PREMESSA – Da quando ho cominciato la serie “i veri Standard”, che sono poi articoli umoristici sulle diverse razze, diversi lettori mi hanno chiesto di trattare quella che hanno nel cuore: siccome ci vuole un po’ di tempo per scrivere questi articoli (e soprattutto per trovare le foto adatte!), sto andando decisamente a rilento nell’accontentare tutti, ma un po’ alla volta spero di riuscirci.
Ovviamente sono partita dalle razze che conoscevo meglio (è più facile prendere in giro chi si conosce bene!), ovvero quelle che ho allevato, o posseduto, o con le quali ho lavorato.
Adesso sto cominciando a trattare anche razze che conosco meno “da vicino”, nel senso che non le ho avute proprio personalmente ma alle quali, nel corso degli anni, mi sono appassionata, seguendone l’allevamento e l’evoluzione.
Tra queste, il Cane corso avrebbe dovuto sicuramente avere il posto d’onore: perché questa razza non solo la amo. La ADORO. Mi piace da morire, l’ho seguita praticamente da prima che nascesse, ci ho scritto sopra due libri, l’ho tenuta costantemente d’occhio per decenni… ma il “vero standard” del Cane corso, anche oggi che mi ero decisa a scriverlo, proprio non mi veniva.
Non mi viene spontaneo scherzare su questo cane, perché c’è molto più da piangere che da ridere: e non per colpa del cane, ovviamente (lui continuo ad adorarlo), ma per colpa degli umani che hanno avuto a che fare con la razza negli anni passati, alcuni dei quali hanno fatto un vero e proprio macello.
Oggi, in tutta sincerità, non conosco bene la situazione a livello di cinofilia ufficiale (magari qualche lettore esperto nella razza potrà esserci di aiuto).
Non la conosco perché, dopo aver litigato con mezzo mondo, mi sono resa conto che il “lato umano” del Cane corso era costituito da pochi allevatori seri (molto seri, ma purtroppo pochi) e da una marea collaterale composta da un miscuglio magico di improvvisatori, tromboni, cagnari DOC, marketingari, rissosi e tamarri con i quali era letteralmente impossibile parlare di cinofilia.
Quindi ho lasciato completamente perdere il lato “politico” della razza, mentre ho continuato ad avere rapporti con proprietari e con conduttori di cani di lavoro, che purtroppo spesso hanno pagato lo scotto di quanto combinato dai cagnari di cui sopra.
Anzi, no. Sono stati principalmente i cani a pagare questo scotto, soprattutto in termini di salute: ed è per questo che sul Cane corso non me la sento proprio di scherzare.
Perché quando una razza meravigliosa viene (in parte) rovinata da un gruppo di emeriti deficienti, c’è ben poco da ridere.
Il come e il perché la razza sia stata in parte rovinata, ve lo spiego tra poco: dovendo, però, aggiungere che quei pochi allevatori davvero seri hanno continuato a lavorare molto bene, che qualche altro allevatore serio si è aggiunto al novero  (mentre molti cagnari se ne sono andati, perché la razza nel frattempo è “passata di moda” e quindi il grande business è finito) e che oggi c’è – forse – qualche nuova speranza, anche se molti sono i disillusi, talmente disillusi che di Cane corso non vogliono proprio più sentir parlare.
In realtà io non credo affatto che questo sia un cane da “non comprare più”.
Anzi è un cane da comprare di “corsa” (gioco di parole voluto)… ma solo se si riesce ad identificare uno degli allevatori seri.
Se invece si finisce tra le grinfie degli altri (alcuni dei quali continuano imperterriti ad allevare e a far danni) si rischia davvero grosso.

E’ evidente che non posso e non potrò mai far nomi (una querela mi è bastata, grazie, abbiamo già dato): al massimo posso mettere – e l’ho fatto – foto dei cani di persone che ritengo serie.  Una cosa, però, posso dirla: se avete il Cane corso nel cuore, fate letteralmente i RAGGI X all’allevatore a cui pensate di rivolgervi.
Fategli il terzo grado. Fatevi mostrare tutti gli esami che sono stati fatti sui suoi cani per quanto riguarda le patologie ereditarie.
Andate a qualche esposizione e parlate con chi ha acquistato cani da lui.
Insomma, non comprate MAI a scatola chiusa… e per l’amor del cielo, non comprate MAI un cucciolo da fonti che sono già ad alto rischio per le razze “normali” (negozi, fiere del cucciolo, allevamenti “multirazza” e affini), perché nel caso del Cane corso sarebbe un suicidio.
Se però riuscite a beccare l’allevatore giusto, questa razza vi entrerà nel cuore e non riuscirete più a farne a meno.
Tornando a questo articolo… per i motivi di cui sopra, non l’ho inserito nella serie umoristica “I veri standard”, ma nella serie “Ti presento il…”: ovvero quella un po’ più seria.
Nonostante questo, spero di non essere troppo pallosa e di aiutarvi a capire qualcosa su questa razza (nel bene e nel male).

Basir, uno dei capostipiti dell’allevamento italiano

ORIGINI E STORIA:è il diretto discendente dell’antico molosso romano“, recita orgogliosamente lo Standard.
Spiega anche che il Cane corso non viene dalla Corsica, ma che è una razza italianissima e che “corso” deriva da “cohors”, che significa “guardiano, protettore” (aggiungiamo che il termine ha poi assunto, nel nostro meridione, l’accezione di “tosto, virile, con gli attributi”).
La vera storia del Cane corso, però, è un filino più complicata di così.
A dire il vero è complicatissima, difficile da riassumere seriamente in poche righe: e soprattutto fa fare una grandiosa figuradimme’ all’Italia (strano, non succede mai…) perché una cosa delicata e da veri amatori come il recupero di una razza canina è stata trattata, appunto, “all’italiana”, ma proprio nell’accezione deteriore del termine.

Il riassuntino potrebbe suonare più o meno così: c’era una volta il molosso italiano (“un” molosso italiano, non sette o otto), che nel corso dei secoli, dopo essere stato impiegato in diverse mansioni anche militari, trovò la sua naturale collocazione nelle masserie, come cane da guardia. E lì rimase per molto, molto tempo…finché, specie in tempo di guerra, si trovò in seri pasticci e rischiò l’estinzione (quando non c’è da mangiare neanche per le persone, i cani grandi diventano un grande problema).
Subito dopo la guerra, uno scrittore svizzero appassionato di cinologia, Piero Scanziani, recuperò alcuni soggetti nel napoletano, cominciò ad allevarli e “ricreò” la razza che avrebbe voluto chiamare proprio Molosso italiano. Ma “gli esperti” decretarono: Mastino napoletano.

Negli anni ’70 un altro cinologo italiano, Paolo Breber, ritrovò nelle masserie pugliesi lo stesso identico cane che Scanziani aveva trovato a Napoli: ovvero, lo stesso discendente dello stesso antico molosso romano, rimasto in mano ai contadini a cui non poteva frega’ di meno della cinotecnia e delle esposizioni e che quindi allevavano secondo un criterio molto pratico: sei un bravo cane, fai bene la guardia, non ti ammali mai? Ti tengo e fai figli.  Hai un carattere di merda, sei malaticcio, mi mangi le galline? Sei un cane morto.
Siccome nessuno ci aveva ancora pasticciato sopra, il cane era rimasto di taglia decisamente inferiore a quella che nel frattempo aveva raggiunto il mastino napoletano (che, essendo già da vent’anni un cane da show, era passato da cane di taglia medio-grande a cagnone smisurato, con una capoccia tanta e con tutte le rughe e la giogaia che ben conosciamo): quindi Breber pensò bene di creare (o meglio, ricreare) una razza che somigliasse di più a quella originaria, e che chiamò inizialmente “Dogo di Puglia”.
Da qui in poi inizia un immane lavoro di ricerca e recupero che vede coinvolto un gruppo di cinofili serissimi e appassionatissimi, che si fanno un mazzo così per recuperare tutti gli esemplari utili e per ricostruire la razza semiperduta: i primi cuccioli non vengono venduti, ma affidati e tenuti sotto controllo.
Il “dogo di Puglia” diventa “cane corso” e comincia la strada per il riconoscimento ENCI, che nel 1988 istituisce il primo Libro Aperto…e qui cominciano i casini, perché la nuova razza ottiene un clamoroso successo di pubblico e quindi diventa un business commerciale.

Nascono prima una, poi due, poi millemila società specializzate (o sedicenti tali) per la tutela del busin…pardon, della razza: e tutte cominciano a scannarsi con tutte.
Ma proprio di brutto-brutto-brutto.
Lo scanno principale è quello sulla dentatura, che lo Standard richiede “leggermente prognata”: peccato che i cani nascano quasi tutti con chiusura a tenaglia o addirittura a forbice.
Allora che si fa? Si infila dentro qualche boxer, platealmente presente nelle linee di sangue di alcuni allevamenti.
Solo che il boxer è un mesomorfo leggero, e la sua influenza alleggerisce troppo i tronchi: allora – ideona! – mettiamoci dentro un po’ di dogue de bordeaux, che è bello massiccio… e così via.
Intorno agli anni 80-90, più che allevare cani, sembrava che certa gente giocasse coi Lego.
Facevano proprio le costruzioni: un pezzo di questo, un pezzo di quello… e ovviamente non è che si preoccupassero di usare cani SANI: naaaah! Si preoccupavano di usare cani con una bella quadratura di muso.
Punto.
E così il povero cane corso, che per secoli e secoli si era mantenuto discretamente omogeneo e decisamente sano nonostante il (o forse “grazie al”?) totale disinteresse della cinofilia ufficiale, cominciò ad assumere forme, colori e caratteri diversi a seconda dell’allevamento da cui proveniva, raccattandosi intanto tutte le malattie genetiche che gli venivano gentilmente offerte dalle altre razze con cui veniva incrociato sottobanco (sottobanco si fa per dire, perché lo sapevano tutti).
Si beccò l’epilessia che non aveva mai avuto (ma il boxer sì), la displasia dell’anca e l’osteocondrite che non aveva mai avuto (ma il dogue de bordeaux sì), le patologie oculari e tutta una serie di problemucci di carattere che non aveva mai avuto.

Però i cani erano prognati, eh.
Ed erano prognati perché all’esposizione di Mantova del 1983, quando la razza venne presentata per la prima volta, qualcuno disse che “la quasi totalità dei cani” era leggermente prognata. E la caratteristica finì dritta nello Standard.
Be’, posso dirvi con certezza che NON E’ VERO!
E lo posso dire perché ero là, a guardare – come tutti – con interesse la nuova razza italiana emergente.
Sui dodici cani presenti, solo la metà circa era prognata.
Chi ha guardato in bocca ai cani (io no, confesso: però sentivo quello che dicevano i misuratori) sostiene che di veri prognati ce n’erano pochissimi, perché gli altri presentavano una forbice rovesciata, che veniva però indicata come “leggero prognatismo”.
Volendo potrei anche insinuare che qualche ibridazione col boxer potesse essere stata già presente all’epoca, perché le forme di alcuni crani erano quantomeno sospette: quindi il prognatismo dei soggetti che lo presentavano avrebbe anche potuto avere un’origine “indotta”.
Sta di fatto che sullo Standard apparve la chiusura prognata, mentre quella a tenaglia fu indicata come “tollerata” (che tradotto in esposizionese, significa: se ho davanti due cani, uno prognato e uno a tenaglia, vince il primo anche se il secondo è un cane della madonna e il primo è un cane discreto).
I motivi di questa scelta possono essere stati principalmente due: uno va ricercato nel fatto che gli Standard vengono redatti dagli allevatori, ed è abbastanza normale che questi tendano a descrivere i cani che hanno in casa loro (o in casa degli amici che conoscono meglio).
Il secondo potrebbe essere il tentativo di separare nettamente il Cane Corso dal Mastino napoletano (che ha chiusura ortognata), visto che non sarò stata certo l’unica a capire che discendevano entrambi dallo stesso identico cane.
Certamente NON è stato il fatto che la “quasi totalità” dei cani di Mantova fossero prognati, perché questo è semplicemente falso e sono disposta a ripeterlo fino alla morte. C’ero, li ho visti e le favolette le possono raccontare a chi stava altrove.

In pratica si può dire che il Cane corso è stato rovinato in parte dal puro e semplice business, e in parte dalla necessità di incrociare con altre razze per ottenere una chiusura dentaria che probabilmente, nel cane originario, non c’era mai stata.
Carino, no?
Non vale proprio la pena di fare dell’umorismo quando si parla di questa razza: la sua storia recente fa già ridere abbastanza da sola.
Ma non finisce mica qui: perché negli anni ’90, quando cominciavano a palesarsi le difficoltà, ad emergere le nuove patologie, a differenziarsi duemila tipi diversi e così via…i Presidenti delle varie società specializzate (la più antica delle quali, la SAAC, era riuscita nel frattempo a farsi togliere la tutela della razza dall’ENCI, caso unico nella storia della cinofilia italiana) scoprirono le meraviglie di Internet…e cominciarono a passare le loro giornate scannandosi a vicenda su siti, forum eccetera.
Questa storia l’ho scritta nel mio libro sulla razza (datato 2002) e due dei Presidenti (compreso quello che se la tirava da amicone) mi hanno querelato – udite udite – per diffamazione.
A quel punto io mi sono stampata otto tonnellate circa di chat in cui i due signori si prendevano a botte di “delinquente”, “faccia di m…” e affini, e le ho riversate sulla scrivania del Comandante dei Carabinieri che mi aveva notificato la querela: lui ha cominciato a leggere, ha cominciato a ridere e per quanto ne so sta ancora ridendo adesso. Ovviamente sono poi stata assolta pienamente dall’accusa, perché era assolutamente palese che avevo raccontato la pura, sacrosanta e provatissima verità… ma intanto la razza continuava ad andare allegramente alla deriva.

Per fortuna rimanevano quei pochi (e stoici) allevatori seri di cui ho parlato all’inizio, che hanno sempre continuato a lottare per il bene della razza e hanno continuato a mettere al mondo cuccioli sani e tipici… anche se ormai nessuno può più dire con certezza cosa sia tipico e cosa non lo sia, perché di cani corsi, ormai, ce ne sono almeno cinque o sei diversi. Uno di questi è, diciamo così, il “tipo da expo”, un altro il cosiddetto “tipo rustico”, altri ancora sono semplicemente  i tipi ideali dell’allevatore X o Y. Di confusione ce n’è ancora tanta, anche se i millemila Club, almeno per quanto mi risulta, col tempo sono spariti ed è rimasta solo SAAC, che ha recuperato la fiducia dell’ENCI ed oggi è in mano a persone completamente diverse da quelle che avevano fatto casino.
Alcune le conosco e le stimo: altre non le conosco affatto, visto il mio “allontanamento”ai tempi del Gran Macello. Quindi non so come si stia lavorando (e anche qui, magari, qualche lettore potrà fornire lumi): ma una cosa la so per certa, ed è che i macelli in cinofilia non si risolvono con una passata di spugna. Occorre tanto lavoro, tanta pazienza e tanta passione per rimediare agli errori: mi auguro che oggi queste doti siano ampiamente presenti in chi si occupa della razza.
Però la sua storia – che non fa certo onore alla nostra cinofilia, trattandosi oltretutto di una razza italiana – è stata esattamente quella che (anche se solo a grandi linee) vi ho raccontato in questa lunga ma purtroppo necessaria premessa.
E adesso, finalmente, parliamo di cani.

ASPETTO GENERALE: cagnone-one-one. Lo Standard dice “cane medio-grande, rustico, fortemente costruito ma elegante, asciutto, con muscoli potenti e tuttavia lunghi”…ma date retta a zia: cagnone-one-one.
La “on-ità” (oltre che ovviamente dal sesso: le femmine sono molto più “piccine”, si fa per dire) dipende dall’interpretazione dell’allevatore: c’è chi il Corso lo vede bene sui 40-50 Kg. (come da standard) e chi lo vuole da 60 e oltre.
Siccome al pubblico piace molto quello da 60 e oltre (a volte parecchio oltre), questi allevatori magari non vanno in expo, ma vendono lo stesso pacchi di cuccioli.
A mio (personalissimo) avviso questi non sono neppure più Cani corsi.

CARATTERE ED ATTITUDINI: secondo lo standard: “Guardiano della proprietà, della famiglia e del bestiame, molto agile e reattivo, in passato veniva utilizzato per immobilizzare i bovini e per la caccia alla grossa selvaggina“.
E vabbe’, ma oggi come oggi che te ne fai di un cane usato per immobilizzare i bovini (è abbastanza raro che uno si tenga la mandria in salotto) o per la caccia grossa coi cani,  che in Italia è vietata?
Sì, certo, ti puoi prendere un  Corso se hai bisogno di un cane da guardia della proprietà e della famiglia (magari del bestiame no, ma del resto sì): perché quella la fa, e la fa benissimo.
A questo punto dovrei descrivere anche il modo in cui la fa…ma torniamo al vecchio problema: non tutti i Cani Corso di oggi sono uguali, neppure nel carattere.
Siccome per descriverli tutti ci vorrebbe un’enciclopedia (e alla fine, oltretutto, dicendo troppo non si sarebbe detto niente), da qui in avanti io parlerò dei cani che ho conosciuto anni fa, PRIMA dei casini sopradescritti.
Perché quelli avevano davvero tutti lo stesso carattere (a parte le normali piccole differenze individuali): e siccome è un carattere che somiglia moltissimo a quello descritto dagli storici della razza, ritengo che sia anche il carattere “giusto”, ovvero quello che si ritroverà anche oggi nei cani bene allevati.

Tanto per cominciare, il Corso non è un abbaione (se il vostro vicino ha un Corso che vi attacca una filippica ogni volta che passate davanti al cancello, sorge il lecito dubbio che sia andato a prenderlo dalla fonte sbagliata).
Quando il cane viveva ancora nelle masserie, gli veniva spesso affiancato un “pometto” (che dalla descrizione sembra tutto un volpino italiano) che aveva il compito di avvisatore: era lui ad attaccare le filippiche a forza di baubaubaubau, mentre il Corso fungeva da “guardia armata”. Ovvero, se l’ipotetico intruso-malintenzionato-ladro ecc. prendeva per buona la filippica e se ne andava, il Corso neanche faceva la fatica di alzarsi: se NON prendeva per buona la filippica ed entrava lo stesso, si trovava davanti il Corso con la faccia da “Be’? Dove credi di andare?”.
E di solito quello non andava più da nessuna parte, se non da quella da cui era venuto (e alla svelta).
Oggi che il pometto avvisatore non ce l’ha più nessuno, entrare in un giardino pattugliato da un Cane Corso può significare che tu vedi un grosso patatone svaccato al sole che sembra ignorare totalmente la tua esistenza; poi vieni avanti un po’ e il grosso patatone si alza (o semplicemente si siede) guardandoti con la faccia da poker impassibile, e tu cominci a notare che è proprio grosso. Però non ti dice niente. SE vieni avanti ancora un po’, ti ritrovi il grosso patatone a due millimetri dal suo naso, che ti fa GRRRRRRRRR.
Ed ecco, in questi casi può anche fare “bau”. Che però non è il baubaubaubau petulante e un po’ isterico del volpino. No, più che altro è un

BAU

singolo: ma di quelli che, se fossero raffigurati in un fumetto, ti sparerebbero tutti i capelli indietro tipo tifone.
Se vieni ulteriormente avanti…be’, se vieni ulteriormente avanti sei un cretino, quindi arrangiati.

E questo è il Cane corso quando fa la guardia: completamente diverso, ma proprio tutta un’altra cosa, rispetto al Cane Corso in famiglia, che è – e rimane costantemente – un grosso patatone fatto e finito.
Come tutti i molossi “appiccica” stile francobollo e non ti molla un secondo; come tutti i molossi è un eterno cucciolone; come tutti i cuccioloni, a volte, sembra un po’  tarlucco.
Invece no: è un pensatore.
O meglio: da cucciolo e da cucciolone E’ realmente tarlucco.
E’ un gran giocherellone che non ha la minima idea della propria mole: quindi rischia di demolire casa, umani e se stesso (perché, come tutti i molossi, da cucciolo è particolarmente delicato. Poi, se ben allevato e ben gestito, diventa una roccia).
Va controllato costantentemente perché non si rompa, ma anche “accompagnato” psichicamente ad acquisire fiducia in se stesso, perché da cucciolo è piuttosto fifone.
Fa sorridere (e preoccupare non poco i proprietari che sognavano l’intrepido difensore) un cane di venti chili che si nasconde “dietro le gambe di papà” vedendo apparire un gatto, o svolazzare un sacchetto di carta: ma se ci si ricorda che il cane di venti chili è un cucciolo di quattro mesi, tutto torna ad apparire normale.
Purtroppo non tutti si ricordano che i cani “grandi fuori”, quando sono così giovani, sono “piccoli dentro”: e spesso i proprietari fanno danni pensando che “ci sia qualcosa che non va”.
Sì, qualcosa in effetti c’è: LORO.

Da adulto il Cane corso acquisisce fiducia in se stesso (e nel suo umano, se ne vale la pena) e diventa un cane veramente coraggioso ed intrepido, che non ha paura di niente e di nessuno. Se gli rompi le scatole, sono cavoli tuoi.
Se però non gliele rompi, o non le rompi al suo umano, è un cane bonario, paziente, tranquillissimo.
Non è neppure un attaccabrighe: molti di essi giocano anche con altri maschi adulti, oltre ad essere sempre pazienti, teneri e gentili con le femmine, con i cuccioli a quattro zampe, con quelli a due (che adorano e che proteggono molto vivacemente) e con gli altri animali di casa e non. E’ difficilissimo che un Corso insegua un gatto o una gallina: di solito tende ad un approccio amichevole, anche se al gatto o alla gallina viene l’infarto quando lui va ad annusarli con quel nasone immane.
In compenso, se un altro adulto maschio lo sfida, non si tira MAI indietro: quindi un minimo di attenzione è sempre meglio farla.
C’è una leggenda sulle origini del Cane corso, secondo la quale i cuccioloni di 8-9 mesi, nelle masserie, venivano selezionati con il seguente “metodo gentile”: venivano portati di fronte a due adulti incazzosi, e se accettavano di combattere erano considerati buoni per la riproduzione. Altrimenti venivano legati, menati e poi riportati di fronte ai cani di prima:  se si tiravano ancora indietro…kaputt.
Vorrei credere che si trattasse solo di una leggenda…ma se pensiamo ai tempi e alla considerazione che si aveva in quell’epoca per i cani, temo che sia una pia illusione pensare ad una selezione molto diversa da questa. Non risulta che il Cane corso sia stato usato “espressamente” come cane da combattimento, anche se purtroppo, a quei tempi, far combattere un paio di cani era un normale divertimento serale per contadini e fattori, e bene o male ci son passate tutte le razze di grande mole. Però era normale anche selezionare il carattere con metodi simili a quello descritto: e anche nell’educazione/addestramento non è che si andasse troppo giù di zooantropologia e di prossemica.
Per quanto sia ben lungi da me l’idea che questo sia il modo corretto di selezionare una razza, bisogna comunque riconoscere che i risultati sono stati notevoli: perché nonostante tutti i casini che sono stati fatti in seguito, il Corso è rimasto sostanzialmente un cane equilibratissimo.  Le (rare) eccezioni sono quasi tutte da attribuire a cani che non si possono neanche più definire Corsi, ovvero ai prodotti di un cagnaresimo davvero estremo che oggi pare essere del tutto scomparso: ovviamente, non essendo scomparsi i cani ed avendo continuato a riprodursi, qualche brutta sorpresa salta ancora fuori. Ma in linea di massima, sull’equilibrio caratteriale si può ancora contare.

Tornando al Corso in famiglia, possiamo dire che lui vorrebbe essere molto discreto: e per gran parte della giornata ci riesce anche, perché – come tutti i molossoni – dorme. Quando si sveglia, in compenso, cerca subito la tua attenzione, perché vuole starti vicinovicino: quindi ti dà le zampatine di affetto (risultato: uno squarcio nella camicia), o i colpetti delicati col muso (risultato: ti capotta dalla sedia). O magari tu sei lì che guardi la TV e lui sale sul tavolino del salotto per dirti “Ehi, ci sono anch’io, fatemi compagnia!”. Il tavolino del salotto a volte regge e a volte no (consiglio: comprate mobili MOLTO robusti se volete prendervi un Cane corso): ma una cosa è certa, voi smettete di guardare la TV. Perché con tutto quel cane in mezzo,  non vedete più niente.
Il Cane corso è un cane da lavoro. Con calma, perché è un cagnone pesante e questo pone qualche limite: però può svolgere un sacco di attività.
D’altra parte la sua storia è davvero quella di un cane eclettico: guardiano, difensore, bovaro, cacciatore. Ha fatto di tutto, sempre con ottimi risultati: anche cose per cui altri cani avrebbero detto ai loro umani “Ma sei scemo? Vacci tu!”. Tipo la caccia all’istrice, tipica della Sicilia, nella quale veniva impiegato un cane chiamato (guarda un po’) “corsiceddu”: e non so se avete presente cosa significhi litigare con un istrice.

Oggi qualche intrepido conduttore impiega il Cane corso in UD, anche se è un vero delitto che nelle gare ufficiali il Corso (così come il boxer, il rottweiler ed altri molossoidi) venga giudicato con gli stessi criteri che si usano per valutare pastori tedeschi e malinois, quando è evidente che un molosso non potrà mai avere la stessa velocità di reazione-azione.
Per questo motivo i risultati non sono mai eclatanti e quindi i molossi che fanno sport agonistico sono davvero molto pochi:  ed è un gran peccato, perché ancora una volta l’ottusità umana limita le grandi possibilità dei cani.
Ma torniamo a un discorso che ho lasciato in sospeso, e cioè quello del cane “pensatore”. Il Corso (adulto) in realtà è un cane poco reattivo proprio perché medita sempre su quello che deve fare. Ne vale la pena? Quali sono i pro e i contro? Questo bipede qui che mi chiede di fare questa cosa qua è degno della mia fiducia?
A volte quel bipede lì pensa che il cane stia “facendo il sordo” e non intenda obbedire: e allora, magari, perde la pazienza e diventa arrogante e/o violento. PESSIMA idea! Perché il Corso le cattive maniere non le sopporta proprio: ma siccome è un cane buono e paziente, non reagisce quasi mai tirando un morso al prevaricatore umano (anche se non avrebbe tutti i torti a farlo). Si chiude, invece, in se stesso. Diventa “davvero” sordo ai richiami, apatico, indifferente perfino alle coccole e ai tentativi di “chiedergli scusa”.
Se l’hai trattato ingiustamente, se la lega al dito… vabbe’, alla zampa. E ce ne vuole, prima di riuscire a recuperare la sua fiducia.
Ecco, se voi avete in mente il classico cane opportunista-ruffiano, il cane della più becera retorica, quello che “lecca la mano che lo punisce”… cercatevi un’altra razza. Il Corso, se gli fai un torto, ti guarderà con il fumetto che dice: “Gradirei – e potrei, volendo – STACCARTI la mano che mi ha punito: ma siccome sono un essere superiore, mi limito ad ignorare la tua piccola e inutile esistenza”.
Ed è capace di continuare a guardarti così per MESI.
Il Cane corso non ti ama “aggratis”: ti ama se te lo meriti (ed è anche per questo che io amo lui).

SALUTE: abbiamo già accennato ai problemi della razza e non intendo girare il coltello nella piaga: sappiate solo che i problemi esistono e che si sono diffusi molto (specie l’epilessia), ma che non si deve neppure dare per scontato che tutti i Cani corso li abbiano. Quelli allevati con cura, professionalità e competenza sono cani sanissimi, rustici, robusti: sono delicati da cuccioli, come abbiamo detto, ma da adulti sono delle rocce. Però ribadisco, tribadisco e quadribadisco che SOLO i migliori allevatori sono in grado, oggi, di dare vere garanzie sulla salute: il che non significa che si debba rinunciare a questa razza, ma che si deve selezionare bene la fonte di acquisto. E non voglio sentir dire “uff, ma che palle”: perché quando pensate di comprarvi una macchina siete tutti disposti a girare mille concessionari, a parlare con mezzo mondo, a guardarvi tutti i filmatini promozionali che ne parlano (e che di solito vi prendono pure per il naso decantando anche le peggiori ciofeche). Perché non si dovrebbe fare lo stesso quando si pensa di comprare un CANE, che sarà un membro effettivo della vostra famiglia?
Informarsi dovrebbe essere un dovere sempre, sia che si cerchi uno yorkshire o un alano: se poi una razza ha (o ha avuto) problemi, basta informarsi un pochino più a fondo e fare un po’ di attenzione in più. Il Cane corso oggi non ha bisogno di essere “dimenticato”: ha bisogno di proprietari appassionati e responsabili che aiutino la razza a recuperare il terreno perduto, a tornare allo splendore di un tempo, ad essere un motivo di orgoglio (e non di vergogna) per l’Italia cinofila.
Non è giusto abbandonare la razza: quelli che vanno abbandonati al loro destino sono solo i cagnari. Ma il Cane corso è un grande, meraviglioso cane che aspetta solo umani capaci di curarlo e di amarlo come merita… e che ricambierà in un modo tanto grande che non è neppure possibile descriverlo, ma che bisogna “vivere” per capirlo davvero.

Articolo precedenteAiuto, mi morde!
Articolo successivo“Razze” meticce al canile: Pit bull e pitbulloidi
Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

Potrebbero interessarti anche...