- Ti presento il cane - http://www.tipresentoilcane.com -

“Razze” meticce al rifugio: maremmani e maremmastri

Posted By Denis Ferretti On 21 luglio 2011 @ 21:29 In Meticci,Meticci - rifugi - adozioni | 26 Comments

Come molti sapranno, nei rifugi non si trovano solamente meticci.
Si abbandona di tutto e alcune razze sono tutto sommato abbastanza frequenti. Una di queste è il pastore maremmano abruzzese.
Basta digitare parole-chiave come “meticcio maremmano”, “maremmano rescue” o “maremmano + rifugio” su un motore di ricerca per scoprire che nella maggior parte dei canili ce n’è almeno un esemplare.
Questa notizia generalmente sorprende molte persone. Come mai, tanti maremmani?
A livello di iscrizioni non si colloca certo tra le razze più diffuse. E oltretutto è in fase di “calo”.
Il motivo di questa grande diffusione va ricercato in più fattori.
Uno di questi è la presenza di molti esemplari non iscritti. Trovandoci nella sua patria d’origine e tenendo conto della situazione socioculturale che lo ha originato, dobbiamo prendere atto dell’esistenza, ancora oggi, dei numerosi esemplari non registrati provenienti dal mondo della pastorizia.
Solo trent’anni fa c’era addirittura chi parlava del rischio di estinzione di questa razza, ma in realtà molti esemplari erano solo…difficilmente raggiungibili, perché confinati in piccoli centri sperduti tra i monti.
Con il progressivo allargamento dei centri urbani, la conseguente riduzione dei pascoli e il miglioramento delle vie di comunicazione, la razza ha finito per diffondersi anche al di fuori del mondo della pastorizia, perdendo a volte la propria purezza e lasciando il segno riconoscibile in molti grossi meticci che popolano l’Italia centrale.
Vi sono alcune zone del centro sud in cui la sua popolarità ha raggiunto livelli tali da accomunarlo ai gatti soriani.
Vi sono paesi in cui in quasi tutte le case vi è un maremmano e non è affatto difficile trovare cucciolate di cani che pur senza documenti hanno l’aspetto di un cane di razza. Impensabile, in certe culture, pagare per un cucciolo una cifra che anche solo si avvicini al prezzo corrente dei cani degli allevatori del nord!
Molti cuccioli di troppo addirittura rischiano di essere eliminati dopo la nascita se non interviene qualche rifugio a salvarli.

Una seconda ragione della presenza massiccia dei maremmani nei canili risiede però nella effettiva difficoltà di gestione di questa razza da parte di chi non ne comprende appieno il carattere.
E’ effettivamente un cane difficile.
Molti parlano di “brutto carattere” o addirittura di “cani squilibrati, imprevedibili e mordaci”.
In realtà la percentuale di fallimenti nell’instaurazione di un buon feeling non è superiore a quella che troviamo nelle altre razze: la differenza sta però nella ripercussione di questi fallimenti sulla possibilità di tenere comunque il cane.
Tutti i cani possono essere malgestiti, ma i problemi che ne derivano sono spesso meglio affrontabili se si ha a che fare con razze più piccole, meno indipendenti e meno aggressive.
Uno yorkshire che si crede il capo del mondo, che abbaia in continuazione, marca ogni oggetto e non obbedisce lo si può comunque tollerare, perché lo si controlla anche solo sollevandolo per la collottola.
Un husky che non ha stabilito un legame con la famiglia in cui vive e scappa alla prima occasione, può comunque essere tenuto sempre al guinzaglio e liberato in aree rigorosamente recintate.
Un boxer che non sopporta gli altri cani può semplicemente evitare di frequentarli. Persino cani pastori tedeschi, o grossi cani da difesa che si mostrino aggressivi verso l’uomo, spesso rimangono con i loro proprietari che tutt’al più li escludono dalla vita sociale.
Il maremmano in una famiglia non adatta di solito mette di fronte a problemi anche maggiori: primo tra tutti l’aggressività nei confronti degli stessi proprietari, che sfocia a volte in vere e proprie aggressioni.
L’adozione di un maremmano adulto non è una cosa che si possa consigliare a tutti.
E’ una razza molto particolare, che proporrei innanzitutto a chi la conosce bene; magari a chi ha già esperienza diretta o indiretta con la razza e dopo una felice convivenza con un esemplare acquistato da cucciolo, vuole provare a dare un’opportunità a un “collega” meno fortunato.
La strada solitamente non è facile: sono cani molto particolari che per molte cose si differenziano da tutti gli altri e a volte danno del filo da torcere anche a chi ha già esperienza con rescue di altre razze.
Ma se sapremo conquistarli e ridare loro fiducia, potranno ripagarci come nessun altro cane sa fare.

Vediamo nel dettaglio cosa ci aspetta
Ovviamente è molto difficile generalizzare un comportamento standard su cani che, alle differenze individuali presenti in tutte le razze, ne sommano altre dovute alle specifiche esperienze di vita.
Parleremo perciò del profilo più diffuso, cioè di cani con una socializzazione media, che non hanno subito maltrattamenti particolari, ma provengono da situazioni di trascuratezza e disinteresse da parte di chi li ha poi abbandonati o non hanno risposto alle aspettative dei primi proprietari.
Chi li vede per la prima volta in canile, solitamente stenta a credere alle avvertenze allarmanti che si leggono e si sentono a proposito di questa razza.
Se vi aspettate un cane esplicitamente aggressivo, inavvicinabile, che mostra i denti a tutti e si lancia inferocito contro la rete del recinto, le vostre aspettative saranno – fortunatamente – disilluse.
Generalmente i maremmani nei rifugi sono molto calmi e non avendo niente da difendere si fanno tranquillamente i fatti loro.
Quelli più socializzati e fiduciosi si lasciano persino toccare e carezzare.
Le femmine di solito sono un po’ più diffidenti e preferiscono starsene in disparte, ma si mostrano comunque generalmente meno aggressive di tante altre razze.
Le descrizioni dei responsabili dei rifugi a volte non contribuiscono a farsi un immagine corretta dei cani a disposizione: molti esemplari sono descritti come scontrosi o “recuperati con difficoltà”, e talvolta dichiarati adottabili solo a distanza.
Altri soggetti sono descritti come “socievoli, coccoloni e buonissimi”, tant’è che i conoscitori della razza saranno indotti a chiedersi se siano veramente dei maremmani.
In realtà, malgrado le sacrosante differenze individuali, a volte queste descrizioni sono un po’ esagerate nei due sensi.

Da un lato si vorrebbe giustamente mettere in guardia chi, allettato soltanto dalla possibilità di portarsi a casa gratuitamente uno splendido cane di razza di cui apprezza soprattutto l’aspetto fisico, lo farebbe vivere in condizioni non ottimali.
Dall’altro lato si vorrebbe anche evitare che la loro fama di “temibili guardiani” attirasse persone particolarmente interessate ad avere un cane aggressivo da usare come antifurto o come arma, un ruolo che nella società moderna diventa ogni giorno più inadeguato.
Insomma, i maremmani “docili e socievoli” sono un po’ come i segugi “non adatti alla caccia”: si tratta di descrizioni costruite per allontanare e disilludere squallidi speculatori interessati alla sola funzione utilitaristica, che vedono nell’adozione al canile solo un’opportunità di risparmio.

Il grande passo
Portarsi a casa un soggetto adulto con questa taglia e questo carattere non è una cosa da tutti.
Data la sospettosità della razza, anche i soggetti più tranquilli possono a volte mostrarsi recalcitranti e inclini alla ribellione qualora vengano sottoposti a imposizioni quali il guinzaglio o l’ingresso forzato in un recinto nuovo.
Se riusciamo a farlo salire in macchina per portarlo a casa, possiamo ritenerci molto soddisfatti.
Il periodo di ambientamento nella nuova famiglia è la fase più difficile.
Non ci possono aiutare i manuali specifici della razza, modellati su cani che si inseriscono in famiglia da cuccioli senza che nessuno abbia commesso errori che si ripercuotono sul loro carattere.
Anche l’esperienza di altre adozioni a volte non è sufficiente.
Contrariamente a molte altre razze, che dopo l’abbandono si mostrano morbosamente bisognosi di contatto umano e desiderosi di seguire chiunque voglia accoglierli, i maremmani, cani con grande dignità, hanno solitamente un atteggiamento molto più distaccato.
Non sono generalmente interessati al gioco, né tanto meno dipendenti dal contatto fisico. In genere accettano di buon grado il cibo che viene offerto, ma difficilmente sono golosi e non sembrano apparire particolarmente riconoscenti.
In questa fase ci stanno studiando.
E’ molto importante non forzare le cose, avvicinarli con gradualità e discrezione. Dobbiamo aspettare che siano loro a fare il primo passo verso di noi.
Non ci sono ricette particolari che assicurino l’instaurarsi di un buon rapporto cane-uomo, se non l’uso del buon senso e la pianificazione di particolari routine.
Non serve fare molto, effettivamente, se non aspettare che le cose si aggiustino da sole. Sembra facile, ma non lo è, perché spesso vi è chi incappa in errori del tutto comprensibili, specialmente se si è abituati a trattare con altre razze.

Lo sforzo che dovremmo imporci è quello di evitare il più possibile di metterci in competizione con il cane.
L’ambiente in cui il cane viene accolto gioca un ruolo abbastanza importante.
Non sono cani da appartamento.
Hanno caratteristiche fisiche che poco vi si confanno e non amano sentirsi prigionieri di spazi ristretti. Anche il recinto non è l’ideale per iniziare. Magari può essere utile in certe circostanze, ma non si può creare un rapporto con un cane che vive costantemente in un recinto.
L’ambiente ideale è la classica casa individuale o villetta con giardino abbastanza grande, che seppur recintato non faccia sentire il cane in prigione.
Sarebbe comunque bene permettere l’accesso all’interno della casa, non necessariamente in tutte le stanze. Permettere, non obbligare.
Queste dovrebbero essere le parole d’ordine della prima fase.

Dopo il primo periodo di ambientamento, si possono iniziare le prime uscite al guinzaglio, se il cane è già abituato. Se non lo è, lo si deve abituare con molta pazienza. Può essere utile lasciare per un po’ il guinzaglio appeso al collo mentre il cane sta in giardino, cercando di assuefarlo gradualmente.
All’esterno, in condizioni il più possibile sicure, potremo presto iniziare a lasciare il guinzaglio per qualche istante. All’inizio è meglio usare un guinzaglio lungo, in modo da poterlo riprendere in ogni caso abbastanza facilmente e scoraggiare invitanti esplorazioni di un territorio non ancora conosciuto.
Dovremmo parlare spesso al cane, in modo dolce e con parole semplici, ma che non siano dei semplici monosillabi. Sicuramente il cane non capirà il significato di tutte le parole, ma sarà molto sensibile al nostro tono.
Non deve avere l’impressione di ricevere ordini. Quando lo chiamiamo dobbiamo dare l’impressione che gli si “permetta” di venire da noi, non che gli si “imponga” di venire da noi.

Niente regole rigide, ma una filosofia di vita.
Lasciamo alle altre razze gli esercizi di obbedienza e affidiamoci a tanta routine di buon senso.
L’amore che vi legherà al vostro maremmano rescue crescerà di giorno in giorno e ben presto non ricorderete più il giorno preciso in cui vi siete fidati a togliere il guinzaglio per la passeggiata nel bosco, né di quando vi siete accorti che il cane rimaneva nella sua postazione davanti alla porta d’ingresso pur col cancello dimenticato aperto e neppure il giorno preciso in cui avete raggiunto la completa fiducia reciproca tanto da arrivare a manipolare il cane in qualsiasi modo senza alcun timore.
Vi sarete dimenticati anche dell’espressione sospettosa dei primi tempi quando con po’ di giustificato timore avvicinavate il moschettone al collare per agganciare il guinzaglio. Non saprete più dire quando è stato il giorno in cui si è messo a fare la guardia, la miglior guardia che si possa pretendere da un cane, alla vostra proprietà che ora è diventata anche sua.
Non saprete dire da quando il cane ha iniziato a capire tutti i vostri discorsi e talvolta i vostri pensieri, prevedendo le vostre intenzioni e anticipando ogni richiesta con l’azione più saggia che si possa pretendere da un cane.
Se siete veramente tagliati per questa razza (non tutti lo sono), potrete, gradualmente, giorno dopo giorno, scoprire quanto può essere meravigliosa la vita a fianco di questo cane calmo, ragionatore, delicato, di grande saggezza e grande buon senso, con un solo grande limite: un grande bisogno di libertà d’azione che li porta a non accettare nessuna forma di imposizione.

Le Faq
Per quanto riguarda le esigenze specifiche di alimentazione, toelettatura, vitto e alloggio, rimando ai testi specifici sulla razza, in quanto non vi è differenza tra i soggetti cresciuti come da manuale e quelli rescue. Ricordo solo che si tratta di un cane di grande mole, poco incline al movimento, ma amante della libertà e delle passeggiate tranquille in mezzo alla natura. Frugale e non goloso di natura, ha un pelo lungo con folto sottopelo che gli permette di affrontare le temperature più rigide, di facile manutenzione ma soggetto a mute molto abbondanti. Mi soffermerei invece su alcune delle domande più frequenti che riguardano le attitudini ad alcune particolari esigenze della famiglia media:

1) è adatto a una famiglia con bambini?
Probabilmente non è l’ideale. Con i neonati e con i bambini più piccoli, di solito non ci sono problemi di alcun genere. Anzi la maggior parte dei cani tende a farsene carico considerandoli esseri indifesi da proteggere, con conseguente accelerazione del processo di integrazione nella nuova famiglia. Con i bambini più grandicelli invece i rischi sono maggiori, soprattutto se questi si comportano in modo prepotente e, emulando lo stereotipo del padrone, cercano di imporre ordini al cane, lo importunano o lo strapazzano. Questo non può essere tollerato da un cane già adulto, sicuro di sé, che si trova di punto in bianco in una famiglia di perfetti estranei.
2) è adatto alle persone anziane?
Sì, se sono in forze, amano fare lunghe passeggiate e se possono contare su un aiuto da parte dei figli. I pensionati, che hanno molto tempo da trascorrere col cane, sono tra i migliori proprietari ipotizzabili. Non è però il cane più adatto da affidare a una persona “molto” anziana, instabile sugli arti che vive sola. Ci vuole un po’ di buon senso nel valutare le diverse situazioni.
3) Ha bisogno di compagnia?
Sìììììì! Più che mai. Più della media delle altre razze. E’ opinione abbastanza diffusa quella secondo la quale, questi cani, essendo pastori selezionati per trascorrere intere stagioni con le pecore nei pascoli irraggiungibili dimenticati da Dio, non abbiano alcun bisogno di compagnia. Si dimentica però che questi cani lavorano in branco (generalmente 5-6 cani per gregge) e che è proprio il loro immenso bisogno di socialità a far sì che in mancanza d’altro si leghino affettivamente persino alle pecore, riconoscendo ogni individuo come parte della loro famiglia. E’ per questo che il maremmano è così maldisposto alla vita da recinto e cade nell’apatia o sviluppa disturbi comportamentali se lasciato in giardino in completa solitudine. Ha bisogno di un ruolo e di una posizione all’interno di un branco, anche non composto necessariamente da soli esseri umani.
4) Può convivere con altri cani?
I maremmani hanno un carattere molto forte e molto particolare. Se la possibilità di convivenza di gruppi numerosi è alla base della sua tipica funzione utilitaristica e, di conseguenza, la norma per quanto riguarda i cani allevati correttamente, altrettanto non si può dire dei “rescue” che possono soffrire delle influenze negative dell’ambiente. I maremmani hanno una memoria da elefante e non dimenticano i torti subiti. Eventuali incidenti di percorso nel periodo trascorso in canile o durante la vita randagia, possono avere compromesso i rapporti nei confronti di alcune categorie di cani. Solitamente tollerano meglio i conspecifici di piccola taglia con i quali difficilmente entrano in competizione. La convivenza di individui paritaglia dello stesso sesso è invece decisamente più rischiosa, quindi in caso di esemplari adottati da adulti consiglierei esclusivamente la convivenza con esemplari di sesso opposto, che invece, salvo casi patologici, non desta mai preoccupazioni di alcun genere. Anzi… proprio per il bisogno di socialità di cui abbiamo parlato al punto precedente, è caldamente consigliata. 5) Può convivere con altri animali? Generalmente sì. I cani che hanno vissuto da randagi possono tuttavia avere dei comportamenti appresi, magari da altri cani. In questo caso è opportuna una rieducazione, che però ha buone probabilità di riuscita in quanto va in una direzione di rispetto dell’indole del cane

Gli incroci

Oltre ai pastori maremmani abruzzesi che potremmo definire “in standard” o comunque con caratteristiche tali da renderli riconoscibili da chiunque come cani di quella razza, esistono nei canili anche molti altri cani palesemente bastardi, ma in possesso di alcune caratteristiche fisiche che tradiscono l’inequivocabile presenza del maremmano, così diffuso nell’Italia centrale.
Quasi tutti i meticci con taglia superiore a quella del pastore tedesco che troviamo nei canili hanno nelle vene sangue di maremmano-abruzzese.
Solitamente il colore non è bianco.
Frequenti i fulvi, i neri e i pezzati più o meno scuri. Il pelo a volte è corto, seppure sempre con abbondante sottopelo morbido. Gli orecchi pendenti o semipendenti.
A volte possono somigliare vagamente a grossi Labrador o Golden Retriever.
Ma… attenzione: sono cani caratterialmente quasi opposti!
Del maremmano restano invece la stazza, la costruzione e l’inconfondibile espressione. Quegli occhi a mandorla che nascondono qualcosa di… “selvaggio”.
Anche questi cani possono rappresentare una valida opportunità per chi cerca un buon guardiano, rustico e flemmatico. Alcune combinazioni particolarmente sfortunate (incroci con cani da difesa o altri cani da guardia, specialmente se particolarmente aggressivi e poco equilibrati, indipendentemente dalla razza) si mostrano palesemente e inequivocabilmente instabili dal punto di vista caratteriale.
Sono i classici cani che ringhiano a tutti da dietro le sbarre.
Però la maggior parte degli incroci tra maremmano e altre razze (pastori tedeschi, boxer, cani da caccia, meticci di tipo bracco-lupoide) risultano invece mediamente più gestibili nella vita quotidiana rispetto ai soggetti di razza pura o presunta tale: meno sospettosi con gli estranei, più affidabili e sicuri con i visitatori, più docili e obbedienti nell’addestramento “classico”.
Certo, difficilmente saranno adatti allo svolgimento dei compiti di custodia delle greggi tipico dei cani di razza pura. E anche la guardia sarà sicuramente più “soft”.
Ma per chi non abita nella campagna più isolata, ma al contrario si trova a vivere in un centro urbano densamente popolato, questo aspetto finisce per essere solamente un vantaggio.


Article printed from Ti presento il cane: http://www.tipresentoilcane.com

URL to article: http://www.tipresentoilcane.com/2011/07/21/raze-meticce-al-rifugio-maremmani-e-maremmastri/

Copyright © 2015 Ti presento il cane.