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Quelli che… fanno protezione civile

Quelli che fanno protezione civile, in realtà, non andrebbero presi per i fondelli, perché sono bravissime persone che mettono se stessi e i loro cani a disposizione del prossimo. Sono i veri eroi del nostro tempo, disposti a saltar giù dal letto alle quattro del mattino per andare a cercare il vecchietto disperso nei boschi, o a fare centinaia di chilometri per raggiungere il paese terremotato: il tutto senza guadagnarci un centesimo (non sono certo loro quelli che se la ridono se arriva un terremoto), anzi spesso rimettendoci del loro, perché sono tutti volontari spinti unicamente dal buon cuore e dal desiderio di sentirsi socialmente utili.
Premesso tutto questo, li prendo per i fondelli lo stesso.
Perché…

ASPETTO GENERALE: variabile. Il signore sui 50 anni, grasso, pesante, asmatico e asfittico, sceglierà probabilmente la ricerca in superficie (così, pensa lui, oltre ad addestrare il cane gratis magari perde qualche chilo. In realtà si candida al doppio infarto carpiato).

Al contrario, la ragazzina che pesa ventidue chili con gli anfibi, e che potrebbe correre per centinaia di chilometri senza un solo “sbuff”, non ha possibilità di scelta: viene indirizzata sempre e solo sulle macerie, perché è l’unica in grado di infilarsi nei nascondigli allestiti per allenare i cani (dimensione:quattro centimetri per tre. Il motivo è ignoto, visto che per il cane non conta un accidenti la dimensione del nascondiglio: le difficoltà deve superarle per arrivarci. Che poi il tapino da scovare stia rannicchiato in un tubo o comodamente sdraiato su un letto a due piazze in una cameretta sotterranea – stile boss mafioso – per il cane non cambia nulla. Però i nascondigli si creano sempre e solo piccoli: e le ragazzine di ventidue chili vengono immancabilmente cooptate perché nessun altro riesce a entrarci dentro).
Dopo un annetto passato a saltare da un nascondiglio all’altro, le ragazzine cominciano a mordere i cani anziché dar loro la pallina quando vengono ritrovate. Infatti sono ormai  isteriche, hanno cani che non sanno fare un belino (il loro non l’hanno mai allenato, stando sempre e solo imboscate per allenare i cani altrui), sono ingrassate di trenta chili (perché non sapendo come passare il tempo, dentro i nascondigli, si portano dei gran panini e mangiano ininterrottamente) e hanno la claustrofobia galoppante.
Di solito, dopo qualche tempo, le ritrovi sui campi di agility, a cielo aperto, che corrono a perdifiato urlando: “Tunneellll!!! Ma stavolta ci entri tuuuuuuuuuu!”.
In compenso i cani che sono stati addestrati a cercarle sono ormai in grado di ritrovare tracce di panino al prosciutto anche sotto sei metri di macerie.

VARIETA’ AMMESSE: quelli che fanno protezione civile si dividono in due categorie: quelli che fanno solo ricerca in superficie e quelli che fanno anche ricerca su macerie (tralasciamo qui specializzazioni particolari come il soccorso alpino o il soccorso nautico, che tratteremo a parte).
Ognuno di questi gruppi si divide poi in due sottocategorie: quelli che sperano di poter essere socialmente utili e quelli che sperano di addestrarsi il cane gratis, spacciarsi in giro come salvatori della patria e venire considerati eroi.
I primi, per rispetto, non li perculiamo anche se i risultati, pur con tutta la buona volontà,  non sono sempre quelli auspicati.
I secondi si presentano al campo (quando si presentano, perché non è che brillino per regolarità di frequenza) con i cani più improbabili: dal bassotto al setter irlandese, dal bulldog inglese al mastino dei pirenei, scegliendo accuratamente la specializzazione più lontana dalle prerogative del cane (v. “cani allegati”).

E gli istruttori che dicono? Poveracci, gli istruttori dicono sempre di sì a tutti.
Alcuni perché non hanno la più pallida idea di cosa stanno facendo e di come dovrebbero farlo (né di quali cani dovrebbero usare): i campi da protezione civile nascono come i funghi, ma la cultura cinofila di chi ne apre uno è spesso pari a quella della sciuramaria del parchetto.
Quelli che sanno cosa stanno facendo e come dovrebbero farlo accettano ugualmente cani e conduttori improbabili, tanto sanno benissimo che non serviranno mai a un tubo.
Sanno che per la ricerca in superficie verranno chiamati immancabilmente dopo almeno tre giorni dalla scomparsa (quando va bene), con un terreno ormai devastato da centinaia di ricercatori umani che hanno pastrocchiato dappertutto e incasinato qualsiasi possibile traccia (di solito si aspetta anche che sia venuto un bell’acquazzone, prima di ricordarsi che esistono le unità cinofile), cosicché i cani in pratica si faranno una bella passeggiata in campagna senza la minima possibilità di trovare alcunché.
In caso di calamità naturali, crolli, terremoti eccetera vengono invece chiamati con grande tempismo, ma poi si ritrovano impastoiati nella famosa “macchina organizzatrice” della PC italiana, che si traduce in una macchina da casino perché i suoi vertici, invece di pensare a come far funzionare questa macchina, pensano ad intascare mazzette e  trombare massaggiatrici.

CANI ALLEGATI: qualsiasi razza e non-razza va bene, con una spiccata tendenza verso quelle più testarde e verso i soggetti più disobbedienti (se avessero obbedito, il loro proprietario non si sarebbe mai avvicinato al campo).
Come si diceva sopra, la specializzazione viene poi scelta badando alle qualità naturali del cane e destinandole all’esatto contrario.
La sciura col bassotto, cane che potrebbe infilarsi agevolmente in mezzo a qualsiasi maceria, immancabilmente declama la sua assoluta preferenza per la ricerca di superficie (laddove, dopo mezz’oretta di ricerca, il bassotto si è consumato del tutto quelle poche zampe che aveva: gli restano giusto due moncherini sufficienti a fargli fare il gesto dell’ombrello alla conduttrice), mentre il signore col Mastino dei Pirenei, cane da transumanza che potrebbe percorrere (magari con calma) centinaia di chilometri, ama svisceratamente le macerie.
In effetti il mastino è un OTTIMO cane da macerie: nel senso che le crea lui, sfondando con il suo peso qualsiasi superficie sulla quale provi a camminare.
Il clou dell’inventiva razziale si vede comunque in superficie: cani nordici e cani da caccia  sono un vero spettacolo quando vagano per i campi con la loro bella pettorina da Cane Eroe inseguendo caprioli e cinghiali, giocando tra loro o abbaiando alla vecchietta che stava andando per funghi e che cerca disperatamente di spiegare che NON vuole essere ritrovata, perché abita a venti metri da lì sa e benissimo dove si trova.
Diffusissimi i labrador: ma solo quelli grassi come maiali, che dopo due chilometri si stravaccano a terra ansimando (ma siccome è scoppiato anche il conduttore, la scusa di “far riposare il cane” arriva come manna dal cielo).
Ogni tanto si incontrano anche cani sensati come pastori tedeschi, pastori belgi, border collie, pit bull o amstaff (fantastici perché non si stancano MAI: se incrociano un altro cane magari sprecano un filino di tempo per ingaggiare un combattimento all’ultimo sangue, ma subito dopo riprendono caparbiamente la ricerca): purtroppo i cani sensati spesso sono abbinati a conduttori altamente improbabili, tipo anziana signora asmatica o madre di famiglia che, a venti minuti dall’inizio della ricerca, guarda l’orologio e grida: “Oddio, devo andare a prendere la bambina all’asilo”.

DIGRESSIONE: prego notare che esiste, al mondo, una razza iperspecializzata nella ricerca in superficie: è il Bloodhound, o cane di Sant’Uberto, così chiamato perché pare che il santo stesse proprio cacciando con un bloodhound quando gli apparve il leggendario cervo con la croce in mezzo alle corna (e poiché invece di abbatterlo si convertì, facendosi sacerdote, non si sa con quale coerenza l’abbiano poi nominato patrono dei cacciatori).
Abbandonata ormai da secoli la sua attività originaria di segugio per grossa selvaggina, il Bloodhound oggi è il più utilizzato al mondo per seguire piste umane, perché ha il fiuto più sviluppato fra tutti i cani ed è l’unico al mondo che riesce a seguire una pista vecchia di 4-5 giorni. Bene, quanti bloodhound pensate che si trovino tra le fila della protezione civile italiana?
Bravi, avete indovinato.
L’abbinata cane sensato + conduttore preparato si riscontra in rarissimi casi: forse per questo sono altrettanto rari, ahinoi,  i casi in cui un’unità cinofila trova veramente qualcuno.
Per carità, succede, eh: ma dopo che si è un po’ capito l’andazzo della PC italiana, sorge il lecito dubbio che succeda per puro culo.
Tant’è che, quando un caso di sparizione diventa veramente eclatante, finisce sui giornali e l’opinione pubblica comincia a premere, viene immancabilmente chiamato qualcuno dall’estero (col Bloodhound).
Purtroppo viene chiamato solitamente a un mesetto di distanza dalla scomparsa, cosicché il Bloodhound guarda sconsolato il conduttore (cosa che gli riesce benissimo, perché ha l’aria sconsolata di natura), col fumetto che dice: “Ma che cazzo volete da me?”.

COMPORTAMENTO E CARATTERE: quelli che fanno protezione civile sono persone dolcissime, che amano il loro prossimo più di se stesse: però, se al loro prossimo non succedesse mai niente, che ci starebbero a fare?
Quindi quelli che fanno protezione civile sperano sempre, segretamente, che succeda qualcosa.
Qualcosa di non troppo grave, eh! Perché altrimenti si sentirebbero in colpa anche solo per averlo sperato. Però qualcosa.
La vecchietta che andando per funghi si perde davvero nel bosco, ma solo per mezz’oretta (giusto il tempo di aspettare che l’Eroico Cane la trovi e la segnali, così il giorno dopo l’Eroico Conduttore sarà sul giornale); il crollo della vecchia casa diroccata il cui proprietario,  però, in quel momento stava in cantina e non si fa nulla (ha solo qualche difficoltà a venirne fuori, ma arriverà l’Eroico Cane che con l’abbaio segnalerà la sua posizione e lui uscirà sano e salvo); le ragazzine cretine che scappano di casa perché hanno preso 3 di latino, ma incontrando l’Eroico Cane che le sta cercando si commuovono e tornano felici a riabbracciare mamma e papà.
La realtà, ovviamente, è sempre diversissima e quelli che fanno protezione civile si ritrovano immancabilmente a cercare persone sparite da un mese, che solitamente vengono ritrovate stecchite (di solito da qualcun altro, che finisce sul giornale ma che non ci prova neanche troppo gusto perché trovar cadaveri non dà poi tutta ‘sta soddisfazione), o a lavorare sulle macerie di terremoti devastanti da cui vengono estratti corpi smembrati.
Quelli che fanno protezione civile, dopo qualche esperienza sul campo, nel settanta per cento dei casi pensano che sia meglio dedicarsi al disc dog o al fly ball, che almeno son cose allegre. Il restante trenta per cento tiene duro, ma è costantemente incazzato: forse per questo finisce sempre per litigare con l’istruttore e cambiare campo, o aprirne uno nuovo (tanto c’è posto).

TESTA: sempre impegnatissima a pensare alla prossima esibizione, perché è questa l’attività principale delle nostre unità cinofile. Esibizioni a tutto spiano: per le scuole, per gli anziani, alle feste di paese, alle mostre canine. I cani ormai sono talmente abituati ad esibirsi che cercano solo gente nascosta in un cassone di legno. No cassone, no party.  Se trovano un vecchietto spetasciato sotto un albero pensano che si stia riposando: se non sta in un cassone, non lo filano di striscio.

OCCHI: acutissimi, in quanto devono aguzzare continuamente la vista. No, non per trovare i dispersi (a quello deve pensarci il cane), ma per guardare dove mettono i piedi. Nonostante questo, ogni tanto durante una ricerca si sente il tipico BAUBAUBAUBAUBAU del cane che ha trovato qualcuno: allora tutta la squadra parte di corsa con corde, funi, barelle, ossigeno… e quello che trova è il conduttore dello stesso cane abbaiante, finito nel fiume, volato in un cespuglio, o semisepolto dal pezzo di muro che si è fatto crollare in testa. Seguono sorrisetti imbarazzati, qualche sfanculamento e la ripresa delle ricerche. Intanto il cane riceve il suo premio, perché comunque qualcuno ha trovato: ma si vede dalla faccia che si vergogna un po’ anche lui.

ARTI: anteriori normali, posteriori distrutti, piedi dipende: cotti tipo bistecca al sangue se il binomio si occupa di ricerca in superficie, con vistose fasciature alla caviglie se si occupa di macerie (perché il piede nel buco sbagliato, prima o poi, lo si mette SEMPRE).

MANTELLO: anche qui, dipende.
Se fa un caldo della madonna, camicione flanellato, jeans imbottiti, scarponi cuocipiedi. Se fa un freddo bestiale, canottiera senza maniche e calzoni corti (a volte indossati solo perché il conduttore abita in centro a Milano, il soccorso è richiesto sul Monte Bianco e lui non ha pensato alla differenza di temperatura; altre volte indossati  proprio per far vedere che lui è un macho e che  Rambo gli fa una pippa).
Sia che faccia un caldo della madonna, sia che faccia un freddo bestiale, nello zaino non mancherà MAI una K-way. Che verrà regolarmente dimenticata a casa in caso di pioggia.