Dogdance, doggy dancing, freestyle (che in realtà è solo una delle due categorie di questa disciplina: l’altra è l’heelwork to music)… ci sono tanti modi per definirla, ma il concetto è sempre quello: si balla con il cane.
Ancora semisconosciuta in Italia, la dog dance ha invece moltissimi seguaci negli Stati Uniti e ovviamente in Inghilterra, sempre in prima linea quando si tratta di sfornare novità cinofile.
Ora, un po’ come per il disc dog, dovrei dire che “questo articolo lo leggeranno in quattro gatti”: anzi, proporzionalmente dovrebbero leggerlo in DUE gatti, perché a fare dog dance in Italia c’è un numero di gatti ancora inferiore a quello del disc dog… ma siccome i lettori mi hanno clamorosamente svergognato, perché il pezzo sul disc dog l’hanno letto in moltissimi, sto zitta. Aggiungo solo (e qui sono quasi sicura di non essere smentita) che questo articolo è dedicato a “quelle” e non a “quelli” che… perché questa disciplina è molto più amata dalle donne che dai maschietti. L’uomo, forse, teme di non apparire abbastanza “macho”…e pensare che il dog dancer più famoso al mondo è probabilmente Attila Szkukalek, che con quel nome lì non può sembrare una femminuccia neanche volendo!
Ma adesso basta premesse, e passiamo alla presa per il c… pardon, alla serissima descrizione di questi conduttori-ballerini.
ASPETTO GENERALE: agile, snello, giovane e gradevole: per forza! Qui si tratta di ballare, quindi ci vuole assolutamente un fisico da ballerini!
Come no. Infatti negli USA il freestyle è allegramente praticato da balenottere azzurre perfino più larghe della sottoscritta scribacchina, che avrebbe una gran voglia di provarci, ma che prima di prendere anche solo in vaga considerazione l’idea vorrebbe perdere almeno venti chili: invece le sciure americane extralarge vi si cimentano con somma faccia tosta e, diciamolo, con invidiabile fegato.
In Italia, almeno il momento, l’aspetto generale della dog dancer (se c’è qualche uomo italiano che la pratica mi faccia un fischio, please: mi piacerebbe conoscerlo!) è davvero quello che ci si aspetta da una ballerina. Sono quasi tutte giovani, snelle e perfino carine (esclusa una che, l’ultima volta che l’ho vista, proprio snella NON era…ma solo perché era incinta di nove mesi: presumo che nel frattempo sia tornata snella, ma che forse al momento non abbia troppo tempo per ballare col cane perché ci sarà qualcun altro che fa ballare lei).
La dog dancer tipica, oltre ad avere le fisique du rol, ha anche le movenze du rol: putroppo, però, non si limita a camminare sempre a passo di danza – che sarebbe anche una cosa carina ed elegante, escluso forse per le balenottere azzurre – ma si muove come se ballasse sempre col cane. Anche quando il cane non c’è.
Quindi, dal panettiere come dalla parrucchiera, le vedi muovere mani, gambe e testa in gesti tanto armoniosi quanto incomprensibili per chi le osserva: danno ordini occulti al cane immaginario, che è rimasto a casa perché dal panettiere non lo fanno entrare. Così quelle che fanno dog dance, al di fuori del giro cinofilo, sono solitamente note come “quella col tic nervoso alla mano”, o “quella a cui ogni tanto si alza una gamba di scatto” (con immancabile aggiunta di un empatico e compassionevole “poverina”).
ABBIGLIAMENTO: poiché la dog dance prevede vere e proprie coreografie, sarebbero necessari anche costumi adeguati: ma anche qui si capisce perché ci sia un oceano tra il nostro Paese e l’America. Se il già citato Attila, infatti, si esibisce vestito da gladiatore con un costume più scenografico di quello di Russel Crowe, le danzatrici nostrane le vedi in due versioni: jeans e maglietta (versione estiva) o jeans e felpa (versione mesi freddi).
Però, diciamolo, sono brave lo stesso!
NOTA SERIA: confesso che sto facendo un po’ di fatica a prendere in giro la dog dance, perché mi piace da matti. Faccio un tifo sfrenato affinché diventi uno sport nazionalpopolare.
In realtà è quasi la stessa cosa dell’obedience, solo con qualche esercizio in più: ma il risultato è infinitamente più spettacolare. Chi la denigra definendola “una cosa da cani da circo” non ha capito un tubo, perché c’è dietro un lavoro pauroso ed estremamente tecnico: non per niente è difficilissimo farla bene (ancor più difficile dell’obedience). Ma quando ci si riesce, è davvero una cosa bella da vedere per tutti, mentre l’obedience riesce ad appassionare solo gli addetti ai lavori.
TESTA: sempre e solo nelle nuvole. Non hanno neppure bisogno dell’Ipod e delle cuffiette nelle orecchie per essere sempre perse dietro a una musica: quella della coreografia che stanno studiando, che si canticchiano mentalmente compiendo contemporaneamente i relativi gesti (come in: “sai quella col tic nervoso alla mano? L’ho vista per strada che muoveva anche le spalle in modo strano…secondo sta peggiorando. Poverina … così giovane….”).
Inutile, ovviamente, provare a spiegare alla persone normali quale sia lo sport praticato, perché in tal caso si finisce definitivamente di rovinarsi la reputazione (come in: “Hai presente quella col tic nervoso alla mano e alle spalle? L’ho rivista ieri che alzava anche le gambe in uno modo strano…così non ho resistito, le ho chiesto che malattia avesse…e lei mi ha risposto che BALLA COL CANE! Ma poverinaaaa! Certo, con tutti quegli spasmi muscolari, un po’ impressione la fa: ma essere ridotta a ballare col cane, perché non trova uno straccio di fidanzato…è una cosa proprio triste!”).
CANI: in teoria tutti, perché la dog dance dopotutto è Obedience a suon di musica: e tutti i cani possono fare Obedience.
In pratica: border collie, border collie, border collie… (sì, lo so che questa battuta l’ho già fatta per il disc dog: ma non è mica colpa mia se la cinofilia sportiva – ad eccezione di discipline ormai stantie come l’UD – è diventata monocanatica).
Qua e là spunta qualche australian, qualche golden e qualche barbone, quasi sempre grande mole (adattissimo a questa disciplina, perché pure lui ha le fisique du rol).
Onore e gloria, però, a una ragazza asiatica che si chiama Hsin Yi (non sono sicura che si scriva proprio così), che fa Dog dance con un alano e che non si merita solo la foto, ma tutto il video (non so a voi, ma a me fa impazzire il passaggio sotto le gambe, figura tipica della dog dance: solo che l’alano non ci sta e deve camminare come il protagonista di “quattro bassotti per un danese”!)
ARTI: con gli arti i ballerini fanno di tutto e di più: i dog dancer, in realtà, non è che debbano esibirsi in chissà quale performance, perché quelle le fa il cane. Ciononostante li becchi che provano facendo arabeque e assemblé come se il giorno dopo dovessero debuttare alla Scala (invece le attende lo spettacolino per i bambini alla fiera del paese): ma è giusto pensare in grande…e io continuo a fare il tifo, anche quando ‘ste fanciulle magari se la tirano un po’ .
Basta così, dai: abbiamo scherzato abbastanza e su questa disciplina, invece, bisognerebbe essere seri, farla conoscere e diffonderla, perché è davvero originale, simpatica e – come dicevo sopra – molto, ma MOLTO tecnica.
Spero che presto sia possibile vedere anche in Italia qualche competizione importante…ma nell’attesa vi invito a lustrarvi gli occhi con i video che seguono (dall’alto in basso: Mary Ray, Carolyn Scott e Attila Szkukalek).
