioni e così via. Dopotutto questo succede anche in natura, perché il dominante non è mica sempre lì a dare ordini ai suoi sottomessi. I ruoli emergono chiaramente solo in certi momenti, per esempio quando il branco deve compiere un’azione di gruppo.

Invece caricare il cane di troppe responsabilità, chiedendo sempre e solo a lui di prendere decisioni e risolvere situazioni, permettendogli di comandare, insomma, mantenendo però un ruolo di subordinato… finisce spesso per chiamarsi “stress” e/o confusione mentale.
Ed è quella che ho avuto personalmente modo di riscontrare in alcuni cani che “sanno fare troppe cose”, figli di un cognitivismo esasperato (sia chiaro: io approvo totalmente l’approccio cognitivista, perché sono profondamente convinta che il cane RAGIONI. Ma da qui ad aspettarmi che mi risolva un’equazione quantistica, ce ne passa).
La tragedia della cinofilia attuale è che viviamo contemporaneamente in mezzo a persone che pensano ancora che il cane “si debba dominare a calci nel culo”, e ad altre che invece lo iscriverebbero volentieri alla facoltà di filosofia.
Una sana via di mezzo, forse, sarebbe più sensata: e per fortuna c’è chi la segue. Ma gli eccessi, da una parte e dall’altra, abbondano.

Tornando alla vera e propria “dominanza”, da quanto detto sopra si dovrebbe dedurre facilmente che quella umana non PUO’ essere costruita sulla paura e sulla violenza, ma sulla stima e sulla fiducia che cane e umano possono/devono anche interscambiare.
E’ vero che comando io, ma in certe occasioni mi fido di quello che decidi tu (vedi cani da slitta).
Se ti dò un ordine devi obbedire perché devi pensare che  ho sicuramente un motivo valido, ma se non ti sto chiedendo niente puoi anche occuparti dei casi tuoi.

Tutto questo, effettivamente, sembrerebbe allontanarsi parecchio dal  concetto prettamente “canino” di dominanza-sottomissione, che si riducono a un “vediamo chi deve stare sopra e chi sotto”.
Ma il motivo è molto semplice: in un branco di cani esistono pochissime situazioni da gestire.
Vigilanza, tutela del branco e dei cuccioli, ricerca di territori di caccia, caccia vera e propria…e basta, in pratica è tutto qua.
La società umana è molto più complessa, un branco-famiglia can-umano è molto più complesso (anche solo per il fatto di essere composto da più specie diverse) e le situazioni da affrontare/gestire/risolvere sono veramente infinite: quindi è vero che non basta stabilire “chi sta sopra e chi sotto”…ma è anche vero che, se non si stabilisce chi sta sopra e chi sotto, NON SI VA DA NESSUNA PARTE.
Sì, per carità…si può giocare insieme, fare la pappa, farsi le coccole, dormire insieme ed essere felici… almeno fino al momento in cui non apparirà una causa di conflitto (che prima o poi arriva SEMPRE, si abbia un chihuahua o un rottweiler).
In quel momento la domanda principale tornerà ad essere quella: chi dei due dirige l’orchestra?
E finché non  si troverà una risposta, cane e umano non riusciranno a procedere in nessuna direzione comune.

E allora, come si diventa “direttori d’orchestra” del nostro cane?
Sicuramente lo si diventa diventando, ai suoi occhi, “capi” affidabili: coerenti (fon-da-men-ta-le!), capaci di gestire correttamente le risorse e le situazioni.
Sembra facile, no? In fondo noi siamo gli “esseri superiori”!
Invece, a volte, anche se in buonissima fede e mettendoci tutta la nostra presunta intelligenza superiore, commettiamo errori clamorosi.
Un esempio classico: due cani che litigano. L’umano del più piccolo, pensando di proteggerlo, lo prende in braccio: l’altro cane salta su e gli dà un mozzicone nel sedere.
Quell’umano, dal punto di vista del cane, è stato uno sciagurato che ha gestito la situazione in modo pessimo: infatti gli ha impedito di difendersi e ha messo il suo rivale in condizione di vantaggio. Come superiore gerarchico, ha perso dieci punti.

Il problema, per noi, è sempre quello di riuscire a ragionare da umani, ma pensando anche un po’ da cani: e non è per niente facile.
E a questo punto mi piacerebbe darvi qualche consiglio sulle cose giuste da fare per ottenere una sottomissione felice e serena, un’obbedienza pronta e un rapporto senza ombre… ma ho di nuovo scritto troppo, e se continuo qui anche questa seconda parte diventa infinita e pallosa.
Quindi chiedo scusa, ma mi toccherà farne una terza.

FINE SECONDA PARTE


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13 Commenti

  1. Difficilmente riesco a leggere articoli che approvo in toto. Questo è uno di quelli in cui dico “SI; SI. SI, SI”. 😀

    Bello leggere cose comprensibili e condivisibili. Bello imparare cose nuove e ancora più bello sentire che qualcuno è in sintonia con il tuo pensiero e con il tuo modo di vivere i cani. Il “buon senso”, questo sconosciuto, pare essere condensato nelle sinapsi della Valeria Rossi 😉 e questi articoli sono davvero indispensabili per recuperare un equilibrio perso. Senza equilibrio chi ci va sempre di mezzo? Il più debole. Quanti errori si commettono in nome dell’amore e quante volte si chiama amore quello che amore non è? Grazie Valeria, continua così…

    • Ancora si legge di umani che pretendono di essere nel giusto quando simulano il morso della madre sul cucciolo o la presa dalla collottola.
      Bisogna togliersi di mente una volta per tutte che noi umani non siamo in grado di imitare un cane in maniera così semplice. Loro hanno un linguaggio e noi un altro. I due linguaggi possono incontrarsi ma ci sono dei limiti. Certo finché si continuerà a parlare di cani usando i termini “utilità”, “difesa”, “sottomissione”, “uomini capobranco”, “chi comanda”, “chi dirige”, ecc. ecc. non si andrà mai da nessuna parte.
      Il discorso è lungo (per chi non vuol capire). Per chi invece si sforza giorno dopo giorno di rispettare quanto più possibile la natura canina muovendosi con i piedi nel loro sottovalutato mondo, è molto più semplice.

      • Uhm…temo che tu abbia usato una negazione di troppo “Bisogna togliersi dalla mente che noi umani non siamo in grado”… significa che siamo in grado: ma il resto del tuo commento sembra dire il contrario. Mi piacerebbe discuterne, ma il nick “Anonimo” e la email fasulla mi lasciano un po’ perplessa…

  2. Tu in poche parole (si fa per dire :P) hai spiegato quello che io ho cercato di capire leggendo libri su libri. E’ vero, sapevo già che il cane ha bisogno che ci sia un leader, sapevo quei fondamentali per essere un buon leader (coerenza, i modi per far capire che “comandiamo noi”, come si suol dire), ma non ero ancora riuscita a leggere un articolo così chiaro che spiegasse il perchè il cane ha bisogno del leader e come si devono considerare quei fondamentali per essere un buon leader.
    Ma dimmi: parlerai anche del cane inibito o molto sottomesso (e non vorrei andare fuori discorso parlando magari della sottomissione per timore, che non è mai una buona cosa)? Ho letto che a volte è bene invece incoraggiare il cane sottomesso, ma il discorso mi è risultato confuso. Se ne parli nella terza parte chiedo scusa, perchè devo ancora leggerla =P

  3. Ciao! Articoli bellissimi e molto interessanti…ma mi danno un po da pensare…..il mio PT di 1 anno e mezzo ha incontrato il cane del mio ragazzo che ha circa 9 mesi…Il cucciolone si è sottomesso immediatamente (e + volte, ma il mio ha cmq deciso che nonostante l’altro fosse gambe all’aria sotto la sua pancia, doveva punirlo e ha iniziato a morderlo sul collo, non per gioco….perchè questo comportamento?

    • Comportamento proprio sbagliato, dal punto di vista etologico, sempre che davvero il tuo cane mordesse “seriamente” e non per gioco (però se un cane morde seriamente il collo dell’altro, lo ferisce: è successo questo?).
      I cani che si comportano così sono – solitamente – cani che non hanno imparato l’inibizione gerarchica, probabilmente perché tolti troppo presto dalla famiglia di origine o perché vissuti solo con la madre, senza la presenza di un maschio (padre vero o “padre putativo”: basta che sia un maschio, perché è lui che insegna il “galateo” ai cuccioli).

  4. Non ha ferito il collo perchè sono intervenuta, ma poi mi sono girata un momento è l’ha ferito alla schiena. Purtroppo del suo passato non so molto poichè l’ho preso io solo 5 mesi fa. Posso dirti che all’inizio era terrorizzato dalle persone,forse ha avuto un passato non felicissimo con gli umani. Come posso “curare” questo comportamento?

    • Mi pare che abbia avuto un passato “sbagliato” in assoluto: paura degli umani, aggressività verso i cani… purtroppo non è facile capire i motivi. Per “curare” potrebbe esserti utile un cane tutor, un soggetto anziano ed esperto (e femmina, se lui è maschio) che gli insegni a rapportarsi con gli altri. Altrimenti prevedo, prima o poi, qualche brutta rissa.

  5. Parlando della “presa per il collo”, quella che si vede chiaramente nella foto dei due cecoslovacchi sopra, chiedo delucidazioni:
    Ho un setter inglese di poco più di un anno che recentemente, meno di un mese, ha iniziato a cambiare il modo di giocare con i cani, solitamente maschi, della stessa età, nell’area cani. Scodinzola come al solito e non mostra i denti, ma il suo modo di giocare è diventato più irruente rispetto a quando era un cucciolotto. Adesso tende più a sovrastare l’altro cane, ma ho notato che lo fa solo se il cane è giovane come lui o giù di li e mai con cani adulti, o se è un cane che mostra atteggiamenti “innaturali” (es: rispondere alla posizione di gioco scappando con la coda fra le gambe, cani iperattivi o iperprotettivi con il padrone, cani che guaiscono di fronte a qualsiasi altro cane che gli si avvicini per un’annusata, insomma, cani per nulla o quasi socializzati adeguatamente). Non lo fa mai con cuccioli di qualche mese, anzi, sembra fare da balia ai cuccioli. Il suo modo di giocare con questi individui, prevede il ribaltamento dell’altro e la famosa “presa per il collo” (senza morso ovviamente), che spesso spaventa in modo spropositato il padrone dell’altro cane (nella mia zona gli umani disadattati sono parecchi… un virile padre di famiglia è scoppiato in lacrime, e una fine signora mi ha minacciato di morte).
    Mi chiedo: è normale che faccia così? C’è il rischio che questo atteggiamento lo faccia diventare un cane aggressivo? C’è un modo per calmare le ire dell’altro padrone nel caso succeda (e succederà) di nuovo?
    Ps: so che le mie domande sono tante, ma ne aggiungo una soltanto, sapreste indicarmi un buon educatore a Roma? Così magari, scoccio lui/lei ogni volta che go dei dubbi 🙂

  6. Signora Valeria, è un piacere leggere i suoi articoli! Davvero! Io condivido la mia vita con un Siberian Husky, maschio, di 12 anni (Zagor). Sei mesi fa, abbiamo accolto una meticcia di piccola taglia (Lala) che, adesso ha un anno. Fin da subito,non ho imposto la presenza di quest’ultima, infatti, il primo incontro tra i due, avvenne al parco..amore a prima vista. Il loro rapporto sembra tranquillo e naturale: giocano (quando il Siberian, ormai vecchietto ne ha davvero voglia), fanno “la lotta”, sono inseparabili però, la piccoletta, tenta sempre di mangiucchiare la pappa di Zagor che è più lento…Ovviamente, intervengo, rimproverandola..l’unica volta in cui non l’ho fatto, ci ha pensato Zagor, spaventandola a morte. Per il resto, non ho l’abitudine di fare la “suocera” e mettere il becco nei loro affari MA, tratto Zagor da “adulto” (pappa per primo, guinzaglio per primo e così via…) sbaglio? Mi sembra di essere coerente e di non ferire l’orgoglio del lupetto.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.