PREMESSONA: io odio la caccia, come credo ormai tutti sappiano.
Specifico meglio: odio la caccia intesa come “divertimento”. Perché se uno va, abbatte un selvatico (UNO), lo porta a casa e se lo mangia, la cosa non mi disturba più di tanto. Cioè, un po’ sì, a dire il vero: però mi contengo.
Per questo non odio, per esempio,  i cacciatori che fanno caccia di montagna, quella in cui scarpini per ore ed ore il più delle volte senza prendere un accidenti, e quelle rare volte in cui ammazzi un uccello si tratta appunto di UNO, che ti porti a casa e cucini.
Questo lo posso accettare, perché è sempre meglio che mangiare un pollo del supermercato (che ha fatto sicuramente una vita molto più infame del fagiano di montagna).

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Poiché non sono vegetariana, ammetto di essere anche ipocrita nel limitarmi a non voler vedere morire quello che mangio (e men che meno riuscirei ad ammazzarlo io stessa). Però non mi sento di condannare chi invece questo coraggio ce l’ha… purché si tratti, appunto, solo di ciò che serve al sostentamento.
D’altronde, se tutti mangiassero il quantitativo di carne che mangio io, non ci sarebbe certo bisogno di allevamenti intensivi né di polli in batteria: basterebbero le buone, vecchie fattorie  di una volta e ci sarebbero proteine animali a sufficienza per tutti.
Però gli animali vivrebbero una vita dignitosa, vivrebbero bene fino al momento in cui verrebbero uccisi nel modo più indolore possibile.
Le “grandi abbuffate” di carne, causa dell’allevamento intensivo e dei maltrattamenti, le vedo invece esattamente come la caccia in riserva: uno spreco indegno e vigliacco di vite.

Detto questo: ho avuto – ahimé – un padre cacciatore. Che a caccia ci andava pochissimo, perché di tempo libero ne aveva pochissimo: ma quando andava, andava appunto in riserva.
Perciò gli ruppi talmente le scatole che alla fine lo costrinsi a smettere.
Nel frattempo, però, gli  rovinai due cani.
Al primo, un epagneul breton di nome Whisky (che fu anche il mio primo cane in assoluto), insegnai – a puro scopo boicottatorio – il “controriporto”: ovvero, gli insegnai a scappare a zampe levate con la selvaggina in bocca e a seppellirla a chilometri di distanza (il “dresseur” a cui lo portò mio padre dopo qualche mese decretò che il cane non si comportava così spontaneamente, ma che era stato addestrato da qualcuno e che “quel qualcuno aveva fatto un dannato buon lavoro”. Avevo undici o dodici anni, ma si vede che coi cani me la cavavo già benino).
Whisky, purtroppo, scomparve dopo pochi anni, probabilmente rubato. Mia madre lo portò a fare i  suoi bisogni sotto casa, come sempre: lui sparì nel nulla e i successivi mesi di ricerche disperate non diedero alcun frutto.
Quando fu chiaro che non c’era più alcuna speranza di ritrovarlo arrivò un setter di nome Black (non si sa perché, visto che era bianco arancio), che però a caccia non ci andò mai perché nel frattempo io ero diventata abbastanza grande da non limitarmi più a piangere ogni volta che mio padre rientrava con  qualche cadavere, ma da mettere in atto una tale demolizione di maroni da convincerlo ad appendere il dannato fucile al chiodo.
Il fucile si è poi vendicato quarant’anni dopo, ma questa è un’altra storia: il cane, invece, rimase con noi per qualche mese come cane di famiglia, dopodiché mio padre mi piantò una contrograna megagalattica dicendo che un cane così in un appartamento era sprecato, che tutta la sua genealogia era di cacciatori, che lo stavo rendendo un infelice frustrato.

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Poiché temevo che non avesse tutti i torti, si arrivò al Grande Compromesso e Black venne affidato ai nonni, che vivevano in campagna: non andavano a caccia, ma almeno il cane, da loro, avrebbe avuto la possibilità di correre e di sfogarsi.
E così fu (ho idea che Black abbia avuto la possibilità di “sfogarsi” anche in altri modi, non solo correndo: perché il paesino di campagna in cui abitavano i nonni si popolò rapidamente di setteroidi di vario genere. Ma quelli non eran tempi in cui si badasse troppo a controllare le nascite).
Da allora non ho mai più avuto, né desiderato avere, cani da caccia: in compenso ho conosciuto molto bene il setter “di casa” di un’amica (che ha scritto anche diversi articoli per “Ti presento il cane”), la quale ha fatto il percorso inverso e, per compiacere il cane, si è avvicinata alla caccia (e quindi io mi sono allontanata un po’ da lei. Posso capire il suo punto di vista, ma non riesco a condividerlo e quindi i nostri rapporti si sono un po’ raffreddati).
Tutto questo per dire che il “vero standard” che leggerete qui si riferisce al setter in quanto “cane e basta”, ma non in quanto “cane da caccia”: perché di caccia non ne capisco un tubo e neppure voglio capirne un tubo.
E’ che i cani, porca miseria, mi piacciono anche quando sono stati selezionati per quello scopo lì.

PREMESSINA: il setter inglese ha tre Standard: mica baubaumiciomicio. C’è lo Standard FCI (quello su cui dovrebbero basarsi i giudici in expo), che è una ciofeca talmente generica che potrebbe adattarsi a setter, pointer, bracchi o lapinkoira;  c’è lo Standard italiano di Caielli (che è uno Standard serio e dettagliatissimo) e c’è lo Standard di lavoro. Quest’ultimo non verrà neppure citato per i motivi esposti nella premessona. Gli Standard morfologici, poiché questo NON è un articolo serio, li citerò a casaccio, o anche per nulla. Tanto non è che in giro se li filino più di tanto (v. “aspetto generale”).

Il setter inglese come dovrebbe essere (almeno secondo chi scrive)

ASPETTO GENERALE: dipende; perché ci sono i setter da show, i setter da caccia e i setter “via di mezzo”, che sarebbero quelli col celeberrimo dual purpose, ovvero belli e bravi.
Ovvero quelli a cui tutti dovrebbero aspirare, ma che in realtà non vuole quasi nessuno: perché la cinofilia di oggi è fatta di eccessi: per vincere in expo devi essere talmente bello (e nel caso del setter, talmente peloso) che se andassi a caccia vestito così inciamperesti nelle tue frange. Per essere bravo a caccia, invece, devi essere figlio nipote pronipote eccetera di leggendari cacciatori. Sfiga vuole che i leggendari cacciatori siano quasi sempre brutti come la notte.

Un soggetto americano da show (no comment…)

Negli USA, dove gli eccessi della cinofilia italiana sono moltiplicati almeno per sei, hanno raggiunto il seguente compromesso: i cani da show fanno expo soltanto a caccia chiusa, dopodiché vengono tosati (non scherzo) e vanno a lavura’.

Soggetto americano da lavoro (no comment al cubo)

Però gli americani hanno anche  i setter propriamente “da lavoro”, detti anche “Llewellin setter” (e Llewellin, quello vero, si rivolterà sicuramente nella tomba) che sono una roba indefinita, vagamente somigliante a un setter (ma anche un po’ a un segugio, eh), che fermano stando dritti in piedi (quindi potevano anche chiamarli “stander”, visto che “setter” deriva da “to sit”, perché fermano quasi da seduti).
Dulcis in fundo, questi cani fermano tenendo con la coda “a ore 12”, ovvero dritta a bandiera.
Sinceramente, nun se possono guarda’.
Comunque: l’aspetto generale raccomanda di “scartare quei setters inglesi mastodontici, con pelle abbondante, linfatici, con testa grande che oltre a non essere nel tipo, saranno lenti e poco resistenti“. E ovviamente, anche se non siamo ancora arrivati alle teste quasi molossoidi che si vedono in USA, con quei bei labbroni cascanti e l’occhio pendulo e tanta bella pelle che ricasca mollemente, i setter da show nostrani ci stanno picchiando vicino.
Disquisizioni (e interpretazioni) morfologiche a parte, il setter inglese, quando è bello, è bello.
In più è dolcissimo, amichevole con tutti: gioca con qualsiasi cane, ama (o sopporta, a scelta) i bambini, in casa è tranquillo come una Pasqua.

Non è un cane che normalmente si sceglie in base a un impulso momentaneo: primo, perché dificilmente lo si trova in negozi, fiere del cucciolo e affini. Secondo, perché i cuccioli non hanno neppure l’aria particolarmente “cucciolosa”.
O meglio, ce l’hanno fino a 35-40 giorni (quando li vede solo l’allevatore): ma a due mesi, età in cui possono essere messi in vendita, di solito sembrano già degli adulti in miniatura. E in più ti guardano con quella faccina da “Be’? Che cavolo vuoi?” che la foto a destra mi sembra esprimere in modo molto chiaro.
Dunque: bello, dolce, amichevole, non “di moda”, non “comprabile per impulso passeggero”… verrebbe da pensare che sia il classico “cane per sempre”, a cui, una volta che te lo sei preso, non riuscirai a rinunciare mai più.
E invece è il cane più abbandonato del West.
I canili ne sono pieni: entra in un rifugio qualsiasi, in qualsiasi parte d’Italia, e troverai più setter che in un allevamento.
Magari non bellissimi, per carità. Magari non proprio soggetti da esposizione. Ma setter, senza ombra di dubbio.
E se è vero che i cani più diffusi, per pura statistica, sono anche i più abbandonati, il numero dei setter inglesi in canile è troppo alto per rientrare semplicemente in questa logica. Quindi il problema sta, probabilmente, nel…

CARATTERE – qui vado a pescare l’unica cosa interessante che si può trovare nello Standard FCI, ovvero la descrizione del comportamento/temperamento, che recita così: “Molto attivo, con acuto senso della caccia. Molto amichevole e di buon temperamento“.
Avete notato le priorità?
PRIMA parla di un cane attivo e cacciatore, POI del fatto che sia un simpatico patatone.
E infatti, se tu prendi il simpatico patatone e lo liberi in un campo/bosco/prato/spazio-libero-a-caso, quello parte a trecento all’ora, pancia a terra, facendoti capire chiarissimamente cosa si intende per “galoppo veloce”.
Parte e va a caccia: non importa di cosa, non importa come e perché. Non gliene può frega’ de meno se tu non sei uscito di casa con un fucile in spalla, ma con una pallina in tasca. Non gliene può frega’ de meno neppure se lo chiami urlando a squarciagola : neppure se l’hai portato per sei mesi al campo a fare il corso di obbedienza nel quale era il primo della classe, perché obbediva meglio dei border collie (specialmente al richiamo).
Lui va a caccia, punto.
Per luuuuuuuuuungo tempo e per aaaaaaaaaaaampi spazi: tanto che, probabilmente, una buona percentuale dei millemila setter che si trovano in canile non è stata affatto abbandonata, ma persa. Se guardate gli annunci di cani persi/ritrovati, infatti, troverete ancora una volta un’overdose di setter inglesi.

Se volete farvi un’idea di quello che significhi ripescare un setter che da deciso di andare a caccia per conto suo, potete leggervi questo articolo (dell’amica sopracitata).
Se volete capire quanto sia infingardo il setter, potete riguardarvi la foto a destra (che conclude anche l’articolo dell’amica sopracitata) e che ritrae il suo cane, Socks, al termine dell’avventura.
Un cane da divano fatto e finito. Un mortodesonno. Uno da cui MAI ti aspetteresti fughe da una provincia all’altra.

Certo, quella faccia lì, unita ad altre migliaia di faccebuffe che il setter sa inventarsi per fare il pagliaccio giocherellone, è anche alla base del fatto che molta gente continui a scegliere questa razza, pur non amando la caccia.
Perché il setter, in casa, è dannatamente simpatico.
Non disturba quasi mai (tranne quando mangi, perché è un pozzo senza fondo e anche se ha appena svuotato la ciotola verrà sempre a pietire bocconcini), ma quando ha voglia di giocare o di scherzare (e ce l’ha spesso, perché ha un notevole senso dell’umorismo) dimostra un’inventiva veramente geniale.

D’altronde lui è un genio: e forse è una fortuna per l’umanità che moltissimi setter stiano in mano a cacciatori che li tengono sempre in un box, ogni tanto li caricano in macchina e li spediscono per prati a cacciare e basta.
Sì, lo so che è brutto dirlo: ma è una fortuna. Perché se i setter vivessero tutti in casa, a stretto contatto con l’uomo, forse a quest’ora la specie dominante su questo pianeta avrebbe quattro zampe e non due.

Sia chiaro: non è l’unico cane intelligente. Ma è l’unico che non se ne fa accorgere.
Se tu guardi in faccia un siberian husky, altro genietto canino (posso ben dirlo, avendoli allevati, perché quando provavano a fregarmi ci riuscivano due volte su tre), ti accorgi subito che sta studiandosi qualcosa.
Ha la faccetta furba, l’occhio da “o te l’ho combinata, o sto per combinartela”.
Il setter NO.

Lui ha la faccia da sonno, l’occhio languido, l’aria apatica.
Se lo porti in un prato e prima di liberarlo lo minacci, tipo: “Se provi di nuovo a scappare è la volta che NON ti cerco più!”, lui  ti guarda con la testina storta e lo sguardo di chi si sforza disperatamente di capirti, ma proprio non ce la fa.
Nel fumetto sulla testa potrebbe esserci scritto: “Eh? Che stai dicendo? Non riesco a capire l’umanese, scusami tanto, ma è troppo difficile per me”.
In realtà ha capito perfettamente non solo le parole, ma anche tutto quello che stava tra le righe: compreso il fatto che senza di lui non puoi vivere e che quindi lo cercherai sempre e comunque, dovunque vada e qualsiasi cosa faccia.
Dopodiché lo liberi dal guinzaglio, lui parte a trecento all’ora pancia a terra, non ti caga minimamente se lo chiami e, se davvero non lo cercassi, tornerebbe dopo una settimana (sempre che prima qualcuno non lo raccolga e se lo tenga – non sapendo quel che lo aspetta – o non lo porti in canile).

TESTA – stupenda, davvero affascinante quando “se la tira da bel cane”; tenerissima e irresistibile quando invece sceglie di fare le facce da canescemo.
In pratica riesce a fregare tutti: sia gli esteti che gli amanti del cane patatoso che vuole tante coccole e ti dà tanti bacini.
In più, ovviamente, ha uno stuolo di estimatori del suo lavoro: e devo confessare che perfino io, che ho della caccia l’opinione espressa sopra, quando vedo lavorare questi cani mi incanto a guardarli. Poi a me piacerebbe che la cosa finisse lì: la cerca, la ferma, il consenso,  bravi, bene, che cani stupendi. Ora magari al fagiano gli facciamo una bella foto, dopodiché torniamo tutti a casa felici.
Il fatto è che il cane, se fai davvero così, si incazza.
Anche sul setter, come su millemila altre razze, ho girato un documentario, ponendo però come condizione al produttore che non si dovesse sparare a nessuno durante le riprese.
Presi i debiti accordi con gli allevatori, girammo le scene di caccia senza effettivamente cacciare…e dovevate vedere le facce dei cani. Cercavano, fermavano, tutti entusiasti di lavorare…ma quando, invece del cacciatore, gli arrivava vicino un tizio con la telecamera in spalla, lo guardavano con musi veramente PARLANTI.
E  dicevano cose tipo: “Be’?” “Allora?”  “Cos’è che hai lì? Il fucile dove l’hai messo? Insomma, son due ore che lavoriamo e non sparate mai! Pensate che stiamo qui a smacchiare i giaguari?”.

Morale: siamo tornati alla base con me  tecnicamente soddisfatta, ma anche preda di vaghi sensi di colpa. Perché i cani, che erano partiti tutti gioiosi e scondinzolanti e con le facce felicissime, tornavano a casa con i musi lunghi e l’aria schifata.
E’ per questo che capisco perfettamente la mia amica Rossella che dopo essersi presa il setter rescue, e averlo tenuto come cane di casa per un paio d’anni, si è messa ad andare a caccia.
La detesto per averlo fatto, ma la capisco anche.
Per questo non me la sento di dire a nessuno “prendetevi un setter da compagnia, è un cane fantastico e – sempre che non ve lo perdiate – può vivere felice anche senza andare a caccia”.
Perché in fondo è anche vero, eh. Può vivere felice. Però, se ha modo di fare il suo lavoro, è felice al quadrato. Al cubo. All’ennesima potenza. E non è cosa che si possa negare, che ci piaccia o meno. Un conto sono gli ideali, l’etica, le ideologie, e un conto è la cinofilia. Se sei cinofilo nel senso letterale del termine, se davvero vuoi fare tutto ciò che è in tuo potere per dare il meglio al tuo cane… allora, se hai un setter, devi portarlo a caccia. Lo dico con la morte nel cuore, ma purtroppo non posso negare l’evidenza.
La cosa, ovviamente, NON vale per i millemila setter che languono nei canili. Quelli sono cani talmente infelici e frustrati che anche la vita da cane da divano, per loro, sarà sempre immensamente migliore di quella che stanno facendo adesso.
Purtroppo gli animalisti, che spesso gestiscono i rifugi, hanno l’abitudine di negare questi cani ai cacciatori. E anche loro posso capirli, ma anche a loro devo dire che così NON fanno il bene del setter.
Ovviamente non mi sognerei mai di consigliare ai volontari di affidare un cane al cacciatore-buzzurro che lo considera solo uno strumento e che lo rispetta meno del suo fucile: ma i cacciatori non sono tutti così. Fossi nei panni di un volontario, io guarderei più alla qualità della persona che al suo hobby: e a un cacciatore che ama davvero i suoi cani (ce ne sono tanti, anche se riesce difficile capire come si possa amare un animale ed ammazzarne allegramente altri), credo che un setter lo darei.

OCCHI – sull’infinita gamma di espressioni che riesce a sciorinare questo  ruffianone DOC abbiamo già detto tutto. Quindi aggiungiamo solo che gli occhi devono essere di colore nocciola, più scuro possibile (così gli riescono meglio gli sguardi languidi da mortodefame).

ORECCHIE – bellissime, setose, tutte da pacioccare, a funzionalità variabile. Riescono a sentire lo “scrush” di un sacchetto di patatine a due chilometri di distanza, ma l’urlaccio “TORNASUBITOQUIIIIIIIIIIIIIII!” lanciato da tre metri si scontra inesorabilmente contro un’invalicabile barriera di pelo e frange.

BOCCA – fosse per lui, sarebbe costantemente piantata in una ciotola (o al massimo sbavante ai bordi di un tavolo apparecchiato). Sarebbe carino NON accondiscendere, perché altrimenti ci si ritroverà con un botolo a forma di tavolino anziché con un setter. Battutona scema: si rischia di ritrovarsi un otter.
AVVERTENZA: se qualcuno sperasse in un minore velocità e resistenza del cane grasso, e fosse quindi tentato di permettergli di mangiare tutto quello che vuole, se ne scordi proprio. Un setter grasso è sicuramente meno veloce e meno resistente di un altro setter, ma un umano lo semina come e quando vuole.
L’unica cosa che si ottiene lasciandolo ingrassare è un fegato spappolato alla Vasco Rossi (no, non il suo: ha scritto proprio una canzone che si chiama così), ma  non certo un cane più obbediente o più facile da gestire.

ARTI:
gli arti del setter inglese sono più corti di quelli degli altri setter: in particolare l’avambraccio, che è proprio quello che gli permette di “gattonare” durante il lavoro. Corti o non corti, gli arti del setter – come abbiamo visto – lo proiettano in giro per campi, boschi e prati alla velocità della luce.

MANTELLO: pelo raso sulla testa, orecchie escluse: frange non folte (ditelo agli americani) al margine inferiore del collo, sullo sterno, sul margine posteriore degli arti, sulle natiche e sulla coda. Sottopelo abbondante solo nella stagione invernale (d’estate, infatti, ve lo semina tutto per casa).
COLORI: quelli da preferire sono: bianco e nero tendente al blu (blu-belton); bianco e arancio (lemon belton); bianco e marrone (liver-belton); tricolore (bianco a macchie nere e focature), con moschettature più o meno numerose e macchie più o meno grandi.
I mantelli interamente bianchi, fegato, arancio, neri e neri focati non sono ricercati. Curiosamente, anzi, quasi incredibilmente, anche i setter con colori un po’ diversi dai classici vengono riconosciuti come tali. Il setter è un cane famoso: quindi, per questa razza, non posso fare l’elenco dei nomi alternativi, perché lo riconoscono tutti, anche i cinofili stradali e le sciuremarie.
Nella mia breve carriera di umana di Black, però, una nota rilevante c’è stata: quella di una sciuramaria che mi ha chiesto: “Che bello!  E’ un cane da acchiappo?”.
IN CHE SENSO, SCUSI?
Per quanto sia abbastanza difficile che io resti senza parole, a quella domanda non seppi proprio rispondere.
A dire il vero, non ho ancora capito adesso cosa intendesse dire.

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40 Commenti

    • Dite a chi scrive che non capisce proprio nulla la caccia è un passione e non è giusto demonizzarla così , io ho due setter che dormono in poltrona che vengono regolarmente tolettati e che a caccia danno il meglio di loro!

  1. Sono cresciuta con un setter inglese blu-belton. Io avevo due anni e lui due mesi. Quando ho avuto due anni e mezzo, lui aveva otto mesi e il suo sport preferito era sedermi per terra e leccarmi da capo a piedi. Io per tutta risposta gli mordevo le orecchie.
    Era il cane di mio nonno, cacciatore della domenica, che lo aveva chiamato Tom, come tutti gli altri cani da caccia da lui posseduti (di cui uno era uno strano incrocio tra uno lupo italiano e una setter inglese che sa solo dio come si sono incontrati quei due), solo che questo si chiamava Tom per davvero, o meglio si chiamava Tom Paco Del Vento. Se lo chiamavi Tom Paco ti faceva una pernacchia e ti ignorava. Se lo chiamavi Tom e basta, ti guardava, ti sorrideva (giuro, sorrideva!) e poi ti ignorava.
    Il nonno era, come ho detto, un cacciatore della domenica. Si divertiva a portare a spasso per la campagna sicula il fucile e la giberna, ma soprattutto Il Tom (sempre chiamato così da tutta la famiglia). Voglio tranquillizzare Valeria. In tanti anni (18 per la precisione) che ho visto mio nonno uscire a caccia con Tom l’ho visto riportare a casa, nell’ordine: una lepre investita incidentalmente, un colombo morto di crepacuore (nonna lo pulì da cima a fondo ma non trovò un piombino che fosse uno e pure noi avevamo visto il nonno sparare) e un’anguilla, questa morta impallinata a differenza del piccione, ma il bersaglio era una gallinella d’acqua. In compenso il nonno quasi acciaccò nonna sparando e staccando un grosso ramo di un ulivo (nonno sosteneva di aver sparato ad un fagiano, ma mai visto fagiani appollaiati sui rami).
    Il Tom a caccia era un cane felice, stranamente anche quando il nonno tornava senza aver tirato un colpo. Lui però si sentiva molto fiero di questa meraviglia di cane da piuma e che ti alzava qualsiasi cosa. Il Tom era un cane felice anche a casa, anche se di tanto in tanto scappava per le viuzze del paese a far visita a qualche cagnolina.
    Il Tom era un cane molto energico e duttile. Negli anni divenne ottimo cane da guardia, ottimo cane da compagnia, ottimo compagno di giochi, barbie a cavallo soprattutto (lui era il fiero pony della mia barbie) ma soprattutto un amatissimo membro della famiglia. Un cane che doveva vivere in cortile, ma che appena il nonno chiudeva gli occhi per il riposino pomeridiano, veniva fatto entrare nella frescura della casa e messo vicino al divano dove io e mio fratello guardavamo la TV. Un cane che per chiedere il cibo non si limitava a portarti la ciotola, ma te la suonava a ritmo (era in inox) fino a che non gli davi da mangiare. Ed è anche stato un cane tanto longevo da farci compagnia per ben 15 anni. Poi una bella mattina, la ciotola non ha più suonato e il nonno ha scavato una fossa sotto il suo ulivo preferito, quello dove si sdraiava e pisolava negli assolati pomeriggi in campagna.
    Tutto questo panegirico (scusate la lunghezza ma parladon del Tom non ho potuto farne a meno) per dirti che lo standard di oggi mi ha fatto sorridere e ricordare con tanto amore il compagno di tanti anni di giochi miei e di passeggiate del nonno. Dopo Tom Paco del Vento il nonno non volle più cani da caccia. Andava a spasso con altri cacciatori della domenica come lui e provvisti di Beagle, Setter o Bracchi. Ma Il Tom… beh come alzava i fagiani Il Tom nessuno lo avrebbe più fatto.

    • @Sara: io dico solo una cosa: questa storia qua, scritta come l’hai scritta, nei commenti è assolutamente SPRECATA! Mi autorizzi a prenderla di peso e a trasferirla in home page, nella sezione “narrativa”? E se magari avessi pure una foto del mitico Tom… eh? Eh? 🙂

    • Il mio setterino york aveva atteggiamenti assolutamente analoghi a quelli del Tom,tranne quello della ciotola, e anche noi lo facevamo entrare in casa all insaputa di mio padre,fiero sostenitore del fatto che i cani sono animali normalissimi e ai quali basta solo del cibo e Dell acqua per vivere .mi vengono i brividi a leggere questo commento.è ormai da piu di un anno che non c è piu york.Ne sento ancora la mancanza.Mi consigliate di adottare un altro cane?Non sono sicuro di farlo solo perché mi sembrerebbe di fare un torto all inimitabile York…attendo una vostra risposta

      • Il tuo York sarebbe felicissimo, da lassù, di aver lasciato il posto ad un altro cane che ha bisogno.
        Loro sono esseri superiori, molto più generosi di chiunque tra noi

  2. Il mio primo cane fu un setter trovatello….. il secondo un setter cercato…. il terzo un setter adottato!
    Mai andati a caccia! 🙂

  3. Tobia, il nostro setter scozzese (scottish setter o gordon setter) con il “controriporto” ci è nato ed anche con un po’ di sana anarchia.
    Splendidi animali i setter, una volta conosciuti impossibile dimenticarli o stare senza.

  4. era tanto che non leggevo piu’ della storia del nome setter derivato da “to sit” perché ferma seduto… Ma allora perché non l’hanno chiamato Sitter? :)… comunque sarei curioso di sapere chi l’ha scritto per primo, dal momento che poi l’ho vista riportare un sacco di volta. In realtà, oltre agli altri mille sigificati, di “to sEt” singnifica anche “fermare” la selvaggina. Fermare nel senso di “puntare”… è un sinonimo di “to point” (da cui pointer). I primi cani di tipo settereggianti venivano definiti “setting spaniel”, cioè spaniel che fermano. Malgrado la diffusione non è tanto tempo che la gente comune lo conosce come setter… le sciure marie di quando ero bambino li definivano genericamente cani da caccia. Gli zii non cacciatori che se la tiravano da piu’ esperti erano in grado di fare la distinzione “cane da penna” (quelli pezzati) contro “cane da lepre”(rossi o nerofocati). I miei zii cacciatori mi hanno insegnato a riconoscere i setter perché avevano la coda frangiata.

  5. forse è scontato dire che il setter è un cane che ti entra nel cuore e non ne esce più, si potrebbe obiettare che qualunque appassionato di una razza direbbe la stessa cosa del SUO cane.
    ma vale la pena provare a raccontare di questo cane incredibilmente affettuoso ma discreto, compagno fedele e silenzioso, le sue facce buffe, il suo incredibile sorriso, e quell’aria malinconica e grave che solo lui sa assumere. dolcezza allo stato puro

  6. Ahahahhahah Vale,appena ho letto OTTER sono morta dalle risate…e poi…come facevi a sapere che ho pensato “se è grassoccio andrà + lento??” O.o

  7. Lucky vive in casa con noi ed ha 5 anni… vorrei farti vedere le sue foto insieme alla mia bimba…leggendo mi sembrava stessi parlando di lui..

  8. Io di setter ne ho 3: uno di 12 anni(con una linea di sangue italiana)uno di 3 anni ed uno di 18 mesi. Tutti 2 “americani”Quello che mi stupisce è che gli ” americani” fermano e lavorano perfettamente” in stile”( niente code alzate, giuro!) mentre l’ ” italiano”fa un po come vuole…una ferma ” mole”. Se gli” americani” hanno il BAER test fatto( non sono sordi con tanto di certificazione per loro e per i genitori) l’ ” italiano” non è sordo per fortuna.Gli ” americani hanno tutti2 le anche perfette( niente displasia) l’ “italiano” ha sempre avuto dei problemi che abbiamo curato con amore perché lui è un pezzo delle nostra vita.Ma adesso mi chiedo: perché questi ” fantastici” allevamenti italiani non garantiscono niente, ma nemmeno la morfologia del cane….anche se, in Italia nelle gare ufficiale il bianco passa per nero ed il nero per bianco….ma a me non importa, io non guadagno con i cani!I miei 2 ” americani” hanno un OTTIMO pelo che sto curando giorno dopo giorno( ma se vuoi la bicicletta, pedali, giusto??) e sono dei cani che fanno km nel bosco Tutti i giorni con me in bici( chi riesce a tenere il passo con loro).Passano nel fiume ,nel bosco, dappertutto tutti i giorni ed hanno fiato da vendere.Sono OTTIMI nella grande cerca e la montagna “la mangiano”Il loro fiuto mi stupisce sempre e vederli fermare a 50 m è sempre una gioia!Non sbagliano mai!Non voglio giudicare i gusti di nessuno, ma io ho visto le 2 facce della medaglia e posso solo dire: AMERICANI X SEMPRE!!!!

  9. non ho un setter ma una splendida breton di 8 anni, fedele compagna di caccia di mio padre che non ha mai e dico mai puntato niente e nessuno tranne la sua ciotola, vincitrice di un ambito “premio simpatia” a una gara di ferma perchè mentre gli altri cani si mettevano in perfette posizioni statiche lei gli saltellava intorno come un grillo e splendida scalda chiappe d’inverno quando si infila a orecchie basse sul divano e si mette nell’incavo delle mie gambe.
    Anche se non è un setter la tua descrizione è UGUALE!

  10. Ho due setter inglesi e papà cacciatore. Detesto l’idea di uccidere una bestia ma quando papà torna a mani vuote e cane depresso mi spiace che non abbia preso nulla…..è vero, la caccia è la loro vita. E tu l’hai descritto con una bravura unica. Ho anche letto il libro della tua amica, molto bello.
    Sono adorabili, ottimi cani da divano, io ho la fortuna di tenerli in un posto molto grande e recintato, altrimenti non li sguinzaglierei al parco….non sarebbe saggio. Ma non scappano, o per lo meno, l’allontanarsi non è indice di fuga, loro tornano. Solo non sono come i cani di città che vedo che considerano 100m un’infinità. Il setter ti sta a un km, e per lui è normale. Brava ad aver detto che tanti dei setter nei canili li daresti anche a qualche cacciatore che magari li tiene bene. Io lo ammetto, devo tenerli spesso nel box, per lo meno di notte, ma hanno capito che è la loro casetta e non una punizione. E sono convinta che potrei fare felici altri setter….ecco, a caccia non ci andrò mai, ma è vero, vivono per seguire qualche bestia!
    Complimenti ancora, una leccata da Sam e Roger e da me!

  11. Ho sempre avuto Setter… ho una passione smisurata per questa razza, tanto che un paio di anni fa ho creato un Setter Rescue e con un gruppo di persone ne salviamo tanti, dalla strada, dai canili lager e da tutte le situazioni in difficoltà. Mi hanno fatto tenerezza i racconti dei “cacciatori della domenica”, anche mio padre e i miei zii lo erano…partivano alle 5 del mattino e fino alle 15 del pomeriggio trascorrevano il tempo passeggiando e mangiando. Purtroppo i nostri Setter, quelli che raccogliamo in tutta Italia, arrivano quasi tutti dai cacciatori e quelli non mi fanno proprio tenerezza, cani abbandonati per la strada, malati, anziani, feriti…lasciati a morire senza pietà. Sono loro che rovinano l’intera categoria.

  12. Ho recuperato Gaia in un canile Enpa, aveva 9 anni e gli eredi di un cacciatore non riuscendola piu’ a “piazzare” l’avevano abbandonata in canile dove é rimasta per due anni prima di trovare una casa … la sua nuova CASA! Nel frattempo aveva perso i denti davanti cercando di aprire un varco nella rete del canile, ma non aveva perso ne’ l’allegria ne’ tanto meno quell’aspetto da Lady in pensione che ci ha fregato tutti in famiglia.
    Eh siiiii, perchè la Gaia non é per niente una signora di mezza età, nemmeno ora che di anni ne ha quasi 12, lei è un diavolo camminatore, lei è una Diana Cacciatrice in ogni suo pelo e riesce a stroncare mio figlio di 10 anni e il povero Gep’s che di anni ne ha solo 3 ed é un Pastore Tedesco.
    Insomma lei é esattamente la Patatona sorda che sente anche solo la lingua che lecca il gelato, ma che se sta puntando un uccello non ode le cannonate, lei é quella che resta tutta l’estate a poltrire sotto la quercia, ma che secondo noi sa leggere il giornale e quindi conosce la data dell’apertura della caccia, sua unica vera sfrenata passione.
    Nessuno di noi é cacciatore, ma se mio nonno, che lo era, fosse ancora vivo, bhé la Gaietta gliela darei perché la sua felicità é li, nei campi aperti, nei boschi pieni di rovi, nell’umidità dell’erba.
    Avete ragione, forse se fosse stato possibile, lei avrebbe preferito un nuovo padrone cacciatore, speriamo che l’amore che le diamo le basti, perché lei per noi é davvero speciale…..anche quando ruba un arrosto intero che stava per andare in pentola!!!!! 🙂

  13. Anch’io avevo un nonno cacciatore , e ho passato molte estati della mia infanzia in montagna con i suoi Setter . Ho ancora vivissimo il ricordo di York , cane di un’intelligenza fuori dal comune , buonissimo , affettuoso e gran cacciatore . Da allora è passato molto tempo , mio nonno se ne è andato parecchi anni fa , come York . Non sono mai diventato un cacciatore ,ma mi sono rimasti sempre nel cuore i Setter , e poco tempo fa , dopo una vita che desideravo farlo , mi sono recato al canile comprensoriale della mia zona e sono tornato a casa con ….. York , un giovane Setter orange – belton ( o si deve dire lemon – belton ) , un maschio di circa un anno e mezzo che era al canile da molto , molto tempo . E stamane , leggendo l’articolo qua sopra , ho capito di essermi messo nei ” guai ” da solo , perche , da qualche anno , io e mia moglie viviamo in una casa in montagna , una casa circondata da boschi e praterie frequentate da caprioli , volpi , cinghiali …….. credo abbiate capito . York , nonostante una folta siepe , una recinzione di rete e le mie preghiere di non ” uscire ” ogni tanto sparisce , sta via per un po e torna esausto e felice . Volete sapere come fa ? balza su di un muro di contenimento , lo percorre fino al cancello , e salta al di là , un giardino rustico di più di mille metri non gli basta . Io mi sono assicurato , lui.. bè lui l’importante e che sia felice .

    • volevo rispondere a Roberto Buselli che ha scritto di York.
      Anche noi abbiamo un setter orange-belton di poco più di 2 anni di nome York.
      Purtroppo per lui (e per noi) non viviamo in una casa di montagna in mezzo ai boschi, ma york ogni volta che lo portiamo a correre liberamente nei prati e nei boschipieni di prede, di cui la nostra zona è ben fornita, torna sempre sfinito e con inequivocabili segni di caccia addosso….ci siamo resi conto che è l’unico momento in cui i suoi occhi nocciola finiscono di scrutare l’orizzonte a caccia di qualcosa che si muove e trovano un po di pace data dalla gratificazione.
      L’abbiamo preso in un canile dove era stato abbandonato dai suoi due precedenti proprietari…..perche scappava… ma va?? noi non lo faremmo mai, di abbandonarlo naturalmente e nel maleaugurato caso dovessimo perderlo o non averlo più con noi per qualche motivo preferirei saperlo felice all’inseguimento di caprioli, lepri o cinghiali che chiuso in un box per il resto della sua vita. Per aloontanare il più possibile questo momento gli abbiamo comprato un collare satellitare con palmare dedicato, fino ad ora siamo riusciti a localizzarlo, il raggio del collare è di 30 km, oltra a quello c’erano solo i sitemi di localizzazione della NASA……..

  14. Sono capitata qui per caso cercando su google foto di setter inglesi, ho letto l’articolo e mi è sembrato che l’autrice parlasse della mia Matilde…
    Ho trovato Matilde quasi un anno fa davanti la porta di casa (sentivo graffiare la porta e ho aperto) quasi sfinita dagli stenti, sotto peso di 7 kg, brutta otite ad entrambe le orecchie, piena di vermi (c’ho messo 3 mesi a sverminarla completamente), non ho potuto far altro che darle da mangiare, ma siccome vivo con mio padre (e lui pur amando gli animali, i cani in particolar modo, dopo aver perso l’ultimo non voleva più saperne), dicevo siccome vivo con lui, l’ho informato di questo cagnolino (era cucciola circa 4/5 mesi) fuori la porta e morto di fame, il papy mi ha dato il permesso di dargli da mangiare, e mentre cercavo degli avanti e glieli davo, papà è venuto a vedere che cane era…E’ bastato anche a lui uno sguardo a questo cucciolotto, mi dice, fa freddo falla entrare, domani la porti da Claudio (il nostro vet) e vedi di piazzarla. C’ho messo un anno a farla diventare la stupenda bestia che è oggi, a farle recupare il peso, a farle avere finalmente un pelo lucido e sano di un cane sano. E’ vero ha un udito fenomenale ma solo quando conviene a lei, se le urli Matildeeeeeeeeeeeeeee vieni qui e lei è in spiaggia libera, stai pur sicura che ti ignora ad oltranza finchè poi non sente nella mia voce l’incazzatura disumana, una volta mi ha fatto fare 2 km di spiaggia per recuperarla, ogni volta che mi avvicinavo lei riprendeva a correre. Con papà ora abbiamo studiato delle chiuse al giardino per farla stare lì qualche ora senza che nessuno debba stare lì (perchè la furbona prima faceva le finte e quando giravi gli occhi lei scappava in strada, diverse volte ho dovuto girare ore il paese per ritrovarla, e con che faccia lei poi mi guardava..come a dire che ho fatto?)infatti ora basta che lei chieda di uscire e lo fa alle 7 la mattina incurante del tempaccio, e io la porto in giardino, lei è felicissima di stare in giardino, insegue le lucertole, punta e fa volare i passeri, le tortore o altri volatili che si avventurano nel mio giardino, scava buche in continuazione, ruba la legna dalla catasta per il camino e corre felice per ore senza stancarsi ne annoiarsi. Mio padre è un ex cacciatore, ha sempre avuto dei bracchi tedeschi e mi dice sempre che se Matilde andasse a caccia sarebbe eccezionale anche meglio dei suoi migliori bracchi, io ne capisco poco e francamente poco mi interessa, per me l’importante è che lei sia felice, ogni tanto acchiappa pure ciò che caccia e la sua espressione è talmente soddisfatta che non si può descrivere. E’ una forza della natura, sempre energetica, sempre in movimento, in casa ne combina una e ne pensa cento, in continua lotta con la gatta, la imita, spesso me la ritrovo acciambellata sulla lavatrice, oppure in piedi sul davanzale della finestra, addirittura una volta mentre facevo il cambio di stagione nei cassetti me la sono ritrovata seduta nel cassetto! E poi le sue espressioni…Sono solo da fotografare indescrivibili a parole. Ma il momento più bello è quando la sera andiamo a dormire (lei dorme sul mio letto con me) io mi giro per addormentarmi nella mia posizione e lei si alza dai piedi del letto e si acciambella a fianco a me con la testa sulla mia schiena.

  15. Fantastico il punto dove dici “Poi a me piacerebbe che la cosa finisse lì: la cerca, la ferma, il consenso, bravi, bene, che cani stupendi. Ora magari al fagiano gli facciamo una bella foto”. Infatti io quando posso mi dedico alla “caccia fotografica vagante”; e a questo punto mi chiedo se sarebbe mai possibile riuscire ad addestrare Balrog per accompagnarmi… anche se credo che ne il mastino spagnolo ne il mastino napoletano siano troppo portati per la caccia.

  16. Ciao, io ho Argo di quasi 14 anni, maschio, bianco arancio. Sempre vissuto in casa, anzi per dirla meglio, da padrone di casa come solo lui sa essere, elegante lord inglese, dormiglione e coccolone, a meno che non vi sia anche mezzo rumore in cucina in quel caso si presenta di corsa (si, di corsa nonostante i 14 anni e l’artrite). Non ha mai cacciato se facciamo eccezione per i gatti, sue prede preferite da sempre, quando li punta dopo un po sembra volerti dire “e quindi? il fucile dove è?”. In vita sua ha afferrato al volo due piccioni e mollati davanti al portone di casa con orgoglio massimo e sorrisone (non mi dite che i cani non sorridono perchè non è vero!). Volontariamente sordo ai richiami se la cosa che sta facendo è molto più interessante (solitamente cercare cibo, gatti, piccioni nella villetta sotto casa). Questo articolo sembra proprio parlare di lui, bellssimo!

  17. Qualche tempo fa , qua sopra , vi ho raccontato della ” adozione ” di York , Setter di circa un anno e mezzo proveniente da un canile in cui è rimasto molto tempo . Nessun particolare problema caratteriale , è docile , non ringhia , non minaccia nessuno , al massimo abbaia alla vista di un estraneo ma solo all’interno del nostro giardino , e non sempre , va d’accordo con i gatti di casa ecc.. ecc Ha pero un comportamento che non capisco , e mi piacerebbe che qualcuno avesse un spiegazione da darmi . Mi ” abbraccia ” di continuo , cioè si alza sulle zampe posteriori , si appoggia al mio torace premendo con la testa bassa e rimane li fino a che non lo obbligo a scendere . Io lo obbligo a scendere e lui ripete immediatamente la manovra . Ho anche notato che se inizia a giocare con un’altro cane , e questo a metodi un po bruschi , aggressivi , corre da me e fa la stessa cosa , come fanno a volte i bambini spaventati . Come scrissi , mio nonno aveva dei Setter , ma non ho mai visto questo strano comportamento . Qualcuno ha una spiegazione ? grazie e ciao . PS : dimenticavo , io naturalmente non lo ho mai nemmeno sfiorato con un dito ma ho capito che purtroppo sa benissimo che cosa è un bastone . Che c’entri ?

  18. Ciao a tutti a breve prenderò dal canile un incrocio con un setter irlandese.E’ un maschio castrato di 9 mese, di colore nero e con macchioline rosse. Volevo chiedervi se oltre ad essere di compagnia è vero che risponde con difficoltà ai comandi come si evince dal racconto.A prescindere che sono contro la caccia,volevo chiedere a Voi esperti,se era un cane utile anche alla guardia e in caso difesa.Vi spiego meglio.Questa razza lo conosciuta per caso e la trovo molto bella e molto dolce. Attualmente dal canile posso prendere il cane e portarlo in casa affinché faccia conoscenza con l’altro mio cane,PITBULL FEMMINA. Visto che alla mia ragazza,con la quale convivo,piace molto questo cane volevo chiedere se in caso che qualcuno durante una passeggiata la disturbasse il cane sarebbe pronto a difenderla oppure no? oppure quando faccio il turno notturno e lei è da sola ,il cane fa da guardia oppure no. Sottolineo che c’è già il pitbull quindi è già protetta ,ma ai giorni d’oggi meglio 2 che 1. Vorrei saperla in giro o a casa tranquilla e serena con 2 bei cani pronti a darle affetto e in caso anche a difenderla.
    Preferisco fin da subito che non voglio addestrare il cane per difesa o guardia,ma credo che in automatico quando amano il padrone facciano anche queste due funzioni. Grazie 1000 e aspetto una vostra risposta magari da qualcuno che per esperienza personale o conoscenza sia stato difeso da un setter irlandese. Ciao e aspetto tante risposte,spero positive.

    • Ciao Brasile, che dirti? non aspettarti tutto in una volta. La mia Chili (setter abbandonata in centro Italia, raccolta e arrivata a me in Lombardia tramite un giro di fantastiche animaliste volontarie) ci ha messo quasi due anni ad imparare ad ubbidire al richiamo. E ancora ogni tanto fa finta di non sentire… I setter hanno un fortissimo desiderio di avventura e libertà di cui la caccia è certamente un aspetto fondamentale(Chili però non ha mai portato a casa un fagiano per fortuna: siamo pure vegetariani..). Un istinto di avventura che almeno all’inizio prevale sulla disciplina. Poi però subentrano affetto e gratitudine. Credo che Chili torni per amore. Non sto a dirti il batticuore quando spariva all’orizzonte pancia a terra, mai visto una simile capacità d accelerazione… Se non disponi di ambienti recintati suggerisco (ma senti anche altri pareri) l’uso di guinzagli lunghi almeno finchè non si è consolidato il rapporto. Per quanto riguarda la guardia, non sono certo cani che possano competere con un pitbull su questo ma hanno un forte senso di protezione della casa e insomma, non mordono ma un po’ di casino lo fanno. E soprattutto, non avere fretta! Tieni anche presente che sono cani molti sensibili, tutto naso, cuore e muscoli e accertati che la pitbull accetti il nuovo arrivato, magari all’inizio sarà un po’ gelosa e dovrete usare molta pazienza. Auguri di cuore

  19. E’ proprio un non articolo….e comunque lo standard di lavoro è quello piu’ importante, per quanto riguarda la morfo-funzionalita’ della razza:in esso è racchiuso tutto quanto citato nell dettagliatissimo standard di Caielli.

  20. devo dire che il termine “cane da acchiappo..” è bellissimo, avendo 2setter(bianchi/arancio) presi al canile e 1 meticcio(razza: cane rasta, avendo il pelo delle ureci come un rasta “fatto.”). riconosce che max e spotty, i miei 2 setter si rispecchiano nella tua lunga descrizione e in quella della tua amica in merito a socks. se posso aggiungere un termine, sono “infingardi.”! dopo che te l’hanno combinata e sono scomparsi per molto tempo; quando ritornano è perfettamente naturale dover loro le coccole! e se li sgridi e sculacci con un giornale sembrano dirti coi loro musetti patatosi; “chi se ne frega intanto la prossima volta che mi togli il guinzaglio nel bosco(abitando vicino) faccio peggio, ora però andiamo a casa che abbiamo fame!!!!”

  21. devo dire che è la prima volta che lascio un commento su un sito web, ma la descrizione del setter ha riportato in me i ricordi, sempre vivi peraltro, della mia setterina.
    era un cagnolino trovato, ed anche incinta, sui colli veronesi, ed è rimasta con noi a Venezia per 12 anni… indimenticabili le fughe in città, …. veniva immancabilmente trovata in piazza San Marco…. a 2 km di distanza a cacciare colombi, oppure i lanci in acqua a seguire i gabbiani…così come le misteriose sparizioni degli affettati dal tavolo… purtroppo ad oggi con un lavoro che mi tiene fuori casa 10 ore al giorno, non posso permettermi un altro setter, ma la nostalgia è tanta..
    la descrizione è praticamente perfetta….

  22. ciao,
    mi domando e dico … ma se da tuo parde cacciaotre sei nata tu ci sarà un motivo? … o no!
    mi dispiace che parli così della caccia, io ho due setter e una breton, uno dei due seter, la femmina l’ho trovta in autostrada e non ci ho pensato su due volte a portarla a casa, lei non va a caccia, ovvero ci va ma non torna per cui la tengo a casa, il maschio invece è un gran beccacciaio e la breton è la masotte della situazione, abile cacciatrice anche lei! secondo me non hai ben chiaro il concetto della caccia, dici di “tollerare” la caccia di montagna, dove si cammina molto e si spara poco ecc… ma guarda che la caccia è proprio quella! l’uomo è nato cacciatore, il cane anche perchè dovremmo cambiare natura? dopodomani mattina andrò a beccacce, vado a trovarne una furbissima che mi ha già fregato due volte, se la prendo la dedicherò a te, ovviamente a tavola. vorrei darti un consiglio che spero seguirai, trova un buon Cacciatore (non uno sparafucile per carità!) e accompagnalo in una giornata di caccia vera, quando tornerai avrai cambiato idea su cacciatori e fucili e avrai migliorato e di molto quella sui cani, sono loro i veri cacciatori, noi ci limitiamo a servirli col fucile….a proposito il fucile è un pezzo di ferro, forgiato e lavorato, da solo non è per nulla pericoloso, non morde neppure, è la mano dell’uomo che può essere molto pericolosa e se decide di uccidere lo fa anche con una forchetta…

  23. Ciao mi piacciono molto i tuoi veri standard, che ho scoperto da poco e che trovo divertentissimi. Leggendo questo (e ancor di più quello del pointer) ho però storto un po’ il naso…soprassedendo sull’ etica venatoria e su quello che rappresenta al giorno d’ oggi: il setter è un cane da caccia. (Punto). Se lo “giudichi” con il metro degli altri cani è perdente in tutto. A caccia no a caccia è Dio e le 2 cose (conto sul cane, commento sull’ utilizzo) sono a mio avviso imprescindibili. È stato selezionato x questo ed è quello che gli piace fare e che fa meglio. Ma non lo fa solo per compiacere il padrone, lo fa proprio perché ama cacciare. Sono sicuro che se qcuno gli chiedesse: che vuoi fare oggi gli risponderebbe: ti prego portami a caccia che non ce la faccio + di questo divano e questi bambini che mi fanno le coccole…tra l’ altro i cani da caccia rimangono a mio avviso (e qui il setter un po’ meno) un buon esempio di selezione…no perché a parte gli scherzi oggi mi sembra si voglia il corso per tenerlo in appartamento (E in generale tutte le razze da lavoro stanno diventando da compagnia). Questa, più che cinofilia, mi sembra consumismo. Scusa lo sfogo ma il setter (pointer, spinone ecc…) “come cane e basta” e non ” come cane da caccia” semplicemente non esiste. È come se commentando una Ferrari dicessi che è un pezzo di lamiera statico o, che so, come se dicessi che il dobermann a 7 anni impazzisce

  24. Devo essere sincero è la prima volta che lascio un commento su un sito web, ma questo articolo ha riportato in me i ricordi, sempre vivi peraltro, della mio ex cane.
    Grazie

  25. Due note da apporre a questo articolo:
    1) I setter inglesi sono tra i cani “di razza” più soggetti ad abbandono: che si perdano è raro, anche perché, pur non essendo sempre ricettivi al richiamo durante la caccia, sono comunque mansueti e accondiscendenti verso l’umano; inoltre, hanno un formidabile senso dell’olfatto e dell’orientamento, e raggiungono l’umano in ogni dove, ritornando da lui quando si siano allontanati troppo. I responsabili del randagismo dei setter inglesi sono i cacciatori stessi, che hanno quasi sempre una mentalità assai strumentale nei riguardi dei loro cani: li considerano un po’ come i loro fucili; se non vanno bene durante la caccia (ossia, se non vanno come loro ritengono debbano andare), li buttano, li lasciano in una qualche campagna o montagna isolata. Conosco molti cacciatori che lavorano con s.i. e lo ammettono candidamente… Sono capaci di abbandonarli anche solo se, ad esempio, hanno riportato un danno reversibile ad una zampa… Il concetto “uccidi per sport” e “molla il cane se non ti piace” viaggiano all’unisono nella forma mentis dei cacciatori.
    2) Ho un setter inglese ma non vado a caccia: le due cose possono convivere benissimo: è sufficiente farlo uscire in campagna ogni giorno, senza per questo dover imbracciare un fucile: al resto (esplorare, puntare, fermare, rincorrere etc.) ci pensa il setter, che non sente minimamente il bisogno che il suo umano inizi un tiro al piattello coi passeri…
    A parte questo, sì, trovo anche io incoerente che tu, Valeria, detesti la caccia ma mangi carne…

  26. Salve ho letto 2 volte il suo articolo Non condivido in parecchi punti dato che sono un Cacciatore ed ho un allevamento di setter inglesi, mi spiego .
    Il cane o meglio il compagno di caccia si sceglie sia per attitudine ed istinto alla caccia perché a 40 giorni di caccia con il cucciolo non se ne può parlare, diventerà Cacciatore o cacciatrice dopo i dovuti allenamenti ed addestramento
    Non accetto per nulla le diffamazioni verso i cacciatori dove dite che abbandonano i cani se non promettenti alla caccia, quando scrivete ciò dite nome e cognome di chi vi ha detto o fatto questo perché costui di Cacciatore non ha nulla
    La caccia è uno stile di vita ed è il Cacciatore serio che rispetta la natura e gli animali.
    Il Cacciatore. ALESSANDRO

  27. Ho raccolto un setter tricolore abbandonato, di 7 anni, è stata la mia ombra finché un infarto non se lo è portato via, mi aveva veramente scelto.
    Era un coccolone meraviglioso, che riusciva a rimanere incastrato con la testa nella balustra della terrazza, troppo elettrizzato dal passaggio di un “collega” per ricordarsi dell’ultima volta che gl era successa la stessa cosa. Allora mi costringeva a ricorrere al sapone liquido per le stoviglie, con il quale, cospargendogli la testa, riuscivo a renderlo sufficientemente scivoloso da consentirci di estrarre, in uno sforzo congiunto, la dolcissima testa dalla balaustra. Se davvero la caccia è la felicità di un setter Jack è stato un setter infelice, perché da che abbiamo cominciato a condividere la vita è andato a caccia solo di divani…che però sembravano piacergli molto.
    Jack con me ha diviso la tana con altri 6 cani, 4 dei quali sua progenie, ed una, sua inseparabile compagna, incrocio terranova/rott weiler. Nella famiglia ogni tanto scoppiavano risse che si sedavano solo quando a forsa di tirare code riuscivo a rinchiudere ogni componente in una stanza diversa, in questi casi Jack, con un elegantissimo fair play, si defilava superiore….
    Anche lui scappava, e parecchio, una volta per recuperarlo in una valle ai piedi di un’erta collina, nella quale era impegnato a strappare le penne della coda ad una sventurata gallina, non trovai di meglio da fare che mettermi Raska, la terranova/rott fra le braccia e scivolare sopra un frasca fino afondovalle…
    Impagabile Jack, è stato un cane che mi ha regalato se stesso, fino all’ultimo tristissimo regalo che mi ha fatto, quando affetto da un tumore che lo avrebbe fatto soffrire molto, costringendomi alla terribile scelta fra la sua sofferenza ed una dolorosissima eutanasia, ha deciso di spengersi fra la mie braccia perché il suo immenso cuore di cane non ha retto più

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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