giovedì , 23 novembre 2017
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Aiuto, mi ringhia! (quando il cucciolo fa sul serio e non per gioco)

In un altro articolo di “Ti presento il cane” abbiamo trattato il problema del cucciolo o del cucciolone che mordono durante il gioco.
Oggi ci occupiamo invece di un problema un po’ più serio, ovvero del cucciolo o del cucciolone che mostrano una vera e propria “aggressività” (o qualcosa che viene recepito come tale) nei confronti dei loro umani: non parlerò qui di cani adulti, anche se in alcuni casi l’aggressività di un adulto può avere le stesse motivazioni di quella del cucciolo e quindi si possono affrontare e risolvere nello stesso modo.
Cominciamo col dire che aggressività e gioco spesso vengono confusi dal neofita: mi sono vista arrivare al campo decine e decine di cani che per telefono erano stati descritti come “aggressivi e pericolosi” (specie nei confronti dei bambini) e che all’atto pratico si sono rivelati semplicemente cuccioli che ringhiavano giocando, o che mordicchiavano per gioco.

Il tipico “sorriso” pacificatore di un dalmata

Qualcuno confonde anche il ringhio col “sorriso” tipico di alcune razze (per esempio il dalmata), che è invece un segnale di amicizia-pacificazione: difficilmente però il “sorriso” si riscontra nei cani molto giovani (a meno che non siano figli di una cagna sorridente e non imitino il suo comportamento), perché si ritiene che nel cane esso sia una vera e propria imitazione del sorriso umano, che si riscontra quindi quando il cane ha imparato il significato amichevole del nostro sorridere.
Come può un neofita distinguere il ringhio giocoso da un ringhio minaccioso?
Agli “addetti ai lavori” scappa sempre da ridere, quando arriva la sciuramaria preoccupatissima e si scopre che il suo cucciolo sgrufola semplicemente di eccitazione quando gioca al tira-molla col bambino di casa: per chi conosce i cani c’è un tale abisso tra una manifestazione aggressiva e una di gioco che ci sembra impossibile incorrere in questi equivoci.
Eppure, se andiamo proprio a vedere, le sciuremarie non hanno a disposizione troppi mezzi per distinguere, visto che il mezzo principale è solo l’esperienza (che a loro manca) e la capacità di “leggere” l’atteggiamento generale del cane (che loro non hanno).

In realtà il ringhio è sempre un segnale di minaccia: equivale un po’ a frasi come “vieni qui che ti spacco la faccia”, o “se continui ti faccio a pezzi!”.
E’ chiaro che c’è una bella differenza tra le stesse frasi pronunciate da due amici che stanno scherzando, o tra due sconosciuti che stanno litigando sul serio: ma le frasi sono identiche, quello che cambia è il “contorno”.
Nel primo caso la persona che pronuncia la frase sarà rilassato e starà sorridendo o ridendo, mentre nel secondo avrà espressione, postura, cipiglio aggressivi.
Lo stesso succede con i cani: ma se ancora non sappiamo capire “che faccia fa” un cane rilassato piuttosto che uno nervoso e teso, andremo poco lontano.
Quindi, consiglio numero uno: leggersi qualche buon libro sul linguaggio del cane, la sua mimica facciale e corporea, i segnali che invia.

Consiglio numero due: imparare a distinguere il cosiddetto “growl”, e cioè il ringhio a bocca chiusa (o a bocca piena, perché il cucciolo lo emette giocando quando ha in bocca un manicotto o uno straccio) dallo “snarl”, il ringhio a bocca aperta.
Mentre il primo può essere un semplice avvertimento (“basta, son stufo”; oppure “non venire più avanti di così”, o “non toccarmi, non gradisco”) o un’espressione di gioco (l’equivalente del  “ti faccio a pezzi” umano pronunciato per scherzo), il secondo è sempre e solo un ringhio di seria minaccia, che può essere seguito dall’aggressione vera e propria.
Ci sono anche gradi intermedi tra il “growl” e lo “snarl”: il cane – anche nel giro di pochi secondi – può cominciare a ringhiare a bocca chiusa e denti coperti, poi sollevare le labbra scoprendo i denti, infine aprire la bocca e passare alla minaccia più consistente.

Ma quand’è che un cane minaccia seriamente qualcuno?
In un adulto possono esserci moltissime motivazioni: la competitività sessuale o gerarchica, la territorialità, la difesa della prole, la predatorietà ed altre ancora.
Un cucciolo o un cucciolone, però, sono ancora letteralmente incapaci di provare la maggior parte di questi impulsi: quindi i casi di aggressività (o per meglio dire i primi “accenni” di aggressività) sono quasi sempre legati a tre soli fattori: l’autodifesa, la possessività e la difesa del cibo, che è sempre una forma di possessività ma più profondamente radicata nel corredo genetico di qualsiasi animale, perché dal cibo dipende la sopravvivenza.

Leviamoci subito dalla testa che un cucciolo ci ringhi “perché è dominante”: il concetto di dominanza e di gerarchia NON ESISTE PROPRIO in un cane che abbia meno di tre mesi (la fase di ordinamento gerarchico nel branco non inizia neppure prima di questa età)  è ancora molto nebuloso nel cucciolone di quattro-sei mesi, che può pensare di sfidare un umano solo se questi ha dimostrato di essere proprio un completo incapace come “capo”. Anche se pensa di dare la scalata alle gerarchie, comunque, è quasi impossibile che un cucciolone metta la cosa sul piano fisico, perché sa benissimo di non essere abbastanza maturo per sostenere un confronto con qualcuno che è  più grosso di lui. Quindi, se sfida può esserci, sarà più sul piano psicologico: si potranno avere disobbedienze e “mancanze di rispetto” (per esempio appropriarsi della poltrona o delle pantofole del “capo”), ma non si arriva MAI alla minaccia/attacco per motivi gerarchici.
Per questo, se per caso negli ultimi tempi siete andati avanti a pane e Cesar Millan, vi consiglio di dimenticare immediatamente tutto quello che avete ascoltato su “come si prevarica un cane”, perché questo NON-DEVE-VALERE-ASSOLUTAMENTE per i cuccioli (personalmente sono contrarissima ai metodi di Millan anche sugli adulti, ma con i cuccioli molto piccoli la dominanza c’entra come i cavoli a merenda, e con quelli un po’ più grandi si deve esercitare solo con la saggezza, la coerenza, la pazienza e la costruzione di una figura carismatica, autorevole e non certo autoritaria).
E ora vediamo i motivi per cui un cane molto giovane può minacciare il morso:

DIFESA DEL CIBO: si manifesta con il classico ringhio sulla ciotola, se si cerca di toccarla-spostarla, o sull’osso.
Il cucciolo ha tutte le ragioni del mondo per comportarsi così, perché sta difendendo la sua stessa vita (almeno dal suo punto di vista): quindi, se è lecito fargli capire che non deve ringhiare/mordere, è anche giusto fargli capire che non deve farlo perché NON CE N’E’ ALCUN MOTIVO.
Il modo migliore per convincere il cane che non intendiamo privarlo del suo cibo è quello di toccare la ciotola solo per AGGIUNGERE altro cibo: quindi, fin dai primi giorni, mettiamo nella ciotola solo metà della porzione prevista, e quando il cucciolo ha cominciato a mangiare aggiungiamo un po’ alla volta il resto, facendogli prima vedere/annusare la mano con il cibo, poi deponendolo nella ciotola, poi spostando un pochino la ciotola, poi infilandoci la mano dentro eccetera eccetera… ma senza toglierla veramente finché non è vuota.
Nel giro di pochi giorni il cucciolo capirà che “mano in avvicinamento” non significa “pericoloso ladro di ciotole in arrivo”, bensì “arriva altra pappa”: quindi non avrà più nessun motivo per minacciarci, perché a sua volta non si sentirà minacciato.
Semplice, lineare e facilissimo da mettere in pratica.

I cuccioli abituati a vedere la mano che “aggiunge” cibo, e non che lo sottrae, scodinzolano felici quando tocchiamo le loro ciotole.
Con i cuccioloni che già manifestano aggressività sulla ciotola (ma anche con i cani adottati in età adulta, specie se provengono da canili in cui la competitività sul cibo è sempre molto spinta) dovremo partire da più da lontano, mostrando in modo plateale la mano che porge il nuovo cibo: non piantiamo la mano direttamente nella ciotola, ma facciamola “arrivare” lentamente verso di essa, in modo che il cane abbia il tempo di capire quello che succede (altrimenti potremmo rischiare il morso).
Se il cane è molto difensivo, diamogli la ciotola vuota e riempiamola con la mano un po’ alla volta, abituandolo così al concetto di “mano che dà” e che non toglie.


Altri accorgimenti utili:

a) utilizzare ciotole multiple: mentre il cane sta mangiando in una. noi mettiamo il cibo nell’altra.
b) insegnare i comandi “ASPETTA” e “PRENDI” (o altri termini a vostra scelta: NON ANCORA per l’attesa, MANGIA, OKAY o altro come comando liberatorio. Come sempre, per il cane la parola non significa nulla finché non viene condizionato ad abbinarla a un’azione).
Questo serve a  far capire bene al cane (cucciolo o adulto che sia) che siete voi a gestire le risorse e che quindi siete il “capo”.
Date il comando ASPETTA ogni volta che gli porgete qualcosa (ciotola, gioco, osso: qualsiasi cosa): piegatevi verso il cane con l’oggetto in una mano e stendete l’altra mano verso il muso del cane, pronunciando la parola ASPETTA.
Qualsiasi cosa faccia il cane (saltare, abbaiare, smatteggiare) ignoratela completamente.
A un certo punto il cane sicuramente si siederà, o comunque si calmerà: solo a quel punto dategli ciò che avevate in mano, con il comando liberatorio (io uso PRENDI, ma vanno bene anche OKAY, MANGIA o quello che preferite). Ripetete ogni volta che dovete dargli qualcosa, con calma e pazienza.

c) se il cane “impazzisce” letteralmente alla vista del cibo si può, per qualche giorno, eliminare la ciotola e dargli da mangiare dentro un kong, il giocattolo-distributore da cui le crocchette escono un po’ alla volta, man mano che il cane trova il sistema per farle uscire. L’uso del kong costringe il cane a riflettere mentre mangia e quindi spegne gradualmente l’eccitazione eccessiva da cibo.

POSSESSIVITA’:  con l’osso (vero o finto) o i giocattoli che il cucciolo pensa di dover difendere perché “sono suoi” ci si deve comportare nello stesso identico modo: la mano che sottrae deve dare sempre qualcosa in cambio: un bocconcino, un altro gioco, qualcosa che sia sempre molto gradito al cane. PRIMA si dà il nuovo e POI si toglie il vecchio.

AUTODIFESA: un cucciolo, solitamente, NON va in autodifesa se non ha avuto qualche sgradevole esperienza precedente che lo induca a pensare di doversi preoccupare. Quindi, per evitare questa reazione, basta non scatenarla. I cani più ringhiosi/mordaci sono sempre quelli che sono stati picchiati, minacciati, insomma trattati “alla Millan”, laddove il leader è visto come una figura che si impone con la forza anziché come una figura da amare e stimare.
Se il danno è già stato fatto, eliminate completamente ogni vostro atteggiamento aggressivo/violento e sostituitelo con quelli visti sopra, andandoci ovviamente più cauti e rispettando soprattutto molto le distanze (la cosiddetta prossemica): il cucciolo/cucciolone avrà una sua “distanza di sicurezza”, al di fuori della quale non ci considererà una minaccia, mentre se la superate comincerà a dare segnali di nervosismo e poi di aggressività.
Agite inizialmente rimanendo ai margini di questa distanza, che progressivamente si accorcerà man mano che il cane si renderà conto che non ha nulla da temere.

 

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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