Premessa: NON intendo, in questo articolo, intavolare discussioni su gentilisti, tradizionalisti, cognitivisti, olistici e – questa l’ho appena scoperta – etopsicocinologi (ebbene sì): l’ho già fatto in mille altri articoli e ritengo di avere ormai  detto tutto quello che avevo da dire in merito.
NON intendo neppure perorare la causa dell’educazione/addestramento basato su rinforzi e punizioni, né spiegare perché trovo scorretto il metodo basato esclusivamente sul rinforzo (anche questo l’ho già detto e ridetto in altre occasioni).
In questo articolo darò per scontato – perché è ciò ritengo giusto – che il cane debba aver chiaro il concetto di “disapprovazione” da parte dell’umano”,  esattamente come deve capire quello di “approvazione”. A mio avviso l’educazione del cucciolo, e in seguito qualsiasi tipo di addestramento, devono avere proprio questa base: il cane deve sentirsi gratificato, addirittura felice della nostra approvazione e deve essere un po’ dispiaciuto quando non la ottiene. Questo DEVE venire prima di qualsiasi bocconcino, pallina o altro ammenicolo, perché questo è il fondamento del rapporto cane-umano.
Chi la pensa diversamente è liberissimo di non utilizzare il mio metodo e di comportarsi in modo diverso nel rapporto con il suo cane: però io mi comporto nel modo che descriverò qui sotto. Insomma, quelli che seguono vanno intesi come i MIEI personali consigli pratici (non necessariamente universali nè forzatamente condivisibili da tutti) per bloccare un comportamento e/o per esprimere disapprovazione verso un comportamento.

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COSA VOGLIAMO OTTENERE:

a) vogliamo insegnare al cane un comando che significhi “smetti subito di fare quello che stai facendo”: personalmente utilizzo il termine NO, perché “suona giusto” alle mie orecchie. E’  il termine che mi viene spontaneo utilizzare quando voglio dire al cane “non fare quella cosa”: ma si può utilizzare qualsiasi altra parola. Anche “stop” va benissimo… ma andrebbero bene anche “mela” o “shampoo”. Per il cane non cambia assolutamente nulla. Dipende da quanto cambia per l’umano: c’è chi riesce ad utilizzare con la massima indifferenza termini slegati dal loro effettivo significato e c’è chi invece deve “pensare quello che dice”. Io appartengo alla seconda categoria e quindi uso il NO!;

b) vogliamo far capire al cane che, quando disobbedisce a una nostra richiesta, noi siamo scontenti di lui.

Parte prima: il “NO!”
Chiariamo subito che il “NO” non è una punizione!  E’ un comando che significa “smetti di fare quello che stai facendo e vieni da me”, quindi un ordine emotivamente neutro, equiparabile a “seduto”, “terra” eccetera.
Non deve essere inteso come disapprovazione: dire NO non significa “sgridare il cane”, ma “chiedergli di smettere di fare qualcosa”.
Per questo motivo, non c’è bisogno che il cane, per imparare il NO, stia facendo qualcosa che ci è sgradito: c’è bisogno, invece:

a) che l’attività sia appena iniziata;
b) che sia una cosa alla quale il cane è molto interessato.

Addirittura io consiglio di cominciare a insegnare il NO su attività che non ci disturbano assolutamente: questo perché la nostra mimica facciale e corporea rimanga neutra e non invii al cane segnali ansiosi che, in questa fase, NON devono assolutamente essere trasmessi. Dobbiamo essere rilassati e tranquilli per insegnare efficamente il comando.

STRUMENTI NECESSARI: un elemento di distrazione (ma NON di fastidio) e rinforzi (bocconcini o giocattolo).
Come elemento di distrazione io uso normalmente una lattina piena di monetine, ma va bene qualsiasi cosa che faccia un rumore abbastanza forte da richiamare l’attenzione del cane, ma non così forte da spaventarlo (specie se si tratta di un cucciolo).

COME FARE:
aspettiamo che il cane si impegni in un’attività qualsiasi che pare interessarlo molto: per esempio, rosicchiare un giocattolo.
Dobbiamo dare il NO quando l’attività è iniziata da pochi secondi, ma il cane è già  interessato e coinvolto (questo sta alla vostra sensibilità capirlo: non è spiegabile a parole).
L’esecuzione è la seguente:

a) diciamo in modo chiaro e comprensibile: “NO!” (il tono deve essere appena più accentuato rispetto a quello che usiamo per gli altri ordini, perché questo lo diamo quando il cane è distratto: ma non è assolutamente il caso di sbraitare);
b) entro il mezzo secondo successivo, scuotiamo la lattina (o facciamo rumore con lo strumento che abbiamo scelto);
c) il cane, incuriosito, smetterà di fare quello che stava facendo e guarderà verso di noi (o meglio, verso la fonte del rumore, che siamo sempre noi). A questo punto lo chiameremo (attenzione: il cucciolo deve già conoscere il richiamo) e appena arriva lo premieremo, lo faremo giocare, costruiremo insomma un momento molto positivo, dimostrandogli che siamo molto felici che lui sia venuto da noi.

Ripetiamo in occasioni diverse, con tempi diversi, finché il cane non assocerà la parola NO al concetto di “sospendi quello che stai facendo e corri dal tuo umano, che ha in serbo cose meravigliose per te”, prima ancora che sia necessario fare rumore per distrarlo.
Questo è condizionamento classico puro e semplice, quindi semplicissimo da ottenere con un minimo di impegno (e con un po’ di ripetizioni).

Parte seconda: la “punizione”

Il  termine “punizione” ha connotazioni diverse a seconda di come viene usato: gli educatori cinofili lo intendono, in senso tecnico, come “ciò che tende all’estinzione di un comportamento”, distinguendo poi in punizioni negative o positive a seconda che lo scopo venga raggiunto sottraendo (negativo) o aggiungendo (positivo) qualcosa. La punizione positiva non è “positiva” in quanto  “buona”, ma è positiva in senso matematico: aggiunge. Un calcio nel sedere è una punizione positiva, perché “aggiunge” lo stimolo doloroso per far sì che il cane “smetta” (punizione) di mantenere il comportamento X.
La connotazione comune di punizione, quella che capiscono tutti e non solo gli addetti ai lavori,  equivale all’incirca al termine tecnico di “punizione positiva” e quasi sempre, nell’immaginario comune, si identifica  con la punizione corporale, solo con diversi livelli di gradualità  (sberletta, colpetto, sberlone, calcione).
La mia idea è sempre stata questa: un cucciolo che conosce il significato del termine NO non dovrebbe mai avere bisogno di punizioni di nessun genere, perché dovrebbe bastare il comando per fargli smettere l’attuale attività e venire allegramente da noi. E infatti questo succede nel 90% dei casi, se il NO è stato insegnato e recepito bene (bisognerebbe dedicargli lo stesso tempo che si dedica al richiamo, perché “No” e “Vieni” sono i comandi che stanno alla base della vita sociale del cane).
Il restante 10% può rientrare in due diversi casi:
a) il cane disobbedisce perché è troppo “fissato” sul comportamento in atto e  su quello ha concentrato tutto il suo interesse;
b) il cane disobbedisce perché intende sfidarci. Una cosa tipo: “Tu dici di no, ma io voglio farlo lo stesso”.

Nel caso a) la punizione, anche solo intesa come disapprovazione, non sortisce solitamente alcun risultato:  quando il cane è veramente attirato da qualcosa si verifica il fenomeno detto “one track mind”, ovvero la totalità dei sensi si concentra su quella cosa lì e si chiude letteralmente a qualsiasi influsso esterno.
Non è una cosa che succeda solo ai cani: a me, per esempio, succede ogni santo giorno quando i miei familiari mi parlano mentre sto scrivendo.
Sentirli li sento, eh: nel senso che mi accorgo che mi stanno parlando.  Ma di solito non afferro una sola parola, o se l’afferro la dimentico nei dieci secondi successivi.
Dopodiché sono litigate a forza di “Come sarebbe, non ne sapevi nulla? Se te l’ho detto IERI!”.
Eh, può essere, ciccio: ma se me l’hai detto quando ero in “one track mind”, sta cosa mi è entrata da un orecchia e mi è uscita dall’altra. E al cane può succedere la stessa identica cosa: ma non lo fa apposta, è proprio che “ha tagliato fuori” comandi, ordini, suoni e colori.
Il cane può essere anche iperconcentrato su un’attività X perché gli è partita la botta di adrenalina, altra cosa capacissima di rendere sordi e ciechi cani e umani. Il caso tipico è quello in cui sta litigando con un altro cane, o sta anche solo abbaiando furiosamente verso un altro cane mentre noi lo teniamo al guinzaglio. In quei casi il cervello gli va in tilt e noi possiamo ripetere “NO!” fino a sgolarci… ma otterremo lo stesso risultato che otterremo cercando di fermare un bambino che sta facendo a pugni con l’amichetto. Ossia, ZERO. Perché non ci sentono proprio, non si accorgono neppure che stiamo parlando con loro.
Ha senso “punire” il cane, in questi casi? Ovviamente no.
Quindi il segreto sta nel bloccare l’azione PRIMA che inizi: prima che il cane si sia messo ad annusare, ad abbaiare, a litigare, a ringhiare eccetera. Dobbiamo avere la capacità di capire i primissimi segnali di ciò che sta per accadere, e intervenire con il NO, in pratica, quando il cane sta “pensando” di fare quella determinata cosa, ma non l’ha ancora fatta.
Se non ne siamo in grado, significa che non siamo abituati ad osservare il nostro cane: MALISSIMO, perché il novanta per cento delle cose che vuole dirci lui ce le dice proprio col corpo, con la mimica, con l’espressione del muso e della coda (sì: la coda è espressiva).
Quindi non dobbiamo punire il cane, ma al massimo noi stessi: cominciamo a osservarlo, cerchiamo di capire cosa fa, come si muove, come si esprime nei vari momenti della sua vita. Impariamo cosa sono i segnali di calma, la mimica dominante, aggressiva, sottomessa, giocosa e via dicendo. Impariamo a “leggere” il nostro cane, che tra l’altro è un libro fantastico da cui si imparano un sacco di cose. E poi ricominciamo ad educarlo. Perché se non sappiamo leggerlo, non potremo insegnargli mai nulla.

Il caso b), quello in cui il cane disobbedisce al nostro NO perché vuole dirci  “invece SI”, è l’unico caso in cui è ammissibile la “punizione”, che però non deve essere intesa come “riempire il cane di botte”, perché questo – oltre ad essere eticamente condannabile – si rivela quasi sempre controproducente.
Un cane picchiato non stima la persona che lo mena: al massimo può averne paura (ma anche no: qualche soggetto particolarmente tosto può anche NON venire intimorito e rispondere per le rime, il che non è mai gradevole). E per quanto io predichi sempre che non bisogna antropomorfizzare il cane, in questo caso il paragone ci sta tutto: voi amereste, stimereste, vi fidereste di una persona che vi prende a sberloni ogni volta che disobbedite a un suo ordine?
No?
Be’, neanche il cane.
Il fatto che alla fine ceda e si sottometta (come accade, per esempio, ai cani teoricamente “rieducati” da  Cesar Millan, che sembra un grande risolutore di problemi comportamentali quando in realtà è solo un violento prevaricatore) significa solo che ha paura di voi e quindi non osa più confrontarsi…quando voi siete presenti.
Ma potrete star certi che, appena girate l’occhio, non perderà occasione per sfogare la frustrazione precedente (quella che l’aveva portato al comportamento indesiderato) PIU’ quella che gli ha messo addosso l’addestratore con questi metodi.
Se il vostro ideale di cane è un animale frustrato, stressato e potenzialmente pericoloso, dunque, emulate pure Millan e gli altri macellai.
In caso contrario, quando/se il cane vi sfida, cercate ancora una volta di capire il motivo per cui lo fa.
E’ un normale “passaggio adolescenziale” nel quale il cane vuole capire se è in grado di sovrastarvi gerarchicamente?
In questo caso chiedetevi cosa c’è che non funziona nella vostra immagine, perché se lui vi vedesse come “leader” sicuro e affidabile, NON vi sfiderebbe. I  casi come questi sono i casi in cui può essere utile imporre al cane una certa disciplina gerarchica, con i celeberrimi “non salire sul letto, non passare per primo dalle porte, non mangiare prima degli umani” eccetera eccetera. Esercizi che non servono “in generale”, ma che servono a “ripristinare le gerarchie” qualora siano state messe in discussione.
E’ un caso di autodifesa, perché avete dato motivo al cane di temervi?
Avete sbagliato tutta l’impostazione del rapporto: ricominciate daccapo, magari con l’aiuto di un professionista.
E’ un caso di difesa del cibo?
Il cane ha tutte le ragioni del mondo. Siete stati voi, semmai, a non fargli capire che non siete dei ladri di ciotole, cosa che dovrete fare al più presto (ma a questo argomento dedicheremo un articolo a parte).

Ma nel momento preciso della disobbedienza, che bisogna fare?
Dipende.
Se il cane sta facendo qualcosa di pericoloso per sè e/o per gli altri, è accettabile l’urlaccio (vedremo tra poco “come” si deve urlare!) e – nei casi davvero importanti, come un comportamento aggressivo – anche l’intervento fisico: NON però, inteso come botte o calci, perché questi  moltiplicherebbero per mille l’aggressività già in corso. Però, se il cane indossa il collare o la pettorina, un deciso strattone per tirarlo via lo si può dare. Dopodiché porteremo il cane a distanza di sicurezza dallo stimolo che ha causato la reazione (altro cane, altro animale, persona  verso cui ha dimostrato aggressività) e lo sgrideremo (vedi sotto) facendoli capire che siamo molto, ma molto scontenti di lui. Il tutto va eseguito in sequenza rapidissima, perché il cane altrimenti collegherà la sgridata all’ultima cosa che ha fatto (e cioè allontanarsi) anziché alla prima che ha fatto (e cioè attaccare).
Se però siamo abbastanza veloci nelle nostre azioni, capirà benissimo: il cane non è un cretino e non è neppure una macchinetta che funziona a causa-effetto e basta. Ricordiamoci che RAGIONA.
Se il cane sta facendo cose a noi sgradite ma NON pericolose, andiamocene e non consideriamolo proprio: né lui, né la sua sfida.
La nostra reazione lo lascerà perplesso e con ogni probabilità lo vedremo arrivare quanto prima con i punti interrogativi sul muso. A quel punto gli chiederemo di eseguire qualche semplice esercizio (seduto, dai la zampa, terra…cose così): se obbedisce, significa che la discussione è finita (ma la nostra posizione gerarchica resta da chiarire e dovremo darci da fare per chiarirla).
Se rifiuta ancora di obbedire, mettiamogli il guinzaglio e ripetiamo l’ordine: il cane al guinzaglio si sente più controllato e difficilmente si ribella (se lo fa, abbiamo un problema ben più grave della semplice “sfida adolescenziale” e la cosa esula da questo articolo).
Appena ottenuta l’obbedienza liberiamolo e mostriamogli la nostra approvazione (vedi sotto).

Approvazione e disapprovazione: l’importanza della “sceneggiata”
Molte persone pensano che un “bravo” e/o un pat pat sulla testa (o peggio, un bocconcino!) facciano capire al cane quanto siamo felici di lui, mentre voltargli le spalle, o dirgli “cattivo!” può essere più che sufficiente per mostrargli disapprovazione.
In parte questo è vero… ma solo quando tra noi e il nostro cane si è instaurato un feeling completo e profondo: che, ovviamente, non può esistere tra noi e il cucciolo arrivato da poche settimane. E tantomeno tra noi e un cane sconosciuto.
Cosa bisogna fare, allora?
Semplice: bisogna ESAGERARE!
Quando il cucciolo obbedisce a un ordine dovremo abbinare alla parola scelta per approvarlo (per esempio “bravo!”) una vera e propria pantomima fatta di sorrisi, risate, carezze (sulla gola e sul petto: NON in testa! Le mani in testa per lui significano “dominanza” e non “approvazione”) e, se è il caso, anche salti di gioia.
Quando intendiamo sgridare il cane, al contrario, dovremo sibilare la parola scelta (per esempio “cattivo!”) e abbinare una gamma adeguata di sguardi ferocissimi, atteggiamenti accigliati del viso e della bocca, postura del corpo.
Tutto questo può sembrare ridicolo e realmente “troppo” esagerato…ma se ci pensate bene, è esattamente quello che facciamo quando vogliamo farci capire da un bambino che ancora non parla.
Tutte le mamme e i papà sono splendidi mimi, che effettivamente esasperano la propria mimica ben sapendo che è l’unico mezzo di comunicazione di cui, al momento, dispongono.
Basta ricordarsi che anche il cane (specie se cucciolo) è nella stessa condizione del neonato: non capisce (ancora) il linguaggio parlato, mentre capisce la mimica (anche se è con noi da pochi giorni, l’ha sicuramente imparata dalla famiglia umana in cui è nato).
Siccome noi vogliamo che impari ANCHE il linguaggio vocale dovremo utilizzare ANCHE le parole-chiave (bravo, cattivo, bene, benissimo, bruttocane ecc.): ma mai da sole! Soprattutto dovremo esprimerci a gesti ed espressioni, perché le parole gliele stiamo insegnando adesso e  il cane non ne può ancora conoscere il significato.
Qualcuno di voi si è mai limitato a dire un apatico: “Bravo” al neonato che ha usato per la prima volta il vasino?
Come minimo l’avrete abbracciato, baciato, avrete danzato tenendolo in braccio e così via.
Bene: fate (quasi) lo stesso con il cucciolo: grandi sceneggiate di gioia (e, nel caso opposto, grandi sceneggiate di disapprovazione)… tenendo solo presente che il cane non capisce (e solitamente non apprezza) abbracci, baci ed altre espressioni tipicamente umane.
Invece capisce benissimo la differenza tra “faccia felice” e “faccia cupa”, tra postura del corpo gioiosa e postura minacciosa.  FATENE AMPIO USO.

L’urlaccio
L’urlaccio deve avere un effetto choccante sulla psiche del cane: il che significa automaticamente che dev’essere un evento RARO.
Se un umano urla come un ossesso tutto il giorno, il cane si convincerà semplicemente che quello è il suo modo di esprimersi: potrà trovarlo fastidioso o antipatico, ma di sicuro non lo choccherà,  perché ci sarà abituato.
Quindi l’urlaccio va usato SOLO in casi eccezionali (personalmente considero tali solo quelli di vera emergenza), va accompagnato da una mimica facciale davvero impressionante e da una posizione del corpo fortemente minacciosa.
Insomma, dobbiamo sembrare Hulk un secondo prima che diventi verde.
Anche l’urlaccio deve avere la sua parola chiave: io uso preferibilmente (a seconda dei cani e delle circostanze): BRUTTOCATTIVO, MAIPIU’! e COSHAIFATTO?
Ma anche in questo caso va bene tutto quello che ritenete più efficace su voi stessi, mentre per il cane il concetto espresso non è rilevante. Funziona anche urlare “ASPIRINA” o “BABA AL RUM”.

Cosa difficile, ma fondamentale: NON SI DEVE MAI USARE IL NO (o la parola che avete scelto per dargli lo stop) come urlaccio.
Urlare NOOOO!!! viene spontaneo, ma bisogna abituarsi a non usarlo per il motivo che abbiamo visto sopra: il “NO” è un comando, non una sgridata.
La parola-chiave dell’urlaccio, invece, “è” una sgridata: e per il cane devono essere due cose diversissime, la prima delle quali significa “toh, il capo mi sta chiedendo di non fare questa cosa qua e di andare da lui, perché vuole premiarmi/giocare con me/dimostrarmi tutto il suo amore”, mentre la seconda significa “minchia, l’ho fatta grossa e al capo sono girate le palle”.
Se il cane reagisse nello stesso modo alle due situazioni, significherebbe proprio che abbiamo sbagliato qualcosa (anzi…tutto!).
Se vi rendete conto che il NOOO! vi scappa di bocca e che non riuscite a gestirvelo, usate STOP! (o altro) come comando, e il NO tenetelo come urlaccio. L’importante è che comando di stop e urlaccio siano sempre due parole diverse (ma, ovviamente, devono essere sempre le stesse: non è che un giorno potete dirgli NO e il giorno dopo STOP.  La coerenza negli ordini è fondamentale).

ATTENZIONE: la mimica umana NON è proprio identica a quella canina. Il cane adulto, di solito, comprende perfettamente ogni sfumatura della nostra, ma il cucciolo non è in grado di “leggere” gesti che per lui non significano nulla.
Mentre le espressioni facciali sono quasi sempre comprese (specie se plateali), alcuni gesti che per noi sono estremamente “parlanti” non dicono assolutamente niente al cane.
Per esempio, sopra avete visto la foto di una ragazza che fa “no” col dito al cocker (esattamente come la mamma, più in basso, lo fa al bambino): perfino la foto dimostra che al cane, di questo gesto, non ne può frega’ de meno. Il cocker risponde, infatti, con una perfetta faccia da Has Fidanken: non fa una piega.
Purtroppo devo dire che anche i miei libri sono pieni di foto di persone che fanno “no” col ditino: d’altronde una foto non può parlare, e quando vuoi esprimere un concetto per immagini sei costretto ad usare qualche artificio.
Il cane, però, non legge i libri: quindi evitiamo di fare cose come annuire, scuotere la testa o fare appunto “no” col dito (tutte incomprensibili per lui). Nella foto che ritrae un boxer, di fronte a un altro dito, il cane ha la faccia mortificatissima: ma il dito qui fa qualcosa di molto diverso…anzi, il dito conta ben poco, perché conta la mano stesa minacciosamente verso il cane (e probabilmente anche l’urlaccio che l’umano, non visto, gli sta ammollando).
E’ corretto, invece, l’atteggiamento della ragazza della foto in basso, quella che “incombe sul cane” per sgridarlo, guardandolo di brutto: questa postura viene letta correttamente dal cane, che infatti ha assunto una posizione di sottomissione attiva (“ok, capo, hai ragione tu”).

L’uso del “NO” preliminare e della sgridata (quando e se serve) rendono quasi sempre superfluo qualsiasi intervento fisico (esclusi rarissimi casi di emergenza): quindi anche chi, come la sottoscritta, ritiene corretto abbinare il rinforzo alla punizione NON ha alcun bisogno di usare “punizioni corporali”. Anzi, più il rapporto col proprio cane si stringe, meno evidenti diventeranno le sceneggiate e alla fine basterà un’occhiataccia per far capire al cane che deve rimettersi in riga, proprio come basterà un sorriso per fargli capire che siamo contenti di lui.
Ovviamente molto dipende anche dal cane: tra gli ultimi due cani che ho avuto la Snow, che non ha mai avuto bisogno in vita sua di sgridate più intense dell’occhiataccia (era una patatona docilissima e obbedientissima), se la guardavo appena appena storto faceva CAIN! e spanciava come se mi fossero partite delle VERE frecce dagli occhi.
Il suo compagno Bolo, terrier di tipo bull, di fronte alla stessa occhiataccia mi rideva in faccia e mi leccava da capo a piedi: se però aggiungevo un BRUTTOCATTIVO mi dava la zampa in segno di sottomissione (il massimo segno di sottomissione di cui sia mai stato capace).
Se avessi mai dato una sberla alla Snow, probabilmente si sarebbe suicidata per la disperazione: le sberle a Bolo invece le davo in continuazione, perché quello era il modo in cui gli piaceva giocare.
Grandi spintoni e pattoni sul sedere da parte mia, grandi GRRR GRRRR e capocciate da parte sua: il massimo del divertimento (dopo il pallone). Se avessi mai tentato di dargli una sberla per punirlo, con ogni probabilità avrebbe pensato “Evvai! L’umana vuole giocare!”.
Insomma, le differenze razziali-individuali ecc. sono importantissime e per ogni cane vanno trovati gli atteggiamenti, le parole, le dinamiche più adeguate.
Però, una volta trovate le chiavi giuste, il rapporto diventa veramente quello di un “binomio” con un leader e un allievo (che a volte ci insegna anche qualcosa) e non certo quello di un padrone che costringe uno schiavo ad obbedirgli per paura.
Il rapporto leader-allievo-collaboratore è una cosa meravigliosa, che rende meraviglioso avere un cane: l’altro è una cosa degradante tanto per il cane, quanto per l’umano.

Disobbedienze diverse dai casi in cui si usa il NO
Ovviamente il cane non disobbedisce solo nei casi in cui noi vogliamo che NON faccia qualcosa:  può disobbedire anche quando gli chiediamo di fare qualcosa.
Anche in questo caso può disobbedire in segno di sfida, o perché è concentrato su qualcosa di diverso: ma può anche succedere che disobbedisca perché, semplicemente, non ha capito quello che vogliamo da lui.
Questo articolo trattava solo del NO e delle punizioni legate a questo contesto, quindi tutto il resto esula dal nostro discorso: ci tenevo però a ricordare che punire un cane che non ha capito (anche solo con un urlaccio o un’occhiataccia, anche solo manifestando una “leggera” disapprovazione) è la cosa più stupida, frustrante e inutile che si possa fare.
Agli occhi del cane si diventa dei personaggi isterici, inaffidabili, nevrotici e crudeli: ovvero l’ESATTO CONTRARIO di un leader, di un superiore gerarchico, di un capobranco.
Per l’amor del cielo, non fate MAI una cosa simile: l’effetto sul rapporto cane-umano è DEVASTANTE e potrebbero occorrere mesi e mesi per recuperarlo.

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62 Commenti

  1. ciao! a volte quando utilizzo il No con il mio cane ,non so se sbaglio (cerco di non farlo)è quello di abbinare la disapprovazione con il suo nome.Fuffi,No! È corretto fare cosi??Io non mai sgridato il mio cane sfidandolo faccia a faccia e neanche puntando il dito ,per me sono segni di vera minaccia.Per quanto riguarda le carezze in testa forse potrebbe o non potrebbe dar fastidio.Dato che si parlava di dominanza allora mi è sembrato strano quando ho visto un istruttore insegnare ad una persona come giocare con il suo cane :mentre giocava a tira a molla con lo straccetto,accarrezzava il cane dalla testa fino a quasi la coda (mica lo dominava)

    • Giò, va benissimo abbinare il NO al nome (aumenta l’attenzione), ma non va bene che ne parli come di “disapprovazione”, perché quello che ho cercato di spiegare nell’articolo è proprio questo: NO è un comando, non un segno di disapprovazione!

      • effettivamente per me non è stato cosi.IL no per me è emotivo ,quindi quando mi da fastidio che sta facendo qualcosa di sbagliato ,cambia anche la mia espressione,ma deve fare qualcosa grossolamente fastidiosa. Quindi è un segnale verbale che utilizzo raramente .I segnali verbali neutri li utilizzo in agility per far capire in quale punto sta sbagliando ,oppure in cose piu lievi ,esclamando un “ah ah!”

  2. Sintetica … :oP
    Non capisco perché scegli di insegnare il comando di interruzione su uno stimolo alto, io partirei dal basso … Il cane si ‘condiziona’ (alla faccia dei cognitivisti :oP) e poi alzo lo stimolo … Fino a tirarla via dalle pecore che galoppano nella direzione opposta di dove vuoi andare tu 🙂

    Ps: io ho fatto il mostro così bene che se urlo un ‘eallora!’ con la faccia truce ho la Kelpie che si mette a pancia in su con un salto (infatti non urlo mai)

    • McZook, si può anche partire dallo stimolo basso… ma l’esperienza mi disse che, se consigli di partire dal basso, il proprietario medio dice du’ volte NO quando il cane annusa distrattamente qualcosa di cui non gli può frega’ de meno, vede che il cane risponde ed è convinto di aver concluso l’addestramento 🙁
      A questo punto preferisco metterli in difficoltà fin dall’inizio, almeno si rendono conto che è importante lavorarci sopra.

  3. Io ho trovato utile separare il NO ( non fare quello che stai per fare che ti conosco e so già dove vuoi andare a parare 🙂 tipo partire dietro ad un gatto) dal BASTA ( che significa smetti subito di fare quello che stai facendo, tipo abbaiare al gatto sul muretto di cinta )…
    Secondo me nella testa del cane sono due concetti differenti ed è meglio non fargli confusione.
    Per lo stimolo in crescendo… concordo che poi uno si crede l’erede di Lorenz al primo successo, però è vero anche l’opposto, magari parto con uno stimolo fortissimo il cane non me se fila … lassamo perde che lui è uno zuccone ed io uno sfigato, inoltre meglio che il canenon si faccia l’idea che si può disubbidire, che non è un concetto che gli deve entrare in testa.

    qua il mio patatone ( se mi fa postare il link)

    • Salve Luc!
      Interssante quel che dici sul NO e il BASTA…ad esempio un mio conoscente con i suoi boxer distingue NO da STOP secondo quanto tu dici.
      Ho dato un’occhiata ai tuoi video, belllo il tuo “patatone”: soprattutto è bello fare insieme al proprio cane qualcosa che sia piacevole e costruttivo al tempo stesso!!!

  4. Un’altra cosa, secondo me è utile che il cane sappia che un NO significa non farlo ma anche , aspetta un momento che te lo faccio fare quando dico io ….
    Magari con un comando liberatorio OK o LIBERO anche uno stimolo forte può essere ignorato se sai che poi quando il capo branco sa che si può fare o quando hai fatto quel che voglio io se ne può discutere …. ovvero ti mangi il gelato ma dopo primo e secondo.

    • @Luc, sì, va benissimo se usi il “no” preventivo, come nel tuo video (bello il tuo patato :-)): io mi riferivo però ad iniziative sgradite prese dal cane, tipo, che so…mangiarsi appunto il gatto, o magari le gambe della sedia Luigi XVI. Cose che non deve fare MAI, insomma, e non solo “momentaneamente” vietate.
      Per le cose “da non fare adesso, ma tra poco sì”, io uso ASPETTA.
      L’importante, comunque, è che il cane conosca i diversi significati: poi si può differenziare quanto si vuole.
      Però in questo articolo parlavo solo delle cose proibite in assoluto.

  5. Ma quando facciamo il comando NO,dobbiamo spostare il baricentro del busto in avanti verso di lui oppure questo solo per le vere e proprie punizioni con l’urlaccio?

  6. il no detto così va bene perchè non inibisce al cane ma lo ridireziona su altro… solo che, con tutti i cani che ho in casa, lo so che sbaglio ma ormai il mio NO è, il nome del cane per intero (e non il nomigliolo affettuoso) detto con tono serio, così capiscono a chi mi riferisco (perchè NO generico, ma NO a chi????) e capsicono che stanno facendo qualcosa che non va, segue sempre un bravo quando desistono premio se capita e proposta alternativa più spesso che riesco. il cane capsice anche il tono, le tonalità con cui ci esprimiamo, i ritmi ecc…sono universali per molte specie.
    comunque concettualmente, chiamalo come vuoi il metodo che hai descritto, ma bene o male anche i “new age” dell’educazione canina insegnano la stessa cosa, ovvero il buon senso… che si dovrebbe appunto usare anche con i bambini perchè gira e rigira alla fine i concetti quelli sono.

    • Lupi, per forza lo insegnano tutti: questo è proprio l’ABC dell’educazione. Però io lo metto giù pane al pane e allora non fa molta scena, sembra una cosa normale. Vuoi mettere, invece, la scena che fa se lo spieghi come concetto etopsicocinofilolistico 🙂 !

      • purtroppo non è così ovvio. spesso c’è solo un NOOOO! con aria marziale (se no peggio), e senza premio quando il cane smette, ne tantomeno arrivano proposte alternative, e alla fine il cane si inibisce… e… loro, quelli “new age”, cercano di prevenire questa cosa per cui poi il cane si chiude, fa le cose di nascosto… non propone più se non appunto, quando non visto ecc… e non hanno tutti i torti. solo… sembra che l’abbiano inventato loro… il buon senso.

  7. …Un articolo molto istruttivo!
    Credo sia davvero utile insegnare il “no” intendendolo come “smetti quel che stai facendo e corri da me!”.
    Le indicazioni pratiche qui fornite,”realissime”(!), dovrebbero suggerire che non si può dire(o urlare, sic!) “no” ad un cucciolo e pretendere che lui capisca immediatamente, ma che è necessario dedicare tempo al “no” così come lo si dedica al “seduto” o al “richiamo”, tanto per fare due esempi.
    Concordo appieno con quanto detto da Valeria in premessa: prima di bocconcini, giocattoli è essenziale, per un fruttuoso percorso educativo, che il cane impari a cogliere la nostra approvazione e la nostra disapprovazione.
    E…siccome è un argomento che mi interessa molto, anche se so di fuoriscire dai paletti posti in premessa, chiedo cortesemente a Valeria se può “rimandarmi” ad uno di quegli articoli in cui spiega più dettagliatamente perché non è d’accordo ad un’educazione basata solo sul rinforzo.
    Grazie!

      • Grazie! Avevo letto l’articolo e credo anche di aver intesso l’essenza della tua posizione, ma pensavo ti riferissi a qualche articolo a tema.
        Valeria, in merito ai rinforzi qualche tempo fa ho letto una affermazione del Dott. Carlo Colafranceschi che ha “acceso” delle lampadine e un bel punto di domanda nella mia mente…Svolgendo delle considerazioni su un incontro con l’addestratore inglese Appleby, Colafranceschi ha scritto:”Finalmente qualcuno che a supporto di quanto proposto non chiede un atto di fede, MA SPIEGA CHE USANDO IL RINFORZO POSITIVO O NEGATIVO SI ATTIVA LA PARTE SBAGLIATA DEL CERVELLO e consiglia la punizione negativa per raggiungere un determinato fine con un determinato cane”. In maiuscolo è la frase che più mi ha colpito e che mi piacerebbe approfondire…
        Capisco d’esser andato fuori tema e magari d’aver fatto confusione, ma trovo importante sottolineare che, come dici tu, prima di bocconcini e premietti vari c’è o dovrebbe esserci il rapporto con il cane da instaurare “vivendo il cane”…

        • Manlio, non posso commentare perché non ho letto il pezzo di Carlo né l’intervento di Appleby: c’è un link da qualche parte?
          Cmq a me interessa molto relativamente la spiegazione scientifica delle cose: cioè, mi interessa, è chiaro, ma non intendo lavorare su quella, perché sarebbe un po’ come dire a un ragazzino innamorato che non dorme di notte e va male a scuola: “vabbe’, ma in fondo hai solo un eccesso di feniltilamina”! Sai quanto gliene frega, a lui…e presumo che al cane freghi altrettanto di sapere se gli è stata attivata una o l’altra parte del cervello. Peraltro la punizione negativa è una delle cose più difficili da far capire al cinofilo stradale, che normalmente si incasina (forse anche a lui si attiva la parte sbagliata del cervello)…quindi io continuo a domandarmi: ma perché non osserviamo i cani, non guardiamo in che modo interagiscono e non ci regoliamo di conseguenza? Gentilisti & affini continuano a ripetere che nessun lupo dà una sberla al cucciolo che si è comportato male: però, quando io gli rispondo che non ho neppure mai visto un lupo col clicker in mano, cambiano discorso.
          L’interazione tra canidi, selvatici o domestici che siano, è fatta SOLO di rapporti “personali” (vabbe’, forse “caninali”). Non c’è niente di male, credo, ad utilizzare ANCHE gli strumenti, i metodi e le conoscenze che abbiamo “in più” rispetto a loro: ma ragionare solo su quelli per me è una cosa sbagliatissima e del tutto innaturale.

          • Buon Giorno Valeria,
            Ok, “ragionare solo sulle teorie può essere una cosa innaturale e sbagliatissima” ed è fondamentale “osservare i cani, come interagiscono e regolarsi di conseguenza”…MA quell’affermazione, che mi piacerebbe approfondire, secondo me potrebbe avere “ricadute” pratiche molto interessanti.Certo al cane non importa un fico secco di quale parte del cervello gli si attiva…ma a noi forse può interessare, anche per riflettere come usare bene le tecniche di rinforzo in educazione o in addestramento. Sulla base della mia esperienza sono sempre più convinto che il rinforzo principale e più gradito per il cane dovrebbe essere il suo compagno umano…ed è importantissimo che lui impari a cogliere ed apprezzare la nostra approvazione e disapprovazione. Il rinforzo positivo in cibo è senz’altro utile, ma può dare risultati illusori o, se non adeguatamente diminuito fino all’estinzione, può dare risultati pessimi. Oltre alla “punizione negativa” anche il “rinforzo negativo” forse non risulta chiarissimo a molti…
            Qui sotto il link al pezzo di Carlo Colafranceschi su incontro con Appleby

            http://www.etodog.com/appleby.pdf

        • Ma chi e’ che lavora solo in rinforzo? Già l’ignorare il cane può essere una punizione negativa, sottraendogli la tua attenzione (certo e’ che se il cane manco ti caga di striscio se lo ignori può essere pure un rinforzo … “quel rompicoglioni si e’ levato finalmente dalle palle”)

  8. Ciao,sono d’accordo sul fatto che il NO vada inteso come “sospendi quello che stai facendo e corri dal tuo umano, che ha in serbo cose meravigliose per te”,quindi in maniera positiva,però ho un dubbio: non è meglio cmq dare una connotazione di disapprovazione al No invece di usarlo in modo neutro? Infatti ho paura che così il cane,quando sta combinando qualcosa che non ci piace,non capisca con questo metodo ke noi vogliamo che non ripeta MAI più quell’azione,ma la ripeterà ogni volta,e ogni volta saremo costretti a dire NO,ma solo inteso come smettere quello che sta facendo e non come “non rifarlo mai più”..in nostra assenza quindi ci saranno dei problemi
    L’urlaccio lo vedo solo per i fatti più gravi come dici tu,per questo dico che è meglio usare il no come disapprovazione per quelle piccole cose che non deve fare,come mettere le zampe sul tavolo oppure tirare i vesiti ecc..

    • @Silvia: si può certamente dare una connotazione negativa al NO. Io però preferisco usare termini diversi per “smetti di fare questa cosa in questo momento” e “questa cosa è vietata per sempre”. Infatti il prossimo articolo sull’educazione sarà proprio su “c’è chi dice MAI!” (che è il termine che uso solitamente io per la cose vietate per sempre).

    • Perché tu sei convinta che mettendoci un “po’ di disapprovazione” il cane capisce che non vuoi che lo faccia mai? Perché ci sono no per cui vuoi che non lo faccia solo qualche volta? 🙂

      • Ok Valeria allora aspetto il prossimo articolo! Sono la stessa che ti aveva chiesto parere sulle punizioni su Facebook e da cui poi hai deciso di scrivere qst’articolo,quindi tieni conto che comunque non sono per niente una grande esperta però mi è venuto questo dubbio 🙂
        @McZook: secondo me i cani non sono cretini,se vedono che tu li richiami disapprovando in maniera evidente quell’azione- che hanno intenzione da li a pochi secondi di fare o che stanno facendo-capiscono che non la devono ripetere(a meno che il tuo ruolo di capobranco non sia accettato dal cane). Poi non so,magari mi sbaglio..

  9. Vale, ma se vuoi un comando per congelare un’azione, Perché utilizzare il monosillabo più abusato della lingua italiana?
    Un ‘pimpirettanusa’ -lunghezza a parte- non sarebbe meglio così eviteremmo che il proprietario medio lo invochi ogni 2 secondi?

    • Mczu’, ma infatti ho detto che si possono usare altri termini, purché “tornino bene” a chi li dà (per il cane, cambia na cippa). Purtroppo io sono una “noista” istintiva: il NO mi scappa proprio di bocca prima di accendere il cervello: quindi tanto vale che usi quello, altrimenti il mio comando diventerebbe sempre NO-PIMPIRIPETTANUSA! 🙂
      Però in effetti è preferibile scegliere altri vocaboli, specie se si frequentano posti pieni di cani e di conduttori: in famiglia è meno frequente che si dica NO! a qualcuno, a meno che tu non abbia un bambino piccolo: in effetti, ora ci mi ci fai pensare… quando lo streghetto era cucciolo, invece del NO con i cani usavo lo PFUI!
      Ma anche con più cani è consigliabile usare ordini diversi… io con la Snow usavo il NO! e con il Nonno usavo EVITA! (lo so che è un po’ anomalo, ma lui lo recepiva bene!).
      Però, santapupazza, avevo già scritto un poema e nell’articolo non potevo infilarci tutto 🙂

      • Hai mai visto “memento”? Ecco quando leggo i tuoi articoli devo fare come il protagonista del film, altrimenti devo ogni volta ricominciare da capo [:-* smick]

        • Eh, ma è solo perché con l’età la memoria a breve termine va a farsi friggere 🙂
          P.S.: però spero che i miei articoli si capiscano un po’ meglio del film, eh…

  10. dall’argomento rinforzi e punizioni ,dopo la tua risposta ho cercato questo argomento ,dato che non mi era chiaro il concetto di comando “NO” che lo confondevo con la punizione cosi detta positiva.
    Ho alcune domande da farti:
    cos’è questo elemento di distrazione ,riflesso condizionato?nel senso vorrei capire cosa passa nella testa del cane.
    si faceva l’esempio del barattolo che emetteva un rumore di distrazione ,quindi comando >distrazione>rinforzo positivo
    Ora mettiamo che al posto del barattolo che emette un rumore non conosciuto dal cane,nel barattolo ci siano dei croccantini quindi che richiama ad un rinforzo positivo,funzionerebbe lo stesso?o suonerebbe piu o meno cosi per il cane cane:comando>rinforzo positivo>rinforzo positivo ??
    Se ho capito bene l’articolo e spero…il comando no dovrebbe in una buona percentuale estinguere un comportamento scorretto,50% 60%???oppure funzionerebbe al 100% se attuato nelle prime fasi di crescita del cucciolo.
    In quale caso il no non funzionerebbe ,non facendo estinguere il comportamento scorretto? un cane adulto?
    Si è parlato poi di anticipare un’azione sgradita,quindi anticipare con un no .Ma se questa si presenta talmente veloce??facciamo un esempio banale in agility:il cane è sulla passerella,mentre la scendendo la salta perché vede una lucertola.
    Con il mio cane ho fatto delle cose perché hanno funzionato,ma non mi sono mai chiesto il perché,se stavo attuando una punizione o stavo semplicemente direzionandolo su un rinforzo,con il metodo del no.Domanda :
    se il mio cane compie un esercizio di successione(esempio slalom)e lo fa corretto sa che dopo averlo terminato tutto riceverà un premio(rinforzo positivo),ma compie un comportamento scorretto,quindi lo sbaglia ,ed io quell’istante do un comando ,come no o qualsiasi altro suono,poi interrompo l’azione per un paio di secondi per ripetere lo slalom e premiarlo .Cosa sto attuando lo stesso metodo del no?Perchè in questo caso non sto dicendo al cane smetti di fare quel comportamento scorretto e vieni da me che facciamo altro.
    Ultima domanda:una stessa parola,come un no un basta o qualsiasi altra ,può avere significati diversi se dette con toni aspri o dolci? o creare solo confusione ??

    • Aiutoooooooooooooo!!! Millemila domande! Ci provo, eh…
      a) il barattolo scosso provoca un suono. Che tu ci metta dentro delle pallottole, per il cane, non significa “Obbedisci altrimenti ti sparo”, così come metterci dei croccantini non significa “obbedisci così ti premio”. Il barattolo (che è solo un esempio, sostituibile con altri mille) serve a provocare un suono che richiama l’attenzione del cane. Cosa contenga è ovviamente ininfluente. Se tu pensi al classico “suono di croccantini nella ciotola” che richiama l’attenzione del cane perché pensa “pappa!”… allora cambia il significato dell’esercizio. Ovvero, si induce il cane ad anteporre uno stimolo più efficace (cibo) allo stimolo che attualmente stava accentrando il suo interesse (quello che stava facendo): ma in questo modo il “NO” perde significato. Per il cane lo stimolo diventa il cibo e non il tuo NO;
      b) la percentuale di successi non dipende tanto dall’età del cane (anche se un po’ sì, sempre: il cucciolo è un “foglio bianco” su cui puoi scrivere quello che vuoi, l’adulto è un foglio su cui sono già scritte molte cose: però si può sempre prendere una bella gomma, cancellare e sostituire: può volerci un po’ di tempo in più, ma ci si riesce lo stesso), quanto dall’uso corretto dei tempi e dei modi. I tempi sono fondamentalissimi: se sbagli la sequenza NO-barattolo-premio, se fai passare troppi secondi tra il !NO! e lo scuotimento, se tardi a consegnare il premio…in ognuno di questi casi peggiori il risultato. Anche il mantenimento del successo, una volta raggiunto, non è fisso ed immutabile: se il cucciolo ha imparato perfettamente il NO! e poi tu non glielo dici più per sei mesi, la volta successiva che lo sente probabilmente non lo filerà di striscio. Le cose acquisite vanno anche tenute “allenate” e perfezionate nel tempo: il rapporto con il cane è un work in progress continuo, non è una cosa che una volta raggiunta resta lì immutata.
      c) non esistono “metodi sicuri al cento per cento” in nessun campo, né sportivo nè familiare: perché il cane, ahinoi, PENSA! Ragiona con la sua testa, può essere attratto da uno stimolo imprevisto, può sbagliare perché in quel momento – come nel tuo esempio – lui ha visto la lucertola e tu no. Bon, ha sbagliato. Succede. Il cane-robot non è nelle mie corde, e soprattutto non è in quelle del cane: si può lavorare meglio possibile, si può ottenere che il rapporto con noi sia talmente stretto da non fargli neppure prendere in considerazione la lucertola, perché comunque il cane è tutto concentrato su quello che gli stiamo dicendo noi… ma “il” caso particolare in cui lui decide in proprio arriverà sempre. Se non lo accettiamo, compriamoci appunto un robottino! E non è neanche detto che sia sufficiente: perché anche il PC è un robottino, è programmato per non sbagliare mai: ma il mio, per esempio, ultimamente vive di vita propria. Si spegne, rifiuta di riaccendersi, mi insulta in inglese…che je devo di’? Appena posso lo cambierò: per ora lo prendo com’è. Il cane non si dovrebbe mai cambiare con un modello più efficiente: perché se non funziona, in parte è sempre colpa nostra (SE avessi creato un rapporto più stretto, lui avrebbe ignorato la lucertola!), ma in parte è anche un essere vivente, senziente e raziocinante. Che come tale, ogni tanto, ha anche il diritto di entrare in conflitto con i nostri desideri. Poi noi avremo tempo e modo di correre ai ripari…ma se mi chiedi come si può costruire il cane (o l’atleta) perfetto ed infallibile, io ti rispondo che te lo puoi scorda’.
      d) nella parte dello slalom, scusami, non ci ho capito un tubo. Cioè, non sono sicura di aver capito la domanda e quindi ti chiederei di formularla in modo più chiaro, se no non riesco mica a rispondere.
      e) il tono è IMPORTANTISSIMO. Sempre e comunque. La confusione non la crei se abbini il tono giusto all’atteggiamento giusto (e soprattutto ai segnali del corpo giusti: vedo continuamente un sacco di gente che con la voce dice “vieni!” e col corpo dice “vattene”, o “resta fermo lì”. Questo sì, che crea confusione).

      • Io con il barattolo starei attento in alcune occasioni e con certi cani: un esempio può essere un cane con alto temperamento in punta verso un altro dove il rumore secco del barattolo potrebbe avere lo stesso effetto della frusta in un attacco “sportivo” (esempio reale visto di persona)

        • In realtà io il barattolo lo consiglio con il cucciolo, o comunque con il cane “vergine” a qualsiasi tipo di educazione-addestramento. E dico di usarlo in casa propria, in condizioni controllate. Anche perché non mi pare molto il caso di andare in giro col barattolo di monetine in tasca…quindi il caso in cui potrebbe fungere da “accensione” anziché da distrazione non dovrebbe potersi realizzare.
          Però perché dici “rumore secco”? Il barattolo scosso fa “dilin dilin dilin”… è più una “campanella ad alto numero di decibel” che un suono secco. Altrimenti tanto varebbe sparare un colpo di pistola! Invece non si deve usare un suono troppo secco proprio perché lo scopo non è quello di spaventare il cane, ma di incuriosirlo 🙂

          • Se lo scuoti improvvisamente -ed in modo energico- vicino all’orecchio del cane (rumore simile a raffica di petardi) …
            io so come lo usi tu, ma so anche come lo utilizzano -quasi- tutti gli altri … 🙂

          • Ma se lo scuoti vicino all’orecchio significa che sei a due centimetri dal cane: e allora achemminchia ti serve il barattolo?
            Siam sempre lì: mi pare la storia dello “scuotere per la collottola”, che io intendevo come presa di collo e che ha prodotto cuccioli sbatacchiati per la pelle del collo come se fossero stracci per la polvere.
            Mi rendo anche conto che descrivere certe cose a parole sia difficile, perchè o diventi immensamente prolisso (come se io non lo fossi già abbastanza così…) nel tentativo di evitare OGNI possibile fraintendimento, oppure per forza di cose stai un po’ più sul generico: però poi esistono i campi, esistono gli educatori, gli addestratori, gli allevatori… prima di fare una cosa, se non sei sicuro di aver capito bene come farla, possibile che non puoi muovere le chiappe e andare a vedere come si fa? O mal che vada, alzare un telefono? Mandare una stracazzo di mail?
            E ‘nzomma!

          • Il problema è che l’ho visto fare ad “esperti” (compreso il lancio della stessa e così discorrendo)

          • Vedi che sarebbe proprio il caso di cominciare a stabilire chi può essere definito “esperto” e chi no?

      • … e per lo slalom perchè il “no”?
        Se lo sbaglia:
        *) non lo conosce bene –> diminuisci il numero di pali, curi gli ingressi, …
        *) lo conosce bene –> lo hai portato fuori tu con qualche movimento, fai 20 piegamenti sulle braccia per ricordarti quanto sei pirla e ripeti
        🙂

      • grazie mille volte grazie delle risposte 😉
        volevo conferma se questo metodo si basa sulla teoria del riflesso condizionato,se non sbaglio attuato da Pavlov..bho 🙂
        Comunque sappiamo bene che i cuccioli hanno tanta voglia di esplorare l’ambiente che li circonda e molte volte fanno danni a casa.Quando il mio cucciolo si comportava in maniera scorretta ad esempio voleva morsicare una pianta,io battevo i piedi a terra o battevo le mani,ma non proponevo mai un alternativa .Lui si comportava come ci coportaimo noi se qualcuno appare all’improvviso,e ci mette paura ,uno sbandamento.Non so ,ma ha funzionato anche se non indirizzato il mio cane al rinforzo positivo.Ho sbagliato?
        Per quanto riguarda lo slalom mi spiego:
        mando il cane sullo slalom,ok tutto procede bene,lancio pallina,rinforzo positivo
        mando il cane sullo slalom,mi sbaglia l’entrata,pronuncio un comando privo di emotività per far capire al cane che ha sbagliato che si interrompe l’azione che porta alla ricompensa(lancio della pallina)
        Faccio una pausa per svariati secondi e ricomincio l’esercizio.
        Non è la stessa procedura del NO,quello volevo dire.
        In modo da poter ritornare sull’argomento (rinforzi e punizioni, positivo e negativo…che confusione!) 🙂

        • Non ti dico la confusione in cui mi so dibattendo io, rispondendo contemporaneamente a domande sul convegno, sullo yoga e sull’agility! 🙂
          Però qui mi salvo: NON faccio agility, non sono un’esperta di agility e quindi lascerei la parola a chi invece se ne intende sul serio.
          In generale, invece: no, non hai fatto bene (poi, “bene” o “male” son concetti astratti: diciamo che non hai seguito il metodo che io preferisco) facendo spaventare il cane sul NO. Come dicevo un minuto fa a McZook, io preferisco che il cane venga “distratto”, “distolto” dallo stimolo con qualcosa che attiri la sua attenzione verso il conduttore, e non con qualcosa che lo spaventi. Primo, perché il NO! non deve essere una punizione, ma un comando (“moralmente” neutro): secondo, perché il cane non è scemo, capisce benissimo (se non la prima volta, la seconda!) che a fare il rumore sei tu. E quindi pensa che TU voglia spaventarlo. Ma allora il discorso “distrazione” cade: tanto varrebbe dargli un calcio nel culo. Invece io voglio che “NO!” significhi, per il cane: “Ehi, guarda qua e vieni subito da me, che ho da farti vedere/fare qualcosa di moooolto più interessante di quello che stai facendo adesso!”.
          Ne consegue, ovviamente, che il NO sul lavoro non lo utilizzo proprio mai. Uso altri tipi di correzione, altri modi e altri vocaboli. Per esempio, nel tuo caso dello slalom… ripeto, io lo slalom non lo faccio: però, così a naso, userei il comando “STOP” (che per i miei cani significa: ferma tutto, ricominciamo daccapo, perchè così non va bene). E poi mi chiederei perché il cane ha sbagliato e come rimediare…ma per questo, appunto, passo parola agli agilisti perchè io rischierei di dire solo cavolate tecniche.

          • comunque io non utilizzo il comando “no” per lo slalom,ma bensi ah! (comando superbreve),un suono che non significa nulla emotivamente parlando.Quindi quello che mi stai dicendo che il concetto è diverso dal no ,ma è lo stesso concetto per il cane dello “STOP” dell’esempio che hai fatto .È normale che se faccio un’esecuzione semplice ,il cane non mi sbaglia l’entrata,perché lo sto aiutando,ma se aumento i criteri allontanandomi ,e quindi c’è il rischio di uno sbaglio per forza devo utilizzare un comando per dire al cane :fermati,hai sbagliato si comincia daccapo,se no questo mi finisce tutte e 12 paletti e pensa che abbia fatto la sequenza in modo corretto.Ecco perché secondo me la punizione negativa,quindi l’ignorare non serve a nulla .Non capirebbe mai il cane che ha sbagliato l’entrata.
            Quindi riepilogando: quando un rumore,come battere i piedi a terra è tale da,provocare uno sbandamento nel cane ,questo deve essere inteso come spavento e quindi punizione positiva.
            Forse però non mi è molto chiaro il concetto di “distrazione” ,Cos’è la distrazione per un cane ,quando scuotiamo questo barattolo con le monetine?un riflesso?come a quando ci colpiscono con un martello sul ginocchio 🙂 ?

          • Non come quando ci colpiscono col martello, ma come quando tu sei tutto preso da quello che stai facendo (per esempio, leggere. O nel mio caso, scrivere: quando scrivo non sento un accidenti di quello che mi dicono, e poi il marito si incazza. Ma dirmelo in un altro momento, no?) e se uno si limita a dirti “Axy?” (vabbe’, magari col tuo nome vero…), tu non gli dai retta. Se invece ti dice “Axy?” e contemporaneamente fa cadere qualcosa per terra, tu ti volti per forza verso di lui, perché ti ha distratto da quello che stavi facendo.
            E a quel punto, se lui ti dice: “Corri a vedere che cos’ho qua!”, tu ci vai.
            Non è un riflesso, è la risposta a uno stimolo abbastanza intenso da superare quello che ci stava tenendo la mente occupata. Il lavoro con il cane consiste sempre in una sequenza di stimoli e risposte, non necessariamente sempre condizionate, ma in molti casi sì (non che la “nostra” vita di umani sia molto diversa, eh).

      • ciao! scusa sono ancora dubbioso su un punto.
        Ricollegandoci all’argomento dei rinforzi e punizioni ,ti incollo:

        PUNIZIONE è tutto ciò che fa sì che una risposta (operante), ovvero un certo comportamento, NON venga ripetuta, dimuisca e vada ad estinguersi.

        non capisco perché il “NO” non rientra nelle punizioni negative??

        • Perché è una punizione positiva! Ovvero, qualcosa che “aggiungi” (segno +) per evitare che un comportamento si ripeta (punizione).

          • spero di aver capito
            lo stimolo intenso,del rumore del barattolo ,aggiunge una “distrazione” a quel comportamento scorretto (PUNIZIONE POSITIVA)
            oppure si può trasforma in una vera e propria “disapprovazione” quando
            lo stimolo è talmente inteso da provocare paura….e quindi stiamo compiendo un azione coercitiva,giusto?
            Oppure mi sto sbagliando di grosso? che la disapprovazione non centra proprio nulla con l’incutere paura e fa parte della comunicabilità con il nostro cane.Se ad esempio faccio un’occhiataccia al mio cane ,sto si attuando una punizione positiva perché è come aggiungere un muro tra me ed il mio cane che non ci fa più comunicare,È grosso modo è cosi??

          • E’ grossomodo così: però il condizionamento operante non tiene in alcun conto i “sentimenti”. E’ solo meccanica e chimica, stop.
            Per carità…lo sono anche i sentimenti, se andiamo ad analizzarli a fondo…però si rischia di andare a creare una confusione da cui non si esce più.
            Il NO lo puoi intendere come punizione positiva quando lo utilizzi come suono e quindi come stimolo, fine. Fermiamoci qui.
            L’approvazione, la disapprovazione, le “facce brutte” o il sorrisone di gioia, insomma tutto ciò che coinvolge la sfera affettiva va valutato a parte, al di fuori della fredda scienza.
            Approvazione e disapprovazione devono essere recepiti dal cane, questo è certo (altrimenti non funzionano): ma c’è il cane che se gli dici in tono dolce e quasi supplichevole “cattivoneeee!!!Perché hai fatto questo alla mamma?” si butta a pancia all’aria e piange, perché ha imparato a leggere la tua mimica facciale e corporea e per lui questa è già una disapprovazione capace di mandarlo in crisi mistica. Poi c’è il cane che si sente disapprovato solo se gli urli “BASTARDOOOOOOO!” e magari gli picchi un pugno in testa tipo Bud Spencer, altrimenti se ne infischia di qualsiasi cosa tu gli dica.
            Come si fa a generalizzare, in questi casi? Ogni cane è un individuo a sé, non finirò mai di ribadirlo. Ci sono – è vero – razze in cui è “più facile” che si manifesti il comportamento a), ed altre in cui è “probabile” che si vada verso il comportamento “b”… ma i cani NON sono fatti con la macchinetta. Per questo, finché si parla di stimolo-azione-reazione ecc., si può anche generalizzare: quando entriamo nella sfera dei sentimenti, degli affetti, della sensibilità e così via…allora mi rifiuto di parlare “del cane” in generale, e preferisco parlare di “quel” cane in particolare.

  11. Ma il’ no’ dell’articolo e’ solo un comando. come tale va generalizzato aumentando lo stimolo e mantenenuto nel tempo. La punizione positiva e’ l’urlaccio d’emergenza..o sbaglio valeria?
    Se invece sto lavorando su un comportamento come può essere un attrezzo dell’agility o un trick l’assenza del’ click’ x i miei cani e’ sufficiente x capire che non hanno fatto la cosa’ giusta’. Ma questo non ha niente a che fare con le punizioni positive. Se il cane sbaglia un trick mica gli do un urlaccio!a che gli
    serve? ….l’articolo mi sembra cosi’ chiaro…

    • la punizione non è intesa sempre come “emotiva” ,
      la punizione è intesa cosi:
      PUNIZIONE è tutto ciò che fa sì che una risposta (operante), ovvero un certo comportamento, NON venga ripetuta, dimuisca e vada ad estinguersi.
      Il tuo esempio dei trick o agility rientra nelle punizioni negative….molto uguale ad “ignorare” il cane quando ci salta addosso

  12. Valeria non riesco a quotarti nel tuo ultimo commento.
    scusa dici cosi:
    L’approvazione, la disapprovazione, le “facce brutte” o il sorrisone di gioia, insomma tutto ciò che coinvolge la sfera affettiva va valutato a parte, al di fuori della fredda scienza.

    Eppure la scienza classifica i rinforzi o in questo caso le punizioni in secondari e primari.Dove in punizione primarie cataloga ad esempio:dolore,frustrazione,isolamento sociale,paure

    Domanda:può ad esempio una frustrazione rientrare nella sfera affettiva?
    se una frustrazione viene ritenuta punizione positiva ,quando effettivamente in un esercizio o qualsiasi cosa che si faccia può essere ritenuta tale?
    Vediamo di capire bene nell’esempio dello slalom:
    aumento i criteri,mettendo in difficoltà il mio cane ,questo sbaglia una volta,ma poi va tutto ok.
    Ho creato una frustrazione nel mio cane?quando ho pronunciato il comando”ah” il mio cane ha interpretato:questo non mi da la pallina ,lo devo rifare,giusto?è una frustrazione??
    Se invece lo metto sotto pressione,e su 10 volte che mi fa lo slalom io non interrompo l’esercizio,quel comando”ah” per il cane dovrebbe essere interpretato come una frustrazione giusto?

    • Axy, innanzitutto chiariamo una cosa: io non sono “la scienza”.
      Quelle che posso offrire, sulla rivista e anche nei commenti, sono le “mie” esperienze, le “mie” impressioni, il “mio” modo di vedere le cose (e i cani): nulla di tutto questo va inteso come Verità Infusa (anche perché, se pretendessi di averla, farei il Guru e non la giornalista cinofila).
      La scienza può classificare tutto (anzi, lo fa): io – ripeto: “io”! Non “il mondo intero!” 🙂 – preferisco seguirla fino a un certo punto, finché si tratta proprio delle basi – per esempio, quelle dell’etologia: dopodiché io guardo il mio cane, guardo i risultati, guardo se è felice e sereno e contento di lavorare, oppure se gli girano le palle ogni volta che gli chiedo di fare qualcosa.
      Non è che non ci siano spiegazioni scientifiche per ogni gesto e per ogni risposta ad ogni stimolo: è che non me ne frega un accidenti di sapere se dicendo AH! ho indotto una frustrazione di tipo a o una punizione primaria, secondaria o millemilaria.
      Il cane ha capito? Rifà l’esercizio nel modo giusto? Ole’! Il mio AH! ha funzionato.
      Non ha capito e sbaglia di nuovo? Butta giù le orecchie e mette la coda tra le gambe? Il mio AH! non ha funzionato, proviamo qualcos’altro.
      E sia ben chiaro che questo è esattamente ciò che fanno TUTTI coloro che hanno a che fare con i cani: solo che certe persone non si sentono in pace con se stesse se non incasellano tutto quello che fanno (e che fa il cane) con sue belle etichettine (ho dato una punizione negativa secondaria, il cane ha subito un distress, adesso devo tenere sotto controllo la prossemica e poi subliminare lo stress in modo che si trasformi in eustress attraverso un rinforzo positivo…e BLA, BLA, BLA!)
      Detto questo… sì, non dargli la pallina è una frustrazione. Il comando “ah” invece non è una frustrazione in se stesso: è la sua conseguenza (la non-pallina) ad esserlo. Il comando “ah” crea semmai un'”aspettativa negativa”. Tipo “merda, ora non mi darà la pallina”. Quindi induce una frustrazione successiva (se effettivamente non gliela dai), ma in se stesso no, non lo è. De che se deve frustra’, scusa?
      Comunque…se metti troppa pressione al cane sullo slalom, per me è una pirlata :-).
      Come ti ho detto, non faccio agility: ma la pressione fatta sulle zone di cui si parlava qualche commento fa, da quel che ho visto in giro, è NIENTE rispetto alla pressione che viene messa a certi cani sullo slalom…tanto che mi sembra di vedere delle vere e proprie ansie da prestazione in cani che fanno lo slalom controllando continuamente il conduttore (sembra che abbiano il fumetto con scritto “oddio, sarà giusto? lo sto facendo bene? Mo’ mi cazzia?”).

      • fortunatamente non succede sullo slalom quello che dici o sulla zona o su qualsiasi altra cosa,perché c’è un’ottimo rapporto tra me e il mio cane ,perché riesco a capirlo in termini pratici e non teorici 🙂
        Di che si deve frustrà??
        faccio un altro esempio e cosi non la finiamo più nella discussione 🙂
        Se mettiamo il cane di fronte ad un esercizio da insegnare,una volta che avrà fatto tutto bene ,riceverà i suoi premi appetitosi .I giorni a seguire, con lo stesso esercizio riceverà i suoi premi appetitosi ogni tanto.Ecco il rinforzo positivo intermittente genera frustazione: perché si farà la stessa domanda:merda, ora non mi darà il bocconcino”

        • I bocconcinisti però lo interpretano come appetenza, ovvero come aspettativa positiva: “Che bello, chissà cosa mi darà? Un bocconcino, nessun bocconcino, una carezza o il jackpot?”
          La scienza dice che il rinforzo a tasso ed intervallo variabile è più efficace del rinforzo “standardizzato”. Se però il tuo cane ragiona come hai detto tu “umpf, non mi ha dato il bocconcino, mo’ mi frustro”, ecco che la teoria skinneriana va a farsi friggere. Capito perché conoscere la scienza è importante, ma una volta che la conosci è più importante osservare il tuo cane? 🙂

          • tutto cambierebbe penso e nel mio caso potrebbe essere interpretata scientificamente parlando come una punizione negativa anche ,giusto?
            Perché se la punizione negativa è interpreta cosi:
            Riduzione del comportamento in seguito alla sottrazione di un evento piacevole o di un rinforzo atteso

            Ecco…la riduzione del comportamento è quando voglio che non mi sbaglia l’entrata”ah” vuol dire per il cane t’interrompo l’azione e quindi non avrai il rinforzo atteso ,quindi ti sottraggo la pallina tanto attesa alla fine della successione dello slalom.
            Se è cosi nessun scienziato ci puo dire se quel “ah” è stato una frustazione come aspettativa di attesa,oppure “ah” vuol dire semplicemente niente pallina

  13. Ciao Valeria, vorrei farti una domanda. Ho una cucciolona meticcia di 9 mesi decisamente grande che per qualche settimana aveva cominciato ad abbaiare alle macchine (abito in montagna e di macchine ne passano poche). Ho visto che se, appena sento la macchina arrivare, quando ancora lei non la considera, la faccio sedere e le ficco un croccantino sotto al naso… quasi in bocca, non abbaia, e adesso le sta passando. Ora 90% le macchine le ignora.
    Credi che questo metodo possa funzionare per i cani che incontriamo per strada?

    L’impressione che ho è che non abbai per far caciara o in modo agressivo, perchè tutte le volte che i proprietari degli altri cani hanno avuto la pazienza e la fiducia di ascoltarmi l’ho fatta avvicinare all’altro cane, e lei ci ha sempre giocato felice, maschi o femmine che fossero. E quando un cane le “risponde male” lei si allontana.
    Ma appena vediamo un cane in lontananza (esclusi i suoi amicissimi) comincia ad abbaiare e a tirare come un treno.
    Il NO e il BASTA li conosce, ma quando c’è un altro cane diventa più sorda di una talpa sottoterra! E mi dispiace un sacco, perchè se facesse meno casino, potremmo giocare più spesso con tutti!

    Che mi consigli?

    Grazie mille
    Silvia

  14. Una intrusione da principiante assoluto.
    Ci sono fischietti che emettono un suono che possa essere utilizzato insieme con il no? Magari ad ultrasuoni, così non disturbiamo gli umani?

  15. Ciao! Volevo chiederti un consiglio, io ho un pastore tedesco di sei mesi che sembra non accettare i miei rimproveri. Soprattutto quando dico “no” mi risponde abbaiando e continua con questa sfida.. non so più come fare, sembra non capire quando mi arrabbio spesso infatti si allontana per portarmi la palla.. vorrei fargli capire la differenza tra quando giochiamo e quando mi deve ascoltare. Ho già provato l’accorgimento della postura, inarcata un po’in avanti e l’espressione arrabbiata ma sortisce solo un effetto momentaneo.. appena mi allontano ricomincia ad abbaiarmi :/

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.