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Cani “tosti” o cani “facili”?

Sempre più spesso, ormai, si finisce per restare intruppati in discussioni sull’evoluzione (o involuzione?) delle razze che un tempo si chiamavano “da utilità” e in particolare di quelle da guardia e da difesa.
Perché appare evidente che i cani capaci di mordere (intesi ovviamente come cani che mordono eventuali ladri e/o aggressori!) non sono più “di moda”.
Chi sceglie un cane “tosto”, ovvero dotato di buoni riflessi di difesa attiva, spesso è guardato già in partenza come un povero sfigato che cerca nel cane una compensazione alle sue lacune caratteriali.
Il “buon padrone responsabile” sembra essere solo quello che va al parchetto col golden o il bassethound e:
a) lo può liberare tranquillamente in mezzo a cani di ogni taglia, sesso e razza, perché lui gioca con tutti;
b) può mettersi tranquillamente a leggere il giornale o a fare telefonate col cellulare, perché intanto il cane è assolutamente “sicuro”. Se arriva un estraneo gli fa le feste; se arriva un bambino lo lecca.
E se arriva un rapinatore? Si prende un calcione e scappa via facendo cain cain… ma pazienza: meglio rimetterci un portafogli piuttosto che rischiare che il proprio cane sbagli valutazione e si avventi contro la persona sbagliata.
Però questo, a mio avviso, non è affatto l’unico e solo padrone di cane accettabile nella società moderna: questo è un proprietario di cane che ha fatto una scelta.
Rispettabilissima, per carità.
Ma non l’unica ammissibile.
Per me è assolutamente rispettabile anche la scelta di chi, magari dopo essere stato scottato in precedenza da brutte esperienze (o semplicemente perché non ci tiene a viverle), si piglia un cane reattivo e potenzialmente capace di mordere, ma impara anche a controllarlo e a gestirlo in modo corretto.
Ed è perfino rispettabile la scelta di chi, dopo aver subito una rapina, si prende una coppia o un gruppo di veri e propri cani-killer (quelli “veri”, non quelli inventati dai giornali!), che porta fuori da casa/giardino raramente e solo in condizioni di assoluta sicurezza, magari anche con la museruola.
Sento già un coro di: “ohhhhhhhhhhhhhhh ma poveri caniiiiiii!!!! Che stai dicendo? Pensi davvero che sia giusto e umano costringere una coppia di poveretti a passare tutta la vita in un giardino, senza vedere mai nessuno, senza giocare con i loro simili e così via?
Ma anche sì.
Perché, se ci pensiamo bene, non è che possiamo considerare “cane” solo quello che rincorre il frisbee al parco insieme agli amichetti a due e quattro zampe. E la dobbiamo finire di pensare che al cane sia indispensabile la compagnia di almeno una dozzina di amici (pelosi e non), altrimenti fa una vita triste e grama.

Il cane non è un bambino.
E’ un animale sociale, certamente, che da solo vive malissimo: ma avete mai pensato a quanti membri compongano un “vero” branco di lupi, o di altri canidi selvatici?
Normalmente un branco nasce da una coppia e si allarga inserendo al suo interno i componenti della prima cucciolata (pochi, in natura: le cucciolate da dodici-quindici elementi sono un adattamento del cane alle comodità della società umana, ma in natura difficilmente ne nascono più di quattro-cinque).
In natura, poi, la vita è tutt’altro che agevole, e mediamente (tra malattie, predatori e carestie) solo la metà dei nuovi nati sopravvive.
Per questo sono tutt’altro che rari i “branchi” formati da una sola coppia, o da una piccola famiglia…che quindi rappresentano una soluzione assolutamente naturale per un canide.
Il cane (di qualsiasi razza) lasciato solo in giardino è un animale letteralmente maltrattato e snaturato: ma il cane che vive in coppia con un suo simile, ben inserito anche nella sua famiglia umana (ovvero: che può vivere dentro casa, che lavora/gioca/collabora con i suoi umani eccetera eccetera) è un cane perfettamente realizzato che non ha bisogno di altro!

La sua socializzazione, indispensabile per tutti, nessuno escluso, dovrà avvenire regolarmente nei tempi giusti (che vanno all’incirca dai due ai sei mesi, quando nessun cane al mondo – purché geneticamete equilibrato – si comporta in modo aggressivo con chicchessia): in questo periodo il cane acquisirà sicurezza in se stesso, si abituerà a distinguere gli stimoli innocui da quelli potenzialmente pericolosi, imparerà a conoscere categorie umane particolari come bambini, persone in divisa, persone in camice (indispensabile perché non mangi veterinari a colazione!), formerà insomma il suo bagaglio di esperienze, che potrà benissimo prevedere anche incontri e giochi con altri animali.
Ma questo stato di cose non deve affatto durare per l’intera vita del cane…tant’è vero che sono i cani stessi (specie se maschi) a cominciare a prendere le distanze dai loro conspecifici dello stesso sesso non appena maturano sessualmente.
“Non capisco, fino a ieri ha giocato con Birillo e oggi si è messo a ringhiargli”…si rattrista un padrone.
“Non capisco, andava d’accordo con tutti e adesso litiga”, si lamenta un altro.
Ma signori miei, questo è assolutamente NORMALE per la stragrande maggioranza dei cani.
Fanno eccezione solo alcune razze selezionate dall’uomo per scopi utilitaristici che prevedevano l’interazione di diversi soggetti (per esempio i segugi da muta e diversi cani da compagnia), in cui si è cercato di sopprimere il normale (lo ribadisco) istinto di entrare in competizione sessuale e gerarchica con i conspecifici.

Esistono poi razze (quelle da compagnia) in cui si è volutamente selezionato un carattere particolarmente dolce ed amabile, capace di andare d’accordo con il mondo intero…quindi, se si vuole il cane amico di tutti, c’è ampia scelta.
Ma perché dovremmo pretendere che siano altrettanto amabili i cani da difesa!?!
E’ una contraddizione in termini!
Non possiamo chiedere loro di fare le feste a tutti e di giocare con tutti, salvo poi trasformarsi in Mazinga Zeta qualora ci sia davvero bisogno del loro intervento.
Si può – e si deve – pretendere che siano equilibrati, che non prendano iniziative in proprio, che non siano esageratemente reattivi e che siano in grado di passeggiare in un contesto urbano senza volersi slanciare ad ogni pie’ sospinto contro un altro cane (e tantomeno contro una persona).
Se però il ragazzino di turno gli si scaraventa addosso urlando, o l’”amicone” di passaggio vede bene di dare una pacca sulle spalle del padrone e una manata in testa al cane…allora il cane da difesa dovrebbe avere il sacrosanto diritto di reagire.
E la legge, ben lungi dal considerarci quasi dei criminali, dovrebbe punire l’”amicone” con una multa per manifesta imbecillità; così come dovrebbe punire i genitori del ragazzino per manifesta incapacità di educare il proprio figlio.
Se io non pago le tasse, vengo beccata dalla finanza e provo a dire “ah, ma non sapevo di doverle pagare”, mi spellano viva. L’ignoranza non è ammessa come scusante.
Perché, allora, diventa ammissibilissima quando qualcuno fa il possibile per farsi mordere dal mio cane?
E guardate che non sto immaginando una società dalle regole folli, che pensano più ai cani che alla salute delle persone.
Sto pensando invece a una società sensata e dotata di elementare buon senso …come lo era la nostra fino a poche decine di anni fa.
Ai “miei tempi” (che sono tardona, ormai lo sapete tutti), ma ancor più ai tempi dei miei genitori, nessun ragazzino si sarebbe MAI sognato di andare a dare affettuose manate in testa a un dobermann.
Ma non si sognava neppure di darle al cane da pagliaio del vicino di casa: perché la gente, bene o male, veniva tutta dalla campagna (e se non ne venivano direttamente…almeno un nonno contadino ce l’avevano tutti) e in campagna il rispetto per gli animali era qualcosa a cui venivi educato fin da piccolissimo.
Mancava (o era molto lacunoso) l’altro tipo di rispetto, quello che vedeva nel cane un essere senziente e raziocinante e non una semplice “bestia” che si poteva tenere incatenata o prendere a calci nel sedere a proprio piacimento: ma c’era, ed era fortissimo, il rispetto “reverenziale” verso un animale munito di denti aguzzi, che se sbagliavi aveva tutto il diritto di piantarteli in una chiappa.
Ora è salito moltissimo (grazie al cielo) il primo tipo di rispetto…ma è sceso drammaticamente il secondo.

Quand’ero piccola io mi feci mordere perlappunto una chiappa da un bastardino simil-cocker che ero andata ad accarezzare nel suo territorio, Mio padre, mentre mi medicava la ferita (era medico) mi fece un cazziatone galattico sul tema “non si vanno a rompere le scatole a un cane da guardia” (cosa che peraltro mi aveva già insegnato: ma il sacro fuoco della passione mi aveva fatto dimenticare le sue spiegazioni. Attenuante: avevo quattro anni).
Poi pretese che andassimo insieme dal padrone del cane e che io mi scusassi con lui per aver fatto una cosa molto stupida, portando contemporaneamente un osso al cane in segno di pace, per dimostrargli che avevo capito che la sua reazione era stata assolutamente giusta.
Il risultato fu che, nonostante lo choc infantile, a me non venne mai il minimo timore dei cani; anzi, forse fu proprio quel giorno che cominciai ad unire alla passione qualche bella nozione di cultura cinofila.
Se oggi lo stesso cane desse lo stesso morso all’equivalente di quella bambina…
a) finirebbe sui giornali, etichettato probabilmente come “pit bull” (o “rottweiler”, se fosse nero focato);
b) il padre della bambina si preoccuperebbe subito di scucire il più possibile all’assicurazione, se esistente, o al proprietario del cane;
c) padre e/o madre della bambina riempirebbero di coccole la “povera vittima” mettendola in guardia contro “i cagnacci cattivi” e cercando di farle capire che deve stare più lontano possibile da tutto ciò che abbaia e scodinzola.

Succede in continuazione, lo sappiamo tutti.
Ma per evitare che succeda non è giusto pretendere che i cani diventino robottini con l’interruttore “on-off” (li spegniamo quando andiamo al parchetto e li accendiamo quando devono montare di guardia): è corretto, invece, continuare a selezionare cani “tosti” per chi desidera un cane capace di essere un efficace guardiano e difensore, selezionando però anche i clienti e ricordando loro l’importanza:
a) della corretta educazione, dell’addestramento e del controllo del cane (tipo: “Ti vendo il malinois o il pastore tedesco da lavoro solo se mi metti per iscritto che frequenterai almeno un corso base di educazione);
b) di una gestione del cane “tosto” che non metta MAI a repentaglio l’incolumità di persone innocenti (anche se cretine). Quindi il cane tosto “non” va portato al parchetto, “non” va messo in condizione di reagire alle provocazioni dell’imbecille di turno e così via.
Il cane tosto può benissimo vivere solo in famiglia, con un compagno a quattro zampe di sesso opposto (sterilizzando uno dei due se non si vuole che la famiglia si allarghi troppo) e con i suoi umani di riferimento.
Ma potrà anche fare sport (in luoghi e condizioni controllate) e potrà anche fare “vita di società” negli stessi luoghi e condizioni.
E andrà anche abituato alla museruola (si può fare, mettendogli la cosa sotto forma di gioco-premio e non di coercizione), cosicché possa indossarla senza problemi, per brevi periodi, qualora non fossimo proprio sicuri di averne il pieno controllo.
Anche se personalmente ODIO la museruola, mi dà proprio fastidio alla vista… è anche vero che nessun cane muore se deve portarla per un’oretta.
Invece “muoiono” le razze, “muore” una selezione di centinaia o migliaia di anni, quando decidiamo che tutti i cani del mondo devono poter essere spupazzate impunemente da qualsiasi ragazzino ineducato.
Questo sì che mi lascia molto perplessa (per non dire inorridita): la trovo l’ennesima mancanza di rispetto verso il cane, che deve essere “plasmato” a nostro uso e consumo solo perché noi non abbiamo abbastanza intelligenza per comportarci in modo consono alle sue esigenze.

E’ vero che i politici ci hanno spaventati parecchio a forza di ordinanze cinofobe; è vero che i giornali si divertono a raccontare le peggio cose su “cani killer” & affini.
Ma proprio noi che sappiamo quanto poco di vero ci sia in queste panzane…proprio noi che sappiamo che il cane è sempre e solo lo specchio dell’educazione che ha ricevuto…perché mai dovremmo inficiare il lavoro di secoli “ammorbidendo” razze che sono nate per essere tutt’altro che morbide?
E’ vero, almeno in parte, che il ruolo del “cane da guardia e da difesa” ha perso molto del significato che aveva in passato: ma solo entro certi limiti. Per difendere una proprietà è sicuamente più indicato un sistema di allarme…ma se invece di un figlio che pesa centodieci chili io avessi una fanciullina che ne pesa quarantadue, sarei molto più tranquilla se andasse in giro col Pastore del Caucaso piuttosto che col Golden. E anche in casa mia, di notte, la presenza di un cane di una certa stazza non mi dispiace affatto.
Tra l’altro c’è pure il rischio – che già si è concretizzato in alcuni casi – di “ammorbidire” nel modo sbagliato, rendendo i cani non più amabili, ma solo più imprevedibili.
Perché la genetica non è poi così facile da manipolare: e a volte, quando si va a toccare una selezione millenaria per cambiare le cose…si finisce per cambiarle in peggio.
I cani diventano più insicuri e quindi più nervosi; diventano paurosi e quindi potenzialmente assai più mordaci di quelli sicuri di sé; e intanto la gente perde sempre più il sacrosanto concetto di cane come animale che è tenuto ad essere dolce, buono e fedele, sì…ma con i  SUOI umani, e non con chiunque decida di andarselo a spupazzare di punto in bianco senza neppure chiedere il permesso!
Ovvero, si perde sempre più quel rispetto per l’essenza animale del cane (che non è un pupazzetto e non è neppure il “bambinobellodellamamminasua”: è un cane) che invece dovrebbe essere al primo posto negli interessi di chiunque si ritenga veramente cinofilo.

NOTA: questo articolo è stato scritto nel 2005: l’ho riproposto perché continua a sembrarmi attuale… anche se forse andrebbe fatto un ulteriore distinguo, perché sei anni fa, sull’onda dell’ordinanza Sirchia e di tutto il casino mediatico sulle “razze pericolose”, si badava soprattutto ad “ammorbidire caratteri” in funzione del loro inserimento sociale. Oggi che i giornali hanno altro a cui pensare, i caratteri si rovinano solo perché non si bada più  alla funzione del cane nella società, ma solo a quella che svolge sul ring. Si pensa SOLO a selezionare “cani belli” (esteticamente, il che è il contrario della cinotecnica perché tutti gli Standard sono basati sulla funzionalità!), perché intorno ad essi gira il business: e le doti caratteriali vadano pure a farsi friggere. Anzi, più il cane è “tontolone” e meglio è, così non dà problemi.
Trovo questo modo di allevare ancor più irrispettoso e sciagurato di quello descritto nell’articolo, che almeno mirava a fare cani “facili da gestire”. Quello più recente mira solo a fare cani che vincano tanto e quindi facciano tante monte.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).