Tutti i media, da due giorni, parlano più della morte di Amy Winehouse che della strage in Norvegia (esclusi i giornali che prima hanno strillato “dagli all’islamico assassino” e poi, scoprendo che l’autore della strage era un fondamentalista cristiano norvegese, scrivono pezzi su pezzi per tentare di giustificare la plateale figuaccia).
Ma che ne parlino i media, purtroppo, è normale: una star con milioni di fans (specie se morta) “vende” più di un disgraziato qualunque, anche se ucciso in una strage assurda.
Trovo un po’ meno normale che i vari blog, forum, FB e quant’altro mantengano lo stesso ordine di priorità.
Perché è vero che anche il popolo del web, in un modo o nell’altro, è influenzato dagli altri media (non siamo così presuntuosi da credere di esserne immuni, vero?): ma è anche vero che di solito, passato l’attimo di massimo impatto della notizia, il web tende a ristabilire le giuste priorità e a dare maggior spazio agli argomenti che – oggettivamente – meritano più attenzione.
Ora io non intendo mettermi a trinciare giudizi su una cantante (che neppure conoscevo granché bene) che dopo la classica vita di “genio e sregolatezza” ci lascia la pelle a 27 anni: è l’ultima di una lunga serie, sicuramente non sarà l’ultima in assoluto (anzi, tutto il clamore che circonda questi casi ha sicuramente il tragico effetto di scatenare emulazioni nelle menti più giovani, fragili ed influenzabili)… ma il punto è che non ci si può far nulla.
Se una persona, giovane e famosa o vecchia e sconosciuta che sia, decide di autodistruggersi, la scelta è soltanto sua.
Al massimo può farci qualcosa la sua famiglia, o le persone che le vivono accanto… ma tutti gli altri ci possono scrivere sopra articoli, libri o enciclopedie, spinti dal desiderio di esprimere opinioni che riteniamo di sommo interesse per il mondo (ogni giornalista ha sempre questa recondita ma inamovibile certezza) o solo dalla voglia di vendere una copia in più o di aumentare lo share: e non cambierà nulla.
Né per quella poveraccia, né per quelli che domani faranno le stesse sciagurate scelte e la stessa presumibile fine.
Quindi, che ne parliamo a fare? Un bel R.I.P. , in questi casi, mi sembra l’unica cosa sensata da dire.

Ben diverso è il caso di Oslo. Ma ben diversi sono anche i milioni di casi in cui persone di 27 anni (e anche meno) muoiono perché cadono da un’impalcatura; o perché vengono “misteriosamente” massacrate dopo un interrogatorio di polizia; o perché magari si suicidano non perché si siano imbottite di droga e alcol, bensì perché sono davvero disperate, magari dopo aver perso un lavoro da precario.
Su tutte queste morti, quasi immancabilmente ignorate, ci sarebbe molto di più da dire e soprattutto molto da FARE.
Le morti bianche, gli estremismi e i fanatismi religiosi, l’intolleranza e tanti altri problemi sociali, proprio perché sociali, andrebbero affrontati e sviscerati fino alla nausea, cercando soluzioni e tentando tutte quelle possibili.
Non è detto che sarebbe risolutivo, per carità:  l’essere umano ha una vena di insana follia che niente e nessuno potrà mai cancellare del tutto. Ma leggi, regole e anche l’influenza mediatica potrebbero cambiare almeno qualcosa.
Per esempio, se la norma di tutti i media del mondo fosse quella di cercare di far ragionare estremisti e fanatici (anzichè gettare benzina sul fuoco, come molti fanno) condannando sempre e comunque qualsiasi forma di violenza, proprio le menti più fragili – che sono anche le più influenzabili – potrebbero essere indirizzate verso soluzioni diverse. E lo stesso vale per la droga, l’alcol e tutto quello che sembra venire combattuto solo in qualche pezzo “di facciata” (specie quando ci lascia la palle il VIP di turno), ma che per il resto del tempo viene bellamente ignorato.

Che c’entra tutto questo con la cinofilia?
Come ho già detto nel titolo, un po’ c’entra: perché anche nel nostro settore succede che si dia troppo spazio alle cazzate e si ignorino i  problemi non solo più importanti, ma in qualche caso anche più risolvibili.
Certo, non esiste un corrispondente cinofilo del caso Winehouse: nessun cane sarà mai così famoso.
Però sono abbastanza famosi i vari “guru” che quotidianamente si scannano dalle pagine di forum e siti cinofili, con lo stesso spreco di tempo e di energie che i media di questi giorni dedicano alla cantante… ma con due aggravanti. La prima è che non portano neppure un guadagno: fare millemila “mi piace” su FB non è esattamente la stessa cosa che vendere mille copie di quotidiano in più.
La seconda è che di Amy Winehouse, tra una settimana, nessuno parlerà più: e  invece gli scanni cinofili continuano identici da vent’anni, anzi peggiorano.
Da quando ho riaperto “Ti presento il cane” mi hanno chiesto l’amicizia virtuale su FB centinaia di persone (anzi, ne approfitto per ringraziarle tutte), molte delle quali hanno anche pagine, forum e affini sui cani, sulle diverse razze, su educazione, addestramento eccetera.
Non posso ovviamente partecipare a tutte, però un’occhiata qua e là la tiro sempre: e vedo che gli argomenti più “gettonati” sono sempre gli stessi.
Gentilisti vs tradizionalisti, collare vs pettorina, collare a strozzo vs collare fisso, perfino razza X contro razzaY e, naturalmente, allevatore X contro allevatore Y.
Su altre pagine, però, leggo gli appelli disperati del canile di X che sta per chiudere e non sa dove mettersi un migliaio di cani; leggo dell’emergenza randagismo nel paese Y. Leggo che è stato sequestrato l’ennesimo carico di cuccioli dell’Est, ma non solo: leggo anche che una coppia di rumeni i cuccioli dell’Est si è messa a venderli direttamente sulla spiaggia, tenendoli impilati in un borsone e sfoderandoli davanti ai potenziali clienti. Se poi il potenziale cliente non comprava, di nuovo giù nel borsone (il tutto a luglio, sotto il sole). I due spacciatori di cuccioli sono stati fermati, hanno detto che i cani erano i loro e il giorno dopo stavano su un’altra spiaggia, qualche chilometro più in là, a tirar fuori altri cuccioli dal borsone: perché nessuno gli ha fatto nulla.
Leggo anche, in continuazione, di cani avvelenati: non solo a San Marino, dove il killer ha avuto gli onori delle cronache perché ha visto bene di agire durante l’esposizione internazionale, ma anche a Torino, Milano e in diverse altre città italiane.
Tutto questo trova spazio in merdesima pagina sui giornali (edizione locale, sia ben chiaro: mai che finisca sul nazionale, “sono solo cani”) e viene poi rimbalzato su FB da qualcuno… ma i commenti in calce, quando ci sono, sono due o tre.
Un singolo scanno tra il zooantropologo X e il cognitivista Y è capace di averne 150.

Allora…sbaglio, o c’è qualcosa che non torna?
Ho detto all’inizio che ritengo mediamente più sveglio il popolo del web rispetto a quello dei fruitori passivi di TG: aggiungo ora che ho sempre ritenuto i cinofili ancora un bel palmetto sopra alla gente che non ama gli animali.
Mi aspetterei, pertanto, che l’abbinata web+cinofilia fosse decisamente superiore alla media dei lettori di giornali-visionatori di TV, e che in questo nostro ristretto (ma non poi troppo) settore si riuscissero a stabilire priorità più logiche di quelle seguite dai “normali” media.
Mi aspetterei, per esempio, che al fianco dei poveri volontari sempre in emergenza, e quindi costretti a postare soltanto appelli strappalacrime del tipo “salviamo Frida” o “aiutiamo Fido” si vedessero anche tutti gli allevatori, gli educatori, gli addestratori riuniti come un sol uomo a protestare, a chiedere più attenzioni e anche a suggerire soluzioni per i problemi davvero seri e gravi del mondo cinofilo, che sicuramente NON solo l’uso del collare fatto così piuttosto della pettorina fatta cosà.
Se la società in generale è una brutta bestia da affrontare e piegare alla logica del buon senso e della civiltà vera, forse la piccola società cinofila potrebbe avere qualche chance in più: anche perché abbiamo già leggi discrete – se non perfette – su problemi come i maltrattamenti o il randagismo. L’unico problema è che non se le fila nessuno… ma forse, a chi non se le fila, fa molto gioco anche il totale disinteresse di chi, amando i cani, dovrebbe pretenderne il rispetto.
Sia chiaro: non dico che sia facile e neppure che si possa davvero cambiare il mondo.
Dico, però, che invece di passare mezza giornata al PC scrivendo peste e corna di un metodo di addestramento FORSE potrebbe essere più utile spendere lo stesso tempo per scrivere una montagna di lettere al sindaco che si rifiuta di costruire il canile; o alle forze dell’ordine che non si decidono ad intervenire su un caso di avvelenamento; o al ministro che promulga una legge che prevede pene ridicole per chi maltratta, sevizia, uccide un animale indifeso.
Insomma, senza voler rompere le scatole a nessuno su quello di cui gli fa piacere parlare o scrivere…il caso Winehouse mi ha fatto venire voglia di invitare tutti i cinofili a questa piccola riflessione: visto che ognuno di noi (compresa la scrivente) dedica un tempo X a parlare/scrivere di cani, magari ricordiamoci tutti che i cani hanno una serie di problemi che vanno dal minuscolo al macroscopico… solo che a volte non pensiamo al macroscopico, perché quello  minuscolo tocca personalmente NOI (e non loro) e ci va di parlare solo di quello.
Però, dal punto di vista del mondo canino, le priorità sono ben altre.  E magari, ogni tanto,  non farebbe male pensarci e muoversi di conseguenza.

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14 Commenti

  1. come spesso accade.. sono pienamente d’accordo Valeria… sia sul troppo spazio dedicato che sulle priorità.. ma che dire.. ALLA FINE TUTTO GIRA ATTORNO A CIO’ CHE FA’ NOTIZIA.. per cui è agghiacciante che una “svitata” , viziata, cantantucola come questa abbia più visibilità che decine di persone morte perchè si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato per mano di un folle.. ma questo è il ns mondo??? mamma mia mi vengono i brividi..

  2. Purtroppo siamo circondati da persone credono di avere un pensiero proprio, addirittura cultura, mentre stanno solo seguendo la scia del più “clikkato”, del prezzemolino in tv, dell’egocentrico Guru di turno.
    Dovremmo riuscire ad imitare il gesto che fanno i nostri amici cani, scrollare velocemente la testa e vedere quanto di nostro è rimasto.
    Ci sono mille battaglie da affrontare ed abbiamo bisogno di menti e non di mentalità condizionate.
    Sarebbe bello se al fianco dei volontari che assistono (e agiscono) ogni giorno allo spettacolo della crudeltà UMANA ci fosse anche solo uno di quei signori che parlano…parlano…parlano…e intascano!

    • @Monica, vorrei tanto che su questi commenti ci fosse il tastino MI PIACE come su FB.
      Comunque ritienilo virtualmente cliccato 🙂

        • Complimenti al web-figlio!!! E grazie a nome di tutti noi! Mi viene quasi la voglia di rileggere anche tutti i commenti precedenti…e saprei già a memoria quali mettere col pollice verso…:-D

        • so che non c’entra con l’articolo ma… GRAZIE GRAZIE GRAZIE al WebFiglio, soprattutto per la possibilità di leggere i commenti aumentando il carattere!!!! È TUTTA UN’ALTRA VITA!!!!

  3. Sulla A.W non sono d’accordo che verra’ dimenticata presto (anche se e’ stata un genio non espresso), sulla questione Oslo, ma visto cosa ha generato il black/death metal scandinavo (insieme ai nuovi nazionalismi) ci potevamo aspettare qualcosa prima o poi

    Sulla questione cani … Meglio alzare il culo invece di postare migliaia (e sempre gli stessi) appelli

  4. Che dire, siamo in un paese in cui l’informazione viene distorta da decenni e decenni e questo è il risultato. Amy a parte, è davvero assurdo come si stia evolvendo la questione, partendo dall’articolo di feltri fino ad arrivare al commento delirante di Borghezio. Per quanto riguarda le priorità delle argomentazioni cinofile, concordo pienamente, anche se comunque trovo indispensabili forum e blog in grado di trattare argomenti più pratici e banali quali “collare o pettorina” e “il furminetor funziona davvero?”…

    • Mah, le esternazioni di Borghezio sono le stesse da anni e sono in linea a quello che esprimono molti movimenti europei (cuiha espresso solidarietà e o affinità negli anni) i cetnici balcani, i neo nazionalisti scandinavi i “promotori” di un “fronte occidentale” nel centro e sud Europa.

      La cosa aberrante e’ che il nostro connazionale si colloca all’interno di un partito presente nell’arco costituzionale e non da nulla per dargli un calcio nel culo

      • La cosa ancor più aberrante è che la Lega “stia” all’interno del nostro arco costituzionale. E fosse solo la Lega… c’è pure Forza Nuova…

  5. Secondo me c’é una spiegazione semplicissima per il fatto che si parla di più di Amy Winehouse che non della strage di Oslo, o di qualsiasi altra cosa “più seria”, nella “vita normale” così come in cinofilia. Il fatto é che le persone che si interessano di qualcosa lo fanno sulla base di spinte emozionali, non razionali.
    La conseguenza di questo fatto semplicissimo e naturalissimo (fa parte dei motivi per cui dico spesso che invece di antropomorfizzare gli animali sarebbe ora di ri-animalimorfizzare gli esseri umani, ossia ricordarci che in fin dei conti siamo animali e funzioniamo esattamente come gli altri animali, seppure in maniera un po’ più contorta) le persone parlano di quello che li emoziona, ma nello stesso tempo, di ciò che non li spaventa realmente.
    Any Winehouse é morta, tutto ciò è molto triste, in più si presta a delle speculazioni sul perché e sul percome, ma è molto facile inquadrare la ragazza come qualche cosa di assolutamente non appartenente al mondo delle persone qualsiasi: la sua musica entra nelle nostre vite, ma lei é qualcosa che non ci appartiene, e da cui é molto semplice distaccarsi. Tutto ciò, visto la fine che ha fatto, è molto rassicurante.
    Parlare di un pazzo che in nome della cristianità ha deciso di ammazzare a fucilate decine di ragazzi innocenti, ecco questo è un po’ più duro da digerire, perché non c’é niente che possa garantirci che il nostro vicino di casa domani non decida di fare qualcosa di simile, per cui è preferibile mantenere una certa distanza da questa coscienza, perché ci toccherebbe troppo da vicino se la lasciassimo “passare”.
    Tutto qui.
    Le persone che parlano (e che si scannano) ben di rado lo fanno alla ricerca di un vero confronto, o di una soluzione concreta: nella gran parte dei casi lo fanno per esprimere qualche cosa che hanno dentro, a volte delle idee, ma principalmente delle emozioni (eventualmente collegate a delle idee).
    Comunque, sui miei cani il furminator funziona divinamente. 🙂

  6. cara redazione, purtroppo “certe persone” non è in grado di aiutarle nessuno… ci sono passata anche io….
    quando si chiamano amy whinehouse fanno più notizia ma ce ne sono tanti… che fanno quella fine e come vedi nemmeno i soldi e la fama aiutano…

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.