di STEFANO PELATI – Qualche tempo fa mi contatta un persona alle prese con un problema, a suo dire, gravissimo: il suo cane tira al guinzaglio e salta addosso alla gente. Ci incontriamo, do un’occhiata al cane, è perfettamente normale, anzi con una splendida indole, e “discretamente” educato. Molto semplicemente è un grandissimo casinista: e se non lo fosse, visto che è un boxer di 10 mesi, sarebbe preoccupante.
Altro caso, altra persona, altro cane. La signora non può praticamente permettersi di portare a spasso il cane perchè questi, alla minima distrazione, novità, stimolo, parte come un missile terra-terra trascinandola, incurante delle sue urla.
Terzo caso: cane rissoso, intollerante e tendenzialmente aggressivo verso i suoi simili. I proprietari, quando lo portano fuori, si muovono come i corpi speciali in ricognizione: uno va avanti a controllare che non ci siano altri cani nel raggio di 200 metri, il secondo aspetta il via libera e segue.
Tre casi perfettamente “normali”, direte voi, uguali a milioni di altri: allora cosa li rende degni di essere menzionati?
Semplice: il fatto che tutti e tre i proprietari frequentino un campo di educazione cinofila. E che in tutti e tre i casi, all’esposizione del problema, sia seguita la fatidica frase “MA AL CAMPO E’ BRAVISSIMO!”
Alzi la mano chi, tra i lettori, non si è mai sentito dire una cosa del genere da qualche imbarazzatissima Sciuramaria mentre il suo cane stava cercando di montare furiosamente la gamba di qualcuno, sgozzare un altro cane, inseguire una bicicletta per strada o trascinare la sventurata in un cespuglio di ortiche (in questi ultimi due casi la frase è caratterizzata dall’effetto doppler, “MA AL CAMPO E’ BRAVISSIMOooo…” che si perde in lontanza)
Con il diffondersi dei campi di addestramento e con il timido diffondersi dell’educazione cinofila (cosa peraltro assolutamente apprezzabile), molti padroni di cani si sono trovati a fare i conti con un problema spinoso: il fatto che il cane non sia un computer che esegue operazioni dopo l’installazione di un programma, non sia una gallina ruspante che ad una certa ora rientra in automatico verso il pollaio, non viva per eseguire ordini, in poche parole NON SIA STUPIDO.
Il fatto che non sia affatto stupido (anzi, secondo me qualche cane è TALMENTE intelligente da farci credere di essere stupido, così ci rassegniamo e non lo secchiamo più di tanto) lo porta inevitabilmente ad essere curioso e a reagire agli stimoli esterni; proprio quelli che generalmente al campo non ci sono, o che lui non considera più “novità” perchè li percepisce tutte le settimane, magari per più giorni alla settimana.
E sempre perchè non è stupido capisce che (parafrasando l’antico testamento) “c’è un tempo per obbedire e uno per giocare, c’è un tempo per lavorare e uno per cazzeggiare, c’è un tempo per fare il cane serio ed uno per fare il pagliaccio e, ultimo ma non meno importante, ci sono persone con cui non si scherza ed altre che si possono impunemente prendere per il culo”; in questa ultima categoria rientrano purtroppo spesso i proprietari.
Il campo è un luogo di lavoro controllato e conosciuto, c’è un bel recinto di rete, spesso dei begli ostacoli da agility, talvolta un gazebo con persone che chiacchierano, un più o meno nutrito gruppo di cani ormai ben conosciuti ed un bizzarro personaggio davanti al quale il padrone si comporta in maniera serissima e molto “impostata”. Tutto questo fuori dal campo NON C’E’ e qui iniziano i problemi. Cerchiamo quindi di analizzarli con ordine a partire da quello meno evidente: il comportamento del padrone.
Chiunque si avvicini ad un campo di addestramento con un cane, per la prima volta, tende a comportarsi in maniera diversa da come si comporta quotidianamente: si sente esaminato dall’istruttore e dai compagni di corso, cerca di fare “tutto nel modo giusto”.
Fulgido esempio di ciò è mia madre (che rientra anche lei nella categoria “MA AL CAMPO E’ BRAVISSIMO”): Vigor, boxer di due anni, è effettivamente un cane bravissimo anche fuori dal campo, ma solo quando riesco a convincere mamma a comportarsi allo stesso modo, perchè generalmente, quando il cane torna a casa o è fuori a spasso, ridiventa automaticamente “Il bambino di mamma” o “‘sto scemo di un cane” (in senso buono, ma rassegnato: “Non capisce niente, non insisto”).
Il problema di fondo è che mamma, di usare il tono che usa al campo o l’atteggiamento che usa al campo, si vergogna: o più semplicemente se ne dimentica. E Vigorino si comporta di conseguenza (“C’è un tempo per essere serio ed uno per fare il buffone, ci sono persone con cui non si scherza ed altre che si possono impunemente prendere per il culo”).
Nel momento in cui le faccio notare che invece di “guarda-che-se-continui-a-fare-così-mi-arrabbio-brutto!” potrebbe semplicemente usare “NO”, invece di “stai-qui-non-tirare-cribbio”, potrebbe usare “Fermo”, allora Vigor torna ad essere un cane perfettamente educato.
I cani, tutti i cani, così come la maggior parte degli animali, sono estremamente sensibili al linguaggio non verbale, il tono di voce, la postura, l’atteggiamento. Di conseguenza, ad atteggiamento diverso, corrisponde una reazione diversa.
Chiunque abbia un cane e ci viva a stretto contatto avrà sicuramente notato che ci mette un attimo a capire di che umore siamo o addirittura cosa stiamo pensando. Sembra uno scherzo, ma ho avuto cani che erano letteralmente in grado di ANTICIPARE quello che volevo fare, fiondandosi alla macchina quando io ancora stavo pensando “quasi quasi me oggi lo porto fuori”. Ho rinunciato a capire come facessero, ma posso garantire che era una cosa normale e ricorrente.
Allo stesso modo il nostro amico capisce immediatamente quando siamo “impegnati a lavorare” (campo) e quando la soglia di attenzione si abbassa (andiamo a fare quattro passi per rilassarci): quindi si comporta di conseguenza. Per lui “rilassarsi” è correre dietro a qualsiasi altro cane, tirare come un ossesso per annusare i pali, voler giocare con chiunque gli rivolga uno sguardo di troppo; non è “maleducazione”, si sta semplicemente rilassando… solo che il suo modo di rilassarsi è diverso dal vostro!
Un discorso a parte meritano quei cani che, a parte il campo di addestramento, vedono il mondo esterno una volta al mese: di conseguenza ogni volta che escono è una scoperta, uno stimolo continuo, qualcosa di nuovo da vedere. Questo porta inevitabilmente ad un livello di eccitazione altissimo.
Lì il cane non si sta più rilassando, la gita arriva a diventare uno stress, in certi casi semplicemente rientrano a casa e crollano completamente distrutti (e soddisfatti), in altri casi arrivano a manifestare disagio e paura di uscire.
Non bisogna dimenticare che il campo è un luogo conosciuto e rassicurante sia per voi (che siete sicuri che non potrà scappare anche se è senza guinzaglio, quindi siete rilassati e non gli trasmettete il vostro nervosismo), sia per lui che ormai ne conosce gli odori, i rumori e gli stimoli ricorrenti.
Nel momento in cui gli stimoli diventano mille e sconosciuti, la priorità del cane non è più il vostro comando “piede”, ma diventa “fammi un po’ vedere cosa c’è in giro”; a cui spesso segue una reazione da “oddio non riesco a tenerlo” che può benissimo essere interpretata dal cane come “il padrone se la sta facendo sotto, sarà il caso che mi preoccupi anch’io?”.
Infine c’è il terzo caso citato all’inizio di questo articolo, quello dei cani che al campo (o anche in expo) ostentano la più totale indifferenza ai cani vicini, mentre fuori cercano di diventare dei killer assetati del sangue di qualsiasi loro simile.
Immagino che qualcuno starà già pensando: “Cesar Millan … il branco …”.
PALLE.
Semplicemente si possono verificare due casi: uno è che il cane sia talmente concentrato sul lavoro che sta facendo, da ignorare i suoi simili (che comunque magari vede tutte le settimane ed ha imparato a conoscere e con i quali a lezione finita gioca tutto felice).
Il secondo invece è una reazione abbastanza frequente quando un cane viene sbattuto in mezzo ad un branco di cani sconosciuti (ed è il giochino che fa Millan per “socializzare” i cani problematici, e che non serve assolutamente a una fava).
A molti cani succede semplicemente di andare in “overdose di stimoli”: non potendo focalizzare l’attenzione o l’aggressività su UN singolo cane, semplicemente perchè ce ne sono troppi, non sapendo come gestirli si limita ad ignorarli, esattamente come se lo stimolo non esistesse.
Il problema è che questa cosa vale quando in giro ci sono molti altri cani: ma se ne dovesse incontrare uno solo per strada… beh, allora si sentirebbe per l’ennesima volta “MA AL CAMPO E’ BRAVISSIMO!”
Il caso più eclatante che abbia visto di un cane che aveva imparato alla perfezione il concetto di “c’è un tempo per lavorare ed uno per giocare” era il mio secondo boxer, un soldatino, brava, educata, insensibile a qualsiasi casino potesse succederle intorno, tutto questo fino a che… INDOSSAVA IL COLLARE.
Nel momento preciso in cui il collare le veniva tolto a lei si spegneva il cervello; rispondeva al richiamo, ma giusto perchè sapeva che altrimenti me ne sarei andato. Pretendere un qualsiasi altro tipo di lavoro era pura utopia, e questo per il semplicissimo motivo che, fin dalle prime lezioni di obbedienza base, tutta la lezione veniva svolta con il collare, mentre a fine lezione si lasciavano giocare un po’ i cani nel recinto, ma ovviamente senza collare per evitare che potessero farsi male.
Per fare l’associazione “tolto il collare – finito il lavoro” le sono bastate 4-5 lezioni. Da lì in avanti a me sono rimaste due alternative: riprendere il lavoro anche senza collare o accettare la cosa ed adeguarmi.
Ovviamente ho scelto la seconda soluzione, ma solo perchè non succedeva mai che si uscisse di casa senza il collare: inoltre la possibilità di avere questo “interruttore” accresceva ulteriormente la sua attenzione nel momento in cui si lavorava.
Se arrivate a chiedervi “PERCHE’ AL CAMPO E’ BRAVISSIMO?” la domanda immediatamente successiva dovrebbe essere “COSA STO SBAGLIANDO?”
Perchè se il vostro cane al campo fa un “piede” da concorso, un “terra-resta” da 15 minuti mentre voi andate al bar, non si sogna nemmeno di avvicinare un altro cane anche se è libero e senza guinzaglio, risponde al richiamo anche se voi avete solo alzato un sopracciglio, ed il vostro addestratore vi ha detto che ha un futuro da campione nel mondo dell’obedience, ma a casa vostra si comporta come un delinquente… probabilmente il problema non è LUI!