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Polineuropatia del Leonberger ed altre patologie ereditarie: qualche chiarimento

Posted By Valeria Rossi On 19 luglio 2011 @ 19:10 In Patologie,Salute | 4 Comments

L’articolo “Ma sul Leonberger non c’è solo da sorridere“, pubblicato qualche settimana fa, poneva l’accento su un problema di salute (la polineuropatia ereditaria), ed ha suscitato la reazione di alcuni allevatori che temono l’effetto “ah-ma-allora-tutti-i-leoberger-hanno-quella-malattia-lì“, con evidente danno per l’immagine della razza: effetto che purtroppo, come già dissi nel succitato articolo, è tutt’altro che improbabile.Ma solo perché la cultura cinofila italiana, ahinoi, è tutt’altro che elevata.
Questo è un valido motivo per tacere dei problemi di una razza?
A mio avviso, proprio no: anzi, è l’esatto contrario.
Sollevare un velo (anche quando la conseguenza è quella di sollevare… un polverone, perchè c’è sempre qualcuno che si risente) significa semplicemente innalzare – un pochino alla volta – il livello di questa famosa cultura cinofila.
Significa preparare le persone che si accingono ad acquistare un cane al fatto che il cane è un essere VIVENTE, che come tale è soggetto a malattie (perché da questo assioma non si scappa, purtroppo).
Significa, anche, far capire che c’è un’immensa differenza tra chi fa nascere cuccioli alla “speraindio”, non preoccupandosi minimamente del fatto che molte malattie siano ereditarie, e chi invece si preoccupa, fa i test, esclude dalla riproduzione i soggetti malati e utilizza oculatamente i portatori sani in modo che le malattie non arrivino mai a manifestarsi e quindi i cani vivano sani e felici. Che è poi la differenza tra un “accoppiatore di cani” e un Allevatore con la A maiuscola.

Nel caso specifico del Leonberger, avevo aggiunto una tirata di orecchi agli allevatori che, dopo l’allarme lanciato da un allevamento che ha perso praticamente tutti i suoi cani nel giro di un anno, aveva cercato di avvisare tutti gli altri (con la collaborazione dell’Università di Torino), ma aveva ottenuto una risposta tiepida, per non dire nulla (o quasi).
In realtà, a distanza di alcuni anni, pare che tutti gli allevatori abbiano recepito il problema e che adesso controlli e test siano di routine.
Onore al merito, anche se forse (e qui ci metto una punta di malignità) si sarebbe potuto cominciare prima: ma l’importante è che ADESSO i controlli si facciano.

Il presidente della SIAL  (Società Italiana Amatori Leonberger), ovvero uno dei Club di razza, in un commento all’articolo di cui sopra, sostiene anche  di aver invitato l’Università al raduno di razza del 2008 facendo testare in un solo giorno 75 Leonberger, ma di non aver mai avuto modo di leggere i risultati dei test. Questo sarebbe un punto assai negativo a sfavore dell’Università: attendiamo spiegazioni.
Lo stesso Presidente, poi,  racconta di aver pubblicato sul giornalino del Club un articolo scritto da un professore della stessa Università, in cui si dichiara che “in diverse razze canine (Bovaro delle Fiandre, Pastore Tedesco a mantello bianco, Dalmata, Husky, Cane da montagna dei Pirenei) è nota una forma patologica denominata “complesso paralisi laringea-polineuropatia”. Nel 2003 questa patologia è stata anche segnalata nel Leonberger su soggetti provenienti dagli Stati Uniti e da alcuni paesi europei….”
Da ciò lui ha dedotto che la polineuropatia NON è “la malattia del Leonberger”, ma che ne sono interessate diverse razze.
A questo punto mi sono chiesta se la dicitura “polineuropatia ereditaria del Leonberger”, con cui viene comunemente definita questa malattia, fosse realmente dovuta al fatto che “nessuna buona azione rimane impunita”, visto il Presidente riteneva che proprio l’interesse dei Club verso la patologia avesse potuto legarla al nome della razza.
Sinceramente, questa tesi non mi convinceva del tutto: nel mio articolo avevo fatto riferimento al fatto che il pastore tedesco, da quando il Club si è occupato con particolare fervore della displasia dell’anca, fosse ritenuto dal grande pubblico “l’unico cane soggetto a displasia”. Questo è verissimo (sempre perché c’è tanta ignoranza cinofila in circolazione): ma su nessuna rivista scientifica ho mai letto la definizione “displasia ereditaria del pastore tedesco”!

Quindi sono andata a sfogliarmi il librone di medicina veterinaria (Birchard – Sherding, per chi volesse controllare la fonte) e ho trovato una serie di neuropatologie distinte l’una dall’altra (e che interessano una marea di razze diverse): stando al librone esisterebbero una “polineuropatia ereditaria dell’Alaskan Malamute” e una “polineuropatia assonale ereditaria del Leonberger” (e, giusto per completare il quadro, anche una polineuropatia del Rottweiler e un complesso polineuropatia-paralisi laringea tipico del Dalmata… che dai sintomi descritti appare praticamente identico a quello riferitomi sui Leonberger).
Non sto qui a descrivervi tutta la pappardella scientifica che annoierebbe semplicemente i lettori, ma riferisco invece una differenza sostanziale tra la malattia dell’Alaskan malamute e quella del Leonberger: la prima è una patologia autosomica recessiva (ovvero, il gene difettoso è presente su un autosoma, che è un cromosoma non sessuale), mentre quella del Leonberger pare sia collegata al cromosoma X, che è un cromosoma sessuale e non un autosoma.
In soldoni: sono due malattie diverse (anche se indubbiamente simili) ed è per questo che il loro nome è legato a razze diverse.
Questo non per sminuire il professore torinese, che probabilmente ha “unificato” malattie simili nella sua spiegazione, ma per giustificare il fatto che la neuropatia del Leonberger sia realmente tipica del Leonberger… il che non significa affatto che il Leonberger sia un cane “più malato degli altri” ! Se volete vi faccio un elenco di patologie ereditarie che colpiscono altre millemila razze, almeno vi terrorizzate tutti…ma non sognatevi di pensare che la soluzione stia nell’andare a prendere il bastardino al canile, perché non si salvano neppure loro!
Ribadisco, tribadisco e quadibadisco: TUTTI i cani, in quanto esseri viventi, si possono ammalare. TUTTI i cani vanno soggetti ad una o più malattie di origine genetica, quindi trasmissibili dai genitori ai figli.
Però c’è la solita differenza, a tutto vantaggio dei cani di razza pura: questi ultimi sono più studiati e in molti casi si riesce o a risalire all’origine del problema e si cerca di limitarlo e contrastarlo testando i cani, individuando i malati (che vanno esclusi dalla riproduzione) e i portatori (che vanno semplicemente usati accoppiandoli a cani NON portatori, nel qual caso la malattia NON si potrà mai presentare).
Infine, c’è il discorso “percentuali”: diversi allevatori mi hanno fatto notare che la polineuropatia nel Leonberger è una malattia RARA.
Riporto qui quanto comunicato nello spazio “commenti”  (che non tutti magari leggono) dalla SIAL:

“L’università di Berna dice che ben il 25% della popolazione totale risulta portatrice della mutazione, ma un calcolo effettuato sui 2252 soggetti che hanno effettuato il test, presenti (in data 13 marzo 2011) nel database che si può vedere cliccando qui, ha dimostrato come il numero dei soggetti non portatori N/N sia di 2118, i portatori D/N siano 112 e solo 22 soggetti siano omozigoti per la mutazione D/D. In base a questi dati, la mutazione nel suo complesso interessa il 6% della popolazione esaminata, con 5% di soggetti portatori e solamente l’1% di soggetti omozigoti e quindi colpiti dalla forma severa ad insorgenza precoce (LPN1) Purtroppo, nonostante il test genetico messo a punto, la ricerca continua perchè sono stati registrati dei casi di cuccioli malati nati da genitori diagnosticati dal test N/N, ovvero esenti”.

La bassa incidenza è un’ottima notizia, ovviamente, anche per i cani italiani che appaiono nel database, e che sono parecchi (ma non tutti: anzi, non ho proprio visto alcuni affissi italiani molto, ma molto noti…): ma altrettanto ovviamente non rende felice i proprietari di quell’ 1%, che son pure sempre…22 cani e mezzo.
Ma soprattutto bisogna ricordare che se uno solo di quei 22 cani e mezzo, non diagnosticato, avesse la ventura di diventare un riproduttore famoso – specie in una razza poco diffusa e nella quale, quindi, i riproduttori importanti coprono le cagne di mezzo mondo – le percentuali potrebbero ribaltarsi in modo allarmente nel giro di pochissimi anni.
Quindi occorre la massima attenzione: e questo sempre NON per allarmismo e tantomeno per antipatia verso una razza che, invece, adoro letteralmente… ma proprio perché più una razza mi sta simpatica e più mi auguro che sia controllata “col lanternino”, in modo da avere il numero più alto possibile di cani sani e felici, che rendono altrettanto felici le proprie famiglie di adozione.

Concludo ricordando che lo stesso Presidente SIAL ha promesso di inviarmi i risultati dei test che verranno effettuati al prossimo raduno del Club che si terrà in ottobre: risultati che pubblicheremo volentieri, sperando che siano favorevoli e soprattutto che  riguardino un campione davvero indicativo.
Nel frattempo ringrazio gli allevatori che mi hanno contattato, pubblicamente o in privato, per la civiltà e la cortesia dimostrata in tutte le risposte, commenti, email ecc.: devo dire che quando ho sollevato problemi simili a proposito di altre razze sono stata coperta di insulti e perfino minacciata… il che non basta certo a fermarmi, quando credo che una battaglia sia importante per il bene dei cani: ma non fa neppure piacere. Invece, in questo caso, è stato un vero piacere dialogare con persone che, pur preoccupate – e ribadisco, giustamente -  per l’immagine della loro razza, hanno comunque dimostrato di capire che la politica dello struzzo è sempre e solo dannosa e che dei problemi è giusto parlare, perché solo così possono essere affrontati e (quando è possibile) risolti.
Per questo, oltre ai Leonberger, oggi mi stanno un po’ più simpatici anche i loro allevatori!


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