Ormai, purtroppo, la frase “cani dell’Est” viene quasi automaticamente abbinata al losco traffico di cuccioli che si cerca invano di stroncare da anni: i Paesi dell’Est, poveri e di scarse risorse, “producono” letteralmente in batteria cani di nessun valore cinotecnico – e spesso anche gravemente ammalati – che vengono acquistati a basso prezzo e rivenduti a prezzo assai più alto da negozianti senza scrupolo, pseudoallevatori, fiere e mostre del cucciolo.
I “veri” cani dell’Est, però, non sono certo quelle povere vittime della cupidigia umana: i veri cani dell’Est sono quelli allevati con amore nei loro Paesi d’origine, dove – ci teniamo a dirlo – esistono, altroché se esistono, veri cinofili DOC che allevano per passione con eccellenti risultati. Ovviamente, però, queste persone NON vendono agli importatori selvaggi.
In questo articolo abbiamo voluto rendere un piccolo omaggio agli allevatori SERI ungheresi, presentandovi le loro cinque razze da pastore.
Si ringrazia Melinda Mihaly per la preziosa collaborazione a questo servizio

SCOPRI IL NOSTRO PET SHOP

Prima di diventare l’orgogliosa proprietaria di un Pumi non avevo idea che l’Ungheria vantasse ben 5 razze da pastore; un record, cinofilicamente parlando, per un paese grande un terzo dell’Italia!
Conoscevo il Komondor, il gigante bianco con le “treccine”, di cui il Puli mi sembrava semplicemente la versione ridotta.
Gli altri tre pastori, il Kuvasz, il Pumi e il Mudi, mi erano completamente ignoti.
Il fatto che nello stesso paese coesistano ben cinque pastori è abbastanza straordinario, e può essere solo in parte spiegato risalendo alle origini e all’utilizzo che ne veniva fatto in passato.
I cani da pastore, lo sappiamo, si dividono in due gruppi fondamentali: i guardiani e i conduttori.
I primi, di taglia grande e di colore chiaro, o comunque tale da mimetizzarsi tra le pecore, vengono usati per difendere il gregge dagli attacchi dei predatori. Gli altri, di dimensioni più ridotte, sono impiegati per raggruppare e guidare il gregge nella direzione voluta dal pastore.
Il Komondor e il Kuvasz appartengono al primo gruppo: entrambi di taglia molto grande, di colore bianco, difendevano le greggi dagli attacchi dei predatori e svolgevano il ruolo di guardiani della proprietà.
Il fatto che due razze così affini, che per secoli hanno svolto lo stesso lavoro, non si siano mai incrociate e siano rimaste ben differenziate l’una dall’altra può apparire inspiegabile, se non se ne conosce la storia.
Il Kuvasz, (o meglio, il suo progenitore) arriva nella pianura pannonica a seguito dei Magiari guidati da re Arpad (890 d.c.) ed è il cane favorito sia dalla corte che dalla nobiltà terriera, impiegato come cane da guardia e per la caccia ai grossi predatori.
Il Komondor, invece, viene introdotto intorno all’anno Mille dal popolo dei Cumani, tribù bellicose provenienti dall’Asia Centrale (è notevole la somiglianza con il Pastore della Russia Meridionale) e, a differenza dell’altro, rimane sempre legato all’ambito rurale e alla puszta.
La coesistenza di due pastori guardiani si spiega dunque con l’appartenenza a gruppi etnici, e in seguito ambiti sociali, diversi.
Ma se la storia di due razze come Kuvasz e Komondor è antica (le prime testimonianze scritte risalgono al Cinquecento), l’origine dei piccoli pastori conduttori è più nebulosa e confusa.

Il nome “puli” indicava genericamente il piccolo cane da conduzione, di qualunque forma e colore e i termini mudi e pumi venivano usati confusamente, senza una particolare distinzione, fino agli anni Venti del secolo scorso, quando un insigne cinofilo, Emil Raitsits, mise ordine tra le diverse tipologie di cani da conduzione, classificandoli in canis familiaris ovilis villosus hungaricus (Puli), e canis familiaris ovilis villosus terrarius (Pumi).
Il Puli, il più antico dei tre piccoli pastori, ha origini asiatiche, e il suo arrivo in Europa risale all’XI secolo d. c.
La somiglianza con il Komondor è notevole, tuttavia si ritiene che sia strettamente imparentato con il Terrier Tibetano, che, a dispetto del nome, non è affatto un terrier, bensì, in origine, un piccolo cane da gregge.
Secondo alcuni è lecito supporre una parentela con il pastore polacco, secondo altri con i cani acquatici dell’Europa Occidentale, in primo luogo il barbone, di cui esiste ancora oggi una varietà a pelo cordato.
Quali che siano le origini, il Puli è un pastore particolarmente dotato.
In Ungheria esistevano greggi di grosse dimensioni e ad un Puli veniva richiesto di radunare le pecore e di spostarle da un pascolo all’altro, oppure di condurle dalle immense praterie della puszta fino al mercato, lavorando da mattina a sera.
Il piccolo pastore ha sviluppato quindi un fisico mediamente robusto, di buona ossatura, agile, dalla muscolatura asciutta, coperto da un mantello denso, in grado di proteggerlo in ogni stagione.
Le grandi dimensioni delle greggi (fino a quattrocento pecore) spiegano la natura particolarmente “vocale” del Puli, il quale doveva essere in grado di comunicare con il pastore anche trovandosi in mezzo al gregge o nell’erba alta.

Per capire la natura del Puli (come degli altri due piccoli pastori, data la comune origine) è fondamentale conoscere il rapporto particolare che si instaurava tra cane e pastore.
Un pastore non avrebbe mai ceduto un Puli se non ad un altro pastore o dato in dono ad un membro della famiglia. Per il pastore infatti, il Puli era qualcosa di più che un semplice cane; era un alter-ego. Al di fuori dell’ambito pastorale nessuno sarebbe stato in grado di apprezzare la sua spiccata intelligenza e il suo temperamento attivo e vigoroso.
Quando il gregge pascola il Puli è accanto al pastore, costantemente all’erta, in fremente attesa, pronto a schizzare al primo comando. Al cane tuttavia è richiesta anche una buona dose di iniziativa e un Puli esperto è in grado di risolvere un problema anticipando l’ordine da parte del pastore.
Dei tre piccoli pastori ungheresi, il Puli è senz’altro quello che ha riscontrato un maggiore successo anche come cane da compagnia, grazie soprattutto al suo aspetto irresistibilmente simpatico e attraente.
La prima cosa che colpisce di questa razza è il suo mantello cordato che lo ricopre per intero; esso comprende un pelo di copertura più ruvido e un sottopelo dalla tessitura più morbida.
Esistono differenze di mantello tra i vari individui e questo dipende dalla diversa proporzione tra pelo e sottopelo.
Il mantello migliore è quello naturalmente cordato, quello cioè che presenta già nel cucciolo una propensione alla suddivisione in corde.
La cordatura inizia a formarsi intorno agli 8-10 mesi di età, quando cambia la tessitura del pelo, e il soffice sottopelo resta pressato nella spirale del ricciolo del pelo esterno, infeltrendosi.
Il colore più diffuso è senza dubbio il nero, più pregiato perché permetteva al pastore di distinguere facilmente il cane dagli ovini.

A differenza del suo cugino più famoso, il Pumi è alquanto raro fuori dall’Ungheria e anche nella sua terra d’origine conosce una diffusione piuttosto limitata. Soltanto in Scandinavia questo piccolo pastore dai tratti vagamente terrier gode della popolarità che si merita; in Finlandia, sua patria di elezione, è addirittura una delle razze più amate. Qui si contano annualmente una novantina di iscrizioni, un numero considerevole se rapportato alla popolazione di questo paese.
Le sue origini risalgono al XVIII secolo, quando esemplari di Puli, furono incrociati con cani di tipo terrier e altri pastori provenienti da Francia e Germania.
Per quasi due secoli il Pumi si evolve insieme al Puli, di cui rappresenta solo una varietà: gli esemplari dal pelo più corto e conle orecchie più erette venivano considerate particolarmente adatti, oltre che per la conduzione del gregge, anche come cani da fattoria (sentinella, cacciatore di nocivi, ecc.).
La divisione tra Puli e Pumi avviene nel 1919, quando quest’ultimo viene definito “razza transdanubiana”. Nel 1923 avviene il suo riconoscimento ufficiale.

Il carattere del Pumi è strettamente legato al lavoro che ha svolto per quasi due secoli.
Un buon Pumi doveva possedere tutte le qualità che fanno di un cane un valido ausiliario del pastore: docilità, prontezza nell’eseguire un ordine, attenzione, rusticità, capacità di lavorare in autonomia.
Ma il Pumi non era impiegato esclusivamente nella conduzione delle greggi: grazie ai suoi antenati terrier si dimostrò valido nella caccia e come sterminatore i roditori, nonché come guardiano della fattoria, pronto a reagire ad ogni rumore insolito abbaiando furiosamente.
Dal terrier ha ereditato non solo alcuni tratti morfologici (la struttura quadrata, la forma della testa), ma anche le spiccate doti olfattive e la vivacità del temperamento.
Il Pumi di oggi non è poi così lontano dal suo antenato, anche se si è adattato alle mutate condizioni di vita: ama seguire il suo “branco” familiare in ogni circostanza ed è felice quando può mostrarsi utile al suo padrone.
E’ difficile ignorare la sua presenza, perché la sua curiosità lo spinge a seguire le attività del suo compagno umano, senza tuttavia risultare mai molesto o invadente.

Questo piccolo pastore possiede le doti di un grande comunicatore: usa lo sguardo come se fosse una calamita, mentre le orecchie, mobilissime, indipendenti l’una dall’altra, riflettono ogni mutamento del suo stato d’animo.
La voce possiede un’ampia gamma di sfumature: si va dagli sbuffi di disapprovazione ai gorgoglii di compiacimento, agli abbai soffocati, ai toni più alti dei segnali di allarme su su fino agli acuti degli abbai di richiesta e di eccitazione.
Il Pumi, più che essere un abbaiatore, è un…cane loquace: non perde mai l’occasione di “commentare” ciò che gli accade intorno, o, semplicemente, di ricordare la sua presenza (“ehi, sono qui!”) e il suo modo di farlo lo rende davvero speciale.
E’ importante tenere presente che il Pumi non sarà mai un cane calmo e silenzioso, anche se è possibile (e consigliabile) insegnargli a controllare le sue esuberanze vocali, almeno dentro casa.
Il Pumi è piuttosto diffidente con gli estranei, perché un cane troppo socievole non avrebbe reso un buon servizio al pastore; è consigliabile pertanto socializzarlo precocemente, abituandolo agli ambienti più diversi, senza assecondare la sua innata timidezza.
Tuttavia un certo grado di ritrosia è normale: un Pumi rimane indifferente alle attenzioni degli estranei, concentrato sul suo padrone.
La notevole capacità di apprendimento e l’inesauribile energia lo rendono adatto alle più varie discipline cinofilo-sportive. Il Pumi infatti non ha bisogno soltanto di sfogare le proprie energie fisiche con del moto giornaliero, ma anche di sentirsi utile: sia che si tratti di riportare un oggetto, di radunare le pecore o di fare un percorso di agility, lui è felice se può eseguire un compito o svolgere un’attività insieme al suo padrone.
Nonostante il suo aspetto da “orsetto di peluche”, il suo carattere non è da sottovalutare: è abile nel cogliere i punti deboli del suo padrone e la sua spiccata intelligenza gli permette di prevederne e anticiparne le mosse, riuscendo ad ottenere ciò che vuole senza darlo a vedere.
Attenzione a non urtare la sua sensibilità! Il Pumi è un cane suscettibile e non tollera modi bruschi o nervosi.

Il Mudi è in assoluto il più raro tra i pastori ungheresi: al di fuori del suo paese di origine, dove pure è poco diffuso, questa razza è praticamente sconosciuta, tranne che in Germania e in Scandinavia.
Le origini del Mudi sono comuni a quelle degli altri due pastori conduttori: se il Pumi deriva dall’incrocio del Pumi arcaico con cani di tipo terrier, per il Mudi si ipotizza piuttosto l’immissione di sangue spitz.
Tuttavia, la somiglianza del Mudi con il Pastore Croato è impressionante, anche per un esperto: un giudice di razze da pastore mi ha confessato candidamente che avrebbe grosse difficoltà a distinguere una razza dall’altra.
L’esistenza del Pastore Croato è attestata molti secoli prima della definizione del Mudi come razza autonoma e se si pensa che Ungheria e Croazia, per secoli, hanno fatto parte della stessa unità politico-culturale (l’Impero Austro-Ungarico), è lecito ipotizzare che in origine, fossero un’unica razza.
Il Mudi è un cane da pastore dal temperamento vigoroso: instancabile lavoratore, viene utilizzato non solo per la conduzione degli ovini ma anche del bestiame (bovini, suini) che riesce ad intimidire con il suo abbaio forsennato e, se necessario, a colpi di morsi o addirittura saltando sopra al gregge.
Pare sia avvenuta una sorta di selezione tra quei cani che sono stati impiegati la conduzione del gregge, più miti, e quelli da bestiame, dal carattere più duro e di taglia più grande.

Come il Pumi, il Mudi è un cane estremamente versatile: pastore, guardiano della fattoria ma anche, all’occorrenza, ausiliario nell’attività venatoria, impiegato in particolar modo nella caccia al cinghiale.
Il Mudi è un cane che ha un solo padrone, per cui nutre una venerazione vera e propria, tanto da diventarne la sua ombra. Diffidente con gli estranei, accetta le loro attenzioni ma senza gradirle. Da bravo pastore, convive facilmente con altri animali domestici.
E’ dotato di ottime capacità di apprendimento: docile, ricettivo, è sempre disponibile a seguire il suo padrone in qualunque attività. E’ consigliabile dedicare molto tempo non solo per dare sfogo adeguato alle sue energie fisiche, ma anche per dargli la possibilità di esprimere le doti del suo carattere.

In un paese come il nostro, dove il successo di una razza è decretato più dalla moda e dalla pubblicità che dalle sue intrinseche qualità, non è strano che razze così dotate come il Puli, il Pumi e il Mudi siano pressoché sconosciute.
Il Puli, senz’altro il più noto dei tre, deve la sua maggiore popolarità soprattutto alla particolarità del suo mantello.
Quanto agli altri due, sono troppo poco appariscenti, troppo poco “riconoscibili” per ambire a conquistare una benché minima notorietà.
Mi auguro tuttavia che una cinofilia più consapevole, che in un cane non è attratta soltanto dall’aspetto morfologico, scopra le straordinarie qualità dei pastori conduttori ungheresi, generosi nello sport, insostituibili compagni nella vita.