BREVI CENNI STORICI: non ho mai parlato di origini e storia negli altri “veri Standard”, ma quando ce vo’… e qui ce vo’, perché la storia del Dogo non solo è più recente della stragrande maggioranza delle altre razze (nato nel 1964, riconosciuto dalla FCI nel 1973); non solo è particolare perché il Dogo è stato riconosciuto come prima (ed tuttora unica, se non erro) razza autoctona argentina. E’ anche una storia un po’ buffa, perché il dottor Antonio Nores Martinez mescolò ben dieci razze diverse  (se a qualcuno interessasse: Perro de Pelea Cordobes, Mastino Inglese, Bull Terrier, Boxer, Pointer, Alano Arlecchino, Dogue de Bordeaux, Bulldog Inglese, Irish Wolfhound e Mastino dei Pirenei) ed impiegò circa 40 anni per arrivare ad un cane che oggi, in Italia, nove volte su dieci viene definito  “un grosso pit bull bianco”, oppure  “un alano bianco”.
E so’ soddisfazioni.
In compenso chi lo conosce, lo conosce davvero e quasi sempre lo chiama col suo nome. Non l’ho quasi mai sentito storpiare: o sbagliano completamente razza, o lo chiamano Dogo (non sempre “argentino”, ma non pretendiamo troppo dalla vita).
In un’unica e memorabile occasione, in expo, senti una sciura Maria che, dando di gomito al marito, proclamava: “Guarda che bello, un DOGGY DOGGY!”.
E alle loro spalle un signore distintissimo, con levriero al guinzaglio: “WOUF, WOUF!”
(Chi non la capisse  si ascolti la canzone “Doggy Doggy” dei Bulldog, metà anni ’70 o giù di lì. Probabilmente non riderete tanto come ho fatto io, ma solo perché non potete vedere la faccia del signore con leviero: tiratissimo, elegantissimo, un lord inglese, gli mancava solo il monocolo. Sentirlo abbaiare, su di me, ebbe un effetto dirompente: sono andata a tanto così dal farmela addosso).

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ASPETTO GENERALE: è un molossoide mesomorfo, dagli arti lunghi; pur non essendo un gigante, la sua buona taglia resta media nelle proporzioni desiderate.
Per il cinofilo stradale la taglia va dall'”enorme” all'”immenso” (come in: “Ho visto un pit bull immenso, tutto bianco, non grasso, eh, ma ALTO COSI’!” – e zacchete, mano all’altezza della vita).
Per il proprietario a cui il Dogo è salito sui piedi – cosa che fa praticamente sempre – è “non poi così grande, ma mooolto più pesante di quanto non sembri”.  Quando gli si sparapanza sul letto occupandolo tutto, la definizione della taglia si avvicina a quella del cinofilo stradale.
Il suo aspetto è armonioso: sì, quando è adulto (e ad esclusione di quando si spaparanza, assumendo pose indecorosissime).

Anche da cucciolo non è male: ha sempre la faccia serissima e un po’ ingrugnata, come se gli avessero fatto qualche torto gravissimo, però è fatto a cane.
Il meglio di sè lo dà invece da cucciolone, quando sembra una specie di immenso Bambi bianco che non sa dove mettere le zampe: quando corre se le passa sopra le orecchie, quando gioca le butta ai quattro angoli del mondo.
Se aggiungiamo che il cucciolone ha quasi sempre il culo più alto della testa, avremo una vaga idea di quanto sia armonioso ed elegante (però, diciamolo, è irresistibile…almeno per chi si rende conto che è un cucciolone di Dogo.
Gli altri pensano che quella roba tutta disarticolata che gli si sta scaraventando addosso per giocare sia un pit bull bianco che vuole mangiarseli per merenda).

E’ robusto grazie alla possente muscolatura che traspare attraverso la pelle solida ed elastica, strettamente aderente al corpo.
Lo Standard non specifica al corpo “di chi”.
L’esperienza insegna che, se solo può, la possente muscolatura lui la spalma sempre e solo sul corpo dei suoi umani. Perché vuole stargli vicinovicino. Specie quando l’umano è su divano a guardarsi la TV.
A forza di spalmare (leggi: spingere), è altamente probabile che l’umano crolli dal divano: a quel punto al cane non interessa più così tanto stargli vicinovicino, ma si accontenta di spaparanzarsi luuuuuuuuuungo sul divano, laddove l’umano non riuscirà a salire mai più.

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Diciamolo: il Dogo è uno spaparanzatore professionista. Se è maschio è anche un filino esibizionista, con le palle costantemente al vento che spesso mettono in imbarazzo le proprietarie femmine (mentre i proprietari maschi si compiacciono. O si immedesimano, non so e non voglio sapere: sta di fatto che mentre le mogli arrossiscono, loro sorridono).
In rari casi, come nella foto a sinistra, la coda pudicamente copre qualcosina: ma di solito NO.
Anzi, se arriva l’amica (rigorosamente donna) in visita e gli fa due grattini sulla panza, non solo il Dogo capotta esibendo le pelotas, ma è altamente probabile che sfoderi anche una sorta di calippone rosa fucsia, che sul bianco spicca da dio. A questo punto, di solito, sia la proprietaria femmina che il proprietario maschio diventano rosso fuoco (la moglie per la vergogna, il marito per l’invidia).

 

NOTA: se non c’è un divano, una brandina, un letto, insomma qualcosa di morbido su cui spaparanzarsi a pancia all’aria, il Dogo assume una perfetta posa da canemorto.
Ma proprio morto stecchito, eh!
Quasi non respira nemmeno.
Se però gli passate vicino, lo chiamate o fate un qualsiasi rumore, aprirà mezzo occhio (tutto no: è fatica) e vi guarderà con l’indescrivibile espressione da “sembrerò anche morto, ma ti curo” che per fortuna non devo affatto descrivere, perché ho trovato la foto a destra che rende perfettamente l’idea.

COMPORTAMENTO E CARATTERE

Uff…qui tocca essere seri, o quasi.
Infatti, ecco cosa dice lo Standard: “Gioioso, franco, amabile, non diffidente, abbaia poco perché ben cosciente della sua forza. Non deve mai essere aggressivo, tratto del carattere che deve essere attentamente tenuto sotto controllo“.
Ed ecco invece i titoli dei giornali degli anni ’90, quando il Dogo approdò per la prima volta in Italia: “Arriva il cane killer!“.
Una tenera parolina sorge spontanea dal cuor: A’MBECILLI!

Gli allevatori seri ci hanno messo una vita a far capire all’opinione pubblica che chi se ne era uscito con quei titoloni era, perlappunto, un imbecille che mai aveva visto un Dogo in vita sua.
Purtroppo qualche altro allevatore ha fatto invece il possibile per far ritenere all’opinione pubblica che i giornali non avessero poi tutti i torti, pubblicizzando i suoi cani con foto in cui appariva in versione Rambo, con tanto di bandana (giuro), mentre si accaniva insieme ai cani su un cinghiale,  brandendo pugnali insanguinati ed altre piacevolezze.
Ovviamente la gente pensava che simili cani dovessero avere in comune con siffatto umano la brama di sangue… il che, se parliamo di sangue di cinghiale, è anche vero.
Infatti il Dogo non nasce come cane da guardia, né da difesa, né da altri compiti tipici dei molossoidi: nasce come cane da caccia per grossa selvaggina, laddove (in Argentina) per “grossa selvaggina” si intende soprattutto “puma”, visto che agricoltori e allevatori locali spesso devono vedersela con questi animaletti. Ma si intende anche il cinghiale.
Il Dogo è stato selezionato di colore bianco NON per fare pendant col divano di casa, ma per poter essere distinto senza tema di errore nelle fasi più concitate della caza mayor, quando la selvaggina non è che stia proprio lì a farsi sbranare serenamente dai cani, ma lotta con tutte le sue forze finché non arriva l’uomo a finirla, appunto con pugnali e affini.

In Italia cacciare in questo modo è vietato e non ci sono neppure gli spazi adeguati (in uno dei nostri boschi fitti e stretti, già un dogo ci passa a malapena: altro che mettersi a lottare in branco contro il cinghiale): e la cosa non fa solo molto piacere alla sottoscritta, che in generale i cacciatori li appenderebbe volentieri per le palle, ma rende anche assolutamente ridicolo che qualcuno voglia dipingere il Dogo come una “macchina da guerra”. Infatti può esserlo, sì: ma solo contro la selvaggina. E nessun cacciatore sano di mente penserebbe mai di usare il Dogo contro cinghiali o puma nel nostro Paese (a parte il piccolissimo particolare che in Italia il puma proprio non c’è).
Ma proprio per questo vedere la foto di un cane coperto di sangue fa scattare subito in mente la domanda: “CHI (e non “cosa”) si sarà mangiato?”
Bene: scordatevi la domanda e – nel caso ne abbiate viste – scordatevi anche le Rambofoto: perché il Dogo non si mangia proprio nessuno.

E’ un cane riservato, tranquillo, affettuosissimo con i suoi familiari, dolcissimo e molto protettivo con i “suoi” bambini, molto tollerante anche con i bambini estranei.
Gli estranei adulti, invece, li guarda dall’alto in basso, con l’aria di pensare: “Ma tu guarda con che plebaglia mi tocca rapportarmi”.
Però non se li mangia.
Se invece di un umano il Dogo incontra un umano-con-cane-piccolo, l’atteggiamento sarà molto simile: “Tzè, plebaglia”.
Annusatina di rito e poi disinteresse totale: proprio cagato zero.
Se incontra un umano-con-cane-grosso, il Dogo si domanda: “Questo che vorrà?”
Se l’altro non vuole la rissa, ma vuole fare amicizia, nove volte su dieci succede che il Dogo accetta di farla (specie se l’altro si sottomette subito).  Se l’altro cerca la rissa, garantito che la trova. E lì son cavoli amari, perchè tra le millemila razze che sono servite a fare il Dogo ce n’erano alcune da combattimento (e il Dogo lo SA!).

In generale, comunque, una volta stabilito chi comanda il Dogo può vivere anche con altri cani. Non per niente è stato selezionato per cacciare in branco e non da solo: e se i cani passassero il loro tempo ad accapigliarsi tra loro, il cinghiale farebbe in tempo ad arrivare in Perù.
Insomma, niente killer e niente macchina da guerra: solo un molosso di taglia ragguardevole, che come tale avrebbe bisogno di umani dalla ragguardevole intelligenza (ma questo vale un po’ per tutti i cani, a dire il vero).
Tendenzialmente il maschio è piuttosto dominante, ma non è un attaccabrighe-a-tutti-i-costi e non sono affatto rare le amicizie anche tra maschi, sempre che i cani siano ben gestiti (vedi sopra per quanto riguarda l’intelligenza umana).
Chi vuole un Dogo argentino per farne un cane da combattimento è un criminale da galera: chi lo vuole per farne un cane da rissa che “si mangia in un boccone tutti i cani che incontra” è un idiota.
Chiunque altro, socializzando a dovere il suo cucciolo, potrà godersi un cane giocherellone, simpatico e capace di convivere con chiunque, umani e animali.

…e poi il Dogo non è mica così grosso: è tutta questione di prospettive!


TESTA
: di proporzioni medie, la testa del Dogo Argentino dà un’impressione di forza e potenza, senza angoli bruschi né fini cesellature.
NOTA: “proporzioni” medie non significa “dimensioni” medie. Il Dogo ha una capoccia tanta (specie se è maschio, ma pure le femmine non scherzano). Siccome è anche tanto, ma tanto affettuoso, e ama esprimere il suo affetto dando le testatine come i gatti, il risultato è che i bambini di casa capottano almeno centoduevolte al giorno: ma loro sono di gomma e non si fanno niente.
La questione diventa più delicata quando a capottare è la nonna: quindi, se avete anziani per casa, insegnate al cane a NON salutare la nonna a capocciate.
E neanche saltandole addosso. E neanche strusciandosi contro le sue gambe.
Insomma, forse sarebbe meglio scegliere: o Dogo o nonna. Però, se siete umani capaci di gestire un cane, sappiate che il Dogo è molto sensibile (sì: sensibile. Non avrà la faccia sensibile, ma lo è, e pure tanto) e disponibile ad apprendere, quindi in questi casi si può fare.

MASCELLE E DENTI: oh, là: finalmente un cane in cui la chiusura richiesta è quella a tenaglia, ovvero l’unica che si riscontra nei canidi in natura.
La forbice è ammessa, il prognatismo no.
Ti cacciano dal ring a calci nel sedere.
Lo standard precisa: la forza delle mascelle è massima.
Prendere nota e ricordarsene se per caso si fosse cullata l’illusione che un qualsiasi pallone, anche quello di cuoio intrecciato con l’acciaio inox,  potesse uscire vivo da quella bocca.
I denti sono grandi, ben sviluppati, allineati in modo regolare, saldamente impiantati e di un bianco immacolato senza carie.
Si ricerca una dentatura completa.

Al di là del fatto che l’eventuale presenza di carie può interessare solo il Giudice (e il cane), tutto il resto è di interesse anche degli eventuali malintenzionati che, leggendo ciò che ho detto sopra, avessero pensato: “Ah, ma è buono? Non è un canekiller? Allora vado a rubare in casa del mio vicino, che ha giusto un Dogo”.
Altolà. Il Dogo è un cane buono, giocherellone, spaparanzone eccetera… ma è anche territoriale assai. E come tutti i molossoidi è molto protettivo nei confronti dei suoi umani e delle cose dei suoi umani.
Entrare a casa sua senza permesso (anche quando il cane ci conosce bene) significa verificare da vicino se i denti sono davvero grandi e ben sviluppati e scoprire che la dentatura completa, oltre a ricercarla,  la si trova.

OCCHI: da bruno scuro a nocciola, ben separati, a  mandorla, sono posizionati ad altezza media. Nell’insieme la loro espressione è attenta e viva, ma può divenire dura e implacabile, specialmente nei maschi.
NOTA: lo Standard dice che gli occhi sono “a mandorla”, ma un sacco di altri cani ha gli occhi a mandorla senza per questo sembrare un signore asiatico a cui girano leggermente le palle. Invece il Dogo sembra esattamente questo.
Infatti lui li tiene socchiusi in un’amplissima gamma di espressioni che vanno dal  “mi sta venendo sonno” al “mi dà fastidio il sole negli occhi”, fino al già citato “guarda che ti curo” (forse è questa che lo standard chiama “dura e implacabile”).
Però, oltre a queste espressioni – anzi praticamente sovrapposta ad ognuna di queste, in qualsiasi momento – c’è l’espressione da “me la tiro”. In realtà quelle descritte sopra sarebbero meglio definite come: “me la tiro però mi sta venendo sonno”, “me la tiro ma ti curo lo stesso”, e così via.
Gli vengono malissimo le facce da “sono un povero cane abbandonato e morto di fame”. Si impegna, eh: ma non ci riesce. Gli viene più una cosa tipo: “me la tiro, curo la bistecca e se non me ne dai un pezzo potrei cascare morto per terra”, che però non impietosisce quasi nessuno. Forse per questo è difficile vedere un Dogo grasso (la percentuale di cani grassi, in una razza, è direttamente proporzionale alla loro capacità di fare gli occhi dolci. Guardate i Beagle: tutti larghi come maialini. E i Dobermann?  Quasi tutti magri).

NOTA IMPORTANTE: tutto questo vale solo quando il Dogo ha la bocca chiusa.
Ricordate quello che disse Sergio Leone di Clint Eastwood, ai tempi degli spaghetti-western? Disse che Eastwood era un attore che aveva solo due espressioni: col cappello e senza.
Ecco, anche del Dogo si può dire che ha due espressioni completamente diverse: a bocca aperta e a bocca chiusa.
In realtà poi ha tutte quelle che ho descritto poc’anzi, e anche qualcuna in più: ma se le fa con la bocca aperta, sembra che dica tutte le stesse cose ridendoti in faccia. E viene da prenderlo molto meno sul serio (pessima idea, se stiamo facendo cose poco salutari come entrare in casa sua senza permesso o magari sgridare il “suo” bambino).

ORECCHIE: attaccate alte sulla testa, ben separate l’una dall’altra a causa della larghezza del cranio. Vista la funzione del cane alle sue origini, esse dovrebbero essere tagliate e portate dritte. Se non sono tagliate sono di lunghezza media, larghe, spesse, piatte e arrotondate all’estremità, portate cadenti e ben applicate contro la parte posteriore delle guance. All’erta possono essere portate semierette.
NOTA: “vista la funzione del cane alle sue origini” possiamo pure capire che le orecchie venissero tagliate, metti che un puma si attaccasse ad una di esse.

Purtroppo mi è capitato di assistere (anche se solo in video) ad alcuni combattimenti di cani contro altri animali (cani, orsi, tori e pure il beneamato puma), e mai, dico MAI ho visto un animale (né cane, né altro) che si attaccasse alle orecchie dell’avversario. Probabilmente perché il suo istinto gli dice che l’orecchio è fragile, che si strappa e che tu non hai risolto un accidenti.
Se ne avete lo stomaco, cercate su google le immagini dei pit bull da combattimento: vedrete musi devastati, colli distrutti, inguini lacerati: ma le orecchie, sempre sane e salve (tant’è vero che ai cani da combattimento NON vengono tagliate affatto).
Detto questo, non si capisce perché “la funzione del cane alle sue origini” dovrebbe continuare ad imporre una mutilazione (perché si questo si tratta, che ci piaccia o meno) a cuccioli che non saranno MAI chiamati a svolgere quella funzione originaria.
Che senso ha? Si teme forse che al parchetto possa saltar fuori un puma da dietro alla giostrina dei bambini? Presumo di no.
Il cane ci piace di più con le orecchie tagliate? Ma chissenefrega, eh!
Anche a  me piacciono gli uomini senza peli sulla schiena, ma non è che vada facendo la ceretta a tutti quelli che vedo.
E presumo che a tutti piacciano gli uomini senza tumori alla prostata:  ma non è che per questo la estirpiamo a tutti i bambini quando hanno tre mesi di vita.
In ogni caso, se vi piacciono i mozziconi di orecchie, avete anche un gusto estetico pessimo: basta guardare le foto per capire che un cane integro non perde assolutamente nulla della sua nobiltà e fierezza. ANZI.

TRONCO: robusto, muscoloso, con linea dorsale orizzontale, petto largo e ben disceso, groppa larga e muscolosa.
Insomma, un vero tronco di cane. Un tronco tipo baobab, però di marmo bianco.

CODA: a forma di sciabola, spessa e lunga; a riposo è naturalmente cadente, in azione è portata un po’ più alta della linea superiore e batte continuamente da sinistra a destra. Al trotto è portata alla stessa altezza o un po’ più alta.
Di quanto e quando (leggi: sempre) sbatta contro le gambe degli umani, lo Standard non fa cenno. D’altronde per lo Standard il cane è una bella statuina (o statuona) piazzata in esposizione: mica un cane. A chi vive il Dogo come CANE consigliamo caldamente parastinchi da calciatore.

ARTI: robusti, muscolosi (ma c’è qualcosa di questo cane che non sia robusto e muscoloso?), atti a rincorrere la selvaggina per chilometri di pampa, oppure a portare il cane verso il suo umano a 120 all’ora, evitando solitamente di frenare o facendolo immancabilmente con un attimo di ritardo. I piedi, sia anteriori che posteriori, sono arrotondati, con dita corte, solide e ben strette. I cuscinetti sono duri e carnosi, ricoperti da una pelle nera e rugosa al tatto.
Dei piedi posteriori nun ce po’ frega’ de meno: di quelli anteriori invece apprezzeremo moltissimo la ruvidezza quando il Dogo, non riuscendo a convincerci a passargli qualche bocconcino dal tavolo con gli occhi dolci (che non sa fare), deciderà di darci zampate sul braccio (cosa che invece sa fare benissimo) scarnificandocelo allegramente.

MANTELLO E PELO: uniformemente corto, liscio, e piacevole al tatto, di una lunghezza approssimativa da 1,5 a 2 cm (lo potrete misurare agevolmente quando ve lo ritroverete in giro per tutta la casa e penserete: “Ma i cani a pelo corto non dovrebbero NON perderne?”. Così saprete anche la risposta: “Col cavolo”):
Il colore deve essere uniformemente bianco. Attorno agli occhi si accetta una macchia nera o di colore scuro, che  non deve superare il 10% della superficie della testa. Questi cani vengono definiti “pirata” e secondo tutti gli allevatori che ho conosciuto risultano essere più resistenti alle malattie dei cani interamente bianchi. Lo Standard se ne infischia di tutto ciò e non è che qualcuno si preoccupi di capire se è vero: continuano a dire che in esposizione sono preferibili i soggetti interamente bianchi.
Se il cucciolo nella foto sta dicendo qualcosa al Club di razza, probabilmente ha ragione.

A proposito di Club, nota cinopolitica: in Italia ne sono nati svariati, impegnatissimi a litigare tra loro anziché pensare al bene dei cani (oggi, per fortuna, meno di qualche annetto fa).
La stessa cosa era già accaduta ad altri cani (vedi Cane corso, forse l’esempio più eclatante) e il risultato è stato un vero decadimento della razza.
Nel Dogo, almeno fino ad oggi, non è successo: i cani continuano ad essere, per la maggior parte, “sani” da ogni punto di vista.
Evidentemente sono molto più in gamba degli umani.

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57 Commenti

  1. Bellissimo,la mia Joy ha un amico dogo pirata che è un vero cavaliere. Al loro primo incontro ,dopo i saluti al posteriore di rito, l’ha portata sotto i filari di viti dove ha scavato una buca e dissotterrato un pollo (beh,quello che rimaneva del pennuto…), le ha offerto una parte,mantenendo in bocca l’altra,e se ne sono andati a spasso per la campagna…pollo nel pollo!!!

  2. Pare che Giuseppe Citterio fosse a cena in un ristorante londinese con alcuni amici. Parlavano delle caratteristiche che avrebbe dovuto avere il loro cane ideale. Un cameriere argentino che li stava ascoltando ebbe l’ardire di intromettersi nel discorso asserendo che un cane simile esiste! Il cav. Citterio importò così dall’Argentina i primi Dogo in Italia… e la storia cominciò

  3. Complimenti per l’articolo. Razza stupenda, ma pensavo che lo standard richiedesse una dentatura con chiusura a forbice e la tenaglia fosse ammessa, ma non ricercata. Davvero in natura i lupi chiudono a tenaglia?
    Grazie

    • Sì, è vero. I lupi e tutti gli altri canidi (sciacalli, dingo ecc.) chiudono a tenaglia.
      Ci sono state ampie diatribe in merito negli anni passati, dopodiché quasi tutti gli Standard hanno chiesto la forbice perché i cani già esistenti erano stati selezionati con le chiusura a forbice (gli Standard in teoria dovrebbero ricercare quello che è più funzionale, ma in pratica si limitano a prendere atto di quello che c’è già). Il Dogo è nata con la chiusura a tenaglia e il suo creatore, Antonio Nones Martinez, quando gli chiesero come mai, rispose: “se io devo svitare un bullone non prendo le forbici, ma la tenaglia”. E non aveva mica tutti i torti 🙂

      • Davvero molto interessante questa questione, perchè è proprio vero che la stragrande maggioranza degli standard di razza ricercano una chiusura a forbice. Sì la tenaglia immagino sia più funzionale per un cane da presa, anche perché i predatori in natura hanno l’obbiettivo di catturare la preda per sopravvivere e non si bada molto al consumo precoce degli incisivi. Ci starebbe bene un articolo con svantaggi e vantaggi..
        Saluti

        • Enrico: in pratica l’hai già scritto tu, l’articolo :-). Nel senso che l’unico vantaggio della forbice è quello del minore consumo degli incisivi. Il che non è da sottovalutare nel cane domestico, che vive molto più a lungo del canide selvatico. Un lupo, in natura, se arriva a 9-10 è grasso che cola: quindi se i suoi incisivi si consumano un po’, poco male. Un cane domestico ormai arriva spesso a 18-20 anni, e passarne 10 cantando “fammi crescere i denti davanti, te ne prego bambino gesù” (cfr. Zecchino d’Oro) potrebbe essere un po’ scomodo: però c’è anche da dire che un cane selvatico senza denti crepa, mentre il cane domestico potrebbe tranquillamente campare a pappine morbide procurate dagli umani. Quindi, boh… alla fin fine io non è che dia tutta ‘sta importanza alla chiusura: sono ben altre le cose che mi interessano in un cane. Se però lo Standard ne richiede una, quella dev’essere… almeno se vuoi andare in expo. Altrimenti te ne puoi pure infischiare.

  4. posso dire la mia? “bello,è un corso vero???” (e il padrone ti guarda con aria schifata dicendo “è un dogo argentino! u.u”)

    • Il cane corso e molto simile, ma non e un dogo. Il cane corso e più pesante, meno resistente….ma sempre pur bellissimo! cmq non va bene per le attività per le quali il Dogo fu creato. Sia dal punto di vista del fisico che dal punto di vista del carattere. Per ultimo….non ci sono cani Coro bianchi. Ciao

  5. Io ne aggiungo una delle mie… “Che bel Labrador bianco!!” -.-” “Veramente è un Dogo Argentino” e loro 9 volte su 10 ” Oddio!!!” L’articolo è fantastico non avrebbe potuto rispecchiare meglio!!

  6. mi ha incuriosito l’affermazione sulla chiusura a tenaglia dei lupi. Facendo qualche breve ricerca su Google-web con “wolf scissor bite” vengono fuori tanti siti che indicano la chiusura a forbice come tipica dei lupi.
    Digitando in Google-immagini “wolf skull” effettivamente si vedono crani di lupo con chiusure a forbice.
    Ripeto: solo una curiosità…

    • @Gianni: ma sai che avevo avuto anch’io lo stesso dubbio e ho trovato le stesse cose? La mia affermazione era basata su un articolo pubblicato molto tempo fa da “I nostri cani”, in cui si diceva invece che i lupi chiudevano sempre e solo a tenaglia. Mah! O son cambiati i lupi, o l’articolista di allora aveva visto solo lupi che chiudevano a tenaglia (presumo che siano entrambe presenti, come nei cani)… oppure, essendo un “tenaglista”, aveva pubblicato solo le foto che portavano acqua al suo mulino (non sarebbe una novità!) 🙂

      • anche a me sembra strana la cosa… anche perché la tenaglia non è geneticamente fissabile…. (anzi sarei curioso se “davvero” *tutti* i dogos chiudono a tenaglia o se invece c’è una certa tolleraza e si accettano anche la forbice e la forbice rovesciata (ovviamente se c’è contatto tra gli incisivi).

        • @Denis: sì, la forbice è accettata. Quella rovesciata, sinceramente, non so: ma il prognatismo è rifuggito come la peste, quindi la forbice rovesciata, che ne è una forma leggera, penso che non sia ammessa né tollerata.

          • @Redazione: sarebbe bello avere delle statistiche “reali” (su un campione rappresntativo della totalità dei cuccioli, non solo di quelli in standard). Quindi impossibile… ma cosi’ “a naso” direi che è una situazione analoga alla storia del boxer bianco, l’alano merle, gli xolo pelosi e tante altre storie meno famose perché meno plateali…. ovvero, se ricerchi la tenalglia direi che “è inevitabile” che qualche cane a forbice rovesciata esce. Putroppo non è un caso di semplice eredità intermedia ma molto piu’ complesso…però resta il fatto che non ho mai visto nessuna “popolazione” di cani in cui la chiusura a tenaglia rappresenti la totalità (nemmeno nei lupi, checché ne dica i nostri cani). Anche perché il passaggio da tenaglia a forbice o forbice rovesciata è veramente minimo… anche due cani geneticamente uguali potrebbero sviluppare una chiusura diversa solo per il fatto che i denti crescono un po’ piu’ avanti o piu’ indietro magari aiutati da stimolazione naturale (per abitudine del cane a rosicchiare o mordere in un certo modo) o perché il proprietario che vuole un certo tipo di dentatura, massaggia, spinge, monitorizza il cucciolo. Anche senza arrivare agli estremi degli apparecchi….
            Comunque… il discorso per me è anche questo. A parte il fatto che per certi versi è piu’ funzionale la forbice rovesciata della tenaglia: non sono certo quei pochi millimetri a determinare la funzionalità di una “presa” che dipende tantissimo da forza e abilità del cane, mentre la differenza è piu’ rilevante nelle altre funzioni vitali, prima tra tutte la recisione del cordone ombelicale…. in natura dove non c’è l’ostetrico umano che supervisiona, aggiusta con le forbici e interviene, le cose devono essere fatte alla perfezione…. ma dicevo: in una realtà attuale dove di fatto i dogos non lottano devono nemmeno piu’ prendere i puma o combattere con altri animali, per me si rischia di fare una selezione assurda sulla dentatura, magari scartando a priori soggetti che potrebbero essere validissimi per altre caratteristiche importanti come la salute e il carattere. Sai benissimo che piu’ cose si selezionano piu’ diventa difficile ottenere la perfezione totale… certo dal punto di vista di valutazione è molto piu’ semplice anche per un giudice dare priorità alla dentatura (evvai, un morso inverso! Questo lo possiamo eliminare, e non avrà nulla da ribattere. Uno in meno!) che non valutare la costruzione. Però se allevando diamo priorità alla dentatura, otterremo cani mediamente meno validi sotto altri aspetti.

  7. Grazieeee!!! attendevo il vero standard del Dogo con impazienza :-))))))
    complimenti per tutto il lavoro che c’è dietro a questo bel sito!!!

  8. @Denis: ti rispondo qua perché sul tuo commento non mi appare il “replica” (boh?). Sono d’accordo con te, però è anche vero il contrario di quello che dici tu: e cioè, meno cose selezioni e meno riesci a seguire uno standard e ad avere una razza omogenea. Poi ci son cose più facili da selezionare e altre più difficili: ma se le ignori (o le tagli via, come nel caso di orecchie e code!), alla fine finisci per avere millemila cani diversi. Quindi qualche regola secondo me ci vuole: però, nel caso dei denti, visto che in natura sono presenti praticamente tutte le chiusure (escluso il prognatismo, per quel che mi risulta: anche perché il cordone ombelicale forbici e tenaglie lo tagliano entrambe benissimo – anzi, i tenagliofili sostengono che schiacciando invece di tagliare si saldi anche meglio il mozzicone – mentre i prognati hanno qualche difficoltà), io tutte ‘ste pare non me le farei.
    Si può “preferire” una chiusura senza per questo squalificare chi ne presenta un’altra: tanto, se andiamo a guardare la funzione, ai cani non serve più neppure “una” chiusura, di nessun genere. Non è che debbano strappare a morsi le crocchette…e neanche tagliare i cordoni ombelicali, visto che c’è sempre l’umano pronto con le forbici!
    Ma se facciamo ‘sto ragionamento qua, allora che ci frega se un boxer ha le orecchie su o giù? Mica lavora con le orecchie. O se un terranova ha una coda così o cosà? Mica nuota con la coda. E andando avanti di questo passo, faremmo un bel pout pourri di allegri bastardoni… quindi qualche regola ci vuole. Basta che non ci si fissi SOLO sui denti del Dogo o sulla coda del Terranova, visto che sono le caratteristiche di cui dovrebbe fregarci meno in relazione alla funzione.

    • La coda del terranova è il timone! E’ importantissima.
      A parte questa precisazione, personalmente penso che la ricerca di omogeneità sia importante se la cosa non è portata all’esasperazione. Quando omogeneità significa cani fotocopia, e non si lascia una minima possibilità di variabilità alle cose ininfluenti alla funzionalità. O sei “ideale” o sei fuori. Personalmente penso che nella selezione delle razze (in generale) oggi l’omogeneità abbia troppo peso, soprattutto considerando i tanti problemi ancora da risolvere. Il rischio in molti casi è quello di arrivare a selezionare cani tutti omogeneamente displasici, o troppo timidi o nevrili… quando magari ci sono soggetti che potrebbero migliorare la situazione che vengono scartati perché “non omogenei”.
      Tornando a noi… penso che nel caso della dentatura non si possa neanche parlare di omogeneità… cioè la differenza tra tenaglia, forbice e forbice rovesciata la vede il giudice con il cane fermo e uno che gli tiene sollevate le labbra. E a volte deve tirare fuori gli occhiali per mettere a fuoco. Da fuori non si vede niente… non puoi dire che due cani sono disomogenei se non chiudono uguale. Se si vede vuol dire che è prognatismo o enognatismo… e qui siamo d’accodo che la cosa è molto piu’ grave.
      Ma al di là di ciò c’è anche un altro fattore che non è da trascurare: il fatto che è *impossibile* avere omogeneità per la dentatura a tenaglia.
      Un discorso di intransigenza totale potresti farlo se volessi solo la chiusura a forbice… Selezionando la tenaglia credo sia quasi impossibile non avere cuccioli che chiudono a forbice e/o a forbice rovesciata. E come se volessi selezionare cani tutti neri e solo tutti neri (possibile) oppure volessi selezionare cani con nero solo alla testa, ma non in altre parti del corpo. Possibile sul singolo soggetto, ma difficilissimo avere l’omogeneità.
      Penso anch’io che la soluzione ideale sarebbe quella di *preferire* una dentatura, senza però penalizzare in nessun modo le altre, ma semmai con la raccomandazione di non accoppiare tra loro cani che hanno dentatura a forbice o a forbice rovesciata sempre e solo con cani con dentatura a tenaglia.

      • 2 giorni fa’ stavo guardando seduta in cortile mio figlio di 6 anni ke giocava con il monopattino e 2 dogo argentini hanno scavalcato il cancello della loro vicina e ci hanno aggredito entrami!

  9. ho letto l’articolo con molto interesse mi sembrava di vedere la mia piccola doga di 4 mesi,il suo carattere è meraviglioso,si adatta a qualsiasi situazione senza problemi.L’unica cosa è che per ora morde ogni cosa,speriamo passino in fretta questi mesi!

  10. è il mio sogno e spero che prima o poi riuscirò ad avere al mio fianco questo splendido cagnolone dolcissimo <3 lo amo in ogni suo aspetto!!!!!!!

  11. redazione ho letto l articolo e devo dire che sei stata veramente brava ai descritto meravigliosamente la storia del dogo argentino mi devo complimentare con te e ai messo la misura standard che sai che oggi e cambiata molto le scuole di pensiero e il mercato richiedono dogo alti e e enormi perché dicono che più e grosso più forte la cultura e lo studio di antonio nores martinez non conta nulla in vece lui creo un vero dogo argentino equilibrato e forte nello stesso tempo quello che oggi sta svanendo e questo mi dispiace molto ma tu ai descritto il vero dogo e complimento veramente con te

  12. un articolo cosi’ perfetto , un’analisi cosi’ EGREGIA che mi permetto di correggere solo una “cosina” …….Eastwood secondo Sergio Leone aveva solo 2 espressioni appunto (ed è vero!) : con IL SIGARO o senza SIGARO ……….non il cappello 😉

  13. daccordo tutto cio’ è DOCUMENTATO da “WIKIPEDIA”………….appena trovo il video dell’intervista al mitico regista Leone non manchero’ di postare …………..poi per chi è appassionato del genere è piu’ realistica l’ipotesi del sigaro ma non voglio insistere senza PROVE REALI 😉
    un abbraccio e BUONA VITA Valeria

  14. Sarei curioso di sapere/vedere chi è l’allevatore italiano in bandana che nelle pubblicità si faceva fotografare col pugnale insanguinato e il cinghiale abbattuto. Seguo la razza da vent’anni, ho tutti i libri e i vecchi articoli delle riviste, una sterminata collezione web, e non ho mai visto nulla di corrispondente alla descrizione, soprattutto la bandana alla Rambo. Temo sia una fantasia dell’autrice, forse più attenta nell’osservazione dei “calippi fucsia” di cui [alquanto morbosamente, invero] parla. Se si parla di cacciatori che hanno onorato la visione di Antonio Nores Martinez, contribuendo a mantenere il dogo quello delle origini, per lungo tempo invece in Italia ce n’è stato uno solo, degno della più grande stima e rispetto.

    • L’autrice è talmente “morbosa” che sei l’unico a cui è venuta la geniale idea citare nei commenti il “calippone fucsia”, che nell’articolo viene menzionato esattamente una volta: deve esserti proprio rimasto impresso, non c’è che dire!

      • Ebbè, vorrei anche vedere che tutto l’articolo fosse incentrato sul calippone, mi sembra già più che sufficiente così, come fuori tema! La mia curiosità era piuttosto incentrata su questa figura di Rambo de noartri, perché di gente “curiosa” intorno al dogo ce n’è indubbiamente stata, ma di allevatori che pubblicizzavano i loro cani mostrando foto in bandana e coltellaccio col cinghiale-trofeo io non ne ho mai viste, e credo proprio non esistano. Per il resto l’articolo non è poi male, rispetto a tanti altri, anche se il rispetto per il lavoro di Tono, creatore della razza, e del dogo argentino com’è pensato e voluto in patria sarebbe dovuto. Chi vuol cacciare col dogo può andare nei paesi a noi vicini – e ci va – non vedo perché volerlo far passare necessariamente per un cagnolone bianco che se ne va a pisciare assieme ai labrador al parchetto. Con tutto il rispetto.

        • Fermo restando che uno potrà scrivere cosa vuole sul suo sito, e quindi anche farne 1000 di fuori tema, se ne ha voglia, e non penso sia tu a decidere quanti siano i “fuori tema” consentiti in un articolo…lo sai che stai per vincere il premio come milionesimo utente che non si è accorto che i “veri standard” sono articoli umoristici ?

          Indovina un po’ qual è il premio? Esatto, un peluche gigante del calippone fucsia.

    • Per lungo tempo ce n’è stato uno solo, che adesso non c’è più: e nessuno intendeva mancargli di rispetto. Però le foto le ho viste eccome, comprensive di bandana. Ti dirò di più: le ho viste a casa di Serafino Bueti (se segui la razza da vent’anni sicuramente lo conoscerai), che presumo le abbia ancora e che potrà sicuramente mostrartele. Una di queste foto era anche uscita su una rivista specializzata dell’epoca (anni ’90, mi pare) per pubblicizzare l’allevamento. Tu puoi chiamarlo “mantenere il dogo delle origini”…e probabilmente era proprio questo l’intento: ma ti assicuro che far uscire una foto così nel momento in cui la razza veniva presentata come “arriva il cane killer” … be’, a me non è sembrata un’idea troppo geniale.
      Poi, per carità: massimo rispetto anche da parte mia. Specie visto che quella persona non può più rispondere. Ma le foto c’erano, eccome.

  15. Mataco come me vede i cani e le singole razze per quello che REALMENTE sono , senza snaturarli dopo anni e anni di selezione per renderli come noi vorremmo che fossero (DEI SURROGATI DEGLI AFFETTI MANCATI ) ………..appunto per il cazzeggio da parchetto ci sono una MIRIADE di razze molto piu’ idonee ………..certo se ben socializzato e ben EDUCATO qualsiasi cane è equilibrato ma quando arriva il TOPOCANE kamikaze D’ASSALTO (york , ciwawa , pincherino ) ………..non tutti reagiscono allo stesso modo (RAZZE DA LAVORO SCLERANO SE ABBANDONATI ALLA NOIA QUOTIDIANA )…….e spesso chi possiede un dogo difficilmente lo porta cosi’ libero come un labrador (premesso che il labrador non è lo scemo del villaggio cinofilo se gli girano ….anche lui cia’ dei bei dentini ) ………..per il resto fate come peggio credete ………..prima di comprare un cane perchè è bello o è trendy pensiamo a cosa noi siamo ingrado di DARE a quel malcapitato cucciolo che prima o poi CRESCERA’ …….

  16. Davide, se c’è uno spazio per i commenti, anche quelli potranno essere espressi liberamente, e criticare l’articolo, no? Ripeto, quello che non mi è piaciuto, tra le altre cose, è stato il riferimento a un personaggio che si vuole reale, e che credo invece abbia solo una base di verosimiglianza, ingigantita poi dalla fantasia dell’autrice, evidentemente allergica alla figura di Rambo [ricordo che lo citava in passato parlando di un addestratore, e in quel caso magari non aveva tutti i torti…]. Se l’autrice ne avrà voglia, non sarebbe male un chiarimento sulla realtà di questa figura, altrimenti resta il sospetto che stia dileggiando una persona, inventandosi bandana e altre cose. L’ironia è sempre ben accetta ma, come dice Luigi, sarebbe bene non ridurre un cane come il dogo argentino, autentico samurai canino, una categoria dello spirito direi, a un toy dog da esibire con le amiche o ai giardinetti. Il dogo è un cane nobile, non offendiamo la sua natura. Lasciamolo nelle mani di chi lo apprezza per quel che è e dev’essere: non chi lo degrada facendolo combattere con altri cani o aizzandolo contro le persone per malinteso machismo, quindi, ma nemmeno chi lo riduce a pelouche bianco ignorandone la vera essenza. Per poi magari trovarsi a grattacapi…

    • Certo, se tu non avessi esordito al tuo primo commento infilandoci la squallida frecciata sulla “morbosità” e sull’essere “troppo attenta nell’osservazione del calippone fucsia” la tua sarebbe stata una critica che, per quanto accusare di “inventarsi le cose” non sia una critica carina, era comprensibile e si poteva comprendere il dubbio dato che conosci la razza da molto.
      Invece con la stupida frecciatina “sessista”, è diventato solo un commento squallido.

  17. Davide, il mio non è affatto un commento sessista, è rivolto a chiunque [quindi anche a te, eventualmente] si soffermi sull’osservazione del calippo fucsia durante gli incontri di un dogo con un essere umano di sesso femminile: non vedo come altro definire la descrizione fatta, se non morbosa, inopportuna. Almeno in questo contesto.
    Per la Redazione: grazie della risposta. A quei tempi collezionavo tutte le riviste in edicola riguardanti i cani, da Cani da Presa, a Cani di razza, a Argos, a Work Dogs, e così via. Mi sarà sfuggita proprio quella foto, non so che dire…La persona di cui stiamo parlando, trasparente e di valore nonché mio amico, non ha mai fatto mistero della sua visione del dogo, conforme a quanto voluto dal creatore della razza, e si è sempre adoperato per mantenere il dogo delle origini uguale a se stesso, e così farlo conoscere. Nei suoi libri e in quelli della Falsina ci sono sue foto a caccia, c’è del sangue ovviamente, ci sono dogo e cinghiali, ma la famigerata bandana alla Rambo mi manca. Non che sia necessariamente segno di chissà che, quando sei sotto il sole cocente, col sudore che ti cola sugli occhi dopo un inseguimento al cinghiale. Il periodo in cui avrebbe presentato quella foto, comunque, era ben lontano da quello in cui il dogo fu presentato in Italia come “il cane killer”, mi pare su Epoca negli anni ’70. Non vedo cosa c’entri poi la funzione venatoria con l’aggressività verso le persone. Ipocrisia è magari presentare il dogo [non parlo di voi] come “il cane delle mamme”, per poi lamentarsi se chi lo ha preso ha avuto problemi per non avere idea di cosa si è trovato a gestire.

    • Mataco, non c’è mai stata l’intenzione di attaccare la persona in oggetto, tantomeno adesso che è venuta a mancare: però vorrei rammentarti che i “veri standard” sono umoristici, satirici, chiamali come vuoi (la categoria in cui sono inseriti infatti è UMORISMO e non certo “cinotecnica”): quindi certe esasperazioni sono messe lì proprio per strappare un sorriso, calippone fucsia compreso.
      Le mie morbosità, se mai ce ne sono state, si sono sempre dirette ad altri tipi di calippi: ora poi, alla soglie dei 60 anni, quello che mi interessa di più è proprio l’originale. Nel senso del gelato.

      Valeria Rossi

    • Ciao ti rispondo molto volentieri perché ho una cucciola di un anno.
      Allora non sono dei mostri e non cambiano niente improvvisamente, però un cambiamento c’è ma mi attento a dire come è normale che sia nemmeno tu sei da adulta quello che eri da piccola.
      Se da piccola intendo dai 2 fino ai 6 mesi si faceva abbaiare in faccia da tutti, aveva paura anche della sua ombra e non faceva la guardia, da quando ha avuto il calore e’ cambiata.
      È un cambiamento che avviene giorno dopo giorno devi imparare ad osservare il tuo cane ed è anche il bello di vederla crescere.
      Parla socializzare sicuramente è fondamentale ed è quello che ho sempre fatto da quando la cucciola a due mesi ma devi farla socializzare anche nel modo giusto, con cani bravi, che nn prenda traumi.
      Adesso zooma a un anno e se un cane anche adulto le abbaia in continuazione in faccia dopo 30 secondi Ringhia.
      Non con i cani che conosce da quando è piccola però; con quelli va d’accordo xke li vede come esempio, sono stati la sua guida da piccola e credo ne abbia rispetto.
      Con il cibo invece ha un probl, nessun cane può avvicinarsi quando mangia (ricordo dell’allevamento e della cattiva gestione del cibo da parte dell’allevatore)…nessuno cane ma ogni umano assolutamente si!
      Non sopporta i ciccioli di 2/3 mesi (se nn ci fosse il guinzaglio li attaccherebbe) , questo lo fa da quando ha avuto il calore (7mesi) prima assolutamente giocava con tutti.
      Quindi sicuramente dei cambiamenti ci sono stati bisogna avere sempre non uno, ma due occhi aperti perché sicuramente il danno che può fare un cane così grosso è proporzionale appunto alla sua dimensione.
      Per tutto il resto è un cane assolutamente ubbidiente assolutamente testardo assolutamente dolce, ma è anche vero che queste cose che ti sta dicendo sono riferite alla mia perché ogni cucciolo ha il suo carattere e la sua identità.
      Per esempio sua sorella e’ molto diversa da lei (sempre schiva fin da piccola, con probl di aggressività anche verso i padroni Etc..)
      Zooma salta addosso a tutti per fare feste e adora i bambini con i cani invece è un altro discorso bisogna stare un pochino più attenti ma quando incontra un cane adulto che vuole giocare non si tira indietro, se incontra un cane adulto di grossa taglia che le ringhia ne ha timore, ma se il cane che ringhia e’ di piccola taglia e le sta antipatico lei ricambia il ringhio.
      I cambiamenti non sono finiti e ogni giorno la osservo, credo che il segreto sia questo: osservare il proprio cane e capire il suo malessere, la sua gioia e la sua indifferenza.
      Poi bisogna solo sperare che vada sempre tutto bene, ma credimi e’ un grande cane in tutti i sensi:-)

  18. per chi è cinofilo VERO il calippone rosa è un dettaglio INSIGNIFICANTE ……….certe cose lasciamole a chi le nota ancor prima di apprezzare il soggetto in morfologia e carattere perchè non ha altro a cui pensare nella sua inutile ………..vuota ……….e maliziosa vita ……….non vorrei che adesso oltre alla moda della castrazione i dottoretti si mettessero ad amputare anche i “calippi” perchè nuociono la quiete pubblica ahahahaah non so se avete mai visto un cavallo o un’asino quando sfoderano il loro tronchetto della felicita’ ahahahah ………è la natura .

    • Se l’inutile, vuota e maliziosa vita di cui vai cianciando è la mia, visto che mio è l’articolo, ti avverto che al prossimo commento di questo tenore la mia vita sarà ancora più vuota, visto che farò a meno della tua presenza sul mio sito.
      Perché questo non è un forum: è il “mio” sito di cinofilia. Sei in casa mia: e in casa mia mi aspetto un minimo di educazione.
      Se non ti va bene quello che scrivo (e lo spiego anche a te: i “veri standard” sono U-MO-RI-STI-CI), hai solo che da recarti altrove.
      Se invece vieni qui per insultare, allora altrove ti ci mando io.
      Che finché si scherza mi sta tutto bene… ma sentir ribadire in due commenti che mi interesserei morbosamente al cazzo dei cani, se permetti, mi fa leggerissimamente girare le palle. Quindi diamoci una calmata.

      Valeria Rossi

  19. Bene, preso atto che non c’era intenzione di attaccare in nessun modo la persona in questione – avevo frainteso allora, del resto può succedere, era un mio caro amico – non ho altro da aggiungere…Se non che in questi giorni concorderemo tutti sull’interessarci al calippo originale, fucsia o non fucsia, co sti caldi. Saluti, e aguante el dogo!

  20. certo E SCURO ,

    che la parentesi umoristica era rivolta agli utenti o allo status medio di chi in casa ha uno o piu’ cani e che un’allevatrice , scrittrice di notevoli connotazioni culturali quale lei è ABBIA E CONDUCA UNA VITA tutt’altro che vuota , insignificante e maliziosa dopo questo attacco sono io che tolgo il disturbo cara redazione ………ho sempre apprezzato le sue scritture e il suo modo allegorico di descrivere nei minimi dettagli il CANE ………ma adesso mi ha deluso davvero ……….esco da casa sua volentieri e le auguro buona vita .
    Rilegga quello che era il mio commento e mi dica se cè un minimo cenno di riferimento a lei PIUTTOSTO mi riferivo a Mataco che ha evidenziato INUTILMENTE e oltre misura il particolare U-MO-RI-STI-CO del suo articolo .
    AD MAIORA .

  21. ottimo articolo .. come tutti quelli che fai.. dicendo aspetti e comportamenti reali, e vissuti personalmente con la tua esperienza..

    grazie carlo

  22. Complimenti, un bell’articolo. L’unica cosa su cui mi trovo in disaccordo é sulle espressioni : il mio Dogo maschio sa fare benissimo la faccia da “budino triste” ovvero un misto di povero cane afflitto e persona offesa da un destino beffardo. Inoltre trovo che lo standard non parli neppure delle orecchie “a spoiler” o ad “ala di gabbiano” e neppure delle orecchie cabriolet che molto spesso rendono poco credibili i loro tentativi di assumere espressioni altere. Credo con fermezza che le orecchie siano l’espressione del senso dell’umorismo del Dogo.

  23. Bellissimo, Valeria. E per le polemiche… “non ti curar di lor, ma guarda e passa”. E credo di parlare a nome di tutti i lettori che abitualmente ti seguono. E il calippone è una parte del corpo come tante altre, che se è divertente perché spicca su un cane bianco a pelo raso, lo è e basta; che poi, se sfottiamo le orecchie del bracco italiano dicendo che sembrano quelle di Dumbo, chissà perché nessuno si scandalizza.

  24. E’ grazie a questo articolo che ho deciso di prendere il dogo argentino…ed ora eccola qui, la mia “piccola” Zuma che tra 4. Gg compie 4 mesi!!! Abbiamo incontrato Valeria Rossi che ha tenuto una lezione con noi; brava cosa dire? Molto brava mi ha insegnato qualche esercizio che ripeto tutti i giorni con Zuma e ho la sua attenzione anche in giardino quando mille cose la distraggono quindi…graZie per la sua professionalità e disponibilità!

  25. Scusate ma non resisto, vi devo dire anche questa. Un mio collega, ex allevatore di dogo, mi ha informato che tra i nomi più fantasiosi dati al suo cane da cucciolo… c’è questo:
    Che bel dobermann albino!!!!
    (e l’altra era “che bel labrador bianco” ma vedo che non è stato l’unico dai commenti)

  26. Io ho un dogo argentino femmina.
    Io verrei saperne di piu sulle femmine perchè in passato ho avuto solo maschi le prego AIUTO

  27. Buongiorno a tutti 🙂
    prima di tutto vorrei complimentarmi con la signora Rossi per questo sito, per tutti gli articoli, molto interessanti! e per questa sezione… ho le lacrime agli occhi, era molto che non mi capitava più di ridere come una matta da sola!!!
    A proposito, del vero standard del dogo argentino, anche per me è stato decisivo sulla scelta del nostro futuro cucciolo, io e il mio compagno fra le tante indecisioni sull’acquisto di un molossoide, dopo aver letto questo articolo, abbiamo optato per questa razza.
    Decisi a saperne sempre di più ho fatto qualche ricerca in rete trovando un forum di discussione sul dogo, che “meraviglia” mi sono detta, e invece … mi sono cadute le braccia a terra.
    So che questo non è un forum e chiedo SCUSA se mi permetto qui di chiedere, ma, vi prego, c’è qualcuno che vive con un dogo in città e mi può dire se veramente sono così dottor jakyll e mister hide!? su questo forum non ho hatto altro che leggere di cuccioloni fantastici socievolissimi e ben educati che allo scoccare dell’età x (tra i 6 mesi e l’anno di età) si trasformavano da giocherelloni a diffidenti e agressivi anche nei confronti di cani con cui avevano giocato fino a due settimane prima.
    Ora mi chiedo ” davvero nonostante una buona socializzazione delle regole precise e una buona educazione, di punto in bianco con l’avvicinarsi della maturità dovrò temere di uscire per una tranquilla passeggiata ogni volta che incroceremo un cane conosciuto o meno?
    Ringrazio chiunque mi voglia rispondere e ancora tanti complimenti alla Signora Rossi e tutta la redazione per questo bellissimo e interessante sito. Grazie

  28. Mi complimento per l’articolo, è davvero bellissimo. Io ho una femmina di dogo argentino di 2 anni e mezzo. È sempre stata molto giocosa ed è sempre buona con tutti anche con gli sconosciuti. Con i cani invece e proprio come hai detto tu, con chi ha voglia di giocare gioca, con chi vuole litigare mostra i denti pronta a farsi valere. Per il resto è un cane spettacolare. È obbediente, buffa e molto simpatica. L’unico problemino che ho con lei è che odia i gatti. Non c’è verso di farle cambiare idea. E comunque per quanto possano essere buffi e simpatici, non dobbiamo mai dimenticare che sono cani selezionati per la caccia e l’istinto da predatore ce l’hanno nel sangue. Quello che ho potuto notare io è che sono cani che hanno bisogno di un capo branco altrimenti provano a prendere le redini della situazione. Ma con la giusta educazione sono dei compagni di vita meravigliosi.

  29. I dogo del mio vicino (maschio e femmina) adorano la mia mini jack russel di 3 mesi, il maschio piagnucola sempre che ci vorrebbe giocare pure, ahahah!

  30. Ahahah davvero un articolo bellissimo, di solito non leggo quelli più lunghi di 10 righe, ma la curiosità e le risate che mi son fatto, oltre a farmi cambiare lo stereotipo del Dogo argentino me ne hanno fatto innamorare….chissà in futuro…
    Simpaticissima davvero, anche se la storia del calippo rosa…😱☺️

  31. Dico la mia …. Giravo con i miei due cuccioli di dogo…… una donna li vede e dice “che belli!” Poi si gira verso il marito e fa “che razza sono”? Ed il marito con l’aria da esperto cinofilo li guarda con sufficienza e dice “ora non ricordo però ora sono bianchi pian piano cresceranno e si riempiranno di macchie …….. 🤦🏻‍♂️

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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