giovedì , 23 novembre 2017
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Come si riconosce un “cagnaro”?

Tempo fa ho scritto un articolo che si intitolava “Come si riconosce un buon allevatore?”.
Mi rendo conto, però, che quello che ho detto non è sufficiente. E soprattutto, forse è meglio partire dall’esatto opposto per cercare di mettere in guardia i neofiti che non sanno neppure cose che, per noi cosiddetti “esperti”, sembrano assolutamente scontate.
Quindi proviamo a tirar giù un bell’elenchino di caratteristiche, sintomi e campanelli d’allarme che devono farci scappare a gambe levate da persone che – nella migliore delle ipotesi – non danno propriamente tutte le garanzie di qualità che dovremmo cercare nella persona che ci vende un cucciolo.

a)  decine di razze disponibili = cagnaro sicuro.
Un allevamento non è un supermercato.
Le cucciolate vanno seguite con amore, passione, pazienza. I cuccioli, dal momento in cui cominciano lo svezzamento fino a quello in cui vengono consegnati ai nuovi proprietari, costituiscono un impegno immane, quasi un lavoro a tempo pieno. E parlo di UNA cucciolata. Figuratevi come potrebbe una singola persona, o famiglia, seguirne 10, 20 o magari 100 contemporaneamente.
Chi vende “cuccioli di tutte le razze” solitamente non li produce, ma li importa: un po’ da qua, un po’ da là. Quasi sempre dai famigerati canifici dell’Est.
Se li produce in proprio…li “produce”, appunto: non li “alleva”, che è una cosa diversa.
Allevare significa seguire, coccolare, cominciare ad educare. Significa sverminare, vaccinare, controllare i pesi, dare l’imprinting ai cuccioli, insomma dedicare alla cucciolata almeno 5-6 ore al giorno.
Impossibile farlo con cento cani.
Chi fa nascere tonnellate di cuccioli, li svezza e poi li vende (anche se regolarmente sverminati e vaccinati) non è un allevatore: è un produttore, un commerciante, chiamatelo come volete. E’ comunque “un signore che gestisce un’impresa commerciale” e non un appassionato cinofilo.
Ci sono diversi gradi di “cagnaresimo”, ma sempre di cagnaresimo si tratta.

b) la disponibilità di “razze civetta”, ovvero inesistenti: barboni pocket, maltesi toy, bolognesi mini ecc. ecc. sono il timbro del “cagnaro DOC”, che cerca (soprattutto nelle razze di taglia piccola) di intortare i clienti con appellativi che fanno spanciare dalle risate il cinofilo (“chihuahua mini toy”: ma perché, un chihuahua normale com’è? Gigante?).
Chi propone queste “pseudo razze”è 100% cagnaro. Nessuna scusa.

c) la scelta tra “cani con pedigree” a prezzo X e “cane senza pedigree” a prezzo Y.
Una proposta che non ha alcun senso, visto che un pedigree in realtà costa meno di 30 euro. Se chiedono somme superiori, significa che i pedigree li usano come specchietti per le allodole (e probabilmente che ne hanno lì un cesto disponibile,  da appiccare a cuccioli a caso).
Il pedigree è come la carta d’identità: non è che puoi affibbiarla a chi vuoi. Devi darla al suo legittimo proprietario. Se non lo fai, il pedigree devi buttarlo nel cesso, perché senza il “suo” cane attaccato, è carta straccia.
Ha senso farlo per 30 euro? Ovviamente no. Ha senso non dare il pedigree a un cane perché magari non è perfetto e non è un cane da esposizione/riproduzione, facendo credere agli acquirenti che “gli fai uno scontone”?
Ovviamente NO!
Se ritieni che un cane sia difettoso e non debba riprodursi, lo sconto lo fai quando ti portano il certificato del veterinario che ha effettuato la sterilizzazione. Il cane costa sempre TOT, perché il lavoro di selezione e quello di allevamento l’hai fatto esattamente come per gli altri cuccioli: però, siccome non ti è riuscito proprio bene, quel cane lì preferisci che non si riproduca. Quindi i proprietari lo fanno sterilizzare, ti portano la relativa documentazione e tu gli dai indietro una certa cifra. Ma la “carta d’identità” è la sua e gli rimane!
Non concedere il pedigree significa “disconoscere” il cucciolo che non ti è riuscito benissimo. Ma chi sei, Dio, per pensare di farli tutti perfetti? Se pensi di essere Dio, sei automaticamente un cagnaro. L’allevatore serio ama TUTTI i suoi cani e non ne disconosce nessuno.
E’ giusto, invece, che non desideri che i meno belli-bravi si riproducano.
Chi propone cani  “con o senza pedigree” a scelta,  è cagnaro. Non è per forza un delinquente, ma un cagnaro sì.

d) la “consegna a domicilio”, stile Aiazzone.
Non esiste proprio.
Se vuoi un mio cucciolo io ti devo conoscere, sapere chi sei, vederti bene in faccia, farti il terzo, quarto e pure quinto grado. Devo capire se “sei degno” di adottare un mio cucciolo, che per me, se non è proprio “come un figlio”, è sicuramente “come un nipotino”: è qualcuno a cui tengo, a cui voglio bene, e per niente al mondo deve andare a finire in mano di persone che non saranno in grado di renderlo felice. Quindi non solo devi venire TU a casa mia (possibilmente più di una volta), ma ti devo rompere le scatole oltre ogni limite. E dobbiamo conoscerci bene, perché le scatole continuerò a rompertele anche dopo: non è che, una volta presi i soldi, mi disinteressi dei miei “nipotini”.
Ma come? Tu paghi e io mi permetto anche di farti le pulci anziché scattare ai tuoi ordini?
Ma certo, tesoro: perché io ho svolto un servizio, nei tuoi confronti. Ed è questo che paghi. Paghi il fatto che mi sia preoccupata di far venire al mondo nel modo migliore (e cioè selezionando, controllando, spendendo una paccata di soldi in analisi, test, viaggi per cercare la monta più interessante, esposizioni per avere giudizi sui miei cani e così via), e poi di allevare con la massima attenzione e professionalità il cucciolo che sta per portarti a casa.
Questo servizio è un lavoro, onesto e serio, ed è giusto che venga ricompensato e ripagato (anche perché altrimenti, dopo due cucciolate, io finirei sotto i ponti): ma tutto il resto è un discorso nuovo e diverso. Il resto è AMORE.
E’ il  fatto che i cuccioli sono, appunto, i miei nipotini… e che i miei nipotini io non li mollo al primo venuto, neanche se dovesse pagare cifre astronomiche.
Se non mi piaci, il mio cucciolo non lo prendi. Proprio perché NON siamo al supermercato.

e) la consegna “per strada”
Peggio ancora della prima. Cuccioli smollati a caselli autostradali, angoli di strada, rotonde e affini, tiè, qui c’è il cane, toh, qui ci sono i soldi. Manco le consegne di droga si fanno più così!
Di solito le consegne per strada (come quelle a domicilio) le fanno i cagnari peggiori, ovvero i veri e propri delinquenti che trafficano con i cuccioli dell’Est, per far non sapere chi sono né dove abitano in realtà. Insomma, mettono le mani avanti: se il cucciolo muore dopo una settimana, non sai più dove beccarli.

f) unico contatto, un cellulare o un indirizzo email. Da solo non è proprio da allarme rosso, ma unito ad altri segnali è un sintomo preoccupante: perché i cellulari e le email si cambiano e non resta più traccia. Siccome a pensar male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca…se non vi trovate un un allevamento riconosciuto ENCI (cosa che non basta a dare tutte le garanzie, ma dà almeno quella della  rintracciabilità), esigete SEMPRE di sapere nomi, cognomi, indirizzi precisi e di avere un numero di telefono fisso.
E controllate che tutto ciò risponda a realtà PRIMA di portarvi a casa il cucciolo.

g) la “cucciolata della cagnina di casa”pubblicizzata su Internet. Anche questo, di per sè, non è un sintomo grave: chi fa una cucciolata può benissimo pubblicizzarla su internet, giornali eccetera.
Però, di solito,  il privato “vero” non ha bisogno di mettere tanti annunci, perché piazza facilmente i cuccioli nel giro delle sue conoscenze. Quindi non fa male alla salute dare una controllatina al numero di cellulare che apparirà in calce all’annuncio: potreste scoprire che questa “cagnina di casa, figlia unica e coccolatissima” appare negli annunci di altre dieci o venti razze. In questo caso, ovviamente, VIA COL VENTO! C’è sotto un cagnaro (solitamente importatore) travestito da privato: la specie più pericolosa, quella che sparisce per sempre dopo aver preso i soldi.

h) i libretti di vaccinazione fasulli, ovvero quelli che riportano solo i talloncini ma non la firma E IL TIMBRO di un veterinario.
Il timbro ci DEVE essere: è obbligatorio. Se non c’è, il libretto può essere stato compilato dallo stesso cagnaro appiccicandoci talloncini a caso (c’è chi se li stampa con photoshop…) e il cucciolo potrebbe non aver visto l’ombra di una vaccinazione.

i) la vendita di cuccioli di età inferiore ai 60 giorni
E’ un segnale chiarissimo di “cagnaresimo”, ma lo metto per ultimo perché intanto sono rassegnata all’idea che valga ben poco.
Primo: perché il cagnaro vi dirà sempre quello che volete sentire. Avete chiesto un cucciolo di due mesi? Avrà due mesi. Lo volete di quaranta giorni? Avrà quaranta giorni. Intanto documenti, passaporti, libretti…i cagnari se li fabbricano in casa, quindi ci possono mettere le date che vogliono.
E un neofita non è MAI in grado di capire quanto abbia il cucciolo in realtà.
Secondo: perché ancora moltissime, troppissime persone sono felici come pasque se possono portarsi al casa un cucciolo di  35-40 giorni. Che è una cosa demenziale.
I motivi li ho spiegati in questo articolo, che vi prego di leggere perché sono cose importanti: ma so già che saranno in pochi a farlo e ancora meno a dari retta, perché la leggenda metropolitana del cucciolo che “più è piccolo, più si affeziona” è troppo dura a morire.
Più che provare a spiegarvi la verità, ovviamente, io non posso fare: sappiate comunque che lo stesso ENCI vieta la vendita di cuccioli inferiori ai 60 gg.

l) il prezzo troppo basso
non è mai sinonimo di “siccome mi stai simpatico, ti faccio lo sconto”.
E non significa neppure “siccome non iscrivo i cuccioli ai Libri Origine, li faccio pagare meno, tanto il pedigree è un pezzo di carta e non serve a niente”: come abbiamo visto. un pedigree costa sui 30 euro.
No, in cinofilia “prezzo basso” significa sempre e solo “qualità bassa”: che si può anche accettare se compri un paio di scarpe dai cinesi e dici “vabbe’, finché durano son carine, se si scassano dopo una settimana le butto e me ne frego”.
Ma di un cucciolo, di un essere vivente, di un compagno di vita… puoi pensare una cosa simile?
Se sì, spero che tu non abbia mai un cane.
Se no, sappi che “risparmiare sul cucciolo” significa fare esattamente quel ragionamento lì.
Ma non solo: significa anche voler essere fregati. Consapevolmente.
Quanto costi effettivamente allevare bene una cucciolata l’abbiamo spiegato insieme, io e un’altra allevatrice, in questo articolo: ma le cose che vi sono descritte, bisogna anche farle! Altrimenti non ha senso che il cucciolo costi una cifra elevata.
Un bulldog o un bassotto non costano più di mille euro perché “sono” bulldog o bassotti: ha senso che costino quei soldi lì se l’allevatore ci ha impegnato il tempo,  il denaro e le energie descritte nell’articolo di cui sopra.
Se si è limitato ad accoppiare due bassotti qualsiasi (se pure dotati di regolare pedigree), a svezzarli e magari a fargli fare un vaccino, potrebbe venderli tranquillamente a tre-quattrocento euro.
Se li vende più cari, ci specula sopra.
Il costo di un cucciolo deve essere proporzionato al suo valore reale, e cioè a quanto è costato al suo allevatore in termini di lavoro, sacrificio e somme effettivamente spese… più un giusto margine di guadagno che giustifichi tutto lo smazzamento. Se il lavoro non c’è, non ha senso la cifra alta: ma il fatto è che i cagnari fanno pagare i cuccioli appena MENO di un allevatore serio, senza aver fatto neppure un decimo del lavoro di un allevatore serio.
Quindi, prima di pagare, chiedete di sapere esattamente le motivazioni della cifra che vi è stata chiesta.
E se queste motivazioni non vi convincono, non pagatela, ma andate altrove.
Esempio tipico di motivazione imbecille: “Costa millecinquecento euro, perché è un boxer e si sa che i boxer sono cari”.
Reazione corretta: filare via di corsa. Siete da un cagnaro. Non è neppure escluso che quel cucciolo arrivi dall’Est, che lui l’abbia pagato cento euro e che stia cercando di ricaricarcene millequattrocento senza aver fatto altro che rispondere al telefono quando l’avete chiamato.
Esempio di motivazione corretta: “Costa duemila euro perché il boxer è una razza difficile, perché i genitori sono stati testati per diplasia, patologie cardiache e tutte le altre possibili malattie ereditarie. Perché per trovare un maschio che mi soddisfacesse dal punto di vista di bellezza, salute e carattere sono andato a prendere la monta in Germania. Perché per poterle dire che questo cucciolo è figlio di cani belli e di buon carattere ho fatto dieci esposizioni e  cinque prove di lavoro, la più vicina a centoventi chilometri da casa mia. Perché i cuccioli sono stati sverminati tre volte, hanno due vaccinazioni, sono stati svezzati con il migliore (e più caro) mangime disponibile, sono stati seguiti giorno per giorno in modo che sviluppassero un buon carattere, che fossero amichevoli con le persone e amassero i bambini: e per far questo ho impiegato 5 ore del mio tempo, ogni giorno, per due mesi”.
Ecco: se vi rispondono così, siete in un allevamento serio.
Dopodiché, ovviamente… la decisione spetta a voi.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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