C’era una volta il lupo cattivo.
Poi arrivarono gli studi, le osservazioni, l’etologia e la figura del lupo venne completamente rivalutata, visto che di “cattivo” non aveva proprio nulla.

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C’erano una volta i politici imbecilli. E ci sono ancora.
Non è mai arrivato nessuno a rivalutarli, perché sono imbecilli per davvero. Sono sommamente imbecilli: e più passa il tempo, più si aggravano.
Nei giorni scorsi uno di questi politici, evidentemente choccato da troppe letture di Cappuccetto Rosso, ha dichiarato che i lupi (specie protetta, che è riuscita a sopravvivere per miracolo in Italia dopo essere arrivata sull’orlo dell’estinzione a causa dell’imbecillità umana) vanno abbattuti “per prevenire danni importanti al bestiame”, perché fanno “strage di capre e pecore”.
MA VA’?!?
Un predatore che preda: chi l’avrebbe mai detto?
Che i  lupi caccino il bestiame, è fuor di dubbio: soprattutto perché non c’è rimasto molto altro da cacciare, visto che la fauna nostrana viene decimata regolarmente sia dai cacciatori (che però poi la reintegrano per poterle sparare di nuovo) sia dall’invasione urbanistica e industriale (che invece non reintegra una beata cippa: distrugge e basta). I cacciatori, in realtà, hanno responsabilità doppia,  perché è provato che gli attacchi predatori nei confronti del bestiame domestico sono molto più elevati nei periodi in cui la caccia è aperta: più ancora che nel periodo delle cucciolate. Questo perché? Perché la fauna selvatica non sarà forse ai livelli di quella di Bambi, laddove gli animali si passavano parola dicendosi l’un l’altro  “Scappiamo, che arriva l’uomo”: ma non è neppure cretina. Un paio di fucilate bastano a farle capire l’antifona e a farla disperdere, cosicché i lupi si ritrovano sprovvisti delle risorse naturali dell’habitat in cui vivono. E a quel punto sono costretti a cercare altrove.
In realtà a loro NON piacerebbero granché pecore e capre: preferiscono di gran lunga cacciare gli ungulati selvatici, perché hanno un tenore proteico più elevato. Ma quando manca il caviale, ci si accontenta anche della pasta col pomodoro: ed è quello che i lupi fanno quando attingono alle risorse gestite dall’uomo.
Oltre alla caccia, ovviamente, una responsabilità notevole ce l’ha l’antropizzazione di areali prima abbandonati (e l’abbandono è poi il motivo per cui il lupo NON si è estinto) e adesso “riscoperti” dall’uomo.

Ma gli agricoltori, poverini?
E le povere pecore, capre eccetera?
Be’, in parte questa è un po’ come la storia dei cinghiali intorno a casa mia.
Quando io allevavo cani e vivevo in mezzo a un bosco, i miei tre lontani di casa (non li posso chiamare “vicini”, perché il più vicino stava a 500 metri), tutti “scappati dalla città” che abitavano in mezzo allo stesso bosco, si lamentavano dei danni che i cinghiali facevano ai loro orticelli.
E’ noto: quando si scappa dalla città, la prima cosa che ti fai è un orto.
Anch’io avevo il mio, naturalmente: più o meno coltivato (quando si ricordava) dall’allora marito e per ben due volte innaffiato da mia madre, che alla terza decise che scappare dalla città andava pure bene, ma che innaffiare l’orto era fatica e quindi la verdura si poteva pure comprare al supermercato.
Anche nel mio orticello, ovviamente, vennero a far razzia i cinghiali: che si fecero fuori due interi tentativi di coltivazione di patate.
Quando il marito (sbuffando) le piantò per la terza volta, io gli feci piantare anche una serie di bei paletti a cui venne legata una bella rete alta due metri.
Fine delle incursioni cinghialesche: quelle patate, quell’anno, ce le mangiammo tutte.
“Ma anch’io ho tentato, e i cinghiali mi hanno sfondato la rete!” protestò il lontano di casa, quando glielo dissi.
Già. Solo che la mia rete non serviva a tener fuori i cinghiali: serviva a tener dentro l’Ettore, il mio pastore tedesco, a cui era stato dato l’incarico di fare la guardia all’orto.
E lui  la fece in modo decisamente efficace, visto che i cinghiali da allora si tennero alla larga (tanto potevano sempre andare dal mio lontano di casa, che cani non ne aveva).

Ora, lo so benissimo che non è possibile recintare un gregge: ma il concetto non era tanto quello della rete, bensì quello del CANE.
I pastori sono sempre esistiti, i lupi sono sempre esistiti, i lupi hanno sempre tentato di mangiare le pecore e i cani da pastore (quelli da difesa del gregge, non quelli che lo guidano) hanno sempre messo in fuga i lupi.
Magari non sempre, ma nella maggior parte dei casi sì.
Basterebbe che tutti gli agricoltori/allevatori ecc. d’Italia si munissero di un paio di pastori maremmano-abruzzesi, e il gioco sarebbe fatto: ricordando, però, che il cane da guardiania “non nasce imparato”, ma che va addestrato.
Il lupo è infatti un predatore molto specializzato, sociale, che quindi caccia in branco: difficilmente un unico cane riesce a difendere efficacemente un gregge, perché mentre lui insegue il lupo A, arrivano il lupi B e C a fare man bassa.  Quindi servono più cani, e a questi “più” cani va insegnato il mestiere (sul sito dell’Associazione Cane da Gregge Abruzzese potrete trovare molte informazioni interessanti su questo tema).

Oltretutto, per gli agricoltori/allevatori eccetera moderni, è anche previsto un cospicuo risarcimento in caso di uccisioni di bestiame imputabili ai lupi (cosa che i pastori di un tempo si sognavano): ovviamente devono soggiacere ad alcune regole ben precise, ma SE si mettono in regola vengono risarciti. Quindi, sinceramente, tanto “poverini” a me non lo sembrano: e lo dico con tutta la simpatia che posso provare (e che effettivamente  provo) per persone che hanno scelto di vivere ancora di risorse naturali, senza scatafasciare l’ambiente.
Semmai potrei definirli  “sprovveduti”, quando non pensano di munirsi di valide recinzioni e/o di cani capaci di contrastare il lupo: ma i dati sembrano dimostrare che più che sprovveduti siano dei gran furbetti, visto che la legge sui risarcimenti è già stata modificata una volta… in quanto i capi predati risultavano superiori ai capi censiti!
Si vede che, oltre ai lupi, ci sono in giro anche molte volpi: a due zampe, però.

Queste “volpate” non sono solo italiane: ricordo di aver letto uno dei divertentissimi racconti del veterinario inglese che si firmava con lo pseudonimo di James Herriot e che narrava di un allevatore che l’aveva chiamato a certificare la morte di una vacca abbattuta dal fumine (anche per questo la legge inglese prevedeva un risarcimento).
Il veterinario osservò con attenzione la bruciatura che scendeva lungo il collo della vacca, fino a terra, e poi fece la sua diagnosi: “Sì, sembrerebbe proprio la classica bruciatura da fulmine… se non fosse che ci hai lasciato cadere sopra tutta la cera della candela”.
Herriot racconta che l’allevatore scosse la testa dispiaciuto: ma non per aver tentato di ingannare il veterinario per ottenere il risarcimento, cosa che riteneva parte integrante del mestiere contadino, bensì per aver fatto un lavoro raffazzonato.

Con i lupi è un po’ la stessa cosa: ci sono in ballo qualcosa come un miliardo e duecento milioni di euro, sui quali gli allevatori ritengono di dover mettere le manine a qualsiasi costo. Quindi  non stupisce che ci siano più pecore ammazzate che pecore censite.
Stupisce, invece, che la politica sia tanto ottusa da non mandare gli Herriot della situazione a controllare i possibili imbrogli, ma che si beva la storia di un  numero di predazioni assolutamente sproporzionato al numero di lupi presente sul territorio.

A sentire le associazioni animaliste, molti dei capi vengono uccisi dai cosiddetti “cani rinselvatichiti” (frequentissimi soprattutto nel Sud): ma in realtà non risulta UN solo caso di predazione che possa essere ricondotta a questi branchi di randagi. Risulta, invece, che molti animali vengano uccisi da cani di proprietà (a volte quelli) degli stessi agricoltori…e magari ci sarà anche qualcuno che invece della candela utilizza un cane per fargli azzannare i resti della pecora morta per cause naturali.
Vai a sapere.
Sta di fatto che:
a) le “stragi” di pecore non le fanno i lupi: il lupo ammazza UNA preda e se la porta via per mangiarsela. Se se ne trovano cinquanta morte e lasciate lì, c’è puzza di cane domestico (posso confermare che sarebbe stato esattamente ciò che avrebbero fatto i miei husky, se li avessi lasciati liberi di farlo).
b) nonostante l’evidenza (anche scientifica) limiti moltissimo l’effettiva responsabilità dei lupi, la Commissione Agricoltura della Camera, in modo totalmente bipartisan (perché l’ottusità non ha colore politico, e perché i voti degli agricoltori e dei cacciatori fanno comodo a tutti) ha approvato un documento che, se divenisse legge, darebbe il via libera alla caccia al lupo (e anche al cinghiale);
c) sempre se  il documento dovesse diventare legge, a rimetterci per primi sarebbero proprio i cani (ed è anche per questo che ne parliamo su una rivista cinofila), visto che tutti quelli con un minimo di aspetto lupino sarebbero sicuramente fucilati senza pietà: e non solo cani ferali, cani randagi o presunti cani rinselvatichiti (che in realtà, a differenza dei cani di proprietà, hanno paura dell’uomo e si muovono quasi esclusivamente di notte, “cacciando” più che altro nei cassonetti dell’immondizia), ma anche cani innocentissimi che magari sono andati a farsi un giretto nel bosco con i loro umani.

Ovviamente contro questa porcata di documento sono insorti tutti quelli che hanno un minimo di intelligenza e di rispetto per l’ambiente, a partire dal WWF (“Dietro allo spauracchio del lupo cattivo – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del WWF Italia – si nascondono una maldestra politica agricola e le difficoltà di una attività agro-silvo-pastorale poco competitiva, che solo nell’innovazione, nella valorizzazione della filiera corta e nella qualità può cercare un suo riscatto”) e arrivando all’ENPA (il consigliere nazionale Annamaria Procacci sostiene che “i danneggiamenti  realmente imputabili ai lupi valgono appena cinquantamila euro in tutto il territorio nazionale”) e un po’ a tutte le altre associazioni.

Tra queste Wolf Emergency, che appena saputo dell’ottusa decisione politica, ha aperto un gruppo su Facebook per protestare contro questo documento irrazionale ed ottuso, che però non definiva neppure così, perché non c’era traccia di termini offensivi.
Lo scopo era quello di protestare “con mezzi istituzionali e civili. Inoltre il gruppo di protesta era monitorato costantemente da più attivisti affinché non ci fossero linguaggi  lesivi nei confronti di terze persone e WolfEmergency si era fatta garante della gestione equilibrata della pagina stessa“.
A poche ore dalla sua attivazione, il gruppo contava già migliaia di sostenitori: evidentemente questo ha dato fastidio a qualche politico, o cacciatore, o imbecille comune, che l’ha segnalato alla direzione del social network per pornografia (!!!), causandone la chiusura.
Il fondatore di Wolf Emergency, Claudio Mangini, è profondamente indignato per l’accaduto:   “Le varie associazioni di tutela ambientale che portano avanti la protesta – ha detto –  ritengono che la decisione di chiudere la pagina senza alcun avviso contravvenga le più elementari norme della democrazia e hanno richiesto l’immediata riattivazione alla sede centrale di Facebook Italia.
WolfEmergency  si è sempre distinto negli anni per la grande attività di mediazione con Gruppi, Associazioni, Istituzioni e Sindacati di categoria avversari cercando di evitare lo scontro sterile e preferendo, laddove possibile, un lavoro costruttivo sulle basi che potevano essere comuni”.

A quanto pare, però, lo scontro sterile piace a qualcun altro; così come gli piace giocare sporco ed imporre soluzioni dittatoriali.
Bisogna vedere, però, se la gente normale è disposta a subire (ancora una volta) decisioni che non apprezza e non condivide.
L’immediato successo e il flusso di sostenitori (spontanei, perché in rete non c’è compravendita di voti) ottenuto dal gruppo di protesta sembra indicare che il popolo italiano – quello vero – non ce l’ha affatto con il lupo e che ragiona in modo molto più lineare dei nostri politici: è assurdo portare una specie sull’orlo dell’estinzione per poi permetterle di reintregrarsi e, una volta che questa si è faticosamente stabilizzata, decidere che si può ricominciare a spararle addosso perché rompe le scatole a qualcuno.
La Natura non è un giocattolo, l’ambiente non è un giocattolo: l’uomo normale (non il politico, che appartiene ad una specie diversa) non ne può più di vederlo strapazzato, avvelenato, disintegrato.
Non ne può più di vedere un patrimonio di tutti calpestato dall’interesse di pochi.
L’uomo normale non ha più paura del lupo cattivo: invece si sente molto vicino a lui, perché come lui è vittima degli interessi industriali ed economici che già stanno avvelenando l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e così via.
Anche noi ci sentiamo un po’ lupi: a noi forse non sparano direttamente, ma ci fanno fuori lentamente e subdolamente a forza di tumori, di infarti, di ictus causati dall’inquinamento…solo che  il risultato non cambia, e la gente comincia a capirlo.
Comincia a saperlo.
La rete, il web ha permesso che l’informazione superasse i blocchi del potere ed arrivasse davvero a tutti: e adesso che siamo tutti informati, in giro c’è tanta, ma tanta incazzatura.
Per questo il potere cerca di censurare il web: un po’ come succede in Cina e ovunque ci siano dittature.
Un po’ come succede dovunque i lupi cattivi –  quelli veri –  hanno solo due zampe. E  il pelo ce l’hanno solo sullo stomaco.

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20 Commenti

  1. fb nn fa condividere il link come ‘stato’, se non facendo copia incolla in un commento.. era un po’ che nn capitava +, un caso che capiti di nuovo proprio con questo articolo? … mah !

    • Dani, riprova: di solito dopo qualche tentativo si sblocca. A me capita praticamente ogni giorno, ma ormai ho anche smesso di rispondere al loro “dicci se pensi se sia un errore”, tanto credo che nessuno legga. Se si aspetta un po’, poi quasi sempre funziona.

  2. Qualche tempo fa leggevo sullo status di FB di un’amica (amante degli animali ma che non definirei “animalista” in senso stretto) che la morte di una persona ha un costo sociale di circa 45mila euro (dati Eurispes, se non sbaglio), e che ognu anno muoiono in incidenti di caccia da 30 a 50 persone, una più una meno. Se i danni causati (provati e non inventati!) dai lupi italiani ammontano a circa 50mila euro all’anno, sembra evidente che per risparmiare ha molto più senso abolire la caccia che permettere di ammazzare i lupi!

  3. Ciao Valeria,
    prima di tutto complimenti per il sito in generale e per i tuoi articoli in particolare; e’ veramente bello e piacevole-che spasso gli standards- leggere sui ns amici(io cosi’ considero i miei 4 setters e il mio leonberger) a quattrozampe tante cose (notizie aneddotti consigli … )scritte da qualcuno che dimostra ogni momento di piu’ di parlarne con grande conoscenza e vero amore nei loro confronti e non x sentito dire.Dopo aver letto l’articolo ti scrivo pero’ un po’ risentito e ti spiego perche’: se da una parte non posso non condividere quanto scrivi circa l’importanza del Lupo e l’idiozia di certe proposte, dall’altra mi sento anche in diritto/dovere di riprenderti su certe tue affermazioni.Come penso avrai capito sono un cacciatore e se da un lato posso anche capire (e accettare)che ci sia chi come te odia la caccia o un certo tipo di caccia (mi e’ veramente piaciuto il tuo distinguo all’interno dell’articolo sul setter)dall’altro lato non mi sembra giusto prendere spunto da ogni situazione per commenti anticaccia o fare osservazioni tipo quelle sulla decimazione/reintroduzione della selvaggina che comporterebbe un’aumentata pressione del Lupo sulle greggi e sulle mandrie:questo perche’ fortunatamente in tutta Italia le popolazioni di ungulati sono in forte aumento (fino ad diventare eccessive in alcune zone) per tutta una serie di ragioni che sarebbe lungo analizzare e non avrebbe senso, quand’anche qualcuno ci pensasse, affrontare gli alti costi di acquisto di cervi caprioli cinghiali ecc. Nello stesso tempo, poiche ho la fortuna di vivere in un posto come il Casentino dove il Lupo e’ una realta’ ormai consolidata (avvistamenti che non solo non fanno piu’ notizia da anni ma sono considerati normali), posso assicurarti che 1 dato che Lui non e’ scemo, non ci mette niente a seguire le sue prede quando queste dopo le prime fucilate si dileguano non chissa’ dove ma semplicemente all’interno del Parco Nazionale o di qualsiasi altra area protetta. 2 come per le volpi o qualsiasi altro predatore la predazione e’ molto piu’ alta nel periodo delle cucciolate che in altri mesi
    Per il resto,non posso che essere d’accordo con te; ora che il Lupo e’ tornato – e speriamo,come sembra, anche l’Orso e qualche Lince – dobbiamo tutti esserne contenti darci da fare per proteggerlo e soprattutto guai a chi lo tocca.
    Un caro saluto IACOPO

    • Iacopo, purtroppo i dati scientifici sono quelli che ho citato: c’è più predazione quando la caccia è aperta che nella stagione dei cuccioli. Niente di personale :).
      Per il resto, io odio la caccia quando è fatta alla pene di segugio: e quella al lupo lo sarebbe… tant’è vero che anche i cacciatori intelligenti l’hanno trovata una proposta idiota. Purtroppo i cacciatori intelligenti sono pochi: non in quanto cacciatori, ma in quanto umani. Sono gli umani intelligenti a scarseggiare su ‘sto pianeta…e infatti s’è visto come lo abbiamo ridotto.

    • Ciao Jacopo, e permettimi – Valeria – di rispondere, visto che stiamo parlando di una materia che conosco bene.
      I dati riportati da Valeria Rossi sono corretti: la maggiore incidenza di predazione su bestiame domestico si osserva durante l’attività venatoria.
      E’ un dato, non un’opinione (ex INFS).
      Altro discorso non proprio esatto, sono le reintroduzioni.
      Ti dico solo che chi le ha compiute andrebbe processato per disastro ambientale, ma essendo ormai con molta probabilità morto e sepolto – se non vecchissimo – quel pool di “esperti della domenica” è intoccabile, così come sono intoccabili gli interessi (leciti o meno, non sta a me giudicare) che girano intorno al mondo della caccia.
      Lor signori hanno creato il danno introducendo – A SCOPO VENATORIO – sottospecie non autoctone di Sus scrofa in Italia intorno agli anni 50 perché avevano pressoché sterminato la popolazione locale – anche questo è un fatto – rendendosi responsabili nel tempo, arrivando ad oggi, degli enormi danni sul fronte agricolo.
      Anche questo è un dato, non un’opinione; tra l’altro suffragata dagli stessi cacciatori tuoi colleghi.
      Ti faccio quindi una domanda: se noi amanti dei lupi reintroducessimo, così…perché è il nostro sport, una sottospecie NON autoctona di lupo nel nostro Paese cosa succederebbe?
      Per farti un esempio, il lupo grigio americano è oltre il doppio del nostro, e così vale anche per quello dei Carpazi§; sono entrambi più prolifici e mangiano ovviamente di più.
      Ti rispondo io: succederebbe un macello; lo stesso che hanno creato i cacciatori dell’epoca per il loro sfizio domenicale.
      La differenza dove sta?
      Ancora qui ti rispondo io: nel giro di soldi che la caccia porta con se, contro un amore per i lupi che non porta un centesimo, ma solo problemi. Problemi che si posso risolvere secondo metodi moderni e civili fino a che sarà possibile.
      Ricordo il mestiere del “luparo”…vogliamo parlarne?
      Vuoi sapere chi erano?
      Posseggo foto del 1964 di cacciatori sui Sibillini con una ventina di lupi uccisi in bella posa, pagati dagli allevatori (in sostanza, ciò che il documento della Camera vorrebbe ripristinare).
      Il mondo venatorio con cui sono in ottimi rapporti – ad esclusione di alcune schegge impazzite che non rappresentano certo la categoria – non vede di buon occhio questa cosa.
      I cacciatori hanno sempre aiutato WolfEmergency nei monitoraggi perché – alla fine – vedono nel lupo un modello, un simbolo, il quale non è commestibile, né cacciabile.
      Se questa legge dovesse passare, non solo non verrà risolto il problema della pastorizia, ma si inasprirà il conflitto tra mondo ambientalista e mondo venatorio, perché colpirebbe l’unica specie in grado di mettere d’accordo tutti.
      I politici – attraverso questo documento – vogliono solo raschiare la pentola dei voti per portare nella loro cassa quelli del comparto zootecnico, usando i selecontrollori più esagitati e sulla pelle di 1200 lupi censiti in Italia.
      Un po’ basso come numero per dargli la colpa del fallimento delle politiche agricole; non credi?

      Claudio Mangini
      coordinatore nazionale
      WolfEmergency

  4. Ciao Claudio,tengo a ribadire che io sono fra quelli (la maggioranza per fortuna)che ritengono la proposta di sparare ai lupi una perfetta idiozia e questo non solo per la sua bellezza e maestosita’, ma soprattutto per la sua fondamentale importanza quale indicatore di qualita’ e fattore di equilibrio nell’ecosistema; il lupo – ma questo vale per qualsiasi altra specie e per i predatori in particolare – c’e’ se l’ambiente gli consente di esserci, se trova cioe’ di che sfamarsi e riprodursi (di qui l’inutilita’ e il fallimento certo di ipotetici ripopolamenti con lupi autoctoni o meno) e non ha certo quale scopo nella vita quello di andarsene in giro a compiere inutili stragi per il solo gusto di far disperare gli allevatori o i cacciatori a seconda di quali siano le sue prede.Quello che io contesto e continuero’ a contestare all’infinito e’ il voler sfruttare ogni occasione per dare contro alla caccia (facolta’ che comunque ritengo diritto di chi la pensa cosi’) anche quando non ce ne sarebbe motivo.Provo a spiegarmi;sicuramente anche parte del pianeta caccia non e’ esente da lacune o colpe piu’ o meno gravi, sicuramente non tutti i miei colleghi tengono un comportamento esemplare ( ma questo vale anche per i frequentatori degli stadi che non sono tutti hooligans, per gli escursionisti della domenica che non sono tutti dei semina rifiuti ecc ecc )pero’ credo che sarebbe giusto finirla di sparare in una sola direzione.Sicuramente i lanci incontrollati di cinghiali esteri non furono una trovata geniale (cosi’ come non lo furono i ripopolamenti con lepri di provenienza argentina o est europa)ma non sarebbe forse opportuno rimarcare come l’esplosione demografica degli ungulati tutti (cervi caprioli e daini oltre ai cinghiali) sia fenomeno molto piu’ recente – meta’ anni ’90 in avanti – e conseguente da un lato all’abbandono delle colline/montagne da parte dell’uomo e dall’altro (almeno nella mia realta’ molto di piu’)al proliferare a volte poco sensato di parchi e oasi che hanno finito per diventare serbatoi di quella selvaggina che potendo riprodursi in totale tranquillita’ ha raggiunto densita’ tali da portare alla situazione attuale compreso PER FORTUNA il ritorno dei grandi predatori.Concludo scusandomi per lo spazio occupato e ti chiedo se possibile di inviarmi via mail materiale informativo sul lupo e i progetti che lo riguardano. Saluti. Iacopo

    • Iacopo, non entro nel merito delle discussioni “lupine” perché credo che Claudio sia molto più titolato di me in questo campo: invece ti rispondo, se posso, sul discorso “anticaccia a tutti i costi”. Io non credo di essere una “fanatica anticaccia”: non sono vegetariana (più che altro perché ci ho provato, ma ho dovuto rinunciare perché cascavo lunga per terra e quindi ho dedotto che qualche proteina animale alla fin fine mi serviva) e so benissimo che gli animali che mangio non nascono già confezionati in pacchetti, ma spesso vivono e vengono uccisi in modo molto più crudele di quanto non faccia un cacciatore (esclusi alcuni casi patologici: ma i pazzi ci sono ovunque, quindi lasciamoli perdere e parliamo della normalità).
      Quello che detesto – e che non riesco proprio a comprendere – è il motivo per cui ci si possa/debba DIVERTIRE ad ammazzare un essere vivente. Capisco che esistano i macellai, così come capisco che in altri tempi (e pure in questi, ma in altri Paesi, grazie al cielo) esistessero i boia. Insomma, capisco il classico “è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”. Ci sta, lo accetto. Ma i cacciatori non sono obbligati a farlo, non vengono pagati per farlo (anzi, pagano loro!), non gliel’ha ordinato il medico di farlo: e allora perché lo fanno?
      Le spiegazioni “classiche” sono sempre le stesse: “perché amiamo la natura” (bel modo di amarla!), “perché ci occupiamo più di chiunque altro di mantenere equilibrati gli ecosistemi” (bravi, ma questo che minchia c’entra col buttare polli/conigli travestiti da lepri/ fagiani in una riserva e poi massacrarli?”), “perché ci piace camminare nei boschi” (bravissimi: ma andarci senza fucile no?) e la più cretina di tutte: “Perché l’uomo è sempre stato cacciatore” (grande. L’uomo ha anche sempre menato la moglie, ma nel mondo civile questa praticuzza così carina è stata messa leggermente fuorilegge. E lo stesso vale per altre pratiche “che sono sempre esistite”, tipo la pedofilia).
      Insomma, non UNA di queste motivazioni sta in piedi: e alla base di tutte, secondo me, c’è l’unica VERA. Lo facciamo perché ci divertiamo.
      Ecco, e questo a me sembra allucinante, assurdo, disgustoso: divertirsi a ferire, ad ammazzare, a spegnere una vita? A me fa un po’ lo stesso effetto che mi fanno quei ragazzini che danno fuoco ai barboni “perché si annoiavano”. E’ proprio una cosa che mi fa torcere le budella, e questo mi porta a dire “ma quanto siete stronzi” (magari in modo un po’ meno diretto, eh… ma il concetto è quello) ogni volta che sento parlare di caccia.
      Insomma: che si uccida per mangiare, lo accetto. Che si uccida per passatempo, proprio no!

      • Quando ho scritto il primo commento ho esitato un po’ a cliccare su invia perche’ sapevo/temevo di stare innescando una miccia ma tant’e’,mi sembrava giusto dire cio’ che ho detto e l’ho fatto.So benissimo che risulta difficile capire (non dico giustificare/apprezzare)la caccia per chi non la conosce o non la sente dentro di se e penso sia fondamentalmente inutile continuare a scrivere io si perche’/io no perche’ tanto non ne verremmo mai a capo finendo per restare ognuno della propria opinione;posso solo dirti che credici o no il Cacciatore (per lo sparatore della domenica non mi pronuncio,penso di essere diverso) ama veramente la Natura,la vive tutto l’anno (dalla partecipazione a programmi di censimento/monitaraggio all’attivita’ di controllo antincendio al recupero/ripristino/mantenimento di zone umide anche interdette alla caccia fino al semplice passarci il proprio tempo libero)fino a che con l’approssimarsi dell’autunno sente crescere dentro di se un qualcosa che lo porta a mettersi il fucile in spalla, sciogliere i suoi cani ed entrare nei boschi alla ricerca si di una preda ma prima ancora di un incontro e del ripetersi di un rito che si rinnova da secoli perche’ ebbene si’ l’uomo e’ sempre stato cacciatore e in tutta sincerita’ almeno io mi sento privilegiato ad esserlo ancora (a differenza di tanti miei coetanei 40enni) anche tutte quelle volte che l’unica preda che riporto a casa e’ la fatica dei tanti km percorsi dietro alla coda dei miei setters unita pero’ ai tanti momenti magici che mi regalano quelle ore trascorse a caccia.Con questo credo pero’ sia utile chiudere almeno sul sito questa ns querelle pro/anti caccia (ma la mia casella mail e’ sempre aperta ad un confronto comunque garbato come questo)e d’ora in poi mi faro’ leggere (chiedendo consigli) solo su questioni puramente cinofile. Saluti

        • Iacopo, non mi sembrava di averti attaccato: in compenso mi sembra che tu ti sia un po’ risentito.
          Io ho solo fatto una domanda: come fai a divertirti ad uccidere? Per capire, non per litigare. Ma non hai risposto 🙁

  5. Da acceso sostenitore del lupo e da figlio, non praticante, di cacciatore (e membro di gruppo cinofilo affiliato ENCI e giudice di gara su cani da caccia da lavoro, e membro di commissioni di controllo su selvaggina), posso dire che qui in Emilia Romagna non sono tanto i cinghiali a fare dei danni, nè tantomeno il lupo, che da noi se la passa abbastanza bene: quanto più i caprioli, reintrodotti alla cavolo e che arano ettari su ettari di campi. Ben conscio del fatto che molti contadini poi ci lucrano sopra, pensando di furbeggiare sui risarcimenti, posso dire che qui da noi la giusta e corretta politica di controllo della proliferazione degli ungulati mi trova d’accordo, non foss’altro per i buoni risultati che ottiene già da qualche anno. E ue, non prendiamoci in giro: quando son troppi vanno decimati e purtroppo per decimarli non li si fa morire dal ridere. Ripeto, PURTROPPO, ma credo sia necessario.
    Ovviamente complimenti per i sempre interessantissimi articoli e per le discussioni competenti e portate avanti con intelligenza, che si generano; veri momenti di cultura cinofila e generale, per me.
    Davide Facendi

    • Il problema del controllo demografico degli ungulati é che l’uomo vuol metterci le zampine.
      anziché fucilarli, reintroducete i loro predatori naturali (che non siete voi!) E lasciate a loro il compito di ucciderli: questo é il controllo ambientale. Non la caccia, che é solo un passatempo.

  6. Articolo molto interessante, però ho qualche perplessità. Perchè il lupo, che di sicuro non ha energia da sprecare, dovrebbe faticare dietro a cervi o caprioli piuttosto che semplicemente prelevare una pecora da un gregge incustodito? Inoltre, caprioli, cinghiali e cervi non sono in sovrannumero? Quindi di prede ne dovrebbe avere…
    Poi leggendo sul forum di canis lupus(spero non sia considerato spam) mi pare di capire che maremmani ed escursionisti della domenica non vanno d’accordo(non per colpa dei maremmani credo), che si fa? Se non sbaglio ci sono anche razze di pecore che tendono a non fare gruppo compatto come nell’immaginario comune, rendendo la difesa del gregge quanto mai dispersiva per i cani..insomma, le cose non sono semplici! Ovviamente rimane però il fatto che la gente(i politici) invece di cercare soluzioni reali ed efficaci, propongono la prima cacchiata che gli passa per la mente. Ma sì, una bella licenza di caccia a tutti! Niente esperti da consultare, niente piani di difesa, piani di risarcimenti, contenimento dei randagi, -un fucile e via

  7. Scusate il doppio post, ma guardando sul sito di canidapecora ho visto che i maremmani hanno le orecchie tagliate..ma è una cosa normale? Nel senso, tradizionalmente venivano tagliate? Io sapevo di no! Credevo si facesse solo per i pastori dell’est(nell’ambito dei cani da pastore=

  8. no,non mi sono risentito,sarebbe stupido farlo verso chi esprime un’opinione legittima per quanto non condivisa;il fatto e’ che come gia’ detto so’ benissimo quanto sia difficile se non impossibile non dico far capire ma anche solo spiegare cosa provo andando a caccia, quali siano le emozioni che mi regala l’entrare nella natura fucile in spalla e cane/cani al seguito… Potrei dirti della complicita’ con i tuoi cani,del senso di liberta’ e del riuscire a sentirsi veramente parte della Natura,di…. posso solo dirti sperando che chi legge ci creda che almeno per me e per quelli che io reputo veri cacciatori non c’e’ divertimento nell’uccidere quanto piuttosto, come dire, il gusto della sfida verso una creatura che Madre Natura ha dotato di mezzi e qualita’ naturali sicuramente superiori a quelli dell’uomo, c’e’ la soddisfazione di riuscire a vincerla, quelle poche volte che accade, quella sfida(e il senso di ammirazione verso quell’essere che per l’ennesima volta ti ha fregato), quella stessa soddisfazione che provo pescando trote nei torrenti di montagna, con l’unica differenza che le trote se non le voglio mangiare molto spesso posso ributtarle in acqua mentre a caccia questo non e’ possibile (comunque io la mia selvaggina me la mangio e molto volentieri).
    Questo e’ quanto riesco a “spiegarti” senza alcuna pretesa di essere esaustivo e/o convincente, ma d’altra parte non sono bravo ad esprimermi in forma scritta e inoltre penso che certe emozioni non si possano spiegare a parole.Voglio pero’ togliermi lo sfizio di una piccola/grande provocazione:veramente si crede ancora che nel 2011 chi come me consuma tante suole di scarponi su e giu’ per i monti dietro la coda dei suoi cani o chi dedica gran parte dell’anno ad accudire i suoi cani o uccelli da richiamo o a costruire/mantenere gli appostamenti lo faccia per il mero gusto di uccidere quello che solitamente si rivela – al di la’ di un certo tipo di propagandismo ambientalista – un numero comunque esiguo di prede? Non dico che per qualcuno non sia cosi’ ma credetemi per i piu’ non lo e’.
    Saluti Iacopo

    • Lo so… succede in continuazione (e non solo a me…FB funziona ad capocchiam). Se clicchi su “mi piace”, però, appare sulla tua bacheca. Stiamo cercando di risolvere il problema con FB, ma fino ai primi di settembre sarà dura (l’unica persona che può occuparsene è in ferie 🙁 )

  9. per la mia esperienza posso dire confermare che è vero che i danni da ungulati aumentano con la stagione della caccia. Non ho mai avuto danni prima dell’apertura della caccia, ma appena i cacciatori cominciano con le battute, i cinghiali e i caprioli vengono stanati dal bosco più lontano dai campi coltivati e scappando si avvicinano di più alle case ed agli orti. Per i lupi è sicuramente lo stesso.
    Comunque per fare un orto anti cinghiale ed anti istrice, basta una rete di un metro, ho l’orto da 20 anni e vivo in mezzo ai boschi, non sono mai entrati e qui ce ne sono veramente tanti

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.