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Se amore vuol dir gelosia…

Posted By Valeria Rossi On 29 settembre 2011 @ 16:47 In Etologia-Psicologia canina,Psicologia canina,Vita col cane | 39 Comments

Il mio cane non mangia più da quando abbiamo avuto un bambino. Potrebbe essere geloso?
Ho preso un secondo cane per fare compagnia al primo, ma il primo è diventato irritabile, aggressivo e si è rimesso a sporcare in casa come quando era cucciolo: perché fa così?
Quando viene a trovarci una mia amica con il suo cane, il mio gioca con lui e sembra tutto felice, ma quando l’altro esce lui mi distrugge la casa: cosa può significare? 

Quasi ogni giorno sento domande di questo genere, da parte di persone che a volte hanno quasi  il timore di pronunciare la parola “gelosia” perché non vogliono farmi pensare che antropomorfizzino troppo il loro cane: ma non bisogna avere alcuna remora di questo tipo, perché la gelosia è uno dei molti sentimenti che il cane prova esattamente come gli umani… con l’aggravante di non poterlo affrontare in modo “culturale”, ragionandoci sopra e cercando di autoregolarsi (non che gli umani ci riescano sempre, eh…).
Per il cane la gelosia è una fonte di forte stress a cui reagisce in modo spontaneo ed istintivo, sfogandosi come può (abbaio, comportamento distruttivo, comportamento aggressivo…) oppure chiudendosi in una sorta di depressione che può portarlo ad essere apparentemente svogliato nel lavoro o nel gioco, o addirittura a rifiutare il cibo.
Proprio stamattina abbiamo pubblicato un articolo sullo stress nel cane, dove si dice che la prima cosa da fare sarebbe sempre “rimuovere la causa”, quando questa è stata identificata: ovviamente, però, non è proprio possibile “rimuovere” un nuovo cucciolo…e tantomeno un nuovo bambino!

Che fare, dunque?
Innanzitutto si deve fare la stessa identica cosa che si fa quando in una casa con bambini arriva un fratellino nuovo: e cioè convincere quelli che c’erano prima che il nuovo arrivato NON toglierà loro l’affetto, le cure e le attenzioni dei genitori. Certo, si dirà:  con un bambino è più facile, perché gli si può parlare!
Ma non è sempre così, perché la gelosia si innesca anche nei bambini piccolissimi, che ancora non sono in grado di capire un discorso: e soprattutto, è del tutto inutile spiegare ad un bambino che mamma e papà gli vogliono bene esattamente come prima, se poi i loro comportamenti suggeriscono l’esatto contrario!
I discorsi sono una bella cosa: ma il bambino – proprio come il cane – è molto più sensibile ai FATTI che non alle parole. E proprio come il cane, è sensibilissimo al linguaggio del corpo (crescendo, purtroppo, perde questa sensibilità perché il nostro mondo è fatto di parole: ma sono proprio queste a mettere nei guai la nostra specie, perché le parole possono essere menzognere, ingannatrici e così via, mentre il linguaggio del corpo non mente mai).
Tradotto in pratica: si può benissimo “parlare” anche con il cane, in un linguaggio che lui capisca.
Quindi, quando arriva un nuovo elemento che possa scatenare la gelosia  (altro animale o bambino che sia), la prima cosa da fare è quella di raddoppiare le attenzioni verso il primo cane. E non parlo solo di coccole, carezzine e vizietti vari, ma soprattutto di rapporto: dargli più cose da fare, uscire di più con lui, farlo lavorare o giocare di più.

Se il nuovo arrivato è un animale, non gli importerà nulla di ricevere meno attenzioni rispetto al cane: ancora non sa quale sia il suo posto in famiglia e quel che arriva va tutto bene, quindi la “controgelosia”  non può nascere.
Se il nuovo arrivato è un bambino, diventa un po’ difficile “dargli meno attenzioni”, visto che le richiederà non solo affettivamente, ma anche dal punto di vista pratico: però è possibile – anzi, si dovrebbe sempre fare! – coinvolgere il cane in tutto quello che facciamo, responsabilizzando anche lui verso il bambino.
Per esempio, gli si può chiedere di “fare la guardia” al bimbo – anche se il cane è uno yorkshire, va bene lo stesso – o di portarci il pannolino di ricambio, o fargli trainare la carrozzella insieme a noi…insomma, tutto va bene purché il cane pensi che il bambino non è un suo rivale, ma un nuovo membro del branco piccolo, indifeso, da accudire tutti insieme.
Se vi comporterete così, l’unico rischio (da tenere sotto controllo) sarà quello che il cane diventi iperprotettivo verso il bambino: ma non succederà MAI che ne sia geloso e tanto meno che diventi aggressivo nei suoi confronti.
Tanto è utile e positivo questo atteggiamento, tanto è deleterio quello contrario, ovvero l’emarginare il cane per paura che danneggi il bambino anche involontariamente: il cane che viene portato in un’altra stanza ad ogni poppata, per esempio, diventerà immancabilmente geloso (e  come dargli torto?).

Nel caso di un secondo cane adulto che entri in famiglia, alla normale gelosia si aggiungeranno i timori di una rivoluzione gerarchica: checché ne dicano i cinofilosofi dell’ultima ora, infatti, le gerarchie per il cane sono sempre di basilare importanza.
Quindi non solo bisognerà convincere il nostro amico che il nuovo arrivato non gli porterà via attenzioni ed affetto, ma bisognerà anche convincerlo che non intaccherà la sua posizione gerarchica (fosse anche quella di “ultima ruota del carro”).
In questi casi, ovviamente, non basta quello che pensiamo NOI: bisogna anche vedere cosa ne pensa il nuovo cane.
Per fortuna i cani hanno sempre un certo rispetto per chi c’era prima di loro: quindi è molto facile che il cane numero 2 (anche fosse un molossone di cinquanta chili) non metta affatto in discussione il cane numero 1 (fosse anche un chihuahua).
Chi rovina tutto, molto spesso, sono gli umani, che si mettono a “prendere le parti” dell’uno o dell’altro in caso di piccoli conflitti – per esempio una ringhiata sulla ciotola – sgridando “a prescindere” il cane che sta facendosi le proprie ragioni, anche quando in realtà ha tutto il diritto di farsele.
Sentendosi appoggiato dagli umani, ovviamente l’altro cane si sentirà più sicuro e comincerà a pensare di mettere in discussione le gerarchie, cosa che senza l’intervento umano non gli sarebbe mai passata per la testa.
Quindi, consiglio generale: se due cani litigano,  lasciate che si chiariscano da soli (intervenite SOLO se vi accorgete che le cose stanno diventando davvero pericolose per uno dei due, ma senza dare l’impressione di “fare il tifo” per l’uno o per l’altro. Separateli e stop).
Se poi proprio non riuscite a farvi gli affari vostri e dovete metter becco, mettetelo sempre e solo per appoggiare l’operato del cane numero 1, quello che c’era prima, consolidando così la sua posizione gerarchica (e migliorando sicuramente i rapporti tra i due, perché se un cane non pensa che l’altro voglia scalzarlo, non avrà molti motivi per litigare con lui).

E se il nostro cane, all’arrivo di un nuovo membro della famiglia (ovvero, ai suoi occhi, di un intruso, umano o animale che sia!), invece di litigare con lui se la prende con noi, con la casa (comportamento distruttivo) o con se stesso (comportamento depressivo)?
Allora può essere il caso di ricorrere ai vari rimedi naturali (feromoni calmanti, prodotti naturali omeopatici, fiori di Bach per chi ha fiducia in essi) o artificiali (tipo il “giubbottino antistress”), che però devono essere sempre e solo coadiuvanti del nostro comportamento corretto, che sarà sempre quello di attivare il più possibile il cane e di dargli attenzioni positive e “fattive”. Al cane le coccole piacciono, ma non servono a nulla come antistress! Quello che gli serve è lavorare, rendersi utile, sentirsi parte attiva del suo branco.
Un’altra cosa indispensabile è condizionarlo a “pensare positivo” nei confronti del nuovo arrivato.
La buona vecchia “routine del buon umore” del dottor Campbell mi ha aiutato a risolvere centinaia di casi di gelosia, semplicemente dando al cane l’impressione che “ci sia una festa” ogni volta che appare il nuovo arrivato.
Ridere forte, saltare, giocare, fare letteralmente gli scemi (compreso il rotolarsi per terra e fare la lotta con i cani) ogni volta che “il vecchio e il nuovo” si trovano insieme è un metodo quasi infallibile per eliminare le gelosie: certo, si fa la figura dei pazzi furiosi… ma siccome lo facciamo in casa nostra, non è che dobbiamo invitare tutto il vicinato. Quindi  diamoci pure dentro…e al massimo, se i vicini ci sentiranno ridere dal mattino alla sera, poi dovremo curare la loro invidia!

PILLOLE ANTI-GELOSIA:

- se è possibile scegliere, è sempre più facile far convivere animali di sesso opposto (e se si temono le cucciolate indesiderate basta sterilizzare la femmina, proteggendola così da un sacco di possibili patologie);

- il primo incontro è sempre bene che avvenga in campo neutro, senza dare al cane numero 1 l’idea di un’”invasione” del suo territorio da parte di uno sconosciuto. Se due cani fanno amicizia al parco, poi è molto più semplice far accettare al numero 1 che l’altro entri in casa sua: sarà geloso lo stesso, ma almeno non di un perfetto sconosciuto. Anzi, di qualcuno che in fondo gli è simpatico (e la differenza si vedrà);

- all’ora dei pasti, serviamo prima il cane numero 1 e poi il nuovo arrivato (anche se si tratta di un bambino: prima di ogni poppata del neonato è possibilissimo mettere qualcosa nella ciotola del cane, fosse anche un singolo bocconcino).
Idem per le coccole: sempre prima al cane numero 1 e poi al numero 2 (o al gatto, o al figlio);

- ciotole abbastanza lontane e separate per i due cani , o per cane e gatto: e che nessuno si  permetta MAI di mettere il muso nella ciotola altrui (neanche il cane numero 1) perché il Capo Supremo (ovvero l’umano) lo vieta. Punto. Con fermezza, dolcezza e coerenza, ma lo vieta sempre.
Ognuno mangia nella ciotola sua:  si stabilisce questa regola e non se ne parla più.  A fine pasto, le ciotole spariscono: anche perché la velocità di “aspirazione” della pappa non dovrebbe avere grandi differenze neppure se i due cani sono di taglia e peso diversissimi: il cane piccolo mangerà anche meno, quindi ci metteranno più o meno lo stesso tempo.
Può esserci una differenza sensibile se uno dei due è anziano e quindi mangia molto più lentamente: in questo caso si possono anche dare i pasti in stanze separate.
In ogni caso, la supremazia dell’umano e il fatto che sia LUI a gestire la risorsa-cibo non dovrebbero essere messi  in discussione da nessuno, quindi questo non può disturbare le gerarchie intraspecifiche (mentre semmai chiarisce meglio al nuovo arrivato quelle inter-specifiche);

- MAI far giocare i cani con una sola pallina, almeno finché i rapporti non si sono consolidati e non è nata un’amicizia (personalmente ci sto abbastanza attenta anche “dopo”: le amicizie a volte si rompono, per una pallina contesa). Si possono invece far condividere i giocattoli che possono essere presi in bocca da due parti (salamotti, stracci, bastoni ecc.): anzi, questi giochi in comune rafforzano le amicizie;

- per lo stesso motivo, e almeno per i primi tempi di convivenza, i giochi da rosicchiare, gli ossi e altre sicure fonti di rissa vanno bandite.
Si potranno reintrodurre progressivamente in un secondo tempo, quando i rapporti si saranno fissati e consolidati, sempre chiarendo a tutti che ognuno può rosicchiare le cose SUE, ma che quelle altrui sono tabù;

-  a passeggio si va sempre insieme: gestire due cani al guinzaglio non è la cosa più semplice di questo mondo, ma con un po’ di esperienza ci si riesce benissimo. Portare fuori i cani a turno significa suscitare la gelosia dell’uno ogni volta che si esce con l’altro: scordiamoci che il cane riesca a pensare “sì, vabbe’, ma dopo tocca a me”, o viceversa “sì, adesso esce con lui, ma prima è uscito con me”. Il cane vive nel presente: il “prima” e il “dopo” vengono sempre in secondo piano rispetto all’”adesso”;

- in generale, dimentichiamo anche i concetti di “equità” e di “giustizia” che applicheremmo, per esempio, a due bambini umani: nel caso dei cani è sempre meglio “pendere” dalla parte del dominante, dandogli qualche attenzione in più e privilegiandolo.
Il secondo cane non avrà assolutamente la sensazione di un’”ingiustizia”, ma solo una conferma della sua posizione gerarchica inferiore, che accetterà molto serenamente. E’, semmai, il contrario che lo metterebbe in confusione: essere trattato “alla pari”, o addirittura “meglio”, quando lui, essendo l’ultimo arrivato, trova normalissimo essere messo in secondo piano.
Questo può causare conflitti gerarchici che senza gli umani non sarebbero mai nati.. e che alla psiche canina fanno molto peggio della presunta ” non equità”. Quello dell’ equità è un concetto che appartiene alla cultura umana, ma il cane non lo concepisce proprio;

- in caso di litigi, intervenire meno possibile. Se i cani sono equilibrati e ben socializzati, le dispute si risolveranno quasi sempre con tanta scena e nessuna ferita (e se ci scappa un graffietto, non muore nessuno). Se i cani NON sono equilibrati, magari perché provengono da storie difficili, prima di costituire un “branco” bisognerebbe sempre cercare di migliorare le loro capacità sociali;

- dare sempre tempo al tempo.
Normalmente i cani, se equilibrati, impiegano tre-quattro giorni a fare un’esclation mentale di questo genere: “Chi l’ha chiamato, questo?  – Se ne vuole andare o no? – Uffa, non se ne va proprio… – Okay, rassegnamoci: questo ormai fa parte del branco, bisogna conviverci”.
Qualcuno può impiegare anche una settimana-dieci giorni, difficilmente di più.
Se in questo periodo gli umani si comportano in modo corretto, i tempi si accorciano e l’amicizia – o almeno la tolleranza, perché non si può pretendere che i cani si amino per forza -  quasi sempre prende il posto del sospetto (e dello stress)  iniziale.
Non arrendiamoci MAI solo perché, nei primi 5 minuti, il cane numero 1 ha ringhiato o ha piantato i musi o ha pisciato contro il muro. L’arrivo di un nuovo membro della famiglia è SEMPRE uno choc e uno stress: diamogli un po’ di tempo per affrontarlo, “digerirlo” e infine superarlo.

- ricordiamo che anche il secondo cane (o gatto: bambino si spera di no!) è sotto stress: è stato sottratto all’ambiente in cui è vissuto fino a quel momento e “trapiantato” di peso in un nuovo mondo. Quindi anche lui avrà diritto a molta comprensione, ma ricordiamoci che a lui vengono “aggiunte” cose, rispetto alla sua vita precedente, e che lo stress da nuovi stimoli è comunque più positivo dello stress da “sottrazione” (di importanza, di attenzioni, di tempo).
L’equilibrio, quasi sempre, si trova semplicemente osservando, pazientando e tenendo presenti le semplici regolette di cui abbiamo parlato fin qui: se però la situazione diventasse proprio pesante – anche solo per NOI, che a volte interpretiamo i comportamenti del cane alla luce dei nostri sensi di colpa, che non mancano mai! – potremo sempre appoggiarci ad un esperto in comportamento, che comunque ci darà quel senso di fiducia che talora ci fa vedere le cose con occhio più sereno…e come per magia, fa ridiventare sereni anche i nostri animali!
Non dimentichiamo MAI quanto essi siano empatici.
L’idea fissa che un cane sia geloso, che soffra, che non sopporti il nuovo arrivo eccetera, talora rende gli umani talmente nervosi che il cane lo recepisce e diventa nervoso a sua volta: così noi pensiamo che sia colpa della gelosia…e si instaura un circolo vizioso che non finisce più.
Per questo insisto sempre molto sulla routine del buon umore: perché ridere e giocare – anche se lo si fa forzatamente, di solito poi ci sente così scemi che si comincia a ridere per davvero!  – a volte basta a scaricare la nostra tensione e a rendere più serena l’atmosfera generale, cosa che serve più di mille feromoni messi insieme;

- avvertimento forse superfluo…ma esperienze passate mi suggeriscono di non tralasciarlo: la gelosia è una vera e propria “malattia”, ma non è detto che sia l’unica. Se un cane manifesta segnali di disagio particolarmente forti dopo l’arrivo di un nuovo membro della famiglia, e se questi permangono anche dopo il “tempo fisiologico” di accettazione, potrebbe darsi che la gelosia non c’entrasse nulla, o fosse solo una parte del problema: quindi una visita veterinaria per escludere eventuali patologie concomitanti è sempre consigliabile.

 


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