sabato , 31 gennaio 2015

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“Regolatori” e “pacificatori”: chi sono?

“Regolatori” e “pacificatori”: chi sono?

Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sui “cani regolatori”: compito difficile, visto che questa è una delle definizioni della cinofilia post-moderna che maggiormente si presta ad equivoci e fraintendimenti (insieme ad altre come “cane tutor”, “cane pacificatore” e così via).
Perché parlo di equivoci?
Perché, semplicemente, si sta cercando di far rientrare dalla finestra quello che si era fatto precedentemente uscire dalla porta: e cioè il concetto di gerarchie e di ruoli gerarchici (nonché l’idea che il cane abbia ancora molto in comune con il suo antenato lupo), semplicemente cambiando nome alle cose.

Partiamo dal cane pacificatore: chi è?
E’ quello che “si mette in mezzo” quando qualcuno litiga (probabilmente ognuno di noi ne ha uno, visto che quasi tutti i cani si mettono in mezzo quando litigano gli umani), non “dicendo la sua” (e quindi non abbiando, minacciando o mordendo) ma semplicemente frapponendosi fisicamente ai due (o più) contendenti.
Perché lo fa? Perché è l’equivalente canino del lupo omega, che nel branco di lupi ha il compito – importantissimo, alla faccia di chi ritiene che i lupi di rango inferiore siano  “ultime ruote del carro” sostanzialmente inutili  – di mantenere la calma soprattutto durante i pasti, fungendo in parte da valvola di scarico delle tensioni (i lupi di rango superiore allontanano lui dal cibo, anziché litigare tra loro, e lui non solo accetta, ma fa anche saltelli, danze rituali e “pagliacciate” varie che stemperano la tensione, ma alla fine del pasto gli lasciano anche “la sua parte” conservata apposta per lui).
Vi ricorda qualcosa?
Anche i nostri cani, quando due umani si affrontano a muso duro, non solo “si mettono in mezzo”, ma spesso compiono salti e saltelli, movenze simili all’invito al gioco, insomma fanno i pagliacci…e molto spesso la cosa funziona, esattamente come nel branco: non so quante volte, quando mi capitava di alzare la voce col figlio o col marito, l’intervento del cane ha deviato la nostra attenzione dal motivo della discussione e alla fine ci siamo ritrovati tutti spiazzati, a ridere delle scemenze messe in atto dal nostro compagno peloso e a “dimenticarci di litigare”. Altrettanto spesso funziona anche  il “prendersela con il cane” quando in realtà ce l’abbiamo con un umano: tirare un urlaccio a lui ci permette di sfogare la tensione e riusciamo poi ad approcciare più cordialmente l’interlocutore (o l’antagonista) a due zampe.
Il ruolo di “pacificatore di umani” viene assunto spontaneamente da quasi tutti i cani che, nel loro “branco” familiare, occupano una posizione gerarchica inferiore: sono, insomma, i nostri “cani omega”… che però non saranno necessariamente nella stessa posizione gerarchica quando si trovano in mezzo ad altri cani.

Io continuo ad urlacchiare a destra e a manca che si commette un terribile errore quando si negano le gerarchie canine: per me è un crimine cinofilo, esattamente come è un crimine sociale e politico negare l’olocausto.
E’ altrettanto certo, però, che bisogna anche capire di cosa caspita si parla, quando si dice “gerarchico”, “dominante”, “sottomesso” e così via: perché in questo campo c’è una confusione pazzesca.
Prima di tutto, come ho già ripetuto miliardi di volte,  “dominante” e “sottomesso” non sono ruoli fissi, che nascono e muoiono col cane: sono ruoli altamente flessibili e variabili (altrimenti non ci si spiegherebbe per quale caspita di motivo i cani dovrebbero tentare così spesso la scalata gerarchica!). Inoltre il cane X può essere dominante verso Y, ma sottomesso a Z: quindi dire “il mio cane è dominante” non significa un beatissimo tubo. Se abbiamo modo di mettere X a confronto con cento cani diversi, e scopriremo che in 99 casi si comporta in modo dominante, allora potremo dire che è “tendenzialmente” dominante: ma ci sarà sempre, prima o poi, un cane che lo spinge a spanciare in segno di sottomissione… quindi sarà sempre un “dominante con riserva”, un “dominante finché non trova qualcuno più dominante di lui”.
Questo cavolo di “dominanza”, però, NON va affatto confusa con i concetti di “leadership”, di “capobranco” e via cantando: un cane dominante è quello che prova a porsi nei confronti di un altro cane come cane di grado gerarchico superiore… ma se collochiamo tutto questo all’interno di un branco strutturato potrebbe trattarsi anche della “penultima ruota del carro” che vuole spiegare all’ultima ruota del carro di essere superiore a lei!
Il capobranco, il leader, l’alpha, chiamatelo come vi pare, è invece un lupo (e può essere un cane solo laddove esista un VERO branco, ovvero un gruppo di individui che vivono costantemente insieme e che cooperano: tanto per fare un esempio, i cani del mio allevamento erano un branco, ma i cani che si incontrano al parchetto non lo sono!) che si è guadagnato il rispetto, la stima e la sottomissione degli altri dimostrando una serie di doti (esperienza, coraggio, ma anche capacità di comunicare efficacemente e rapidamente, la rapidità nel prendere decisioni e così via) che NON si possono certamente stabilire in cinque minuti.
Tantomeno nel gran casino di un’area cani, dove convivono cani e umani.

In realtà un “cane alpha” può esistere solo nel caso in cui vivano costantemente insieme un gruppo di cani (almeno tre, altrimenti avremo una coppia e basta) che abbiano anche delle capacità decisionali (perché se il gruppo viene sempre e solo comandato a bacchetta dagli umani, nessun cane avrà mai modo di dimostrare le propri doti di leader). In pratica, nella società umana, questo succede molto raramente.
Che succede, invece, in un gruppo “artificiale” come quello del parchetto, che non ha affatto scelto di stare insieme, che non coopera per alcuno scopo, che non ha bisogno di organizzarsi per sopravvivere perché in realtà tutte le risorse sono gestite dall’uomo?
Succede che si formano classi, categorie – e ovviamente gerarchie! – leggermente diverse da quelle dei lupi: ma non perché il cane sia poi così diverso dal lupo, bensì perché viene messo in condizioni estremamente diverse da quelle in cui si muoverebbe un lupo!
Tutto questo, inoltre, non può prescindere dal fatto che dire CANE, ormai, ha poco significato. Se ne può parlare per le razze primitive, se ne può parlare forse per i meticci che da generazioni si accoppiano liberamente tra loro (e che quindi sono tornati alla morfologia ed alla psiche del “canide naturale” medio)… ma per il resto, sia ben chiaro che ormai tra un siberian husky e un carlino c’è molta PIU’ differenza che tra un lupo e un “cane” inteso come stereotipo medio.

Nonostante questo, il cane “umanizzato” e costretto ad interagire con i suoi simili in contesti del tutto innaturali, come il parchetto o l’area cani o il “campo di socializzazione” (che, spiace dirlo, di naturale non ha un beatissimo tubo), tende ancora a riprodurre i comportamenti del canide selvatico (e meno male che era “tutta un’altra cosa!”).
Si vedranno ancora dominanti e sottomessi, si vedranno ancora pacificatori e “neutri”…e si vedranno i famosi “regolatori”, che alla fin fine sono dei cani dominanti equilibrati e in grado di comunicare sensazioni e di dare un minimo di ordine alla struttura simil-sociale e temporanea che si crea in questi contesti.
Ho letto, non mi ricordo dove, che il cane regolatore sarebbe “un cane che si fa gli affari degli altri”.  In un certo senso è vero…ma è anche vero che questo dovrebbe essere sinonimo di CANE, in generale!  Perché un animale sociale come il cane non può proprio fare a meno di farsi gli affari degli altri, perché è la sua natura: i cani che evitano i loro simili, che li temono o che li aggrediscono a prescindere senza cercare un “dialogo”  (solitamente per paura) … non sono più cani.
Purtroppo la società moderna ne ha “messi in campo” così tanti (grazie soprattutto alle importazioni dall’estero di cuccioli di poche settimane, che non hanno ricevuto alcun insegnamento dalla loro famiglia canina e quindi sono dei completi asociali) che un cane “normale”, equilibrato e disposto a rendersi socialmente utile, sembra l’Einstein della situazione.
La verità, purtroppo, è che sono gli altri ad essere dei poveri minorati e disadattati… e questo SEMPRE E SOLO per colpa dell’uomo: e neanche solo dei cagnari dell’Est, purtroppo, perché anche molti privati hanno l’abitudine di cedere cuccioli troppo piccoli. Per non parlare dei cosiddetti “allevatori” che separano i cuccioli dalle mamme senza dar loro modo di imparare le basi sociali, che non li fanno mai interagire con maschi adulti (non dico con il vero padre, che spesso abita a migliaia di chilometri, ma con un qualsiasi maschio capace di insegnare loro il galateo canino, come avverrebbe in natura) e così via.

Il cucciolo dovrebbe vivere i suoi primi due mesi a costante contatto con madre, fratelli e padre (se c’è) o maschio adulto equilibrato alternativo al padre naturale.
Tutti i miei cuccioli sono cresciuti così e non è MAI successo che uno di loro sia diventato un adulto fifone, rissoso, aggressivo o incapace di rapportarsi con gli altri cani. Solo genetica? Non credo proprio! Per quanto mi dessi da fare per utilizzare in riproduzione cani equilibrati, non ho mai avuto la presunzione di conoscere i geni dei miei cani uno per uno: quindi, così come mi è successo che mi nascessero cuccioli bruttarelli (nonostante cercassi, ovviamente, di far nascere solo cani strafighi!)  figuriamoci se non mi sarebbe scappato anche il cane un po’ schizzatello.  Invece no, non mi è mai successo: così come non succede a tutti coloro che fanno crescere i cuccioli  in una famiglia canina etologicamente corretta.
Quindi sono profondamente convinta che la socialità di un cane, più di ogni altra cosa, dipenda dai suoi primi mesi di vita, e che un cucciolo cresciuto con i suoi parenti sia sempre destinato ad essere un cane equilibrato…sempre che poi gli umani che lo prendono con loro non rovinino tutto. Ma se i primi due mesi sono stati ben impostati, i danni si rivelano sempre minori e comunque recuperabili rispetto a quelli causati da una deprivazione sociale nelle prime settimane di vita.

Ma torniamo al nostro “cane regolatore”: cos’è che fa, in pratica?
Si fa, in effetti, i fatti altrui: mette becco.  Invita alla partecipazione sociale (ovvero al gioco, perché gli pseudo-branchi raffazzonati da parchetto possono fare ben poco, oltre a giocare tra loro!) i cani timidi o chiusi in se stessi; dà una “regolata”, appunto, a quelli che fanno troppo casino rischiando di mettere in pericolo l’armonia generale. A volte organizza pure battute di caccia (come si può vedere, per esempio, quando al parchetto ci sono anche dei piccioni: non è rarissimo che due o tre cani si organizzino per far loro la posta, apparentemente “agli ordini” di uno di loro. Di solito la cosa si conclude con un nulla di fatto, perché i piccioni da parco sono iper-smaliziati: ma ho assistito, a Roma, ad una “battuta” organizzata nel giro di mezz’ora da quattro cani che si erano conosciuti dieci minuti prima.
Tre di essi hanno “accerchiato” un piccione e l’hanno fatto decollare nella direzione del quarto cane, una siberian husky che con un salto (di altezza impressionante, devo dire!) l’ha beccato al volo.
Purtroppo non so dirvi se il gruppo si sarebbe poi spartito equamente la preda: posso dire solo che sono corsi tutti verso la husky con l’aria felice, a coda alta… ma fra quei “tutti”, purtroppo, c’era anche la mia amica con cui stavo passeggiando per Villa Pamphili, nonchè proprietaria della cagna, che invece è corsa a farle un mazzo così perché nella società umana ammazzare piccioni al parco non è politically correct.
Quindi la storia è finita con la husky molto mortificata e rimessa al guinzaglio, mentre gli altri venivano recuperati dai relativi proprietari (nessuno dei quali aveva capito esattamente cosa fosse successo) e il piccione morto veniva raccolto da un netturbino.
Insomma, una bella battuta di caccia finita nel peggior modo possibile.
In ogni caso, la cagna della mia amica si era comportata come una cagna alpha…ma trattandosi di un “non-branco”, bensì di un gruppo sociale improvvisato sul momento, direi che potremmo definirla una “regolatrice”.

E’ indubbio che il cane regolatore deve essere capace di comunicare, di dialogare, di capire i segnali altrui e di mandarne di chiari: in altre parole, dev’essere un cane che sa fare il cane.
Inoltre deve aver voglia di interagire con gruppi sociali che dopotutto non gli appartengono, facendo valere il suo “status” di cane “che sa il fatto suo e che si sente in dovere di insegnare qualcosa agli altri”…ed è in questo senso che lo definisco “dominante”.
Se tutto questo lo facesse seguendo le indicazioni di un umano, lo chiameremmo “cane tutor”…ma sempre dominante sarebbe: ovviamente nel VERO senso che si deve dare a questa parola, e cioè quello di cane “che si sente in dovere di insegnare qualcosa agli altri” e che si sente anche di rango superiore… ma NON nel senso di “cane da rissa”, perché il cane da rissa non è affatto un dominante ma – spesso – un asociale, o un insicuro, o un cane rovinato da una cattiva gestione umana.
Certo, finché avremo in giro i Cesar Millan di turno che insegneranno alla gente che per dominare il cane bisogna prenderlo a calci, impiccarlo o schienarlo… allora la gente continuerà a pensare che “dominante” sia sinonimo di “coercitore, violento e – per dirla in modo particolarmente raffinato – testa di cazzo”.
Peccato che i CANI non la pensino affatto così.
E non la pensano così neanche gli umani che hanno un minimo di conoscenza etologica: per i quali, gira che ti rigira, si torna sempre alla struttura sociale del lupo (quella vera, non quella di fantasia): solo “riveduta e corretta”, anche nei termini, per adattarla in un mondo che lupino non è…e che vede protagonisti anche molti cani che – per i motivi visti sopra –  non soltanto non sono lupi, ma non sono neanche più cani.
Forse parlare di “regolatori”, “pacificatori”, “tutor” eccetera è più corretto che parlare di alpha e omega quando in realtà non stiamo parlando di un vero branco: l’importante è che sia chiaro che i cani continuano a basarsi sulla struttura originaria e a comportarsi di conseguenza… che questo piaccia o meno alla cinofilia postmoderna.

Esclusa quella della famiglia di boxer, che è dell’allevamento dei Casperini, tutte le foto sono di Giampaolo Urso, che ringraziamo.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani da utilità per 16. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di 85 libri cinofili e della serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" , nonché conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto e tiene diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI). Da settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) è tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO).