Sono cresciuta con un setter inglese blu-belton. Io avevo due anni e lui due mesi.
Quando ho avuto due anni e mezzo, lui aveva otto mesi e il suo sport preferito era sedermi per terra e leccarmi da capo a piedi.
Io per tutta risposta gli mordevo le orecchie.
Era il cane di mio nonno, cacciatore della domenica, che lo aveva chiamato Tom, come tutti gli altri cani da caccia da lui posseduti (di cui uno era uno strano incrocio tra un lupo italiano e una setter inglese, che sa solo dio come si sono incontrati quei due), solo che questo si chiamava Tom per davvero, o meglio si chiamava Tom Paco Del Vento.
Se lo chiamavi Tom Paco ti faceva una pernacchia e ti ignorava.
Se lo chiamavi Tom e basta, ti guardava, ti sorrideva (giuro, sorrideva!) e poi ti ignorava.
Il nonno era, come ho detto, un cacciatore della domenica.
Si divertiva a portare a spasso per la campagna sicula il fucile e la giberna, ma soprattutto “Il Tom” (sempre chiamato così da tutta la famiglia).
In tanti anni (15 per la precisione) che ho visto mio nonno uscire a caccia con Tom l’ho visto riportare a casa, nell’ordine: una lepre investita incidentalmente, un colombo morto di crepacuore (nonna lo pulì da cima a fondo ma non trovò un piombino che fosse uno, eppure noi avevamo visto il nonno sparare) e un’anguilla, questa morta impallinata a differenza del piccione (ma il bersaglio era una gallinella d’acqua). In compenso il nonno quasi acciaccò la nonna sparando e staccando un grosso ramo di un ulivo (nonno sosteneva di aver sparato ad un fagiano, ma mai visto fagiani appollaiati sui rami).
Il Tom a caccia era un cane felice, stranamente anche quando il nonno tornava senza aver tirato un colpo.
Lui però si sentiva molto fiero di questa meraviglia di cane da piuma e che ti alzava qualsiasi cosa.
Il Tom era un cane felice anche a casa, anche se di tanto in tanto scappava per le viuzze del paese a far visita a qualche cagnolina.
Il Tom era un cane molto energico e duttile. Negli anni divenne ottimo cane da guardia, ottimo cane da compagnia, ottimo compagno di giochi, Barbie a cavallo soprattutto (lui era il fiero pony della mia Barbie) ma soprattutto un amatissimo membro della famiglia.
Un cane che doveva vivere in cortile, ma che appena il nonno chiudeva gli occhi per il riposino pomeridiano veniva fatto entrare nella frescura della casa e messo vicino al divano dove io e mio fratello guardavamo la TV.
Un cane che per chiedere il cibo non si limitava a portarti la ciotola, ma te la suonava a ritmo (era in inox) fino a che non gli davi da mangiare. Ed è anche stato un cane tanto longevo da farci compagnia per ben 15 anni.
Poi una bella mattina, la ciotola non ha più suonato e il nonno ha scavato una fossa sotto il suo ulivo preferito, quello dove si sdraiava e pisolava negli assolati pomeriggi in campagna.

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Dopo Tom Paco del Vento il nonno non volle più cani da caccia. Andava a spasso con altri cacciatori della domenica come lui e provvisti di Beagle, Setter o Bracchi.
Ma Il Tom… beh, come alzava i fagiani Il Tom nessuno lo avrebbe più fatto.

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