Il bello della multimedialità e della discussione aperta è che talvolta si litiga, questo sì: ma anche dai litigi (a meno che non si tratti di pure e semplici “trollate”, ovvero di provocazioni senza altro scopo che quello di mettere zizzania) possono saltar fuori considerazioni interessanti e meritevoli di approfondimento.
Ieri, domenica o non domenica che fosse, l’occasione di “scanno” su Ti presento il cane non è mancata: ed è stata fornita da una mia precisazione sul tema “Collie americano”.

Riassumo brevemente qui per chi non avesse seguito i commenti: avevo scritto un articolo in cui sostenevo che il Rough Collie stesse prendendo una brutta piega, tendendo a diventare una sorta di “peluche” in cui si perdevano struttura, taglia e soprattutto carattere. Ho fatto quindi l’esempio del Collie di tipo americano per dire che quello Standard (diverso dal nostro FCI) è forse più aderente al tipo originario, comunemente identificato col cane-attore Lassie in cui molti (cinofili compresi) ravvisano il “vero” Collie.
A questo punto mi hanno segnalato – da più parti – che alcuni possessori di Collie definiti “americani” dai loro proprietari, ma in realtà decisamente lontani dal tipo (inteso in senso zootecnico), portavano ad esempio il mio articolo per dimostrare che i loro soggetti (alcuni dei quali senza neppure un pedigree) erano “i veri Collie”, i Collie “giusti”.
Ovviamente io non avevo affatto intenzione di sostenere che questi cani, molti dei quali sono altissimi sugli arti, con teste scorrette, pelo insufficiente, orecchie esageratamente grandi ed erette e così via, fossero da preferire agli ipertricotici bassotti, talora con assi cranio-facciali convergenti, che avevo criticato nel primo articolo. Non mi sta bene nè un eccesso, né l’altro!
E poi qui non si parla neppure di “ipertipo vs ipotipo”, ma di “tipo” (quello descritto dallo Standard) contro “non-tipo” (sia quello dei bassotti ipertricotici che quello dei cani venduti come “collie americani” quando in realtà sono, semplicemente, simil-collie).
Quindi ho scritto un secondo articolo per chiarire meglio il mio pensiero…e qui è scattata l’insurrezione, perché sono stata presa a simboliche e metaforiche (per fortuna!) sassate dai proprietari di cani senza pedigree e – ahimé – senza razza.
Una di queste persone, proprietaria di uno dei cani che avevo utilizzato per illustrare l’articolo, mi ha anche imposto di togliere la foto, come se avessi voluto metterla sua foto per schernirlo o sminuirlo. Addirittura questa signora ha sostenuto che per me la VITA di un cane senza pedigree non avrebbe nessun valore!
Di fronte a questa accusa (e ad un’altra, di altra persona, che ventilava chissà quali misteriori “interessi” dietro a ciò che scrivevo),  mi sono sinceramente  irritata e probabilmente, nelle risposte ai commenti, ho sbroccato anche un po’.
Adesso, a mente fredda, riprovo ad esprimere qualche concetto che temo non sia stato compreso, forse perché “addetti ai lavori” e cinofili “comuni” parlano due lingue diverse.
E allora, proviamo a spiegarci meglio…e magari a tradurre i concetti della cinofilia ufficiale a chi “addetto ai lavori” non è, e che solo per questo, forse, rischia di fraintendere scambiando per chissà quale “insulto” una semplice constatazione zootecnica.

A – il cane  senza pedigree non può essere definito “cane di razza pura”.
Purtroppo queste sono le regole, che ci piaccia o meno. Non c’è nulla di personale (e neanche di…”can-ale”).
Per definire un cane come “di razza pura” occorre la certificazione ufficiale che almeno i suoi genitori, nonni e bisnonni fossero soggetti di razza. TUTTI, non qualcuno qua e là.
Il motivo è molto semplice: il figlio di un cane di razza e di altro cane lontanissimo da essa spesso “sembra” un esemplare tipicissimo. Però, immancabilmente, i geni “estranei” salteranno fuori nelle generazioni successive.
Ho già raccontato altre volte della scappatella che il mio primo pastore tedesco, Fritz, fece con la cocker della lavanderia sotto casa (era stato affidato per due giorni a mia madre, buonanima: un nome, una garanzia): uno dei “pastori cockereschi” che nacquero era, apparentemente, quasi più bello del padre. Era solo un filino più piccolo della media.  Una femmina era una quasi-perfettamente cocker, all’apparenza, mentre gli altri tre erano… miscugli inenarrabili.
Pensate un po’ a quel che sarebbe successo se uno dei due cani che sembravano di razza pura, anche se ovviamente senza pedigree, fosse stato usato in riproduzione: i geni cockereschi o pastoreschi sarebbero immancabilmente saltati fuori e avrebbero fatto venire un sicuro coccolone al proprietario del partner prescelto!
Ma come si possono evitare simili “sorprese”?
Solo certificando che la razza è presente e costante da almeno tre generazioni: e purtroppo da qui non si scappa.
Ufficialmente, un cane senza pedigree è un cane senza razza.
Non un “bastardo”, termine che non utilizzo mai perché ha una connotazione negativa che mi infastidisce, ma un cane NON di razza pura e quindi, tecnicamente, un meticcio.
Così come una persona senza documenti, anche se somiglia moltissimo – che so – a Raul Bova o a Michael Schumacher, non diventa né l’uno né l’altro, a meno che non tiri fuori una carta d’identità che lo dimostra (e il fatto che una Sciuramaria passi di lì e gridi “Ohhhhh!!! Ma quello non è Raul Bova?” non viene assolutamente considerato attendibile).

B – Lo Standard non è un optional
La signora proprietaria del simil-collie ha scritto in uno dei suoi commenti che aveva “decine di persone disposte a dichiarare che il suo cane era purissimo” e che “i nonni del suo cane avevano il pedigree“.
Inoltre specificava che per lei i giudizi tecnici non contavano nulla, mentre si fidava del fatto che per strada tutti dicessero “oh, che bel Collie!” e “oh, guarda Lassie!”.
Le ho risposto – e purtroppo è la verità – che a me hanno detto “oh che bel dogo argentino!” quando avevo al guinzaglio il mio staffordshire bull terrier NERO.
Tutto questo, ovviamente, non smuove assolutamente la convinzione della signora di avere un “collie purissimo”: ed io sono contenta, ma DAVVERO contenta, che questa signora ami il suo cane al punto di scagliarsi a testa bassa anche contro l’evidenza. Sono SEMPRE contenta quando incontro qualcuno innamorato del proprio cane: solo che – purtroppo o per fortuna, non sta a me dirlo – la razza di un cane si stabilisce attraverso criteri cinotecnici e non attraverso gli occhi dell’amore.
I criteri cinotecnici sono contenuti in una cosa che si chiama “Standard” e che dà indicazioni precise (a volte molto precise, a volte un po’ meno: dipende dalle nazioni) sulla morfologia del cane.
Non sto qui a spiegare cosa sia uno Standard, come sia nato e a che cosa serva, perché sono lietissima di potervi informare che ho appena ritrovato un amico di cui avevo perso ogni traccia e contatto, che in passato aveva scritto alcuni articoli molto interessanti e molto chiari sulla funzione dello Standard e delle razze canine per “Ti presento il cane”, quando era una rivista su carta.
Non è un amico qualsiasi, ma è l’autore di molti testi tra i quali c’è la vera e propria “Bibbia” della cinotecnia moderna (“Cani e razze canine”): il suo nome è Mario Canton e, subito dopo questo articolo, inizierò a ri-pubblicare i suoi, visto che è riuscito a ripescarli e a rimandarmeli in formato digitale.

Sta di fatto, comunque, che se l'”appartenenza” di un cane ad una certa razza è data dal pedigree,  la “bellezza” di un cane (sempre e solo cinotecnica, ovvero intesa come bellezza funzionale)  è data invece dalla sua aderenza allo Standard.
Ovvero, tanto per restare al nostro esempio (ma ovviamente la cosa vale per tutte le razze), non solo ci sono i “veri Collie” (quelli col pedigree) e quelli che “magari sembrano Collie, ma non si sa se lo siano davvero” (quelli senza pedigree)… ma ci sono anche i “bei” Collie  e i “brutti” Collie: laddove i primi sono quelli che si avvicinano il più possibile allo Standard di razza, mentre i secondi sono quelli che se ne allontanano.
Per chi ci si avvicina esistono, in esposizione, le qualifiche: Buono, Molto Buono, Eccellente.
Chi si allontana dallo Standard viene giudicato in un solo modo: Abbastanza Buono, che in linguaggio cinotecnico significa “al limite dell’atipico” (perché se è proprio atipico del tutto, viene cortesemente allontanato dal ring).
L’ENCI, sia chiaro, è buonista: e non volendo offendere nessuno non ha contemplato qualifiche come “Insufficiente”, “Gravemente insufficiente” o  magari “Cesso pauroso” …ma a sentire tutta la gente che esalta le inesistenti qualità inesistenti nei propri cani, vien quasi da rimpiangere che non siano state inserite.
Non che sarebbe cambiato nulla, probabilmente…perché chi sostiene che gli basti sentire il parere delle Sciuremarie per giudicare la bellezza del proprio cane può appartenere a due categorie:
a) quelli che proprio non hanno gli occhi (o li hanno talmente foderati dal prosciutto dell’amore, che negano anche l’evidenza);
b) quelli che gli occhi li hanno e li sanno usare, quindi non ignorano (anche perché è davvero difficile ignorarle!)  le differenze tra il loro cane e un rappresentante davvero “bello” (sempre e solo in senso cinotecnico) della razza: però, per partito preso o ancora per amore (volendo appositamente ignorare chi ha degli interessi economici in ballo)  “non vogliono passare di lì”: di solito, ma non sempre, perché quel cane l’hanno pagato: e così, invece di essere i primi a denunciare una truffa, diventano incomprensibilmente i migliori complici di chi li ha truffati, dichiarandosi felici di aver pagato fior di quattrini per un cane che, sempre  zootecnicamente, non aveva alcun valore.

I signori di categoria b), in esposizione, non ci mettono proprio piede: sanno benissimo che il loro cane è morfologicamente scorretto e quindi se ne guardano bene dall’affrontare il giudizio di un esperto.
Quelli di categoria a), a meno che non vivano in un mondo fatto solo di “vieni dalla mamma” e di “ecco il biscottino per il mio tesorino”, a volte fanno il  Grande Salto e appaiono su qualche ring: dopodiché, però, accecati come sono dai sentimenti, se ricevono un giudizio negativo sono prontissimi a dare del cretino al  Giudice.
Confesso: a volte (per non dire “sempre”…) lo facciamo anche noi cinofili. Però lo facciamo più che convenzione che per convinzione, visto che i difetti dei nostri cani noi li conosciamo benissimo (e le Sciuramarie no).

Qualcuno mi ha detto: “Però non puoi negare che in esposizione vincano spesso cani ipertipici, o comunque cani che seguono più i dettami della moda del momento che non quelli dello Standard: è una delle tua battaglie, non vorrai mica rimangiartela!”
Certo che no. Il caso dei Collie “peluchoni” ne è un esempio eclatante, così come lo è stato in passato quello della mia razza (siberian husky), nella quale a un certo punto la funzionalità si è persa a tutto vantaggio dell’estetica. E purtroppo di esempi potrei riempire un libro.
Ma se questo è da condannare – e lo è,  lo ribadirò con sempre maggior forza, anche perché questo problema sta anche alla base della dicotomia tra cani “da lavoro” e cani “da bellezza”, che in pratica significa rovina delle razze – non è che automaticamente si debba pensare che un cane clamorosamente fuori Standard debba essere tenuto in considerazione dal punto di vista cinotecnico.
In expo vincono i cani sbagliati?
Bene: prendiamo in mano lo Standard, analizziamolo per benino e imponiamo ai Giudici di farlo rispettare…ma non cerchiamo di contrabbandare per “cani di pura razza” quelli che stanno all’estremo opposto, perché sono altrettanto sbagliati!

Purtroppo bisogna dire (e gli articoli di Canton lo chiariranno meglio) che gli Standard non sono tutti ugualmente precisi: infatti, in alcune nazioni, essi vengono spesso redatti in modo da dare solo le indicazioni proprio “imprescindibili” (in pratica, quelle che se non vengono rispettate comportano la squalifica): per questo si leggono Standard in cui manca poco che ci sia scritto che il cane ha quattro zampe, una coda e due orecchie…e basta.
Li scrivono così perché  tutto il resto è lasciato all’interpretazione del Giudice, dando per scontato che quel signore lì sia un esperto, un allevatore competentissimo, uno studioso della razza e così via…e che quindi non abbia certo bisogno del “disegnino” per capire come dev’essere fatto un cane di quella razza.
In realtà, molto spesso, è esattamente così: altre volte un po’ meno, forse.
Ma più che altro bisognerebbe andare a cercare – e ad eliminare – problemi collaterali come conflitti di interesse, amicizie e inimicizie, corruzioni e concussioni… insomma, tutto ciò che rende l’essere umano fallace e che, di conseguenza, può rendere altrettanto fallaci i risultati di qualsiasi sport o attività in cui le classifiche siano soggette al parere di uno o più umani.
Però, attenzione: nove  virgola nove giudici su dieci sanno benissimo quello che stanno vedendo, e sono assolutamente capaci di distinguere un bel cane da una ciofeca.
E, ri-attenzione: i giochetti di potere, le amicizie particolari e tutto il cucuzzaro potranno sicuramente modificare e a volte rendere ingiusta una CLASSIFICA, ma quasi mai una QUALIFICA.
Personalmente non ho mai visto in vita mia un Giudice, neppure il più sporco-imbecille-corrotto-incapace e chi più ne ha più ne metta, dare un “Eccellente” a un cane da “Abbastanza Buono”, o viceversa.
Ho visto dare, magari, un ECC a un cane da MB  (e viceversa)… e per carità, è già grave che succeda questo: ma non esageriamo.
Nessun cane “palesemente ciofeca” (e non tale soltanto agli occhi del rivale, magari perché ha la punta della coda un po’ meno perfetta del suo)  diventerà mai campione di bellezza, così come nessun cane timido, aggressivo o incapace diventerà mai campione di lavoro.
Anche agli inciuci c’è un limite, ed è un limite che non vedrà mai trionfare in esposizione un cane che non sia almeno un decoroso rappresentante della sua razza.
E comunque, per eliminare ogni possibilità di errore “voluto”, basterebbe che tutti gli Stardard fossero come quelli italiani, che esaminano e misurano il cane praticamente “pelo per pelo”.
In questo caso il giudizio “cosmetico” (che si traduce nel gusto personale del Giudice) passerebbe in millesimo piano.
Un po’ la stessa differenza che passa tra una gara di tuffi, in cui sono gli umani a votare con le palette – e che quindi risultano a volte fallaci –  e una gara di nuoto, in cui conta esclusivamente il cronometro e quindi gli errori umani stanno a zero.
Però una cosa è certa: un cane che non somigli neppure alla propria razza non vincerà mai in expo.

C – I presunti “insulti” al cane (e per conoscenza, al proprietario) non sono tali: ovvero, amore e cinotecnia sono due cose diverse
Non è stata certo una novità, per me, sentirmi dire che “ho insultato il cane” della signora di cui sopra quando l’ho definito “cane non di razza”…come se si potesse definire “insulto” la semplice constatazione di un fatto.
La signora si è sentita anche in dovere di precisare che a lei “non importava, perché non era razzista” (e meno male! Pensate a cosa mi avrebbe detto se lo fosse stata!).
Comunque…non è una novità, dicevo, perché mi è capitato molte volte di giudicare le famigerate “rassegne cinofile” (ovvero, manifestazioni “amatoriali”  in cui i giudici non sono Esperti Giudici ENCI, ma quasi sempre allevatori) a cui possono accedere tutti i cani: di razza, non di razza, con pedigree, senza pedigree.
Lo scopo di queste rassegne, oltre a quello di passare una giornata tra appassionati, sarebbe quello di aiutare le persone a capire se il loro cane è tipico, e quindi se può accedere alla cinofilia ufficiale (e soprattutto alla riproduzione…) o se è meglio continuare a fargli tante coccole e lasciar perdere il lato cinotecnico.
Nel caso dei cani senza pedigree, invece, si cerca solo di far capire ai loro proprietari se possono continuare a dire “ho un XXX (razza a vostra scelta)” o se è meglio che dicano “ho un simpatico e adorabile meticcio”: ancora una volta, anche in vista di un’eventuale destinazione alla riproduzione, cercando di sconsigliare quella ad alto rischio.

C’è qualcosa di male? A me sembra di no, sulla carta: ma in pratica mi è capitato fin troppe volte di contenere a fatica le ire funeste della Sciuramaria con indescrivibile botolino (tanto carino e tanto simpatico, ma tutt’altro che di razza!) che avevo avuto l’ardire di definire “meticcio”.
E lì non eravamo su FB, quindi i cazzotti li ho rischiati per davvero… per aver detto, ahimé,  né più né meno che la verità: anche perché , se il cane aveva almeno una vaga parvenza della razza con cui era stato iscritto, per evitare le risse avevo imparato a dire cose come “Testa al limite della tipicità, rapporti cranio-facciali convergenti, dentatura incompleta, in movimento stringe il posteriore,  BELLISSIMA CODA”… così la Sciuramaria usciva contenta per la bellissima coda, ignorando il fatto che le avessi stroncato tutto il resto: ed io avevo la coscienza pulita, ma anche la faccia tutta intera.
Però, vivaddio: quando un cane è un meticcio, è un meticcio! E non si può non dirlo.
Che poi la Sciuramaria l’abbia pagato 2000 euro come purissimo “yorkshire toy” o rarissimo “maltese a pelo corto” (o collie americano…) è un problema suo, non mio.

Sta di fatto che bisogna imparare a distinguere tra AMORE (dove è giusto che viga la regola secondo cui “ogni scarrafone è bello a mamma sua”: anzi, mi incavolerei a morte se non fosse così!) e CINOTECNIA… laddove uno scarrafone è uno scarrafone, punto e basta.
E resta scarrafone anche se gli vogliamo un bene dell’anima: ma “scarrafone” in senso cinotecnico non significa certo “cane che non vale niente”, o “cane che non ha diritto di vivere e di essere amato”!
Per carità del cielo, un’idea di questo tipo è lontanissima dai miei pensieri e da quelli di qualsiasi vero cinofilo.
“Scarrafone” (o termine equivalente)  significa solo “cane che non somiglia allo Standard”…ovvero “cane che sarebbe meglio evitare di riprodurre, se amiamo davvero la razza”, nonché “cane che è meglio non portare in expo per evitare delusioni e incavolature”.

Dove starebbe l'”insulto”?
Perché una persona che si definisce “non razzista” poi si incazza come una iena se gli dici che il suo cane non è di razza (non avendo pedigree) e che non sembra neppure di razza (non essendo tipico)?
Di sicuro il cane non si sente “insultato”: la cosa proprio non lo tocca.
Al più grande campione di bellezza come al più grande “scarrafone” del mondo interessa solo di essere amato, curato, coccolato.
Ai cani  SI’, che non ne frega assolutamente nulla di essere belli o brutti, “griffati” o allegri  meticcioni.
Invece i presunti-sedicenti “non razzisti” umani, quando hanno per le mani un cane morfologicamente scorretto, sono pronti a spararti se glielo dici.
Invece di pensare “chissenefrega, io lo amo per quello che è”, devono tirare in ballo i nonni col pedigree o le sciuremarie che li fermano per strada dicendo “ma che bel Lassie”.
Ma dove sta la coerenza?

La cinotecnia è una scienza: non propriamente “esatta”, perché quando si tratta di esseri viventi non c’è mai nulla di “esatto”…ma scienza sì.
I sentimenti non c’entrano una beatissima cippa.
Io ho amato nello stesso identico modo i miei campioni, i miei meticci (che ho sempre avuto contemporaneamente ai cani di razza) e le mie “ciofeche”, perché ne sono nate anche a me come ne sono nate a tutti gli allevatori del mondo: anzi, io mi vanto di averle sempre tenute in bella vista in allevamento (c’è molta gente che, se non riesce a piazzarle, le tiene imboscatissime…per non parlare di chi li sopprime: personaggi che manderei in galera a calci nel sedere). Io li temevo insieme agli altri e dicevo in tutta franchezza:  “Questo non l’ho venduto e  l’ho tenuto per me perché mi è riuscito malissimo: è bruttarello, però lo amo esattamente come tutti gli altri”.
Mi sembrava anche questo un modo per fare cultura “cinofila”,  intesa come cultura dell’amore per il cane.
Ma la cinotecnia è un’altra cosa, e per questo le mie ciofeche  sono state “amori di mamma” quanto e talvolta più di altri (una in particolare è stata una delle cagne più intelligenti, simpatiche e divertenti che abbia mai avuto!): ma non le ho mai portate in expo – perché il giudizio potevo darlo tranquillamente da sola – e neppure le ho usate in riproduzione, perché lo scopo dell’allevamento deve essere quello di migliorare la razza sotto ogni profilo: sanitario, caratteriale e morfologico (per me, in quest’ordine: per altri, forse, in ordine diverso. Ma i tre punti chiave sono quelli, e non si scappa).

Concludendo: io non “insulto” nessun cane e nessun proprietario deve sentirsi insultato se gli dico che il suo non è un “bel” cane dal punto di vista cinotecnico.
Semplicemente prendo atto di  un fatto oggettivo, perché la bellezza del cane andrebbe sempre e SOLO intesa in senso zootecnico e quindi va valutata attraverso parametri precisi, che sono quelli dettati dallo Standard.
Mi dispiace che per qualcuno il termine “meticcio” equivalga a un insulto: per me non lo è.
Per me è come dire, di una persona, “biondo” o “bruno”: lo guardo e dico quello che vedo, stop.
Non è che, se mi piacciono i biondi, stia “insultando” chi ha i capelli scuri. Gli dico “bruno” perché un signore con i capelli scuri si definisce “bruno”… così come un cane senza pedigree si definisce “non di razza pura”, e un cane che non somiglia allo standard si definisce “atipico”, o “morfologicamente scorretto”… o, in modo meno elegante, “brutto”.
Ma non è certo “brutto” in assoluto (anzi! Ci sono meticci meravigliosi…come lo sono stati ovviamente tutti i miei, ai miei occhi!), nè “vale meno” dal punto di vista affettivo.  Vale  meno (anzi, NON ha proprio valore alcuno) solo dal punto di vista commerciale…che però è un altro parametro dettato da criteri ben precisi.
Il valore economico di un cane è dato da una serie di fattori che non sto a ripetere qui perché li ho già elencati mille volte in altri articoli, ma che ci devono essere (e tra questi, i documenti ufficiali sono una conditio sine qua non).
Se non esistono questi parametri, non esiste neppure un valore commerciale: altro dato di fatto, che non deve essere inteso come “insulto” da nessuno e verso nessuno.
Ogni altra considerazione sui concetti di Standard, Razza e così via la lascio a Mario Canton e agli articoli che pubblicherò in parte oggi stesso e in parte nei prossimi giorni.
Per ora io mi fermo qui, sperando di aver chiarito un po’ meglio il mio pensiero e restando aperta a qualsiasi discussione…però basata sui fatti reali e sulle norme che regolano la cinofilia, non sui “se”e sui “ma”.
E neppure sull’amore di mamma, che è una cosa meravigliosa e che sono la prima a provare per i miei cani: ma che non c’entra nulla con lo Standard, il pedigree, i giudizi zotecnici.
Amore e cinotecnia sono due cose che possono – anzi, DEVONO! –  camminare fianco a fianco: ma non si possono mescolare, né confondere l’uno con l’altra.

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.

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51 Commenti

  1. valeria, quanto è che non frequenti le expo? a parte che… abbiamo beccato una giudice che smollava giudizi “sufficinete” come lanciare coriandoli, anche a cani che in genere fanno BOB e CAC… ma è un’eccezione e non era nemmeno italiana (e nemmeno europea…) ma mi sa che sei un po’ ottimista sul fatto ciofeche/bei cani cac bob ecc ecc… mi sa davvero che dovresti tornare a fare un giro.
    detto questo a me piace “paciugare” con i miei “cani lupi” senza pedigree, che a me piacciono mille volte di più di quelli “in standard” e come a me a molte sciure marie e sciurmari in giro per strada, ma MAI mi sognerei di dire che sono in standard o di razza… sono e restano meticci punto e fine.ma chissenefrega…mi picciono a molti piacciono… a chi interessa “un cane lupo” vanno benissimo e chi li prende sa benissimo che si prende un meticcio… che per quello che ci deve fare è fin troppo bello.Ma la prima cosa che metto in chiaro è appunto che è un meticcio, non mi sognerei mai di vendere un meticcio per cane di razza…
    ma anche a me è successo di vedere una signora con 2 diciamo bassotti, padre e figlio, venire a chiedere ad un expo nazionale, finiti tutti i guidizi, cosa ne pensava il giudice, con molto garbo le ha detto che “erano cani molto simaptici ma non erano definibili bassotti” in realtà appena è andata via con noi in torno al ring mentre aspettavamo i libretti ha detto “quelli il bassotto l’hanno solo visto” era … una sciuramaria orgogliosa dei suoi cane che vorrebbe sentirsi dire altrettanto dal giudice… ma che ti frega dico io,ti piacciono i tuoi cani?basta siamo a posto così.del resto a me un “bel” bulldog da coppa del mondo mi fa schifo anche se è il più bello del mondo… e il concetto è sempre che ogni scarrafone è bello a mamma sua. ma forse il proprio giudizio personale e quello di gente a cui non dispiacciono non basta, vorrebbero anche dirselo “ufficialmente” e sinceramente, a che pro?
    però come diciamo sempre… è un mondo difficile.

  2. Cara Valeria,
    come ben sai la mia crociata contro chi sostiene che un pedigree è solo un inutile pezzo di carta è una lotta che nn cesserà mai di esistere. Ti avevo aggiunto proprio in un gruppo di FB dove una ragazza si era palesemente impuntata a voler fare accoppiare il suo Border privo di pedigree nonostante noi tutti lo sconsigliavamo caldamente. Mi sono sentita “urlare” le solite frasi del tipo: “non è un meticcio è un Border che tu lo voglia o no” “anche se nn ha il pedigree io lo amo lo stesso” (cm se qualcuno avesse messo in discussione l’amore verso il suo cane), “il pedigree è un’inutile pezzo di carta perchè per me il mio xxx è bellissimo” e via dicendo..
    Purtroppo far capire a sta gente cose semplici e basilari e come andare a cercare Atlantide…un’impresa impossibile!
    ti porto il mio esempio: cm sai ho una dobermann, nonostante il suo fiori fiore di pedigree ha dei piccoli difetti di standard che nn la rendono idonea alla riproduzione, questo lo sapevo, con l’allevatore ci siamo accordati per un prezzo inferiore e per questo è stata STERILIZZATA! Per me è il cane più bello del mondo ma ha pur sempre difetti evidenti! cavoli! guardiamo in faccia alla realtà!

    • fino all’anno scorso il lir per i border era aperto e tanti hanno fatto il pedigree al loro border senza pedigree.anzi sono a conoscenza di cani a cui è stato fatto il lir, che non erano proprio puri, magari quasi…ma di certo non puri, e sti cani ora girano in mezzo agli altri e possono riprodursi e perpretarsi nei pedigree. però… prima di rientrare nel roi devono passare 4 generazioni, nel mentre i figli dei figli se sono ciofeche arrivano poco in la (in teoria) ma…se dopo tot generazioni danno buoni frutti possono (ri)entrare nel roi. io ti dirò, non sarei nemmeno così contraria a riaprire i lir per tutti,o almeno per razze con pochi soggetti o messe male, si è sempre in tempo a ristringere e tornare entro gli standard. certo per il border ora come ora non cen’è bisogno visto che i soggetti sani e tipici ci sono e neanche pochi. è un po’ un controisenso che invece con le razze italiane il lir è sempre aperto e un bel meticcio lir di prima che riesce in expo a diventare campione italiano (cosa infattibiler per razze estere…mentre all’estero si fa) può passare direttamente in roi subito. magari era proprio un caso come quello che diceva valeria del cocker con il pastore…però diciamo, se fra i figli sala fuori qualcosa di molto fuori standard, di certo non farà chissaquale carriera. daccordo tutelare le razze italiane, ma non sono tutte messe uguali e comunque allora perchè non farlo anche per razze nuove o messe male anche se non italiane?se alla fine si ritorna ad avere, selezionando anche con dei lir di mezzo, il cane in standard, che cosa c’è di male? oh ragazzi, ogni tanto un po’ di variabilità genetica a certe razze non farebbe male eh.del resto se vuoi il cane buono lo trovi… se in mezzo ci sono tanti lir valuti che fare… il pedigree serve anche a questo no?
      ora per il border l’hanno chiuso e quindi si, accoppiando cani senza pedigree riprodurrebbero solo dei meticci.però… dipende cosa vogliono fare con sti cuccioli, voglio dire… basta darli via come meticci e sono cani come gli altri.e però è gisuto dire loro che quel cane non avrà molto futuro nella cinofilia ufficiale se non qualche prova come l’agility ecc… ma comunque in secondo piano rispetto a quelli col pedigree. se loro ci vanno al parco può pure essere che gli stia bene lostesso. quello che non va bene è il negoziante che ti dice che il pedigree non serve se non epr le gare…e costa un fottio, vendendoti un meticciosimil qualcosa o un cane dell’est poco in standard malaticcio e male allevato, quella è truffa… e di gente che approfitta dell’ignoranza altrui è sempre pieno il mondo…come non va bene a prescindere, accoppiare senza controlli sulla salute anche se non si ha il pedigree. certo con il pedigree è possibile tracciare la salute anche degli antenati ma a meno di non rivolgersi a gente che si conosce e di cui si conoscono i cani, molto spesso, i controlli non sono nenceh ufficializzati quindi il pedigree serve a poco,. gli allevatori seri tracciano tutto ma come dicevo anceh di là non tutti ahime sono seri e spesso il pedigree diventa davvero un pezzo di carta praticamente inutile in questo modo.essere a favore del cane di razza e della sua tutela non deve nemmeno diventare una crociata per impedire a chi ha un cane senza pedigree di riprodurlo, tanto riproduce meticci e se il lir è chiuso non da fastidio a nessuno… e se invece si vuole il cane “doc” si sa anche dove andare.(anche se come ho detto sempre di là spesso tocca fare un corso prima per mettersi al sicuro dai cagnari con tanto di pedigree…)
      l’importante ripeto è essere onesti e vendere o dare via il cane per quello che è e non per quello che non è…

        • Anche per me LIR aperto, ma solo per cani ECC in expo e in prova. Di cani mediocri ce ne sono già a stra-sufficienza, perché dovremmo farne riprodurre altri?
          Se invece un cane che per un qualsiasi motivo non ha-non ha potuto avere il pedigree dimostra l’eccellenza in ogni campo, allora merita di accedere alla riproduzione (io la funzione del riconoscimento la vedo solo lì: per fare expo di bellezza fine a se stesse non mi pare il caso, per fare prove di lavoro… be’, se non hai il pedigree puoi sempre fare agility o disc dog o qualcosa che non lo richieda. Mica devi anna’ per forza in UD).

          • Valeria, ti ho gia raccontato con mail privata come e’ la situazione in messico riguardo all’ iscrizione dei capostipite. Io non sono ancora andato a far registrare Balrog per motivi di salute (della moglie), ma appena potro’ andare (suppongo la settimana prossima) ti confermero’ se quanto mi e’ stato raccontato e’ vero o no. Sperando che non sia vero. Anche perche sarebbe tristissimo verificare che come raccontano alcuni quando si porta il cane a mettergli il microchip (che in messico non e’ obbligatorio) lo sottopongano a giudizio nella sede principale della federazione e li decidano se iscriverlo come capostipite o meno.

  3. concordo con pamela… è una “missione impossibile”! e purtroppo di cani di razza ne vedo ben pochi. anzi… da maggio a settimana scorsa, ne ho visti solo 3: un borzoi, un golden e un labrador (oddiooooo, pure magro!)! e vedo una media di 20-30 cani al giorno… disarmante. deprimente. allucinante. e non c’è verso. e non sono nemmeno riuscita a convincere ed a distogliere la mia migliore amica dal comprare il “similqualcosa” di turno, dal negozio di turno, pur avendo chiamato il negoziante (che ovviamente diceva che il pedigree è un documento moooltoooo costoso e serve solo per fare le esposizioni!!!!!!!) in vivavoce facendo la finta cliente rompi palle e facendole sentire le risposte… ci vorrebbero delle regole perchè chi porta avanti queste battaglie attraverso l’informazione, secondo me, picchia la testa contro al muro. prima regola fra tutte, divieto assoluto di vendita di cani ai negozi (non solo cani, ehh).

    • elisa, io penso che alla fine sia peggio riprodurre un cane così così con pedigree che un bel cane senza pedigree e con il lir chiuso, il primo te lo ritrovi in mezzo agli altri cani con pedigree, e vendi cani figli di un cane non in standard che rischiano di esserlo a loro volta, con tanto di pedigree… mentre se riproduci cani con pedigree a meno di non far carte false (e anche li c’è chi lo fa) comunque sono e resteranno meticci e non danno fastidio a nessuno… l’importante riripeto è chiarirei che sono METICCI e a parte portarli al parco con loro ci farai poco.

      • ovviamente volevo scrivere “mentre se riproduci cani SENZA pedigree a meno di non fare carte false” nella seconda parte… scusate mi è scappata la tastiera…

      • io nn sottovaluterei l’importanza del pedigree per quel che riguarda le malattie genetiche: ok che ci sono bei soggetti senza pedigree ma non per questo è detto che l’estetica sia anche sicurezza per la salute

        • e allora vai a leggere anceh quello che ho scritto nel sondaggio di ottobre. ahime SE il pedigree fosse semrpe garanzia di salute o comunque di informazioni sulla salute ma non è così. e comunque, dove sta scritto che pedigree vuol dire automaticamente controlli sulla salute e senza pedigree vuol dire niente controlli sulla salute? purtroppo il fatto di fare il pedigree ad una cucciolata non è indice del fatto che i cani siano sani o siano stati fatti i cotnrolli necessari…

        • ROTFL

          Vanne a parlare agli ortopedici cui chiedono la JPS “è, però non me lo sterilizzi, perchè è un cane promettente”

          • Io ne andrei piuttosto a parlare agli ortopedici che lo FANNO (di non sterilizzare dopo la JPS)…

          • ma non dicono che dalle lastre si vede che è stata fatta la JPS?comunque almeno sui miei sono sicura… che sono veramente delle A reali e non falsate. purtroppo, degli altri ti devi fidare… comunque sia so che la JPS corregge uno due gradi massimo, non fa miracoli… non è che un cane sfatto te lo faccia diventare A ecco…

  4. e questo è vero ma se partiamo da questo presupposto allora veramente nn ha senso di esistere. Sostieni che ci sono cane senza pedigree più belli di alcuni soggetti che invece lo hanno, che non è una sicurezza..a questo punto possiamo forse mettere in croce le sciumarie della situazione? partendo da un presupposto in cui il pedigree E’ VERAMENTE la carta di identità del cane e che un allevatore serio (o un privato coscienzioso) faccia come si deve il suo lavoro, possiamo sostenere che, per quanto non sia una garanzia assoluta, sia una certezza genealogica confermata da test e linee di sangue.

    • è vero che ci sono soggetti con pedigree pià belli di soggetti senza e non l’ho detto solo io. il pedigree HA senso di esistere ma per muoversi bene in un acquisto tocca fare un corso intensivo e conoscere tutti gli alelvamenti italiani per non beccare comunque la sola… ecco. il fatto di averlo il pediogree, non è affatto sufficiente o garanzia di qualità…

      • Anche a te, Lupi, dico la stessa cosa: il pedigree NON è un punto di arrivo (potrebbe esserlo se fosse fatto meglio…anch’io ho risposto al sondaggio con l’opzione numero 5!), ma è il punto di partenza. Se non si parte da lì, ovvero dalla conoscenza di genitori nonni e bisnonni, non si fa neppure un passo avanti. Da lì “in poi”, invece, se ne possono fare molti (e sarebbe anche ora che si facessero: basta guardare un pedigree tedesco per capire che i nostri sono lacunosisimi): però non si può arrivare al tetto se non ci sono le fondamenta.
        Ovvio che parliamo di pedigree VERI e non fasulli, di cui è purtroppo pieno il mondo (dei cagnari): ma chi spaccia pedigree falsi commette una truffa e dovrebbe stare in galera, punto e basta.
        E’ come parlare dei parlamentari corrotti, mafiosi e così via: non c’è neanche da discutere sul perché e sul percome, semplicemente non dovrebbero stare lì.
        Che poi il sistema Italia faccia schifo tutto, dalla politica alla cinofilia, è un dato di fatto. Che le leggi vengono bellamente ignorate, è un altro dato di fatto.
        Però ci sono… e se venissero seguite, le cose andrebbero meglio (tanto per dirne una, Berlusconi per la legge era ineleggibile fin dal suo primo mandato…).

        • eddaiete ma lascia stare di tirare in ballo il silvio nazionale che poi lo sai come va a finire… ma c’avete proprio al fissa eh? comunque, si lo so… ma sai anceh tu come funziona il tutto. sapere cos’hai dietro a dei cani e il loro stato di salute come quello dei progenitori, non significa avere il pedigree e viceversa avere il pedigree del cane non significa che sia vero e che ti dia info sui progenitori. anche io ho tirato in ballo pedigree e sistemi esteri. qui da noi è poco più che un pezzo di carta sul serio purtroppo… ma non ho mai detto che non lo ritengo utile ne lo abolirei per carità.

        • intendevo questo: ovvio che ci sono lacune (ed i cagnari sono l’esempio) ma se il lavoro è fatto in maniera oculata le informazioni necessarie alla salute dei cani e le loro linee di sangue, nonché la loro purezza è certificata lì. Se si ama tanto una razza è da lì che si parte e con un pedigree alla mano (ripeto sempre che il lavoro va fatto fare a chi lo sa fare) per far si che mantenga la sua stabilità e purezza

          • eh pamela ma quello che si sta dicendo è che il epdigree lo fanno sia i bravi che i cucciolatori a caso che quelli disonesti e tarocconi… che il fatto che ti si scriva su un pedigree che il cane è sano non è sempre detto sia vero.per questo io dico che mi fido di più se vedo e conosco bene i genitori e i prorpietari, se ho giò visto cucciolate precedenti o colalterali o come sono messi i loro fratelli ecc ecc… allora poi. ma non ho mai detto che il epdigree è inutile ne tantomeno che uin bel collie senza pedigree è di razza.è un bel collie ma meticcio e di ufficiale non può far nulla. ma per molti… visto anche la kermesse inutile che è diventata il business del cane di razza,magari va strabene il “lassie” senza pedigree… e magari meno bello se portaot in expo ma meno ipertipico e quindi magari anche più “comodo”.poi facendo io anche cucciolate con pedigree… di certo non lo devi venire a dire a me… io ci credo… nel cane di razza. ma non sono tutto nero o tutto bianco per me il mondo è fatto di sfumature e la vita è bella perhcè varia ed è giusto che sia così. l’importante è essere onesti, dire le cose come sono realmente e non vendere fischi per fiaschi insomma… ecco.

  5. io dividerei il discorso in 2 parti: la prima la porrei come dato di fatto, cioè il cane è di razza solo se ha il pedigree. ed è la parte più semplice e banale. la seconda, complessa e su cui ci si potrebbero scrivere dei poemi riguarda il mondo degli allevatori, come viene rilasciato il ped, quali i limiti, cosa vuol dire “migliorare la razza”, ecc…

  6. Assolutamente d’accordo con l’articolo, il pedigree è la carta d’identità del cane, punto di partenza per la selezione della razza e migliorabile quanto si vuole, ma da li non si scappa.

    Poi io, possessore di due BELLISSIMI meticci castrati, in teoria non sarei nemmeno contro la riproduzione dei meticci… in teoria e in un mondo perfetto!!

    Se non ci fossero i canili strapieni, se chi accoppiasse lo facesse con due dita di testa (non ad minchiam), salute/carattere e non perchè la cagna deve fare almeno una cucciolata… insomma, perchè no? Purtroppo però non viviamo in un mondo perfetto 🙁

  7. Valeria se uno mi fa l’ecc. pieno e vero in una prova ai massimi livelli che riguarda la selezione di razza (ipo, sheepdog, prove retriever o che dir si voglia) beh per me basta il mb, anche perchè purtroppo in expo siamo spesso all’ipertipo e un cane in tipo come una volta si becca il mb…

    • daccordissimo… e comunque io il lir lo riaprirei soprattutto per razze che ne hanno più bisogno, razze rare, con troppa consanguineità e dalla salute così così… per cui anche se non è proprio eccellente lo farei per dare un po’ d’aria fresca e poi tornare a stringere e tornare al famoso (quanto inutile) eccellente da expo. ma anche io metto il lavoro prima di tutto…

    • AnnaMaria, siccome siamo nel campo dei sogni… io immagino anche un mondo espositivo in cui si badi ancora alla bellezza funzionale: ed è in quel mondo lì che vorrei che il cane avesse l’ECC sia in bellezza che in lavoro. Nel mondo reale, invece, ti dò ragione: i cani funzionali ormai pigliano il MB 🙁 … ma bisognerebbe fare qualcosa per cambiare questa realtà allucinante, anziché prenderla per buona.

      • valeria non mi sembra che la si prenada per buona leggendo e scirvendo in ambiti cinofili a parte i bellezzari puri, ma come si dovrebbe fare a cambiarla? la vedo tanto come una lotta contro i mulini a vento…

        • e come fai a dare il lir a una razza che non lo prevede piu’?…. il discorso di Valeria, lo capisco e lo condivido. Dal momento che stiamo parlando del “cosa sarebbe giusto”, concordo che *sarebbe* giusto mantenere il libro aperto in tutte le razze e dare il lir a chi dimostra di avere le caratteristiche di razza… e allo stesso tempo posso dire che *sarebbe* giusto che a prendere eccellente fossero i cani che possiedono le caratteristiche morfologiche di razza (innanzitutto) e non quelli meglio toelettati e meglio preparati a fare il numerillo da show per non parlare di quelli che vincono perché sono presentati piu’ professionalmente in giacca e cravatta anziché dal conduttore svaccato con jeans e maglione che fa tanto novellino e sciurmario. Cioè… che se poi uno vuole presentare un bel cane in standard *anche* ben toelettato e presentato professionalmente da qualcuno che ci tiene anche a far bella figura…. tanto meglio! Quello che non dovrebbe succedere è che un cane meno tipico, prende una qualifica piu’ alta di uno piu’ tipico solo a motivo della conduzione o della condizione che pure sono importanti ma la priorità io la darei a ciò che è geneticamente trasmissibile. Parliamo quindi di “come vorremmo che fosse”. E visto chs siamo nel mondo dei desideri… anch’io chiederei il massimo della rispondenza caratteriale e anche morfologica per dare un lir.

          • a parte che non vedo infattibile (nel senso si potrebbe fare benissimo che poi non lo si vogli fare è altro discorso) il riaprire il lir per razze a cui è stato chiuso… specie se magari la situazione è degenerata troppo o le iscrizioni sono calate così tanto che ci si ritrova con pochi soggetti se la razza ha avuto un calo ecc… per il resto siamo tutti daccordo, qui… e come già detto io sento sempre dire le stesse cose a tutti persino ai bellezzari che al gioco ci stanno.direi che solo i giudici potrebbero ribaltare la situazione smettendo di premiare cani che sono pubblicità per parrucchieri o handler che sembrano fotomodelli o smettendo di premiare i “raccomandati” ma tant’è… che per ora questa è la situazione…e io rpeferisco un MB funzionale e che lavora che un eccellente supercampionissimo in expo ma buono a nulla (o buono a poco) o peggio ancora non sanissimo…

  8. Ho due splendidi meticci adottati al canile, sono i miei amoriiiii, ma non per questo disdegno i cani di razza , che, se devo comprarli gradirei con pedigrree ! Io non mi faccio mancare niente , ho intenzione di acquistare un pastore tedesco con pedigree perche’ oltre ad amare i cani in generale ho una passione per i pastori tedeschi e per l addestramento e le gare!

  9. Ciao a tutti.. ho preso un cucciolo in canile… incrocio tra pastore tedesco e malinois… dicono che siano razze difficili da gestire… ma a me sembra intelligentissimo come cane… qualkuno di voi conosce le razze e sa darmi consigli???

  10. Io sapevo che se si può fare un pedigree di prima generazione se il cane viene valutato “molto buono ” o “eccellente” da un giudice e se è esente da displasia gomiti e anche e dalle malattie genetiche… io mi ero informata per il mio cane che è un pastore tedesco ma senza pedigree…

  11. Francesca Federici hai un gran cane visti i genitori e dovrai avere in gran pelo nel crescerlo ma sappi che avere pelo vuol dire aver carattere e giocare di testa col cane e non usare mai punizioni “fisiche” solo così avrai un cane intelligente e che non assume un atteggiamento dominante ma solo sicuro consapevole e fiero di se

  12. nella foto è la razza che mi piace di meno,io preferisco i dalmata,labrador,cooker.bassotto,pastore scozzese,jack russel,ytorkshare,barboncino ed altre razze ma questi insieme ai boxer e carlino proprio no

  13. Ho avuto una cagnolina di struttura simile a un pinscher. 4 kg di randagia da napoli. Quando è disgraziatamente morta mi son sentita dire dal fiero proprietario di un jack russel ” beh ti è andata bene, con tutti i problemi che aveva, poi..pinscher ‘quella roba la altro che pinscher’ era un aborto”. Valeria il tuo articolo è interessante per chi è interessato. Ma per tutti gli altri perdere tempo non vale la pena. Il mondo è pieno di ritardati.

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