Mi è accaduto, invero sovente, di ascoltare commenti del tipo “Avere un cane è un sacrificio” oppure “Con un cane la tua vita cambia”.
Sono considerazioni che condivido, ma fino ad un certo punto.
Siamo noi che scegliamo di condividere una porzione di vita, la più lunga possibile, con un amico più o meno peloso a quattro zampe, scelta tutta nostra, di noi umani, sulla quale loro, i quadrupedi, non hanno assolutamente voce in capitolo e su cui quindi non è assolutamente lecito far pesare alcunché.
E’ naturale, quindi, organizzare le nostre giornate anche in funzione del proprio cane, gestire i tempi affinché non resti troppo tempo da solo e senza uscire per una passeggiata.
Ma questo non significa, non può e non è giusto che significhi che un padrone debba rinunciare alla sua vita, nella quale anzi è bello coinvolgere il proprio beniamino, come spesso fa chi scrive, che in una sera di inverno ha messo alla prova il rapporto tra i locali pubblici della città di Roma ed i clienti cino-muniti.

Premessa
Protagonista dell’inchiesta – se volete qui può partire il riff di chitarra di “Smoke on the water”, in stile “Lucignolo”… – è il Dottor Tomislav, Siberian Husky di tre anni abituato, da quando vive con me, ad entrare in negozi, bar e ristoranti. Il suo comportamento in quei frangenti è di norma impeccabile, tanto che un’amica è arrivata a dire che “Tomi è il cane che un po’ tutti vorremmo”, ma la serata si preannuncia lunga abbastanza da mettere a dura prova la sua pazienza. Lo accompagnano chi scrive, con le tasche piene di bocconcini per gli eventuali momenti di difficoltà, ed un’ amica.

Ore 18
Smessa la tuta da ginnastica, opto per una mise casual-chic, per non sfigurare con la mia accompagnatrice e soprattutto col Siberiano, fresco di toeletta in occasione di un’apparizione ad Uno Mattina poco tempo fa.
Il pelo è lucido e ben spazzolato, per comunicare una tranquillizzante sensazione di peluche Trudi alle persone che incontreremo. Decido di far mangiare Tomi prima di uscire, per minimizzare il suo disagio davanti a tutto il cibo in cui ci imbatteremo durante la serata, ma non troppo abbondantemente per mantenere il drive del suo appetito sui bocconcini. L’appuntamento con la nostra amica è davanti alla Libreria Feltrinelli: arriviamo in anticipo e decido di tentare un fuori programma, entrando con piglio nel negozio, forte dell’assenza del cartello “Dobbiamo aspettare fuori”.
Tre passi e veniamo aggrediti dalla commessa che mette a dura prova i nostri timpani esclamando “Ma che bello, posso accarezzarlo?” con un tono di voce degno della migliore Callas.
Senza attendere la mia risposta, la signorina si avventa su Tomislav, lo abbraccia e inizia ad accarezzarlo… bastano pochi secondi e il Dottore assume lo sguardo bondiano da “E’ un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo” e si spalma al suolo, favorendo la dispensazione di coccole.
Ne approfitto per rivolgere qualche domanda alla coccolatrice, dicendole di essere entrato senza pensarci perché non c’era nessun cartello che lo vietasse, e chiedendole quale fosse la politica aziendale in merito. Mi viene risposto che in quella particolare location non ci sono problemi all’ingresso dei cani, purchè siano bene educati e non diano fastidio ai clienti. Condizioni che non solo soddisfiamo, ma condividiamo in pieno. Soddisfatti io delle risposte e Tomi delle coccole, ringraziamo ed usciamo tra sguardi di ammirazione. Valentina è fuori ad attenderci, saliamo in auto e partiamo alla volta di Viale Parioli.

Ore 18 e 45
Viale Parioli è una delle zone chic di Roma, nella quale i locali vantano una clientela giovane ma molto fashion e benestante. Ci accomodiamo ai tavolini del Grande Bleck per un’aperitivo – vabbè, per due aperitivi – in attesa che venga l’ora di cena. Nessun problema con il cane, ovviamente, che si accuccia ai miei piedi mentre spilucco qualche tartina. Quando è quasi ora di alzarsi per andare a cena, il fataccio: un canino tipo Jack Russel si presenta, sciolto, di fronte a Tomi che sonnecchia e gli ringhia. Faccio in tempo a dare un colpo di guinzaglio a Tomi, prima che questi aprisse la discussione col nuovo arrivato, e salvo il Jackino ma non i bicchieri sul tavolo. Il Jack Russel sparisce sotto le gonne di una improbabile matrona romana, che lo riprende dicendogli:  “Ma no tesoro, non si disturbano i cani più grossi” e sparisce alla mia vista ed all’olfatto del Dottore.
Mi alzo, mi scuso con l’accaduto con il proprietario e mi offro di ripagare i bicchieri rotti, ma mi viene risposto che non era necessario, e che comunque non era colpa nostra ma di chi, irresponsabilmente, porta i cani in giro senza guinzaglio. Reprimo un lacrimone di commozione, lascio una lauta mancia e mi avvio verso il Duke’s, a pochi metri.

Ore 20
Ci facciamo strada fino al tavolo delle prenotazioni, dove l’hostess ci conferma la prenotazione di un tavolo d’angolo, affinché Tomi possa trovare la giusta tranquillità mentre noi ceniamo. Un cameriere ci fa strada fino al tavolo, ma a più riprese dobbiamo fermarci per consentire a Tomi di ricevere le coccole che gli vengono tributate dagli altri clienti. Una coppia di ragazze fa alcune delle domande più ovvie sulla razza, tipo il colore degli occhi o la sofferenza per il caldo in estate, e sembrano convinte delle mie risposte. Ci sediamo, ordiniamo, e quando arriva il secchiello per il ghiaccio questo viene messo a terra “così – dice la cameriera – se il cane ha sete può slappare un po’ d’acqua”… cosa che Tomislav, prontamente, inizia a fare tra le risate di chi lo vede e l’imbarazzo mio. Ne approfitto per chiedere quanti clienti si presentino cinomuniti. Mi viene risposto che d’estate sono molti di più rispetto all’inverno, e che non hanno mai avuto problemi ma che anzi lo staff è sempre contento di averne al locale. Non so dove finisse la customer care e dove iniziasse la verità, ma tant’è.

Ore 22 e 30
Dopo due ore e mezza di cena e, soprattutto, un’ intero secchiello sbevazzato, credo che Tomi abbia voglia di fare quattro passi, così ci alziamo ed usciamo. Adempiuto all’immancabile rito della pipì, siamo pronti per un dopocena… che si risolve in un caffè in una pasticceria aperta fino a tarda notte. C’è il cartello “Io non posso entrare”, ma non mi scoraggio e chiedo se non fosse forse possibile fare una eccezione. La risposta, un po’ trucida, suona come “Vabbè basta che non la fa per terra”. Ho fiducia nella prostata del mio husky, e decido di giocarmela. Tomi è invisibile, noi prendiamo il nostro caffè, paghiamo ed usciamo.

Ore 23
La mia accompagnatrice è stanca, per cui la riporto a casa, ma non ho alcuna intenzione di avviarmi anche io verso il letto, per cui io ed il Dottore, irrimediabilmente scapoli, facciamo rotta verso l’enoteca “La Barrique”, in pieno centro. Il gestore è un amico, ma ha paura dei cani, ed in particolar modo dei Siberian Husky, perché proprio un Husky, in passato, lo aveva morso.
Possiamo entrare senza problemi, ma io spingo affinché socializzino, e così, dopo qualche attimo di titubanza, ecco Tomislav sul pavimento del locale con Fabrizio che gli gratta la pancia e mi spiega che in realtà lui non ha nessun problema a far entrare i cani, ma deve conoscere il padrone per sapere se può fidarsi di come li gestiscono, perché in fondo ha paura sia per sé, sia per gli altri clienti del locale, sia per i prosciutti in bella vista sul bancone.
Mi chiede di non scioglierlo e, notando la mia faccia allibita, aggiunge che in passato una persona lo ha fatto, creando non pochi disagi. Ecco una persona da ringraziare se in tanti posti Tomi ed io veniamo gentilmente ma fermamente respinti.
Da sotto un tavolo sbuca la testa di un bassotto, e dopo pochi secondi salgono le risate di chi sta osservando un husky ed un bassotto che si invitano rumorosamente al gioco a distanza… decido che è meglio uscire per una sigaretta, per far calmare gli spiriti, e vengo intercettato da un ragazzo che si offre di tenere lui il cane mentre io sono fuori, “così non prende freddo, poverino”.
Trattengo le risate, lo ringrazio ma non oso immaginare che cosa potrebbe fare Tomi in mano ad uno sconosciuto con due prosciutti a 3 metri di distanza.

Ore 3 e 30
Tra una chiacchiera e l’altra si fa l’ora di chiusura e Tomi giace pensieroso sotto al tavolo, totalmente passivo alle mani che di volta in volta passano a chiedere se è buono e se lo si può accarezzare. Inizia a formarsi nella mia testa l’idea che forse è ora di andare a dormire, ma il pensiero viene stanato sul nascere dalla proposta di cambiare locale.
Andiamo all’Insane, dunque, un Disco-pub aperto da tardi fino a tardissimo, dove si balla e si beve. Le facce del personale di sicurezza sono a dir poco allibite… non hanno mai avuto un cane al loro locale e non hanno idea se possa entrare o meno. Risolve tutto la battuta di uno di loro, che commenta “Ma fossero solo questi i cani che entrano qua dentro”.
Battuta che mi da il senso della serata: un cane, se bene educato ed accompagnato da un padrone responsabile, è di certo meno fastidioso di tanti umani. Di tutti, direi io, ma mi accontento di quanto ho conquistato ed entro.
L’ambiente non è decisamente adatto a Tomislav, colpa della musica troppo alta:  ma nel tempo che ci serve per un paio di giri di Cuba Libre, o forse tre, si ricava uno spazio contro il bancone per continuare la profonda riflessione iniziata ore prima. Nessuno lo nota, nessuno lo infastidisce o ne è infastidito, qualche ragazza lo approccia con una carezza od un grattino ma in maniera molto discreta. Quando è ora di uscire, il Deejay ci saluta con la canzone “Chihuahua”, un’altra bella esplosione di buonumore… ci tratteniamo fuori dal locale per quattro chiacchiere, ci profondiamo in ringraziamenti per averci fatti entrare, e finalmente prendiamo la via di casa.

Ore 5
Parcheggio davanti al bar sotto casa, che sta aprendo, e decido di fare una ultimissima tappa. Siamo clienti abituali, per cui so che non avremo problemi. Un caffè, e due parole sulla serata. Il barista sorride al racconto dell’esperimento, e commenta con un “Ma a Tomi che gli vuoi dire?” ed in effetti ha ragione.
Non tutti i cani possono trascorrere la serata di Tomislav e neppure Tomislav potrebbe farlo tutte le sere.
Un prato è molto più adatto a lui della moquette di un’enoteca. Ma non è impossibile avere una vita sociale assieme al proprio cane, anzi: basta scegliere i posti giusti e conoscere il proprio cane abbastanza da capire se può tollerare una situazione o meno.
Il mio invito è di provarci, ad uscire col cane. Può darsi che il vostro cane non sia a proprio agio al tavolo di un ristorante, ma dovreste comunque provare per scoprirlo. E non perché uscire con il cane sia simpatico, attiri l’attenzione e le belle fanciulle o sia terribilmente glam: ma perché sono convinto che se l’alternativa sia stare a casa da solo, il vostro amico preferisca stare sotto ad un tavolo per stare con voi.
Il Dottor Tomislav, almeno, lo preferisce.

NOTA: questo articolo è stato pubblicato su “Ti presento il cane” di  marzo 2005. Non so se tutti i locali nominati esistano ancora, ma mi è parso di capire  da un commento apparso in calce a un altro articolo che esiste ancora Tomislav (anche se ormai sarà un tranquillo quasi-pensionato e non più un husky viveur), ed è questo che conta.
Questo piccolo spaccato di vita vissuta, per quanto datato, mi è sembrato particolarmente simpatico e lo trovo sempre attuale, quindi ho pensato di riproporlo ai nostri lettori.

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15 Commenti

  1. Io ho un husky di 10 mesi, lui da solo a casa ci sta, resta giocando con il suo calzino fino ad addormentarsi. Se è sera delle volte lo lascio con una dog sitter.. Ora mi è venuta voglia di provare a portarlo fuori la sera.. Di solito in giro per la città ci va solo di giorno e con grande paura. Ma vorrei comunque provare.. Lui si eviterebbe di restare senza di me alcune volte.

  2. Susanna (FU grandissima boxera) ha iniziato ad uscire con me all’età di 5 mesi, le prime volte durante il giorno, in posti affollati ma non troppo caotici, oppure in qualche bar la sera durante la settimana in modo da non “sovraccaricarla”. Un po’ per volta si è fatta la fama di cane educato e compagnone e in alcuni locali (sempre i soliti e frequentati da habitué, spesso mi veniva chiesto (CHIESTO, non concesso) di lasciarla libera perchè andava d’accordo con tutti. Veniva con me in ufficio per metà della giornata, veniva dai clienti aspettando pazientemente in auto, è venuta con me in vacanza in tenda, in campeggio, e in hotel. Alla fine della sua onorata carriera, in certi locali conosceva più gente di me, e non mi è capitato poche volte di sentirmi dire “ti ho visto ieri sera, ma non avevi il cane e quindi non ero sicuro che fossi tu”, o di entrare in un bar e trovare qualche perfetto sconosciuto (per me) che se ne usciva con “SUSANNAAAA!” e via di feste e leccate di faccia. L’unica cosa che mi creava -ovviamente- qualche limite, è che a me piace viaggiare in moto e non sono mai riuscito a risolvere il problema… se avessi potuto permettermi un sidecar probabilmente avrei risolto anche quello 🙂

  3. Ogni sera che Tomislav esce insieme a me è comunque sia una bella serata. Dopo 9 anni insieme so che saranno tanti posti dove non andremo più, e tante le persone che non reincontreremo, non insieme almeno. Se c’è un solo aspetto del mio rapporto con lui di cui vado estremamente orgoglioso è di essere riuscito ad educarlo in maniera tale da potermelo portare davvero ovunque. Ufficio, treno, bar, ristorante, centri commerciali, in Italia ed all’estero: quando ho voluto che lui ci fosse, ci siamo sempre e reciprocamente adattati. Me lo sono goduto e me lo godo in maniera straordinaria:)

      • Cara Redazione, a piedi sarei andato ad incontrare quella Persona se non fosse che:

        – ha cambiato email;
        – ha cambiato numero di cellulare;
        – ha cambiato account msn; e
        – ha cambiato indirizzo, ovverosia:

        E’ S C O M P A R S A.

        Allo stato delle cose, più che augurarmi che se la passi strabene, tra un avviso di garanzia e l’altro, non posso fare. Salvo che tu, cara Redazione, non ritenga di utilizzare l’indirizzo email che obbligatoriamente viene richisto per inserire un commento:-)

        • @Tomislav: vero è che quella persona si è trasferita… ma è anche vero che indirizzi, telefoni e compagnia bella stanno tutti nella pagina dei contatti di questo sito 😛
          Mo’ ti mailo, sciagurato di un nipote.

  4. Spettro, Cane Lupo Cecoslovacco di quasi 11 mesi, fa vita sociale da quando ha fatto la seconda vaccinazione XD. Ovviamente non siamo amanti della discoteca, ma viene con noi al nostro pub preferito (dove gioca col meticcetto di 7 kg e 2 mesi più giovane dei proprietari nostri amici – i quali si offendono se non lo portiamo), abbiamo un paio di pizzerie dove gli portano anche l’acqua e il ristorante giapponese dov’è ben accetto. Lui è abituato e si comporta bene, magari convinto a starsene sotto con un bocconcino o con un ossino per distrarsi (per poco, perché di solito cade addormentato XD)
    Purtroppo stiamo iniziando ad avere qualche problema con alcuni cani, perché lui è un adolescente e quindi sta diventando un po’ stupidino, ma contiamo di risolverlo lavorandoci fuori e al campo con i consigli del nostro educatore cinofilo.

    Comunque, quando esco senza di lui, mi manca tremendamente…

    Ah, siamo in viaggio in camper dal 6 di agosto, ora siamo in rotta per monaco, e lui finora ha saltato solo un ristorante, che non piaceva a LUI e se n’è rimasto a dormire nel suo kennel nel garage. Per il resto, è venuto sempre con noi e si è comportato benissimo :D. Non è impossibile, bisogna lavorarci sin da piccoli ma dopo che soddisfazione!!

  5. Fantastico!!! 🙂 Anche noi siamo di Roma ed è da 12 anni(con il primo setter) che abbiamo iniziato “fare la vita con il cane”Mai avuti problemi, neanche al estero o in alberghi…fino a questa estate quando abbiamo portato degli amici venuti dal estero in giro per Roma, ci siamo seduti ad un bar vicino al Colosseo( sul terrazzo del bar) chiedendo prima al cameriere se era possibile con 2 cani.Tutto bene fino a quando è arrivata la proprietaria che ci ha fatto alzare dal tavolo urlando e buttando sul tavolo lo scontrino, ci hanno preso la consumazione da sotto al naso e ci hanno detto che potevamo anche denunciarli….i miei amici stranieri sono rimasti un po…come dire…no comment…Ma anche questa è Roma…

  6. e io che ho sempre criticato apertamente tutti coloro che portano il cane in luoghi in cui c’è musica alta, pensando: ma non gliel’ha mai detto nessuno che i cani hanno un udito nonsoquantemilavolte superiore al nostro e che è deleterio per il loro apparato uditivo?
    Come quella volta, in una discoteca all’aperto, la ragazza punk con il suo (ovviamente) simil-pitbull DAVANTI alle casse.
    Non sono rissosa, per cui non ho detto nulla, a lei, ma spero ancora che le sia arrivato il messaggio tramite qualche amico in comune.

  7. Alche alla Feltrinelli di Genova i cartello dice di non far entrare cani ma in realtà li fanno entrare tutti purchè tranquilli e al guinzaglio: non hanno mai detto nulla nemmeno a me che ho una pitbulla e ce la portavo in pieno delirio mediatico “antipitbulls” (il cartello credo serva a poter mandare fuori senza storie chi ha un eventuale cane che fa casino, ma loro sanno che il target di persone che va alla Feltrinelli prenderebbe male un reale divieto generale verso i cani, infatti ogni volta che vado alla Feltrinelli ci vedo almeno uno o 2 cani se non di+).

  8. riflettevo: uscire con un husky sarà anche glam, ma non tutti i cani fanno la loro bella figura, se porto fuori i miei a Milano in centro e poi mi siedo sul marciapiede di via Torino, sono certa che qualche bell’eurozzo lo rimedio, prima di essere arrestata. Anzi dovrei piazzarci i miei due figli più piccoli (di 8 e 9 anni), con scarpe e cappottino che usano per giocare in giardino, insieme ai due cani… giornata assicurata 😉

  9. con un pointer di 3 anni, ipercurioso e mooolto dinamico, per me è arduo farlo stare a cena sotto al tavolo..sparecchierebbe tutto a colpi di codate e soffrirebbe un pochino la stasi..però in tutte le occasioni di uscita serale in stile ‘passeggiata alle bancarelle’ o cazzeggio al Pigneto (quartiere romano) me lo sono sempre portato..a me sembra che a lui piaccia stare in mezzo alla gente e all’allegro chiacchiericcio..è proprio il mio cane!

  10. Io vado sempre nello stesso posto,una birreria dove i cani sono bene accetti,adesso che è estate e ci sono i tavoli fuori porto la cucciola perché essendo un maremmano abruzzese quella è una buona occasione di farla socializzare,più che socializzare direi abituarsi ai rompipalle ma vabbé…il punto è che lo faccio solo ora perché dentro la musica è alta,non fa male ai cani o se è una volta ogni tanto va bene?

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