L’esistenza della malattia di Von Willebrand nel Drahthaar è venuta a galla, nelle mie conoscenze, molti anni fa, mentre ricercavo sull’argomento in merito al Dobermann.
Cercando dati sul Dobermann mi sono imbattuta in quelli che riguardavano il Kurzhaar; al che, data la stretta parentela tra Kurzhaar e Drahthaar, ho iniziato a chiedermi se ne fossero affetti anche i bei bracchi baffuti.

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Pensavo, al solito di essere un po’ paranoica in materia di salute e invece… nonostante in Italia vi sia silenzio totale su questo tema non è stato difficile imbattersi in siti web e articoli scientifici che trattino il Von Willebrand nel Kurzhaar e nel Drahthaar: spicca tra tutti il sito del club di razza americano Verein Deutsch Drahthaar (VDD/GNA) che ne parla in maniera estensiva invitando gli allevatori a sottoporre a esami i propri soggetti.

Ma facciamo un passo indietro, chiedendoci che cos’è la malattia di Von Willebrand: si tratta di una malattia del sangue presente in persone e animali che ha, negli individui affetti, effetti simili a quelli dell’emofilia: il sangue non coagula o stenta farlo ed è facile assistere ad emorragie.
La malattia deve il nome al suo scopritore, Erik Adolf von Willebrand, un medico svedese che la individuò nel 1926 come una malattia comune nelle popolazioni di alcune isole svedesi e finlandesi.
La malattia di Von Willebrand è causata da una carenza di un fattore di coagulazione chiamato Fattore Von Willebrand o, in forma abbreviata, FvW.
Il fattore Von Willebrand è una glicoproteina di grosse dimensioni che lavora in sintonia con un’altra proteina (FvIII:c): insieme formano il Fattore VIII importantissimo per i processi di coagulazione sanguigna.

Per quanto riguarda il cane esistono tre tipi di Von Willebrand, così classificati in base a quali costituenti della molecola (multimeri) vengono a mancare a mancare nei FvW:

Il tipo 1 (carenza di multimeri generalizzata)- ovvero il tipo più comune, il meno grave e che interessa soprattutto i Dobermann (ma può essere riscontrata anche in altre razze quali il Weimaraner, il Bovaro Bernese, il Pastore Tedesco, il Manchester Terrier, il Pastore delle Shetland e altri). Si trasmette come un carattere autosomico dominante a penetranza ed espressività variabile.

Il tipo 2 (carenza di multimeri ad elevato peso molecolare) – più raro è più grave (lo si è riscontra in Kurzhaar e Drahthaar). Si trasmette come un carattere autosomico dominante a penetranza ed espressività variabile.

Il tipo 3 (assenza del Fattore Von Willebrand)- estremamente raro e grave in quanto non esiste produzione di fattore Von Willebrand. Esistono famiglie di Chesapeake Bay Retriever, Scottish Terrier e Pastori delle Shetland affetti dalla Malattia di Von Willebrand di tipo 3. Si trasmette come un carattere autosomico recessivo.

La maggior parte dei soggetti affetti da Von Willebrand di tipo I può vivere una vita relativamente “normale”, questo vale anche per i Drahthaar affetti dal tipo II: possono vivere come cani normali anche se è opportuno prestare grande attenzione nel caso di interventi chirurgici, malattie o incidenti. Ricordiamo che una banale ferita può causare la morte per dissanguamento nel caso di cani con scarsa produzione di FvW e sono passati alla cronaca casi di esemplari, non identificati come affetti dalla malattia di Von Willebrand, deceduti per emorragia in seguito a banali interventi chirurgici.

Nei cuccioli eccessivo sanguinamento durante la caudectomia, la rimozione degli speroni o l’eruzione dei denti sono una prima avvisaglia e devono mettere in allerta proprietari e allevatori.Altre spie del Von Willebrand sono ripetute e prolungate epistassi e eccessive perdite di sangue nel caso di graffi e ferite minori. In alcuni esemplari il von Willebrand si accompagna all’ipotiroidismo e si è notato che appropriate terapie per questo disordine ormonale portano a una “risalita” del FvW.
Allo stesso modo, anche variazioni ormonali legate a gravidanza e estro, infezioni o depressione del sistema immunitario possono abbassare la quantità di Fvw presente nel sangue.

La malattia di Von Willebrand è indubbiamente una malattia ereditaria, ma le modalità di trasmissione non sono costanti in tutte le razze canine.
Quella di tipo 3, presente nello Scottish, è definita autosomica recessiva.
Cosa significa?
Sono chiamati autosomi tutti i cromosomi ad eccezione dei cromosomi X e Y(quelli che determinano il sesso dell’animale): la malattia non è legata ai cromosomi X o Y e pertanto la sua trasmissione non è legata al sesso. Definendola recessiva intendiamo dire che un cane, per ritenersi clinicamente affetto, deve portare nel suo corredo genetico una coppia di geni mutati, deve cioè essere omozigote per il gene mutato (cioè avere “mutati” sia il gene ricevuto dalla madre che quello ricevuto dal padre): se il gene mutato fosse uno solo questo cane sarebbe definito “portatore” (capace cioè di trasmettere il gene mutato al 50% della prole) ma non clinicamente affetto dalla malattia di Von Willebrand.

Nel Drahthaar le cose si complicano e la malattia di Von Willebrand si trasmette come un carattere dominante incompleto.
Per dominanza incompleta significa che i caratteri i un genitore non sono perfettamente dominanti su quelli dell’altro, bensì i caratteri hanno caratteristiche quantitative e i figli risulteranno possedere una quantità intermedia dei due caratteri.
Un esempio di facile comprensione è l’incrocio dei polli andalusi: pollo blu+pollo bianco = pollo grigio.
Per quanto riguarda il Von Willebrand nel Drahthaar si parla anche di carattere a penetranza e espressività variabili.
La penetranza rappresenta la frequenza (numero di soggetti affetti) della malattia: non tutti gli individui che presentano il genotipo proprio dei soggetti affetti manifestano fenotipicamente la malattia. Per esempio se affermiamo che una malattia ha una penetranza del 70% solo 70 individui su 100 ne risultano affetti.
L’espressività è invece l’intensità con cui carattere si manifesta: sappiamo che la quantità di fattore Von Willebrand presente nei Drahthaar con gene mutato oscilla tra il 0% e il 49%; le percentuali dei soggetti al limite o borderline sono comprese tra il 50% e il 69% e tra il 70% e il 180% nei soggetti sani (valori orientativi)1.

La distinzione tra sani e portatori è in realtà molto più sfumata a causa all’espressività e alla penetranza variabili oltre che ad esami effettuati in maniera incorretta e/o al fatto che la quantità di fattore Von Willebrand presente nel sangue può cambiare nel tempo: difficile pertanto dire se un soggetto borderline è sano o portatore della malattia.
Allo stesso modo, i soggetti il cui fattore di Von Willebrand è sotto la norma possono essere affetti dalla malattia o esserne semplicemente portatori, gli stessi portatori (a livello genetico) possono mostrare o meno una tendenza a emorragie.
La sovrapposizione di percentuali tra portatori e normali è dovuta all’espressività e alla penetranza variabili oltre che ad esami effettuati in maniera incorretta e/o al fatto che la quantità di fattore Von Willebrand presente nel sangue può cambiare nel tempo.
La misurazione del FvW si esplica con una tecnica di laboratorio ELISA (Enzyme linked immunosorbent assay) che ricerca l’antigene per il fattore FvW.
IL FvW riscontrato viene misurato e paragonato a quello di un esemplare sano.

Purtroppo la quantità di FvW presente nel sangue è una semplice analisi quantitativa e non può dirci con chiarezza se un soggetto è perfettamente sano (ovvero ha la coppia di geni che codificano il FvW normale) o portatore (ha uno dei due geni mutati) e quindi capace di trasmettere la malattia. L’analisi quantitativa pur confermandosi uno strumento utile nella selezione a cui tutti, in mancanza di alternative, dovrebbero ricorrere, ha dei limiti.

Nel 2002, tuttavia, un nuovo studio portato avanti dalla Cornell University 2 ha individuato l’ereditabilità della concentrazione di FvW pari a 0,52% e, analizzando una popolazione di 331 Draahthaar avvalendosi di un modello a locus singolo con due differenti modelli di predizione, è riuscito ad appaiare le quantità di FvW ai genotipi.
Pertanto, secondo lo studio, i soggetti affetti aa hanno una quantità di FvW minore dell’1% mentre sani e portatori si possono confondere nell’intervallo 68-72%.
L’abstract dello studio è disponibile su Medline.

Il club di razza americano Verein Deutsch Drahthaar (VDD/GNA), all’avan-guardia per quanto riguarda il Von Willebrand, si appoggia al laboratorio di Ematologia comparativa della Cornell University dove è attualmente in corso anche uno studio sul Von Willebrand nel Setter Irlandese.

I recapiti da contattare sono:

Marjory Brooks, DVM Dip. ACVIM
Comparative Hematology Section
Diagnostic Lab-Cornell U
Ithaca, NY
[email protected]

In Italia la Fondazione Salute Animale (FSA) si occupa della ricerca e del controllo della malattia di Von Willebrand.
La Fondazione Salute Animale nasce nel 1992 ad opera della SCIVAC (Società Veterinari Animali da Compagnia) e ha sede a Cremona: tra i suoi scopi vi è lo studio e la riduzione delle malattie ereditarie nel cane e nel gatto.
La FSA è collegata a istituzioni analoghe, centri di ricerca e club di razza sparsi in tutto il mondo, al suoi interno vi sono commissioni scientifiche formate da esperti, esiste anche una commissione per lo studio delle malattie del sangue.

Per alcune razze, individuata la mutazione, è stato messo a punto un test capace di individuare il gene malato a livello molecolare patendo dal Dna del soggetto in esame.
Nel 2004 un gruppo di ricercatori ha individuato il gene mutato responsabile per la malattia di Von Willebrand di tipo II in una famiglia di Kurzhaar e di Drahthaar.
La ricerca della mutazione attraverso la tecnica della PCR (Polymerase Chain Reaction) ha consentito di programmare accoppiamenti capaci di produrre cuccioli esenti. Il testo dell’articolo è visibile qui .
Non resta che auspicare che questo test diventi presto di largo consumo e utilizzo, all’estero così come in Italia.