Introduzione

Nella prima parte abbiamo analizzato l’origine e il significato del termine «standard», come si è evoluto tale concetto e fornito una breve classificazione delle varie tipologie di standard. In questa parte prenderemo invece in considerazione la terminologia impiegata negli standard e le nozioni propedeutiche all’analisi dei suoi contenuti.
Infine, nella terza parte, prenderemo in considerazione l’utilizzazione che viene fatta degli standard e la prassi seguita nella redazione e nelle revisioni degli standard stessi.

Origine della terminologia

Il frasario reale degli standard originari mostra che i loro autori erano più interessati alle caratteristiche di lavoro che all’estetica. Risalta con la stessa evidenza che gli stessi autori avevano una buona conoscenza di più soggetti – appartenenti alle diverse razze – che componevano una determinata razza di cani.

John Walsh, con lo pseudonimo di Stonehenge, nel suo libro “The Dog in Health and Disease” del 1849 sottolineava con insistenza che molte delle attuali razze inglesi sono state sviluppate da incroci usando una o più delle seguenti razze: greyhound, bulldog, bloodhound, foxhound, pointer, terrier (molti terrier erano incrociati con il bulldog).
Il greyhound fu usato per migliorare la velocità; il foxhound ed il bloodhound per migliorare l’olfatto; i terrier per migliorare il coraggio; il bulldog per migliorare la tenacia; il retriever era elencato come un incrocio, non come una razza. La struttura del greyhound si può scorgere in molte razze da caccia di origine inglese (leggera arcuatura dei lombi e tuck-up – retrazione ventrale).
Le caratteristiche provenienti dal gruppo dei segugi (ingl.: hounds) vengono talvolta penalizzate negli standards proprio per eliminare i tratti indesiderati che permangono dai primi incroci.
Una nota storica interessante: nel citato libro di Stonehenge si sottolinea che i deerhounds provenienti da incroci con il bulldog tendevano ad attaccare il cervo di fronte, non lateralmente come era loro abitudine, esponendosi al pericolo di venire incornati dalla preda.
Il bulldog è cambiato molto nel tipo durante gli anni: i riferimenti all’incrocio con il bulldog erano per cani con arti più slanciati e costruzioni meno massicce.
Il saluki (non elencato nel libro di Stonehenge) probabilmente è più antico del greyhound, ma dal momento che non era diffuso al tempo della grande caccia e nel periodo d’oro del coursing nelle Isole Britanniche, non fu usato per produrre nuove razze.

Tornando agli estensori dei primi standard, dobbiamo ritenere che, senza dubbio, fossero dei buoni esperti di cavalli, o non avrebbero infarcito gli standard con una tal quantità di termini ippologici.
Infatti una conoscenza diversificata, e la capacità di interpretarla, fornisce prima di tutto una più completa comprensione del progetto costruttivo di una razza.
«Garretti ben abbassati», viene dal termine ippico «garretti e ginocchia ben abbassati» ed è sinonimo di «garretti e ginocchia vicini al terreno».
«Ben piazzato sui garretti», «buon costato» e molti altri termini sono stati presi dal recinto dei cavalli perché venivano usati lì molto prima che si pensasse di scrivere gli standard dei cani.
Questi uomini hanno mostrato di avere anche una buona conoscenza di molte specie canine e non di una sola razza, ed erano, in genere, ben informati anche in fatto di cavalli.
Il ricco frasario impiegato nei loro standard mette in evidenza questi fatti.
Spesso si deve risalire all’origine delle razze per trovare la ragione di talune caratteristiche.
Qualche volta bisogna esaminare la storia passata per comprendere perché una particolare costruzione o struttura viene richiesta per una determinata razza.
Senza la conoscenza delle condizioni iniziali, l’allevatore tende a produrre cani interpretando lo standard alla luce delle condizioni attuali invece che a quella dell’ambiente primordiale. Un classico esempio è il sovrabbondante mantello dell’american cocker spaniel, che piace alla gente ma non aiuta di certo nella caccia.

Il background

Gli standard non sono scritti per i principianti.
In generale, gli Autori degli standard presumono che il lettore abbia già acquisito conoscenza:
1. della terminologia cinologica;
2. dell’anatomia canina;
3. della psicologia canina;
4. del movimento nei cani;
5. della funzione delle varie parti strutturali;
6. dell’aspetto delle varie razze (tipo).

Per rendere sicuro quello di cui si sta parlando è opportuno confrontare gli schemi dell’apparato scheletrico del cane, del cavallo e dell’uomo.
Tutti e tre queste specie condividono la stessa nomenclatura scientifica, ma la gran parte del linguaggio comune usato nel mondo dei cani proviene dai recinti dei cavalli.
Alcune parole sono diventate fraintendibili o ambigue per l’attuale divario fra appassionati di cani e cavalli, o con la traduzione da altre lingue, ma la maggior parte del gergo è rimasta intatta.
Nonostante le loro differenze strutturale – e ce ne sono di importanti – i cavalli ed i cani hanno molto in comune ed i princìpi che si applicano ad una sana conformazione ed al movimento sono applicabili ad entrambi.
Entrambi variano in razze tipiche che si adattano a scopi diversi; entrambi possono essere di taglie e forme diverse; entrambi esibiscono andature caratteristiche che sono influenzate dalle differenze strutturali.
Descrivendo sia il cavallo che il cane si incontrano espressioni come: equilibrio strutturale, azione fluida o sobbalzante, spalle ripide o inclinate, lombo lungo o corto, buon costato, garretti o ginocchia raddrizzate, garretti vaccini, pastorali deviati o a falce, pastorali deboli o solidi, ribaltamento, contraccolpo, remare, incrociare, sopravanzamento, ecc.
A quale l’altro animale il cane può essere paragonato così strettamente ?
L’evoluzione ha mutato il cavallo in un animale da trasporto pesi, principalmente alterando la struttura della colonna vertebrale e le gambe dal garretto e dal ginocchio in giù.
Era abituato a camminare su quattro dita all’anteriore e tre al posteriore, ma ora cammina su un singolo dito per ogni piede.
Benché sia rimasta solo qualche vestigia di alcune delle ossa originali nelle sue gambe, i nomi scientifici rimangono ed i cavalli ed i cani ancora condividono gli stessi princìpi di locomozione. Si noti il numero più grande di costole nel cavallo, in contrasto al cane.

Nondimeno, ci sono alcuni cinofili che parlano dei loro cani con termini applicabili all’uomo – forse per mancanza di opportunità nell’acquisire una conoscenza di prima mano con i cavalli.
Per esempio, l’articolazione carpale viene chiamata polso, l’articolazione della grassella come ginocchio, o il garretto come il tallone; e poiché il cane è realmente un animale che «cammina sulle dita», l’intera zona dal garretto alla zampa viene denominata piede.
La parola “garretto” è una delle parole più seriamente fraintese nel gergo cinofilo, perché viene confusa spesso con il concetto di pastorale posteriore.
Gli standard di razza, nella descrizione della conformazione, solitamente richiedono una buona o moderata piega del garretto.
Questo è un utilizzo corretto, ma l’ignaro principiante può essere facilmente fuorviato se qualcuno gli dice che il suo cane dovrebbe stare “coi garretti dritti” (in esposizione), quando il riferimento è realmente al pastorale posteriore.
Il doppio significato e lo scambio dei termini possono lasciare perplessi, ma la confusione è fortunatamente qualcosa a cui ci si abitua mentre si guadagnano conoscenza ed esperienza.
Forse una preoccupazione più seria sono i riferimenti fuorvianti od in conflitto che riguardano il modo in cui i cani dovrebbero o non dovrebbero muoversi.
Per questo, è importante esaminare studi scientificamente e tecnicamente accurati di anatomia e locomozione.
Nonostante possano esporre pareri differenti, sono sempre una utile integrazione alla biblioteca di un cinofilo.

La conoscenza dell’anatomia canina è essenziale: sia per poter effettuare un giudizio soddisfacente, sia per l’allevamento.
Una delle chiavi per comprendere l’anatomia è conoscerne la terminologia.
Molti libri forniscono un eccellente panoramica dell’anatomia canina e molti in forma di dizionario – corredato in genere da abbondanti illustrazioni – forniscono un’ottima guida sia visiva che concettuale alla terminologia specialistica, alle espressioni tecniche e semi-tecniche usate tanto nel mondo della cinofilia quanto nel mondo della letteratura cinologica specializzata.
I migliori testi di anatomia sono ovviamente quelli destinati agli studenti di veterinaria.

Prima di procedere all’esame della costruzione anatomica e delle funzioni dei vari apparati dell’organismo del cane è opportuno avere una chiara definizione delle terminologia impiegata nell’orientamento spaziale della sagoma corporea.
La terminologia è quella impiegata in anatomia ed internazionalmente riconosciuta (Nomina Anatomica – Leningrado, 1970).
A tal fine si prospetta il corpo del cane in stazione quadrupedale, con la testa rivolta in avanti (posizione anatomica).
In questa posizione il corpo viene diviso verticalmente dal piano mediano in una metà destra ed in una metà sinistra, pressoché simmetriche (antimeri), a parte alcuni particolari riguardanti i visceri.
Le intersezioni di questo piano con la superficie del corpo formano la linea mediana superiore ed inferiore.
Il piano mediano è spesso indicato anche come piano sagittale (per analogia con la sutura cranica di tal nome), ma questo termine è talvolta applicato anche a piani paralleli a quello mediano ai quali è dunque meglio far riferimento come piani paramediani o parasagittali.
I piani verticali ortogonali al piano mediano sono generalmente descritti come piani frontali (in inglese coronal dalla sutura cranica omonima).
Questa impalcatura tridimensionale di riferimento è completata dai piani orizzontali, che attraversano il corpo ortogonalmente rispetto al piano mediale ed a quello frontale.
Gli aggettivi anteriore e posteriore indicano rispettivamente le superfici anteriore e posteriore del corpo, compresi gli arti, in relazione ad un piano frontale intermedio.
Analogamente per i termini ventrale e dorsale in riferimento ad un piano orizzontale intermedio a livello del tronco.
Gli aggettivi superiore ed inferiore indicano la posizione di strutture in senso verticale mentre gli aggettivi craniale (o cefalico) e caudale (oppure orale ed aborale) la posizione in senso orizzontale.
Per definire il rapporto di date parti con il piano mediano si usano i termini mediale e laterale.
Per gli arti si preferiscono invece i termini di prossimale e distale (più vicino o più lontano rispetto al centro della circolazione, o se si preferisce, nel caso degli arti, alla radice dell’arto).

Le superfici degli arti possono essere definite secondo la base scheletrica (ad es.: superficie radiale od ulnare) oppure in base al movimento che le avvicina (ad es.: superficie flessoria od estensoria).
Superficiale e profondo denotano la distanza di parti interne dalla superficie del corpo; termini pressoché simili, esterno ed interno, si riferiscono alla parete di formazioni cave.
Plantare (o palmare) e volare si riferiscono alla superficie flessoria ed estensoria del piede.
Non sempre le posizioni spaziali sono semplici; per le posizioni intermedie si ricorre a parole composte dal significato implicito (dorso-caudale, antero-laterale, etc.).

Un breve accenno anche per la nomenclatura utilizzata nei movimenti delle singole parti.
Flessione è il movimento di avvicinamento di capi ossei congiunti da una articolazione, estensione è il contrario (apertura dell’angolazione articolare).
Abduzione è il movimento di allontanamento di un raggio osseo dal tronco; adduzione il suo avvicinamento.
Circonduzione è la produzione di un movimento a superficie conica con vertice sull’articolazione su cui si svolge l’azione del relativo raggio osseo.
La rotazione è un movimento sull’asse longitudinale di un osso lungo.
Esistono ovviamente movimenti complessi prodotti dalla combinazione di questi movimenti semplici.
Ricordiamo inoltre i movimenti di pronazione e supinazione del piede, prodotti dalla rotazione verso l’interno o l’esterno rispettivamente dell’avambraccio, movimenti molto evidenti nell’uomo ma ridottissimi nel cane.

Prima che una persona possa vantare competenza nella comprensione di uno standard, deve:
– studiare il significato della terminologia,
– frequentare molte gare,
– colloquiare con gente esperta,
– leggere molto,
– mantenere una mentalità aperta
– e permettere che il tempo ne definisca compiutamente una immagine reale.

Non è un processo che si compie dalla sera alla mattina.
Provate a leggere uno standard ad un principiante. Vi accorgerete che non è in grado, senza saperlo prima, di dire se la descrizione si adatta ad un mammifero qualsiasi, ad un gatto o ad un cane, e tanto meno a quale razza.
Voi stessi, se conoscete la materia, riuscite ad ottenere qualche indizio solo da alcuni particolari che vi indirizzano verso possibili soluzioni.
Senza precedenti conoscenze una conclusione certa sulla razza descritta è molto difficile per non dire impossibile in alcuni casi.
Le espressioni contenute nello standard sono tutte relative e i problemi che ne scaturiscono necessitano di analisi scientifica per fornire adeguate risposte orientative.
Se un punto in particolare in uno standard di razza è chiaramente definito, viene riconosciuto e mantenuto nel modo in cui è definito.
Ma se una particolarità è scarsamente definita, il giudice deve interpretare il significato di ciò che lo standard esprime; la maggior parte degli standard ha bisogno di essere interpretato.
Alcuni standard di cani da riporto chiedono strutture ossee ben cesellate al di sotto degli occhi senza alcuna prominenza delle mascelle; una bocca dal morso soft è desiderabile per le operazioni di riporto del selvatico abbattuto.
La prominenza delle guance indica forti muscoli mascellari. I cani con forti muscoli mascellari sono inclini a lasciare impronte dentali marcate sul selvatico riportato.

Chi conosce le motivazioni che stanno dietro le espressioni dello standard è meno incline a passar sopra ad un cane da riporto con guance pronunciate.
La conoscenza della funzione delle parti mette in grado l’osservatore di interpretare correttamente le parole dello standard.
Quando parliamo di «cane» sappiamo che è un mammifero con quattro gambe, un normale numero di denti, unghie, quattro zampe, etc.
Il semplice fatto che lo standard ometta di menzionare che il soggetto esposto deve avere quattro zampe non significa che possa essere preso in considerazione un cane con tre zampe.
Dobbiamo pensare allo standard come descrizione delle caratteristiche principali della razza, non come un documento che descrive tutti i dettagli.
Uno standard include quindi molto più di quello che vi è scritto.

Negli standard, le omissioni si verificano frequentemente.
Tutti i giudici fanno muovere i cani al trotto, tuttavia alcuni standard non arrivano neppure ad accennare all’andatura.
Le omissioni non implicano necessariamente che tutti gli oggetti omessi siano poco importanti; la necessità di avere quattro gambe è importante!
Le omissioni coinvolgono la responsabilità del giudice senza fornire un orientamento specifico.
Quando i giudici hanno a che fare con uno standard ambiguo o con delle omissioni, dovrebbero selezionare il cane con la migliore struttura capace di eseguire lo scopo per cui è stata creata la razza.
L’obiettivo è quello di capire e precisare quale struttura o strutture compiono meglio uno scopo preciso.

Una delle domande fatte più frequentemente ai giudici di più razze è, “Come è possibile ricordarsi di tutti i punti negli standard di razza ?”.
È difficile. La maggior parte dei giudici la ripassa di frequente, specialmente la sera, o la notte, prima di un’esposizione.
L’operazione è facilitata studiando cani di tipo similare, in struttura o movimento; le conoscenze ottenute possono essere poi applicate ad altre razze.
La suddivisione delle razze in gruppi fatta dagli enti cinofili potrebbe, o anche no, essere una classificazione di studio soddisfacente.
I Levrieri (simili nella struttura da velocista) sono tutti nel gruppo Levrieri mentre i cani a gambe corte sono sparsi tra più gruppi.
I cani artici sono pure sparsi tra più gruppi.
Una persona bene informata di cani dovrebbe poter descrivere quale disegno strutturale un cane dovrebbe possedere per effettuare efficientemente una data operazione. I cani usati per scopi simili tendono ad avere configurazioni simili.