di FRANCESCA CAPODAGLI – Mi sembra ieri quando un affarino luuuungo, luuuungo e magro tanto che gli si potevano contare le costole, con una bronchite paurosa ed una preoccupante dermatite, faceva il suo ingresso nel mio asettico appartamento di Milano… così vuoto fino a quel momento!
Uberto non era certo un bello spettacolo visivo quando l’ho adottato; e pensate che la sua ingenua fiducia e fedeltà erano già state tradite ben tre volte nell’arco dei suoi primi quattro mesi di vita…
Chi lo aveva ordinato, non lo voleva più; chi poi ha pensato di acquistarlo, se ne è sbarazzato alla prima difficoltà e così per tre volte il poverino ha cambiato casa.
La mia vita è sempre trascorsa in compagnia di cani, ma tutti nati in famiglia, vissuti con i fratellini e la mamma…insomma cuccioli felici fin dalla nascita ed adulti tranquilli ed equilibrati.
Non ero decisamente pronta ad accogliere, invece, un cane traumatizzato nell’intimo come il mio Uberto.
Con tutto l’amore possibile, ho curato il suo corpo….ma non avevo badato alla sua anima, alla sua psiche.
Gli altri miei cani sono sempre stati calmi e sereni quando rimanevano soli in casa: altri addirittura penso che non ci siano rimasti MAI!
Così, senza pensarci troppo, mi sono dedicata ai classici impegni di studentessa universitaria, già a partire da due giorni dopo l’arrivo della povera bestiola.
Non l’avessi mai fatto!
Tornata a casa dopo qualche ora, mi sono trovata di fronte la scena apocalittica di un post-uragano tropicale o di un post-conflitto atomico…fate voi!!
L’intera sala da pranzo devastata, deiezioni ovunque, giornali strappati, telefono con i cavi morsicati, CD mangiucchiati, ciotole ribaltate, porta graffiata, battiscopa e pareti rosicchiati!!!
Un disastro!
Immaginatevi la mia faccia.
Non avevo neanche la forza di piangere, né tantomeno l’intenzione di picchiare Uberto…da brava divoratrice di libri di psicologia canina ho evitato di sgridarlo, anche perché il fattaccio era evidentemente accaduto subito dopo la mia uscita e una punizione così tardiva non avrebbe avuto senso.
Con le lacrime agli occhi e le mani tremanti ho sistemato tutto; che lavoro, ragazzi!
Uberto, in tutto ciò, era talmente contento di vedermi che si è fatto la pipì addosso e non la smetteva di piangere e tossire.
In mia assenza si era martoriato i due garretti posteriori e la coda, fino a farsi uscire il sangue.
Il giorno dopo la scena si ripetè: e mi ero allontanata da casa solo per andare a fare la spesa!
Il giorno dopo ancora, di male in peggio…
Calma e sangue freddo, mi sono detta; qua siamo di fronte ad un classico comportamento qualificabile come ANSIA DA SEPARAZIONE.
Tutti i traumi subiti dal poverino avevano causato in lui questo profondo senso di abbandono che lo portava alla distruzione di tutto ciò di più caro a me, e all’autolesionismo ogniqualvolta io mi allontanassi da casa e da lui anche solo per pochi minuti.
Sono arrivata ad appostarmi per le scale ed origliare alla porta, ma il furbastro sentiva benissimo la mia presenza sul pianerottolo e se ne stava tranquillo e la stessa cosa accadeva quando mi sentiva salire con l’ascensore pochi minuti prima di rientrare.
Tuttavia, chiacchierando del problema con i vicini di casa, sono poi venuta a sapere che, quando non masticava giornali o CD, Uberto ululava come un lupo dei Carpazi, latrava come un elefante ferito a morte!
Uno strazio indescrivibile, incredibile davvero: l’ho anche registrato!

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L’intervento doveva essere repentino ed ho dato fondo a tutte le fonti scibili ed immaginabili per trovare una soluzione ed una cura a questa patologia: Fiori di Bach, rituali per tranquillizzarlo prima di uscire, lasciarlo solo per 1-2-3 e poi 5 minuti…presa dalla disperazione sono anche arrivata a chiuderlo in una stanza: peggio!
Insomma, ero davvero demoralizzata e sconfortata…quando ecco che mi è balenata in mente un’idea.
Una cara amica allevatrice mi aveva parlato, tempo prima, di un oggetto misterioso, ma miracoloso allo stesso tempo….il RECINTO!
Il recinto permette di limitare il raggio di azione del cane ad un’area ben definita all’interno della quale far spazio al suo cuscinone, alla sua ciotola dell’acqua ed ai suoi giochi. Questo lo avrebbe, in teoria, tranquillizzato.
I cani non sporcano dove dormono e si sentono protetti se “recintati” o riparati ( ad esempio dentro un kennel, una gabbia di plastica che funge da tana ).
Be’…il miracolo avvenne!

L’utilità del recinto tuttavia non si limita alla risoluzione di problemi così specifici, vi assicuro! E lo scopo di questo mio racconto è in effetti tutt’altro.
Magari all’inizio vi sarà potuta sembrare una storia strappalacrime; in realtà ho pensato di parlarvi della mia prima esperienza con questo “oggetto misterioso” solo per farvene capire al meglio le qualità nascoste e sorprendenti.
I basset hound nella mia famiglia sono ora tre.
Bene…è vero che dove ce ne sta uno ce ne stanno due, è vero che dove ce ne stanno due ce ne stanno bene anche tre…ma provate voi a fare le pulizie e ad aspirare il pavimento con tre coccodrilloni pelosi che vi si infilano tra i piedi!
E’ praticamente impossibile!
Provate voi a restare calmi e psicologicamente sani quando vi alzate la mattina…e la prima cosa che pestate è la cacca o la pipì dell’ultimo arrivato!
E riuscireste a partecipare ad una esposizione canina con un mostro a tre teste che tira un guinzaglio triplo con la forza di un bufalo americano della prateria?
Oppure, semplicemente ad avere un minimo di intimità e privacy col vostro/a compagno/a con tre cosi lunghi che pigolano per salire sul lettone fino a farvi venire l’esaurimento nervoso?
Inutile chiuderli fuori dalla camera: gli ultrasuoni da loro emessi attraversano tranquillamente le pareti.
Per non parlare delle raspate sulla porta in noce!

Bene, la soluzione a tutti questi piccoli-grandi problemi quotidiani c’è, esiste, ed è appunto il RECINTO.
Una sorta di recinzione metallica, aperta sul tetto, formata da pannelli ripiegabili su se stessi dell’ampiezza di 2-3 metri quadrati, a seconda delle esigenze.
Quando non si usa può stare ripiegato come una valigetta, con tanto di manico, ed occupa uno spazio minimo.
E’ chiaro che non si può gettare dentro al recinto un cane adulto re della casa abituato a fare il bello e il cattivo tempo e pretendere che prenda bene la novità e non vi butti giù tutto l’ambaradan a capocciate!
Se però è abituato fin da cucciolo, il cane entrerà da solo e volentieri nel recinto, dove si sentirà protetto e “a casa sua”, dovunque si trovi.
Per esperienza personale lo consiglio anche in caso di viaggio e di permanenza in albergo.
Quando mi sposto con tutta la truppa al seguito, lo porto sempre con me: anche una situazione come quella della camera di hotel, che spesso provoca strane reazioni in cani non abituati, a causa di nuovi odori, nuovi elementi nell’arredamento, può essere un buon terreno di prova per l’”oggetto misterioso” in questione.
Noterete che se ci si porta dietro il recinto col cuscinone, i nostri beniamini si sentiranno a casa loro e saranno più tranquilli, oltre a permettere alla donna delle pulizie di rifare la stanza senza essere importunata!
E ancora, se deciderete di pranzare in un ristorante all’aperto…altro che lasciare il cane in auto!
Potrete portarlo vicino a voi e lui potrà sdraiarsi all’ombra senza la necessità di rimanere costretto sotto il tavolo col guinzaglio corto.

Sarà anche molto più semplice insegnare al cucciolo a fare i bisogni fuori casa e a farlo stare tranquillo in vostra assenza.
Una manna dal cielo per gli allevatori, che vi mettono i cuccioli in fase di svezzamento…una grande mano per i privati alla prima esperienza canina o che si trovano per le mani un cane problematico.
Vogliamo poi parlare delle passeggiate in montagna o lungo il fiume? Se avrete voglia di fare un pic nic o un riposino dopo aver lasciato scorrazzare per valli e monti il vostro amico, potrete farlo entrare nel recinto e lasciarlo al fresco sotto l’ombra di un albero, mentre voi vi godrete in santa pace il pranzo “al sacco” senza strane presenze elemosinanti.

Più volte ho chiamato il recinto “oggetto misterioso” perché in effetti non è conosciuto ai più, ed è un vero peccato.
Molti se sentono parlare di gabbia, kennel, o recinto, inorridiscono al pensiero di veder rinchiuso il loro cane!
In realtà non sanno quanto si sbagliano… sono spesso i piccoli problemi quotidiani che si ripetono nel tempo, che a lungo andare causano gli abbandoni!
Abituare il cane adulto al recinto è facile: basta che si associ l’ ENTRATA ad un fattore positivo quale il GIOCHINO all’interno del recinto, o il PREMIETTO crocchetta o bocconcino se entra senza fare storie (= rinforzo positivo). Vedrete che sarà lui stesso ad entrarvi quando sarà LUI alla ricerca di un po’ di privacy!
Potete trovarlo e chiedere maggiori informazioni durante le manifestazioni cinofile come le fiere e le esposizioni di bellezza, ma anche in pet-shop ben forniti.
Com’è che diceva quel tipo? Provare per credere!

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28 Commenti

  1. Posso riportare la mia esperienza a riguardo anche se con un gatto anzichè cane?
    Peda è uno sfigatto da manuale, investito, finito in enpa, datoci per sano “solo un poco lento” si è poi rivelato epilettico e quasi del tutto cieco e sordo.
    Alle crisi epilettiche ci si fa il callo, la cosa davvero pesante è stata la gestione delle deiezioni. La cassettina, questa sconosciuta. Le abbiamo provate tutte per convincerlo ad andarci, vari tipi di sabbia, spostarla, perfino il ricorso alla comportamentalista. Niente di risolto, alla mattina io e mio marito ci salutavamo con “toto cassetta? dove l’avrà fatta oggi?” E festone le volte che Peda centrava la cassetta.
    Così dal 2005 a due mesi fa, alternando bisogni in giro e bisogni nella cassetta.
    Poi, due mesi fa, il tracollo. Peda è peggiorato e ovviamente anche il suo comportamento. Pipì in giro sempre e, dato che dopo aver defecato corre come un pazzo, vi lascio immaginare l’effetto che faceva con la pupù-spray da cortisone -_-.
    Son arrivata a pulire in toto i pavimenti anche 3-4 volte al giorno, per non parlare dei bagni al gatto inzaccherato. Ero esaurita, c’erano giorni che piangevo di nervoso e frustrazione, pensavo cose indicibili e poi piangevo pure di più per il senso di colpa di aver fatto brutti pensieri. Povero Peda in fondo che colpa ne ha?
    Poi come un faro nella notte ecco la vet “credo sia il caso di contenerlo almeno di notte”.
    E ci ha prestato una delle sue gabbione (ci sto dentro comoda io).
    Nella gabbia c’è il fondo con le traversine, la cassettina con la sabbietta e le ciotole.
    La prima sera mi sono sentita un mostro a chiudere Peda li dentro ed ero preoccupatissima che sbattesse contro le pareti in uno dei suoi attacchi di corsa folle. Lui da parte sua non è comunque molto coscente del mondo, gli basta la ciotola coi crocchi e sta bene.

    Beh io ora posso dire sempre lodata sia la gabbia.
    Da che è stata istituita la notte in gabbia Peda 9 volte su 10 centra la cassetta (anche di giorno WOW), non corre più come un pazzo, e se di giorno gliela lascio aperta ci entra anche di sua volontà per dormire. La vet mi diceva che è proprio perchè si sente più sicuro.

    Certo all’inizio mi spiaceva, mi sentivo cattiva, ma poi ho visto che a lui non dispiace, è al sicuro, non si fa male correndo per la casa e sopratutto, non essendo più stressata dal suo comportamento, è molto migliorato il nostro rapporto.
    Lode alla gabbia 🙂

  2. Dalla disperat…ehm, FELICISSIMA umana di tre gatti: “buono, anzi OTTIMO a sapersi!”
    Ho sempre usato il recintino con i cuccioli di cane, mai pensato a usarlo con i gatti. Purtroppo la mia micia che aveva un problema simile al tuo ormai è andata sul Ponte: ma dovesse ricapitarmi (corna facendo), terrò assolutamente in considerazione la tua esperienza. Grazie! 🙂

  3. w i recinti e i kennel e chi li inventò!! con una variabile tra i 5 barra 7 cani in casa, di cui UNO inviso ad altre tre, se non ci fossero non saprei come sbattere la testa ..

  4. Uso spesso i recinti in show, li trovo utilissimi soprattutto per i cuccioli che devono abituarsi all’ambiente. Ho un solo caso ‘refrattario’: una cocker americana arrivata da me quando aveva circa sei mesi, di eccellente temperamento. Lei i recinti… li scala. Non c’è modo di tenerla lì: appena ce la metto si diverte a uscire! Oppure se ne sta lì, ma solo fino a quando no vede qualcosa di interessante, e allora via (e comunque… tempo medio perché un cane veda qualcosa di interessante in expo: tre secondi). Di più: addirittura non posso usare in giardino il recinto per i cuccioli se c’è lei fuori, perché lo scala al contrario!!! È una cagna in generale allegra, un po’ vivace (vabbeh, cocker è) ma nemmeno troppo. Non so perché abbia la mania di arrampicarsi sui recinti, sarei curiosa di sapere se qualcuno ha avuto esperienze analoghe.

    • @Mariachiara: io! Con praticamente TUTTI gli husky 🙁 .
      I cuccioli scalavano i recinti, gli adulti scalavano le reti divisorie dei box (a solo scopo trombatorio, però le scalavano: ed erano alte tre metri).
      In compenso il mio intelligentissimo pastore tedesco Ektor (IPO3…), quando aveva tre o quattro anni, se lo mettevo nel recinto da cuccioli restava lì a piangere disperato pensando di non poter assolutamente uscire e di essere chiuso in una prigione invalicabile (il recinto gli arrivava praticamente alle caviglie: se avesse fatto un semplice PASSO sarebbe uscito).
      ‘sti cani-genio… 😀

    • ho un paio di cani scalatori (verso dentro o fuori poco importa) c’è da dire che gli scalatori son staffi e quindi gli vien bene ! .. altri invece nn scalano per nulla.. mah !

  5. Anch’io ho tentato di usare i recintini pieghevoli che sono andati bene finchè i miei bassotti erano cuccioli. Ma poi ho dovuto comprare i recinti di ferro zincato alti almemo 120 cm e senza sbarre orizzontali perchè alcuni di loro hanno imparato a scalare quelli pieghevoli oppure a coalizzarsi assieme per abbattere una parete e capovolgere il tutto! In expo i recinti di ferro zincato non sono maneggevoli e pensano un casino!! allora uso i kennel che adorano, tanto che non voglione neppure uscire per la noiosissima passeggiata sul ring!!

    • @Momi: però, diciamolo: i bassotti NON sono cani. Come non lo sono gli husky. Le intelligenze superiori non si lasciano abbindolare da certi trucchetti “per normali cani” 🙂
      Al massimo freghi i cuccioli, ma dopo son cavoli tuoi!

  6. e si infatti! il dobermann e la cagna corsa non sono mai riusciti a uscire nemmeno dai recintini pieghevoli alti 1 metro!! Anche se avevano ottimi suggeritori!!

  7. Dopo la morte di Giuliana, JRT di 2 mesi, a causa di non so che e se i suoi fratelli torneranno dall’ospedalizzazione, adotterò il recinto per i cuccioli almeno fino ai 3 mesi. Ora uso le gabbie per far dormire gli adulti e quella epilettica ha imparato ad entrarci quando sente arrivare la crisi ed io non sono a portata di salto-in-braccio.

  8. la cagna di mio zio (innamorata follemente del mio!) riesce a scalare la rete divisoria di due metri! sale sul capanno delle galline (circa 3mt) e si butta di sotto per passare da noi…(come non si sia rotta qualcosa ancora non lo so!) e se non riesce a “scalare” allora…va dove abbiamo la rete “morbida” cerca un punto debole e….fa delle buche enormi! la cosa bella è che insegna i suoi passaggi al mio Brandy…(che è un pò + ingenuo)…Quella cagna dovrebbe chiamarsi Arsenio Lupin!

  9. Un suggerimento: io (che ai primi cani ero contrarissima a chiudere gli stessi in gabbia sostenendo che non erano mica canarini) ho preso un favoloso recinto di ferro battuto a moduli che si può ingrandire all’infinito per la mia ultima cucciola. Per fortuna ho l’abitudine di “testare” le cose prima di affidarmici , quindi ho messo cagnina di 4 mesi circa nel recinto (notare che era già abituata comunque alla gabbia) e neanche il tempo di uscire dalla stanza ce l’avevo dietro. L’ho rimessa dentro dicendole “giù! resta!” e sono uscita di nuovo. Ho aspettato un pochino e siccome non arrivava sono rientrata per dirle brava. Tanto brava non era, dato che era arrampicata di nuovo e stavo per sgridarla e dirle di stare giù quando mi sono resa conto che aveva il collare attorcigliato al “ghirigori” del pezzo che teneva insieme 2 lati. Mi è preso il panico e ho dovuto concentrarmi per recuperare tutto il sangue freddo e liberarla dal collare che la stava stringendo. Colpa mia che non ho pensato di toglierle il collare. Mi raccomando: TOGLIETE I COLLARI QUANDO LASCIATE I CANI IN RECINTI! Conclusione: ho rimesso via il fantastico recinto e ho mantenuto la gabbia, che è meno spaziosa, ma più sicura, almeno per la mia arrampicatrice…

  10. Ma alla fine, kennel o recinto, uno vale l’altro in casa? Di notte meglio il recinto? Scusate, forse son tarda..ho letto tutto ,ma appunto, mi resta il dubbio sulla funzione dei due..Grazie per il solito suggerimento..Sto appestando questo sito da quando mi deve arrivare la cucciola, secondo cagnetto..

      • Stavo per chiederema questo commento mi ha preceduto; infatti avevo dei dubbi sull’ utilita (o fattibilita) dell’ uso di un recinto con cani grandi. Infatti Balrog ha gia raggiunto i 70 chili di peso e i 76 cm al garrese e gia lo immaginavo in un recinto tipo gabbia dei leoni dello zoo…

  11. Anche a me capitò come a Adriana che una mia cagnina nel tentativo di saltare il recinto a moduli vi rimanesse impigliata con il collare e per fortuna che ero a 1 mt. di distanza… ma anche senza collare se dovessi ancora utilizzare uno strumento contenitivo mi orienterei verso una gabbia adeguatamente spaziosa da permettere al cane di starci anche in piedi e rigirarsi se pur penalizzandolo nella deambulazione.
    Il kennel secondo me è esteticamente migliore, più robusto, più protettivo, più sfruttabile nei trasporti viaggi (anche aerei se omologato) ma credo meno economico rapportato alla taglia del cane.
    Anche una grande gabbia nel caso non serva più può essere richiusa su se stessa e riposta, ad es, dietro una porta, un kennel anche diviso dei due componenti occupa nel riporlo uno spazio maggiore.

  12. Ciao a tutti..Urge consiglio: per la cucciola che arriverà a giorni, pastore bergamasco di due mesi e mezzo, quali misure vanno bene? Non riesco a destreggiarmi..e il tempo stringe..Grazie!

    • Forse dovresti prima di tutto decidere che tipo di “contenitore usare” (kennel, gabbia, recinto) e l’eventuale zona domestica dove collocarlo. Se hai intenzione di usarlo solo come cuccia o anche come mezzo per trasportare il cane, se solo per i primi tempi o anche oltre; insomma fare un po mente locale per il futuro. Se il cane è tranquillo (cioè dove lo metti sta) o iperattivo e in questo caso potrebbe con i dentini divertirsi a smangiucchiare le cerniere se non protette o il cancelletto se di plastica. Inizialmente potresti orientarti su qualcosa di più economico dovuto anche alle dimensioni minori ma sufficienti a contenere il cucciolo. In seguito potrai perfezionare la scelta adeguandola sia agli sviluppi fisici del cane sia all’organizzazione famigliare.
      Mi permetto di suggerirti di visitare un negozio pet ben fornito, visionare la merce ed esporre le tue perplessità al commerciante.

  13. Salve ho letto ora i vostri commenti, avrei una domanda da porvi . Voi lasciate il cane sempre nel recinto? Esce solo per le passeggiate e bisogni fuori?

  14. Ciao, stavo pensando se, prendendo spunto dal concetto di recinto, avrebbe senso prendere un cancelletto chiudi uscio in plastica, tipo quelli per bambini, per la mia cucciola Coco che ha cuccia e mangiatoio in cucina e può uscire quando vuole visto che non c’è fisicamente la porta ma solo un archetto aperto.

    Grazie del consiglio!

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