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Allevamento=rovina della cinofilia?

Posted By Valeria Rossi On 25 giugno 2011 @ 11:24 In Allevamento,Cinotecnica,Vita col cane | 17 Comments

Non se ne può più.
Mi viene – giuro – la bava alla bocca ogni volta che sento ripetere due concetti che sono ormai diventati dei veri e propri  “tormentoni” della cinofilia.
Il primo, di cui abbiamo già ampiamente dibattuto, è: “l’addestramento tradizionale è basato sul maltrattamento”.
Che è una BALLA SPAZIALE. I maltrattatori non sono tradizionalisti, sono macellai: però, quando mi indigno, mi sento regolarmente rispondere che di macellai  “ce ne sono un sacco”…e purtroppo è vero.
Dovrebbe essere l’ENCI a toglierli di torno, certificando in qualche modo solo gli addestratori che, qualsiasi metodo decidano di utilizzare, lo fanno nel pieno rispetto dei cani: ma l’ENCI non ci pensa neppure di striscio (anzi: alcuni famosi macellai sono proprio “certificati ENCI”).

Il secondo tormentone, quello di cui intendo parlare oggi, è:  “l’allevamento ha rovinato i cani di razza“, con “sottocapitoli” dedicati alle singole razze (i pastori tedeschi sono tutti marci di displasia, i boxer sono tutti cardiopatici, i cani corsi sono tutti epilettici, i bulldog non respirano più…e così via).
Il concetto sarebbe questo: noi allevatori, a bieco scopo di lucro (e forse divertendoci  anche un po’, perché siamo dei sadici), avremmo riempito il mondo di cani storti, gobbi, con cuori e fegati a pezzi.
E’ una balla spaziale anche questa?
Sì, nel senso che i problemi non sono così generalizzati e che gli allevatori seri e competenti riescono a contenerli con la selezione: però, anche in questo caso, mi sento rispondere che “gli allevatori seri sono perle rare, mosche bianche, si contano sulle dita di una mano, mentre gli altri sono tutti cagnari”.
E purtroppo è vero anche questo, anche se le percentuali forse non sono proprio così drammatiche.
Sta di fatto che il “cagnarismo” impera, esattamente come il “macellarismo”.

 

Purtroppo i meticci NON sono esenti da patologie ereditarie

Però i detrattori di un certo metodo di addestramento indicano come Soluzione Magica quella di andare sui campo che praticano un altro metodo (solitamente quello che usa il detrattore stesso, per pura combinazione)…e in fondo questa scelta non fa particolari danni, a meno che – ovviamente –  l’addestratore “alternativo” non sia un imbecille incapace.
Invece i detrattori dell’allevamento selettivo forniscono come Soluzione Magica quella di stare alla larga dagli allevamenti e di andare sempre e solo in canile…ma con questa tragica postilla: se proprio volete il cane di razza, andate a prenderlo dal vicino di casa o magari dal contadino, perché LORO SI’ che allevano con amore!
Mentre gli allevatori sono biechi lucratori che speculano sui cani.

Bene: personalmente ne ho le scatole piene di sentire e di leggere questi sconsiderati consigli.
Perché questi, di danni, ne fanno a pacchi.
NON quando consigliano di andare in canile, per carità: questo l’ho sempre fatto anch’io e lo rifarò ancora in futuro, perché è la scelta più responsabile e umanitaria per chi vuole semplicemente “un cane” e non ha esigenze particolari.
Mai il punto è che non è sbagliato, né criminoso, né indice di scarso amore per i cani AVERLE, le esigenze particolari.
Non è da criminali volere un cane che sia in grado di fare un certo sport, o di dare certe garanzie per quanto riguarda il carattere: e questo significa volere un cane di razza.
Purtroppo la postilla di cui sopra spedisce chi vuole il cane di razza tra le braccia (o forse dovrei dire “tra le fauci”) di cagnari, sfornatori di cuccioli improvvisati e truffatori vari, di cui l’ultima generazione è costituita da rivenditori di cani dell’Est che su Internet si spacciano per privati “che hanno avuto la cucciolata della loro cockerina di casa”.
Poi controlli un po’ di annunci e scopri che lo stesso cellulare (sempre e solo cellulare, mai  numero fisso di una normale abitazione!) riappare su annunci che propongono alani, barboni, mastiff, boxer, chihuahua e west highland: ammazza, ma guarda un po’ quante “cagnoline di casa” hanno questi signori!

Comunque, mettiamo il caso che il neofita di turno sia riuscito a sfuggire alle grinfie dei cagnari, e che abbia trovato davvero una simpatica cucciolata di razza pura (o almeno, che sembra tale)  in casa del contadino.
Oppure che abbia preso proprio il cane in canile.
A salute, come saremo messi?

 

L’allevamento selettivo non è un optional: se non è selettivo, non è allevamento ma solo “accoppiamento”

Quello che bisogna sapere, tanto per cominciare, è che le malattie genetiche ci sono anche nei trovatelli.
Il meticcio non è affatto esente da cardiopatie, displasie, patologie oculari…anzi, per un verso è molto più a rischio, perché è figlio di genitori non controllati.
Per un altro verso, invece, è meno a rischio, perché tra i meticci non c’è quasi mai consanguineità e quindi la possibilità che due geni recessivi si incontrino solo perché arrivano dalla stessa linea di sangue è molto più remota… escluso il caso del “contadino che alleva con tanto amore” e che fa accoppiare fratello e sorella: come fece la buonanima di mia suocera, ottenendo una cucciolata in cui un cane era sano, una era epilettica e il terzo era uno storpio che camminava sui gomiti (e, come vedremo tra poco, pensava anche di riaccoppiare tra loro la seconda e il terzo, che aveva tenuto entrambi con sè perché non era riuscita neppure a regalarli).
Bisogna sapere che il meticcio, in generale, NON è “più robusto” di qualsiasi cane da razza, ma che la cosa varia da soggetto a soggetto: ci sono meticci robustissimi e cani di razza fragilini…ma è vero anche il contrario.
La differenza sta nel fatto che sul cane di razza si dovrebbe operare una selezione tesa a togliere dalla riproduzione i soggetti fragilini, oltre a quelli malati: mentre per i meticci l’unica selezione è quella naturale.
Durissima – e indubbiamente funzionale, anche se a caro prezzo – se i cani sono randagi: assolutamente dissennata se i cani, invece, hanno un proprietario che utilizza come riproduttori anche i soggetti più sfigati, solo perché “Fuffi aveva bisogno di accoppiarsi”, o “Lilli aveva tanta voglia di fare i cuccioli”.

Questa è la vera rovina della specie canina: l’accoppiamento “giusto per togliersi lo sfizio”, o peggio ancora “perché poverini, si capiva che ne avevano voglia”.
La rovina delle RAZZE canine, invece, sono i celeberrimi accoppiamenti “ad capocchiam”…e qui arriviamo alle vere responsabilità dell’allevamento moderno.
Infatti…

No: non ci si può riprodurre fotocopiandosi...

QUAND’E’ CHE SI ACCOPPIA “AD CAPOCCHIAM”, ovvero senza cognizione di causa e con risultati di pessimo livello?
Sicuramente quando si accoppiano Bubi e Fufi solo perché “si sono innamorati al parco”; o perché “Bubi mi montava le gambe, poverino, e allora ho messo un annuncio sul giornale per trovargli moglie” (la monta della gamba è un segno di DOMINANZA!!! Non significa affatto che il cane ha voglia di sesso, ma solo che vi ritiene un capo da quattro soldi e cerca di prendere il vostro posto!); o perché “mi ha detto miocuggino che la cagna deve fare i cuccioli almeno una volta nella vita” (PALLA GALATTICA).
Ma anche quando si “accoppia”, appunto, invece di “selezionare”. Che son due cose ben diverse.
L’allevamento selettivo è l’unica via che può portare a soggetti sani, tipici e di buon carattere.
Non ce ne sono altre, non ci sono scorciatoie, non ci sono santi.
I cani prodotti a caso non sono allevati “con più amore”: sono allevati senza cognizione di causa.
E i risultati sono spesso quei soggetti che – perché malati, perché skizzati, perché brutti, perché antipatici, perché altre mille cose… – vanno a riempire i canili.

PERO’…
…però “allevamento selettivo”, santo cielo, non significa “acquisto di un paio di campioni e automatica messa in riproduzione dei suddetti”.
Non significa fare duemila expo, dopodiché  “‘sto cane lo devo usare in riproduzione, visto quello che l’ho pagato e quel che mi è costato in viaggi, iscrizioni ecc.”.
Allevamento selettivo non significa neppure “produrre solo campioni” (magari!)…ma cercare di produrre una media di cani di qualità, testarli TUTTI per TUTTE  le malattie genetiche conosciute e soprattutto eliminarli dalla riproduzione qualora si scopra che sono affetti da una tara ereditaria (anche se sono belli).
O accoppiarli oculatamente se si scopre che sono portatori sani.

Questo viene fatto sempre e comunque, da tutti gli allevatori riconosciuti? NO!
Neanche per idea.
E questa cosa, dannazione, mi fa venire ancora più  bava alla bocca: perché significa dare ragione a chi dice che noi allevatori siamo solo più cari del vicino di casa, ma le garanzie che diamo sui nostri cuccioli sono quasi le stesse.
E  nel caso degli allevatori “da tanto al mucchio” è purtroppo VERISSIMO.

Ma perché ci troviamo ad avere tutti ‘sti cagnari (perché altro non sono) travestiti da allevatori e forniti pure di affisso?
Prendiamo, per esempio,  il caso della displasia dell’anca, per la quale i tedeschi stanno utilizzando moltissimo lo Zuchtwertschätzung.
Aiuto! Che è ‘sta roba?
Da qualche parte devo avere un articolo che ne parla diffusamente: appena lo trovo, lo pubblico.
Per ora, però, basti dire che è semplicemente un metodo che studia il “valore di allevamento” di un cane basandosi su tutta la sua parentela (compresi fratelli, cugini ecc.) e non solo sui genitori, nonni e bisnonni, come avviene di solito.
Non vale solo per la displasia dell’anca, ovviamente, ma per molti altri problemi: però, proprio a  titolo di esempio, vediamo cos’è successo con questa patologia.
Utilizzando i valori ZW il Club tedesco dell’Hovawart, partito da una percentuale di displasia dell’anca (da C a E) del 40,4%, è arrivato in una decina d’anni a una percentuale del 4,4%.
Il Club del Terranova, che invece ha continuato a usare il metodo tradizionale (e cioè ammettere alla riproduzione solo i soggetti fino al grado C di  displasia)…si trova ancora al 33,9% di soggetti con gradi che vanno da C a E, e cioè con displasia da grave a gravissima.
Bene: il metodo usato dai terranovisti tedeschi è lo stesso usato (con rarissime eccezioni) da TUTTI i Club italiani che obbligano i loro Soci al controllo della displasia (perché poi abbiamo pure quelli che non la controllano affatto: allegria).

Ma caspiterina: abbiamo a disposizione (e da vent’anni, eh? Mica da ieri) un metodo che, dati e statistiche alla mano, permette quasi di azzerare diversi gravi problemi della cinofilia…e com’è che i tedeschi lo usano, e noi invece no?

La risposta è tanto semplice da far cadere le braccia: non lo usiamo perché CI TOCCHEREBBE AMMETTERE QUANTI E QUALI CANI MALATI CI NASCONO!
E invece noi siamo abituati a “lavare i panni sporchi in famiglia”.
A confessare bisbigliando solo alla nostra mamma (e a volte neppure a quella), che ci è nato un cane displasico…minacciando di morte pure la mamma se si azzarderà a far trapelare la notizia.
Noi siamo abituati a mandare al lettore ufficiale della displasia solo le lastre pre-lette dal nostro veterinario, che ci ha già assicurato che passeranno la lettura ufficiale.
E le altre? Le altre non partono proprio.
Il cane “a rischio” non risulterà mai displasico, per il semplice motivo che non risulterà lastrato: e qui giochiamo allegramente sul fatto che l’80% dei clienti ancora non sa neppure cosa sia la displasia (e se lo sa, pensa che venga solo ai pastori tedeschi).
Così, a chi ce lo chiede, potremo vendere i figli del cane esente (come da lettura ufficiale, arrivata solo perché prima c’è stata un’invitante lettura ufficiosa): mentre a chi  ignora evidentemente il problema, e non ce ne parla neppure, rifileremo  i cuccioli dei cani “non lastrati”…ovvero dei cani la cui lastra preventiva (o peggio…pre-ufficiale!) risultava dubbia.
Dopodiché, se il cane a due anni non si reggerà sulle zampe, potremo sempre dire al proprietario incazzatissimo: NOOOOOOO!!! Impossibileeee!  Non mi era mai capitatoooooooo!
Il giochetto diventa ancora più facile quando si tratta di patologie per cui non è richiesta un’indagine ufficiale: per esempio il monorchidismo.
Chiedete pure a qualsiasi allevatore, e poi fatemi sapere quanti vi rispondono: “Monopalla? MAI!!! Non me ne è MAI nato uno, per carità!”
Capace che si offendano pure un po’.
E naturalmente, quando arriva il proprietario ringhioso perché al suo cucciolo è scesa una pallina sola, ecco che riparte la pantomina: “E’ monorchide?!? Incredibbbbbbbbbbbbbile!!! Giuro, è il primissssssimo caso che mi capita in dieci (venti, trenta, quaranta, MILLEMILA) anni di allevamento!”
Idem per tutte le altre patologie (e non solo per le patologie, eh… fino a qualche anno fa era normalissimo sentir dire, per esempio: “Boxer bianchi? Iooooo? MAI! Non ne me ne è MAI nato uno, per carità!”. Il che è geneticamente impossibile quando si usano riproduttori con macchie bianche, ovvero i più ricercati. Se vi interessa sapere perché, potete leggere questo articolo).

CONCLUDENDO:
Le patologie ereditarie  esistono, ed è inutile nascondersi dietro un dito.
Ma  in molti casi potrebbero essere combattute con estrema efficienza se solo trovassimo il coraggio di dire: ebbene sì, mi è nato un cane displasico (o monorchide, o cardiopatico, o quel che vi pare e piace).
C’è da vergognarsi? NO! C’è da aver paura di essere additati da tutti i colleghi come “quello che ha il problema X o Y in casa?” Assolutamente SI, perché succede. Però, a questo punto, bisogna anche avere delle priorità.
Ci interessa vendere cani o fare il loro bene?
Perché le malattie genetiche sono una brutta bestia, difficile da combattere: esistono nell’uomo (che ancora sta lottando, con mezzi molto superiori a quelli offerti dalla medicina veterinaria, senza troppi risultati) ed esistono nei cani.
Ma l’unica, vera risposta al problema delle malattie ereditarie è l’allevamento selettivo basato sulla trasparenza: per fare selezione coi fatti, e non solo a parole, bisogna avere il coraggio di confessare i DATI REALI, che solo così possono venire raccolti, catalogati  e studiati, dando indicazioni preziose.

LA COSA VERGOGNOSA E’ TACERE, NON PARLARE!
E’ vergognoso che, ogni santa volta che in Internet (su NG, forum, mailing list o altro) qualcuno accenni al problema di un riproduttore, o di un’intera linea di sangue, saltino subito fuori i censori.
Personalmente, anni fa,  ho affermato su un Forum che un border collie (di cui non avevo neppure fatto il nome!) aveva un problema di attitudine al lavoro: ne è venuto fuori un caso nazionale, con tanto di minacce di querela (!!!).
Una mia amica ha scritto che una linea di sangue, in una certa razza, si portava dietro una forma particolarmente grave di displasia del gomito  (dato certo, confermato e statisticamente provato)…ed è saltato fuori addirittura il Club di razza a metterle il bavaglio.

MA COSA STIAMO FACENDO???
Se non ammettiamo i problemi e i limiti delle nostre razze, non riusciremo mai a superarli.  Continueremo invece a impilare scheletri negli armadi…finché le porte cederanno, l’armadio crollerà e tutte le ossicine ci cadranno sui piedi.
Dopodiché, quando sentiremo dire “andate dal cagnaro, che vi fa spendere meno e vi offre garanzie quasi identiche”… ci toccherà pure chinare il capo e tacere.
Perchè il discorso è sempre quello: gli allevatori preparati, seri ed onesti, ci sono e sono tanti. Ma non sono “tutti”.
E invece dovrebbero essere tutti: tutti quelli riconosciuti dall’ENCI, che di cagnari non dovrebbe volerne nessuno tra i piedi.
Allora si potrebbe davvero consigliare, in tutta serietà e serenità, ad un qualsiasi aspirante proprietario di cane di rivolgersi a un qualsiasi allevatore riconosciuto ENCI, garantendogli che questo significa “qualità, serietà, controlli sanitari sicuri” senza pensare di prendere per il naso.
Invece, oggi, dire “allevatore ENCI”, “allevatore con affisso”, “allevatore specializzato” o “socio del Club di razza”…significa sempre meno. Al massimo significa “allevatore che gira tutte le expo italiane e non”: ma anche il significato cinotecnico è andato a farsi friggere da tempo.
Oggi, tra gli allevatori riconosciuti, ci sono ancora molti, troppi “imboscatori di verità”, nasconditori di scheletri, in una parola persone che boicottano, anziché favorire, lo sviluppo qualitativo delle razze.

Ovviamente io non posso fare nient’altro che scrivere, cercare di informare, parlare di testimonianze come quella tedesca, che sbattono in faccia a tutti la possibilità di lavorare in modo davvero concreto per differenziarsi da chi fa cuccioli ad capocchiam.
Altro, però, non sono in grado di fare.
Tutto resto potrebbero farlo l’ENCI e le Società Specializzate, che sanno bene che esistono i mezzi per lavorare in un certo modo: ma DEVONO TROVARE IL CORAGGIO DI IMPORLI.
Devono smettere di pensare che l’allevatore X, qualora fosse obbligato a lastrare i suoi cani o a fare un ecodoppler, “si offenderebbe” con il Club e non prenderebbe più la tessera.
O che smettere di usare metodi obsoleti per il controllo della displasia farebbe incazzare i veterinari abilitati alla lettura, che poverini sarebbero magari costretti ad imparare un nuovo metodo.
Un bel chissenefrega, ce lo vogliamo mettere?
La salute dei cani verrà prima dell’interesse economico, oppure no?
Se non pensiamo che la salute sia prioritaria, con che faccia ci definiamo “cinofili” e parliamo di “tutela” delle razze canine?

A luglio, vicino alla mia città, si terrà un convegno sul tema del “maltrattamento genetico”: non conosco ancora i temi esatti su cui verterà (lo andrò a seguire e poi vi racconterò), ma ritengo che si parlerà di bulldog ipertipici, di bassetthound con la pancia che tocca terra, di carlini che non respirano. Certo, anche questi sono problemi gravissimi: ma è “maltrattamento genetico” anche lasciar riprodurre un cane che ha una patologia cardiaca, sperando che ci vada di culo.
Esattamente stessa speranza che aveva mia suocera quando stava per lasciar accoppiare tra loro anche la Buffy e il Pucci  (cagna epilettica + cane storpio, fratelli di cucciolata figlia degli ulteriori fratelli di cui ho parlato sopra), perché “poverini, hanno diritto anche loro di divertirsi: e magari stavolta i cuccioli nascono sani”.
Al buon cuore della sciura Maria (guarda caso, mia suocera si chiamava proprio così) venne impedito di esprimersi dalla (allora) fidanzata del figlio, che sentendo queste parole prese di corsa la Buffy e la portò difilata dal vet per farla sterilizzare: ma di sicuro non c’è sempre qualcuno a fermare le cucciolate dissennate di tutte le sciuremarie italiane.
Invece ci dovrebbe essere qualcuno a fermare le cucciolate dissennate degli allevatori …o pseudo-tali, perché di certo allevatori seri non sono.
Ma se non lo stabilisce l’ENCI, e se non lo stabiliscono i Club, quali siano gli allevatori seri, dando regole ferree ed esigendo trasparenza… come cavolo fa a capirlo il privato che cerca il suo primo cucciolo?


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