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Cuccioli orfani: come curarli in modo adeguato

Può capitare in famiglia come nel migliore allevamento del mondo: mamma cagna si ammala o muore subito dopo il parto, e rimangono i cuccioli da accudire.
Oppure può capitare di trovare uno o più cuccioli di pochi giorni abbandonati (ormai i ritrovamenti nei cassonetti della spazzatura sono all’ordine del giorno), e nella speranza che prima o poi  chi compie questi atti insegni finisca DAVVERO in galera (e non solo sulla carta), bisogna provvedere alle esigenze dei piccoli.
Che fare?
Ovviamente i due casi sono parecchio diversi: i cuccioli nati in famiglia o in allevamento possono essere accuditi immediatamente, si sa esattamente quando sono nati e quanto hanno potuto godere delle cure materne: soprattutto si sa se hanno avuto modo di ciuccare il colostro, che è il primo latte che assumono i cuccioli e che ha particolarità diverse dal “normale” latte materno. Il colostro è  ricco di zuccheri, povero in proteine e lipidi, ma soprattutto è essenziale per “passare”  ai neonati l’immunità passiva, che deve essere trasmessa entro poche ore dalla nascita.
Le immunoglobuline, infatti, sono proteine di grandi dimensioni e per essere assorbite devono sfruttare la permeabilità dell’intestino dei cuccioli, che dura solo 24 ore.
Se sappiamo che i cuccioli hanno assunto il colostro (ovvero che sono stati allattati dalla mamma per almeno un giorno) sapremo che hanno acquisito una prima immunità contro i normali attacchi batteriologici e anche contro le malattie virali per le quali la mamma è stata vaccinata (il che ci permetterà di attendere senza troppo timore il tempo giusto per le vaccinazioni); inoltre saranno già stati “preparati gradualmente” all’assunzione del latte artificiale. Se gestiti in modo corretto, questi piccoli hanno un’alta speranza di sopravvivenza.

PRONTO INTERVENTO PER CUCCIOLI ABBANDONATI

Dei cuccioli abbandonati, ovviamente, non possiamo sapere nulla: però quasi certamente saranno ipotermici (specie se sono stati abbandonati in una stagione fredda) e disidratati.
Purtroppo, in questi casi, la speranza di sopravvivenza è decisamente bassa: quindi è meglio non cercare di fare da soli e rivolgersi subito al veterinario.
A livello di “pronto intervento” , se il medico non fosse subito disponibile o se lo studio fosse molto lontano, possiamo effettuare i seguenti controlli:

a) temperatura: è la prima cosa da sistemare (ancor prima dell’alimentazione!).  Misuriamola subito con un termometro per neonati umani.
La temperatura rettale normale per un cucciolo appena nato va dai 35 ai 37,2 gradi: nella seconda settimana passa a 36-37,7, mentre alla quarta settimana dovrebbe raggiungere la temperatura normale di un cane adulto  (da 38 a 38,8 gradi).
Se risulta inferiore a questi limiti, il cucciolo è in ipotermia e bisogna riscaldarlo.
Ricordiamo che il cucciolo brucia molto più calore corporeo di un adulto, e che in assenza della madre ha bisogno di un controllo costante della temperatura: questo in allevamento si ottiene con le apposite lampade, mentre in famiglia si può sopperire con una bottiglia di acqua calda fasciata in un asciugamano (attenzione a non lasciare parti scoperte, contro le quali il piccolo potrebbe scottarsi).

b) idratazione (ricordiamo che anche il freddo può avere disidratato il cucciolo).
Per capire se il cucciolo ha problemi si possono osservare e toccare le mucose delle gengive (devono essere rosa, umide ma non appiccicose) e il tartufo (dev’essere umido). Solleviamo anche la pelle della collottola con due dita e poi rilasciamola: se è elastica e torna rapidamente al suo posto va tutto bene, mentre se resta sollevata c’è disidratazione.
In questo caso è bene correre dal veterinario che provvederà alla reidratazione tramite flebo.

c)  ipoglicemia: se il cucciolo si muove poco, ha spasmi muscolari involontari (o addirittura convulsioni), se non sembra molto vitale e appare privo di forza, come pronto intervento potremo mettergli sotto la lingua qualche goccia di sciroppo zuccherato: subito dopo, però, dovremo rivolgerci al veterinario.

Una volta che il veterinario avrà compiuto i primi atti tesi a salvare la vita del piccolo (o dei piccoli) è meglio portarlo a casa con noi e non lasciarlo in ambulatorio: non certo per sfiducia nelle capacità del medico, ma perché i neonati hanno bisogno di attenzioni praticamente costanti, e un ambulatorio veterinario NON è una nursery.
Per quanta buona volontà possa metterci il buon dottore, dovrà comunque dedicarsi agli altri pazienti e la sera dovrà anche andarsene a casa sua: quindi è quasi impossibile che possa occuparsi in modo corretto di uno o più neonati.
Portiamo dunque il piccolo con noi (d’ora in poi parlerò al singolare, fermo restando che nel caso di un’intera cucciolata ogni azione andrà effettuata su tutti i cuccioli), tenendoci magari in contatto costante col vet per telefono e rimanendo sempre pronti a partire alla volta dell’ambulatorio se qualcosa andasse storto. Però un cucciolo che è già stato stabilizzato starà sicuramente meglio in casa.

Per prima cosa prepariamogli un ambiente adeguato: sconsiglio di utilizzare una “cuccia” vera e propria, anche perché si riempirebbe ben presto di pipì e di feci. Meglio utilizzare degli stracci vecchi, possibilmente tagliati a striscioline in modo che il cucciolo non abbia modo di restarci impigliato dentro e magari di soffocare. Se abbiamo la possibilità di mettergli sotto qualcosa di “peloso” (un vecchio tappero o coperta) il cucciolo si sentirà molto a suo agio.
La temperatura media dell’ambiente deve essere sui 29°: se il piccolo era ipotermico, o se di taglia mini, vanno bene anche un paio di gradi in più.

L’ ALIMENTAZIONE

Adesso, finalmente, possiamo pensare a sfamare il nostro piccolo: ovviamente non è che questo sia l’ultimo argomento per importanza…ma è sicuramente l’ultimo di cui ci si deve occupare in ordine di tempo, perché ipotermia, disidratazione e ipoglicemia sono molto più letali della fame e quindi vanno risolti per primi.
Questo non significa, però, che il cucciolo non abbia bisogno di cibo: anzi, deve assolutamente mangiare nel giro di poche ore dal ritrovamento, se vogliamo sperare che sopravviva: e se è proprio appena nato, deve letteralmente imparare a ciucciare prima possibile, altrimenti non lo farà più e morirà di inedia.
Inutile sottolineare che la soluzione migliore in assoluto sarebbe quella di trovare una balia, ovvero una cagna che sta già allattando e che, con un minimo di cautela, adotterà sicuramente anche il nostro cucciolo. A volte basta spargere un po’ la voce, soprattutto in rete (Facebook è prezioso per questi appelli) e il problema si risolve.
Se però non riusciamo proprio a trovare una cagna disponibile, dovremo arrangiarci da soli (ed è assai probabile che si debba comunque provvedere per un paio di giorni, ovvero per il tempo che occorre in media per trovare la balia).

ATTENZIONE ATTENZIONE:  NON dare assolutamente al cucciolo, per nessun motivo al mondo, del latte di mucca. Molte persone hanno letteralmente ammazzato dei cuccioli trovati abbandonati perché, in assoluta buona fede e pensando di dovergli “dare qualcosa” da mangiare appena possibile, gli hanno dato il latte che avevano in casa. In realtà il latte di mucca provoca quasi immancabilmente forti diarree che, a questa età, possono essere letali.
Acquistiamo invece del latte artificiale per cuccioli di cane, che si dovrebbe trovare in qualsiasi pet shop, ma soprattutto procuriamoci un biberon di misura adeguata! Quindi misuriamo e pesiamo il cucciolo prima di andarglielo a comprare.
Mentre i latti sono praticamente tutti uguali per composizione ed efficacia (anche qui c’è qualche prodotto migliore di altri, ma diciamo che nessuno di essi farà male al piccolo!), la misura della tettarella è fondamentale: infatti, se è troppo piccola, il cucciolo faticherà troppo per riuscire ad alimentarsi e potrebbe rinunciare, stremato, prima di aver assunto la quantità di latte che gli necessita. Se è troppo grossa, il cucciolo potrebbe ritrovarsi in bocca troppo latte ed aspirarne una parte anziché inghiottirla:  il latte  finirebbe così in trachea e poi nei polmoni causando una polmonite ab ingestis, quasi sempre fatale a questa età.
Se proprio NON avete modo di procurarvi velocemente il latte artificiale, ecco la ricetta “del nonno”  (con la quale, in realtà, diversi nostri avi hanno salvato delle cucciolate): 60 ml. latte di vacca  + 14 ml. panna liquida + 1 tuorlo d’uovo +  un pizzico di formaggino o ricotta + qualche goccia di olio di mais.

E’ probabile che il cucciolo NON accetti di buon grado né il latte “fatto in casa” né quello artificiale, perché non hanno lo stesso odore né lo stesso sapore di quello materno: ma soprattutto potrebbe non accettare la tettarella. In questi casi bisognerà armarsi di contagocce e piazzare direttamente il latte in bocca al cucciolo, sulla lingua, infilando il contagocce nella rima labiale laterale e NON buttandoglielo direttamente in gola (di nuovo per il rischio di polmonite ad ingestis). L’operazione sarà lunghissima e snervante, perché bisogna inserire due-gocce alla volta: ma il cucciolo capirà in fretta che quella “è la pappa” e nel giro di poche poppate comincerà a cercarla e a succhiare da solo (se non ci riesce, purtroppo, non ha molte possibilità di farcela e non c’è nulla che possiamo fare, se non rassegnarci).

Un cucciolo di pochi giorni di vita va alimentato ogni due-tre ore (dipende dalla taglia e dal peso: meglio che questi parametri siano controllati dal veterinario, che potrà stilare un piano alimentare adeguato) con latte preparato al momento (seguire le istruzioni) e scaldato a 35-36 gradi. La temperatura si può misurare sull’interno del polso, esattamente come si fa con il latte per neonati umani: se scotta o se lo sentiamo freddo, non va bene.

Finito? NO!
Perché il cucciolo, se è molto piccolo, non è neppure in grado di urinare e defecare da solo: ha bisogno del massaggino (la mamma glielo fa leccando i pancini) che dovremo effettuare con una pezzolina inumidita. Questo dopo ogni pasto.
Poi metteremo il piccolo nella sua cuccia aspettando l’ora della prossima poppata… che arriverà MOLTO presto, giorno o notte che sia.
Mi auguro che la vostra famiglia sia composta da più persone, perché allevare dei neonati orfani è un’impresa improba e quindi è immensamente utile poter stabilire dei turni.
Purtroppo a me è toccato fare da sola in un’occasione particolarmente difficile (cagna malata e ricoverata in clinica, suocera  in ospedale e marito che stava ad accudire lei; figlio che aveva nove o dieci mesi, quindi neonato pure lui): mi è toccato solo per tre giorni, perché poi mamma cagna è tornata a casa guarita  (guardando i suoi piccoli e poi me con un bel sorrisone sul muso: “Ah, vedo che ci hai pensato tu…grazie, eh! Mi hai risparmiato un sacco di fatica!”), ma vi assicuro che in quei tre giorni ho perso cinque chili.
Quindi, se siete single e avete intenzione di occuparvi di cuccioli orfani (sempre che non siate in sovrappeso, perché altrimenti fare da soli vi aiuterà a meno della dieta),  invitate a casa vostra per qualche giorno amici e parenti, o non ne uscirete vivi.

I CINQUE SENSI
Conoscere i tempi dei sviluppo dei sensi può esserci utile a gestire meglio l’approccio con uno o più neonati. Quindi è bene sapere che gli unici sensi già sviluppati alla nascita sono il tatto e il gusto (e che altro serve, dopotutto?). Il tatto permette al cucciolo di percepire il dolore e i cambiamenti di temperatura: per quanto sia cieco e sordo, fila – be’…ci prova! – a trecento all’ora verso qualsiasi fonte di calore riesca a percepire.
L’odorato, per quanto sembri incredibile in un animale ad orientamento prevalentemente olfattivo, è assente alla nascita, ma appare nel giro di 24 ore e si perfeziona nei cinque giorni successivi.  Dal quinto giorno in poi si sviluppa con grande rapidità (ed efficacia): un cane di trenta giorni ha già un odorato paragonabile a quello di un adulto.
Vista e udito sono assenti alla nascita (gli occhi e i canali auditivi sono chiusi ), quindi non bisogna preoccuparsi di “spaventare i cuccioli” se ci è caduto qualcosa o c’è stato un altro rumore improvviso. L’udito si “apre” intorno al 17° giorno, ma solo intorno al 25° il cucciolo è in grado di capire la fonte del suono (orientamento uditivo). Questo è anche il periodo in cui appare il “riflesso di sobbalzo”: ovvero, il cucciolo salta per aria se sente un rumore forte alle sue spalle: nella razze/nei soggetti a rischio di sordità si può testare con un battito di mani la presenza dell’udito in questo periodo, senza alcun rischio di traumatizzare il cucciolo perché il periodo dell’impronta alla paura arriverà più avanti (a 50 giorni circa).
Ovviamente si deve fare questo test se c’è un effettivo motivo, altrimenti sarebbe una cosa stupida e inutile.
Gli occhi si aprono dai 12 ai quindici giorni, ma per i primi tempi il cucciolo non vede praticamente un tubo: la vista arriva per gradi e..con una certa calma! Intorno al 21esimo giorno si ha la maturazione della retina, quindi in questo periodo è meglio evitare le luci molto forti, che danno fastidio agli occhi del cucciolo (evitare le foto col flash, grazie!). L’orientamento visivo è completo dopo la quarta settimana, ovvero all’età in cui i piccoli, in natura, escono per la prima volta dalla tana, finalmente con tutti i sensi pienamente sviluppati.

DOPO LE PRIME DUE SETTIMANE

A dodici-quindici giorni di vita si può sospendere l’allattamento notturno (o comunque ridurre i pasti notturni ad uno solo); a venti diciotto-venti giorni si può cominciare a mettere il latte in una ciotolina o piattino…e sperare in bene. Se i cuccioli ancora non accettano di lappare, si dovrà tornare al biberon…ma pian pianino dovremo abituarli ad alimentarsi da soli.
Verso i venticinque giorni si potrà iniziare lo svezzamento, inizialmente mescolando al solito latte un po’ di omogeneizzato (esistono quelli specifici per cani, ma vanno bene anche quelli alla carne per umanini) e poi un po’ di crocchette puppy ammorbidite nel latte stesso (ammorbidite per tempo, in modo che quando le porgeremo al cucciolo siano ridotta in poltiglia).
Quando il cucciolo comincia a mangiare cibo solido…è fatta!
Ricordiamo, però, che oltre ad alimentarlo dovremo anche cominciare a giocare con lui, ad interagire, ad insegnargli le prime regole.
A venticinque giorni? SI! Perché la mamma comincerebbe a farlo proprio adesso.
E’ bene allestirgli un ambiente ricco di stimoli  (il programma “Senso puppy” è particolarmente indicato per i cuccioli orfani) e assolutamente esente da rischi e pericoli.
Per il resto, la gestione di un cucciolo orfano ormai non differirà più molto da quello di un cucciolo cresciuto con la mamma: quindi, dal mese di età in avanti, potrete considerarlo un cagnolino “come tutti gli altri”… ma col quale avrete creato un legame indissolubile, davvero speciale. E per quanta fatica vi sia costato, vederlo uscire per la prima volta ad esplorare il mondo tutto felice ed interessato sarà una soddisfazione che davvero non ha prezzo!

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